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Ci vorrebbe una canna…

17 maggio 2012


Da: http://vimeo.com/fattincasa (via fuoriluogo.it)

Ci risiamo

18 aprile 2012

Ci risiamo. Tre senatori si sono accorti che in rete c’è un sito, legalizziamolacanapa.org, fra i tanti che promuovono la legalizzazione della canapa. E al grido di “noi siamo per la liberta’ di espressione”, chiedono al ministro Cancellieri di chiuderlo perchè reo di mettere “alla berlina scienziati come Garattini ed altri ancora” ed esaltare le qualità di una sostanza sulla quale “ci sono centinaia di pubblicazioni che parlano del rischio di indurre psicosi, e c’e’ una quotidianita’ clinica che lo dimostra”.

Ora, non mi soffermerò troppo sulle centinaia di pubblicazioni che confutano i rischi legati alla cannabis (ne cito solo una, il rapporto della Beckley Foundation) soprattutto quando messi a confronto con le altre sostanze ricreative, legali ed illegali. Non mi soffermo nemmeno sugli scienziati, che spesso si mettono alla berlina da soli.

Mi preme solo dire che probabilmente le psicosi più gravi, perchè provocate dall’ideologia proibizionista, securitaria e illiberale, sono quelle dei politici, che pur di dimostrare l’indimostrabile, ovvero che il consumo di droghe è un problema da risolvere con il codice penale, fanno carta straccia dell’art. 21 della costituzione e invocano la censura per le idee non conformi al loro disegno repressivo. A legalizziamolacanapa.org, per quel che conta, va quindi la mia solidarietà.

(qui quella di fuoriluogo.it)

Droga: il problema è la proibizione

17 aprile 2012

Un rapporto dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) prende atto di come la war on drugs globale stia fallendo e suggerisce di cominciare a considerare le alternative alle attuali politiche per prevenire un pericoloso peggiornamento nella sicurezza internazionale. (Articolo per fuoriluogo.it)

L’International Institute for Strategic Studies è un think-tank con sede a Londra che si occupa di conflitti militari e politici e che dalla sua formazione nel 1958 ha avuto influenza nel dibattito sulla deterrenza nucleare, sulla non proliferazione e sul controllo degli armamenti.

Il suo ultimo studio, pubblicato nel volume “Drugs, Insecurity and Failed States: The Problems of Prohibition” esamina l’attuale regime globale basato sulla proibizione e sulla riduzione della domanda di sostanze e conclude che ha sostanzialmente fallito nel prevenire la diffusione della produzione, del traffico e del consumo di droghe illegali. Non solo: l’attuale politica proibizionista ha portato a elevati livelli di violenza e di instabilità negli Stati produttori ed in quelli “di transito”, paesi già fragili che hanno dovuto sopportare il maggior peso della “war on drugs”. Il rapporto esamina le possibili alternative alle politiche esistenti, in particolare la legalizzazione e la regolamentazione delle sostanze, ed esamina la fattibilità politica di questo cambiamento.

Secondo Nigel Inkster,  Director of Transnational Threats and Political Risk dell’IISS “un dibattito globale, è indispensabile se vogliamo sviluppare un sofisticato sistema di controllo delle droghe che sia appropriato per il ventunesimo secolo. La proibizione non è riuscita a ridurre il consumo globale di droga e ha involontariamente regalato il multi-miliardario mercato illegale alla criminalità organizzata, a milizie ribelli e forze paramilitari. Questo studio dimostra che la cosiddetta guerra alla droga ha creato una grave minaccia per la sicurezza internazionale e chiede di aprire un dibattito basato sulle evidenze empiriche.”

Secondo Inkster, che ha servito nel Servizio Segreto britannico come Assistente Capo e Direttore delle Operazioni e Intelligence e che durante l’ultima parte della sua carriera è stato impegnato nella lotta al narcotraffico acquisendo quindi ha una grande conoscenza delle questioni legate alla war on drugs e ai paesi produttori e di transito delle sostanze stupefacenti, c’ anche un altro aspetto di cui tenere conto: “nei paesi consumatori del mondo sviluppato, intere comunità sono state devastate dall’abuso di droga, i consumatori problematici sono stati emarginati e molti cittadini stigmatizzati e  criminalizzati per le loro scelte di consumo.”

“Sono comunque i paesi in via di sviluppo che hanno sopportato il maggior peso della war on drugs:  il proibizionismo a livello mondiale ha causato o perpetuato violenze diffuse e instabilità nei paesi produttori e di transito come il Messico, la Colombia, la Guinea Bissau e l’Afghanistan. Questi governi di fronte alla poco invidiabile scelta tra il permettere che le loro istituzioni vengano corrotte da gruppi di narcotrafficanti la cui ricchezza e l’influenza sociale spesso supera quella degli stati stessi, e l’avvio di quella che spesso è una vera guerra civile. La lotta al narcotraffico deve uscire dal suo angolo, e essere trattata come una parte di un’agenda politica più ampia, che comprende la sicurezza, lo sviluppo, la salute pubblica e i diritti umani.”

Il report “Drugs, Insecurity and Failed States: The Problems of Prohibition” schematizza le origini e l’evoluzione dell’approccio proibizionista alla lotta al narcotraffico. Il volume analizza le implicazioni e il rapporto costi-benefici delle politiche esistenti, con particolare attenzione alla sicurezza nei paesi produttori e consumatori, e si pone il problema di quali sono le implicazioni per la sicurezza globale in un mondo in cui i problemi del consumo di droghe illecite sembrano destinati a peggiorare. (leonardo fiorentini)

Magari avessero liberalizzato la cannabis…

25 gennaio 2012

“Se Monti crede veramente che sia possibile alzare il Pil italiano del 10% con le quattro pirlate che ha proposto, mi viene da pensare che l’unica cosa che sia stata liberalizzata nel Consiglio dei Ministri sia stata la cannabis…”.

Cosí il deputato della Lega, Gianluca Pini, commenta il pacchetto di liberalizzazioni del governo e le dichiarazioni successive del premier Mario Monti. (dal Notiziario Droghe Aduc)

La legalizzazione della cannabis magari non alzerà in un sol botto il PIL del 10% ma libererebbe un bel po’ di risorse pubbliche dall’inutile repressione e farebbe entrare un bel po’ di soldini nelle tasche dell’erario (in totale risorse per 6/7 mld di euro). Senza contare che farebbe emergere un mercato che al momento rappresenta, secondo stime prudenziali, l’1% del PIL (limitando il calcolo a spanne alla sola canapa), legalizzando peraltro una intera e promettente filiera produttiva, dal coltivatore al consumatore.

Insomma, caro Pini, magari avessero liberalizzato la cannabis…

Vai allo speciale di fuoriluogo.it sulle conseguenze economiche del proibizionismo.

(post per il blog di fuoriluogo.it)

Le menzogne della war on drugs

18 gennaio 2012

Produzione cocaina: la verità non può attendere

(articolo per fuoriluogo.it)

Record di cocaina sequestrata nel 2011: Narcoleaks ha diffuso oggi i dati sulla quantità di cocaina sequestrata dalle forze di polizia di tutto il mondo durante il 2011. Si tratta di quasi 775 tonnellate di cocaina di alta qualità. Il che smentisce clamorosamente le stime sulla produzione mondiale del Dipartimento di Stato USA, ferme a sole 700 tonnellate, e riporta di attualità le domande di Narcoleaks al Presidente americano Barack Obama rimaste ancora inevase.

Il 2011 è stato un anno record per quel che riguarda i sequestri di cocaina nel mondo: 774,707 tonnellata di cocaina ad alta purezza sono stati intercettati dalle polizie di tutto il mondo secondo i calcoli di Narcoleks, il progetto italiano che si cura di monitorare sugli organi di informazione e sulle veline ufficiali le notizie sugli oltre 5000 sequestri di cocaina di quest’anno.

Oltre ai sequestri Narcoleaks ha tenuto traccia anche della cocaina persa in mare o distrutta dai trafficanti per eliminare l’oggetto del reato per circa 20,921 tonnellate, mentre sono circa 25 o 30 le tonnellate di cocaina potenzialmente estraibili dalle foglie di coca distrutte dalla polizia nei laboratori clandestini di Colombia, Perù e Bolivia. Ben di più, 404,834, sono le tonnellate di sostanza in circolazione stimate dagli investigatori durante le operazioni anticrimine ascrivibili al 2011.

Anche non sommando questi dati, c’è la prova definitiva della inesattezza delle stime del Dipartimento di Stato USA, solo 700 tonnellate di produzione mondiale di cocaina, stime oggetto di una richiesta di chiarimento di Narcoleaks nello scorso dicembre, di cui vi abbiamo dato conto qui.

Le 5 domande riproposte oggi al Presidente USA da Nacoleaks sono le seguenti:

  1. Come è possibile che la quantità di cocaina sequestrata sia superiore a quella prodotta secondo i vostri dati ufficiali?
  2. Come è possibile che il Dipartimento di Stato affermi che nel mondo si producono 700 tonnellate di cocaina, quando la U.S. Guard Coast afferma che il solo traffico di cocaina dal Sud America agli Usa è di ben 771 tonnellate mentre il Generale Douglas Fraser, Comandante dell’U.S. Southern Command, ha stimato il flusso tra 1.200 e 1.400 tonnellate?
  3. Come è possibile che diverse autorità americane siano in netta contraddizione tra di loro?
  4. Perché si continua ad affermare che la produzione di cocaina colombiana è calata quando tutti i dati disponibili dicono il contrario?
  5. Alla luce di queste contraddizioni, sono giustificati i miliardi di dollari spesi per finanziare il Plan Colombia?

La sottostima della produzione, da parte del Dipartimento USA è ovviamente strumentale al tentativo di dimostrare l’efficacia delle politiche proibizioniste, in particolare delle costosissime operazioni militari del Plan Colombia. Politiche nei fatti inefficaci, e che vengono ormai sostenute solo grazie alle bugie.

Tutto il mondo è paese

29 novembre 2011

geert wilders, leader della destra xenofoba che appoggia esternamente il governo olandese, colto con un'espressione particolarmente significativa

Succede che nei sobborghi di Amsterdam la Polizia irrompa nel capannone che ospita la 24esima edizione della cannabis cup. Il tutto a causa della svolta repressiva del traballante governo di Centro-Destra olandese, ostaggio in parlamento di xenofobi e ultracattolici. Risultato di questa grande operazione il sequestro di un chilo di cannabis, e l’arresto di un espositore (poi prontamente rilasciato) per possesso di un quantitativo di marijuana di poco superiore al massimo consentito.

Insomma, non succede solo in Italia che maggioranze traballanti mettono a rischio le conquiste sociali pur di rimanere in sella. Tutto il mondo è paese e nei Paesi Bassi si mette a repentaglio un esperimento (riuscito) di gestione alternativa del “problema droga” per tenere in vita un governo ormai soffocato dalla crisi e dai sondaggi.

Qui potete leggere tutta la storia raccontata da Massimiliano Sfregola per fuoriluogo.it, mentre qui sotto potete vedere alcuni dei visitatori della fiera intenti a disfarsi della marijuana in eccesso dopo aver ascoltato l’annuncio della perquisizione all’uscita degli stand.

I Garanti chiedono al Governo una svolta sul carcere

22 novembre 2011

I Garanti dei detenuti italiani, riuniti in coordinamento oggi a Ferrara hanno tenuto una conferenza stampa al termine dei lavori. Ormai siamo “Garanti della carta igienica” ha esordito così il coordinatore dei 30 garanti cittadini e 6 regionali, Franco Corleone. “67500 detenuti sono il frutto delle leggi criminogene che il nostro paese si è dato, ma questa riunione cade in un momento felice per le speranze che il nuovo governo ci puo’ dare”.  I Garanti si aspettano un segnale forte di discontinuità: insieme a Antigone, Arci, Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti Orizzonti, La Società della Ragione, Unione delle Camere Penali Italiane, VIC-Caritas il Coordinamento Nazionale Garanti Territoriali Diritti Detenuti ha infatti lanciato un appello al Presidente del Consiglio e al neo Ministro della Giustizia perché sia nominato un sottosegretario con delega al carcere “capace, competente e appassionato e che possa incidere positivamente sul dramma quotidiano delle carcere certificato anche dalle parole del Presidente della Repubblica di quest’estate”.

I Garanti chiederanno presto un incontro al nuovo Ministro, “perchè in questi anni si è confidato troppo nel carcere in nome della sicurezza, il carcere non dev’essere il sostituto del welfare che non c’è.” “Al Ministro – incalza Corleone – sottoporremo alcune questioni urgenti: incidere sul sovraffollamento, non con nuove carceri ma cambiando le leggi criminogene, perchè non serve il carcere per la vendita di un cd contraffatto, come non vanno tenuti in carcere i detenuti tossici, o non vanno incarcerati i semplici consumatori. Va modificata la Fini-Giovanardi, con maggiori possibilità di affidamento in cura, e va modificata anche la legge Cirielli sulla recidiva. Chiederemo poi che si porti a conclusione il lavoro avviato dalla commissione Marino per il superamento degli OPG, e chiederemo l’istituzione del garante nazionale come previsto da una norma dell’ONU che l’italia tarda a far sua. Crediamo si debba usare meglio e di più la legge sulla detenzione domiciliare, prevista dalla cosiddetta “svuotacarceri” che ha però inciso per poco più di 3000 casi.”

“Un carcere sovraffollato che imbruttisce le persone non aiuta la società nè aiuta la salute pubblica” ha continuato Corleone, che è Garante dei detenuti a Firenze, ricordando che proprio la mancanza di fondi ed il sovraffollamento rendono necessaria l’apertura del carcere alla società, con un maggior coinvolgimento degli enti locali e dell’associazionismo in modo che esso non “diventi uno zoo” ma si apra alla città promuovendo iniziative di educazione, di studio e di recupero sociale in modo che nella cella si torni solo a dormire.

Articolo per fuoriluogo.it

 

 

Quando dietro l’overdose c’è la ricetta medica

14 ottobre 2011

Secondo uno studio di recente pubblicazione in Florida le overdose da farmaci sono quattro volte superiori alle overdose da droghe illecite

Uno studio pubblicato sulla rivista dell’American Medical Association, JAMA (28 Settembre 2011—Vol 306, N. 12), rivela che in Florida nel 2009 le morti per overdose da medicinali prescritti sono state 4 volte superiori a quelle da sostanze illecite. Lo studio che analizza i dati dello stato americano dal 2003 al 2009, evidenzia che il numero di casi in cui l’esame medico post mortem ha trovato concentrazioni letali di una o più sostanze è cresciuto del 61% (da 1804 casi a 2905), con un aumento percentuale per tutte le sostanze, escluse cocaina e eroina. I casi di morte per farmaci legali sono quindi aumentati di oltre l’84%: i maggiori incrementi sono relativi alla presenza di quantità letali di oxycodone (con un aumento del 264.6%), seguito dall’alprazolam (+233.8%) e dal metadone (+79.2%).

I ricercatori hanno preso a riferimento i dati provenienti dal sistema di controllo dello Stato della Florida, e tenuto conto solo delle morti direttamente causate dalla sostanza e non quelle in cui una sostanza era presente, ma non in dose letale. Durante il periodo 2003-2009 l’85,9% di queste morti è stato causato da overdose involontarie e l’11,1% sono stati suicidi; per il 2,6% dei casi non è stato possibile determinarne la causa mentre lo 0,4% sono stati omicidi o sono ancora sotto indagine.

Se i farmaci legali sono coinvolti nel 76,1% dei casi di morte da overdose, le droghe illecite solo per il 33,9%; nel 10% dei casi ambedue le tipologie di sostanze sono state trovate in dosi letali. Nel 2003 il tasso di morte più alto era per la cocaina (3,2 ogni 100.000 abitanti), seguita dal metadone (2,2), oxycodone (1,7), eroina (1,4), morfina e alprazolam (1,3), e hydrocodone (1.1). Nel 2009 il rapporto fra droghe illecite e farmaci legali si è praticamente invertito. Infatti i dati presentati segnalano che il tasso di morte più alto è per ovedose da oxycodone (6,4 ogni 100.000 abitanti), seguito dall’alprazolam (4,4), metadone (3,9), cocaina (2,8), morfina (1,6), hydrocodone (1,4), e eroina (0,5).

Trend similari si sono registrati anche nello stato del Kentucky. I ricercatori mettono in luce come la proliferazione di cliniche specializzate nella “terapie del dolore” in Florida, frequentate anche da cittadini di altri stati, possa aver favorito l’utilizzo improprio in particolare di oxycodone e alprazolam. Solo nel 2009 la Florida si è data una regolamentazione più serrata, i cui effetti devono ancora essere esaminati.

(articolo per fuoriluogo.it)

Basta persecuzione

11 ottobre 2011

INCONTRO NAZIONALE ANTIPROIBIZIONISTA
PISA 22 OTTOBRE 2011
Polo Didattico Porta Nuova, via Padre Bruno Fedi 1

L’Osservatorio Antiproibizionista di Pisa, che dal 2001 organizza la streetparade Canapisa, indice un’assemblea nazionale delle realtà che affrontano le tematiche antiproibizioniste, con forme e metodi diversi, ma che siano interessate a un confronto costruttivo.
L’assemblea ha come obbiettivo la socializzazione delle attività portate avanti dai singoli gruppi sia a livello nazionale che locale nonchè l’analisi dell’ emergenza italiana con le varie proposte per affrontarla. Crediamo che sia venuto il tempo di riprendere voce collettivamente e riproporre le ragioni dell’antiproibizionismo in un momento storico in cui la repressione contro le sostanze proibite ha assunto le dimensione di una vera e propria persecuzione di massa (dal 1991 al 2008 più di 880mila persone sono state sottoposte a sanzioni penali e/o ammministrative per la semplice detenzione di sostanze). Per questo proponiamo un incontro nazionale delle realtà che si muovono sulle tematiche antiproibizoniste, anche in vista della Conferenza ONU prevista a Vienna nel 2012 ed in seguito alle dichiarazione della Global Commission on Drugs.
E’ arrivato il momento di connettere e condivedere le esperienze contro l’isolamento proibizionista, è venuto il momento di dire basta alla persecuzione!!!!!!!

Programma della giornata:

Ore 10.30 – Presentazione della giornata e delle varie realtà presenti

Ore 13.00 – Pausa pranzo

Ore 15.00 – Assemblea di discussione sulle tematiche emerse

Ore 10.30 – STOP PERSECUTION PARTY

area dub roots dancehall : CANAPISA REGGAE ALL STAR
area electro house : OFFLABEL Crew + Guest

NON MANCARE!!!!!!!!!!!
info: *protected email*
http://osservatorioantipro.org/?page_id=277

(via fuoriluogo.it)

Ecco (quasi) tutti i danni della legge sulle droghe

27 giugno 2011

Dopo 5 anni di applicazione della legge 49/2006 Antigone, CNCA, Forum Droghe e La Società della Ragione hanno pubblicato il SECONDO LIBRO BIANCO SULLA LEGGE FINI-GIOVANARDI che contiene l’illustrazione e il commento dei dati sulle conseguenze penali e sulle sanzioni amministrative e i riflessi sull’amministrazione della giustizia e sul carcere delle politiche proibizioniste italiane sulle sostanze.

Scarica il Dossier dal sito di Fuoriluogo.it: Secondo Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi. (formato pdf, 1,1 mb)

(dal blog di fuoriluogo.it)