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Marijuana medica: due bufale al prezzo di una

16 gennaio 2016
cannabis medica letale

Il titolo dell’Huffington Post Italia

Venerdì 15 gennaio sono circolate sui media italiani due bufale sulla marijuana, in particolare sull’uso terapeutico dei derivati della cannabis.

Bufala #1: la cannabis che uccide

La prima, grossolana e riferita solo dalla stampa on line italiana con toni a dir poco terroristici, è riferita ai 6 pazienti francesi ricoverati in condizioni gravissime a Rennes dopo aver assunto una molecola sperimentale che agisce sui recettori endo-cannabinoidi.

Dalle prime indiscrezioni apparse sulla stampa francese pareva in effetti essere coinvolta la cannabis, anche se la notizia ha fin da subito destato stupore fra addetti ai lavori e studiosi e scienziati che conoscono gli effetti dei cannabinoidi, testati durante millenni di utilizzo. In Italia i giornalisti, completamente offuscati dal richiamo droga-morte e ingolositi dalla contemporaneità della discussione governativa sulla depenalizzazione di alcune condotte relative alla coltivazione di cannabis terapeutica, si sono immediatamente lanciati sulla notizia, sino a spingere l’Huffington Post a titolare “Cannabis letale”. Ovviamente non si trattatava di cannabis o suoi derivati, come ha autorevolmente smentito lo stesso Ministro della Salute Francese Marisol Tourain nel pomeriggio di ieri, bensì parrebbe trattarsi di un composto sintetico che interagisce con i recettori endo-cannabinoidi, come riportato dalla stampa svizzera. Esemplare ancora una volta dell’italian style in fatto di informazione che sul sito dell’Huffington Post Italia resti tuttora il titolo  “Francia, testa farmaco analgesico a base di cannabis e muore”, nonostante sia stato corretto il testo dell’articolo a seguito della smentita.

AGGIORNAMENTO. Ecco la molecola che ha causato i ricoveri in Francia: BIA 10-24744-[3-(carbamoylamino)phenyl]-N-cyclopentyl-N-methylimidazole-1-carboxamide, che nulla c’entra con la cannabis se non perchè interviente sugli stessi recettori, i cosiddetti endo-cannabinoidi (via Wikipedia).

depenalizzazione-marijuana-renziBufala #2: depenalizzata la coltivazione di marijuana terapeutica

L’altra bufala, altrettanto grossolana ma più propagandistica, è la notizia della depenalizzazione della coltivazione di marijuana ad uso terapeutico approvata ieri dal governo. Ovvero, tecnicamente è corretto, nel senso che il governo ha effettivamente depenalizzato le condotte in violazione delle autorizzazioni per la coltivazione della cannabis a fini terapeutici. Peccato che queste si contino sulle dita di una mano, letteralmente. Per chiarire, attualmente in Italia non esiste alcun paziente autorizzato a coltivarsi la pianta di marijuana per ricavarsi il proprio medicinale: esistono invece alcuni soggetti autorizzati a coltivarla per studio, sperimentazione e solo recentemente produzione, come il CRA di Rovigo o appunto da pochi mesi l’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze. Di questo provvedimento parleremo meglio quando avremo il testo ufficiale, visto che peraltro non se ne fa menzione sul sito del Governo

La coltivazione di marijuana resta reato

Nel frattempo, non pensate di potervi coltivare marijuana liberamente sul balcone per curarvi: la condotta della coltivazione, al di fuori dei casi autorizzati (che come detto sono limitatissimi) rimane un reato penale, nonostante una giurisprudenza negli anno ondivaga, almeno sino a quando la Corte Costituzionale non interverrà sulla questione di legittimità costituzionale che sarà posta alla sua attenzione nelle prossime settimane.

La nota surreale

L’effetto più surreale della scorpacciata di bufale di ieri è però l’articolo pubblicato dal sito dell’Unità. In un crescendo complottista (a partire dal “è solo un caso?“, in perfetto grillostyle) si collega l’uscita della notizia con l’approdo in Consiglio dei Ministri del citato provvedimento di depenalizzazione, chiudendo con un laconico “ignoranza o malafede?”.

Far passare il Governo Renzi come l’oggetto di complotti mediatici per sabotare il suo impegno politico verso una nuova regolamentazione della cannabis e delle droghe è un altro effetto del grande abbaglio collettivo che ha colpito il nostro paese da ormai troppi anni. Non che non manchino i sabotaggi, naturalmente, ma è l’impegno politico che sinceramente sinora non sembra proprio esserci stato…

Chi ti incontro fra le foglie di marijuana?

14 settembre 2014

Un incontro inaspettato fra le foglie di marijuana del CRA di Rovigo: un imperdibile Gazzoni Frascara antipro intervistato da Stefania Andreotti per Repubblica.it.

L’America volta pagina. Sì alla canapa ricreativa.

8 novembre 2012

La vittoria antiproizionista negli stati USA del Colorado e di Washington è un fatto di portata storica. Si tratta infatti delle prime giurisdizioni al mondo che introducono un regime di regolamentazione legale, tassazione e controllo della marijuana simile a quello riservato all’alcol: “le vittorie in Colorado e Washington sono di portata storica non solo per gli americani, ma per tutti i paesi che discutono il futuro della proibizione della marijuana nei loro paesi”, ha infatti dichiarato Ethan Nadelmann, direttore esecutivo della Drug Policy Alliance. “Questa è ormai una questione “mainstream”, con i cittadini più o meno divisi sulla questione, ma sempre più inclini a favorire una responsabile regolazione della marijuana rispetto a politiche proibizioniste costosi e inefficaci.”

Come commenta la DPA “le iniziative di Colorado e Washington sono state promosse da coalizioni eterogenee che comprendevano le “tradizionali” associazioni dei riformatori delle politiche sulle droghe, le forze dell’ordine, organizzazioni dei lavoratori, avvocati, le principali organizzazioni per i diritti civili e persone provenienti da tutte le parti politiche.” In particolare la campagna nello stato di Washington ha guadagnato forza e legittimità grazie al numero senza precedenti di “endorsement” da parte degli eletti, nonché di ex ed attuali funzionari di polizia.

“La riforma della politica sulla marijuana rimane un tema in cui le persone sono più avanti dei politici”, ha detto Ethan Nadelmann, “ma il risultato nello Stato di Washington dimostra che molti politici stanno cominciando a recuperare il ritardo.” Da segnalare anche il silenzio dei funzionari dell’amministrazione Obama, che due anni fa si era schierato contro la Proposition 19 della California, ma che si è astenuto dall’intervenire quest’anno. “Questo fa ben sperare”, ha dichiarato Nadelmann, “per le prospettive di attuazione delle loro nuove leggi, senza indebite interferenze federali ‘.”

Mai prima d’ora il supporto alla legalizzazione della marijuana è stato così diffuso negli Stati Uniti. L’anno scorso, un sondaggio Gallup ha rilevato per la prima volta che il 50 per cento degli americani è favorevole alla marijuana legale, con solo il 46 per cento di contrari. Il sostegno dell’opinione pubblica è cambiato drasticamente negli ultimi due decenni, e in particolare nel corso degli ultimi cinque anni. La scorsa settimana, l’annuale Rapporto “Uniform Crime” dell’FBI  ha certificato come la polizia ha eseguito 757.969 arresti nel solo 2011 per le violazioni riguardo la legislazione sulla marijuana negli Stati Uniti e che l’86% di questi sono stati arresti solo per possesso. Gli arresti per marijuana rappresentano la metà di arresti per droga tutti gli Stati Uniti.

Il paese dove è nata la War on Drugs sembra quindi aver deciso di voltare pagina. L’augurio è che il vento riformatore passi l’atlantico e travolga anche gli ultimi paladini proibizionisti della vecchia europa, che sempre più isolati nel nostro continente spesso si rifugiano dall'”amico” americano per giustificare leggi criminogene e tabelle uniche al grido di “la droga è droga”. Le vittorie di Colorado e Washington dimostrano come sia possibile convogliare su una proposta credibile di regolamentazione delle sostanze, ed in particolare della marijuana, non solo gli attivisti della prima ora ma anche ampie fette della società civile e dell’opinione pubblica e alla fine la maggioranza dell’elettorato.

Fra gli altri referendum da segnalare la vittoria per legalizzare la marijuana per usi medici in Massachusetts, e la Proposition 36 in California, che vuole riformare la famigerata legge dei “three-strikes”: i californiani condannati per la terza volta per un crimine non violento (comprese le violazioni delle normative sugli stupefacenti) non subiranno più automaticamente la pena da 25 anni all’ergastolo prevista per i colpevoli di 3 reati.

(articolo per fuoriluogo.it)

Debunking the debunker

20 luglio 2012

Le droghe sono già libere, le vogliamo regolamentare?

Bisogna ammettere che l’articolo di John B. pubblicato nella rubrica “doktor debunker” offre una serie di interessanti spunti (anche se da punti di partenza un po’ arretrati) sul dibattito sulla legalizzazione della cannabis. A partire dal titolo, per finire alle conclusioni, questo articolo è quindi un tentativo – rivedibile e perfezionabile, di questo mi scuseranno i lettori – di debunking del debunker.

UN MERCATO GIA’ LIBERO – Non nascondiamoci dietro il dito di Giovanardi, oggi il mercato delle sostanze stupefacenti è un mercato libero nei fatti: chiunque puo’ trovare qualunque tipo di sostanze ovunque si trovi. Le uniche cose sotto controllo sono i prezzi delle sostanze e la loro disponibilità, che sono in mano alle organizzazioni criminali. E non è certo un caso che dall’avvento della tabella unica della Fini-Giovanardi i prezzi dei derivati della cannabis siano progressivamente aumentati per avvicinarsi a quelli di sostanze ben più pericolose, ma più facilmente trasportabili e molto più remunerative per il narcotraffico. Del resto questa è la dura legge del mercato, baby. Quindi cominciamo sgombrando il campo da fraintendimenti, o equivoci più o meno voluti: legalizzare significa regolamentare un mercato che è già liberalizzato.

I COSTI DELLA WAR ON DRUGS – Quindi le droghe sono già libere, nonostante la politica repressiva di oltre 50 anni di War on Drugs, e sono largamente usate nel nostro come in tutto il resto del mondo. Non vorrei dilungarmi troppo sui costi della Guerra alla Droga, che vanno ben oltre il “togliere risorse alle organizzazioni criminali”. Ma recentemente una campagna promossa a livello internazionale ha voluto conteggiare questi costi, e vale la pena di riassumerli sinteticamente così (punti ripresi da Giorgio Bignami, War on drugs, i conti non tornano, Fuoriluogo.it):

  1. Si sprecano almeno 100 miliardi di dollari l’anno senza effetti significativi sulle dimensioni del narcotraffico (almeno $ 330 miliardi annui) e con una serie di danni collaterali a livello economico e socio-antropologico: infiltrazione capillare delle economie legali, crescente ostilità nei riguardi di chi rispetta le regole…
  2. Si colpiscono sviluppo e sicurezza. L’escalation della violenza e della corruzione seguita a crescere in modo esponenziale; i danni ai territori e alle popolazioni più deboli e meno sviluppati diventano incommensurabili: per la violazione dei diritti umani,  la distruzione di ecosistemi fragili, lo scoraggiamento di investimenti con finalità positive e legittime. L’esempio del Messico è sotto gli occhi di tutti.
  3. Si favorisce la deforestazione e l’inquinamento, a partire dalle attività di distruzione chimica dei raccolti, che accelerano il disboscamento e la messa a cultura di sempre nuove aree.
  4. Si crea crimine e si arricchiscono i criminali, non solo fomentando i noti conflitti alla messicana, ma trasformando milioni di cittadini consumatori, altrimenti rispettosi delle leggi e delle regole del vivere civile, in criminali, riempiendo sempre più i carceri di tutto il mondo.
  5. Si minaccia la salute pubblica, disseminando malattia e morte: in russia si registrano tra gli iniettori di droga di strada oltre l’80% di sieropositivi e malati di AIDS, vedi recente rapporto della Global Commission.
  6. Si ledono gravemente i diritti umani, come il diritto alla salute e all’accesso alle misure di riduzione del danno, alla privacy, al due process, alla libertà di pensiero e di azione; e questo, punendo in maniera sproporzionata comportamenti che non dovrebbero essere considerati reati e neanche infrazioni; incarcerando a dismisura spesso prima di qualsiasi giudizio; usando trattamenti degradanti sino alla tortura; applicando in alcuni casi la pena di morte; calpestando culture indigene come nel caso della criminalizzazione dell’uso di foglie di coca.
  7. Si promuove lo stigma e la discriminazione dei consumatori, in particolare per le fasce deboli

Più umilmente in Italia una serie di associazioni impegnate da anni nella proposta di revisione delle leggi sulle droghe hanno presentato poche settimane fa il 3° Libro Bianco sugli effetti della legge Fini-Giovanardi i cui disastri dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti. In Italia sui 37.750 detenuti con condanna passata in giudicato, presenti al 27 novembre 2011, ben 14.590 (38,90%) lo sono per violazione della legge sugli stupefacenti. Se sommiamo a questi i detenuti tossicodipendenti in carcere per reati collegati al loro status (piccole rapine, scippi, etc) il conto arriva facilmente al 50%. L’impatto carcerario della legge antidroga è quindi la principale causa del sovraffollamento negli istituti di pena italiani. All’aumento della carcerazione e delle sanzioni amministrative corrisponde un abbattimento dei programmi terapeutici, alla faccia dei proclami di Fini e Giovanardi sul “noi i tossicodipendenti li vogliamo curare”. Migliaia di giovani ogni anno sono privati di patente e passaporto, perchè trovati a fumarsi una canna su una panchina e devono sottostare a controlli per anni e anni, mettendo a rischio non solo la loro vita lavorativa.

LEGALIZZARE VALE UN PUNTO DI PIL – In Italia i costi della repressione sulle droghe ammontano, secondo uno studio di Marco Rossi del 2009 a circa 10 miliardi di euro. Se stimiamo che 2/3 siano legati ai derivati dalla cannabis possiamo quantificare in circa 7 miliardi l’anno l’impatto nell’economia di una legalizzazione e regolamentazione della cannabis al pari del tabacco, fra minori costi per la repressione e imposte sulle vendite. Senza contare la tassazione derivante dall’emersione dell’economia illegale e dell’indotto che tra emersione del lavoro e tassazione dei profitti puo’ far arrivare tranquillamente il valore economico della regolamentazione vicino al punto di PIL.

L’ESEMPIO OLANDESE – Nell’articolo che fornisce lo spunto vengono citati alcuni dati sul consumo di cannabis in Olanda presi da un vecchio rapporto dell’EMCDDA, con un confronto fra il 1997 e il 2006. Oltre al dettaglio di omettere a cosa si riferisse il dato della prevalenza (si trattava dell’uso nella vita nella fascia d’età 15-64), si è evitato di citare il dato immediatamente accanto nella stessa tabella, ovvero come l’uso della cannabis nell’ultimo anno fosse non solo molto più basso, ma pure in calo (dal 5,5 del 97 al 5,4 del 2006). Se poi andiamo a vedere la distribuzione per età, sempre nello stesso rapporto, notiamo come l’uso nell’ultimo anno (che è in effetti il dato che viene usualmente utilizzato per la stima del consumo) sia in calo soprattutto per i più giovani (dal 14,3 all’11,4). Onestà intellettuale mi obbliga a riferire come questi dati siano ampiamente superati. Oggi la prevalenza dell’uso lifetime della cannabis in Olanda è al 25,7% (fonte dati EMCDDA, con l’avvertenza che è cambiato il sistema di campionatura e lo stesso Istituto li utilizza con “parsimonia”, soprattuto per i raffronti con i precedenti) mentre è al 7% quella dell’uso nell’ultimo anno.

L’AUMENTO PROGRESSIVO – Ma, oltre a non aver molto senso imputare l’aumento progessivo del consumo dai primi anni 2000 ad una politica che è iniziata 25 anni prima, questi dati non hanno significato se non vengono confrontati con quelli di un paese a caso che applichi coscientemente la politica internazionale di repressione sulle droghe: l’Italia. Così scopriamo che (dati 2008, qui l’EMCDDA manco li cita gli strabilianti dati di Giovanardi degli anni successivi) in Italia l’uso durante la vita è al 32%, mentre l’uso nell’ultimo anno al 14,3%. Se prendiamo invece un paese, sempre a caso, che ha avviato politiche di depenalizzazione come il Portogallo ritorniamo all’11,7% nella vita e al 6,6% nell’ultimo anno. Insomma, la Legalizzazione certamente non fa aumentare i consumi, e forse li puo’ far diminuire.

LEGALIZZARE? REGOLAMENTARE – In un volume tradotto in italia col titolo “Dopo la War on Drugs” e pubblicato da Ediesse, la fondazione britannica Transform ha ipotizzato, a partire dalle esperienze internazionali, un percorso per la regolamentazione di ogni tipo di sostanza. E’ un libro interessante, che invito a consultare. Serve soprattutto a comprendere come legalizzare significhi regolamentare: oggi un minorenne puo’ acquistare cannabis, senza sapere come è stato prodotta, cosa ci è stato aggiunto, come è stato trasportata e a chi andranno i suoi soldi. E spesso senza conoscere neanche gli effetti della sostanza, o i pericoli derivanti dalle poliassunzioni. Una volta regolamentato, un minorenne non potrà acquistare, ci potranno essere controlli sulla qualità delle sostanze e si potrà informare con un po’ più di serenità sugli effetti delle sostanze, favorendo quindi un uso più consapevole e attivando campagne di informazione come per il tabacco.

AL CONTRARIO – Qui l’esempio olandese ci è utile anche al contrario. L’adozione del Wietpas, ovvero il divieto di vendita ai non residenti e la registrazione dei clienti dei coffeshop, nelle regioni del sud del paese ha infatti provocato un ritorno dello spaccio in strada, la sostituzione del turismo dello sballo col pendolarismo dello spaccio, una forte diminuzione dei prezzi nelle piazze (a confronto con quelli “controllati” nei coffeshop) ed una maggiore disponibilità delle sostanze per tutti, compresi i minorenni utilizzati anche come spacciatori.

IL DIBATTITO SULL’ETICA – Qui non si tratta di dibattere se fumare cannabis sia “eticamente” o “moralmente” più disdicevole che bere alcol. Il dibattito deve essere sul fatto che lo Stato debba o meno arrogarsi il diritto di proibire usi e costumi che non danneggiano gli altri e che danneggiano se stessi meno (zero morti l’anno) che i consumi, perfettamente legali, di alcol (30.000 morti l’anno) o di tabacco (80.000 morti l’anno). Perchè se in questo paese non usciamo in fretta dal vicolo stretto della presunzione di ciò che è “socialmente accettato” sarà difficile contrastare l’evasione fiscale, figuriamoci legalizzare le droghe o garantire le unioni di fatto, o addirittura i matrimoni per gay e lesbiche. Non possiamo poi dimenticare che almeno negli ultimi vent’anni il nostro paese abbia conosciuto una fase di dibattito politico di livello talmente basso da impedire una qualsiasi forma di ragionamento sereno sul tema, e questo è stato subito da un movimento antiproibizionista molto indebolito in questi anni. Non è peraltro un caso che tale quadro politico abbia prodotto la legge Fini-Giovanardi e la Bossi-Fini, due normative criminogene asservite al dogma della “sicurezza”.

MARIJUANA, MITI E FATTI – Diventa più difficile commentare in poche righe argomentazioni come queste: “fanno male, danneggiano il cervello, provocano dipendenza, inducono alterazioni sensoriali e comportamentali che mettono a rischio la vita e l’incolumità degli altri, possono favorire il passaggio al consumo di droghe pesanti…” Si tratta di un compendio di miti sulla marijuana che, presi insieme, meritano un libro. Un libro che per fortuna esiste e che è stato ripubblicato in italiano da Vallecchi. Pur un poco datato aiuta a sconfiggere un po’ di miti sulla Marijuana: Marijuana, i miti e i fatti, di Zimmer e Morgan, è un bel libro, ne consiglio la lettura perchè aiuterebbe un dibattito sereno sui reali effetti dei derivati della cannabis. Per citare testi più recenti, sarebbe sufficiente il testo della Beckley Foundation, che analizza in modo piuttosto esteso la sostanza e i suoi reali effetti (qui una presentazione a cura di Grazia Zuffa, Fuoriluogo). Anche più recentemente molte ricerche (fra queste Tait et al, Addiction, ottobre 2011 e Dregan e Gulliford, “American Journal of Epidemiology”, febbraio 2012) hanno dimostrato come i danni reali del consumo di cannabis siano da considerare modesti anche in caso di un consumo pesante (che certamente non va comunque nè consigliato nè favorito). Qui mi limito ad accennare che non esiste in letteratura uno studio che possa dimostrare la dipendenza fisica dalla sostanza cannabis nell’uomo (esiste una ricerca che dimostra un possibile dipendenza nei topi a dosi da cavallo, il suo curatore, Gian Luigi Gessa è oggi uno degli scienziati più esposti a favore della legalizzazione), per la “cannabis droga di passaggio” basterebbe dire che tutti gli eroinomani hanno cominciato dal latte, ma esistono studi che dimostrano che tale legame non è dovuto alla sostanza, e che anzi l’unico collegamento reale è la commistione dovuta al mercato illegale. Per il resto nessuno ha mai negato che la cannabis abbia effetti, sul corpo come nel cervello. Il problema è comprendere quali siano quelli reali e se siano tali da giustificare la proibizione di quella che, dopotutto, è solo una pianta che ha accompagnato l’uomo da millenni.

LE RICERCHE – Fra l’altro sono numerosissime, ed addirittura alcune di queste accettate pure dal Dipartimento Antidroga italiano, le ricerche sull’uso medico della canapa. Oltre ai noti effetti positivi come sostanza utilizzata nelle cure palliative, per i malati sottoposti a chemioterapia, nella terapia sintomatica della sclerosi multipla, sono in via di accertamento proprietà antitumorali (ad esempio per il tumore prostatico, vedi Indian Journal of Urology e British Journal of Pharmacology).

CONCLUDENDO – Sinceramente chi scrive non sa dove si sposteranno gli interessi dei narcotrafficanti una volta regolamentato legalmente il mercato della canapa in Italia, anche se non disdegnerebbe che la manovalanza del crimine trovasse più vantaggioso e salutare trovare occupazione alla luce del sole in un coffeeshop italiano. So però che almeno le forze dell’ordine non saranno più impegnate in costose retate alla caccia di un paio di piantine di canapa nell’armadio, per essere impiegate per contrastare reati più pericolosi per la società, e che centinaia di migliaia di consumatori potranno liberarsi dal giogo della proibizione. Perchè non è vero che il consumo non sia penalizzato nel nostro paese. Infatti le tabelle ministeriali prevedono un limite talmente basso di principio attivo (500mg per la canapa, ben diverso per la cocaina) che sono innumerevoli i casi di consumatori che, anche per le modalità di consumo della canapa (consumo di gruppo spesso significa anche acquisto di gruppo), risultano sottoposti a procedimento penale e che magari preferiscono patteggiare un fatto di lieve entità con sospensione condizionale, piuttosto che rimanere impigliati per anni nelle maglie del sistema penale italiano. Anche se poi molti finiscono lo stesso in carcere (una stima molto parziale parla di circa il 40% di detenuti per “fatto lieve” sul totale dei detenuti per reati di droga). Per non parlare poi di chi, non volendo finanziare le narcomafie, decide di autocoltivarsi la piantina nel ripostiglio o nell’armadio: questi sembrano diventati negli ultimi anni gli obiettivi privilegiati della repressione, quasi fosse un’aggravante il volersi affrancare dal mercato criminale.

(articolo scritto per Giornalettismo)

Tutto il mondo è paese

29 novembre 2011

geert wilders, leader della destra xenofoba che appoggia esternamente il governo olandese, colto con un'espressione particolarmente significativa

Succede che nei sobborghi di Amsterdam la Polizia irrompa nel capannone che ospita la 24esima edizione della cannabis cup. Il tutto a causa della svolta repressiva del traballante governo di Centro-Destra olandese, ostaggio in parlamento di xenofobi e ultracattolici. Risultato di questa grande operazione il sequestro di un chilo di cannabis, e l’arresto di un espositore (poi prontamente rilasciato) per possesso di un quantitativo di marijuana di poco superiore al massimo consentito.

Insomma, non succede solo in Italia che maggioranze traballanti mettono a rischio le conquiste sociali pur di rimanere in sella. Tutto il mondo è paese e nei Paesi Bassi si mette a repentaglio un esperimento (riuscito) di gestione alternativa del “problema droga” per tenere in vita un governo ormai soffocato dalla crisi e dai sondaggi.

Qui potete leggere tutta la storia raccontata da Massimiliano Sfregola per fuoriluogo.it, mentre qui sotto potete vedere alcuni dei visitatori della fiera intenti a disfarsi della marijuana in eccesso dopo aver ascoltato l’annuncio della perquisizione all’uscita degli stand.

A bag of weed

5 gennaio 2011

Qui le strofe, da http://familyguy.wikia.com

Stewie: Now everybody gather ‘round and listen if you would
When I tell you every person needs a way of feeling good
Every kitty needs a ball of string and every dog a stick
Stewie & Brian: But all you need is a bag of weed to really get a kick
All: One, Two, Three, Four, Five, Six, Seven, Eight

A Bag of Weed, A Bag of Weed
Oh, Everything is better with A Bag of Weed
It’s the only hope that you’ll ever need
Because Everything is better with A Bag of Weed
Stewie: There you go, you’re all getting it now
Ensemble: When Texas people wanna feel good,
Stewie: They go assault a queer.
Ensemble: When stupid people need a thrill,
Stewie: They rent The Rocketeer.
Ensemble: When Michael Jackson needs a rush,
Stewie: He humps a guy like me.
Ensemble: Right!
All: But all we need is a bag of weed,

To keep us worry free.
One, Two, Three, HO!
A Bag of Weed, A Bag of Weed
Oh, everything is better with A Bag of Weed
Oh, you don’t need meth and you don’t need speed
Because Everything is better with A Bag of Weed
Stewie: Have a go, Brian!
Brian: As Mr. H.L. Mencken said, “The common man’s a fool.”
Stewie: And just like Helen Keller said, “Poof do kee dee poh pool.”
Brian: But try and use your heads and don’t buy into all the fear.
All: HEY!

‘Cuz all we need is a bag of weed
To make us wanna cheer!
And One, Two!
A Bag of Weed, A Bag of Weed
Oh, everything is better with A Bag of Weed
You can try and fight but we’re all agreed
Because everything is better with A Bag of Weed
(dance break)
One, Two, Three, Four, Five, Six, Seven, Eight,
And One, Two, Three, Four, And A Five, And A Six, And A Seven! HO!!
A Bag of Weed, A Bag of Weed
Oh, everything is better with A Bag of Weed
You’re a happy guy when you plant the seed,
Because everything is better with A Bag…
Of…
Weed!
Oh ev’rything is better with a bag of weed!!

Giancarlo Arnao

15 novembre 2010

Gli effetti che prediligo del fumo sono: disponibilità al gioco, concentrazione calda e piacevole con qualsiasi cosa io stia facendo, senza farmi ossessionare dalle altre cose ancora da fare, insomma un rapporto con la realtà che mi ricorda in maniera precisa quello che avevo da bambino. Per me il fumo non fa fuggire dalla realtà, ma mi permette di starci dentro libero da tutte le incrostazioni accumulate con l’età. Per questo trovo assurdo che fumino i giovanissimi. (Giancarlo Arnao, da Cannabis: uso e abuso)

Ieri erano 10 anni dalla morte di Giancarlo Arnao. Fuoriluogo lo ha ricordato così.

Sognando (solo) la California

3 novembre 2010

sappiamo di aver ottenuto una enorme vittoria morale, e che ci sono milioni di persone nel paese che sono pronti a finire il lavoro che abbiamo iniziato oggi

Così Richard Lee, uno dei promotori della Proposition 19, ha commentato i risultati del referendum per la legalizzazione e tassazione della Marijuana in California, che a poco più di metà scrutinio vede i no prevalere.

Leggi il post per fuoriluogo.it.

Stop the Insanity

1 novembre 2010

Dal blog di fuoriluogo.it il video di chiusura della campagna per il sì alla Proposition 19:

I posti sottovento sono andati a ruba

27 ottobre 2010

In Messico bruciate 134 tonnellate di marijuana. I posti sottovento sono andati a ruba.

Foto dal Post, battuta da Spinoza.