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1 gennaio 2017. Il Ponte c’è?

1 gennaio 2017

Questo post è stato scritto il 28 giugno 2010.

Qui sotto, youtube permettendo, dovrebbe esserci l’estratto di una puntata di Report sui fondi FAS nella quale il Ministro Matteoli, glissando sulla presenza di un progetto definitivo del Ponte, asserisce con certezza:

Il Ponte sarà consegnato ai cittadini il 1 gennaio 2017

http://www.youtube.com/watch?v=UV2UA0u01BM

Cari cittadini, il Ponte ve l’hanno consegnato?

Il Governo cadrà per il 55%?

17 novembre 2010

C’è da giurarci allora che proprio la proroga del 55%, fortemente voluta dalle opposizioni ma che non dispiace affatto ai finiani, diventi a questo punto il vero ago della bilancia sulla possibilità o meno che il governo cali in Aula la carta della fiducia per incassare l’approvazione della legge di stabilità.

Così scrive il Sole 24 ore ieri, dando conto della situazione dell’emendamento per la proroga del 55%, rinviato all’aula. Temo che la “ragion di stato”, la cosiddetta “responsabilità”, porterà l’attuale maggioranza a evitare di scannarsi prima dell’approvazione della finanziaria.

Ma, pensateci bene, quale “casus belli” migliore della prororoga di un incentivo che abbassa le tasse, favorisce le imprese e l’ambiente poteva cadere in mano di Fini e compagnia? Che bello sarebbe far cadere Berlusconi perchè fa pagare più tasse ai cittadini, mette in crisi le imprese e distrugge l’ambiente….

Mentre sognate a occhi aperti, firmate a occhi chiusi il nostro appello on line su cinquantacinquepercento.it che vola verso quota 2500 adesioni!

Perchè poi uno si preoccupa

27 luglio 2010

Da alcune settimane ho la netta sensazione di condividere molti dei contenuti dei corsivi sul Corriere della Sera.

Sono io, o è il paese ad essere andato in vacca?

Una banca vale più degli elettori?

Non è facile capire la logica che ha spinto Denis Verdini a dimettersi da presidente della Banca del Credito Cooperativo Fiorentino, e a non lasciare la carica di coordinatore del Pdl. È come se si sentisse più responsabile nei confronti degli azionisti che degli elettori; o comunque ritenesse i primi più severi e temibili dei secondi. Ma la sua scelta non può non lasciare interdetti. Se ritiene che la magistratura lo abbia indagato ingiustamente, è comprensibile la resistenza alle richieste dell’opposizione e della minoranza di Fini.
Nel momento però in cui getta la spugna come banchiere, non si comprende perché ritenga di poterla tenere in mano da dirigente politico. Si tratta di un cortocircuito fra sfera pubblica e privata che finisce per privilegiare la seconda; e per offrire agli elettori del centrodestra un’immagine sghemba di un loro rappresentante. Non si tratta di accreditare un suo coinvolgimento nei fatti dei quali viene sospettato; né di assecondare sentenze preventive; né, ancora, di sottovalutare gli aspetti strumentali degli attacchi di cui è destinatario: sono anche pezzi della faida nel Pdl in atto da mesi.
Ma nello stesso tempo è difficile liquidare la questione sostenendo semplicemente di credere a Verdini, alle sue assicurazioni di non avere commesso nulla di illegale. Questa tesi, esposta ieri ad esempio dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa per puntellare il «no» alle dimissioni dall’incarico nel Pdl, è un segno di amicizia e di solidarietà fra coordinatori. Eppure rischia di apparire anche la dimostrazione di un’incomprensione, e di una involontaria mancanza di rispetto per l’elettorato: soprattutto dopo la decisione di Verdini di lasciare la banca per motivi di opportunità. A questo punto, la stessa preoccupazione dovrebbe suggerire un passo indietro dal vertice del partito. Certo non è facile, in un momento in cui la rissa fra berlusconiani e finiani ha imboccato un tornante pericoloso e probabilmente senza ritorno. L’esigenza di tenere unite le forze nel conflitto dentro il Pdl fa apparire anche la scelta più ragionevole come un gesto di debolezza, di cedimento alle ragioni nemiche. Il risultato è un irrigidimento, quasi un arroccamento su posizioni che a prima vista sono obbligate; ma alla lunga potrebbero rivelarsi imprudenti. Anche perché in politica le contraddizioni hanno un prezzo. E più a lungo vengono eluse, più si prendono una rivincita rapidissima nelle sue conseguenze. Un elettore non chiede o suggerisce, come un consiglio di amministrazione, di uscire di scena in attesa magari di tempi migliori. È più indifeso, e forse disposto a dare credito alla persona ed allo schieramento che ha votato e contribuito a portare in Parlamento. Proprio per questo merita una considerazione se non superiore, uguale a quella verso una banca.

Massimo Franco

Prese per il culo

14 aprile 2010

Non so, sarò abituato bene, ma un incentivo di massimo 7000 euro per l’acquisto di una nuova (prima) casa in classe A lanciato in pompa magna dal nostro governo non vi sembra una presa per i fondelli da chi non intende rinnovare il 55% per la riqualificazione energetico del nostro disastroso patrimonio edilizio? E un incentivo di 50 euro per attivare una connessione in “banda larga” non vi pare un bella presa per il culo se a proporla è lo stesso governo che ha affossato il progetto di diffusione della banda larga in Italia (poi potremmo discutere sul concetto di larghezza…).

Senza contare che il tutto è appaltato a quelli di Poste Italiane (con che costi? ricordate la social card?), che se pensassero a far arrivare i miei postacelere – o i bilanci di mandato di Marcello – puntuali sarebbe meglio.

Governo in deroga

28 gennaio 2010

Dopo l’emendamento per il condono, ecco la deroga per la caccia.

Il Governo delle libertà si rivela sempre di più un governo in deroga.

Su tutto.

Vi ricordate?

15 gennaio 2010

Vi ricordate l’influenza A, l’emergenza, il vaccino?
Ecco, oggi Altreconomia svela un po’ di segreti di pulcinella sull’accordo Governo-Novartis:

Persino la Corte dei Conti aveva lamentato il fatto che la scrittura privata tra il ministero della Salute e la multinazionale farmaceutica Novartis fosse di fatto coperta da segreto. Non solo, sempre la Corte dei Conti aveva parlato di condizioni troppo favorecoli a Novartis, fra i quali l’assenza di penali, l’acquisizione da parte del ministero dei rischi e il risarcimento alla multinazionale per eventuali perdite (vedi allegato).

Oggi possiamo leggere il contenuto di questo contratto, pur se con non pochi omissis.

La scrittura risale al 21 agosto 2009, ed è firmata dal direttore generale del ministero, Fabrizio Oleari, e dall’amministratore delegato di Novartis Vaccines, Francesco Gulli.

Nel testo, si regolamento l’acquisto diretto di 24 milioni di dosi di vaccino. Costo: 184 milioni di euro, iva inclusa.

Tra i tanti punti dell’accordo, elenchiamo quelli che ci sembrano più salienti:

– art. 1: vengono definiti i cosiddetti “sforzi commercialmente ragionevoli” attorno ai quali ruota l’intero contratto; Novartis è sì obbligata a produrre e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia “ragionevole”. Se ci riesce bene; altrimenti lo Stato paga ugualmente: vedi 3.1;

– art. 2.2 e 2.7: Il ministero riconosce di non acquisire alcun diritto sui marchi commerciali e Novartis non concede alcuna licenza sui diritti di proprietà intellettuale; il ministero non è altresì autorizzato ad apportare modifiche alla confezione né a oscurare marchi su di essa;

– art. 3.3: qualora il ministero si trovi nell’impossibilità a ritirare il prodotto Novartis potrà rivenderlo ad altri clienti o fatturare al ministero quanto non ritirato, con la possibilità di rivenderlo comunque dopo 90 giorni;

– art. 4.2, 4.3, 4.5:  la responsabilità di Novartis è limitata al difetto di fabbricazione: escluso il danno di altro tipo derivante dalla semplice assunzione del vaccino;

– art. 4.6: il ministero è tenuto a indennizzare Novartis in conseguenza di danni provocati dal vaccino, salvo ove tali danni siano provocati da un difetto di fabbricazione;

– art. 5.2 e 5.5: il prezzo per ciascuna dose di vaccino è pari a 7 euro. Totale: 168 milioni di euro più iva. Il ministero dovrà pagare entro 60 giorni dall’emissione della fattura, su un conto corrente del Monte dei Paschi di Siena;

– art. 8.3: le cause di “forza maggiore” che limitano le responsabilità di Novartis vengono estese a situazioni che dovrebbero invece essere garantite da Novartis, come “epidemie e pandemie”, “atti di qualsiasi autorità pubblica”, “atti di enti sopranazionali (ivi compreso l’Oms”);

– art. 9.3: nel caso in cui il vaccino non sia consegnato per mancato ottenimento dell’autorizzazzione all’immisione al commercio e/o di prove cliniche positive, il ministero riconosce forfettariamente a Novartis a titolo di partecipazione ai costi la cifra (al netto dell’Iva) di 24 milioni di euro;

– art. 10.1: le parti si impegnano a mantenere assoluto riserbo sulle informazioni riservate;

Qui potete scaricare l’accordo, qui il parere della corte dei conti.

Il Governo dei lacci e lacciuoli (e delle tasse)

15 gennaio 2010

Ieri l’allarme sul Decreto Romani, che a parte i dispetti a sky, prevede che la disciplina dei siti Internet che trasmettono immagini non occasionalmente venga assimilata a quella delle emittenti televisive.

Oggi scopriamo che aumenta l’equo compenso sui dispositivi di archiviazione elettronica da versare alle Siae per farsi una copia privata di materiale coperto da diritti. Che di per sè è già aberrante, ma che diventa assolutamente pazzesco se pensiamo che molti dei terabyte tassati sono pieni di documentazione personale di cui noi deteniamo i diritti, oppure di dati di lavoro, ovvero di inutili mail di spam.

Ma evidentemente alla SIAE hanno problemini a pagare un assegno decente per i diritti d’autore ad Apicella (e gli stipendi ai dirigenti).

E questi si spacciano ancora per il Popolo delle Libertà. Ah sì, forse di tassare e vessare i poveri cristi.

Solidarietà ai precari (dell’Ispra)

4 gennaio 2010

Ho appena firmato, su segnalazione di Letizia, l’appello in solidarietà con i precari dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ovviamente sono i primi a cadere quando la volontà di perseguire una seppur minima politica ambientale scende come il termometro sotto lo 0. Aderite anche voi.

Porto Tolle: ricorriamo alla Corte Costituzionale!

30 aprile 2009

Con il solito colpo di mano il Governo ha inserito nel decreto incentivi la deroga alle normali procedure per la trasformazione a Carbone della Centrale Termoelettrica di Porto Tolle, in particolare per aggirare la Legge regionale veneta di istituzione del Parco del Delta del Po.

Dal sito dei Verdi di Ferrara e da Estense.com, condividendo l’appello all’azione da parte degli Enti Locali, riporto l’intervento dell’Assessore provinciale all’Ambiente Sergio Golinelli:

IL CARBONE A PORTO TOLLE: INTERVENTO DI SERGIO GOLINELLI (VERDI), ASSESSORE ALL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI FERRARA

Il Governo Berlusconi ieri ha autorizzato la riconversione a carbone della centrale elettrica di Porto Tolle. Lo ha fatto nonostante il giudizio negativo di ben due diverse perizie acquisite dalla Procura di Rovigo, prima tentando di scavalcare la Commissione nazionale di Valutazione Impatto Ambientale, poi introducendo nel Decreto Incentivi una norma che consente di procedere “in deroga alle vigenti disposizioni di legge nazionali e regionali che prevedono limiti di localizzazione territoriali” (…) “per la riconversione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati ad olio combustibile in esercizio alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al fine di consentirne l’alimentazione a carbone o altro combustibile solido”.
Un provvedimento ad hoc, inserito in un testo nato con finalità totalmente diverse, che ha l’unico scopo di superare la Legge regionale del Veneto, che, per ovvi motivi, vieta l’uso di combustibili più inquinanti del gas naturale negli impianti termoelettrici collocati nei comuni compresi nel Parco Regionale del Delta del Po.
La scelta del carbone a Porto Tolle è in netta contraddizione infatti sia con la necessità di ridurre le emissioni di CO2, sia con l’impegno a rientrare nei limiti di qualità dell’aria, ampiamente e continuamente superati nella pianura padana, sia con la scelta di  difendere e valorizzare, attraverso l’istituzione dei Parchi, le risorse ambientali del territorio.
Ci stiamo battendo da anni, insieme alle popolazioni del Delta, contro un progetto insensato che vanificherebbe in un colpo solo gran parte degli sforzi che le nostre comunità stanno compiendo sui fronti cruciali della lotta ai cambiamenti climatici, della riduzione dell’inquinamento atmosferico, della difesa della biodiversità, della promozione economica del territorio attraverso lo sviluppo del turismo, della pesca e dell’agricoltura di qualità.
Ora occorre da parte degli Enti Locali,  della Regione Emilia Romagna e degli Enti Parco, che in questi anni hanno coerentemente contrastato questo progetto, una azione incisiva per impugnare il Decreto del Governo e gli atti ad esso connessi.  In particolare la Regione Emilia Romagna, che ne ha la facoltà, dovrebbe ricorrere alla Corte Costituzionale, per impugnare una norma chiaramente lesiva delle prerogative che la Costituzione assegna alle Regioni nel campo della pianificazione territoriale.

Pacchetto sicurezza

15 febbraio 2009

Segnalo questo intervento delle associazioni ferraresi sul pacchetto sicurezza, da Estense.com:

‘Pacchetto sicurezza’, è giunto il momento di fermarsi

La recente approvazione al Senato di norme che introducono la possibilità per i medici di denunciare gli immigrati irregolari, cancellando il comma che attualmente prevede la tutela della loro riservatezza da parte del personale sanitario, ci lascia sgomenti. Le associazioni di medici e infermieri, gli Ordini professionali e larga parte dell’associazionismo hanno già espresso in maniera ferma la loro opposizione a questi provvedimenti che violano ogni etica e la nostra Costituzione. La Carta costituzionale prevede infatti, all’articolo 32, che la salute è diritto di ogni individuo – senza limitazioni di nazionalità o di condizione giuridica – e che la Repubblica si impegna a garantire le cure agli indigenti. La palese incostituzionalità di tale norma, che limita i diritti a persone col solo torto di non avere documenti in regola, non ha frenato il legislatore. Molti autorevoli osservatori hanno segnalato come l’approvazione definitiva di tale provvedimento potrebbe avere effetti devastanti, oltre che sul diritto e sull’etica condivisa del nostro paese, anche sulla vita di tutti i giorni dei cittadini italiani. La popolazione straniera sarebbe infatti spinta ad allontanarsi, per paura, dalle strutture sanitarie pubbliche, mettendo a rischio la propria salute e quella altrui. Negli ultimi anni, la possibilità di visitare e curare tempestivamente i migranti irregolari ha portato, secondo Medici senza frontiere, alla riduzione dei tassi di Aids, alla stabilizzazione di quelli relativi alla tubercolosi, alla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno-infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale, ecc.), garantendo anche un contenimento dei costi per il Sistema Sanitario Nazionale.

Sono quindi l’etica, il diritto ed il buon senso a ribellarsi ad una decisione incostituzionale e sciocca, inserita in un provvedimento – il pacchetto sicurezza – che sembra avere come unico obiettivo quello di seminare a piene mani paura e intolleranza. La schedatura dei senza tetto, la tassa per il permesso di soggiorno, l’autorizzazione delle ronde, insieme alle dichiarazioni del ministro Maroni sulla necessità di “essere cattivi” con i migranti irregolari, sono il segno evidente del progressivo imbarbarimento della nostra civiltà di fronte ai fenomeni migratori. Deve cessare l’uso strumentale della paura dei cittadini – così spesso favorita da comportamenti irresponsabili dei media – nella perenne campagna elettorale italiana. È il momento di affermare con chiarezza, senza paura di essere tacciati di buonismo, che l’unica sicurezza possibile è quella che si costruisce ogni giorno con l’integrazione, la conoscenza reciproca e l’accettazione del diverso. È giusto dire ai cittadini italiani che l’arrivo dei migranti non cesserà – fortunatamente per la nostra economia – per qualche ronda in più o per lo sguardo cattivo del ministro di turno. E’ soprattutto fondamentale ricordare a tutti che violare il diritto di un gruppo sociale o di una categoria è l’anticamera per la violazione dei diritti di tutti. I drammatici episodi razzisti degli ultimi giorni stanno a dimostrare che il nostro paese sta scivolando verso sentieri pericolosi. È giunto il momento di fermarsi.

Per questo chiediamo:

– ai medici e al personale sanitario – qualora le norme in materia di denuncia dei migranti irregolari fossero approvate – di non applicare le stesse, esercitando forme di obiezione di coscienza;

– alla Regione Emilia-Romagna, al Comune e alla Provincia di Ferrara – ciascuno secondo le proprie competenze amministrative e la propria facoltà di legiferare – di opporsi fermamente a questo provvedimento;

– a tutte le forze politiche e sociali di mobilitarsi per impedire che il pacchetto sicurezza e le norme in esso contenute siano approvate dalla Camera dei Deputati;

– ai cittadini italiani e stranieri di esprimere il proprio sdegno, scrivendo ai propri parlamentari di riferimento e aderendo a tutte le mobilitazioni che verranno promosse.

Arci Ferrara, Cgil Ferrara, Anpi Ferrara, Cidi Ferrara, Associazione Cittadini del Mondo, Emergency Ferrara, Legacoop Ferrara, Forum del Terzo Settore Ferrara