• La strategia della moka

    Michele Serra oggi nella sua rubrica l’Amaca su Repubblica

    Prego amici e conoscenti di sospendere telefonate e mail contenenti, da mesi, sempre la stessa domanda: ma quando cade, quand’è che si leva di torno? Perché questo mi costringe a ripetere sempre la stessa risposta: e come faccio a saperlo? Propongo di ribellarci a questa ossessione affidandoci alla famosa, più volte sperimentata e mai smentita legge della moka, secondo la quale se uno fissa la moka in attesa che il caffè salga, il caffè non sale. Mentre se uno si distrae e pensa ad altro, allora il caffè erompe con il suo allegro borbottio. Oltrettutto restare qui (per quanto ancora, poi?) a fissare in crocchio la stessa vecchia moka, continuando a darci di gomito e dirci, ogni giorno, “ecco, vedrai che ci siamo”, è piuttosto umiliante, e dà l’idea che non si abbia di meglio da fare, nella vita. Che siamo un vecchio branco (vecchio come la moka) di maniaci ossessivi rassegnati a passare la vita nell’attesa che l’attesa finisca. Come terapia, ognuno pensi al tanto di bello e di utile che ha continuato a fare in tutti questi anni, e ancora deve fare. Persone e cose da amare, viaggi, libri, fiori, cassetti, lavori, progetti, fango da spalare, castagne da raccogliere (è stagione). E anche per la deplorevole trascuratezza di noi stessi e della vita vera che ci siamo fatti sequestrare, per tutti questi anni, da quel signore.

1 Comment

  1. ivana says: 8 Novembre 2011 at 23:09

    Salve Michele, in questi giorni ho scritto questo; Vuoi leggerlo? Sono sgomenta per tutto, per la tragedia di Genova, Perchè mi dicono che in Europa applaudono se in Italia riescono a varare politiche economiche che ci strozzeranno …
    “Non so voi, ma ho come l’impressione che mi vogliano far pagare un conto di un pranzo che non ho consumato. Proprio non ho mangiato a quel desco.
    Mi sta proprio stufando la “storiella” che avrei vissuto “alla grande”, io … e quelli come me.
    Niente affatto: ho sempre lavorato, pagato tasse, contributi prev, ecc e non mi ritengo responsabile delle scelte scellerate compiute da altri; responsabile di una certa piega consumistica cha mi è stata, ci è stata indotta. Semmai l’avrò subita. Quando mi rendo conto, mi ribello al consumismo sfrenato.
    Questo è il mio stile di vita.
    Dopo aver lavorato una vita, mi presentano un conto, dicendomi di pagare con nuovi sacrifici, di continuare a pagare …?
    Penso che, come me, tanta gente non intenda pagare un conto di un “pranzo” che non ha consumato.
    Stasera sono proprio … fuori di testa, perdonate, ma credo anche che non reggerò a lungo certe mascalzonate.
    Un saluto”
    Ivana

Leave a reply.