• Il nuovo disordine mondiale

    1987-4 Rapporto-Diritti-Globali_2015_1CONFERENZA STAMPA

    IL NUOVO DISORDINE MONDIALE

    Rapporto sui diritti globali 2015

    Roma, martedì 17 novembre, ore 11.00

    CGIL nazionale, Sala Simone Weil, Corso d’Italia 25

    Il Rapporto è a cura di Associazione Società Informazione Onlus, promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid | Antigone | Arci | Cnca | Fondazione Basso-Sezione Internazionale | Forum Ambientalista | Gruppo Abele | Legambiente

    partecipano

    Danilo Barbi, segretario nazionale Cgil

    Paola Bevere, presidente Antigone Lazio

    Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

    Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente Gruppo Abele

    Marco De Ponte, segretario generale ActionAid Italia

    Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale Legambiente

    Ciro Pesacane, segretario nazionale Forum Ambientalista

    Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società Informazione

    Gianni Tognoni, Fondazione Basso – segretario generale Tribunale permanente dei popoli

    Don Armando Zappolini, presidente Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza

    Un mondo senza rifugi

    Nel tempo della globalizzazione neoliberista e della crisi strutturale il mondo appare senza più rifugi: né dalle turbolenze dei mercati, come si vede dalle difficoltà crescenti che colpiscono anche la Cina e i BRICS; né dalla destabilizzazione geopolitica, come dimostrano il proliferare dei conflitti territoriali e la nuova guerra fredda che si intreccia agli scenari, vecchi e nuovi, propriamente bellici; né dalla “obsolescenza programmata” dei sistemi di welfare, a partire dal modello sociale europeo da tempo sotto attacco, e delle forme e strutture democratiche di governo; né, infine, dagli effetti delle guerre e delle diseguaglianze, che nel 2015 si sono tradotti in un vero e proprio esodo, di fronte al quale l’Europa e le sue istituzioni si sono mostrate in tutta la fragilità, divisione, impotenza e coazione a riproporre la strada fallimentare e disumana della Fortezza.

    Un esodo che, a inizio novembre 2015, ha già prodotto, nel solo Mediterraneo, oltre 3400 vittime, tra le quali un numero crescente di bambini. Nel settembre scorso, l’immagine del piccolo bimbo Alan Kurdi, in fuga con la sua famiglia dalla guerra in Siria, annegato e riverso su una spiaggia turca, ha commosso il mondo solo per un breve istante. Tanti come lui sono morti dopo e continuano a morire senza lasciare traccia, senza destare scandalo e ripensamenti nelle politiche globali e nella chiusura delle frontiere.

    Il numero delle persone sradicate, sfollati interni o rifugiati, è arrivato a 59 milioni e mezzo di persone; un numero cresciuto, solo nel 2014, di oltre 8 milioni, la cifra più elevata dalla Seconda guerra mondiale. La pressione migratoria che ha messo in questi mesi in difficoltà l’Europa è, peraltro, solo una piccola parte di quella dolente massa umana, giacché il peso principale viene sostenuto dai paesi cosiddetti in via di sviluppo, che accolgono  ben l’86% dei 19 milioni e mezzo di rifugiati.

    Eppure, il 2015 è stato l’anno dei nuovi muri, delle barriere di filo spinato erette nel cuore del continente europeo, a tentare di isolare il contagio dai dannati della terra, cui è dedicato uno dei Focus del Rapporto sui diritti globali 2015.

    La guerra contro i poveri

    La “lotta di classe dall’alto” nell’ultimo anno, in diverse aree geografiche, ha preso la forma di una guerra contro i poveri e di un divorzio progressivo tra capitalismo globale e democrazia.

    Secondo le statistiche europee, nell’Unione vi sono 122,6 milioni di persone a rischio di povertà ed esclusione, vale a dire quasi un europeo su quattro; all’inizio della crisi erano 116 milioni. Alcuni Stati membri hanno percentuali ancor più drammatiche, come la Bulgaria (48%), la Romania (40,4%), la Grecia (35,7%), l’Ungheria (33,5%); a fronte di percentuali tra il 15 e il 16% di Paesi come Svezia, Finlandia, Olanda e Repubblica Ceca. L’Italia registra il 28,4%, dato dunque superiore alla media europea, per un totale di 17 milioni e 330mila persone.

    A fronte di questo drammatico ed eloquente quadro, nel quadriennio 2008-2012 – complessivamente, sebbene in modo molto differenziato tra i diversi Stati membri – l’Europa ha disinvestito nel welfare, in ossequio agli imperativi dell’austerità e del Fiscal compact, con un taglio sulla spesa sociale europea per un ammontare totale di circa 230 miliardi di euro.

    Disinvestire nel welfare ha, tra gli altri, anche l’esito di distribuire i rischi di impoverimento in modo selettivo e diseguale, gravando soprattutto sui più deboli, e questo è uno dei meccanismi che porta a condizioni di povertà stabili, prolungate e difficilmente reversibili. Anziché essere contrastata, insomma, la crescente povertà – che riguarda sempre più anche chi possiede un lavoro e un reddito – viene perpetuata, diviene una condizione non transitoria, una sorta di buco nero sociale dove le povertà diventano a bassissima reversibilità, nel quale è sempre più facile scivolare e da cui è, e sarà, praticamente impossibile uscire.

    Sempre più la povertà, specie se estrema, nelle risposte istituzionali, ma anche nel senso comune, è vista e trattata come crimine, anziché come situazione necessitante sostegno. Un processo, presente da tempo negli Stati Uniti, che sta andando avanti in modo deciso in tutta Europa, a livello legislativo, amministrativo, del governo delle città, mediatico. Alla criminalizzazione della povertà è dedicato un altro dei Focus del 13° Rapporto sui diritti globali.

    L’oscena piramide della diseguaglianza

    Anche nell’ultimo anno, le politiche seguite non sono andate nel verso di sostenere le parti sociali più deboli e il lavoro e nel ridurre le diseguaglianze, ma, all’opposto, hanno premiato i responsabili della crisi stessa, vale a dire la grande finanza.

    Dal 2007 le Banche centrali di tutto il mondo hanno aumentato la quantità di moneta da 35 mila miliardi di dollari a 59 mila miliardi. Un mare di liquidità che ha inebriato i mercati finanziari, ma non è “sgocciolato” a sostenere l’economia precaria delle famiglie e delle piccole imprese, mentre è continuata la sciagurata politica dell’austerity, oltre ogni evidenza dei suoi effetti devastanti e deprimenti e pur in presenza delle tardive perplessità del Fondo monetario. Una politica che, nel corso del 2015, ha manifestato appieno la propria valenza simbolica, disciplinante e intimidatoria nel caso della Grecia, il cui popolo e il cui legittimo governo sono stati piegati da un pesante e stringente ricatto, come viene ampiamente analizzato nel Focus del primo capitolo del nuovo Rapporto sui diritti globali.

    Un anno di rialzi in borsa e di grande euforia finanziaria ha visto il contrappasso di un’altrettanto grande depressione economica e sociale. La crisi è così diventata strumento di governo e moltiplicatrice dell’instabilità. E di ingiustizia sociale. Come mostrano indiscutibilmente i numeri e studi internazionali. La ricchezza delle 80 persone più facoltose al mondo è raddoppiata in termini nominali tra il 2009 e il 2014, mentre la ricchezza del 50% più povero della popolazione nel 2014 è inferiore a quella posseduta nel 2009. Ottanta super-ricchi possiedono la medesima quantità di ricchezza del 50 per cento più povero della popolazione mondiale, 3 miliardi e mezzo di persone. E ancora: nel 2010 le 80 persone più ricche al mondo godevano (è il caso di dirlo) di una ricchezza netta di 1300 miliardi di dollari. Nel 2014 la loro ricchezza complessiva posseduta era salita a 1900 miliardi di dollari, dunque una crescita di 600 miliardi di dollari, quasi il 50 per cento in più in soli quattro anni.

    Il cibo come palcoscenico oppure come diritto

    Il titolo scelto per l’Expo 2015 ha posto il tema del cibo all’attenzione mondiale. Ma ha sostanzialmente eluso la riflessione e l’analisi sul modello attuale della produzione e consumo alimentare e sui rischi futuri, accentuati dai trattati commerciali in corso, orientati agli interessi delle grandi corporation e favoriti dal grande investimento che viene fatto per promuovere il lobbismo, a tutto danno della correttezza e trasparenza delle decisioni politiche e dei diritti di cittadini e consumatori. Basti dire che nel 2013, solo negli USA, il settore finanziario ha speso oltre 400 milioni di dollari per fare lobby, mentre nell’Unione Europea la cifra stimata è di 150 milioni di dollari.

    Sulla questione alimentare, infatti, si confrontano, anzi si scontrano, due paradigmi: l’agricoltura delle multinazionali, che si appropriano di intere regioni mondiali e le avvelenano con uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti, cercando di imporre ovunque anche gli Organismi Geneticamente Modificati, e quella dei piccoli contadini, che coltivano nel rispetto dell’ecosistema e delle biodiversità. L’agricoltura industriale, pur producendo solo il 30% del cibo consumato a livello mondiale, viceversa, è responsabile del 75% del danno biologico a carico del pianeta, compresa l’emissione, attraverso l’impiego di combustibili fossili, del 40 per cento dei gas serra, causa di quel riscaldamento climatico che sta devastando e desertificando i territori e pregiudicando il futuro del pianeta e delle prossime generazioni.

    Anche quella per il cibo, e per l’acqua, insomma, è diventata una forma di guerra contro interi popoli e i poveri delle aree geografiche vittime di forme, vecchie e nuove, di colonialismo; come anche il cosiddetto land grabbing, il crescente fenomeno di accaparramento delle terre. Popoli e poveri la cui qualità di vita e la stessa sopravvivenza sono compromesse da logiche unicamente orientate al massimo profitto e alla speculazione finanziaria.

    Logiche che, tuttavia, non riguardano e colpiscono più solo i Sud del mondo, ma gli stessi paesi industrializzati e, in primis, l’Europa, al centro ai grandi interessi soggiacenti al Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), il Trattato commerciale di libero scambio le cui trattative segrete sono in corso tra Stati Uniti e Unione Europea, cui è dedicato un altro del Focus del Rapporto sui diritti globali 2015.

    Maggiori info su www.dirittiglobali.it

  • Come dire no alle spese militari

    Come dire no alle spese militariAnche quest’anno Rete Lilliput Ferrara propone di aderire ALLA CAMPAGNA OSM (OBIEZIONE ALLE SPESE MILITARI).
    UN’AZIONE SEMPLICE PER UN GESTO CONCRETO DI PACE.

    Mai come oggi la campagna assume un significato particolare: il nostro Paese sta sopportando ripetute e pesantissime manovre economiche che colpiscono con misure mai viste prima d’ora la parte più debole della popolazione e le spese sociali, mentre tocca in maniera irrisoria l’ammontare delle SPESE MILITARI. Tutto questo è assolutamente inaccettabile e oggi l’adesione alla campagna rappresenta l’occasione per manifestare il rifiuto di questa logica e pretendere a voce alta che i sacrifici siano equamente distribuiti e coinvolgano con drastici tagli la produzione e il commercio delle macchine da guerra

    Con i contributi raccolti dalla rete di Ferrara viene finanziato il progetto “Adopt Srebrenica”. Nel maggio scorso peraltro Srebenica è stata sconvolta da una catastrofica alluvione che ha spazzato via anni di sacrifici e progressi. I nostri fondi sono sempre stati fondamentali per l’attività del progetto, ora, dopo l’alluvione lo sono ancora di più.

    Campagna di Obiezione alle Spese Militari per La Difesa Popolare Nonviolenta

    La Campagna di Obiezione alle Spese Militari per La Difesa Popolare Nonviolenta si pone i seguenti obiettivi:

    • Riduzione delle spese militari a favore delle spese sociali
    • Cambiamento del sistema di difesa offensivo attuale in un modello difensivo non armato e nonviolento (Difesa Popolare Nonviolenta)
    • Approvazione di una legge per l’opzione fiscale, ovvero la possibilità per ogni cittadino
    • di devolvere la parte delle tasse pagate allo Stato per il militare, per un modello di difesa non armato e nonviolento.

    Alla campagna Osm può aderire qualsiasi cittadino/a che vuole concorrere alla costruzione di un’alternativa alla difesa armata e perché lo Stato costruisca percorsi coerenti per la Pace. Negli ultimi anni le spese militari sono in costante aumento e occorre cambiare modello di difesa e operare perché la Pace non sia pensata solo durante e dopo i conflitti, perchè la difesa non rimanga in mano solo ai militari, perchè lo Stato crei apparati per la Pace e un modello di difesa nuovo che difenda non gli interessi economici, ma le persone e la democrazia di un territorio

    Le forme di adesione sono diverse, fra queste anche l’obiezione di coscienza totale con relativo procedimento di fronte alle commissioni tributarie, quella che viene proposta a Ferrara è la più facile da realizzare.

    Il nodo locale di Ferrara, in contatto con la Fondazione Langer) ha confermato la scelta di sostenere anche quest’anno il progetto di pace “Adopt Srebrenica”, seguito dalla stessa Fondazione, che ha come obiettivo l’aggregazione dei giovani di Srebrenica delle diverse etnie presenti sul territorio, attraverso la diffusione di una cultura di gestione nonviolenta dei conflitti. Questa scelta consente alla Fondazione Langer di avere una continuità anche economica a sostegno del progetto e al territorio ferrarese di consolidare un legame con Srebrenica che dura da anni.

    Il progetto ADOPT SREBRENICA

    No alle spese militari: sostieni il progetto adopt srebenicaSrebrenica è stata per molto tempo una città internazionale, con una vita culturale intensa, con relazioni tra etnie diverse che si svolgevano quotidianamente. Poi la guerra ha portato via… molto.

    Sono ancora visibili le tracce della guerra sulle case, la divisione persistente tra i gruppi, il dolore ancora impresso sui volti delle persone, dei bambini ….

    Per intervenire su questa situazione è nato Il progetto “Adopt Srebrenica”, è un’iniziativa avviata nel luglio 2005 dalla Fondazione Alexander Langer di Bolzano e dall’associazione Tuzlanska Amica.

    Per perseguire gli obiettivi del progetto la Fondazione Alexander Langer Stiftung ha promosso:

    1. la nascita a Srebrenica di un Centro di documentazione della memoria, con il contributo decisivo di un gruppo multiculturale di giovani che a Srebrenica che hanno aperto nel settembre 2011 una piccola sede, che ha ottenuto il sostegno attivo del Comune di Bolzano-Archivio storico;
    2. dal 2007 ogni anno a Srebrenica, la Settimana Internazionale della Memoria, con incontri, laboratori, iniziative culturali, in stretta collaborazione con l’associazione Tuzlanska Amica; dal 2008, per tre edizioni, vi hanno preso parte anche i corsisti del Master per Operatori di Pace e Mediatori internazionali, realizzato dalla Formazione Professionale di Bolzano e l’Università di Bologna, che hanno fatto di Srebrenica e della Bosnia Erzegovina un loro caso di studio e il luogo di una significativa esperienza di stage;
    3. ogni anno dal 2005 viaggi di studio e di conoscenza in Bosnia e a Srebrenica, in particolare per la partecipazione alla cerimonia di commemorazione e di seppellimento delle vittime del genocidio l’11 luglio, dichiarata dal Parlamento Europeo “giornata internazionale della memoria”;
    4. un intenso lavoro d’informazione e di formazione alla conoscenza del contesto, dedicato particolarmente a centinaia di giovani ed educatori, con la presentazione di testimonianze, film, video, mostre fotografiche sulla realtà di Srebrenica e della BiH, anche nell’ambito dei progetti di “educazione alla mondialità sostenuti dalla Provincia di Bolzano;
    5. la costituzione di una rete di collaborazioni, a sostegno del progetto, di decine di giovani e volontari, di istituzioni pubbliche e a associazioni, come nel tempo le Regioni Abruzzo e Trentino Alto Adige-Südtirol, le provincie di Bolzano e Ferrara, i Comuni di Pescara, Venezia, Penne, Caramanico Terme, Cesena, Trieste, l’Aiccre Abruzzo, l’Istituto per le minoranze e autonomie regionali delldell’Eurac di Bolzano, le associazioni Mila/Donnambiente, Sagapò Teatro e Tandem di Bolzano, la rete Lilliput di Ferrara

    Tenendo presente che secondo stime del Comune di Srebrenica, in città si contano circa un centinaio di giovani sotto i 25-27 anni, il potere di coinvolgimento del progetto sul territorio è significativo. Il contesto nel quale si inserisce il progetto è davvero difficile, sia dal punto di vista del rientro e permanenza dei profughi a Srebrenica, che dal punto di vista del processo di rielaborazione del recente passato, a livello collettivo. Attualmente il dato più attendibile a proposito della popolazione rientrata, stima intorno alle 6.000 le persone che sono rientrate e vivono stabilmente nella municipalità Per quanto riguarda l’ipotesi di messa in funzione delle strutture termali e dell’impianto di imbottigliamento, che garantirebbero una svolta per il futuro occupazionale dei rientrati a Srebrenica, siamo ad un punto molto delicato.

    Il governo della Republika Srpska sta cercando in ogni maniera di far desistere gli investitori che si trovano in uno stato avanzato dei lavori (a inizio estate era prevista l’apertura dell’impianto di imbottigliamento e di una delle strutture ricettive collegate, che insieme avrebbero garantito 100-120 nuovi posti di lavoro) con il preciso scopo di impedire che Srebrenica torni a vivere.

    Ci troviamo indubbiamente in una fase cruciale per il futuro del progetto Adopt Srebrenica ..si tratta sempre più della scelta di vita di un gruppo di giovani. Significativa la loro scelta di esporsi in maniera così decisa, con il tentativo di aprire un centro interculturale e di documentazione. Si tratta di un momento in cui il sostegno, a qualsiasi livello, da parte degli amici, gruppi, associazioni e istituzioni della rete italiana, risulta determinante per garantire continuità e prospettive di radicamento sul territorio delle attività fin qui svolte e di quelle in programma.

    Come procedere

    Nel 2013 la campagna ferrarese ha avuto 143 adesioni e raccolto 3400 euro. Come lo scorso anno, ognuno può destinare all’iniziativa un contributo in denaro (cifra minima 15 euro a testa). Si firma il modello di adesione alla campagna che si trova in allegato (OSM_modulo_2014_ferrara.pdf ), indicando la cifra di contributo al versamento, e la si consegna al referente locale della Rete Lilliput (contattabile a questa e-mail: davide.scagliantiATposte.it) che provvederà ad effettuare un unico versamento e a spedire tutti i moduli al presidente della Repubblica e al coordinamento nazionale OSM.

  • Negri va alle crociate

    Monsignor Negri va alle crociate“Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente. Non so quale avvenimento della Chiesa possa sfuggire a una lettura come questa. Sta di fatto che noi, cristiani del Terzo millennio, alle Crociate dobbiamo molto”

    Ecco, per Monsignor Luigi Negri (Vescovo di Ferrara), le crociate sarebbero state “un grande «pellegrinaggio armato»”.

    In attesa, come qualcuno suggerisce sui social network, del rogo della statua di Savonarola sotto al Castello di Ferrara, è doveroso rileggere alla luce di quanto riportato in questo scritto (non ancora smentito) del nostro Vescovo le recenti esternazioni sulla situazione in Iraq, e sull’eccesso di diplomazia in Medio Oriente:

    “in ogni caso il dialogo non può essere perseguito ad ogni costo e non può rappresentare assolutamente una forma di dimissione della presenza cristiana nel Medio Oriente.”

    Perchè ci mancavano proprio i Teocon all’amatriciana e la riabilitazione delle crociate: come se già i conflitti etnici e religiosi in medio oriente non fossero sufficientemente esacerbati, figli come sono di decenni di omissioni colpevoli del Diritto Internazionale e forzate importazioni della democrazia, e il dibattito nazionale ed internazionale altrettanto incapace di produrre un dialogo di pace.

    Ora parrebbe evidente, almeno allo sprovveduto che scrive, che la linea del nostro Vescovo diverga ormai irrimediabilmente da quella del Vangelo (almeno da quello secondo Luca, quello del famoso “a chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra” ) e dalla Chiesa di Roma, almeno da quella degli ultimi 3/4 Papi (Ratzinger compreso).

    Sembrerebbe quasi arrivare a rasentare l’eresia il nostro Vescovo Negri. A tal proposito viene proprio da chiedersi perchè allora non rinverdire tradizioni ed istituzioni dimenticate a causa “dell’ottusa mentalità laicista” di questo secolo. In questi giorni potrebbe proprio tornarci utile quella benedetta Santa Inquisizione: quella di Giordano Bruno e Galileo Galilei sia chiaro, non certo l’odierno anonimo ufficio della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione.

    Sono certo che, almeno su questo, Negri sarebbe d’accordo con me.

  • Trova le differenze

    pertini-napolitano“L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.” (Sandro Pertini, dal discorso d’insediamento alla Presidenza della Repubblica)

    “Soddisfare le esigenze di rigore e di crescente produttività nella spesa per la difesa senza indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo e persino anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare, vecchie e nuove pulsioni antimilitariste.” (Giorgio Napolitano, dal discorso per la celebrazione del 69° anniversario del 25 aprile)

    http://www.repubblica.it/politica/2014/04/25/news/spese_militari_napolitano_s_a_rigore_ma_senza_decisioni_sommarie-84439665/

  • Senso dello Stato

    Portaerei garibaldiAllora. Lo Stato italiano, sì quello per cui ognuno di noi dovrebbe avere “rispetto”, manda la propria portaerei, fiore all’occhiello della Marina Militare (sì proprio quella per cui comprano gli #F35), in giro per le acque africane a promuovere i sistemi d’arma prodotti dalle industrie nostrane (compresa Finmeccanica, partecipata dallo Stato stesso). Evidentemente è talmente necessaria e indispensabile che puo’ tranquillamente essere utilizzata per 5 mesi come fiera ambulante. In più, ciliegina sulla torta, non riuscendo a coprire interamente le spese con gli sponsor “privati”, il “Governo delle larghe schifezze” impegna 7 milioni di euro dal proprio bilancio.

    A me la cosa fa talmente schifo che il prossimo che mi parla di “senso dello Stato” riceverà una fragorosa risata (e se la luna gira storta uno sputo in un occhio).

    http://www.repubblica.it/politica/2013/11/11/news/sel_portaerei_cavour-70777486/?ref=HREC1-6

  • Proposta di mediazione

    f35Andrea Mollica sul blog di Gad Lerner:

    Come rimarca il “Fatto Quotidiano” di oggi, l’acquisto di 90 velivoli sarebbe giudicato economicamente non vantaggioso da Finmeccanica. L’azienda italiana infatti partecipa al progetto costruendo le ali degli F35 e parti delle loro fusoliere, ed avrebbe un ritorno economico solo in caso di un acquisto più corposo. Una posizione confermata dalle parole di Mauro, che ha altresì evidenziato come esista un vantaggio solo in caso di superamento di una certa soglia, anche se questa non è stata indicata con precisione.

    Ma se il problema degli f35 è l’utile di Finmeccanica per la produzione di ali e fusoliere, perchè non darle direttamente gli stessi soldi, senza passare dalla Lockheed Martin e avere, chessò, qualche treno o bus in più?

    Non ci crederete ma fanno anche quelli (bredamenarinibus, ansaldobreda, ansaldosts)…

  • Piazza Alimonda, 20 luglio 2001, ore 17,25

  • Il Movimento Noviolento compie 50 anni

    Il Centro Amiche e Amici della Nonviolenza e Lilliput Ferrara propongono:

    Martedì 5 giugno, ore 21
    Galleria del Carbone, via del Carbone – Ferrara

    Il Movimento Noviolento compie 50 anni

    Un appuntamento irrinunciabile per gli amici e amiche della nonviolenza l’incontro di martedì sera con Mao Valpiana, presidente nazionale del Movimento Nonviolento e direttore di Azione Nonviolenta, in cui verrà proiettato il filmato sui 50 anni del Movimento.

    Il documentario di Roberta Mani e Roberto Rossi, gli stessi dell’Avamposto, intreccia con leggerezza interviste ai fondatori del Movimento Nonviolento – Pietro Pinna, Daniele Lugli, Rocco Pompeo – e a protagonisti successivi della vita del Movimento, immagini dell’azione nonviolenta a partire dalla I Marcia Perugia-Assisi indetta nel 1961 da Aldo Capitini.

    La Scuola della Nonviolenza è promossa in collaborazione con il Movimento Nonviolento

  • Brindisi: presidio in Piazza Trento e Trieste oggi alle 18

    Non sappiamo ancora con certezza chi ha piazzato tre bombole di gas davanti ad una scuola di Brindisi stamattina.

    Del resto non “sappiamo” ancora chi ha messo la bomba a Piazza Fontana, o a Piazza della Loggia.

    La sfida, oggi, è di non cedere attoniti alla violenza e reagire con serena e gentile fermezza alla strategia della tensione che pare emergere dai nostri oscuri tempi passati.

    Per vincere questa sfida è necessario ricordare ciò che è già avvenuto ieri e l’altro ieri, per evitare di scendere nella solita scala a chiocciola e commettere gli stessi errori.

    La memoria è importante. La storia è importante. Per questo, chiunque sia stato, attaccando una scuola ha attaccato tutti noi.

    Oggi, alle 18, c’è un presidio in Piazza Trento e Trieste a Ferrara.

    Passate parola.

  • Droga: il problema è la proibizione

    Un rapporto dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) prende atto di come la war on drugs globale stia fallendo e suggerisce di cominciare a considerare le alternative alle attuali politiche per prevenire un pericoloso peggiornamento nella sicurezza internazionale. (Articolo per fuoriluogo.it)

    L’International Institute for Strategic Studies è un think-tank con sede a Londra che si occupa di conflitti militari e politici e che dalla sua formazione nel 1958 ha avuto influenza nel dibattito sulla deterrenza nucleare, sulla non proliferazione e sul controllo degli armamenti.

    Il suo ultimo studio, pubblicato nel volume “Drugs, Insecurity and Failed States: The Problems of Prohibition” esamina l’attuale regime globale basato sulla proibizione e sulla riduzione della domanda di sostanze e conclude che ha sostanzialmente fallito nel prevenire la diffusione della produzione, del traffico e del consumo di droghe illegali. Non solo: l’attuale politica proibizionista ha portato a elevati livelli di violenza e di instabilità negli Stati produttori ed in quelli “di transito”, paesi già fragili che hanno dovuto sopportare il maggior peso della “war on drugs”. Il rapporto esamina le possibili alternative alle politiche esistenti, in particolare la legalizzazione e la regolamentazione delle sostanze, ed esamina la fattibilità politica di questo cambiamento.

    Secondo Nigel Inkster,  Director of Transnational Threats and Political Risk dell’IISS “un dibattito globale, è indispensabile se vogliamo sviluppare un sofisticato sistema di controllo delle droghe che sia appropriato per il ventunesimo secolo. La proibizione non è riuscita a ridurre il consumo globale di droga e ha involontariamente regalato il multi-miliardario mercato illegale alla criminalità organizzata, a milizie ribelli e forze paramilitari. Questo studio dimostra che la cosiddetta guerra alla droga ha creato una grave minaccia per la sicurezza internazionale e chiede di aprire un dibattito basato sulle evidenze empiriche.”

    Secondo Inkster, che ha servito nel Servizio Segreto britannico come Assistente Capo e Direttore delle Operazioni e Intelligence e che durante l’ultima parte della sua carriera è stato impegnato nella lotta al narcotraffico acquisendo quindi ha una grande conoscenza delle questioni legate alla war on drugs e ai paesi produttori e di transito delle sostanze stupefacenti, c’ anche un altro aspetto di cui tenere conto: “nei paesi consumatori del mondo sviluppato, intere comunità sono state devastate dall’abuso di droga, i consumatori problematici sono stati emarginati e molti cittadini stigmatizzati e  criminalizzati per le loro scelte di consumo.”

    “Sono comunque i paesi in via di sviluppo che hanno sopportato il maggior peso della war on drugs:  il proibizionismo a livello mondiale ha causato o perpetuato violenze diffuse e instabilità nei paesi produttori e di transito come il Messico, la Colombia, la Guinea Bissau e l’Afghanistan. Questi governi di fronte alla poco invidiabile scelta tra il permettere che le loro istituzioni vengano corrotte da gruppi di narcotrafficanti la cui ricchezza e l’influenza sociale spesso supera quella degli stati stessi, e l’avvio di quella che spesso è una vera guerra civile. La lotta al narcotraffico deve uscire dal suo angolo, e essere trattata come una parte di un’agenda politica più ampia, che comprende la sicurezza, lo sviluppo, la salute pubblica e i diritti umani.”

    Il report “Drugs, Insecurity and Failed States: The Problems of Prohibition” schematizza le origini e l’evoluzione dell’approccio proibizionista alla lotta al narcotraffico. Il volume analizza le implicazioni e il rapporto costi-benefici delle politiche esistenti, con particolare attenzione alla sicurezza nei paesi produttori e consumatori, e si pone il problema di quali sono le implicazioni per la sicurezza globale in un mondo in cui i problemi del consumo di droghe illecite sembrano destinati a peggiorare. (leonardo fiorentini)

  • Circo inzir il 4 febbraio a Ferrara

    Città di Ferrara
    ArterEco – El Ouali

    Sabato 4 febbraio
    ore 21,00

    Ferrara, Sala Estense
    (Piazza Municipale)

    Un grande cabaret di Circo per sostenere un grande viaggio nel deserto.

    Circo inzir: Bologna-Tindouf
    Una carovana per la pace e la libertà del Sahara occidentale

    Entrata Libera

    (da Oltreconfine)

  • Novembre, tre iniziative per non dimenticare il popolo saharawi

    La Funzione Pubblica della CGIL – assieme ad altre associazioni ed organizzazioni locali – e con il patrocinio del Comune di Ferrara sta organizzando una serie di incontri sul popolo Saharawi da tenersi per il mese di Novembre.

    Martedi 8 Novembre 2011 – dalle h. 14,30 alle h. 21,00
    Piazza Trento e Trieste, Ferrara
    “I saharawi in piazza”
    Sarà allestita una vera tenda saharawi dove poter degustare il tè alla menta e fare un viaggio virtuale attraverso le foto Con gli occhi dei saharawi che raccontano la storia e la condizione degli abitanti dei campi profughi saharawi. Verrà presentato il prossimo campo di volontariato a Smara e Daklha che Nexus e Yoda organizzano nel mese di gennaio 2012 nell’ambito del progetto “Formazione professionale, attività generatrici di reddito ed integrazione disabili per i giovani saharawi” e “Diamo un taglio all’esclusione” cofinanziati dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Modena.

    Mercoledi 23 Novembre 2011 – h. 20:00
    presso il circolo Arci Bolognesi, Piazzetta san Nicolò 6, Ferrara
    Proiezione del docu film
    1514: Le nuvole non si fermano
    di Carlotta Piccinini
    La visione sarà preceduta da un incontro con Salka Hamdi e Omar Mih (Fronte Polisario)

    Domenica 27 Novembre 2011 – h. 13,00
    presso la sede Anpi di Barco – Pontelagoscuro, via Bentivoglio 83, Ferrara
    Il gusto del deserto: pranzo saharawi. A seguire il concerto di “irumAmuri”
    Per prenotazioni chiamare il 3487510147 entro il 23 Novembre

    (da oltreconfine)

  • Chi era il tipo con il megafono?

    Questo che segue è il racconto “a caldo” che inviai a Carta dopo la mattanza del 21 luglio di 10 anni fa a Genova. La domanda “Chi era il tipo con il megafono?” non ha avuto mai risposta, e mi appare oggi ingenua e stupida. Adesso posso tranquillamente affermare che si trattasse di qualcuno del servizio d’ordine che cercava di fare del suo meglio, in quel caos assoluto.

    Il complottismo di quelle ore pero’ era ampiamente giustificato dagli strani tipi in motorino del giorno prima, dai cassonetti riempiti di libri di fianco a Via Assarotti (via Palestro?), dalle fughe prima dai presunti black block, quindi dalla polizia, dal rumore delle pale degli elicotteri sopra piazzale Kennedy la sera del 20, dalla carneficina della Diaz la notte del 21, e da tutto quello che si è scoperto poi. A ripensare che ci era pure venuto in mente di restare a Genova la notte del 21 (“poi andiamo a dormire alla Diaz”), mi tornano i brividi, che mi passano solo al pensiero che abbiamo riportato tutti a casa incolumi.

    In quei giorni, questo è l’unico dato politico di cui sono certo, è stato distrutto e frammentato a suon di lacrimogeni e manganelli un grande movimento intergenerazionale e trasversale che solo 10 anni dopo (con i referendum di giugno) ha ricominciato a credere nella forza del lavorare insieme.

    Perchè nella forza delle nostre idee non abbiamo mai smesso di crederci.

    Vi mando questo resoconto che può essere utile alla ricostruzione dei fatti, ma anche alcune domande sulle quali lavorare: chi era quello sul cassonetto con il megafono? chi ha detto al corteo di muoversi?
    Davanti a noi c’era anche un pezzo di rifondazione. Giravano voci incontrollate su scontri dietro che ovviamente bastavano per impedirci di tornare indietro. Ero nello spezzone della rete di Lilliput, siamo stai fermati per molto tempo sul lungo mare per gli scontri di piazzale Kennedy. Il servizio d’ordine era lasciato alla buona volontà delle persone, ovviamente non era adeguato alla situazione. Il cordone è stato rotto in due poco prima di piazzale Kennedy da uno spezzone (Cobas mi pare) che ha rotto il gruppo della rete di Lilliput in due. Non si era ancora riusciti a compattare il gruppo, quando siamo passati nel punto caldo, l’incrocio di fronte il piazzale dove la manifestazione svoltava verso nord e c’era una persona, su alcuni cassonetti in mezzo alla strada che invitava a fare presto con un megafono. Apparentemente teneva d’occhio una laterale in cui c’erano degli scontri. Guarda caso nel momento in cui è passato lo spezzone della rete sono arrivati quattro o cinque black a cui è bastato buttare per terra tre cassonetti per giustificare il lancio di lacrimogeni (uno mi è caduto molto vicino) e subito dopo la carica. Il cordone della rete si è sfaldato praticamente all’arrivo dei black, quello dei Cobas che seguivano ha avuto un momento di cedimento nonostante qualcuno insieme a me tentasse di rinforzarlo. I lacrimogeni hanno fatto il resto. La persona sui cassonetti si è allontanata con una calma che mi ha stupito.
    Nota: utilizzare quei mezzi per fermare cinque persone è, se in buonafede, un atto come minimo di incompetenza ed incapacità. Lanciare lacrimogeni su una parte di corteo pacifica è un atto di puro terrorismo. Caricare uno spezzone pacifico è semplicemente un atto criminale. Tornando ai fatti, i quattro/cinque si sono ovviamente inseriti nello spezzone di corteo che era riuscito a passare, mentre guarda caso la polizia manganellava a sangue dietro. Tranquilli come in gita scolastica sono stati dentro al corteo finché non sono stati individuati ed allontanati dal corteo al grido di “fuori fuori” come in piazza Manin venerdì. Insomma, stessa dinamica, solo che questa volta erano in quattro o cinque. È pura coincidenza, è pura incompetenza, è malafede?
    Ciao
    Leonardo Fiorentini

  • Piazza Alimonda, 10 anni fa

  • Il proibizionismo alla prova dei fatti

    Magistratura Democratica|Forum Droghe|Gruppo Abele|NarcoMafie
    con il patrocinio della Provincia di Roma

    Droghe e tossicodipendenza
    Il proibizionismo alla prova dei fatti

    Roma, 10-11 giugno 2011
    Sala della Pace “Giorgio La Pira” – Palazzo della Provincia – Via IV Novembre, 119/A – Roma

    Programma

    VENERDÌ 10 GIUGNO 2011

    ore 9.00: Saluto e introduzione ai lavori
    Cecilia D’Elia, Vicepresidente della Provincia di Roma
    Luigi Marini, presidente di Magistratura democratica.

    prima sessione
    Le droghe nel mondo

    ore 9.30: Le convenzioni internazionali e le politiche globali.
    Grazia Zuffa, Fuoriluogo
    Alessandro Donati, consulente WADA (agenzia sulle sostanze dopanti)

    ore 10.10: Produzione e traffico in America Latina ed Europa. Le false piste del crimine organizzato.
    Giovanni Melillo, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Napoli.
    Mónica Cuñarro, Fiscal e professora all’università de Buenos Aires.

    ore 10.50: Indirizzi alternativi alla war on drugs: il caso della Commissione latino americana su Droghe e Democrazia.
    Amira Armenta, Transnational Institute di Amsterdam.

    Ore 11.20: La questione delle droghe illecite: strategie di contrasto della povertà in Brasile.
    Rubens Roberto Casara, magistrato – Brasile

    ore 12.30: Dibattito

    seconda sessione
    La risposta tradizionale alle dipendenze: repressione penale, carcere. Esperienze a confronto

    ore 15.00: – La legislazione in materia di stupefacenti, l’abuso della risposta giudiziaria e gli effetti sul carcere.
    Giuseppe Cascini, magistratura democratica.
    Martin Vazquez Acuna, giudice del Tribunale Orale penale Nº1 della città Autonoma Nº 1.

    ore 15.45: – La pena per i tossicodipendenti nell’esperienza italiana e latino-americana. L’impatto delle politiche di controllo della “narcocriminalità” nei confronti delle donne. Tensioni con il diritto antidiscriminatorio.

    Graciela Julia Angriman, Juzgado en lo Correccional No. 5 Departamento Judicial de Moron, Provincia de Buenos Aires. Argentina.
    Emilio Santoro, sociologo del diritto, Università di Firenze

    ore 16.30: – Le misure alternative per i tossicodipendenti nell’esperienza italiana.
    Claudio Sarzotti, Antigone

    ore 17.15: – Il caso Italia a cinque anni dalla nuova legge.
    Carlo Renoldi, magistratura democratica.

    ore 17.30: dibattito

    SABATO 11 GIUGNO 2011

    terza sessione
    Appunti per una risposta alternativa al panpenalismo.

    ore 9.00:- Politiche penali, politiche sanitarie, controllo sociale. Le politiche nei confronti dei consumatori: sicurezza vs prevenzione.
    Riccardo De Facci, responsabile del settore dipendenze del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza.
    Mónica Cuñarro, Fiscal e professora all’università de Buenos Aires.

    ore 9.45: – Le nuove frontiere di riduzione del danno in carcere e la tutela della salute dei consumatori detenuti.
    Alessandra Cerioli, presidente della Lila
    Martin Vazquez Acuna, giudice del Tribunale Orale penale Nº1 della città Autonoma Nº 1.

    ore 10.30: – Città, politiche delle droghe e politiche securitarie.
    Grazia Zuffa, Fuoriluogo

    ore 11.15: – Presentazione del documento finale dei lavori.
    coordina:
    Francesco Maisto, presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna.

    Ne discutono
    Franco Corleone, Forum droghe.
    Leopoldo Grosso, Gruppo Abele
    Stefano Anastasia, Antigone
    Rubens Roberto Casara, magistrato – Brasile
    Martin Vazquez Acuna, giudice del tribunal oral – Argentina.

    ore 12.15: -Conclusioni
    Piergiorgio Morosini, Segretario generale di magistratura democratica.

    Aderiscono all’iniziativa:
    Antigone; CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza); Il coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti; La Società della Ragione; Fondazione Michelucci

    Note organizzative:
    La sera del 10 giugno: elaborazione e discussione di un documento tra i magistrati
    Con la collaborazione di Apdes; Fondazione Basso; Provincia di Roma

    per informazioni:
    Tiziana Coccoluto – tiziana.coccoluto@giustizia.it (tel 3474929619)
    Carlo Renoldi – carlo.renoldi@giustizia.it (tel. 3804699075)

    (via fuoriluogo.it)

  • E’ una questione di massa

  • Doc in Tour per i Diritti

    Quest’anno la rassegna itinerante di documentari prodotti in Emilia – Romagna, giunta alla sua quinta edizione, nella sua tappa ferrarese è realizzata in collaborazione con l’associazione per i diritti Oltre Confine ed inserita nell’ambito del Festival dei Diritti.
    Un’unica data, martedì 19 Aprile alle 21, presso la Sala Boldini per i tre documentari in proiezione: ad accomunarli, le tematiche sociali di cui si occupano.
    Le nuvole non si fermano di Carlotta Piccinini, racconta la lotta per l’autodeterminazione del popolo Saharawi attraverso lo sguardo di una giovane donna; Il tempo delle arance di Nicola Angrisano riporta l’esperienza di un gruppo di videomakers che a Rosarno ha raccolto le ragioni della ribellione degli immigrati; Radio Sahar di Valentina Monti documenta la storia di una giovane giornalista che fonda una radio FM comunitaria alla caduta del regime talebano.

    Oltre Confine da dieci anni sostiene la causa del popolo Saharawi costretto all’esilio nel deserto algerino, in particolare ospitando ogni estate un gruppo di bambini nella nostra città. Per questo l’associazione ha voluto promuovere la serata di documentari che si apre proprio con una testimonianza sulla realtà dei campi profughi.

    Per informazioni Sala Boldini, telefono 0532 247050.
    Il programma completo della tappa ferrarese della manifestazione è consultabile sul sito www.arciferrara.org.
    Il sito ufficiale di Doc in Tour è www.docintour.eu, dove sono presenti anche le sinossi approfondite dei documentari.

    Doc in Tour è promosso da: Regione Emilia – Romagna, FICE Emilia – Romagna (Federazione Italiana Cinema d’Essai), Cineteca di Bologna e D.E-R (Associazione dei Documentaristi dell’Emilia – Romagna).

    (da Oltreconfine)

  • Lamped U.S.A.

    http://www.youtube.com/watch?v=YIlH15wbh0c

  • We Don’t Know Yet

    Fantastica intervista a Frattini della BBC. (da Manteblog)

    http://www.youtube.com/watch?v=J1a0DJvkG_o

    I momenti topici selezionati da tuttofamedia:

    Momenti preferiti:
    minuto 00:31: Ehhhhh We don’t know yet n.1
    minuto 00:46: Ehhhhh We don’t know yet n.2
    (voglio un remix creativo di questa roba, si portano ancora i remix? O ora si chiamano mash-up? Whatever: fateli!)
    minuto 1:36: I thinkkkk (occhietti a fessuretta, pausa, vuoti da colmare, il giornalista lo incalza), AI TINK IESS
    minuto 2:23: Well n.1
    minuto 3:03: Well n.2 (stavolta la pronuncia cambia, Frattini non si sente a suo agio, e il suono emesso è più o meno un: UOL)
    minuto 3:46: Well n.3 (Frattini si calma)
    minuto 3:53: MY PRIME MINISTER (my?)
    minuto 4:10: Maybe (il gelo)
    minuto 4:15: Well n.4 (Frattini si agita di nuovo tantissimo, infatti torna: UOL)

     

  • Amici come prima

    http://www.youtube.com/watch?v=6IHmzPrLUMQ&feature=player_embedded