Articoli correlati ‘acqua pubblica’

Al via la campagna europea ICE per il diritto all’acqua e la sua non mercificazione

15 ottobre 2012

Io ho aderito, ora tocca a voi!

Care e cari,

la battaglia per l’acqua bene comune continua e, ancora una volta, abbiamo bisogno del vostro supporto.

Così come in Italia, in molti paesi europei l’acqua non è considerata un diritto ma una merce da vendere e comprare.

Finalmente, però, è possibile sottoscrivere un proposta di iniziativa europea perché le risorse idriche siano messe fuori dal mercato e dai processi di privatizzazione in tutti i paesi europei.

In che modo? Attraverso il nuovo strumento legislativo di democrazia diretta dell’ICE (iniziativa dei cittadini europei). Per presentare un’ICE servono un milione di firme da almeno sette paesi dell’unione.

Come si fa a sottoscrivere? Basta andare su www.acquapubblica.eu, è semplicissimo e bastano pochi minuti. Sul sito italiano della campagna potrete firmare per l’ICE sul diritto all’acqua e la sua non mercificazione, promossa da EPSU (sindacati lavoratori pubblici, in italia FP-CGIL) e Forum italiano dei movimenti per l’acqua pubblica.

Firma e fai firmare per l’acqua diritto umano universale, inoltra questa mail ai tuoi amici, ai tuoi colleghi, ai tuoi conoscenti. Condividi il testo di questa mail e il video Youtube su Facebook, Twitter e Google+.

Scegli di essere parte delle decisioni. Scegli per l’acqua diritto umano universale. In Italia e in Europa.

Grazie,
Forum Italiano dei Movimenti per L’Acqua
FP-CGIL

Presidio contro lo scippo del referendum il 18 gennaio a Ferrara

16 gennaio 2012

Per difendere la vittoria referendaria e la volontà di 27 milioni di cittadini, contro il tentativo del governo Monti di rilanciare la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali

Il Comitato Acqua Pubblica di Ferrara dà appuntamento alla cittadinanza
Mercoledì 18 Gennaio 2012 alle ore 18 in corso Ercole I d’Este,
davanti alla Prefettura di Ferrara

per manifestare contro il tentativo del governo di procedere alla completa cancellazione del risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011.
Nel corso del presidio il comitato chiederà di essere ricevuto dal prefetto.

No allo Scippo della vittoria referendaria del 12 e 13 giugno 2011
no alle privatizzazioni,
per una gestione dell’acqua pubblica e partecipata

oggi più che mai
si scrive acqua, ma si legge democrazia.

(Via Verdi di Ferrara)

Giù le mani dal referendum

14 gennaio 2012

Uno dei più grandi scandali democratici dell’ultimo anno è il tentativo di dimenticare o peggio annullare gli effetti del referendum sull’acqua. Dalla manovra estiva di Silvio, che ha riproposto pari pari l’articolato abolito, alle orecchie di mercante di ATO, Aziende ed enti locali sulle tariffe, sino al subdolo tentativo del Governo Monti di far rientrare dalla cantina ciò che gli elettori hanno gettato nel precipuo contenitore della raccolta differenziata costituzionale con il voto referendario.

Per questo ho aderito all’appello del Forum dei Movimenti per l’acqua che sta per lanciare una mobilitazione a difesa del risultato referendario.

Fatelo anche voi.

Come difendere il referendum

28 novembre 2011

Comitato Acqua Pubblica – Ferrara
martedì 6 dicembre alle ore 21.00
Sala della Musica c/o Complesso di San Paolo
Boccaleone 19
Ferrara (Ferrara, Italy)
“COME ABBIAMO VINTO IL REFERENDUM”, e come lo difenderemo!
Maggiori informazioni
presentazione del libro di Marco Bersani,
fondatore di Attac Italia e uno degli animatori più attivi del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua

“COME ABBIAMO VINTO IL REFERENDUM,
dalla battaglia per l’acqua pubblica alla democrazia dei beni comuni”
ed. Alegre

Sarà l’occasione per confrontarsi con MARCO BERSANI sul post referendum, sulle prospettive e per lanciare a Ferrara la CAMPAGNA DI OBBEDIENZA CIVILE “IL MIO VOTO DEVE ESSERE RISPETTATO”

(via CAP Ferrara)

Il CAP risponde a Marattin

18 novembre 2011

Il Comitato Acqua Pubblica di Ferrara risponde all’Assessore al Bilancio del Comune di Ferrara, dopo il fattaccio brutto dell’espulsione dalla sala di consiglio lunedì scorso.

Caro assessore Marattin,

rispondiamo in maniera puntuale alle domande poste, evitando commenti alla sua inutile considerazione sulle nostre forme di battaglia politica, semplicemente ricordandole che la manifestazione di lunedì 14, in occasione della discussione in Consiglio comunale di un ordine del giorno inerente il risultato referendario sull’acqua, è stata organizzata dagli attivisti del Comitato chiedendo tutte le autorizzazioni del caso, dandone diffusione attraverso la stampa, e adottando le nostre usuali forme di mobilitazione pacifiche e colorate. In analoghe occasioni passate queste modalità non erano state oggetto di pratiche di censura e autoritarismo. Fatta salva la discrezionalità di applicazione del regolamento comunale da parte dell’istituzione, registriamo un cambio di clima che certo non mira al coinvolgimento della  popolazione.

Domande giuridiche

1. Lo sapevate che quello che voi chiedete in Comune a Ferrara è stato già dichiarato incostituzionale?

Sui tempi/costi di lavoro della locale Commissione statuto preferiamo non commentare, ci basta ricordare che  la petizione popolare di modifica dello statuto comunale promossa dal Comitato, protocollata nel febbraio 2009, è stata discussa dopo due anni e mezzo, a fronte dei 60 giorni previsti sempre da regolamento comunale (il quale  evidentemente viene applicato con solerzia differenziata).

La citata sentenza della Corte Costituzionale (187/2011) è basata sulla precedente (325/2010). Entrambe si fondano sul fatto che, avendo già lo Stato inserito il servizio idrico tra quelli di rilevanza economica, una Regione non può esprimersi in senso contrario. Ma la legge dello Stato citata da entrambe le sentenze è l’art.23 bis, abrogato con i referendum di giugno (primo quesito). Un eventuale ricorso, effettuato oggi, non potrebbe avere lo stesso esito, perché il referendum ha, de facto, superato le radici di quella sentenza. In aggiunta, informiamo l’assessore che diverse centinaia di comuni in giro per l’Italia hanno da tempo approvato analoghe modifiche al proprio statuto. Infatti dopo l’abrogazione referendaria con il primo quesito, la rilevanza economica del servizio deve essere qualificata caso per caso dagli enti locali affidanti (i Comuni!), come da parere della Sezione regionale della Corte dei Conti della Lombardia  (sentenza 195/2009).

2. Dato che il testo unico degli enti locali rimane in vigore, e considerato che esso rappresenta la stella polare per l’azione amministrativa, cosa pensate al riguardo?

Il quesito sull’abolizione della remunerazione del capitale (secondo quesito), sul quale si sta per avviare la campagna nazionale di “obbedienza civile”, è stato dichiarato ammissibile dalla Corte Costituzionale con specifica sentenza (26/2011), che al proposito è talmente chiara che non necessita di interpretazione: mediante l’eliminazione del riferimento al criterio della «adeguatezza della remunerazione del capitale investito», si persegue, chiaramente, la finalità di rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua. […] Infine, la normativa residua, immediatamente applicabile (sentenza n. 32 del 1993), data proprio dall’art. 154 del d.lgs. n. 152 del 2006, non presenta elementi di contraddittorietà, persistendo la nozione di tariffa come corrispettivo, determinata in modo tale da assicurare «la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio“chi inquina paga”».

Infine, va ricordato che il referendum può abrogare esplicitamente solo leggi ordinarie o atti aventi valore di legge ma questo non significa che atti derivanti (direttamente o indirettamente) o collegabili a norme abrogate non ne risentano. E’ il caso del TUEL (Testo unico degli enti locali) che si vede recise le radici per ciò che attiene il servizio idrico e sarà invece applicabile per gli altri servizi pubblici.

Domande economiche

3. Perché volete che a gestire l’acqua siano aziende pubbliche, per poi causarne nei fatti il fallimento?

La supponenza su quello che noi “indecorosi” attivisti del Comitato acqua vorremmo deborda al punto da  metterci in bocca idee che non abbiamo mai espresso, così come del resto l’assessore si arroga il diritto  di salire in cattedra anche su quello che vogliono gli italiani tutti. Detto questo, è  la stessa Federutilty che, nel documento del maggio 2010 “ Investimenti nel settore idrico: superamento del gap infrastrutturale e contributo per uscire dalla crisi”, è costretta a riconoscere che “l’ingente fabbisogno finanziario di cui necessita il sistema non può far carico unicamente alla leva tariffaria in quanto incapace di generare in tempi brevi le risorse per fare fronte al debito”. Per avviare un ciclo di investimenti significativo dal punto di vista delle risorse impiegate e certo nei suoi risultati, occorre progettare un nuovo sistema di finanziamento, che superi il meccanismo del full cost recovery e che sia invece basato sul ruolo fondamentale, oltre che della leva tariffaria, della finanza pubblica e della fiscalità generale. L’alternativa a quest’approccio sarebbe quella di incrementi tariffari del tutto insostenibili, ben al di là di quanto previsto dallo stesso metodo normalizzato del 1996 e da quelli già significativi realizzati con la scelta delle privatizzazioni di questi anni. Occorre dunque mettere in campo una nuova ipotesi strategica se effettivamente si vogliono realizzare gli investimenti necessari all’ammodernamento del servizio idrico e, soprattutto, per  affrontare in modo strutturale il tema della riduzione delle perdite di rete. Solo l’intervento pubblico è in grado di cimentarsi con tale questione. Per questo il Forum nazionale dell’acqua  propone un Piano straordinario di investimenti nel settore idrico che, oltre ad utilizzare pienamente le risorse già disponibili dall’iniziativa pubblica, a partire dai finanziamenti provenienti dalla UE, non può che passare sia dalla ridefinizione del meccanismo tariffario che dalla messa a disposizione di nuove risorse pubbliche. E che, dunque, non può essere concepito se non dentro ad un quadro di nuova gestione pubblica del servizio, se non altro per non incorrere nel sistema sanzionatorio dell’UE.

4. Lo sapevate che l’Emilia Romagna non adotta il metodo del 7%?

Lo sa, caro assessore,  che i soggetti gestori dell’Emilia Romagna applicano un sistema tariffario elaborato su base regionale che è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale?

Domande politiche

5. Invece di favoleggiare di un mondo che non esiste (e che in ultima analisi danneggerebbe proprio il settore pubblico che voi volete proteggere), non ritenete prioritario chiedere che venga al più presto costituita un’Autorità di Regolamentazione in grado di fissare le tariffe sulla base di un metodo nuovo che garantisca agli utenti qualità e investimenti, lasciando gestire il servizio idrico all’operatore che si dimostri migliore (pubblico, privato o misto che sia)?

Proprio gli anni di gestione privata hanno mostrato, in Italia e nel resto del mondo che non esiste un operatore privato migliore da scegliere: primo, perché di fatto non si può scegliere e secondo perché in materia di servizi pubblici non è assecondabile la logica del profitto. Il servizio va offerto perché serve e non perché rende. Questa è, come lei giustamente titola, una questione politica. Rifuggiamo da una Agenzia nazionale che dovrebbe fissare norme e tariffe ad operatori privati inseriti in contesti diversi, perché sappiamo che sarebbe puro fumo negli occhi.

Sulle Autorità di regolamentazione in generale si rimanda alla puntata di Report del 14 novembre 2010 (intitolata “Il debole dell’autorità”); mentre per l’autorità dell’acqua in particolare, si ricordano le recenti intercettazioni telefoniche tra Valter Lavitola e il tecnico candidato a dirigere la neonata Agenzia delle Acque, Roberto Guercio (pubblicate sul FQ del 7 settembre 2011). Se c’è una chimera è proprio quella che restringendo il potere in pochissime mani (coloro che occupano le poltrone delle Autorità “indipendenti”) si faccia il bene dei cittadini. E non si tratta nemmeno di un problema solo italiano: se si va a vedere ad esempio l’autorità inglese di controllo delle risorse idriche, si capisce che non se la passa molto meglio in quanto a capacità di controllo e giudizio indipendente (http://www.psiru.org/publications?type=report). Tutto all’opposto, una gestione attraverso enti di diritto pubblico, con la partecipazione di utenti e lavoratori del servizio idrico, permetterà l’effettiva trasparenza amministrativa, un servizio equo quanto efficiente, che non genera profitti per pochi ma benefici per la collettività e per l’ecosistema.

6. In un momento così drammatico per la finanza pubblica del Paese, ritenete responsabile tale atteggiamento?

Innanzitutto i cittadini hanno già espresso il proprio parere, dicendo chiaramente che tipo di servizio vogliono,  cioè pubblico, sempre che la democrazia non sia diventata un’opinione in questo Paese! A farsi interprete concreto di quel risultato ad oggi è il solo Comune di Napoli (giunta De Magistris), che il 26 ottobre scorso con una delibera ha ripubblicizzato l’azienda dell’acqua (da Arin Spa a Acqua Bene Comune Napoli) e introdotto uno statuto che prevede la partecipazione della cittadinanza attiva agli organi di governo dell’azienda speciale a carattere totalmente pubblico.

In termini tecnici, l’accademia dei professori, che tenta di giustificare lacrime e sangue sui diritti fondamentali dei cittadini, non incanta più. Se vogliamo stare ai dati, in termini trattabili sulla stampa, dalla relazione CoViRI 2007 con riferimento ad una studio condotto dall’OECD nel 2006 e da altri sviluppati negli USA e in Gran Bretagna,  risulta che i valori di investimento previsto estrapolati per l’Italia (33 euro/ab/anno) sono un po’ meno della metà di quelli previsti per l’Inghilterra e il Galles (80 euro/ab/anno) e addirittura poco più di un terzo del massimo previsto per gli USA ( 72-114 euro/ab/anno). Lo stesso studio mette in relazione il fabbisogno di investimenti in termini di % sul PIL, distinguendo i Paesi in fasce di reddito. Ebbene, il valore degli investimenti medi annui previsti per il servizio idrico nel nostro Paese (2 mld euro) rispetto al PIL è pari allo 0,15%, che è meno della metà del valore minimo indicato per i Paesi ad alto reddito (0,35- 1,20%). Se poi vogliamo stare agli investimenti realizzati, da una elaborazione del CoViRi su dati di fonte ISTAT, riportata da uno studio del Dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico si ricava che gli investimenti nel settore idrico sono caduti di oltre il 70% nel corso del decennio terminante al 2000, flettendo da circa 2 mld di euro annui dell’inizio degli anni ’90 a circa 600 milioni annui alla fine dello stesso decennio. E’ questo il periodo in cui si attua la “grande trasformazione” dalle gestioni delle Aziende municipalizzate al nuovo assetto fondato sulla gestione da parte delle società di capitali, periodo in cui tramonta il ruolo della finanza e dell’intervento pubblico al quale, evidentemente, non supplisce il ricorso al finanziamento tramite le tariffe e al ruolo del mercato e dei soggetti privati.

Riteniamo pertanto altamente responsabile che in un momento drammatico come questo le scelte del governo vadano in direzione della garanzia di un bene fondamentale come quello dell’acqua, attuando una manovra correttiva per esempio sul settore della difesa che invece pare non sentire aria di crisi, con investimenti in continuo aumento, che anche per quest’anno superano i 20 miliardi di euro. Per ciò che riguarda il piano di investimento per il servizio idrico stimato dal CoViRi, si parla di una cifra di 60 miliardi di euro, da spalmare su circa trent’anni.

Da ultimo, siamo noi a volere rivolgerle una domanda che riteniamo dirimente.

Lo sa che con le sue argomentazioni lei sostiene posizioni che portano a non rispettare il pronunciamento di 27 milioni di cittadini, la maggioranza assoluta dei cittadini italiani che, le piaccia o meno, il 12 e 13 giugno scorsi si sono pronunciati per eliminare la remunerazione del capitale investito dalle tariffe del servizio idrico? E che contraddice le stesse conclusioni della Corte Costituzionale? Francamente, non ci sembra una grande concezione della democrazia quella di contraddire la volontà della maggioranza dei cittadini italiani e il massimo organo di garanzia del nostro ordinamento.

Tante altre cose ci sarebbero da dire.

Tuttavia, lunedì 21 alle 15.30 saremo di nuovo in  Consiglio comunale insieme a tutti i cittadini che a noi vorranno unirsi per ribadire il nostro SI’.

Comitato acqua pubblica di Ferrara

Comitato referendario 2 SI per l’acqua bene comune di Ferrara

Per l’acqua pubblica, a Roma il 26 novembre

17 novembre 2011

Il Comitato Acqua Pubblica di Ferrara organizza il pullman per la manifestazione di Roma del 26 novembre per difendere il risultato referendario, chiedere l’approvazione della legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico e lanciare la campagna di “Obbedienza civile”: se il referendum continuerà ad essere ignorato, verrà praticata dal basso l’abolizione dei profitti garantiti dalle bollette, obbedendo così al mandato della maggioranza assoluta dei cittadini italiani.

La partenza da Ferrara è prevista il 26/11 dall’Ex-Mof alle ore 7.00 (contributo di 20€ a persona).

Per informazioni e prenotazioni, chiamate entro DOMENICA 20 NOVEMBRE Marcella 327-0170698 e Laura 347-4448538

Vai al sito del CAP.

(via verdiferrara)

Vacatio legis e Costituzione (manovra agostana/2)

20 agosto 2011

Bisogna fare delle distinzioni, ribatte Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo: «Solo trasporti, ambiente e servizio idrico» sono direttamente liberalizzati. Anche l’acqua, dopo il referendum? «Per come è stato propagandato il referendum si chiedeva di scegliere: acqua pubblica sì o no. In realtà – risponde Saglia – abrogando l’articolo 23 bis si è creata una vacatio legis . Ma c’è confusione, liberalizzare non vuol dire cedere ai privati».

Dietro alla “vacatio legis” si nasconde l’ennesimo imbroglio governativo. Il senso del referendum era chiarissimo, e andava oltre il puro articolato, e per fortuna la Corte Costituzionale di solito vigila su queste cose.

Di certo poi l’attacco all’articolo 41 della Costituzione, quello che recita fra l’altro che l’attività d’impresa, pur libera, “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” è un tentativo di farci ancora bere il veleno della supremazia del mercato, quando ormai quel veleno sta uccidendo lo stesso “animale” da cui proviene.

Anche per questo ho aderito all’appello lanciato dai giuristi promotori dei due referendum sull’acqua pubblica. Fatelo anche voi!

Il vero spot Rai sui referendum

10 giugno 2011

Se vorrete che l’acqua rimanga pubblica, fate pure, ma noi ci sputeremo dentro!

Corrado Guzzanti torna in tv su Sky domani sera con «Aniene»…

In concerto per 4 Sì

8 giugno 2011

La campagna referendaria volge al termine e si è fatta molto calda. Sono stati sconfitti i tentativi del governo di truffare i cittadini con finte leggi per evitare i referendum (la Cassazione e la Corte Costituzionale hanno provveduto a smascherare e bloccare la truffa). Se vogliamo un paese senza nucleare, con l’acqua pubblica e una giustizia uguale per tutti, ai referendum del 12 e 13 giugno dovremo raggiungere il quorum del 50% dell’intero corpo elettorale (non dei votanti!) un obbiettivo non facile ma raggiungibile per la prima volta dopo vent’anni grazie alla sensibilità cresciuta tra la gente sui temi fondamentali in gioco.

INSOMMA: portate a votare più gente che potete!

E per festeggiare l’ultimo giorno di una campagna referendaria costruita dal basso da tanti movimenti e associazioni e cittadini,

TROVIAMOCI TUTTI IN P.ZZA TRENTO E TRIESTE IL 10 GIUGNO A PARTIRE DALLE ORE 19
E FESTEGGIAMO INSIEME la fine della campagna referendaria e l’inizio, forse, di un sogno

Si suona si canta si balla si beve fino a mezzanotte insieme a:
DETESTO IL PRETESTO
STATE OF GRACE
4TDICE
THE BLUESMEN ACOUSTIC
BANDA LOSKA
PESTAFANGO

Comitati per il Sì ai Referendum su ACQUA PUBBLICA, NUCLEARE, LEGITTIMO IMPEDIMENTO di Ferrara.

Due Sì per l’acqua pubblica

7 giugno 2011

Marcello ribadisce sul blog le sue posizioni sul referendum sull’Acqua Pubblica. E’ per il no, come del resto lo è un bel pezzo della dirigenza del PD, sul solco già tracciato in passato dallo stesso Bersani e dalla Lanzillotta. Marcello a sostegno delle sue convinzioni, ci fornisce una lettura della questione prettamente economica. Dice, in soldoni: il privato è più efficiente, e puo’ metter meglio mano al disastro dei nostri acquedotti, tornare al pubblico è peggio che tornare ai soviet (mi consentirete l’estremizzazione). Ora non voglio dilungarmi su questa lettura “economicista”, anche se è assolutamente discutibile: dalla “presunta” maggiore efficienza del privato (Cirio e Parmalat ci dicono qualcosa), al mito della concorrenza quando parliamo di un monopolio naturale, sino al problema degli investimenti che il pubblico non potrebbe fare (ma che, tutti dimenticano, già oggi sono interamente recuperati in bolletta) e degli acquedotti colabrodo per colpa della gestione pubblica (guarda caso quello messo peggio è Roma, gestito da una spa quotata in borsa e a forte capitalizzazione privata, mentre la percentuale di realizzazione degli investimenti non supera il 50/60% delle previsioni…).

Ma è su un altro piano che questa partita va giocata. Un piano che per fortuna è stato più facile fra comprendere ai cittadini che a buona parte del centrosinistra italiano (Di Pietro incluso): l’acqua è un bene fondamentale per la vita. Senz’acqua non si vive, se non poche ore. E’ questo il punto: l’acqua è un bene comune assoluto, un diritto intrinsecamente connesso alla vita di ogni cittadino. Per questo non deve essere consentito privatizzarne anche solo la gestione, e consentito di trarne profitto. Anche senza cibo non si vive: ma mentre se il negoziante sotto casa non ci da mangiare possiamo sempre rivolgerci ad un altro (questa sì che si chiama concorrenza) o al peggio coltivarci noi il nostro orto, se il gestore dell’acqua non ci fornisce il servizio (perchè troppo caro o perchè già non paghiamo le bollette) non possiamo rivolgerci a nessun concorrente, e neanche possiamo realisticamente scavarci un pozzo o metterci a bere l’acqua del fiume di fianco a casa (nel nostro caso il Po, fate voi…).

Ed è vero quello che dicono in molti: questi referendum propongono un altro modello società, che sa riconoscere quali sono i limiti del mercato – pensate un po’ – e che cerca di superare il modello della globalizzazione liberista assoluta per costruire una società in cui i beni comuni siano condivisi e pubblici, gestiti in modo trasparente e partecipato. Nessuno si sogna di ricostruire i vecchi carozzoni del passato, ma perchè dopo aver sperimentato per 20 anni il fallimento del privato (qualcuno mi deve ancora spiegare cos’è cambiato in meglio con ENEL e Telecom privatizzate), non possiamo sperimentare un nuovo modello di azienda speciale municipale (ma ce ne erano già tante che funzionavano bene), con amministratore unico, che garantisce che i primi 50 litri di consumo pro capite al giorno debbano essere garantiti a tutti, che risponde ai cittadini tramite il consiglio comunale, e che gestisce in modo efficiente e condiviso il bene comune investendo gli utili nelle reti pubbliche?