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Droga & riforma, il Friuli pianta un seme

25 maggio 2016

palazzo_consiglio_regionale_triesteRiparte dal Friuli Venezia Giulia la battaglia per la modifica della legislazione sulle droghe. Mentre la Fini-Giovanardi viene abbattuta, pezzo dopo pezzo, dalle sentenze della Corte Costituzionale, gli operatori, le istituzioni e i politici più sensibili si rendono conto che il Testo Unico degli stupefacenti, la cui ossatura risale al 1990, ha fatto il suo tempo e va profondamente riformato.
Così proprio dalla Regione che è stata teatro di uno dei momenti più bui della Fini-Giovanardi, la caccia alle streghe tramutatasi in processo contro il Rototom Sunsplash Festival, lancia un segnale forte dall’interno delle Istituzioni per la riforma della legge sulla droga.
Con una larga maggioranza, solo 6 i voti contrari, il consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha infatti dato il via libera la settimana scorsa alla “legge voto” promossa da Silvana Cremaschi, che invita il Parlamento ed il Governo a mettere all’ordine del giorno la riforma della politica sulle droghe in Italia.
Il testo approvato a Trieste richiede infatti a Governo e Parlamento di affrontare “lo scottante problema di un ripensamento globale delle pene detentive in Italia e della definizione in particolare di misure alternative alla reclusione” e riprende a questo scopo il testo del progetto di legge elaborato dal gruppo di lavoro promosso dalla Società della Ragione e poi sostenuto dal Cartello di Genova che riforma la legge 309/90, con la consapevolezza che il sovraffollamento nelle carceri ha origine proprio nella legislazione antidroga.
Va ricordato che il testo della proposta di legge depositata alla Camera da Filippo Fossati (C. 3413) e al Senato da Sergio Lo Giudice (S 2399) si apre con l’importante definizione della liceità del consumo personale di sostanze, e prevede – oltre all’eliminazione definitiva delle sanzioni amministrative – anche la non punibilità della coltivazione, anche associata, di piante di cannabis ad uso personale. Inoltre il testo delinea una armonizzazione delle pene previste per spaccio e traffico rispetto al sistema penale italiano e più in linea con i principi costituzionali: ad esempio si passa da un profilo di pena detentiva per spaccio (art. 73) che attualmente va dagli 8 ai 20 anni (diminuita di un terzo per le sostanze in tabella II, in particolare la cannabis), ad una più ragionevole previsione di pena da 1 a 8 anni. Anche i minimi di pena per i reati associativi sono diminuiti considerevolmente. Inoltre il testo della proposta di legge delinea una revisione dell’impianto previsto per l’esecuzione penale dei detenuti tossicodipendenti con il chiaro obiettivo di favorire l’accesso alle misure alternative alla detenzione. Viene anche istituito presso ogni tribunale un servizio pubblico per le dipendenze che dovrà segnalare al giudice l’esistenza di un programma terapeutico in corso e soprattutto dovrà eventualmente predisporre in via di urgenza, su richiesta degli interessati o di ufficio, un programma prima dell’udienza. Dal punto di vista dei servizi vanno segnalate le modifiche che allineerebbero l’Italia con i Paesi europei ed extra europei permettendo la sperimentazione sui territori dell’efficacia di misure di riduzione del danno come, tra le altre, le stanze del consumo sicuro e il pill testing.
Il voto friulano va rimarcato come un fatto politico importante, non solo perché finalmente una Regione, per la prima volta da alcuni anni, esce dalle paludi securitarie e prende una posizione netta sulle politiche sulle droghe, ma anche perché il Friuli Venezia Giulia è  la Regione della Presidente Debora Serracchiani, vice segretaria del Partito Democratico. Non sappiamo ancora se son rose, e se mai fioriranno. Ma di certo un seme è stato piantato.

Digiuniamo per la chiusura degli OPG

6 marzo 2015

Si avvicina il 31 marzo 2015, termine ultimo per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, data storica per la civiltà giuridica del nostro paese ma non solo. Perché gli OPG non sono solo un orrore, reso solo recentemente coscienza collettiva dalle visite della commissione d’inchiesta dell’allora senatore Marino e fermamente condannato dal Presidente della Repubblica Napolitano. Sopravissuti alla legge Basaglia gli OPG hanno rappresentato in questi decenni una sorta di enclave, indegna di un paese civile, simbolo della negazione del diritto alla cura delle persone e anzi strumento per l’ulteriore umiliazione delle stesse perché “devianti”.

La campagna StopOPG, che raccoglie chi si è battuto in questi anni per il superamento del modello dei manicomi criminali ha lanciato un appello perché essi non siano sostituiti da altri (solamente più piccoli), ma perché finalmente si attivino progetti di cura e soluzioni di sicurezza adatte ai singoli internati. Stiamo parlando di meno di 800 persone in tutta Italia, la maggior parte di esse senza necessità reali di custodia bensì di percorsi di cura sinora negati.

Un appello, reperibile sul sito www.stopopg.it, sottoscritto fra gli altri da Don Luigi Ciotti, Stefano Cecconi e Franco Corleone a cui aderiamo annunciando anche che oggi, Venerdì 6 marzo, parteciperemo al digiuno a staffetta.

Ilaria Baraldi e Leonardo Fiorentini, consiglieri comunali di Ferrara

Crisi: per il Vescovo di Ferrara colpa dell’aborto

2 febbraio 2015

Crisi: per Luigi Negri Vescovo di Ferrara colpa dell'aborto, il commento di Fiorentini (SEL)“La legge contro l’omofobia è un delitto contro Dio e contro l’umanità. La legge sull’aborto invece non ha consentito di venire al mondo ad oltre sei milioni di italiani e la scarsità di figli ci ha fatto sprofondare in questa crisi economica” [cit. Luigi Negri, Vescovo di Ferrara, fonte http://www.estense.com/?p=436801]

Se ben conosciamo le idee di Luigi Negri sulla legge sull’omofobia, scopriamo oggi che per il nostro Vescovo la causa della crisi economica è la legge sull’aborto. Niente bolla immobiliare, niente crisi dei mutui subprime, niente crisi del debito, niente crisi da sovrapproduzione. L’aborto.

Comprendo che il Vescovo di Ferrara debba coltivarsi il proprio orticello nell’ultradestra cattolica, continuando a contrapporre, in una rinnovata crociata, la sua visione assolutistica a quello Stato laico nato dal Risorgimento e dalla Resistenza. Una contrapposizione che parte dal rivalutare le crociate dimenticando nel contempo la breccia di Porta Pia, la fine del potere temporale dei Papi e addirittura il Concordato, per non parlare poi di Darwin, del metodo scientifico (e forse anche dello stesso Galileo) e – ultimi in ordine di tempo – di 400 anni di teoria economica. E’ la crociata di chi non riesce evidentemente a misurarsi con serenità con il nostro tempo. Figuriamoci cosa può quindi capitare quando si affrontano temi come il diritto all’autodeterminazione della donna, la speranza di una coppia sterile di avere un bambino, o il diritto delle persone di vivere la propria vita ed i propri amori liberamente.

Faccio un po’ più fatica a capire come tutto questo possa aiutare la comunità cattolica ferrarese che egli presiede, ma questa è questione che lascio, volentieri, ai cattolici.

Leonardo Fiorentini
Presidente Gruppo Consiliare Sinistra Ecologia e Libertà
Comune di Ferrara

ps: per chi mi contesterà il fatto che io “contesti” le parole del Vescovo: avete ragione, come ho spesso ribadito il Vescovo può dire quello che vuole  e peraltro, visto quello che dice, mi butterei la zappa sui piedi ad impedirglielo. Io però, a costituzione vigente, posso commentare liberamente.

Droghe, il Libro Bianco per cambiare

25 giugno 2014

Droghe: presentato il V° libro bianco sulla fini-giovanardiStamattina alle 11 a Roma (Sala del Senato Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica 72) il Cartello che ha promosso il Manifesto di Genova, presenta la quinta edizione del Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi. Promosso da La Società della Ragione, Antigone, Cnca, Forum Droghe il rapporto anticipa e nei fatti sostituisce la relazione governativa probabilmente congelata in attesa del nuovo Capo Dipartimento Antidroga, e vorrebbe essere l’ultimo che mette in fila i danni di una legge sulle droghe che ha fatto della propaganda e della repressione la sua bandiera.

La Fini-Giovanardi, cancellata dalla Corte Costituzionale dopo una battaglia tenacemente condotta dalle associazioni, rimane come un’ombra nera sul nostro sistema giuridico. Lo abbiamo visto con la genesi del decreto Lorenzin che, ipotizzando addirittura la riproposizione delle norme cassate, ha buttato alle ortiche la grande chance riformatrice messa in campo dalle novità politiche internazionali (Uruguay, Colorado e Washington) e dalla sentenza della Corte. Come la muffa sui muri la Fini-Giovanardi è addirittura rispuntata in Gazzetta Ufficiale, con un grottesco refuso riconosciuto dal Governo.

Il peggio di quella legge però non c’è più. Dopo 8 anni il Libro Bianco ricostruisce il calvario attraverso cui siamo passati. Oltre agli abituali contributi sulla repressione penale e amministrativa dell’uso e della detenzione di sostanze, che confermano ancora una volta come la legge sia stata una fonte di criminalizzazione, di stigmatizzazione e di discriminazione di centinaia di migliaia di giovani e consumatori, vengono proposti approfondimenti sul ruolo dei servizi pubblici e privati, sul consumo giovanile, sui test ai lavoratori e sui controlli alla guida. Non manca in appendice un trittico critico sui principali cavalli di battaglia del braccio destro di Giovanardi al Dipartimento antidroga, dalla composizione delle sostanze alla diffusione dei consumi. In chiusura, in assenza di fonti ufficiali, viene proposta una puntuale ricostruzione della normativa penale vigente del testo unico sulle sostanze stupefacenti.

E’ bene però ricordare che la strage continua: con la criminalizzazione dei consumatori (solo attenuata da pene più miti per la detenzione di droghe leggere) e con la detenzione scandalosa di condannati a pene illegittime. Alcune migliaia di detenuti, secondo la giurisprudenza della Cassazione, meriterebbero di vedersi rideterminata la pena, ma sono abbandonati a se stessi dal cinismo e dall’inazione di Governo e Parlamento. Basterebbe un decreto o un indulto ad hoc: invece si preferisce intasare gli uffici giudiziari con le singole richieste di ricalcolo delle pene o – peggio – far scontare alle persone pene ingiuste.

Come detto è cambiato lo scenario entro cui ci muoviamo. Serve allora un radicale mutamento delle politiche sulle droghe nel nostro Paese che distingua nettamente le politiche sociali e sanitarie da quelle penali. Serve una compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo. Serve poi una regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale. Serve il rilancio dei servizi per le dipendenze e delle politiche di “riduzione del danno”. Serve il superamento del fallimentare modello autocratico del Dipartimento Antidroga, con una gestione partecipata che abbia come primo obiettivo la convocazione entro l’anno della Conferenza nazionale prevista dalla legge e cancellata da troppi anni.

Scarica il V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe: libro_bianco_2014.pdf.

Leggi le pillole del Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe

Leggi il comunicato di presentazione del V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe

Droga, fine del tabù mondiale

18 dicembre 2012

Discutere pubblicamente della fine della war on Drugs e di una politica internazionale sulle droghe alternativa alla repressione è sin dai tempi di Nixon un vero e proprio tabù. Può un documentario di un’ora, fra interviste, dati e immagini, aiutare a romperlo? E’ quanto tenta di fare il video della campagna Breaking the taboo, lanciata dalla Beckley Foundation insieme a molte altre Ong internazionali.

Le immagini di Baltimora, città simbolo degli effetti della tolleranza zero in Usa, sono meno violente e tragiche di quelle che documentano gli effetti della “guerra alla droga” esportata in America Latina, ma non meno agghiaccianti: in quarant’anni, la popolazione della città natale di Frank Zappa si è quasi dimezzata. Oggi, il 10% dei residenti è tossicodipendente e sono circa 50.000 gli edifici abbandonati; nel solo 2007 sono stati 100.000 gli arresti per droga su una popolazione di 600.000 residenti. In tutti gli Stati Uniti, dal 1970 al 2012, i detenuti sono passati da 330.000 a due milioni e trecentomila, con una progressione che ricorda molto da vicino l’effetto sulle carceri italiane della Fini-Giovanardi. Non siamo i soli a seguire pervicacemente il cattivo esempio. Lo Zar antidroga russo Ivanov annuncia di voler trasportare nell’Asia continentale la strategia armata Usa in America Latina, forse non soddisfatto del milione di sieropositivi causato dal rifiuto di minime pratiche di riduzione del danno in madrepatria.

Proprio l’America Latina è il terreno privilegiato su cui si gioca il futuro delle politiche mondiali. Da un lato è sotto gli occhi di tutti il fallimento della war on drugs con la conseguente escalation di violenza (che ha portato a cinquantamila morti in Messico negli ultimi 6 anni); dall’altro, molte sono le voci che oggi si alzano per chiedere una svolta politica (cfr. Amira Armenta, il Manifesto 20.6.12). Svolta già intrapresa in Uruguay, con il progetto di legge governativo per la legalizzazione della marijuana che sta contagiando la gran parte dei paesi latinoamericani. Illuminanti le parole del presidente colombiano Santos: “Abbiamo combattuto la droga e i cartelli per quarant’anni, ma il narcotraffico continua come prima. Oggi mi sento come su una bicicletta bloccata: tu ti sforzi, pedali, guardi a destra e sinistra, ma vedi sempre lo stesso luogo. Ci vuole un nuovo approccio: ci sono molte alternative, inclusa la legalizzazione, ma prima dobbiamo rompere il tabù”.

La campagna Breaking the taboo (col film disponibile su Youtube) rilancia nel dibattito pubblico le conclusioni della Global Commission on Drugs, composta da importanti personalità internazionali fra cui l’ex segretario generale Onu, Kofi Annan. La Global Commission ha chiesto all’Onu di fermare la guerra alla droga. Una lettera aperta all’Onu per rivedere la convenzione unica del 1961 è stata sottoscritta da artisti del calibro di Morgan Freeman (che è anche voce narrante del film), Sting, Kate Winslet, Natalie Imbruglia, Bernardo Bertolucci; ma anche da politici, come alcuni ex presidenti: l’americano Jimmy Carter, il brasiliano Fernando Cardoso, la svizzera Ruth Dreifuss, il colombiano Cesar Gaviria, il messicano Vicente Fox e alcuni “insospettabili“ come Lech Walesa e Javier Solana. Si può aderire on line alla lettera aperta e alla campagna #breakthetaboo.

Leonardo Fiorentini

(articolo scritto per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 dicembre 2012)

Documentario e adesione http://www.breakingthetaboo.info/.

La disfida delle palle di neve

23 novembre 2011

Lettera aperta al Sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani

Caro Signor Sindaco,

chi le scrive ha avuto modo di esaminare in consiglio circoscrizionale l’aggiornamento del Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Ferrara che sarà presto oggetto di dibattito in aula consiliare. Questo regolamento, lo ricordo per chi legge, si prefigge di intervenire dettando regole di buon comportamento ai cittadini ferraresi, dalle più semplici e ovvie come “non gettare le cicche per terra” a quelle meno conosciute ma non meno importanti come lo sgombero dei marciapiedi in caso di nevicata.

Fra queste norme però ce ne sono alcune, probabilmente eredità di un lontano passato, che non si fa fatica a giudicare superate, a volte antistoriche o addirittura insensate.

La prima su cui mi preme portare l’attenzione sua e dei consiglieri comunali è la previsione dell’art. 7, comma 2, che vieta oltre al lancio di pietre, frutta “o qualunque altro oggetto o cosa che possa risultare di pregiudizio alle persone ed alle proprietà altrui” anche il lancio delle “palle di neve“. Ebbene sì, nella nostra città – ho scoperto con un certo stupore – è vietato lanciare palle di neve (la previsione fa già parte del regolamento in vigore, e probabilmente deriva direttamente dalla Repubblica Cisalpina). Si potrà dire che l’articolo non è mai stato applicato, che il buon senso dei nostri Vigili non porterà mai a multare i bambini che si tirano le palle di neve all’uscita da scuola, ma tanto è, il regolamento è chiaro: a Ferrara è vietato fare a palle di neve. Visto anche l’arrivo dell’inverno mi sono permesso di proporre una sobria e moderata modifica che punti a colpire solo chi “non fa buon uso” dello splendido regalo che è il poter giocare, e che in sostanze dica che “è vietato il lancio di palle di neve che cagioni molestia o pericolo alle persone, intralci la circolazione oppure danneggi la proprietà altrui“.

La seconda previsione che trovo oggi fuori dalla storia è il divieto, previsto dall’articolo 31, comma 1, punto b di coricarsi nei luoghi erbosi dei giardini e parchi pubblici. Anche qui, non so quante multe siano state fatte in questi anni, ma resta la sorpresa di ritrovare vietato un comportamento che fa ormai parte dell’uso quotidiano dei nostri giardini (si pensi solo al Parco Urbano da aprile in poi), comportamento in astratto punito con una sanzione pecuniaria dal nostro Regolamento. Converrà anche lei che una tale norma, probabilmente concepita in tempi in cui le signore giravano con l’ombrellino per il sole e gli uomini con i pantaloni alla zuava, non sia attuale e attuabile nella società in cui viviamo e per come concepiamo oggi l’uso comunitario del verde pubblico. Per questo ho proposto anche qui un altro sobrio  e moderato emendamento: vietare semplicemente il “calpestare o coricarsi nelle aiuole fiorite od in altro luogo segnalato da apposito cartello di divieto”.

Possono sembrare questioni stupide – probabilmente lo sono di fronte ad altri ben più gravi problemi – ma a me paiono molto rilevanti, perché hanno a che fare con l’idea che abbiamo della nostra comunità locale. Io non credo che una comunità che vieta la battaglia con le palle di neve, o l’oziare distesi su un prato sia una comunità che possa dirsi felice, o almeno che voglia puntare ad esserlo.

Ma non c’è solo questo. Ho presentato anche altri emendamenti con lo spirito di adeguare il regolamento alla città che abbiamo costruito in questi anni: come è possibile che la città dei Buskers impedisca ai suonatori di strada di fermarsi per più di 15 minuti in un luogo, o che la città delle biciclette vieti giustamente una serie di consuetudini di parcheggio delle bici, ma senza spiegare al cittadino dove e come parcheggiare correttamente?

Non mi pare qui il caso di continuare con gli altri emendamenti proposti, discussi e approvati dal Consiglio della Circoscrizione 1 anche se mi preme sottolineare il costruttivo, e come sempre attento, lavoro fatto in consiglio. Volevo portare la sua attenzione, e quella dei nostri concittadini, su questo passaggio istituzionale perché spero che lei e il Consiglio Comunale possiate riflettere, anche ascoltando i cittadini, sul senso da dare alle norme sul comune vivere civile che state per discutere e approvare in Consiglio Comunale.

Leonardo Fiorentini
Consigliere ecologista Circoscrizione 1

Vai al Comunicato Stampa
Vai agli emendamenti presentati dal Gruppo

Scarica il testo della proposta di Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Ferrara

Vorrei dirti che non eri solo

27 novembre 2010

Società della Ragione – Arci Ferrara
in collaborazione con: Fuoriluogo.it

Con il Patrocinio del Comune di Ferrara

Venerdì 3 dicembre, ore 21
Sala della Musica
Complesso di San Paolo
ingresso da Via Boccaleone 19
FerraraPresentazione del libro di Ilaria Cucchi e Giovanni Bianconi
Vorrei dirti che non eri solo
Storia di Stefano, mio fratello

“La lettera che avevamo tanto inseguito, e che solo per caso eravamo riusciti a recuperare, non spiegava quello che era successo. Ma in ogni caso era ed è la prova che mio fratello voleva continuare a vivere. Invece è morto. Forse pensando di essere stato abbandonato dalla sua famiglia, mentre semplicemente non ci lasciavano entrare. Vorrei potergli dire che non era solo. Hanno provato a farci credere che ‘s’è spento’ come fosse una cosa normale, perché s’era lasciato andare. Ma non è così. Mio fratello Stefano è morto per responsabilità di qualcun altro e io, Ilaria Cucchi, vorrei sapere di chi. E perché.”Intervengono
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano
Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi
Franco Corleone, Presidente Società della Ragione

Coordina Leonardo Fiorentini, fuoriluogo.itNella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, Stefano Cucchi viene arrestato perché trovato in possesso di una modica quantità di stupefacenti. Esce da casa in normali condizioni di salute e i Carabinieri dicono ai familiari di stare tranquilli. Alle 12,30 del 22 ottobre 2009 la madre di Stefano viene a sapere che il figlio è morto perché le viene notificato il decreto con cui il Pubblico Ministero ne autorizza l’autopsia. Nei sei giorni intercorsi i genitori e la sorella Ilaria avevano insistito in tutti i modi per ricevere notizie e poterlo vedere, ma ogni loro richiesta era stata respinta. Il 17 giugno 2010 la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per tredici persone, tra medici, infermieri e guardie carcerarie, in relazione alla morte di Stefano Cucchi. Il caso tragico di Stefano Cucchi è venuto alla luce e ha sconvolto l’Italia grazie al coraggio della sorella Ilaria e alla sua incrollabile determinazione a non rassegnarsi. Non rassegnarsi nonostante la ferita di un lutto così atroce e assurdo, nonostante il dubbio – spietato e umanamenteineludibile – che il fratello sia morto credendo diessere stato abbandonato da lei e dai genitori. In questo libro che non può non destare commozione e vero scandalo, Ilaria ripercorre con sofferta lucidità il crescendo di quei sei giorni in cui una colpevole, efferata indifferenza ha calpestato la sua famiglia, e anche dei giorni seguenti, in cui trovare un senso inafferrabile nellavicenda è parso l’unico modo possibile per sopravvivere e reagire. In parallelo Ilaria ricostruisce la vita di Stefano, senza paura di raccontare che periodicamente entrava e usciva dalla droga, senza tacerne il carattere difficile e le insicurezze. Ne dipinge una figura fragile e tormentata che però era più volte riuscita a risollevarsi, era sempre stata circondata dall’amore suo e dei genitori – una famiglia affettuosa, normale – e coltivava pure una passione, quella per la boxe. Nulla può giustificare una morte come quella di Stefano,nulla può giustificare la violenza subita dalla famiglia Cucchi. Vorrei dirti che non eri solo racconta questa storia allucinante del nostro tempo che si può solo sperare serva a prevenirne altre in futuro.

Ilaria Cucchi, romana, è la sorella di Stefano Cucchi, il giovane deceduto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma, mentre si trovava in stato di arresto.

Ilaria Cucchi
Vorrei dirti che non eri solo
RIZZOLI
Pagine: 294
Prezzo: 16,00 euro
ISBN: 17040914

Detrazioni del 55%: anche la Circoscrizione 1 ne chiede la proroga

3 novembre 2010

E’ stato approvato nella seduta di mercoledì 27 ottobre del Consiglio della Circoscrizione 1 di Ferrara un documento, presentato dall’ecologista Leonardo Fiorentini e sottoscritto da Roberta Russo (IDV), Giuseppe Furlati (Io Amo Ferrara) e Vito Guzzinati, Massimo Marmiroli, Stefano Menegatti, Fabio Monaldi, Mauro Vignolo, Corrado Faustini, Bianca Maria Vitelletti (PD) che chiede a Governo e Parlamento la proroga delle detrazioni irpef del 55% per gli interventi volti all’efficienza energetica degli edifici.

Nel documento si valutano positivamente “i risultati di questi anni di applicazione della detrazione, che ha permesso la realizzazione di oltre 600.000 interventi di qualificazione energetica di edifici privati per un investimento complessivo di 11.100 Milioni di euro, un risparmio di oltre 4500GWh sulla bolletta energetica italiana, e 3.250 milioni di gettito fiscale aggiuntivo derivante dall’emersione del sommerso. A questi dati – continua il documento – vanno aggiunti il sostegno all’occupazione in questo momento di crisi del settore edile, l’impulso all’innovazione tecnologica ed in particolare il sostegno alle imprese – piccole e medie, artigiani e installatori – più dinamiche della filiera delle industrie delle costruzioni, la riqualificazione del costruito con l’incremento del comfort e della qualità degli immobili oggetto di intervento, nonché la forte riduzione di emissioni di CO2, anche in considerazione degli impegni che il Governo Italiano ha preso in sede Comunitaria.”

Per questo il Consiglio, all’unanimità (hanno votato a favore i gruppi Verdi, Io Amo Ferrara, PD, PDL e Lega Nord), si è unito alla mobilitazione partita in queste settimane su vari fronti, da quello istituzionale sino alle associazioni di categoria delle imprese interessate, ma anche su internet con un appello al Ministro della Sviluppo Economico promosso da alcuni blogger sul sito cinquantacinquepercento.it. Nel documento si chiede anche al Sindaco un impegno diretto all’interno dell’ANCI per la proroga di un provvedimento che aiuta il contenimento delle emissioni in atmosfera, quindi contribuisce alla salubrità dell’aria nella nostra città.

Vai al testo presentato in consiglio di Circoscrizione.

Vai al sito della campagna per la proroga del 55%.

Diritto ad una comunità viva, solidale e felice.

8 marzo 2010

Per candidarsi alle elezioni non basta presentare in qualche modo le firme e farsi un decreto salvaliste se le cose vanno male.

Bisogna avere un po’ di idee. Queste sono le mie.

Diritto all’acqua pubblica, alla cultura come forma di espressione e di coesione della società, al divertimento, agli asili per i piccoli cittadini, insomma ad una comunità viva, solidale e felice.

ENERGIA Contro il NUCLEARE, per una Regione SOLARE: NO a Centrali costose e pericolose, SÌ allo sviluppo delle fonti rinnovabili e agli incentivi per l’efficienza energetica degli edifici. leggi tutto
TERRITORIO&MOBILITÀ Basta speculazioni edilizie: per l’espansione delle zone protette, per la difesa delle aree verdi e sportive in città e delle zone boscate e di campagna. Una ferrovia per il mare, più treni per i pendolari e bus più frequenti. leggi tutto
ALIMENTAZIONE Basta robaccia nei nostri piatti. Un’agricoltura a KM ZERO, sociale, biologica e di qualità, per gli agricoltori in campagna e per gli orti in città. leggi tutto
PARI OPPORTUNITÀ FRA GENERAZIONI Per il sostegno dei lavoratori freelance, maggiori tutele per i lavoratori a progetto e i precari. leggi tutto
LAICITÀ&LIBERTÀ Testamento Biologico, diritti per le coppie di fatto, Canapa Terapeutica, sostegno alla medicina omeopatica e alle discipline olistiche, garanzie per la pillola del giorno dopo. leggi tutto
OPEN SOURCE&BANDA LARGA Una legge per il sostegno del software libero a partire dalle Pubbliche Amministrazioni, sviluppo delle infrastrutture telematiche nei Piani Urbanistici per una banda larga accessibile a tutti. leggi tutto

Potete votarmi in tutta la provincia di Ferrara.
E’ sufficiente una croce sul simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà e Idee Verdi, scrivendo a fianco il mio cognome, FIORENTINI.
Il voto viene così attribuito anche al candidato Presidente Vasco Errani.

Scarica la cartolina in formato pdf: leo_web.pdf

Le carceri scoppiano

30 dicembre 2009

Con un po’ di ritardo, e approfittando della messa in onda su Radioradicale della registrazione di fortuna (grazie iphone…) dell’incontro sulle carceri di fine novembre, vi allego anche la rassegna stampa dell’iniziativa:

Vi ricordo che l’appello è sempre on line sul blog di fuoriluogo.it.