• Botteghe oscure

    Occhial House ha le ore contate.
    Il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, ha lanciato la campagna d’estate contro i cinesi di via Paolo Sarpi (che, per i non milanesi, sarebbe la chinatown di costì).
    Questa volta fioccano le multe perché i commercianti hanno messo sui propri negozi le insegne in cinese, il che è illegale secondo il regolamento comunale, che prevede che le insegne debbano “essere in corretta lingua italiana”, come riporta il Corriere.
    Anzi: come spiega il Giornale, “le leggende devono essere in corretta lingua italiana”, il che potrebbe dare qualche preoccupazione ai seguaci inglesi di Robin Hood, agli studiosi indiani del Mahabharata e ai rumeni che ancor oggi lucrano sui turisti che visitano il castello di Vlad ?epe?.
    Comunque, se questa è la legge, va rispettata: che si tratti di leggende, di legende o di mere insegne.
    E quindi fin da doman mattina il sottoscritto, come spero tanti altri onesti e volenterosi cittadini, si armerà di macchina fotografica per segnalare alle competenti autorità comunali, con tanto di documentazione fotografica, le insegne che non siano scritte nella più pura lingua di Dante.
    Comincerò con PriceWaterhouseCoopers, Ernst & Young e Standards & Poor’s. Poi credo opportuno fare un passaggio di fronte alla Piedra del Sol, al Tropico Latino e alla Cueva Maya. Penso poi di fotografare il Kaputziner Platz e la sede italiana di Commerzbank, per poi censurare lo spregio alla nostra bella lingua perpetrato da Omelette & Baguette e da Petit Bateau.
    A quel punto sarò pronto per andare da High Tech e poi chiudere il giro con l’Hollywood Rythmoteque e il The Club. Ah, ma quelli li hanno già chiusi, accidenti.

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