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Cannabis legale, al via la legge popolare

20 aprile 2016

legalizziamo-cannabis4-e1458235054311Inizia ufficialmente oggi in tutta Italia la raccolta firme sulla Legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della cannabis e dei suoi derivati. Promossa dai Radicali e dalla Associazione Luca Coscioni e sostenuta da un vasto schieramento di associazioni, da Forum Droghe ad Antigone, dalla Società della Ragione alla Cild, passando per la Coalizione per la legalizzazione, la campagna vuole portare il dibattito sulla legalizzazione della marijuana nelle piazze delle nostre città. Dichiaratamente “a sostegno dell’azione parlamentare dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis”, il testo sul quale dovranno essere raccolte almeno 50.000 firme differisce però in alcuni punti non irrilevanti da quello presentato con la prima firma di Roberto Giachetti. Le differenze sono di particolare interesse perché contribuiscono a farne una proposta più avanzata, e se vogliamo anche più libertaria e liberale, rispetto a quella dell’intergruppo. Una proposta che tiene conto del dibattito avviato nella società civile in questi mesi, e quindi anche delle proposte nate all’interno del gruppo di associazioni che si riconoscono nel Cartello di Genova.

In primo luogo, all’articolo 1, viene definita la liceità dell’uso di sostanze, ribaltando finalmente l’impianto legislativo di stampo proibizionista. Una proposta questa già contenuta nella legge di modifica del 309/90 elaborata dal gruppo di lavoro della Società della Ragione e depositata alla Camera dei deputati da Filippo Fossati. Per la coltivazione personale la competenza passa dai Monopoli all’assessorato all’Agricoltura regionale. Una modifica di competenza che è più significativa per quel che riguarda la produzione a fini commerciali: salta infatti il monopolio di Stato previsto dal testo dell’intergruppo, e viene invece introdotto un sistema di autorizzazioni, con il coinvolgimento dei Comuni per quanto riguarda la localizzazione dei locali per la vendita al dettaglio.

Per quel che riguarda il trattamento fiscale la cannabis viene assimilata ai tabacchi, e viene anche definita la destinazione delle risorse derivanti alla vendita: 10% per finanziamenti di campagne informative e per programmi terapeutici e riabilitativi ed il resto suddiviso fra attività di previdenza sociale, assistenza sociale, riduzione delle imposte e incentivi all’occupazione, finanziamenti di investimenti produttivi e infine per la riduzione del debito pubblico. Ricordiamo che stiamo parlando, secondo gli studi più recenti di una cifra compresa tra 4 e gli 8 miliardi di euro all’anno (vedi  Marco Rossi, 6° Libro Bianco sulla legge sulle droghe).

Mentre i Gasparri e i Giovanardi insistono nella caccia alle streghe, come dimostra l’esilarante interrogazione parlamentare sulla composizione della delegazione italiana ad UNGASS 2016, finalmente aperta a tutta la società civile (e non solo agli amici proibizionisti), in Italia il tema della regolamentazione legale entrerà finalmente nel dibattito pubblico, a partire dalle piazze delle nostre città. Certo pare difficile che il Parlamento che sta per licenziare le Unioni Civili in quanto “formazioni sociali specifiche” possa legiferare sulla legalizzazione della cannabis. Come del resto appare improbabile che a New York in questi giorni si possano registrare significativi cambiamenti. Ma sarà importante il dibattito nel Paese per obbligare il Parlamento a discutere una proposta seria, ragionevole e condivisa di regolamentazione legale della cannabis, così come sarà decisivo il ruolo delle Ong perché la prossima UNGASS nel 2019  sia disponibile a una rivisitazione delle politiche sulle droghe nel mondo. Una proposta su cui confrontarsi con i cittadini e sulla quale costruire consenso già dalle prossime settimane.

Vai al sito della campagna.

(mio articolo per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 20 aprile 2016)

Canapa, il Canada verso la legalizzazione?

27 gennaio 2016

leo_2013La recente inattesa vittoria elettorale del Partito Liberale in Canada, e l’elezione del suo giovane leader Justin Trudeau a Primo Ministro, ha riportato in primo piano anche nel paese nordamericano il tema della legalizzazione della marijuana a fini ricreativi. Sono passati 14 anni dall’ottimo lavoro svolto nel 2002 dal Rapporto della Commissione presieduta dal Senatore Pierre Claude Nolin (cfr. Fuoriluogo, settembre 2002) che aveva caldeggiato la decriminalizzazione della canapa. Il Partito Liberale è un partito tradizionalmente di centro che però ha puntato per la sua rinascita a una forte attenzione ai diritti civili e ai temi sociali. Durante la recente campagna elettorale non sono mancati gli attacchi, in particolare dal Partito Conservatore al neo Primo Ministro, accusato addirittura in alcuni spot di voler vendere la marijuana ai bambini. Trudeau ha risposto senza scomporsi denunciando come fosse proprio l’approccio governativo a rendere “troppo facile l’accesso alla marijuana per i nostri bambini finanziando allo stesso tempo la criminalità di strada, le bande organizzate ed il commercio di armi”.

Nel programma con cui ha vinto le elezioni Trudeau è stato molto chiaro: rimuovere il consumo ed il possesso di marijuana dal Codice Penale, creando un sistema di regolamentazione rigido per vendita e distribuzione di cannabis con l’applicazione di accise sia federali che locali. Allo stesso tempo punire più severamente chi vende ai minori, chi guida sotto l’effetto di cannabis e chi vende al di fuori del sistema regolato. Il nuovo sistema andrà costruito insieme ai territori e agli esperti di salute pubblica e con le forze dell’ordine.

All’inizio di gennaio è stata resa pubblica la decisione del Governo di affidare a Bill Blair, ex capo della Polizia di Toronto e ora deputato, il fascicolo relativo alla legalizzazione della marijuana. Blair ha dichiarato che è stato molto influenzato dalla posizione del Centre for Addictions and Mental Health (CAMH) che nel corso del 2014 ha esplicitato la propria posizione a favore di una regolamentazione legale della marijuana per meglio garantire la salute pubblica. Il modello proposto dal CAMH prevede il monopolio della vendita, un’età minima per l’acquisto, dei limiti di densità dei luoghi di vendita e di orario, una politica dei prezzi impostata in modo tale da ridurre la domanda, scoraggiare il ricorso al mercato clandestino ed allo stesso tempo orientare verso prodotti a minor rischio, limitando l’accesso ai prodotti più potenti. E previsto ovviamente il divieto di pubblicità, una etichettatura trasparente ed infine l’investimento di risorse nella prevenzione, sia per quel che riguarda la riduzione dei rischi che per quel che riguarda la guida in stato alterato.

Nel frattempo l’industria della marijuana canadese si sta attrezzando. I produttori autorizzati a produrre cannabis per uso terapeutico, legale sin dal 2001, attualmente sono 26 ma ci sarebbero state oltre 1000 richieste, mentre 20 nuove compagnie fanno richiesta di licenza ogni mese. Del resto l’attuale mercato si rivolge a circa 60.000 pazienti, ma se il progetto di regolamentazione legale dovesse andare in porto si aprirebbe un mercato di milioni di persone. Non è un caso che alcune di queste aziende siano approdate anche alla Borsa di Toronto.

Per quanto riguarda il rapporto con le Convenzione internazionali sulle droghe in Canada probabilmente non si faranno troppi problemi. Nel 2013 il Canada si è ritirato dalla Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione, nel 2011 dagli impegni del Protocollo di Kyoto e nel 1981 dalla Convenzione per la regolazione della caccia alle balene.

Tutta la documentazione on line su ungass.fuoriluogo.it

Festa del Raccolto 2014 al Leoncavallo

6 ottobre 2014

festa del raccolto 2014 leoncavallo milanoSabato 11 ottobre 2014
Ore 21
Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito
Via Watteau, 7
20125 Milano

Legalizzare e tassare. Per battere le mafie e uscire dalla crisi. La legge in vigore ogni giorno regala alle mafie miliardi di euro. Denaro che inquina l’economia, corrompe e che invece potrebbe essere destinato dallo Stato alla salvaguardia del territorio, al reddito minimo, al lavoro e alle pensioni. Nel mondo le cose stanno cambiando. Ci proviamo anche qui.

In occasione della

Festa del Raccolto 2014

Ne discutono:

Daniele Farina, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà

Pippo Civati, deputato del Partito Democratico

Introduce Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito

Coordina Leonardo Fiorentini, Direttore di fuoriluogo.it

L’America volta pagina. Sì alla canapa ricreativa.

8 novembre 2012

La vittoria antiproizionista negli stati USA del Colorado e di Washington è un fatto di portata storica. Si tratta infatti delle prime giurisdizioni al mondo che introducono un regime di regolamentazione legale, tassazione e controllo della marijuana simile a quello riservato all’alcol: “le vittorie in Colorado e Washington sono di portata storica non solo per gli americani, ma per tutti i paesi che discutono il futuro della proibizione della marijuana nei loro paesi”, ha infatti dichiarato Ethan Nadelmann, direttore esecutivo della Drug Policy Alliance. “Questa è ormai una questione “mainstream”, con i cittadini più o meno divisi sulla questione, ma sempre più inclini a favorire una responsabile regolazione della marijuana rispetto a politiche proibizioniste costosi e inefficaci.”

Come commenta la DPA “le iniziative di Colorado e Washington sono state promosse da coalizioni eterogenee che comprendevano le “tradizionali” associazioni dei riformatori delle politiche sulle droghe, le forze dell’ordine, organizzazioni dei lavoratori, avvocati, le principali organizzazioni per i diritti civili e persone provenienti da tutte le parti politiche.” In particolare la campagna nello stato di Washington ha guadagnato forza e legittimità grazie al numero senza precedenti di “endorsement” da parte degli eletti, nonché di ex ed attuali funzionari di polizia.

“La riforma della politica sulla marijuana rimane un tema in cui le persone sono più avanti dei politici”, ha detto Ethan Nadelmann, “ma il risultato nello Stato di Washington dimostra che molti politici stanno cominciando a recuperare il ritardo.” Da segnalare anche il silenzio dei funzionari dell’amministrazione Obama, che due anni fa si era schierato contro la Proposition 19 della California, ma che si è astenuto dall’intervenire quest’anno. “Questo fa ben sperare”, ha dichiarato Nadelmann, “per le prospettive di attuazione delle loro nuove leggi, senza indebite interferenze federali ‘.”

Mai prima d’ora il supporto alla legalizzazione della marijuana è stato così diffuso negli Stati Uniti. L’anno scorso, un sondaggio Gallup ha rilevato per la prima volta che il 50 per cento degli americani è favorevole alla marijuana legale, con solo il 46 per cento di contrari. Il sostegno dell’opinione pubblica è cambiato drasticamente negli ultimi due decenni, e in particolare nel corso degli ultimi cinque anni. La scorsa settimana, l’annuale Rapporto “Uniform Crime” dell’FBI  ha certificato come la polizia ha eseguito 757.969 arresti nel solo 2011 per le violazioni riguardo la legislazione sulla marijuana negli Stati Uniti e che l’86% di questi sono stati arresti solo per possesso. Gli arresti per marijuana rappresentano la metà di arresti per droga tutti gli Stati Uniti.

Il paese dove è nata la War on Drugs sembra quindi aver deciso di voltare pagina. L’augurio è che il vento riformatore passi l’atlantico e travolga anche gli ultimi paladini proibizionisti della vecchia europa, che sempre più isolati nel nostro continente spesso si rifugiano dall'”amico” americano per giustificare leggi criminogene e tabelle uniche al grido di “la droga è droga”. Le vittorie di Colorado e Washington dimostrano come sia possibile convogliare su una proposta credibile di regolamentazione delle sostanze, ed in particolare della marijuana, non solo gli attivisti della prima ora ma anche ampie fette della società civile e dell’opinione pubblica e alla fine la maggioranza dell’elettorato.

Fra gli altri referendum da segnalare la vittoria per legalizzare la marijuana per usi medici in Massachusetts, e la Proposition 36 in California, che vuole riformare la famigerata legge dei “three-strikes”: i californiani condannati per la terza volta per un crimine non violento (comprese le violazioni delle normative sugli stupefacenti) non subiranno più automaticamente la pena da 25 anni all’ergastolo prevista per i colpevoli di 3 reati.

(articolo per fuoriluogo.it)

L’America è più antiproibizionista di Obama?

7 novembre 2012

Sono sei i referendum sul fronte della legalizzazione della marijuana posti all’attenzione degli elettori americani nella tornata di ieri. Si votava negli stati dell’Arkansas, Colorado, Massachusetts, Montana, Oregon e Washington. Da sottolineare perchè particolarmente significative le vittorie in Colorado e nello stato di Washington, dove viene legalizzato (e tassato) anche l’uso ludico dei derivati della cannabis. Il Massachuetts è il 18esimo stato americano a legalizzare la marijuana terapeutica.

L’America, o almeno parte di questa, è più avanti sul piano dei diritti dei consumatori di canapa del suo Presidente appena rieletto: vedremo se in questo secondo mandato Obama avrà il coraggio di imprimere una svolta alle politiche proibizioniste sia all’interno della nazione che all’estero, ponendo fine alla War on Drugs voluta oltre 40 anni fa da Nixon.

Qui sotto una breve descrizione dei quesiti e i risultati noti al momento in cui scriviamo (via NORML):

Arkansas: Medical Marijuana Initiative
Il voto favorevole all’iniziativa referendaria consentirà ai cittadini dell’arkansas malati e a fine vite di utilizzare marijuana sotto prescrizione medica per gravi condizioni mediche debilitanti. La marijuana medica sarà distribuita in modo strettamente regolato, in Dispensari non a scopo di lucro. È possibile leggere il testo completo dell’iniziativa qui.
Risultati 52% contrari 48% favorevoli (63% dello scrutinio – fonte).

Colorado: Amendment 64
La proposta rimuove tutte le sanzioni civili e penali in tutto lo stato per il possesso personale di marijuana (fino a un’oncia di peso, circa 28 grammi). Permette anche la coltivazione domestica di marijuana in uno spazio chiuso (fino a sei piante, come per la vigente legge sulla marijuana medica). Non cambia normativa vigente per la marijuana medica. Gli obiettivi di questa misura includono la creazione e la regolamentazione di un mercato legale per la produzione e la vendita di cannabis ai cittadini di età superiore ai 21 anni, tramite licenza dello Stato. Maggiori info.
Risultati: 54% favorevoli 46% contrari (70% dello scrutinio –  fonte).

Massachusetts: Medical Marijuana Initiative
Questa initiziativa permetterà ai pazienti dello stato del Massachusetts l’accesso alla marijuana medica. Consentire ai pazienti di ottenere la marijuana medica presso numero limitato di centri di trattamento non-profit, disciplinati dal Dipartimento di Stato per la Salute Pubblica, e accessibili grazie a una tessera di iscrizione rilasciata dopo la prescrizione del medico. In casi specifici potrà essere consentita la coltivazione domestica. Il testo completo dell’iniziativa può essere letto qui.
Risultati: 63% favorevoli 37% contrari 57%-43%(92% dello scrutinio –  fonte).

Montana: Medical Marijuana Veto Referendum
L’iniziativa è stata promossa per porre il veto alla legge approvata nel maggio 2011 che pone restrizioni sull’accesso alle terapie con marijuana, rispetto al provvedimento approvato nel 2004. Votare a favore significa confermare la nuova legge più restrittiva). Maggiori info.
Risultati: 57% favorevoli 43% contrari
(fonte)

Oregon: Measure 80
Il Cannabis Tax Act è frutto di un’iniziativa dei cittadini per regolare il mercato dei derivati della cannabis e per ripristinare la filiera industriale della canapa. La vendita sarà consentita solo ai maggiori di 21 anni e la tassazione genererebbe oltre $ 140 milioni l’anno. La legge ripristinerà l’industria della canapa: i derivati della canapa potranno essere utilizzati per prodotti alimentari, abbigliamento, carburante, carta e altro ancora. Maggiori info.
Risultati: 55% contrari 45% favorevoli (55% dello scrutinio – fonte)

Washington: Initiative 502
Questa misura permetterà di eliminare i divieti contro la produzione, lavorazione e vendita di marijuana, subordinata ad autorizzazione e regolamentazione da parte dell’ufficio di controllo  sugli alcolici; consentirà il possesso limitato di marijuana da parte di persone di età superiore ai 21 anni, e di imporre accise 25% sulla vendita all’ingrosso e al dettaglio di marijuana, entrate destinate alla prevenzione delle tossicodipendenze, alla ricerca, all’istruzione e alla sanità. Le leggi che vietano la guida sotto l’influenza di cannabinoidi e dovrà essere modificata per includere soglie massime per la concentrazione di THC nel sangue. Maggiori info.
Risultati: 55% favorevoli 45% contrari (fonte)

(articolo per fuoriluogo.it)

Debunking the debunker

20 luglio 2012

Le droghe sono già libere, le vogliamo regolamentare?

Bisogna ammettere che l’articolo di John B. pubblicato nella rubrica “doktor debunker” offre una serie di interessanti spunti (anche se da punti di partenza un po’ arretrati) sul dibattito sulla legalizzazione della cannabis. A partire dal titolo, per finire alle conclusioni, questo articolo è quindi un tentativo – rivedibile e perfezionabile, di questo mi scuseranno i lettori – di debunking del debunker.

UN MERCATO GIA’ LIBERO – Non nascondiamoci dietro il dito di Giovanardi, oggi il mercato delle sostanze stupefacenti è un mercato libero nei fatti: chiunque puo’ trovare qualunque tipo di sostanze ovunque si trovi. Le uniche cose sotto controllo sono i prezzi delle sostanze e la loro disponibilità, che sono in mano alle organizzazioni criminali. E non è certo un caso che dall’avvento della tabella unica della Fini-Giovanardi i prezzi dei derivati della cannabis siano progressivamente aumentati per avvicinarsi a quelli di sostanze ben più pericolose, ma più facilmente trasportabili e molto più remunerative per il narcotraffico. Del resto questa è la dura legge del mercato, baby. Quindi cominciamo sgombrando il campo da fraintendimenti, o equivoci più o meno voluti: legalizzare significa regolamentare un mercato che è già liberalizzato.

I COSTI DELLA WAR ON DRUGS – Quindi le droghe sono già libere, nonostante la politica repressiva di oltre 50 anni di War on Drugs, e sono largamente usate nel nostro come in tutto il resto del mondo. Non vorrei dilungarmi troppo sui costi della Guerra alla Droga, che vanno ben oltre il “togliere risorse alle organizzazioni criminali”. Ma recentemente una campagna promossa a livello internazionale ha voluto conteggiare questi costi, e vale la pena di riassumerli sinteticamente così (punti ripresi da Giorgio Bignami, War on drugs, i conti non tornano, Fuoriluogo.it):

  1. Si sprecano almeno 100 miliardi di dollari l’anno senza effetti significativi sulle dimensioni del narcotraffico (almeno $ 330 miliardi annui) e con una serie di danni collaterali a livello economico e socio-antropologico: infiltrazione capillare delle economie legali, crescente ostilità nei riguardi di chi rispetta le regole…
  2. Si colpiscono sviluppo e sicurezza. L’escalation della violenza e della corruzione seguita a crescere in modo esponenziale; i danni ai territori e alle popolazioni più deboli e meno sviluppati diventano incommensurabili: per la violazione dei diritti umani,  la distruzione di ecosistemi fragili, lo scoraggiamento di investimenti con finalità positive e legittime. L’esempio del Messico è sotto gli occhi di tutti.
  3. Si favorisce la deforestazione e l’inquinamento, a partire dalle attività di distruzione chimica dei raccolti, che accelerano il disboscamento e la messa a cultura di sempre nuove aree.
  4. Si crea crimine e si arricchiscono i criminali, non solo fomentando i noti conflitti alla messicana, ma trasformando milioni di cittadini consumatori, altrimenti rispettosi delle leggi e delle regole del vivere civile, in criminali, riempiendo sempre più i carceri di tutto il mondo.
  5. Si minaccia la salute pubblica, disseminando malattia e morte: in russia si registrano tra gli iniettori di droga di strada oltre l’80% di sieropositivi e malati di AIDS, vedi recente rapporto della Global Commission.
  6. Si ledono gravemente i diritti umani, come il diritto alla salute e all’accesso alle misure di riduzione del danno, alla privacy, al due process, alla libertà di pensiero e di azione; e questo, punendo in maniera sproporzionata comportamenti che non dovrebbero essere considerati reati e neanche infrazioni; incarcerando a dismisura spesso prima di qualsiasi giudizio; usando trattamenti degradanti sino alla tortura; applicando in alcuni casi la pena di morte; calpestando culture indigene come nel caso della criminalizzazione dell’uso di foglie di coca.
  7. Si promuove lo stigma e la discriminazione dei consumatori, in particolare per le fasce deboli

Più umilmente in Italia una serie di associazioni impegnate da anni nella proposta di revisione delle leggi sulle droghe hanno presentato poche settimane fa il 3° Libro Bianco sugli effetti della legge Fini-Giovanardi i cui disastri dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti. In Italia sui 37.750 detenuti con condanna passata in giudicato, presenti al 27 novembre 2011, ben 14.590 (38,90%) lo sono per violazione della legge sugli stupefacenti. Se sommiamo a questi i detenuti tossicodipendenti in carcere per reati collegati al loro status (piccole rapine, scippi, etc) il conto arriva facilmente al 50%. L’impatto carcerario della legge antidroga è quindi la principale causa del sovraffollamento negli istituti di pena italiani. All’aumento della carcerazione e delle sanzioni amministrative corrisponde un abbattimento dei programmi terapeutici, alla faccia dei proclami di Fini e Giovanardi sul “noi i tossicodipendenti li vogliamo curare”. Migliaia di giovani ogni anno sono privati di patente e passaporto, perchè trovati a fumarsi una canna su una panchina e devono sottostare a controlli per anni e anni, mettendo a rischio non solo la loro vita lavorativa.

LEGALIZZARE VALE UN PUNTO DI PIL – In Italia i costi della repressione sulle droghe ammontano, secondo uno studio di Marco Rossi del 2009 a circa 10 miliardi di euro. Se stimiamo che 2/3 siano legati ai derivati dalla cannabis possiamo quantificare in circa 7 miliardi l’anno l’impatto nell’economia di una legalizzazione e regolamentazione della cannabis al pari del tabacco, fra minori costi per la repressione e imposte sulle vendite. Senza contare la tassazione derivante dall’emersione dell’economia illegale e dell’indotto che tra emersione del lavoro e tassazione dei profitti puo’ far arrivare tranquillamente il valore economico della regolamentazione vicino al punto di PIL.

L’ESEMPIO OLANDESE – Nell’articolo che fornisce lo spunto vengono citati alcuni dati sul consumo di cannabis in Olanda presi da un vecchio rapporto dell’EMCDDA, con un confronto fra il 1997 e il 2006. Oltre al dettaglio di omettere a cosa si riferisse il dato della prevalenza (si trattava dell’uso nella vita nella fascia d’età 15-64), si è evitato di citare il dato immediatamente accanto nella stessa tabella, ovvero come l’uso della cannabis nell’ultimo anno fosse non solo molto più basso, ma pure in calo (dal 5,5 del 97 al 5,4 del 2006). Se poi andiamo a vedere la distribuzione per età, sempre nello stesso rapporto, notiamo come l’uso nell’ultimo anno (che è in effetti il dato che viene usualmente utilizzato per la stima del consumo) sia in calo soprattutto per i più giovani (dal 14,3 all’11,4). Onestà intellettuale mi obbliga a riferire come questi dati siano ampiamente superati. Oggi la prevalenza dell’uso lifetime della cannabis in Olanda è al 25,7% (fonte dati EMCDDA, con l’avvertenza che è cambiato il sistema di campionatura e lo stesso Istituto li utilizza con “parsimonia”, soprattuto per i raffronti con i precedenti) mentre è al 7% quella dell’uso nell’ultimo anno.

L’AUMENTO PROGRESSIVO – Ma, oltre a non aver molto senso imputare l’aumento progessivo del consumo dai primi anni 2000 ad una politica che è iniziata 25 anni prima, questi dati non hanno significato se non vengono confrontati con quelli di un paese a caso che applichi coscientemente la politica internazionale di repressione sulle droghe: l’Italia. Così scopriamo che (dati 2008, qui l’EMCDDA manco li cita gli strabilianti dati di Giovanardi degli anni successivi) in Italia l’uso durante la vita è al 32%, mentre l’uso nell’ultimo anno al 14,3%. Se prendiamo invece un paese, sempre a caso, che ha avviato politiche di depenalizzazione come il Portogallo ritorniamo all’11,7% nella vita e al 6,6% nell’ultimo anno. Insomma, la Legalizzazione certamente non fa aumentare i consumi, e forse li puo’ far diminuire.

LEGALIZZARE? REGOLAMENTARE – In un volume tradotto in italia col titolo “Dopo la War on Drugs” e pubblicato da Ediesse, la fondazione britannica Transform ha ipotizzato, a partire dalle esperienze internazionali, un percorso per la regolamentazione di ogni tipo di sostanza. E’ un libro interessante, che invito a consultare. Serve soprattutto a comprendere come legalizzare significhi regolamentare: oggi un minorenne puo’ acquistare cannabis, senza sapere come è stato prodotta, cosa ci è stato aggiunto, come è stato trasportata e a chi andranno i suoi soldi. E spesso senza conoscere neanche gli effetti della sostanza, o i pericoli derivanti dalle poliassunzioni. Una volta regolamentato, un minorenne non potrà acquistare, ci potranno essere controlli sulla qualità delle sostanze e si potrà informare con un po’ più di serenità sugli effetti delle sostanze, favorendo quindi un uso più consapevole e attivando campagne di informazione come per il tabacco.

AL CONTRARIO – Qui l’esempio olandese ci è utile anche al contrario. L’adozione del Wietpas, ovvero il divieto di vendita ai non residenti e la registrazione dei clienti dei coffeshop, nelle regioni del sud del paese ha infatti provocato un ritorno dello spaccio in strada, la sostituzione del turismo dello sballo col pendolarismo dello spaccio, una forte diminuzione dei prezzi nelle piazze (a confronto con quelli “controllati” nei coffeshop) ed una maggiore disponibilità delle sostanze per tutti, compresi i minorenni utilizzati anche come spacciatori.

IL DIBATTITO SULL’ETICA – Qui non si tratta di dibattere se fumare cannabis sia “eticamente” o “moralmente” più disdicevole che bere alcol. Il dibattito deve essere sul fatto che lo Stato debba o meno arrogarsi il diritto di proibire usi e costumi che non danneggiano gli altri e che danneggiano se stessi meno (zero morti l’anno) che i consumi, perfettamente legali, di alcol (30.000 morti l’anno) o di tabacco (80.000 morti l’anno). Perchè se in questo paese non usciamo in fretta dal vicolo stretto della presunzione di ciò che è “socialmente accettato” sarà difficile contrastare l’evasione fiscale, figuriamoci legalizzare le droghe o garantire le unioni di fatto, o addirittura i matrimoni per gay e lesbiche. Non possiamo poi dimenticare che almeno negli ultimi vent’anni il nostro paese abbia conosciuto una fase di dibattito politico di livello talmente basso da impedire una qualsiasi forma di ragionamento sereno sul tema, e questo è stato subito da un movimento antiproibizionista molto indebolito in questi anni. Non è peraltro un caso che tale quadro politico abbia prodotto la legge Fini-Giovanardi e la Bossi-Fini, due normative criminogene asservite al dogma della “sicurezza”.

MARIJUANA, MITI E FATTI – Diventa più difficile commentare in poche righe argomentazioni come queste: “fanno male, danneggiano il cervello, provocano dipendenza, inducono alterazioni sensoriali e comportamentali che mettono a rischio la vita e l’incolumità degli altri, possono favorire il passaggio al consumo di droghe pesanti…” Si tratta di un compendio di miti sulla marijuana che, presi insieme, meritano un libro. Un libro che per fortuna esiste e che è stato ripubblicato in italiano da Vallecchi. Pur un poco datato aiuta a sconfiggere un po’ di miti sulla Marijuana: Marijuana, i miti e i fatti, di Zimmer e Morgan, è un bel libro, ne consiglio la lettura perchè aiuterebbe un dibattito sereno sui reali effetti dei derivati della cannabis. Per citare testi più recenti, sarebbe sufficiente il testo della Beckley Foundation, che analizza in modo piuttosto esteso la sostanza e i suoi reali effetti (qui una presentazione a cura di Grazia Zuffa, Fuoriluogo). Anche più recentemente molte ricerche (fra queste Tait et al, Addiction, ottobre 2011 e Dregan e Gulliford, “American Journal of Epidemiology”, febbraio 2012) hanno dimostrato come i danni reali del consumo di cannabis siano da considerare modesti anche in caso di un consumo pesante (che certamente non va comunque nè consigliato nè favorito). Qui mi limito ad accennare che non esiste in letteratura uno studio che possa dimostrare la dipendenza fisica dalla sostanza cannabis nell’uomo (esiste una ricerca che dimostra un possibile dipendenza nei topi a dosi da cavallo, il suo curatore, Gian Luigi Gessa è oggi uno degli scienziati più esposti a favore della legalizzazione), per la “cannabis droga di passaggio” basterebbe dire che tutti gli eroinomani hanno cominciato dal latte, ma esistono studi che dimostrano che tale legame non è dovuto alla sostanza, e che anzi l’unico collegamento reale è la commistione dovuta al mercato illegale. Per il resto nessuno ha mai negato che la cannabis abbia effetti, sul corpo come nel cervello. Il problema è comprendere quali siano quelli reali e se siano tali da giustificare la proibizione di quella che, dopotutto, è solo una pianta che ha accompagnato l’uomo da millenni.

LE RICERCHE – Fra l’altro sono numerosissime, ed addirittura alcune di queste accettate pure dal Dipartimento Antidroga italiano, le ricerche sull’uso medico della canapa. Oltre ai noti effetti positivi come sostanza utilizzata nelle cure palliative, per i malati sottoposti a chemioterapia, nella terapia sintomatica della sclerosi multipla, sono in via di accertamento proprietà antitumorali (ad esempio per il tumore prostatico, vedi Indian Journal of Urology e British Journal of Pharmacology).

CONCLUDENDO – Sinceramente chi scrive non sa dove si sposteranno gli interessi dei narcotrafficanti una volta regolamentato legalmente il mercato della canapa in Italia, anche se non disdegnerebbe che la manovalanza del crimine trovasse più vantaggioso e salutare trovare occupazione alla luce del sole in un coffeeshop italiano. So però che almeno le forze dell’ordine non saranno più impegnate in costose retate alla caccia di un paio di piantine di canapa nell’armadio, per essere impiegate per contrastare reati più pericolosi per la società, e che centinaia di migliaia di consumatori potranno liberarsi dal giogo della proibizione. Perchè non è vero che il consumo non sia penalizzato nel nostro paese. Infatti le tabelle ministeriali prevedono un limite talmente basso di principio attivo (500mg per la canapa, ben diverso per la cocaina) che sono innumerevoli i casi di consumatori che, anche per le modalità di consumo della canapa (consumo di gruppo spesso significa anche acquisto di gruppo), risultano sottoposti a procedimento penale e che magari preferiscono patteggiare un fatto di lieve entità con sospensione condizionale, piuttosto che rimanere impigliati per anni nelle maglie del sistema penale italiano. Anche se poi molti finiscono lo stesso in carcere (una stima molto parziale parla di circa il 40% di detenuti per “fatto lieve” sul totale dei detenuti per reati di droga). Per non parlare poi di chi, non volendo finanziare le narcomafie, decide di autocoltivarsi la piantina nel ripostiglio o nell’armadio: questi sembrano diventati negli ultimi anni gli obiettivi privilegiati della repressione, quasi fosse un’aggravante il volersi affrancare dal mercato criminale.

(articolo scritto per Giornalettismo)

Ci risiamo

18 aprile 2012

Ci risiamo. Tre senatori si sono accorti che in rete c’è un sito, legalizziamolacanapa.org, fra i tanti che promuovono la legalizzazione della canapa. E al grido di “noi siamo per la liberta’ di espressione”, chiedono al ministro Cancellieri di chiuderlo perchè reo di mettere “alla berlina scienziati come Garattini ed altri ancora” ed esaltare le qualità di una sostanza sulla quale “ci sono centinaia di pubblicazioni che parlano del rischio di indurre psicosi, e c’e’ una quotidianita’ clinica che lo dimostra”.

Ora, non mi soffermerò troppo sulle centinaia di pubblicazioni che confutano i rischi legati alla cannabis (ne cito solo una, il rapporto della Beckley Foundation) soprattutto quando messi a confronto con le altre sostanze ricreative, legali ed illegali. Non mi soffermo nemmeno sugli scienziati, che spesso si mettono alla berlina da soli.

Mi preme solo dire che probabilmente le psicosi più gravi, perchè provocate dall’ideologia proibizionista, securitaria e illiberale, sono quelle dei politici, che pur di dimostrare l’indimostrabile, ovvero che il consumo di droghe è un problema da risolvere con il codice penale, fanno carta straccia dell’art. 21 della costituzione e invocano la censura per le idee non conformi al loro disegno repressivo. A legalizziamolacanapa.org, per quel che conta, va quindi la mia solidarietà.

(qui quella di fuoriluogo.it)

Magari avessero liberalizzato la cannabis…

25 gennaio 2012

“Se Monti crede veramente che sia possibile alzare il Pil italiano del 10% con le quattro pirlate che ha proposto, mi viene da pensare che l’unica cosa che sia stata liberalizzata nel Consiglio dei Ministri sia stata la cannabis…”.

Cosí il deputato della Lega, Gianluca Pini, commenta il pacchetto di liberalizzazioni del governo e le dichiarazioni successive del premier Mario Monti. (dal Notiziario Droghe Aduc)

La legalizzazione della cannabis magari non alzerà in un sol botto il PIL del 10% ma libererebbe un bel po’ di risorse pubbliche dall’inutile repressione e farebbe entrare un bel po’ di soldini nelle tasche dell’erario (in totale risorse per 6/7 mld di euro). Senza contare che farebbe emergere un mercato che al momento rappresenta, secondo stime prudenziali, l’1% del PIL (limitando il calcolo a spanne alla sola canapa), legalizzando peraltro una intera e promettente filiera produttiva, dal coltivatore al consumatore.

Insomma, caro Pini, magari avessero liberalizzato la cannabis…

Vai allo speciale di fuoriluogo.it sulle conseguenze economiche del proibizionismo.

(post per il blog di fuoriluogo.it)

Dopo la guerra alla droga domani a Bologna

23 gennaio 2012

Lab57 & Forum Droghe presentano

Transform Drug Policy Foundation
Dopo la guerra alla droga
Un piano per la regolamentazione legale delle droghe

Martedì 24 gennaio 2012
presso la Libreria modo infoshop in via Mascarella, 24/b a Bologna

Con questo appuntamento ci poniamo l’obiettivo di iniziare un percorso pubblico per sollevare in città un confronto laico con gli operatori che lavorano nei servizi, coi consumatori e gli amministratori locali per trovare soluzioni pratiche e realistiche per la cittadinanza fuori dai pregiudizi e le falsità che affollano le pagine dei giornali quando si affronta il tema DROGA, auspicando lo sviluppo di nuove politiche di prossimità e inclusione sociale attivando servizi sociali dove si rivelano necessari, invece di delegare tutto alla repressione indicriminata delle forze dell’ordine.

Attraverso diversi altri incontri, presentazioni e interventi informativi proseguiremo il percorso iniziato il 10 dicembre, giornata mondiale per i diritti umani, con la parata Canna-bicycle Human Motor 2011, all’ interno della mobilitazione nazionale della rete Vienna 2012: verso la fine del mondo proibizionista, che dal 10 al 16 marzo si è data appuntamento a Vienna con tutti gli altri antiproibizionisti Europei, per OCCUPARE L’ UNODC (Ufficio Droghe e Crimine delle Nazioni Unite).

(Da Lab57 via Fuoriluogo.it)

La contromanovra Fiorentini

15 settembre 2011

Siccome ogni giorno se ne sentiva una, mi sembrava il caso che anche da questo blog si contribuisse al dibattito agostano sulla manovra anticrisi. Siccome poi gli eventi della vita hanno preso il sopravvento, non ho fatto in tempo a condividere con il mondo queste quattro/cinque ovvietà politico-contabili. E siccome finalmente la questione della spesa militare sembra uscire dal limbo dei soliti quattro gatti, mi pare opportuno contribuire a farla emergere ancora un poco.

Ecco quindi la contro manovra Fiorentini imperniata su liberalizzazioni e legalizzazioni (vere), e risparmi di spesa inutile (veramente inutile).

Minori uscite

  • Taglio del 50% dell’8 per mille (che diventa 4 per mille): 500.000.000 di euro (strutturali)
  • Taglio del 20% alle spese militari: 4.000.000.000 di euro (strutturali)
  • Ritiro dall’Afghanistan: 750.000.000 di euro (strutturali)
  • Obbligo di utilizzo di soluzione Open Source nelle amministrazioni pubbliche: 2.000.000.000 di euro (strutturali)

Maggiori Entrate

  • Patrimoniale 5/1000 su patrimoni oltre 3.000.000 euro (ipotesi Sbilanciamoci): 10.500.ooo.000 euro (strutturali)
  • Tobin Tax sulle transazioni finanziarie e valutarie (0,02, il resto 0,03 potrebbe andare a finanziare i fondi strutturali europei): 800.000.000 di euro (strutturali, ma la stima è stata attualizzata da dati 2000)
  • Taglio agevolazioni IRES Chiesa cattolica: 1.ooo.ooo.ooo di euro (Strutturali)
  • ICI su immobili non dedicati al culto della Chiesa Cattolica 400.000.000 di euro (strutturali)
  • Aumento di 0,50 euro della tassazione sui derivati del tabacco: 1.400.000.000 di euro (strutturali)
  • tassazione rendite finanziarie al 23%: 2.000.000.000 di euro (strutturali)
  • tassa automobilistica sull’emmissione di Co2: 500.000.000 di euro (strutturali)

Legalizzazione dei derivati della cannabis:

  • Minori costi del proibizionismo sulle sostanze: 2.000.000 di euro (strutturali)
  • Entrate da legalizzazione derivati della Cannabis: 4.000.000.000 di euro, esclusa la tassazione del nuovo indotto portato alla luce (strutturali)

Legalizzazione della prostituzione:

  • Stima delle maggiori entrate dall’emersione: 1.000.000.000 di euro (strutturali e molto prudenziali)
  • non si hanno dati per stimare il costo della repressione, ma visto come stimano al ministero delle entrate la riduzione dei costi della politica, possiamo azzardare una cifra: 250.000.000 di euro

Questi importi fanno circa 31.000.000.000 di euro all’anno, per tre anni fanno oltre 90 miliardi di euro che possono bastare per pareggiare il bilancio e forse anche per fare un po’ delle cose qui sotto indicate:

Piccoli interventi per la “solidarietà generazionale” (da stimare e finanziabili in parte con il saldo positivo della gestione separata)

  • Cumulabilità della contribuzione ordinaria con la gestione separata
  • Previsione di restituzione ai fini di “TFR” della contribuzione versata come gestione separata e non utile ad ottenere una pensione.
  • ammortizzatori sociali per co.pro e parasubordinati: costo 3.600.000.000 euro

Liberalizzazioni, accesso alle professioni e al pubblico impiego

  • abolizione del valore legale del titolo di studio
  • abolizione degli ordini professionali

Costi della Politica

  • dimezzamento delle indennità dei consiglieri regionali
  • dimezzamento delle indennità dei parlamentari
  • ripristino dei livelli di rappresentanza nei consigli comunali e provinciali
  • ripristino delle circoscrizioni nei comuni con più di 100.000 abitanti e capoluoghi di provincia
  • mantenimento delle province e trasferimento su di loro di tutte le competenze ora in capo ad ATO ed Agenzie varie di livello sovracomunale, eventuale trasferimento del servizio idrico integrato (da discutere).

Se poi andiamo agli investimenti, vediamo un po’ che cosa potrebbe succedere nel “meraviglioso mondo” sognato da questo blog:

Minori spese per investimenti

  • Taglio dei programmi di spesa per acquisto di mezzi militari: 43.000.000.000
  • Taglio delle grandi opere inutili: 8.000.000.000

Maggiori spese per investimenti

  • Trasporto pubblico locale: 10.000.000.000 euro
  • Implementazione rete ferroviaria “periferica”: 10.000.000.000 euro
  • Interventi di efficienza energetica sul patrimonio edilizio pubblico (in primis scuole): 10.000.000.000 euro
  • Interventi di salvaguardia del suolo: 10.000.000.000 euro
  • Interventi per la realizzazione di nuovi asili: 5.000.000.000 euro
  • Fondo per la ripubblicizzazione dell’acqua: 5.000.000.000 euro
  • Incentivazione ricerca e sviluppo fonti energetiche rinnovabili: 2.000.000.000 euro