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Piazza Alimonda, 20 luglio 2001, ore 17,25

20 luglio 2012

I traumi di Genova. Dieci anni dopo.

14 settembre 2011

Arci Ferrara, La Società della Ragione onlus e Comitato Testimoni di Genova, in collaborazione con MelBookStore e con il patrocinio del Comune di Ferrara vi invitano

Mercoledì 28 settembre, alle ore 18 presso la sala dell’Oratorio dell libreria MELBOOKSTORE di Ferrara (Palazzo San Crispino, Piazza Trento e Trieste) alla

Presentazione del libro di Adriano Zamperini, Marialuisa Menegatto

Cittadinanza ferita e trauma psicopolitico
Dopo il G8 di Genova: il lavoro della memoria e la ricostruzione di relazioni sociali

Insieme agli autori sarà presente Daniele Lugli, difensore Civico dell’Emilia Romagna.

I diritti d’autore del libro sono devoluti al Comitato Verità e Giustizia per Genova.

Il libro:
Cittadinanza ferita e trauma psicopolitico
Dopo il G8 di Genova: il lavoro della memoria e la ricostruzione di relazioni sociali
Prefazione di Nando della Chiesa
Liguori Editore
Collana: Relazioni
ed.: 2011
ISBN: 978-88-207-5490-7
pp.: 208

Dieci anni sono ormai trascorsi dal G8 di Genova. Un evento che tuttavia resta impresso nell’immaginario. Difficile lasciare dietro di sé quei drammatici eventi, immortalati da una moltitudine di fotografie e video. Immagini di scontri di piazza, con la morte di Carlo Giuliani, e di manifestanti picchiati a sangue nella scuola Diaz. Poi le notizie sulla violenza di Bolzaneto. Infine sono venuti i processi e le sentenze. Che cosa resta di Genova, oggi? Gli autori, muovendosi per i sentieri di un senso di cittadinanza profondamente ferito e di un diffuso trauma psicopolitico, prendono le distanze da quel pensiero illusorio che si affida passivamente al tempo. Nella speranza che si faccia guaritore. Quasi che a far decantare l’afflizione, essa svanisca. E che l’indignazione covata dall’ingiustizia patita possa essere erosa dall’oblio. Sapendo però che tutto si può dire del passato, tranne che sia passato, gli autori analizzano scientificamente la natura della sofferenza, individuale e collettiva, prodottasi con il G8 di Genova. Interrogano le pratiche sociali della memoria, affrontano il problema del vivere comune “offeso” – la frattura tra istituzioni dello Stato e parte di cittadini – con le reciproche barriere emozionali che continuano a frapporsi a livello interpersonale e intergruppi. Offrendo infine un sapere al servizio della società, aiutandola a concretizzare rispetto e giustizia, per incamminarsi lungo le vie di una matura riconciliazione.

I diritti d’autore del libro sono devoluti al Comitato Verità e Giustizia per Genova..

Adriano Zamperini
Adriano Zamperini è Professore di Psicologia sociale e di Relazioni interpersonali nei contesti organizzativi presso la Facoltà di Psicologia dell´Università di Padova. Fra le sue ultime pubblicazioni: Psicologia dell´inerzia e della solidarietà (2001), Psicologia sociale (2002) (con I. Testoni), Prigioni della mente (2004), L´indifferenza (2007).

Marialuisa Menegatto
Marialuisa Menegatto è psicologa clinica e di comunità, ricercatrice presso la Società Italiana di Scienze Psicosociali per la Pace.

Chi era il tipo con il megafono?

21 luglio 2011

Questo che segue è il racconto “a caldo” che inviai a Carta dopo la mattanza del 21 luglio di 10 anni fa a Genova. La domanda “Chi era il tipo con il megafono?” non ha avuto mai risposta, e mi appare oggi ingenua e stupida. Adesso posso tranquillamente affermare che si trattasse di qualcuno del servizio d’ordine che cercava di fare del suo meglio, in quel caos assoluto.

Il complottismo di quelle ore pero’ era ampiamente giustificato dagli strani tipi in motorino del giorno prima, dai cassonetti riempiti di libri di fianco a Via Assarotti (via Palestro?), dalle fughe prima dai presunti black block, quindi dalla polizia, dal rumore delle pale degli elicotteri sopra piazzale Kennedy la sera del 20, dalla carneficina della Diaz la notte del 21, e da tutto quello che si è scoperto poi. A ripensare che ci era pure venuto in mente di restare a Genova la notte del 21 (“poi andiamo a dormire alla Diaz”), mi tornano i brividi, che mi passano solo al pensiero che abbiamo riportato tutti a casa incolumi.

In quei giorni, questo è l’unico dato politico di cui sono certo, è stato distrutto e frammentato a suon di lacrimogeni e manganelli un grande movimento intergenerazionale e trasversale che solo 10 anni dopo (con i referendum di giugno) ha ricominciato a credere nella forza del lavorare insieme.

Perchè nella forza delle nostre idee non abbiamo mai smesso di crederci.

Vi mando questo resoconto che può essere utile alla ricostruzione dei fatti, ma anche alcune domande sulle quali lavorare: chi era quello sul cassonetto con il megafono? chi ha detto al corteo di muoversi?
Davanti a noi c’era anche un pezzo di rifondazione. Giravano voci incontrollate su scontri dietro che ovviamente bastavano per impedirci di tornare indietro. Ero nello spezzone della rete di Lilliput, siamo stai fermati per molto tempo sul lungo mare per gli scontri di piazzale Kennedy. Il servizio d’ordine era lasciato alla buona volontà delle persone, ovviamente non era adeguato alla situazione. Il cordone è stato rotto in due poco prima di piazzale Kennedy da uno spezzone (Cobas mi pare) che ha rotto il gruppo della rete di Lilliput in due. Non si era ancora riusciti a compattare il gruppo, quando siamo passati nel punto caldo, l’incrocio di fronte il piazzale dove la manifestazione svoltava verso nord e c’era una persona, su alcuni cassonetti in mezzo alla strada che invitava a fare presto con un megafono. Apparentemente teneva d’occhio una laterale in cui c’erano degli scontri. Guarda caso nel momento in cui è passato lo spezzone della rete sono arrivati quattro o cinque black a cui è bastato buttare per terra tre cassonetti per giustificare il lancio di lacrimogeni (uno mi è caduto molto vicino) e subito dopo la carica. Il cordone della rete si è sfaldato praticamente all’arrivo dei black, quello dei Cobas che seguivano ha avuto un momento di cedimento nonostante qualcuno insieme a me tentasse di rinforzarlo. I lacrimogeni hanno fatto il resto. La persona sui cassonetti si è allontanata con una calma che mi ha stupito.
Nota: utilizzare quei mezzi per fermare cinque persone è, se in buonafede, un atto come minimo di incompetenza ed incapacità. Lanciare lacrimogeni su una parte di corteo pacifica è un atto di puro terrorismo. Caricare uno spezzone pacifico è semplicemente un atto criminale. Tornando ai fatti, i quattro/cinque si sono ovviamente inseriti nello spezzone di corteo che era riuscito a passare, mentre guarda caso la polizia manganellava a sangue dietro. Tranquilli come in gita scolastica sono stati dentro al corteo finché non sono stati individuati ed allontanati dal corteo al grido di “fuori fuori” come in piazza Manin venerdì. Insomma, stessa dinamica, solo che questa volta erano in quattro o cinque. È pura coincidenza, è pura incompetenza, è malafede?
Ciao
Leonardo Fiorentini

Piazza Alimonda, 10 anni fa

20 luglio 2011

Con quella faccia un po’ così

20 luglio 2011

Con quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c’inghiotte e non torniamo più.

Eppur parenti siamo un po’
di quella gente che c’è lì
che in fondo in fondo è come noi, selvatica,
ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai.

Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un’idea come un’altra.
Ah, la la la la la la

Ma quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l’annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po’ randagi ci sentiamo noi.

Macaia, scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia…
e intanto, nell’ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.

In un’immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise…

Con quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c’inghiotte e non torniamo più.

Sono stanco di provare ribrezzo per questo paese

1 agosto 2010

117. Sono le pagine del file pdf (preso da Repubblica, ma scaricabile anche da qui, non si sa mai: sentenza_diaz.pdf) con le motivazioni della sentenza depositata ieri dalla Corte d’Appello di Genova, presieduta da Salvatore Sinagra.

Ribaltando la sentenza di primo grado, i giudici avevano condannato il 18 maggio scorso 25 imputati, tra i quali il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri (4 anni), l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (5 anni), Giovanni Luperi (4 anni), Spartaco Mortola (3 anni e 8 mesi) Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi).

Leggerle da una sensazione strana: di ribrezzo prima, di rabbia poi. A volte anche di soddisfazione per le conferme, che dopo anni arrivano. Soddisfazione che svanisce una volta che tornano alla mente i ricordi: il dolore e la paura di quei giorni, le cariche, le fughe, la morte di Carlo Giuliani.

Poi repubblica ci ricorda chi sono ora due dei poliziotti condannati, e per cosa sono stati condannati:

Luperi e Gratteri, dirigente il primo dell’intelligence e il secondo dell’antiterrorismo, due dei più importanti poliziotti italiani: “preso atto del fallimentare esito della perquisizione, si sono attivamente adoperati per nascondere la vergognosa condotta dei poliziotti violenti concorrendo a predisporre una serie di false rappresentazioni della realtà a costo di arrestare e accusare ingiustamente i presenti nella scuola”

Ed eccola, quella sensazione di ribrezzo che torna ad assalirmi.

Ribrezzo per il mio paese. Ribrezzo per i suoi cittadini – me compreso – che consentono queste e tante altre cose ancora.

Ribrezzo per le foto della festa di compleanno di Rotondi, per un Governo che non ha il coraggio di presentarsi a Bologna il 2 agosto, per Bossi e per il figlio di Bossi,

Non so voi, ma io sono stanco di provare ribrezzo per questo paese (e non voglio provare ribrezzo per il figlio del figlio di Bossi).

20 luglio 2001

20 luglio 2010

Sotto il tappeto

25 giugno 2010

Mettere la polvere sotto il tappeto. L’abbiamo fatto tutti.

Ma se il tappeto è il mare de la Maddalena, la polvere sono macerie, amianto e idrocarburi, e tu sei il capo della Protezione Civile, beh dovresti vergognarti un po’ di più.

E chi l’ha mai messo in dubbio?

19 maggio 2010

Questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’Interno”

Questo è il commento di oggi del sottosegretario agli Interni Mantovano.

Giusto per coloro che sono ancora alla ricerca dei mandanti politici delle violenze di Genova…

85 anni

19 maggio 2010

Nonostante la prescrizione dei reati più lievi in econdo grado sono stati condannati a 85 anni di carcere complessivo i poliziotti (catena di comando compresa) che nella notte del 21 luglio 2001 hanno eseguito la “macelleria messicana” alla scuola Diaz.

Sono passati 9 anni. Ora aspettiamo la cassazione, e le possibili ulteriori prescrizioni…