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L’America volta pagina. Sì alla canapa ricreativa.

8 novembre 2012

La vittoria antiproizionista negli stati USA del Colorado e di Washington è un fatto di portata storica. Si tratta infatti delle prime giurisdizioni al mondo che introducono un regime di regolamentazione legale, tassazione e controllo della marijuana simile a quello riservato all’alcol: “le vittorie in Colorado e Washington sono di portata storica non solo per gli americani, ma per tutti i paesi che discutono il futuro della proibizione della marijuana nei loro paesi”, ha infatti dichiarato Ethan Nadelmann, direttore esecutivo della Drug Policy Alliance. “Questa è ormai una questione “mainstream”, con i cittadini più o meno divisi sulla questione, ma sempre più inclini a favorire una responsabile regolazione della marijuana rispetto a politiche proibizioniste costosi e inefficaci.”

Come commenta la DPA “le iniziative di Colorado e Washington sono state promosse da coalizioni eterogenee che comprendevano le “tradizionali” associazioni dei riformatori delle politiche sulle droghe, le forze dell’ordine, organizzazioni dei lavoratori, avvocati, le principali organizzazioni per i diritti civili e persone provenienti da tutte le parti politiche.” In particolare la campagna nello stato di Washington ha guadagnato forza e legittimità grazie al numero senza precedenti di “endorsement” da parte degli eletti, nonché di ex ed attuali funzionari di polizia.

“La riforma della politica sulla marijuana rimane un tema in cui le persone sono più avanti dei politici”, ha detto Ethan Nadelmann, “ma il risultato nello Stato di Washington dimostra che molti politici stanno cominciando a recuperare il ritardo.” Da segnalare anche il silenzio dei funzionari dell’amministrazione Obama, che due anni fa si era schierato contro la Proposition 19 della California, ma che si è astenuto dall’intervenire quest’anno. “Questo fa ben sperare”, ha dichiarato Nadelmann, “per le prospettive di attuazione delle loro nuove leggi, senza indebite interferenze federali ‘.”

Mai prima d’ora il supporto alla legalizzazione della marijuana è stato così diffuso negli Stati Uniti. L’anno scorso, un sondaggio Gallup ha rilevato per la prima volta che il 50 per cento degli americani è favorevole alla marijuana legale, con solo il 46 per cento di contrari. Il sostegno dell’opinione pubblica è cambiato drasticamente negli ultimi due decenni, e in particolare nel corso degli ultimi cinque anni. La scorsa settimana, l’annuale Rapporto “Uniform Crime” dell’FBI  ha certificato come la polizia ha eseguito 757.969 arresti nel solo 2011 per le violazioni riguardo la legislazione sulla marijuana negli Stati Uniti e che l’86% di questi sono stati arresti solo per possesso. Gli arresti per marijuana rappresentano la metà di arresti per droga tutti gli Stati Uniti.

Il paese dove è nata la War on Drugs sembra quindi aver deciso di voltare pagina. L’augurio è che il vento riformatore passi l’atlantico e travolga anche gli ultimi paladini proibizionisti della vecchia europa, che sempre più isolati nel nostro continente spesso si rifugiano dall'”amico” americano per giustificare leggi criminogene e tabelle uniche al grido di “la droga è droga”. Le vittorie di Colorado e Washington dimostrano come sia possibile convogliare su una proposta credibile di regolamentazione delle sostanze, ed in particolare della marijuana, non solo gli attivisti della prima ora ma anche ampie fette della società civile e dell’opinione pubblica e alla fine la maggioranza dell’elettorato.

Fra gli altri referendum da segnalare la vittoria per legalizzare la marijuana per usi medici in Massachusetts, e la Proposition 36 in California, che vuole riformare la famigerata legge dei “three-strikes”: i californiani condannati per la terza volta per un crimine non violento (comprese le violazioni delle normative sugli stupefacenti) non subiranno più automaticamente la pena da 25 anni all’ergastolo prevista per i colpevoli di 3 reati.

(articolo per fuoriluogo.it)

L’America è più antiproibizionista di Obama?

7 novembre 2012

Sono sei i referendum sul fronte della legalizzazione della marijuana posti all’attenzione degli elettori americani nella tornata di ieri. Si votava negli stati dell’Arkansas, Colorado, Massachusetts, Montana, Oregon e Washington. Da sottolineare perchè particolarmente significative le vittorie in Colorado e nello stato di Washington, dove viene legalizzato (e tassato) anche l’uso ludico dei derivati della cannabis. Il Massachuetts è il 18esimo stato americano a legalizzare la marijuana terapeutica.

L’America, o almeno parte di questa, è più avanti sul piano dei diritti dei consumatori di canapa del suo Presidente appena rieletto: vedremo se in questo secondo mandato Obama avrà il coraggio di imprimere una svolta alle politiche proibizioniste sia all’interno della nazione che all’estero, ponendo fine alla War on Drugs voluta oltre 40 anni fa da Nixon.

Qui sotto una breve descrizione dei quesiti e i risultati noti al momento in cui scriviamo (via NORML):

Arkansas: Medical Marijuana Initiative
Il voto favorevole all’iniziativa referendaria consentirà ai cittadini dell’arkansas malati e a fine vite di utilizzare marijuana sotto prescrizione medica per gravi condizioni mediche debilitanti. La marijuana medica sarà distribuita in modo strettamente regolato, in Dispensari non a scopo di lucro. È possibile leggere il testo completo dell’iniziativa qui.
Risultati 52% contrari 48% favorevoli (63% dello scrutinio – fonte).

Colorado: Amendment 64
La proposta rimuove tutte le sanzioni civili e penali in tutto lo stato per il possesso personale di marijuana (fino a un’oncia di peso, circa 28 grammi). Permette anche la coltivazione domestica di marijuana in uno spazio chiuso (fino a sei piante, come per la vigente legge sulla marijuana medica). Non cambia normativa vigente per la marijuana medica. Gli obiettivi di questa misura includono la creazione e la regolamentazione di un mercato legale per la produzione e la vendita di cannabis ai cittadini di età superiore ai 21 anni, tramite licenza dello Stato. Maggiori info.
Risultati: 54% favorevoli 46% contrari (70% dello scrutinio –  fonte).

Massachusetts: Medical Marijuana Initiative
Questa initiziativa permetterà ai pazienti dello stato del Massachusetts l’accesso alla marijuana medica. Consentire ai pazienti di ottenere la marijuana medica presso numero limitato di centri di trattamento non-profit, disciplinati dal Dipartimento di Stato per la Salute Pubblica, e accessibili grazie a una tessera di iscrizione rilasciata dopo la prescrizione del medico. In casi specifici potrà essere consentita la coltivazione domestica. Il testo completo dell’iniziativa può essere letto qui.
Risultati: 63% favorevoli 37% contrari 57%-43%(92% dello scrutinio –  fonte).

Montana: Medical Marijuana Veto Referendum
L’iniziativa è stata promossa per porre il veto alla legge approvata nel maggio 2011 che pone restrizioni sull’accesso alle terapie con marijuana, rispetto al provvedimento approvato nel 2004. Votare a favore significa confermare la nuova legge più restrittiva). Maggiori info.
Risultati: 57% favorevoli 43% contrari
(fonte)

Oregon: Measure 80
Il Cannabis Tax Act è frutto di un’iniziativa dei cittadini per regolare il mercato dei derivati della cannabis e per ripristinare la filiera industriale della canapa. La vendita sarà consentita solo ai maggiori di 21 anni e la tassazione genererebbe oltre $ 140 milioni l’anno. La legge ripristinerà l’industria della canapa: i derivati della canapa potranno essere utilizzati per prodotti alimentari, abbigliamento, carburante, carta e altro ancora. Maggiori info.
Risultati: 55% contrari 45% favorevoli (55% dello scrutinio – fonte)

Washington: Initiative 502
Questa misura permetterà di eliminare i divieti contro la produzione, lavorazione e vendita di marijuana, subordinata ad autorizzazione e regolamentazione da parte dell’ufficio di controllo  sugli alcolici; consentirà il possesso limitato di marijuana da parte di persone di età superiore ai 21 anni, e di imporre accise 25% sulla vendita all’ingrosso e al dettaglio di marijuana, entrate destinate alla prevenzione delle tossicodipendenze, alla ricerca, all’istruzione e alla sanità. Le leggi che vietano la guida sotto l’influenza di cannabinoidi e dovrà essere modificata per includere soglie massime per la concentrazione di THC nel sangue. Maggiori info.
Risultati: 55% favorevoli 45% contrari (fonte)

(articolo per fuoriluogo.it)

Le menzogne della war on drugs

18 gennaio 2012

Produzione cocaina: la verità non può attendere

(articolo per fuoriluogo.it)

Record di cocaina sequestrata nel 2011: Narcoleaks ha diffuso oggi i dati sulla quantità di cocaina sequestrata dalle forze di polizia di tutto il mondo durante il 2011. Si tratta di quasi 775 tonnellate di cocaina di alta qualità. Il che smentisce clamorosamente le stime sulla produzione mondiale del Dipartimento di Stato USA, ferme a sole 700 tonnellate, e riporta di attualità le domande di Narcoleaks al Presidente americano Barack Obama rimaste ancora inevase.

Il 2011 è stato un anno record per quel che riguarda i sequestri di cocaina nel mondo: 774,707 tonnellata di cocaina ad alta purezza sono stati intercettati dalle polizie di tutto il mondo secondo i calcoli di Narcoleks, il progetto italiano che si cura di monitorare sugli organi di informazione e sulle veline ufficiali le notizie sugli oltre 5000 sequestri di cocaina di quest’anno.

Oltre ai sequestri Narcoleaks ha tenuto traccia anche della cocaina persa in mare o distrutta dai trafficanti per eliminare l’oggetto del reato per circa 20,921 tonnellate, mentre sono circa 25 o 30 le tonnellate di cocaina potenzialmente estraibili dalle foglie di coca distrutte dalla polizia nei laboratori clandestini di Colombia, Perù e Bolivia. Ben di più, 404,834, sono le tonnellate di sostanza in circolazione stimate dagli investigatori durante le operazioni anticrimine ascrivibili al 2011.

Anche non sommando questi dati, c’è la prova definitiva della inesattezza delle stime del Dipartimento di Stato USA, solo 700 tonnellate di produzione mondiale di cocaina, stime oggetto di una richiesta di chiarimento di Narcoleaks nello scorso dicembre, di cui vi abbiamo dato conto qui.

Le 5 domande riproposte oggi al Presidente USA da Nacoleaks sono le seguenti:

  1. Come è possibile che la quantità di cocaina sequestrata sia superiore a quella prodotta secondo i vostri dati ufficiali?
  2. Come è possibile che il Dipartimento di Stato affermi che nel mondo si producono 700 tonnellate di cocaina, quando la U.S. Guard Coast afferma che il solo traffico di cocaina dal Sud America agli Usa è di ben 771 tonnellate mentre il Generale Douglas Fraser, Comandante dell’U.S. Southern Command, ha stimato il flusso tra 1.200 e 1.400 tonnellate?
  3. Come è possibile che diverse autorità americane siano in netta contraddizione tra di loro?
  4. Perché si continua ad affermare che la produzione di cocaina colombiana è calata quando tutti i dati disponibili dicono il contrario?
  5. Alla luce di queste contraddizioni, sono giustificati i miliardi di dollari spesi per finanziare il Plan Colombia?

La sottostima della produzione, da parte del Dipartimento USA è ovviamente strumentale al tentativo di dimostrare l’efficacia delle politiche proibizioniste, in particolare delle costosissime operazioni militari del Plan Colombia. Politiche nei fatti inefficaci, e che vengono ormai sostenute solo grazie alle bugie.

Il Connecticut decriminalizza la cannabis

8 giugno 2011

Camera e senato del Connecticut hanno approvato la legge che decriminalizza il possesso di piccole quantità di cannabis per uso personale di maggiorenni. Il provvedimento, emendato e approvato di stretta misura al Senato sabato scorso è stato definitivamente approvato ieri dalla Camera dello Stato americano, con 90 voti a favore e 57 contrari. La legge passa così alla firma del Governatore democratico dello Stato, Dannel Malloy.

Il testo, così come emendato, riduce le pene per gli adulti trovati in possesso di una quantità di cannabis sino a mezza oncia (14 grammi circa) trasformando il fatto da reato criminale punibile con un anno di carcere e 1000 dollari di multa, a infrazione punibile con una semplice multa e senza annotazione sulla fedina penale.

Erik Williams, il responsabile di NORML della regione, che ha avuto un ruolo significativo nella campagna di pressione sul parlamento dello stato, che ha visto i parlamentari sommersi da migliaia di email e telefonate a supporto del provvedimento, ha dichiarato: “ce l’abbiamo fatta, il Connecticut ha fatto il primo passo oltre la datata ed inefficace War on Drugs che costa ai contribuenti miliardi di dollari ogni anno e che oltre a rovinare le vite degli individui coinvolti distrugge le comunità. Ora tocca alla legge sulla Marijuana teraputica che non è stata ancora portata al voto ma che dovrebbe passare facilmente visto che sia i Democratici che i Repubblicani sono favorevoli. Noi continueremo a lottare fino a quando la marijuana terapeutica non sarà legalizzata”

Una volta in vigore la legge, il Connecticut sarà il quattordicesimo stato dell’Unione a rimpiazzare le sanzioni penali e l’arresto per possesso di piccoli quantità di canapa, in sanzioni amministrative (anche se alcuni di questi prevedono l’esclusione del carcere solo in caso di prima sanzione), ma solo il secondo che è intervenuto con legge per decriminalizzare la cannabis nell’ultima decade (l’altro è stato il Massachusetts, con referendum, nel 2009).

(articolo scritto per fuoriluogo.it)

Gli USA contro gli indigeni

27 gennaio 2011

Con un comunicato stampa di poche righe dell’Ambasciata americana in Bolivia, gli USA hanno annunciato che si opporranno formalmente alla richiesta avanzata dal Presidente boliviano Evo Morales di stralciare la masticazione della foglia di coca dai divieti previsti dalle convenzioni ONU sulle droghe.

“Gli Stati Uniti rispettano la cultura delle popolazioni indigene e riconoscono che la masticazione della coca è un’usanza tradizionale della cultura boliviana” – si legge nell’ipocrita comunicato dell’ambasciatore americano a Sucre – “e esprimono la volonta di lavorare con il governo boliviano per creare un quadro di rispetto di questa millenaria pratica” ma ritengono più importante “mantenere l’integrità della Convenzione del 1961, che rappresenta un importante mezzo nella lotta globale contro il narcotraffico”.

Nei giorni scorsi numerosi stati avevano risposto negativamente alle pressioni americane perchè si opponessero all’emendamento Morales, che in assenza di opposizioni formali sarebbe stato accolto. Evidentemente il pressing degli Stati Uniti non ha avuto risultati, e così il Governo USA ha deciso di esporsi in prima persona contro un’emendamento che non fa altro che applicare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti degli indigeni, per la quale la masticazione della foglia di coca è protetta in quanto pratica culturale indigena.

(post per il blog di fuoriluogo.it)

Nella pausa pranzo rileggetevi la Costituzione

22 dicembre 2010

Come ulteriore contributo alle ripetizioni di storia a Maurizio Gasparri segnalo questo video in cui Robert Kennedy, allora Ministro di Giustizia, si  confronta con lo sceriffo della contea di Kern, in California, durante le udienze di un comitato senatoriale sullo sciopero dei lavoratori.

Da luogocomune.net

Facebook e la crociata anti cannabis

27 agosto 2010

Ieri la notizia in Italia l’ha data Repubblica: Facebook ha censurato la pubblicità di “Just say Now” una campagna pro legalizzazione della cannabis negli USA lanciata dal blog Firedoglake.

Il messaggio pubblicitario, di cui vedete un esempio qui a fianco, sarebbe stato in prima battuta accettato, poi censurato con la motivazione che

“il logo in questione non era più accettabile come pubblicità sul sito. L’immagine di una foglia di marijuana rientra tra i prodotti per il fumo e quindi non è permessa secondo le nostre politiche”

Almeno così ha detto Andrew Noyes a Wired, dichiarazione che sembra proprio un arrampicarsi sugli specchi da parte dell’esponente di Facebook, soprattutto dopo che si è scoperto che anche una analoga pubblicità pro-legalizzazione del Partito libertario americano è stata censurata lo scorso luglio con la più schietta motivazione

“noi non ammettiamo pubblicità pro marijuana o propaganda politica per la promozione della marijuana”.

Ma non finisce qui: da un commento al post odierno di Vittorio Zambardino scopriamo che anche l’account di Matteo Gracis è stato disattivato, questa volta senza spiegazioni. Essendo Gracis il Direttore editoriale di Dolce Vita, magazine che si occupa molto di canapa e stili di vita, qualche sospetto che non sia una coincidenza c’è, come del resto scrive lui stesso sul suo blog:

Conoscevo già bene la Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità di Facebook, dal momento che mi occupo anche per lavoro di comunicazione sul web, ma dopo questo episodio sono andato a rileggermi per intero il regolamento e posso affermare con certezza di non aver violato in alcun modo le regole da loro imposte.

Ma penso di sapere il motivo per cui sono stato cacciato da Facebook: la cannabis!

La war on drugs varca quindi, con la sua consueta dose di ottusità censoria, le soglie dei social network, con primario obiettivo l’immagine della foglia di una pianta. Come scrive Pietro Yates Moretti sul sito Aduc in fondo è

un po’ come se durante il proibizionismo sull’alcool fosse stato vietato di pubblicare immagini che rappresentassero grappoli d’uva.

Le pagine di Forum Droghe e Fuoriluogo hanno già cambiato immagine del profilo in solidarietà con i censurati.

Ora tocca a voi.

Articolo per fuoriluogo.it

Per l’archivio

16 agosto 2009

6 mesi per uno sbadiglio

12 agosto 2009

Jailed for YawningUno sbadiglio troppo rumoroso costa 6 mesi di carcere a Chicago. Clifton Williams, 33 anni, di Richton Park, sta scontando 6 mesi di prigio per aver “sonoramente” sbadigliato durante il processo per droga del cugino, Jason Mayfield.

A leggere l’articolo dell’Huffington Post ci sono versioni contrastanti sulla “potenza” dello sbadiglio, e quindi sulle reali intenzioni di oltraggiare la corte. Fatto sta che a pensare ai “Vergogna, Vergogna” che, spesso giustificati, arrivano dalle parti civili nei tribunali nostrani c’è da ringraziare che in Italia il Giudice non abbia il potere di incarcerare per 6 mesi una persona senza processo…

Danni collaterali della war on drugs, o eccesso di zelo del giudice Daniel Rozak, fatto sta che il povero Clifton è da oltre 20 giorni in galera, dalla quale potrà uscire se si scuserà con il giudice.

Anche su Repubblica.it.

Altro che tesoretto…

17 giugno 2009

Sempre che siano veri:

Duecentoquarantanove bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, piu’ 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno, occultati nel doppio fondo di una valigia, per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro.

E’ quanto hanno sequestrato alla stazione ferroviaria internazionale di Chiasso, al confine tra Svizzera e Italia, funzionari della Sezione Operativa Territoriale di Chiasso, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza del Gruppo di Ponte Chiasso, nel corso dei controlli volti al contrasto del traffico illecito di capitali.

I valori erano posseduti da due cinquantenni giapponesi scesi alla stazione ferroviaria di Chiasso da un treno proveniente dall’Italia che, al momento del controllo doganale, hanno sostenuto di non avere nulla da dichiarare.

Un’accurata verifica dei bagagli ha consentito invece di trovare i titoli Usa, occultati sul fondo di una valigia, in uno scomparto chiuso e separato da quello contenente gli indumenti personali.

Oltre ai titoli, i due giapponesi trasportavano una cospicua documentazione bancaria in originale.

Per i bond e la documentazione che li accompagnava, anch’essa  sottoposta a sequestro, sono in corso indagini volte a stabilirne autenticita’ e provenienza. Qualora i titoli risultassero autentici, in base alla vigente normativa, la sanzione amministrativa applicabile ai possessori potrebbe raggiungere i 38 miliardi di euro, pari al 40% della somma eccedente la franchigia ammessa di 10mila euro.

Dal sito della Guardia di Finanza, via Marcello.