Articoli correlati ‘federico aldrovandi’

Esiste un giudice a Berlino. Bisogna solo avere la fortuna di trovarlo.

12 marzo 2014

archiviazione-coispIl GIP di Ferrara, Dott. Silvia Marini, ha depositato il 7 marzo l’atto di archiviazione definitiva del procedimento avviato dopo la querela nei miei confronti depositata dal sindacato di Polizia COISP per quanto da me scritto il giorno della loro manifestazione in piazza Savonarola, più o meno un anno fa.

Già il magistrato inquirente, Dott. Ombretta Volta, aveva proposto l’archiviazione (alla quale il COISP si era opposto) in quanto “in nessun passo dell’articolo pubblicato si colgono, per converso, espressioni volgari, paragoni infamanti, insulti gratuiti, ovvero riferimenti personali atti ad intaccare la sfera privata del querelante, così ledendone l’onore e il decoro“.

Oggi il GIP conferma quanto deciso dal sostituto procuratore e scrive che “Fiorentini, utilizzando nel contesto del suo intervento espressioni e toni forti, ma rispettose del limite della continenza, perchè non volgari, nè gratuiti, nè contenenti attacchi personali abbia esercitato il diritto di critica“.

Io ero abbastanza tranquillo per ciò che avevo scritto allora e per come lo avevo scritto. Anche per questo la notizia della presentazione della querela mi aveva colto abbastanza di sorpresa. Del resto ricordo benissimo i sentimenti di quelle ore, e ricordo benissimo il grande sforzo di “continenza” nello scrivere quelle poche righe, sforzo che ora viene “premiato” da ben due magistrati.

Restano, come fastidiosi sassolini nelle scarpe, alcuni passi che mi vengono contestati negli atti depositati dal sindacato per opporsi all’archiviazione, perchè, secondo il sindacato, “mai posti in essere” dal COISP: “verbalmente aggredito il Sindaco di Ferrara; Manifestare per l’impunità dei propri colleghi; proprio sotto le finestre degli uffici in cui lavora la vittima”. Per il sindacato io avrei dunque “falsamente attribuito quei fatti gravi, mai verificatisi“. Ci penserò su. Magari con i miei legali, Fabio Anselmo e Alessandra Pisa che colgo l’occasione per ringraziare per il lavoro che stanno facendo sin dall’apertura del caso di Federico Aldrovandi, e non solo per la mia piccola, breve e inutile vicenda processuale, ma per altri ben più gravi e tragici fatti sparsi per l’Italia. Come un ringraziamento va a tutti coloro che in queste settimane mi hanno espresso la loro vicinanza e solidarietà.

Il sollievo è comunque grande per la chiusura di una vicenda giudiziaria che non si doveva nemmeno aprire. Ma il caso della vita vuole che oggi sia ben poca cosa, ad esempio, rispetto alle notizie che sono arrivate ieri da Varese dove si è finalmente aperto “coattivamente” il processo per la morte di Giuseppe Uva.

Perchè esiste un giudice a Berlino. Bisogna solo avere la fortuna di trovarlo.

La richiesta di archiviazione: richiesta_archiviazione.pdf

L’atto di archiviazione: archiviazione fiorentini.pdf

E’ stato morto un ragazzo gratis su Vimeo

17 aprile 2013

La tragica storia di Federico Aldrovandi, morto e ucciso a Ferrara il 25 settembre 2005 da quattro poliziotti. Il film ricostruisce la vicenda giudiziaria e la ricerca coraggiosa dei genitori del ragazzo verso la verità. I responsabili della morte sono stati condannati in via definitiva dalla corte di cassazione a 3 anni e sei mesi di carcere.
Il documentario ha vinto il Bari Bifest 2010 come miglior documentario e il David di Donatello 201. E’ stato presentato in anteprima a Venezia 67, Mostra del cinema di Venezia Giornate degli Autori.
La regia è di Filippo Vendemmiati, fotografia di Marino Cancellari, montaggio di Simone Marchi, musiche di Valentino Corvino, consulenza testi Massimiliano Briarava Cossati e Donata Zanotti. (via federicoaldrovandi.it)

E’ Stato morto un ragazzo (Ita) 95′ from tomatodoc&film on Vimeo.

Quella non è la mia città

27 marzo 2013

patriziaOggi abbiamo avuto la prova che la crudeltà umana può non avere limiti, anche in un paese ed in una città che si definiscono civili.

Nel commentare la vergognosa azione di stamattina da parte del COISP a “sostegno” dei 4 poliziotti che hanno ucciso Federico Aldrovandi, non si può tralasciare il merito della questione; ovvero il fatto che quei 4 agenti di polizia siano stati condannati perchè “posero in essere una azione repressiva estrema e inutile nei confronti di un ragazzo che si trovava da solo, in stato di visibile alterazione psicofisica, errando gravemente nella valutazione dei limiti fattuali” (dalla sentenza della Corte di Cassazione) e che debbano scontare la pena residua di 6 mesi perchè “non è dato registrare un atto concreto, atto a indicare una effettiva  comprensione della vicenda delittuosa” e “presa di distanza dalla stessa; nessuna manifestazione esplicita e concreta di  resipiscenza; non un gesto anche solo simbolico nei confronti della vittima o dei suoi familiari, cui peraltro il risarcimento è stato pagato solo dallo Stato; non un gesto di riparazione sociale, e tanto meno di ricordo manifesto e di monito  rispetto ai ripetersi di simili comportamenti da parte di altri” (dalla sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Bologna).

Ma il punto più becero della vicenda è il veder sacrificato quel minimo di umanità che dovrebbe albergare in ognuno di noi (anche nei dirigenti di un sindacato di polizia) di fronte alla ricerca di notorietà e fama. Manifestare per l’impunità dei propri colleghi proprio sotto le finestre degli uffici in cui lavora la madre della vittima, prendere a male parole il Sindaco della Città sceso per invitare i manifestanti ad allontanarsi di qualche metro, ed infine costringere Patrizia Moretti a scendere in strada con la foto del figlio martoriato sul tavolo dell’obitorio, qualifica i dirigenti e gli attivisti del COISP, i parlamentari e gli ex parlamentari scesi in piazza con loro per quello che sono.

Esprimo la solidarietà a Patrizia, Lino, Stefano e agli amici di Federico, ma ringrazio anche il Sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani che oggi, scendendo in piazza Savonarola, ha esplicitato che questa Città, la mia Città, non assiste muta al vilipendio della giustizia e dell’umanità.

Leonardo Fiorentini
Consigliere Circoscrizione 1

Parole e Musica per Federico

13 settembre 2012

Verità grido il tuo nome
Parole e Musica per Federico

Sabato 22 settembre 2012
Dalle 16 a mezzanotte
Ippodromo comunale di Ferrara (via Ippodromo 31)

http://www.giustiziaperaldro.it/

Pietre in Tasca
Bitter coconut Deathfire
Icoman
Hamson Straunt
FEV (falce e vinello)
Pedrini Cantastorie+Nicola Banchio
Alessio Lega
Modotti
Digital Monkey
Silver rocket
Tre allegri ragazzi morti
Giorgio Canali e i Rossofuoco

Evento su Facebook:
https://www.facebook.com/events/415151291876058/

Perchè non accada mai più

3 luglio 2012

Ho firmato quest’appello, perchè ciò che è accaduto a Federico Aldrovandi non possa accadere mai più.

Aderite anche voi.

Il 21 giugno 2012 la Cassazione si è espressa in modo definitivo sul caso di Federico Aldrovandi, il diciottenne ucciso durante un controllo di Polizia all’alba del 25 settembre del 2005 a Ferrara. La Corte ha confermato la condanna dei quattro poliziotti per eccesso colposo in omicidio colposo riprendendo così le sentenze di primo e secondo grado.

Alla luce della sentenza, chiediamo:

– che i quattro poliziotti, condannati ora in via definitiva, vengano estromessi dalla Polizia di Stato, poiché evidentemente non in possesso dell’equilibrio e della particolare perizia necessari per fare parte di questo corpo;

– che venga stabilito in maniera inequivocabile che le persone condannate in via definitiva, anche per pene inferiori ai 4 anni, siano allontanate dalle Forze dell’Ordine, modificando ove necessario le leggi e i regolamenti attualmente in vigore;

– che siano stabilite, per legge, modalità di riconoscimento certe degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, con un numero identificativo sulla divisa e sui caschi o con qualsivoglia altra modalità adeguata allo scopo;

– che venga riconosciuto anche in Italia il reato di tortura – così come definita universalmente e identificata dalle Nazioni Unite in termini di diritto internazionale – applicando la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e le altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti, ratificata dall’Italia nel 1988.

Primi firmatari:

Patrizia Moretti
Lino Aldrovandi
Stefano Aldrovandi
Comitato Verità per Aldro

Simone Alberti, account
Stefania Andreotti, giornalista
Checchino Antonini, giornalista
Alice Balboni, disoccupata
Paolo Beni, presidente ARCI
Rudra Bianzino
Gianni Biondillo, scrittore
Andrea Boldrini, operaio
Irene Bregola, ricercatrice e consigliera comunale Ferrara
Dean Buletti, giornalista
Stefano Calderoni, assessore provinciale Ferrara
Gigi Cattani, pensionato
Emanuela Cavicchi, insegnante
Franco Corleone, garante dei detenuti Firenze
Elisa Corridoni, pubblicitaria
Ilaria Cucchi
Erri De Luca, scrittore
Girolamo De Michele, scrittore
Barbara Diolaiti, insegnante
Italo Di Sabato, Osservatorio sulla repressione
Nicoletta Dosio, movimento No Tav
Valerio Evangelisti, scrittore
Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC
Domenica Ferrulli
Leonardo Fiorentini, webmaster e consigliere di Circoscrizione Ferrara
Don Andrea Gallo
Haidi Giuliani
Giuliano Giuliani
Sergio Golinelli, insegnante
Luca Greco, sindacalista
Salvatore Greco, impiegato
Lorenzo Guadagnucci, giornalista
Claudia Guido, fotografa
Cinzia Gubbini, giornalista
Giuliano Guietti, segretario CGIL Ferrara
Luisa Lampronti, educatrice
Carla Leni, educatrice
Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice
Piero Maestri, portavoce SC
Giuliana Maggiano, insegnante
Luigi Manconi, presidente A Buon Diritto
Valerio Mastandrea, attore
Matilde Morselli, fotografa
Alice Orlandi, operaia
Laura Orteschi, impiegata
Matteo Parmeggiani, precario
Monica Pepe, giornalista
Pietro Pinna, ricercatore
Stefano Rossi
Fiamma Schiavi, impiegata
Vauro Senesi, vignettista
Lucia Uva
Filippo Vendemmiati, giornalista
Wu Ming, scrittori
Roberto Zanetti, operatore socio-sanitario
Marcella Zappaterra, presidente Provincia di Ferrara

Il reato invisibile

13 settembre 2011

A sei anni dalla morte di Federico Aldrovandi si terrà a Ferrara un incontro sull’assenza del reato di tortura nel sistema penale italiano.

Il reato invisibile.
La tortura: una lacuna nella legge italiana
Sala Estense – Ferrara ore 20.00

Interverranno:
Luigi Manconi, sociologo ex sottosegretario alla Giustizia
Lorenzo Guadagnucci, giornalista e scrittore
Patrizia Moretti
Ilaria Cucchi
Lucia Uva
Domenica Ferulli
Fabio Anselmo, avvocato
Mauro De Marchi, ex funzionario di polizia

modera:
Filippo Vendemmiati, giornalista RAI

A seguire sit-in in via Ippodromo

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

Quando hanno aperto la cella

17 giugno 2011

Arci di Ferrara
CGIL
La Società della Ragione

con il Patrocinio del Comune di Ferrara

Mercoledì 29 giugno – ore 18
Mel Book Store
Piazza Trento e Trieste
Palazzo San Crispino
Sala dell’Oratorio

Paolo Boldrini, Direttore de La Nuova Ferrara
insieme a
Rudra Bianzino
Ilaria Cucchi
Patrizia Moretti
Lucia Uva

presentano il volume edito da il Saggiatore
Quando hanno aperto la cella

Saranno presenti gli autori
Luigi Manconi e
Valentina Calderone

Letture di Fabio Mangolini

Quelle foto di Stefano Cucchi. Quel corpo prosciugato, quella maschera di ematomi sul viso, un occhio aperto, quasi fuori dall’orbita. Quella morte di Federico Aldrovandi, quel giovane riverso a terra, le mani ammanettate dietro la schiena, esanime. Quelle urla di Giuseppe Uva, dentro la caserma dei carabinieri di Varese. Quelle sue foto col pannolone da adulto incontinente, imbrattato di sangue. Quelle facce gonfie, viola, i rivoli di sangue. E tutte le altre storie, rimaste ignote, oppure richiamate da un trafiletto di giornale, e già dimenticate. Giovanni Lorusso, Marcello Lonzi, Eyasu Habteab, Mija Djordjevic, Francesco Mastrogiovanni. E molti altri. In Italia in carcere si muore. Alcuni sono suicidi, alcuni no. E si muore durante un arresto, una manifestazione in piazza, un trattamento sanitario obbligatorio. Dietro le informazioni istituzionali spesso c’è un’altra storia. Un uomo che muore in carcere è il massimo scandalo dello Stato di diritto. Quando hanno aperto la cella ce lo racconta. Luigi Manconi e Valentina Calderone ascoltano, raccolgono e portano alla luce storie di persone – spesso giovani – che entrano nelle carceri, nelle caserme e nei reparti psichiatrici e ne escono morte. In ognuna di queste morti, la morte dello Stato di diritto.

iniziativa nell’ambito del Festival dei Diritti 2011
sostenuto da Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara, Regione Emilia Romagna

All’alba di una domenica

6 dicembre 2010

“Quello che era certo era che fosse morto di botte all’alba di una domenica di fine settembre, quando ancora l’estate e l’autunno si contendevano quello che sarebbe stato del giorno. Aveva diciotto anni. Studente, incensurato, senza grilli per la testa. Insomma, un ragazzo come tanti, con una famiglia come tante. I genitori erano una coppia di impiegati. Era una famiglia tranquilla”.

Comincia così “All’alba di una domenica”, edito da Albatros, il romanzo d’esordio di Giuseppe Fornaro, che sarà presentato domani, alle ore alle 16.30 presso la sala dell’Arengo del Palazzo Comunale.

Il libro è ispirato alla tragica morte di Federico Aldovrandi, 18 anni, avvenuta a Ferrara il 25 settembre 2005 a seguito delle percosse ricevute da quattro agenti di polizia in servizio sulle volanti.
L’attacco del libro non è casuale proprio perché le modalità della morte di Aldrovandi da cui muove il racconto, oltre ad essere sconcertanti, per certi versi non sono ancora oggi del tutto chiare, non nel concatenarsi degli eventi e delle responsabilità per cui la sentenza di primo grado ha condannato quattro agenti a tre anni e sei mesi per eccesso colposo di reazione in omicidio colposo, ma sul perché un ragazzo disarmato di soli 18 anni che non costituiva una minaccia per sé e per gli altri sia morto a seguito di un controllo di polizia.

Negligenza nell’adottare le procedure di contenimento di un soggetto agitato? Scarsa professionalità? Incapacità di controllo emotivo da parte del personale in servizio sulle volanti? C’è tutto questo insieme, ma ci sono anche i depistaggi che hanno portato ad un processo parallelo in cui altri tre agenti sono stati condannati in primo grado a vario titolo per omissioni e favoreggiamenti. Ed è proprio per via di questa zona grigia sulla morte di Federico che il romanzo ha potuto alimentarsi per imbastire una storia d’invenzione i cui protagonisti principali sono un giornalista free lance
meridionale, Salvatore Quaranta; Ottavio Fragalà, vice questore e amico di studi di Quaranta, tornato a Ferrara, dove aveva studiato, dopo aver prestato servizio nell’antimafia del dopo Falcone e Borsellino; Alessandro Pavani, alias Federico Aldrovandi; e poi il capo della squadra mobile Rosaspina; l’agente Gamma, uno dei tanti uomini dei servizi sotto copertura sguinzagliati dopo i
fatti del G8 di Genova per snidare eventuali mele marce nelle forze dell’ordine; Francesco Morra, titolare di un’agenzia di body guarde che gli serve come copertura, ex poliziotto cacciato dal servizio per le sue intemperanze e ora capo di una banda di trafficanti di armi e droga. E poi altri personaggi che compaiono di volta in volta man mano che il racconto si snoda fino all’epilogo.

Il romanzo, avendo tra i protagonisti principali proprio dei poliziotti, rende omaggio alla parte sana e maggioritaria delle forze dell’ordine e del mondo dell’informazione e affronta anche il tema scottante e attuale del male di vivere di chi conosce la precarietà del lavoro e di come questo incida sullo stato di salute psichica delle persone fino a portarle alla depressione, vera e propria malattia sociale di cui poco si parla. Dentro c’è anche l’amore, la politica, i servizi deviati, i misteri d’Italia tra cui il caso dell’omicidio del boss della mafia Salvatore Giuliano riesploso proprio recentemente dopo oltre sessant’anni.

A fare da sfondo al racconto è un’altra protagonista: la città, con le sue vie i suoi locali, i suoi bar più o meno noti, ma comunque luoghi familiari ai ferraresi.

Elenco delle offese ricevute per il solo fatto che Federico è morto per mano di quattro poliziotti

24 novembre 2010

Gli elenchi che Patrizia Moretti avrebbe letto a Vieni via con me:

ELENCO DELLE OFFESE RICEVUTE PER IL SOLO FATTO CHE FEDERICO E’ MORTO PER MANO DI QUATTRO POLIZIOTTI

– 54 lesioni. Ciascuna di queste avrebbe dato luogo ad un processo (Giudice F.M.Caruso)
– 3  invocazioni di aiuto rivolte da Federico agli stessi poliziotti, prima dei rantoli mortali.
– “Federico è morto perchè drogato” : dichiarazione dell’allora questore Elio Graziano
– la pm che non si è degnata di andare sul posto e noi siamo stati avvisati solo dopo 5 ore
– il fatto che a me e mio marito è stato impedito con la menzogna di vedere il corpo di mio figlio abbandonato sul selciato a poca distanza da casa
– le parole “io so sempre dov’è mio figlio” pronunciate dalla prima pm per farci sentire in colpa dopo che il blog aveva scatenato la polemica e l’urgenza di chiarezza
– “calunniatori”, “sciacalli” sono le offese e le umiliazioni dichiarate da alcuni sindacati di polizia ai media su di noi e chi ci aiutava
– il rifiuto di riceverci da parte del vescovo di Ferrara
– l’indagine per calunnia subita dagli avvocati Fabio e Riccardo che si ribellavano alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vertici di Procura e Questura
– le offese rivolte alla memoria di Federico dai difensori degli imputati durante il processo nell’impossibilità per lui di difendersi
– le offese rivolte alla memoria di Federico definito “povero disgraziato” dal procuratore Minna intervenuto nel processo bis a difesa della dott.ssa Guerra
– la querela della dott.ssa Guerra nei miei confronti, nonostante lei non sia andata sul posto, non abbia sequestrato i manganelli, le auto, non abbia raccolto testimonianze se non quella spontanea di Anne Marie Tsegueu e non abbia indagato i poliziotti che 6 mesi dopo, poco prima di lasciare il caso. Non ha avuto conseguenze disciplinari eppure ha querelato me e Lanuovaferrara che ha riportato la notizia della condanna in primo grado di suo figlio per spaccio di droga

ELENCO DEGLI ANGELI INCONTRATI DOPO CHE MIO FIGLIO E’ MORTO PER MANO DI QUATTRO POLIZIOTTI

è un elenco qui molto parziale perchè la realtà include una moltitudine di persone che ci hanno sostenuto manifestando il loro senso civico, l’esigenza umana e sociale di trasparenza e di giustizia.

– Fabio Anselmo, avvocato. A lui si sono affiancati Venturi, Gamberini e DelMercato. E’ diventato la voce di Federico in Tribunale e fuori dalle aule. E non solo per Federico, anche per Stefano Cucchi, e Giuseppe Uva, e diversi altri. Assume un ruolo politico perchè non ha paura di schierarsi contro chi commette abusi di potere. Riceve minacce, richiami e querele.

– il popolo del blog costantemente presente

– il cardinal Ersilio Tonini, Arcivescovo di Ravenna. Insieme a don Domenico Bedin ci ha trasmesso il calore della fede e il calore umano della condivisione e della solidarietà

– Anne Marie Tesgueu, la cittadina di via Ippodromo. Ha dato a tutti una lezione di civiltà.
– Nicola Proto, il magistrato che ha avuto il coraggio di fare il suo dovere senza condizionamenti e lavorando in un clima difficilissimo perchè fosse fatta giustizia
– Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara, che si è ribellato all’ipocrisia delle versioni ufficiali in una città che aveva paura di conoscere la verità, rompendo il nostro isolamento
– Dean Buletti, Checchino Antonini, Cinzia Gubbini e tutta la stampa che ha impedito che venisse calato un velo sulle circostanze della morte di mio figlio, e Filippo Vendemmiati che ha salvato la memoria di ciò che è successo con il suo prezioso film “E’ stato morto un ragazzo”
– Francesca Boari, che ha messo nel libro “Aldro” i sentimenti miei e di Federico togliendoli dall’oblio della morte
– gli amici di Federico, a cui voglio un gran bene, e che per me sono ciascuno una parte di lui.

Aldro, 5 anni dopo

20 settembre 2010

ALDRO, 5 ANNI DOPO
SABATO 25 SETTEMBRE 2010
presso la SALA BOLDINI, Via Previati 18, Ferrara

Programma della giornata:

Ore 10: “Non hanno ucciso il futuro”
Tavola rotonda con i famigliari di alcune vittime delle Forze dell’Ordine.
Con la partecipazione di Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, Haidi Giuliani, Ilaria Cucchi, Lucia Uva, i figli di Aldo Bianzino ed altre testimonianze in via di definizione.
Coordina: Checchino Antonini, giornalista di “Liberazione”.

Ore 15.30: “Arte e comunicazione per Federico”
Con la partecipazione di scrittori, attori, musicisti, disegnatori, registi, blogger che hanno dedicato opere a Federico Aldrovandi.
Coordina: Dean Bulletti, giornalista di Rai 3.

Ore 20.30: “E’ stato morto un ragazzo”
Proiezione del docu-film di Filippo Vendemmiati, che sarà presente in sala.

Ore 22.15: Ritrovo in Piazza Trento e Trieste e Fiaccolata per Federico con arrivo in via Ippodromo.

Presso le Grotte del Boldini sarà allestita per tutta la giornata la mostra “Aldro, 5 anni dopo“.