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Volti e maschere della pena a Bologna

30 aprile 2014

cop-voltimascherepenaPresentazione del libro a cura di Franco Corleone e Andrea Pugiotto
VOLTI E MASCHERE DELLA PENA
Opg e carcere duro, muri della pena e giustizia ripartiva

Bologna, venerdì 9 maggio, ore 14.30
Fondazione Forense Bolognese, Sala di Via del Cane, 10/a

GLI AUTORI NE PARLANO CON
Avv. Desi Bruno, Garante Regionale Emilia Romagna delle persone private della libertà personale
Prof. Avv. Nicola Mazzacuva, Università di Bologna, Presidente della Camera Penale di Bologna
Prof. Avv. Massimo Pavarini, Università di Bologna

PRESIEDE
Avv. Alessandro Valenti, Vicepresidente Camera penale di Bologna

La posta in gioco, in termini di civiltà giuridica, è enorme. La crisi della giustizia e lo stato delle carceri richiedono riforme strutturali non più procrastinabili. È tempo di rifiutare la logica dell’emergenza
e di imboccare la strada della ragione. Così una legge di amnistia e di indulto costituirebbe un efficace volano per superare la situazione di prepotente urgenza. Bisogna riprogettare lo spazio e il senso della pena, chiudere definitivamente gli ospedali psichiatrici giudiziari, modificare il regime del 41-bis, formulare pene alternative. E abolire l’ergastolo.

Un’iniziativa promossa dalla Fondazione Forense Bolognese con la collaborazione della Scuola Territoriale Camera Penale di Bologna “Franco Bricola”, della Scuola Superiore di Studi Giuridici di Bologna, della Cattedra di Diritto penitenziario, della Cattedra di Diritto costituzionale e Diritti fondamentali e, infine, della Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Bologna.

Vai alla scheda del libro
http://ediesseonline.it/catalogo/saggi/volti-e-maschere-della-pena

Il sovraffollamento carcerario è strutturale e sistemico e tale resterà anche dopo il decreto legge voluto dalla Guardasigilli Cancellieri, in larga misura svuotato dalle Camere in sede di conversione: si è perduta l’occasione per fare ciò che andava fatto, ad esempio intervenire sulla legge Fini-Giovanardi. Il rischio è che questa prepotente urgenza releghi in un cono d’ombra altri momenti critici della pena e della sua esecuzione. Come un riflettore, il volume illumina a giorno alcune di queste zone buie: la pena nascosta negli ospedali psichiatrici giudiziari, con l’internamento del “reo folle”; la “tortura democratica” che si realizza con la pena estrema del carcere duro ex art. 41-bis; la pena insensata se la sua esecuzione è solo inumana retribuzione e non l’occasione per una giustizia riparativa; la pena “murata” dentro istituti penitenziari progettati non per integrare ma per escludere dal tessuto urbano e sociale. Per la Costituzione la pena è solo perdita di libertà personale, non anche di dignità e di speranza. La politica penitenziaria in Italia è stata capace solo di pensare all’edificazione di nuove carceri o all’ampliamento di quelle esistenti. E il Parlamento tace, nonostante la Corte di Strasburgo, con la sentenza Torreggiani, ci abbia perentoriamente chiamato a dare una risoluzione rapida ed effettiva al problema. Contributi di: Stefano Anastasia, Sebastiano Ardita, Roberto Bin, Desi Bruno, Stefano Caracciolo, Nils Christie, Gherardo Colombo, Franco Corleone, Maria Antonietta Farina Coscioni, Alessandro Massarente, Daniele Negri, Mauro Palma, Andrea Pugiotto, Maria Sacco, Paolo Veronesi.

Ecco perchè la legge Fini-Giovanardi è incostituzionale!

23 gennaio 2013

cop-costituzionalitaLa legge Fini-Giovanardi è incostituzionale. All’interno di un dossier predisposto da la Società della Ragione, che viene presentato oggi pomeriggio a Udine, è infatti presentata una bozza di “Questione di legittimità costituzionale” che puo’ essere sollevata in sede di giudizio adattandola al caso di specie.

A seguito di alcune recenti sentenze della suprema corte sulle procedure, e in particolare della 22/2012 (le disposizioni aggiunte in sede di conversione, estranee all’oggetto e alle finalità del testo originario del decreto di urgenza, esorbitano dal potere di conversione attribuito al Parlamento dall’art. 77, comma 2, della Costituzione), la Società della Ragione ha dunque promosso un accurato studio che ha prodotto uno schema di “questione di legittimità costituzionale” che, in occasione della terza Udienza presso il Tribunale di Tolmezzo del processo contro Rototom, gli avvocati di Filippo Giunta hanno sollevato in aula.

Potete leggere la presentazione di Franco Corleone sul Manifesto di oggi, l’intervento di Luigi Saraceni al convegno di Udine sul caso Rototom del giugno scorso e scaricare il dossier predisposto dalla Società della Ragione.

Carcere, le cose da fare subito

18 aprile 2012

Franco Corleone scrive per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 18 aprile 2012:

I buoni propositi di Paola Severino, ministro della Giustizia, per affrontare la crisi del carcere rischiano di tradursi in un desolante nulla. Alla radice, manca un’idea della funzione del carcere e dei luoghi della pena. C’è bisogno di un profondo cambio di paradigma, anche con nuove leggi per eliminare i fattori che producono sovraffollamento e perpetuano un carcere “infantilizzante” (in contrasto con l’ambizione del principio costituzionale del reinserimento del reo nella società). Sostenere che per il governo tecnico non c’è spazio per interventi radicali, è un alibi senza senso che conduce alla paralisi. Così facendo nessuno è costretto ad assumersi precise responsabilità.
Come ho già avuto modo di dire, purtroppo molte volte, il sovraffollamento non è un accidente, un fatto dovuto al caso, ma è il prodotto di scelte politiche e di leggi criminogene, in primo luogo della legge sulle droghe. Il ministro per primo dovrebbe denunciare questo fatto e proporre una modifica almeno parziale dell’attuale legge antidroga, sulla linea del testo presentato già alla Camera dall’on. Cavallaro e al Senato dai senatori Ferrante e Della Seta.
Così si abbatterebbe drasticamente l’ingresso in carcere di consumatori, piccoli spacciatori e tossicodipendenti che ancora nel 2011 sfiorano il 50% degli ingressi e delle presenze in carcere. Si pensi che su 68.000 ingressi ben 23.000, cioè il 33% è per violazione dell’art. 73 (detenzione di sostanze stupefacenti) del Dpr 309 del 1990, riveduto e peggiorato dalla legge 49 del 2006. Il ministro Severino dovrebbe avere il coraggio di portare in Parlamento un decreto legge (esistono tutti i presupposti di necessità e urgenza, che al contrario non c’erano quando fu approvata la legge del 2006, con un colpo di mano incostituzionale di Giovanardi, lasciato passare colpevolmente dal Quirinale).
La cancellazione della legge Cirielli sulla recidiva e il ripristino della legge Simeone-Saraceni sarebbero il necessario corollario di una bonifica legislativa non rinviabile.
Ovviamente non basta. Occorre un piano per l’applicazione larga della legge sulla detenzione domiciliare coinvolgendo le Regioni e i Comuni; e un progetto per l’uscita dal carcere dei tossicodipendenti, almeno diecimila, con inserimenti sul territorio e in comunità di accoglienza.
Se infine si adottassero le misure necessarie per ridurre la carcerazione preventiva, allora il carcere tornerebbe ad una dimensione “fisiologica” e si potrebbe sperimentare un modello simile a quello spagnolo o danese (tanto per dare due riferimenti europei).
In ogni modo, si dovrebbe partire subito con l’applicazione integrale delle misure, sia strutturali che gestionali,  previste dal Regolamento del 2000 (con un ritardo vergognoso di dodici anni).
Nel volume Il corpo e lo spazio della pena (Ediesse, 2011), si affronta il nodo dell’edilizia carceraria: gli stessi muri e le stesse sbarre contengono il mafioso e la persona in attesa di giudizio, il camorrista e il semilibero, lo stragista e la detenuta madre. E’ un evidente paradosso, che svela un intento di mero ammassamento di corpi, senza rispetto per la dignità delle persone private della libertà.
Altro che privatizzazione delle carceri, occorre un piano di socializzazione e di ridisegno urbanistico della città!

L’architettura, il carcere, un libro

23 novembre 2011

Esce oggi per le edizioni EDIESSE in collaborazione con la Società della Ragione il volume curato da Stefano Anastasia, Franco Corleone, Luca Zevi dal titolo “Il corpo e lo spazio della pena. Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie.” Presto si organizzerà una presentazione a Ferrara, nel frattempo potete leggere sul sito de la Società della Ragione le prime recensioni e magari acquistarlo in tutte le librerie.

Il corpo e lo spazio della pena
Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie
a cura di Stefano Anastasia, Franco Corleone, Luca Zevi

2011
EDIESSE
13,00 Euro
ISBN 978-88-230-1601-9

La vertiginosa crescita delle incarcerazioni nell’ultimo ventennio ha fatto esplodere il problema del sovraffollamento penitenziario, e con esso quello della qualità della pena nel rispetto della dignità della persona detenuta. Tra timide riforme e occasionali provvedimenti deflattivi, la costruzione di nuove carceri e la saturazione di quelle esistenti continuano a dominare l’agenda politica.

La struttura architettonica, la qualità edilizia e la collocazione urbanistica del penitenziario corrispondono alla sua funzione e al modo di interpretare la pena privativa della libertà. Chi si propone di riformare la pena non può rinunciare, quindi, a ripensare lo spazio penitenziario, almeno fino a quando il carcere resterà dominante nelle nostre culture e nelle nostre pratiche punitive.

Testi di Sebastiano Ardita, Vittorio Borraccetti, Cesare Burdese, Alessandro De Federicis, Patrizio Gonnella, Francesco Maisto, Corrado Marcetti, Alessandro Margara, Mauro Palma, Sonia Paone, Eligio Resta, Leonardo Scarcella, Adriano Sofri, Maria Stagnitta, Grazia Zuffa.

Stefano Anastasia, ricercatore in Filosofia e Sociologia del diritto nell’Università di Perugia, è stato presidente dell’associazione Antigone e della Conferenza nazionale del volontariato della giustizia.
Franco Corleone, sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al 2001, è Garante dei detenuti nel Comune di Firenze e presidente della Società della Ragione. Vai al blog.
Luca Zevi, architetto e urbanista, direttore del «Manuale del Restauro Architettonico» e del «Nuovissimo Manuale dell’Architetto », ha insegnato nelle Università di Roma e Reggio Calabria.

I Garanti chiedono al Governo una svolta sul carcere

22 novembre 2011

I Garanti dei detenuti italiani, riuniti in coordinamento oggi a Ferrara hanno tenuto una conferenza stampa al termine dei lavori. Ormai siamo “Garanti della carta igienica” ha esordito così il coordinatore dei 30 garanti cittadini e 6 regionali, Franco Corleone. “67500 detenuti sono il frutto delle leggi criminogene che il nostro paese si è dato, ma questa riunione cade in un momento felice per le speranze che il nuovo governo ci puo’ dare”.  I Garanti si aspettano un segnale forte di discontinuità: insieme a Antigone, Arci, Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti Orizzonti, La Società della Ragione, Unione delle Camere Penali Italiane, VIC-Caritas il Coordinamento Nazionale Garanti Territoriali Diritti Detenuti ha infatti lanciato un appello al Presidente del Consiglio e al neo Ministro della Giustizia perché sia nominato un sottosegretario con delega al carcere “capace, competente e appassionato e che possa incidere positivamente sul dramma quotidiano delle carcere certificato anche dalle parole del Presidente della Repubblica di quest’estate”.

I Garanti chiederanno presto un incontro al nuovo Ministro, “perchè in questi anni si è confidato troppo nel carcere in nome della sicurezza, il carcere non dev’essere il sostituto del welfare che non c’è.” “Al Ministro – incalza Corleone – sottoporremo alcune questioni urgenti: incidere sul sovraffollamento, non con nuove carceri ma cambiando le leggi criminogene, perchè non serve il carcere per la vendita di un cd contraffatto, come non vanno tenuti in carcere i detenuti tossici, o non vanno incarcerati i semplici consumatori. Va modificata la Fini-Giovanardi, con maggiori possibilità di affidamento in cura, e va modificata anche la legge Cirielli sulla recidiva. Chiederemo poi che si porti a conclusione il lavoro avviato dalla commissione Marino per il superamento degli OPG, e chiederemo l’istituzione del garante nazionale come previsto da una norma dell’ONU che l’italia tarda a far sua. Crediamo si debba usare meglio e di più la legge sulla detenzione domiciliare, prevista dalla cosiddetta “svuotacarceri” che ha però inciso per poco più di 3000 casi.”

“Un carcere sovraffollato che imbruttisce le persone non aiuta la società nè aiuta la salute pubblica” ha continuato Corleone, che è Garante dei detenuti a Firenze, ricordando che proprio la mancanza di fondi ed il sovraffollamento rendono necessaria l’apertura del carcere alla società, con un maggior coinvolgimento degli enti locali e dell’associazionismo in modo che esso non “diventi uno zoo” ma si apra alla città promuovendo iniziative di educazione, di studio e di recupero sociale in modo che nella cella si torni solo a dormire.

Articolo per fuoriluogo.it

 

 

Politica, batti un colpo?

16 novembre 2011

Vale la pena di segnalare quest’articolo in cui Franco Corleone commenta un’importante sentenza della Corte di Appello di Cagliari per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto di oggi, 16 novembre 2011.

Dalla Sardegna giungono buone notizie rispetto alla criminalizzazione della coltivazione domestica di canapa. L’8 luglio scorso, la Corte d’Appello di Cagliari ha cancellato la condanna contro due fratelli di Carbonia: in primo grado, il Tribunale di Cagliari li aveva condannati ad otto mesi di reclusione e duemila euro di multa per avere coltivato quindici piantine nella propria abitazione.
La perizia aveva accertato che solo una piantina alta 50 cm. conteneva 164 mg di Thc (quantitativo inferiore al valore della quantità massima detenibile a uso personale), mentre le altre, tra i 10 e 20 cm., non avevano materiale analizzabile.
La dott.ssa Fiorella Pilato, presidente estensore della sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato, ha affrontato il problema se la coltivazione di poche piante destinate all’uso personale possa avere rilevanza penale o se invece tale condotta possa essere assimilabile alla detenzione (ad uso personale): lo ha fatto prendendo le distanze dal dictum della sentenza 28605 del 10 luglio 2008 delle Sezioni Unite della Cassazione che affermò il principio della punibilità della coltivazione “senza se e senza ma”, indipendentemente dalla quantità e dalla destinazione.
La dr.ssa Pilato sottopone a serrata confutazione l’assunto della Cassazione secondo cui la coltivazione “merita un trattamento diverso e più grave” rispetto alla detenzione, per il solo fatto di aumentare la quantità complessiva di stupefacenti presenti sul mercato (sic!). Questa affermazione apparentemente logica si mostra invece come un vero e proprio paralogismo. La quantità di stupefacenti  presente sul mercato è nell’ordine di svariate tonnellate e non è certo qualche piantina che può aumentarla significativamente. Ma paradossali sono le conseguenze: il verdetto della Suprema Corte spingerebbe il consumatore, la cui attività è penalmente irrilevante, a rivolgersi al mercato illecito e clandestino incentivando lo spaccio e i proventi di una attività criminale. Conclude la dr.ssa Pilato: “Soltanto in astratto può affermarsi che qualsiasi coltivazione rappresenti un disvalore assoluto”.
La sentenza delle Sezioni unite della Cassazione afferma che la risoluzione del problema della droga “deve essere circoscritta al legislatore e ad esso soltanto è la responsabilità delle scelte circa i limiti, gli strumenti, le forme di controllo da adottare”, volendo con ciò limitare il potere di interpretazione delle norme da parte del giudice. Ma, in contrasto con quanto dichiarato, si arroga il diritto di aggravare le disposizioni di una legge già estremamente punitiva per l’introduzione di un’unica tabella per tutte le sostanze; e perfino di andare oltre il dettato della Convenzione internazionale di Vienna del 1988 che (par. 2 dell’art.3) equipara la coltivazione per consumo personale al possesso e all’acquisto. Come ho già scritto, la sentenza della Cassazione è culturalmente mediocre e senza alcun  pregio giuridico, frutto solo del pregiudizio ideologico e moralistico.
Infine, la dr.ssa Pilato ribadisce l’interpretazione contenuta in una sentenza del Tribunale di Milano: gli articoli 26 e successivi, che stabiliscono le pene per la coltivazione, si riferiscono alle attività di carattere industriale, non ai vasi sul balcone. Perciò, gli atti dei due fratelli di Carbonia sono stati rimessi al Prefetto per le sanzioni amministrative previste dall’art.75 per il consumo personale.
Dopo la magistratura, sarebbe ora che anche la politica battesse un colpo.

 

Chiudiamo l’OPG di Reggio Emilia

13 luglio 2011

La Società della Ragione

Sabato 16 luglio
dalle 11,30 alle 13
Sala Rossa del Municipio di Reggio Emilia
piazza Prampolini

CHIUDIAMO L’OPG DI REGGIO EMILIA

Partecipano:
Gianluca Borghi Società della Ragione
Franco Corleone Coordinatore dei Garanti territoriali per i diritti dei detenuti
Matteo Sassi Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Reggio Emilia
Stefano Cecconi CGIL nazionale – Stop OPG

www.stopopg.it

(via Franco Corleone)

Legalizzare non è più un’utopia

22 giugno 2011

Arci di Ferrara
CGIL
Forum Droghe
La Società della Ragione

con il Patrocinio del Comune di Ferrara

Mercoledì 6 luglio – ore 18
Mel Book Store
Piazza Trento e Trieste
Palazzo San Crispino
Sala dell’Oratorio

Legalizzare non è più un’utopia
Presentazione del volume della Transform Drug Policy Foundation
Dopo la guerra alla droga
Un piano per la regolamentazione legale delle droghe

Saranno presenti:
Franco Corleone, segretario di Forum Droghe, già sottosegretario alla Giustizia
Giuseppe Bortone,
responsabile nazionale del Settore Tossicodipendenze della CGIL

Quale può essere in concreto un percorso per superare l’ultracentenario regime mondiale di proibizione delle droghe definito dalle Convenzioni delle Nazioni Unite?
Quali sono le opzioni possibili per la regolamentazione legale della produzione, dell’offerta e del consumo di tutte le droghe, illegali e legali? Attraverso quali tappe si deve procedere? Come distinguere fra le varie sostanze?
Il volume di Transform, la fondazione britannica impegnata da anni sul terreno della riforma della politica sulle droghe, ha l’ambizione di rispondere a questi quesiti, offrendo per la prima volta una impalcatura normativa per tutte le sostanze psicoattive ad uso non medico. Con pragmatismo tipicamente anglosassone, gli autori scelgono i mattoni e presentano i plastici di costruzione del nuovo edificio legale che potrebbe sorgere dall’auspicabile «cambio di paradigma». Una riforma ormai inevitabile perché sono molti i segni di crisi della «guerra alla droga»: nonostante l’insistente retorica, imponenti evidenze ne documentano ormai la bancarotta politica, scientifica, etica. Non si tratta di uno scritto di mera testimonianza e neppure, come gli autori amano ribadire, di un testo «radicale ». Al contrario, l’estremismo ideologico è appannaggio dei proibizionisti.
Forum Droghe con la condivisione della CGIL ha ritenuto utile presentare ai lettori italiani questa guida pratica ad una nuova politica delle droghe, radicata in «scienza e coscienza». La legalizzazione è un orizzonte possibile, a patto di discuterne con documentazione, discernimento e senza pregiudizi. Questo libro è un contributo in tal senso.

Transform Drug Policy Foundation ha sede a Bristol, nel Regno Unito, ed è diretta da Steve Rolles.

Vorrei dirti che non eri solo

27 novembre 2010

Società della Ragione – Arci Ferrara
in collaborazione con: Fuoriluogo.it

Con il Patrocinio del Comune di Ferrara

Venerdì 3 dicembre, ore 21
Sala della Musica
Complesso di San Paolo
ingresso da Via Boccaleone 19
FerraraPresentazione del libro di Ilaria Cucchi e Giovanni Bianconi
Vorrei dirti che non eri solo
Storia di Stefano, mio fratello

“La lettera che avevamo tanto inseguito, e che solo per caso eravamo riusciti a recuperare, non spiegava quello che era successo. Ma in ogni caso era ed è la prova che mio fratello voleva continuare a vivere. Invece è morto. Forse pensando di essere stato abbandonato dalla sua famiglia, mentre semplicemente non ci lasciavano entrare. Vorrei potergli dire che non era solo. Hanno provato a farci credere che ‘s’è spento’ come fosse una cosa normale, perché s’era lasciato andare. Ma non è così. Mio fratello Stefano è morto per responsabilità di qualcun altro e io, Ilaria Cucchi, vorrei sapere di chi. E perché.”Intervengono
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano
Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi
Franco Corleone, Presidente Società della Ragione

Coordina Leonardo Fiorentini, fuoriluogo.itNella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, Stefano Cucchi viene arrestato perché trovato in possesso di una modica quantità di stupefacenti. Esce da casa in normali condizioni di salute e i Carabinieri dicono ai familiari di stare tranquilli. Alle 12,30 del 22 ottobre 2009 la madre di Stefano viene a sapere che il figlio è morto perché le viene notificato il decreto con cui il Pubblico Ministero ne autorizza l’autopsia. Nei sei giorni intercorsi i genitori e la sorella Ilaria avevano insistito in tutti i modi per ricevere notizie e poterlo vedere, ma ogni loro richiesta era stata respinta. Il 17 giugno 2010 la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per tredici persone, tra medici, infermieri e guardie carcerarie, in relazione alla morte di Stefano Cucchi. Il caso tragico di Stefano Cucchi è venuto alla luce e ha sconvolto l’Italia grazie al coraggio della sorella Ilaria e alla sua incrollabile determinazione a non rassegnarsi. Non rassegnarsi nonostante la ferita di un lutto così atroce e assurdo, nonostante il dubbio – spietato e umanamenteineludibile – che il fratello sia morto credendo diessere stato abbandonato da lei e dai genitori. In questo libro che non può non destare commozione e vero scandalo, Ilaria ripercorre con sofferta lucidità il crescendo di quei sei giorni in cui una colpevole, efferata indifferenza ha calpestato la sua famiglia, e anche dei giorni seguenti, in cui trovare un senso inafferrabile nellavicenda è parso l’unico modo possibile per sopravvivere e reagire. In parallelo Ilaria ricostruisce la vita di Stefano, senza paura di raccontare che periodicamente entrava e usciva dalla droga, senza tacerne il carattere difficile e le insicurezze. Ne dipinge una figura fragile e tormentata che però era più volte riuscita a risollevarsi, era sempre stata circondata dall’amore suo e dei genitori – una famiglia affettuosa, normale – e coltivava pure una passione, quella per la boxe. Nulla può giustificare una morte come quella di Stefano,nulla può giustificare la violenza subita dalla famiglia Cucchi. Vorrei dirti che non eri solo racconta questa storia allucinante del nostro tempo che si può solo sperare serva a prevenirne altre in futuro.

Ilaria Cucchi, romana, è la sorella di Stefano Cucchi, il giovane deceduto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma, mentre si trovava in stato di arresto.

Ilaria Cucchi
Vorrei dirti che non eri solo
RIZZOLI
Pagine: 294
Prezzo: 16,00 euro
ISBN: 17040914

Sir Oliver Skardy alla festa parmigiana antiproibizionista

31 agosto 2010

Il Canapaio Ducale in occasione del suo ottavo compleanno presenta:
FESTA PARMIGIANA ANTIPROIBIZIONISTA

Sabato 18 settembre 2010
Presso Le Male Club, Via Montesporno 18, Parma
Vai al sito web: www.canapaioducale.com/Festa_2010

Ingresso gratuito dalle 18 alle 19. 5 Euro dalle 19 in poi.

ALLE ORE 19.30:
“PROIBIZIONISMO: I DANNI COLLATERALI”

Intervengono:
GUIDO BLUMIR -Sociologo, Presidente del Comitato Libertà e Droga, autore di libri sul consumo degli stupefacenti ed il suo impatto sulla società
FRANCO CORLEONE – Segretario dell’ Associazione Forum Droghe
LUIGI NOTARI – Membro della segreteria nazionale Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia)
RITA BERNARDINI – Deputato della delegazione radicale del PD, già segretario dei Radicali Italiani
MARCO SCARPATI -Avvocato e professore universitario
ASSOCIAZIONE AMICI DI ALBERTO

MUSICA
DALLE ORE 21.00:
MUSICANTI DI GREMA (pop-rock cantautorale)
CA’ REGGAE (reggae, dub, roots music)
SIR OLIVER SKARDY & FAHRENHEIT 451

DALLE ORE 01.00:
DANCEHALL SHOWCASE:
– Valnurians + Stone
– LS Steve Giant (Rasta Snob)
– LS Black Mamba X

Come arrivare:
DALLA STAZIONE: autobus n°7 e n°21 fermata “Campus – Park SUD”
DALL’AUTOSTRADA: tangenziale sud, uscita n°15 “Campus”

Visualizza Festa Parmigiana Antiproibizionista 2010 su Google Maps

Info:
mail:  infoATcanapaioducale.com
cellulare: 347 1556550

(via Franco Corleone)