• 10 anni senza Aldro

    Sono passati dieci anni da quel maledetto 25 settembre. Federico aveva 18 anni, come è successo a tutti a quell’età aveva appena passato una serata insieme agli amici in un locale a Bologna. Dopo aver salutato gli amici incontra la Polizia. E muore. Chi volesse ripercorrere la storia di quel giorno, e la vicenda giudiziaria che ne è seguita, può vedersi E’ stato morto un ragazzo, il documentario di Filippo Vendemmiati premiato con il David di Donatello.

    Non conoscevo Federico. Ma ricordo bene quel giorno, o meglio, ricordo bene i giorni che seguirono. Le veline della Questura, il giovane “tossico” morto per malore, il disinteresse della città, il dolore della famiglia. “Beh, sì dai…”, devo confessare che la mia reazione sul momento fu più o meno questa: un altro caso come tanti, pensai, non ne sapremo nulla come nulla abbiamo saputo delle tante morti sospette avvenute nelle strade, nelle caserme e nelle carceri del nostro paese. Non conoscevo la mamma di Federico, pur frequentando spesso il Comune, ma le sue colleghe mi avevano cominciato a raccontare delle stranezze del caso, delle foto e delle indagini fantasma. Poi è stato pubblicato l’appello di Patrizia Moretti sul blog e improvvisamente si è rotto l’incantesimo. Grazie a quelle parole, grazie a quella foto tutti hanno potuto vedere, tutti hanno potuto sapere, tutti hanno potuto farsi domande. Qualcuno ha finalmente dovuto dare risposte.

    Ferrara è una bellissima città: il Po e la sua pianura l’avvolgono nella nebbia, è una città lenta come tutta la provincia italiana e con un tessuto sociale che solo da pochi anni ha saputo aprirsi all’esterno. Ma ha anche anticorpi democratici profondi. Magari pochi, sicuramente lenti ad attivarsi, ma profondi. Un po’ come è successo recentemente per un’altra terribile immagine, grazie alla potenza di quella denuncia, anche in città qualcosa è accaduto. E’ nato il comitato, ci sono stati i primi presidi fatti da poche decine di persone in una piazza fredda e deserta, la stampa ha cominciato a parlarne. Ma larghi strati del tessuto sociale di quella che noi, sempre più a fatica, continuiamo a chiamare sinistra continuavano a pensare “è un tossico che se le è andata a cercare”, e forse lo pensano ancora. Ma il movimento per chiedere giustizia è cresciuto, sino alla grande manifestazione nazionale dell’anno successivo che ha sancito la svolta nella coscienza della città è del paese.

    Prima però, va sottolineato, sono arrivate le Istituzioni, Sindaco di allora in primis, a chiedere conto alla Questura di quello che era successo. Prima ancora del grosso della cosiddetta società civile, e prima di gran parte della stampa: solo grazie a questi interventi c’è stata prima la sostituzione del Questore e poi l’avvio delle indagini, oramai però inquinate da quella “falsa partenza”.

    10 anni senza federico aldrovandiOggi, a 10 anni dalla scomparsa di Federico, dobbiamo ringraziare Patrizia Moretti, Lino e Stefano Aldrovandi, la famiglia e gli amici di Aldro per il loro coraggio, perché hanno saputo condividere con noi il loro dolore e la loro sete di giustizia. Dobbiamo ringraziarli perché senza di loro probabilmente altri casi come quello di Federico sarebbero finiti nel grande cesto dei “Beh, sì dai…”. Li dobbiamo ringraziare, e allo stesso tempo scusarci con loro, perché forse è proprio grazie alla loro incommensurabile perdita se oggi siamo ancora qui a lottare per l’introduzione del reato di tortura, per l’identificazione delle forze dell’ordine durante le manifestazioni, e se ci poniamo il problema della democratizzazione delle forze di polizia.

    E proprio di questo si discuterà a Ferrara nella due giorni organizzata dall’Associazione Federico Aldrovandi in occasione del decennale (programma qui e su Facebook) che culminerà con il concerto per Federico di sabato 26 settembre. Perché finita la vicenda giudiziaria la famiglia e gli amici vogliono che Federico sia ricordato per quello che era: un ragazzo di 18 anni con tanta voglia di vivere.

    Va fatto un ultimo ringraziamento. Alla persona che ha permesso che il caso di Federico giungesse a 4 condanne: Anne Marie Tsegueu, ospite nel nostro paese, ora cittadina onoraria di Ferrara, che ha saputo vincere la paura di un permesso di soggiorno in scadenza per insegnare a tutti noi, testimoniando in tribunale, cosa significa voler vivere in una società giusta.

    (Intervento per il sito nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà)

  • I volti dell’alienazione al Museo di Roma in Trastevere

    I VOLTI DELL'ALIENAZIONE. Disegni di Roberto Sambonet. Roma, Museo di Roma in Trastevere 25 marzo – 3 maggio 2015. Inaugurazione: martedì 24 marzo ore 18.00I VOLTI DELL’ALIENAZIONE

    Disegni di Roberto Sambonet

    Roma, Museo di Roma in Trastevere

    25 marzo – 3 maggio 2015

    Inaugurazione: martedì 24 marzo ore 18.00

    Oggi oltre 700 persone in Italia sono internate negli ospedali psichiatrici giudiziari. La loro definitiva chiusura è stata stabilita da un decreto, convertito in legge il 17 febbraio 2012, con scadenze via via prorogate. L’ultima data fissata è per il 31 marzo 2015 e la mostra I volti dell’alienazione sarà ospitata dal Museo di Roma in Trastevere proprio a cavallo della fatidica data (dal 25 marzo al 3 maggio 2015) per dare il proprio contributo a questa campagna di sensibilizzazione.

    La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, da La Società della Ragione, onlus impegnata sui temi del carcere, della giustizia e dei diritti umani e sociali, con la collaborazione dell’Archivio pittorico Roberto Sambonet e di StopOPG, è a cura di Franco Corleone e Ivan Novelli e raccoglie 40 disegni e 70 studi dell’artista e designer milanese Roberto Sambonet.

    Attraverso i ritratti che l’artista ha realizzato tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Juqueri, a cinquanta chilometri da San Paolo in Brasile, l’esposizione racconta e indaga il complesso fenomeno del disagio mentale.

    Sambonet ha trascorso sei mesi nei reparti dell’ospedale, conducendo una sua personale ricognizione e ha ritratto gli internati in una serie di opere di grande intensità, a china e a matita, ma tutte capaci di andare al di là del volto e mostrare pensieri, emozioni, sentimenti. Una sorta di viaggio di umana partecipazione, uno scavo nelle pieghe della malattia e della sofferenza, che nel 1977 è stato raccolto nel volume Della Pazzia (M’Arte Edizioni, Milano 1977).

    Qui l’artista accosta ai ritratti dei malati di mente testi di autori che nei loro scritti hanno affrontato e raccontato il tema della pazzia, come Allen Ginsberg, Dino Campana, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Edgar Lee Masters, William Shakespeare, Voltaire e altri.

    Roberto Sambonet, nato a Vercelli nel 1924, è stato un importante pittore, designer e grafico. Si è formato all’Accademia di Brera e ha partecipato attivamente alla vita cittadina frequentando l’ambiente delle avanguardie artistiche che avevano come punto di ritrovo il bar Giamaica. Ha partecipato all’avventura del gruppo dei Picassiani con Cassinari, Morlotti e Treccani. Tra il 1948 e il 1953 si è trasferito in Brasile, dove il suo linguaggio artistico ha vissuto una maturazione molto importante che lo ha condotto verso quell’essenzialità della linea che divenne tratto fondamentale della sua opera, nella pittura, nella grafica e nella produzione di celebri oggetti di industrial design.

    La mostra, già ospitata dalla Fabbrica del Vapore di Milano, dal Teatro Chille de la balanza di Firenze e dal Palazzo Municipale di Ferrara, in autunno sarà allestita a Pavia e a Trieste.

    In occasione della mostra è stato pubblicato da Palombi Editori un catalogo illustrato con il contributo della società Cosmec.

    SCHEDA INFO

    Mostra I volti dell’alienazione. Disegni di Roberto Sambonet
    Dove Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio, 1B
    Inaugurazione Date mostra

     

    24 marzo ore 18.0025 marzo – 3 maggio 2015
    Orari Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00;La biglietteria chiude alle ore 19.00;Chiuso lunedì
    Biglietti  Intero € 8,50; Ridotto € 7,50gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente 
    Info  Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

    www.museodiromaintrastevere.it
    www.museiincomune.it
    www.societadellaragione.it

     

    Enti proponenti  Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Turismo -Sovrintendenza Capitolina ai Beni CulturaliLa Società della Ragione

     

    In collaborazione con A cura di

     

    Servizi museali

     

     

    Archivio pittorico Roberto Sambonet e StopOPGFranco Corleone e Ivan Novelli

     

    Zètema Progetto Cultura

     

     

    Con il contributo di  MasterCard Priceless Rome; Vodafone; Cosmec

     

  • Recluse a Venezia

    recluseIl Granello di senape – Associazione di volontariato penitenziario Venezia
    Associazione Amici di Casa Famiglia San Pio X ONLUS
    Collabora il Centro di Servizio del Volontariato della Provincia di Venezia

    VENERDÌ’ 13 marzo 2015
    ore 17.30
    Aula Magna Liceo Artistico
    “M. Guggenheim”
    Dorsoduro 2613, Campo Carmini
    VENEZIA

    “RECLUSE: LO SGUARDO DELLA DIFFERENZA FEMMINILE SUL CARCERE”

    ed. Ediesse

    ne discutono con le autrici Susanna RONCONI, Grazia ZUFFA
    e con Franco CORLEONE, autore della postfazione,
    Franca MARCOMIN e Alessandra DE PERINI
    introduce Maria Teresa MENOTTO

  • Digiuniamo per la chiusura degli OPG

    Si avvicina il 31 marzo 2015, termine ultimo per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, data storica per la civiltà giuridica del nostro paese ma non solo. Perché gli OPG non sono solo un orrore, reso solo recentemente coscienza collettiva dalle visite della commissione d’inchiesta dell’allora senatore Marino e fermamente condannato dal Presidente della Repubblica Napolitano. Sopravissuti alla legge Basaglia gli OPG hanno rappresentato in questi decenni una sorta di enclave, indegna di un paese civile, simbolo della negazione del diritto alla cura delle persone e anzi strumento per l’ulteriore umiliazione delle stesse perché “devianti”.

    La campagna StopOPG, che raccoglie chi si è battuto in questi anni per il superamento del modello dei manicomi criminali ha lanciato un appello perché essi non siano sostituiti da altri (solamente più piccoli), ma perché finalmente si attivino progetti di cura e soluzioni di sicurezza adatte ai singoli internati. Stiamo parlando di meno di 800 persone in tutta Italia, la maggior parte di esse senza necessità reali di custodia bensì di percorsi di cura sinora negati.

    Un appello, reperibile sul sito www.stopopg.it, sottoscritto fra gli altri da Don Luigi Ciotti, Stefano Cecconi e Franco Corleone a cui aderiamo annunciando anche che oggi, Venerdì 6 marzo, parteciperemo al digiuno a staffetta.

    Ilaria Baraldi e Leonardo Fiorentini, consiglieri comunali di Ferrara

  • OPG addio, per sempre

    Seminario sugli OPG a Firenze il 4 marzo 2015, ore 9.30/17.30 presso il Consiglio regionale della Toscana Palazzo Bastogi, Salone delle Feste - Via Cavour, 18Garante regionale per i diritti dei detenuti – Regione Toscana
    Associazione Volontariato Penitenziario Onlus
    Fondazione Giovanni Michelucci
    la Società della Ragione ONLUS
    Stop OPG

    Seminario

    OPG addio, per sempre

    Firenze, 4 marzo 2015, ore 9.30/17.30
    Consiglio regionale della Toscana
    Palazzo Bastogi, Salone delle Feste – Via Cavour, 18

    Il processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, che ha preso forma nell’ambito del passaggio di competenze in tema di sanità penitenziaria dallo Stato alle Regioni, sembra giunto a un momento decisivo, essendo prevista per il 31 marzo prossimo la chiusura definitiva di tali strutture. Governo e Regioni hanno lavorato in questi anni per individuare modalità alternative di gestione del disagio psichiatrico che dà luogo a pericolosità sociale, nella prospettiva di privilegiare l’aspetto medico, e di riservare le misure di sicurezza detentive a quei casi residuali che non sia possibile prendere in carico altrimenti.
    Il Garante per i diritti dei detenuti della Regione Toscana, insieme con l’Associazione di Volontariato Penitenziario di Firenze, ha voluto dare il proprio contributo alla definizione di questo processo, attraverso un’indagine sulla popolazione internata nell’OPG di Montelupo Fiorentino.
    La ricerca ha analizzato i fascicoli degli internati presenti in OPG all’8 Novembre 2014 e i nuovi ingressi fino al 31 Dicembre 2014. Si è cercato di mettere in evidenza, oltre alle caratteristiche generali della popolazione detenuta, gli elementi della presa in carico da parte dei servizi sociali, i meccanismi di proroga delle misure di sicurezza, la durata della permanenza in OPG alla luce dei nuovi limiti di legge. I risultati mostrano un quadro in cui vi sono ampi spazi per un intervento che vada nella direzione del reinserimento sul territorio dei soggetti autori di reato con sofferenza psichica, attraverso una presa in carico effettiva da parte dei Dipartimenti di salute mentale, e un ruolo veramente residuale delle nuove strutture per l’esecuzione di sicurezza (REMS), che sostituiranno l’OPG.
    Il Governo ha da poche settimane presentato la sua Seconda relazione trimestrale al parlamento sul programma di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ai sensi della Legge 30 maggio 2014 n. 81. La relazione segna lo stato dell’arte e i passi mancanti verso l’obiettivo della chiusura degli OPG entro il 31 marzo 2015. Passaggi fondamentali saranno: dimettere entro tale data i soggetti dichiarati dimissibili e prenderli in carico da parte dei Dipartimenti di salute mentale (DSM) delle regioni, nonché accogliere e assistere i soggetti non dimissibili in strutture residenziali (REMS), conformi a criteri definiti con DM 1° ottobre 2012. Alcune regioni sono in grado di accogliere i non dimissibili nelle nuove strutture già da aprile prossimo, mentre altre ricorreranno a strutture provvisorie. Emerge il dato nazionale del calo delle presenze: da 880 al 31 gennaio 2014 a 761 al 30 novembre 2014.

    Programma

    Ore 9.30: Inizio dei lavori
    Saluti
    Alberto Monaci
    Presidente del Consiglio regionale della Toscana
    Enrico Rossi
    Presidente della Giunta regionale della Toscana
    Introduzione
    Franco Corleone
    Garante regionale dei diritti dei detenuti della Toscana
    ore 10,15: Presentazione dei risultati della ricerca: ”Il quadro della popolazione internata a Montelupo”
    A cura dell’Associazione Volontariato Penitenziario Onlus
    Gruppo di ricerca:
    Evelin Tavormina – Associazione Volontariato Penitenziario
    Saverio Migliori – Fondazione Giovanni Michelucci
    Katia Poneti – Ufficio Garante regionale
    Marianna Storri – Fondazione Giovanni Michelucci
    Contributi di:
    Vito D’Anza – Direttore DSM 3 di Pistoia
    Antonella Tuoni – Direttrice OPG di Montelupo Fiorentino
    Franco Maisto – Presidente Tribunale di Sorveglianza di Bologna
    ore 11,45: La Relazione del Governo al Parlamento sul programma di superamento degli OPG
    Mauro Palma – Vice capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
    Antonella Calcaterra – Avvocato
    Stefano Cecconi – Coordinatore della Campagna “Stop OPG”
    Giovanna Del Giudice – Psichiatra e Presidente Conferenza Basaglia
    Ore 13.00: Le scelte impegnative della Regione Toscana
    Luigi Marroni
    Assessore al Diritto alla salute della Regione Toscana
    Ore 13.30: Buffet

    Ore 14.30: Ripresa dei lavori
    Tavola rotonda:
    Chiusura dell’OPG , strutture territoriali e REMS
    Cesare Bondioli
    Centro Franco Basaglia di Arezzo – Responsabile carcere e OPG di Psichiatria Democratica
    Antonietta Fiorillo
    Presidente Tribunale di Sorveglianza di Firenze
    Valtere Giovannini
    Direttore Generale Assessorato al Diritto alla Salute della RegioneToscana
    Franco Scarpa
    Psichiatra – Direttore UOC Salute in carcere USL 11 Toscana
    Simone Siliani
    Ufficio della Presidenza della Regione Toscana
    Emilio Santoro
    Università degli Studi di Firenze

    ore 16,00: Villa dell’Ambrogiana: l’oggetto del desiderio
    Corrado Marcetti
    Fondazione Giovanni Michelucci
    Carmelo Cantone
    Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria

    Ore 17.00: Conclusioni
    Franco Corleone
    Garante regionale dei diritti dei detenuti della Toscana

    E’ stato invitato a partecipare ai lavori Vito De Filippo, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute.

  • Buone nuove per Jeff Mizanskey

    Jeff Mizanskey, all’ergastolo da 21 anni per possesso di pochi grammi di marijuana.Qualcosa si muove verso la risoluzione della vicenda di Jeff Mizanskey, in prigione da 21 anni con una condanna all’ergastolo per possesso di pochi grammi di marijuana.

    Il governatore del Missouri Jay Nixon ha infatti annunciato che sta valutando seriamente la posizione di Mizanskey e la richiesta di clemenza avanzata dal figlio Chris. L’uomo, che ora ha 61 anni, fu arrestato nel 1993 per detenzione di droga: era il terzo arresto (anche i precedenti per piccole quantità di marijuana) e quindi scattò l’ergastolo a causa della norma dei “3 strikes out”, ovvero la detenzione a vita al terzo reato commesso.

    Si tratta di una decisa svolta, perchè il governatore Nixon non ha mai dimostrato particolare interesse per il caso, anche di fronte all’enormità dell’ingiustizia del carcere a vita per pochi grammi di marijuana. Probabilmente contribuisce al cambio di rotta la recente abolizione delle norme del “Prior and Persistent Drug Offender statute” che sarà superato a partire dal gennaio 2017. Una ulteriore novità è la presentazione di una proposta di legge da parte del Repubblicano Shamed Dogan per la liberazione sulla parola di tutte le persone in carcere a vita per reati non violenti legati alla marijuana: inutile dire che l’unico caso nel Missouri è quello del nonno sessantunenne Mizanskey. Sono invece quasi una decina i casi analoghi in giro per gli Stati Uniti.

    Chris Mizanskey continua ovviamente la sua battaglia per la liberazione del padre: si può partecipare con un tweet al governatore (http://bit.ly/18rk6fw) o condividendo questo post su facebook (http://on.fb.me/1arsUT6). (lf)

  • Digiuno per la chiusura degli OPG

    stop-opg-digiunoChiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, senza proroghe e senza trucchi
    “… luoghi indegni per un Paese appena civile” (Giorgio Napolitano)

    La data per la chiusura degli OPG si avvicina: il 31 marzo 2015 è la scadenza fissata dalla legge.

    Vogliamo essere sicuri che sarà rispettata.

    E che al loro posto non si apriranno nuove strutture manicomiali.

    Perciò continua la mobilitazione:

    • per far chiudere gli  OPG al 31 marzo 2015 senza proroghe e senza trucchi
    • per la nomina di un Commissario per l’attuazione della legge 81/2014 sul superamento degli Opg
    • per fermare i nuovi ingressi e favorire le dimissioni, con buone pratiche per la salute mentale, una buona assistenza socio sanitaria nel territorio,
    • per evitare che al posto degli Opg crescano nuove strutture manicomiali (le cosiddette Rems: i “mini Opg” il cui numero può e deve essere invece drasticamente ridotto)

    L’Appello è promosso per stopOPG da:

    Stefano Cecconi (Cgil nazionale), don Luigi Ciotti (Gruppo Abele) Franco Corleone (Garante diritti dei detenuti Toscana), Adriano Amadei (Cittadinanzattiva referente salute mentale), Denise Amerini (Fp Cgil), Stefano Anastasia (Società della Ragione), Cesare Bondioli (Psichiatria Democratica), Antonella Calcaterra (Camera Penale di Milano), Enzo Costa (Auser nazionale), Vito D’Anza, Peppe Dell’Acqua (Forum Salute Mentale), Giovanna Del Giudice (Conferenza Permanente Salute Mentale nel Mondo), Maria Grazia Giannichedda (Fondazione Basaglia), Patrizio Gonnella (Antigone), Fabio Gui (Forum Salute e Carcere), don Giuseppe Insana (Ass. Casa di Barcellona Pozzo di Gotto, Elisabetta Laganà (Presidente Conf. Naz. Volontariato Giustizia), Aldo Mazza (Edizioni Alphabeta Verlag), Anna Poma (coop. Con.Tatto), Alessandro Sirolli (Associazione180Amici Aq), Gabriella Stramaccioni (Libera) Gisella Trincas (Unasam), don Armando Zappolini (Cnca)

  • Droghe. Diciamo basta alle pene illegittime della Fini-Giovanardi

    cop-pene-illegittime-fini-giovanardiDROGHE. E’ ORA DI DIRE BASTA ALLE PENE ILLEGITTIME DELLA FINI GIOVANARDI
    NEL SILENZIO DELLA POLITICA LA PAROLA TORNA ALLA CORTE DI CASSAZIONE

    Come pre-annunciato dal Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, giovedì prossimo le Sezioni unite sono chiamate “a fare un po’ d’ordine” nella giurisprudenza che sta affrontando le conseguenze della dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi. Dei circa 10.000 detenuti potenzialmente beneficiari della decisione della Consulta, a giugno almeno 3000 erano ancora in carcere in attesa della rideterminazione della pena. Ma in questi mesi i giudici di merito e la stessa Cassazione hanno espresso orientamenti tra loro molto diversi, in alcuni casi con esiti paradossali di conferme di condanne che da minime sono diventate massime, alla luce della nuova normativa.

    Mercoledì 24 febbraio, alle 11, presso la Sala Nassiriya del Senato, il Senatore Luigi Manconi, l’on. Franco Corleone, Garante dei detenuti della Regione Toscana, Luigi Saraceni, autore delle prime memorie che hanno portato alla pronuncia di incostituzionalità, e Stefano Anastasia, presidente della Società della Ragione, illustreranno gli sviluppi della campagna contro l’esecuzione di pene illegittime in materia di droghe e le prospettive del movimento internazionale per la riforma delle convenzioni e delle leggi sulla droga in vista dell’Assemblea Onu del 2016.

    Scarica il fascicolo di documentazione: fascicolo-pena-illegittima.pdf.

  • Recluse, presentazione a Roma

    recluse_locandina_24 febLA PENA INGIUSTA È LA PENA INSENSATA
    «La detenzione crea insicurezza, crea quasi un’incapacità di vivere fuori perché alla fine questa qua non è la vita. Il carcere ti toglie l’autonomia, ti toglie la personalità»

    Roma, martedì 24 febbraio, ore 18.00
    Libreria Arion, via Cavour 255 (angolo via dei Serpenti)

    Presentazione del libro di Susanna Ronconi e Grazia Zuffa
    RECLUSE
    Lo sguardo della differenza femminile sul carcere

    Le autrici ne parlano con
    Cecilia D’Elia, Consulente del Presidente della Regione Lazio sulle politiche di genere
    Mauro Palma, Presidente del Consiglio Europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale

    Coordina Stefano Anastasia, presidente de La Società della Ragione

    Letture di Maria Grazia Comunale

    Le donne intervistate in questo libro chiedono di non patire altra sofferenza oltre
    la privazione della libertà, di poter essere protagoniste nell’immaginare e costruire
    un futuro dopo la pena, di diventare titolari di diritti

    Come vivono le donne in carcere? Com’è vissuta dalle donne la lontananza dalle persone più care e dai figli? Come si sviluppano le relazioni fra donne- fra le detenute e fra le detenute e le operatrici- all’interno del carcere? Le donne sono una percentuale minoritaria dell’intera popolazione detenuta italiana, appena il 4%. Questa loro scarsa presenza, invece di garantire una migliore gestione degli istituti che le ospitano, si traduce spesso in irrilevanza, e porta con sé un’omologazione all’immagine della detenzione maschile che cancella ogni differenza di genere e ogni analisi che la includa. Eppure, la differenza femminile ha profonde influenze sulla percezione di sé e delle proprie scelte, sulla dimensione affettiva, sulle strategie personali che le donne mettono in campo per resistere all’invasività dell’istituzione carceraria. Il libro, nato da una ricerca qualitativa condotta nelle carceri di Sollicciano, Empoli e Pisa, indaga la soggettività delle donne detenute dando ad esse voce, senza assecondare visioni «patologizzanti» del reato al femminile né facili stereotipi sulla loro «debolezza».

    Collana Saggi, pagine 320, prezzo 16,00. Prefazione di Stefano Anastasia, Postfazione di Franco Corleone. Con il contributo di Maria Luisa Boccia, Serena Franchi, Tamar Pitch. Il volume è stato realizzato in collaborazione con l’associazione La Società della Ragione che ha come finalità lo studio, la ricerca e la sensibilizzazione culturale sul tema della giustizia, dei diritti e delle pene http://www.societadellaragione.it

  • Recluse a Udine

    volantino_recluseCentro culturale e di accoglienza “E. Balducci”
    Conferenza Volontariato Giustizia del Friuli Venezia Giulia
    Associazione “la Società della ragione ONLUS”

    martedì 13 gennaio 2015
    Ore 20.30 

    Centro culturale e di accoglienza “E. Balducci”
    Piazza della Chiesa 1, 33050 Zugliano

    Presentazione dei libri:
    “Recluse Lo sguardo della differenza femminile sul carcere”
    di Susanna Ronconi e Grazia Zuffa
    “Ponti di parole quindici anni di scrittura dal carcere di Udine”
    dell’Associazione “Icaro”
    Saluti e introduzione
    Pierluigi Di Piazza Responsabile Centro culturale e di accoglienza “E. Balducci”
    Presentano i volumi
    Maurizio Battistutta Garante dei detenuti di Udine e componente dell’Associazione “Icaro”
    Silvana Cremaschi consigliera regionale
    Interviene rispondendo agli interrogativi e illustra lo sguardo della
    differenza femminile sul carcere
    Grazia Zuffa psicologa e psicoterapeuta nel campo delle dipendenze, co-autrice di Recluse.
    Conclusioni
    Franco Corleone Garante dei diritti dei detenuti della regione Toscana

    Dialogo con i partecipanti

    Momento conviviale

    I libri…

    “Recluse Lo sguardo della differenza femminile sul carcere”

    Le donne sono una percentuale minoritaria dell’intera popolazione detenuta italiana, appena il 4%. Questa loro scarsa presenza, si traduce spesso in irrilevanza, e porta con sé un’omologazione all’immagine della detenzione maschile che cancella ogni differenza di genere e ogni analisi che la includa. Il libro, nato da una ricerca qualitativa condotta nelle carceri di Sollicciano, Empoli e Pisa, indaga la soggettività delle donne detenute dando ad esse voce, senza assecondare visioni «patologizzanti» del reato al femminile né facili stereotipi sulla loro «debolezza». Emerge un orizzonte di riforma possibile: abbandonare l’idea di pena come “minorazione” della persona e mortificazione delle sue risorse, per riconoscere alle autrici e agli autori di reato soggettività e diritti, su cui misurare le proprie e le altrui responsabilità. “La pena ingiusta è la pena insensata”.

    “Ponti di parole quindici anni di scrittura dal carcere di Udine”

    Quindici anni che raccontano i vissuti della pena detentiva nella Casa circondariale di Udine. Speranze, dolori, sogni, ingiustizie, aspettative, disincanti, affetti, delusioni, ricerche… in un tempo “ristretto” che non passa mai. Cosa c’è dietro a queste donne e a questi uomini che ci chiedono il senso della pena carceraria? Con racconti, esperienze, riflessioni, poesie e disegni si è tentato di comunicare all’esterno la presenza di donne e uomini reclusi pressoché dimenticati dietro le mura dell’Istituto; persone ricordate solo dai familiari, dai parenti e dai volontari, citate sporadicamente dai media locali esclusivamente per fare “notizia”. Non certo per dare informazioni sulle loro condizioni detentive, sul senso della pena, sulle possibili alternative alla stessa, su una auspicabile giustizia “riparativa” nei confronti delle vittime dei reati o della società nel suo complesso.

  • Il viaggio di Marco Cavallo a Firenze

    Il viaggio di Marco CavalloMARTEDÌ 16 DICEMBRE TORNA A SAN SALVI
    IL VIAGGIO DI MARCO CAVALLO
    IN UN DOCU-FILM SULLA CHIUSURA DEGLI OPG

    Martedì 16 dicembre alle ore 21:15 torna a San Salvi “Il viaggio di Marco Cavallo” in un docu-film per la regia di Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi.

    Esattamente a un anno di distanza, la battaglia di Marco Cavallo insieme a StopOPG che ha attraversato l’Italia in un viaggio di oltre 4.000 km in 16 città italiane per chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dire no ai mini OPG o manicomi regionali e chiedere l’apertura di Centri di Salute Mentale h24, è diventata un film “Il viaggio di Marco Cavallo”.

    Le immagini di quel viaggio e i volti e le storie delle persone incontrate sono diventate un film  Il viaggio di Marco Cavallo, selezionato al Torino Film Festival per la sezione “Diritti e Rovesci” a cura di Paolo Virzì.

    I due registi tornano al 1973, quando nel primo reparto vuoto del manicomio di San Giovanni di Trieste un gruppo di artisti, tra cui Vittorio Basaglia e Giuliano Scabia, costruisce Marco Cavallo. È un grande cavallo realizzato in legno e cartapesta, simbolo dell’abolizione di un orrore risalente al codice penale del 1930, e che contiene idealmente i desideri degli internati. Nel novembre 2013 “Marco Cavallo” è tornato a viaggiare attraverso i 6 OPG italiani, da Barcellona Pozzo di Gotto a Castiglione delle Stiviere, con una medaglia della Presidenza della Repubblica al collo. Partendo da Trieste, ha percorso in 13 giorni oltre 4mila chilometri toccando 16 città, a sostegno della campagna stopOPG, per dire no a “mini OPG” o manicomi regionali e chiedere l’apertura di Centri di Salute Mentale h24. “Il film è un atto di denuncia, un’operazione di sensibilizzazione sulla legge votata a maggio, una speranza concreta per gli uomini e alle donne dimenticati in queste strutture dell’orrore”, afferma la regista Erika Rossi. A tenere le redini del cavallo è Peppe Dell’Acqua, direttore della Collana 180 e membro del Comitato nazionale stopOPG: “Il film continua la campagna avviata lo scorso novembre, soprattutto per vigilare e denunciare le inadempienze che già numerose rischiano di tradire il portato della legge approvata”.

    La pellicola, prodotta dalla casa editrice Edizioni alphabeta Verlang di Merano, già editore della ormai nota Collana 180 –  Archivio critico della salute mentale, vede alla regia Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi, alla fotografia Daniel Mazza e al montaggio Beppe Leonetti.

    Alla presentazione del film saranno presenti Franco Corleone, garante per i diritti dei detenuti della Regione Toscana e Corrado Marcetti della Fondazione Michelucci, che nell’occasione presenterà un progetto di riqualificazione dell’OPG di Montelupo, progetto dal forte inserimento lavorativo.

    Durante la serata sarà possibile visitare la mostra I volti dell’alienazione disegni di Roberto Sambonet, aperta fino al 18 dicembre.

    Ingresso libero. Posti limitati. Prenotazione consigliata

    Per informazioni: www.chille.it o info@chille.it o 055.6236195

  • Il fallimento del carcere 250 anni dopo Beccaria

    Convegno internazionale sul carcere a Firenze il 21 e 22 novembre a due secoli e mezzo dalla pubblicazione del "Dei delitti e delle pene" di Cesare BeccariaRegione Toscana – Consiglio Regionale
    Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Toscana
    Festa della toscana 2014

    DELITTI E PENA: 250 ANNI DOPO BECCARIA
    Il fallimento del carcere

    21-22 NOVEMBRE 2014
    SANT’APOLLONIA – VIA SAN GALLO – FIRENZE

    DELITTI E PENA: 250 ANNI DOPO BECCARIA
    Il Convegno intende riflettere sul senso della pena, sulla funzione dell’istituzione carceraria e su nuove, possibili, prospettive sanzionatorie che riducano il ricorso alla carcerazione.
    L’ambizione è quella di costruire una piattaforma capace di guardare lontano e di tracciare una riforma del sistema penale e penitenziario innovativa e credibile. L’attenuazione del sovraffollamento carcerario è certamente un primo, importante, passo, ma non risolve il problema generale ed il Convegno – a due secoli e mezzo dalla pubblicazione dell’opera Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria – vuol richiamare tutti alla responsabilità, in un momento in cui: tardano ad arrivare le nomine del Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del Garante nazionale; il percorso di superamento degli OPG in Italia appare ancora molto incerto; non è ancora stato introdotto il reato di tortura; molte persone si trovano ancora ristrette dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi da parte della Corte costituzionale.

    Il Convegno è stato organizzato in collaborazione con:
    – DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE DELL’UNIVERSITÀ DI FIRENZE
    – FONDAZIONE GIOVANNI MICHELUCCI
    L’iniziativa è realizzata nell’ambito della FESTA DELLA TOSCANA che celebra l’abolizione della pena di morte nel Granducato di Toscana (1786).

    La partecipazione al Convegno darà titolo all’acquisizione dei CREDITI FORMATIVI in materia penale, riconosciuti dall’Ordine degli Avvocati di Firenze.
    Info crediti: Segreteria del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Toscana.

    21 NOVEMBRE 2014

    ORE 09.30 PRIMA SESSIONE
    SALUTI ISTITUZIONALI
    Alberto Monaci Presidente del Consiglio regionale della Toscana
    Enrico Rossi Presidente della Giunta regionale della Toscana
    Sigfrido Fenyes Vicepresidente Ordine degli avvocati di Firenze
    INTRODUZIONE
    Franco Corleone Garante delle persone sottoposte a misure
    restrittive della libertà personale della Toscana
    RELAZIONE GENERALE
    No Prison, senza se e senza ma
    Massimo Pavarini Professore Ordinario di Diritto penale,
    Università di Bologna

    CARCERE DEI DIRITTI
    INTRODUZIONE
    Emilio Santoro Professore Ordinario di Filosofia del diritto,
    Università di Firenze
    INTERVENTI
    Stefano Anastasia Ricercatore Filosofia e sociologia del Diritto,
    Università di Perugia
    Marcello Bortolato Magistrato di Sorveglianza di Padova
    Alberto Di Martino Professore di Diritto penale, Scuola
    Superiore Sant’Anna di Pisa
    Antonietta Fiorillo Presidente Tribunale di Sorveglianza di Firenze
    Glauco Giostra Professore Ordinario di Procedura penale,
    Università La Sapienza, Roma
    Eriberto Rosso Presidente della Camera Penale di Firenze

    QUALE PENA
    INTRODUZIONE
    Luciano Eusebi Professore Ordinario di Diritto penale, Università
    Cattolica di Milano
    INTERVENTI
    Silvia Cecchi Sostituto Procuratore presso la Procura di Pesaro
    Gherardo Colombo ex-Magistrato
    Michele Passione Avvocato
    Carlo Renoldi Magistrato
    ORE 13.30-14.30 BUFFET

    ORE 14.30 SECONDA SESSIONE
    IL CARCERE, LA DIGNITÀ E GLI SPAZI DELLA PENA
    INTRODUZIONE
    Mauro Palma Presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale
    INTERVENTI
    Carmelo Cantone Provveditore Regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Toscana
    Carla Ciavarella Direttore della CC di Nuoro e della CR di Tempio Pausania
    Patrizio Gonnella Presidente della Associazione Antigone
    Francesco Maisto Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
    Alberto Magnaghi Architetto urbanista, Professore Emerito, Università di Firenze
    Corrado Marcetti Direttore della Fondazione Michelucci
    Leonardo Scarcella Architetto, Responsabile tecnico del Ministero della Giustizia
    Mario Spada Architetto urbanista, coordinatore della Biennale dello spazio pubblico
    Maria Stagnitta Presidente di Forum Droghe
    Luca Zevi Architetto
    Grazia Zuffa Psicologa, componente del Comitato Nazionale di Bioetica
    ORE 17.30 SPAZIO DIBATTITO E DISCUSSIONE

    22 NOVEMBRE 2014

    ORE 09.30 INIZIO LAVORI
    INTRODUZIONE
    Livio Ferrari Giornalista, scrittore e cantautore, promotore del
    Manifesto No Prison

    ATTUALITÀ E PROSPETTIVE DELL’ABOLIZIONISMO
    SESSIONE INTERNAZIONALE
    INTRODUZIONE
    Giuseppe Mosconi Professore Ordinario di Sociologia del diritto, Università di Padova
    INTERVENTI
    Erich Schops Anvp di Parigi
    Sebastian Scheerer Professore Emerito di Criminologia, Università di Amburgo
    David Scott Senior lecturer in Criminology, Liverpool John Moores University

    ORE 11.30 VERSO GLI STATI GENERALI DEL CARCERE
    SINTESI DELLE SESSIONI DI LAVORO PRECEDENTI

    ORE 12.00 TAVOLA ROTONDA
    L’UTOPIA CONCRETA
    MODERA
    Laura Zanacchi Redattrice di “Fahrenheit” e curatrice di “Dei delitti e delle pene. 250 anni dopo Beccaria”, Rai Radio 3
    PARTECIPANO
    Guido Calvi Avvocato
    Francesco Cascini Magistrato, Vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria
    Donatella Ferranti Presidente Commissione Giustizia Camera dei Deputati
    Pier Giorgio Morosini Componente del CSM
    Andrea Pugiotto Professore Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara
    ORE 13.30 CONCLUSIONI
    ORE 14.00 FINE LAVORI E BUFFET

    É STATO INVITATO IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ANDREA ORLANDO

    DAL MANIFESTO “NO PRISON”

    […] Con l’avvento dell’era moderna, la società occidentale ha ritenuto che la pena privativa della libertà – cioè il carcere – avesse sia la virtù di minimizzare la sofferenza della reazione penale, sia la capacità di intimidire i potenziali violatori dal delinquere, nonché di educare i condannati a non recidivare.
    […] I dati di questo fallimento sono davanti agli occhi di tutti coloro che intendono il vero senza pregiudizi ideologici: il carcere non solo tradisce la sua mission preventiva, cioè non produce sicurezza dei cittadini nei confronti della criminalità, ma nel suo operare viola sistematicamente i diritti fondamentali.[…]
    La prigione, sempre ed ovunque, viola i diritti fondamentali e compromette gravemente la dignità umana dei condannati. Certo: non tutte le carceri sono uguali sotto il profilo del rispetto dei diritti dei detenuti. […] Ma non esiste esempio storico di un carcere capace di limitare la sofferenza del condannato a quella sola che consegue alla privazione della libertà personale.[…]
    Il riformismo penitenziario può oggi giustificarsi solo in una strategia di riduzione del danno. Si può, se lo si vuole, limitare quantitativamente le pene detentive; si può, se lo si vuole, contenere la sofferenza del carcere. […] Ma così operando non si converte il fallimento carcerario in successo. Anche il carcere migliore è nella sostanza inaccettabile. […]
    Liberarsi dalla necessità del carcere perché pena inutile e crudele non comporta affatto rinunciare a tutelare il bene pubblico della sicurezza dalla criminalità. Anzi: per il solo fatto di rinunciare al carcere si produce più sicurezza dal pericolo criminale, stante che il carcere è fattore criminogeno esso stesso. Una società senza prigioni è più sicura, come più sicura è una società senza pena di morte. […]
    La risposta al delitto non può che essere un intervento volto ad educare ad una libertà consapevole attraverso la pratica della libertà. Questa deve essere la regola. […] Nei limitati casi in cui questo non sia immediatamente possibile, solo eccezionalmente, si possono prevedere risposte di tipo custodiale nei confronti della criminalità più pericolosa, ma in quanto extrema ratio a precise condizioni. […]
    Per superare la cultura della pena e del carcere e riportare le persone che hanno violato la legge alla legalità ed al rispetto delle regole è assolutamente necessario che anche le regole siano rispettose delle persone! Dalle persone non possiamo pretendere cose anche giuste ma in modo ingiusto!

    Per informazioni:

    UFFICIO DEL GARANTE DELLE PERSONE SOTTOPOSTE A MISURE RESTRITTIVE
    DELLA LIBERTÀ PERSONALE DELLA TOSCANA
    Via de’ Pucci, n°4 – 50122 Firenze
    Segreteria organizzativa:
    EMANUELAMASOLINi – telefono: 055.2387806
    email: e.masolini@consiglio.regione.toscana.it
    KATIA PONETI – telefono: 055.2387814
    email: k.poneti@consiglio.regione.toscana.it
    FABIO PRATESi – telefono: 055.2387802
    email: f.pratesi@consiglio.regione.toscana.it

  • Musica per Federico Aldrovandi

    Musica per Federico AldrovandiSabato 20 settembre 2014 dalle ore 17,30 in Piazza Municipale a Ferrara.

    con il patrocinio del Comune di Ferrara

    Associazione FEDERICO ALDROVANDI ONLUS presenta:

    MUSICA PER FEDERICO

    – LA DONNA CHE GUARDA LE STELLE (spettacolo teatrale a cura della compagnia “I VETROSI”)

    – GO KOALA

    – FRANCESCO MOTTA (Criminal Jokers) & ANDREA RUGGIERO

    – NICO ROYALE, MARKONE & THE DANGEROUS BAND

    – GLI STATUTO

    – LO STATO SOCIALE

    – GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO

    Entrata ad offerta libera.

    In caso di pioggia il concerto si terrà alla Sala Estense

    Potete sostenere l’Associazione Federico Aldrovandi ONLUS con un bonifico sul conto corrente intestato all’Associazione “Federico Aldrovandi” presso la BANCA POPOLARE DELL’EMILIA ROMAGNA, Sede di Ferrara,
    IBAN IT26A0538713000000002113162.
    oppure iscrivendovi ONLINE su www.federicoaldrovandi.it

  • Droghe e Carcere: libro bianco e pene illegittime

    volantinoMercoledì prossimo in Sala dell’Arengo presentiamo alla stampa (ed hai cittadini che volessero sfidare l’afa agostana ferrarese) il V° libro bianco sulla legge Fini Giovanardi e soprattutto lanciamo la campagna per liberare coloro che sono detenuti per una pena dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. Sono almeno 3000 in Italia che restano in carcere per l’incapacità della politica di trovare una via d’uscita dignitosa dai danni da essa stessa provocati.

    Droghe e Carcere: libro bianco e pene illegittime
    Ferrara, Mercoledì 13 agosto. ore 11, Sala dell’Arengo Palazzo Municipale (P.tta municipale 2)

    Conferenza stampa di presentazione alla stampa del V° Libro Bianco sugli effetti della legge Fini Giovanardi sulle droghe e di lancio anche a Ferrara della campagna contro le sentenze rese illegittime dalla Corte Costituzionale con la pronuncia del febbraio scorso, come recentemente confermato dalla Corte di Cassazione.

    Saranno presenti all’incontro Franco Corleone, Garante dei Detenuti della Regione Toscana, Marcello Marighelli, Garante dei Detenuti di Ferrara, Andrea Pugiotto, prof. di Diritto Costituzionale dell’Università di Ferrara, Irene Costantino, Camera Penale ferrarese e Ilaria Baraldi, consigliera comunale.

    Coordina Leonardo Fiorentini, Società della Ragione ONLUS e consigliere comunale

     

  • Volti e maschere della pena a Bologna

    cop-voltimascherepenaPresentazione del libro a cura di Franco Corleone e Andrea Pugiotto
    VOLTI E MASCHERE DELLA PENA
    Opg e carcere duro, muri della pena e giustizia ripartiva

    Bologna, venerdì 9 maggio, ore 14.30
    Fondazione Forense Bolognese, Sala di Via del Cane, 10/a

    GLI AUTORI NE PARLANO CON
    Avv. Desi Bruno, Garante Regionale Emilia Romagna delle persone private della libertà personale
    Prof. Avv. Nicola Mazzacuva, Università di Bologna, Presidente della Camera Penale di Bologna
    Prof. Avv. Massimo Pavarini, Università di Bologna

    PRESIEDE
    Avv. Alessandro Valenti, Vicepresidente Camera penale di Bologna

    La posta in gioco, in termini di civiltà giuridica, è enorme. La crisi della giustizia e lo stato delle carceri richiedono riforme strutturali non più procrastinabili. È tempo di rifiutare la logica dell’emergenza
    e di imboccare la strada della ragione. Così una legge di amnistia e di indulto costituirebbe un efficace volano per superare la situazione di prepotente urgenza. Bisogna riprogettare lo spazio e il senso della pena, chiudere definitivamente gli ospedali psichiatrici giudiziari, modificare il regime del 41-bis, formulare pene alternative. E abolire l’ergastolo.

    Un’iniziativa promossa dalla Fondazione Forense Bolognese con la collaborazione della Scuola Territoriale Camera Penale di Bologna “Franco Bricola”, della Scuola Superiore di Studi Giuridici di Bologna, della Cattedra di Diritto penitenziario, della Cattedra di Diritto costituzionale e Diritti fondamentali e, infine, della Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Bologna.

    Vai alla scheda del libro
    http://ediesseonline.it/catalogo/saggi/volti-e-maschere-della-pena

    Il sovraffollamento carcerario è strutturale e sistemico e tale resterà anche dopo il decreto legge voluto dalla Guardasigilli Cancellieri, in larga misura svuotato dalle Camere in sede di conversione: si è perduta l’occasione per fare ciò che andava fatto, ad esempio intervenire sulla legge Fini-Giovanardi. Il rischio è che questa prepotente urgenza releghi in un cono d’ombra altri momenti critici della pena e della sua esecuzione. Come un riflettore, il volume illumina a giorno alcune di queste zone buie: la pena nascosta negli ospedali psichiatrici giudiziari, con l’internamento del “reo folle”; la “tortura democratica” che si realizza con la pena estrema del carcere duro ex art. 41-bis; la pena insensata se la sua esecuzione è solo inumana retribuzione e non l’occasione per una giustizia riparativa; la pena “murata” dentro istituti penitenziari progettati non per integrare ma per escludere dal tessuto urbano e sociale. Per la Costituzione la pena è solo perdita di libertà personale, non anche di dignità e di speranza. La politica penitenziaria in Italia è stata capace solo di pensare all’edificazione di nuove carceri o all’ampliamento di quelle esistenti. E il Parlamento tace, nonostante la Corte di Strasburgo, con la sentenza Torreggiani, ci abbia perentoriamente chiamato a dare una risoluzione rapida ed effettiva al problema. Contributi di: Stefano Anastasia, Sebastiano Ardita, Roberto Bin, Desi Bruno, Stefano Caracciolo, Nils Christie, Gherardo Colombo, Franco Corleone, Maria Antonietta Farina Coscioni, Alessandro Massarente, Daniele Negri, Mauro Palma, Andrea Pugiotto, Maria Sacco, Paolo Veronesi.

  • Esiste un giudice a Berlino. Bisogna solo avere la fortuna di trovarlo.

    archiviazione-coispIl GIP di Ferrara, Dott. Silvia Marini, ha depositato il 7 marzo l’atto di archiviazione definitiva del procedimento avviato dopo la querela nei miei confronti depositata dal sindacato di Polizia COISP per quanto da me scritto il giorno della loro manifestazione in piazza Savonarola, più o meno un anno fa.

    Già il magistrato inquirente, Dott. Ombretta Volta, aveva proposto l’archiviazione (alla quale il COISP si era opposto) in quanto “in nessun passo dell’articolo pubblicato si colgono, per converso, espressioni volgari, paragoni infamanti, insulti gratuiti, ovvero riferimenti personali atti ad intaccare la sfera privata del querelante, così ledendone l’onore e il decoro“.

    Oggi il GIP conferma quanto deciso dal sostituto procuratore e scrive che “Fiorentini, utilizzando nel contesto del suo intervento espressioni e toni forti, ma rispettose del limite della continenza, perchè non volgari, nè gratuiti, nè contenenti attacchi personali abbia esercitato il diritto di critica“.

    Io ero abbastanza tranquillo per ciò che avevo scritto allora e per come lo avevo scritto. Anche per questo la notizia della presentazione della querela mi aveva colto abbastanza di sorpresa. Del resto ricordo benissimo i sentimenti di quelle ore, e ricordo benissimo il grande sforzo di “continenza” nello scrivere quelle poche righe, sforzo che ora viene “premiato” da ben due magistrati.

    Restano, come fastidiosi sassolini nelle scarpe, alcuni passi che mi vengono contestati negli atti depositati dal sindacato per opporsi all’archiviazione, perchè, secondo il sindacato, “mai posti in essere” dal COISP: “verbalmente aggredito il Sindaco di Ferrara; Manifestare per l’impunità dei propri colleghi; proprio sotto le finestre degli uffici in cui lavora la vittima”. Per il sindacato io avrei dunque “falsamente attribuito quei fatti gravi, mai verificatisi“. Ci penserò su. Magari con i miei legali, Fabio Anselmo e Alessandra Pisa che colgo l’occasione per ringraziare per il lavoro che stanno facendo sin dall’apertura del caso di Federico Aldrovandi, e non solo per la mia piccola, breve e inutile vicenda processuale, ma per altri ben più gravi e tragici fatti sparsi per l’Italia. Come un ringraziamento va a tutti coloro che in queste settimane mi hanno espresso la loro vicinanza e solidarietà.

    Il sollievo è comunque grande per la chiusura di una vicenda giudiziaria che non si doveva nemmeno aprire. Ma il caso della vita vuole che oggi sia ben poca cosa, ad esempio, rispetto alle notizie che sono arrivate ieri da Varese dove si è finalmente aperto “coattivamente” il processo per la morte di Giuseppe Uva.

    Perchè esiste un giudice a Berlino. Bisogna solo avere la fortuna di trovarlo.

    La richiesta di archiviazione: richiesta_archiviazione.pdf

    L’atto di archiviazione: archiviazione fiorentini.pdf

  • Il carcere dimezzato

    seminario_26marzoGarante per i diritti delle persone private della libertà personale di Ferrara
    La Società della Ragione ONLUS
    Con il patrocinio di
    Comune e Provincia di Ferrara

    Mercoledì 26 marzo 2014
    ore 9,15 – 13,30

    Residenza Municipale
    Sala dell’Arengo
    Piazza Municipale 2

    Il carcere dimezzato

    Il carcere di Ferrara aumenta i posti con la costruzione di un contenitore di cemento. Servirà per ammassare corpi o per aumentare gli spazi di vita? Apriamo una discussione sul progetto.

    Ore 9,15 Saluti
    Leonardo Fiorentini la Società della Ragione ONLUS
    Tiziano Tagliani Sindaco Comune di Ferrara

    Ore 9,30 Introduzione
    Franco Corleone componente della Commissione per elaborare proposte di interventi in materia penitenziaria, curatore del volume Il corpo e lo spazio della pena (2011, Ediesse editore)

    Ore 10 Il nuovo padiglione di Ferrara
    Angelo Sinesio Commissario Straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie
    Corrado Marcetti Presidente Fondazione Giovanni Michelucci
    Pietro Buffa Provveditore per le Carceri dell’Emilia Romagna
    Desi Bruno Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale della Regione Emilia Romagna

    Ore 12 Dibattito
    Il senso della pena: quali spazi per la vita, la socializzazione ed il recupero dei detenuti?
    Sono previsti gli interventi di Andrea Pugiotto, Chiara Sapigni, Roberta Fusari. Sono stati invitati a partecipare i parlamentari ferraresi, i consiglieri provinciali e comunali, le associazioni del volontariato, le organizzazioni sindacali

    13,15 Conclusioni
    Marcello Marighelli, Garante dei Diritti dei Detenuti di Ferrara

    Ore 13,30 Chiusura dei lavori e buffet per gli intervenuti

  • No allo stralcio sulle droghe

    montecitorioNei giorni scorsi il Parlamento è stato messo gravemente sotto ricatto dal Ncd di Giovanardi che minaccia di non votare il decreto legge Cancellieri se si tocca la legge carcerogena sulle droghe che porta il suo nome e che è sotto il giudizio della Corte Costituzionale per manifesta illegittimità. Il Parlamento deve decidere se migliorare il decreto secondo le nostre richieste o subire il ricatto di uno dei principali responsabili del sovraffollamento penitenziario. Per far cessare la vergogna dell’intasamento delle prigioni il quinto comma dell’art. 73 della legge antidroga, che colpisce la detenzione di sostanze stupefacenti per fatti di lieve entità, non solo deve restare nel decreto come un reato autonomo e distinto dal traffico di sostanze stupefacenti, ma dovrebbe prevedere una pena più mite (da sei mesi a tre anni) come richiesto dalla stessa Commissione ministeriale presieduta dal prof. Giostra membro del Csm. Attenzione, se la montagna si limiterà a partorire il topolino, sarà concreto il rischio che a fine maggio pioveranno centinaia di condanne della Corte europea sui diritti umani. Il prossimo 23 febbraio scadranno i due mesi entro i quali dovrà essere convertito il decreto legge del Governo diretto a contrastare il sovraffollamento e a garantire una più efficace tutela dei diritti dei detenuti. Le ultime turbolenze parlamentari non lasciano ben sperare. In quel decreto vi è una norma che modifica la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Un piccolo cambiamento, molto piccolo. Nel decreto è stata infatti introdotta la fattispecie autonoma della lieve entità. Non si tratta di un cambiamento epocale. Noi avremmo voluto una ben più ampia depenalizzazione e decriminalizzazione della vita dei consumatori di droghe, il ritorno alla ragionevolezza sanzionatoria e alla differenziazione tra le sostanze. In questo senso è comparso nel dibattito parlamentare anche un emendamento del relatore, il democratico David Ermini. Invece, una maggioranza intimorita dalla voce grossa fatta dal Nuovo Centrodestra di Alfano e Giovanardi rischia di impantanarsi su questo tema. È stato evocato uno stralcio della seppur timida norma che andava a cambiare la legge Fini-Giovanardi che così andrebbe a finire in un binario morto.

    Noi, che con la campagna Tre leggi per la giustizia e i diritti abbiamo raccolto decine di migliaia di firme per l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi, invitiamo tutte le forze presenti in Parlamento sensibili al tema della dignità umana, dei diritti e delle libertà a non farsi condizionare da chi è responsabile di avere approvato e difeso una legge dura, vendicativa, ideologica, illiberale. Ricordiamo che circa il 40% dei detenuti ristretti nelle 205 carceri italiane ha un’accusa o una condanna per avere violato la legge sulle droghe. Ricordiamo anche che quella legge è la prima responsabile del sovraffollamento penitenziario. Se viene lasciata così com’è, l’Italia per rispondere alle sollecitazioni della Corte Europea di Strasburgo, non potrà che affidarsi a un provvedimento di clemenza. Non ci saranno più giustificazioni.

    Nelle prossime settimane la Corte Costituzionale si esprimerà sulla illegittimità della legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Una legge che è stata approvata con l’inganno parlamentare, by-passando i vincoli di costituzionalità sulla necessità e l’urgenza che sono i requisiti indispensabili che deve avere ogni decreto legge. Quel decreto conteneva norme sulla sicurezza per le Olimpiadi di Torino. Durante la discussione alle Camere il Governo introdusse un’intera legge di impianto punitivo e proibizionista sulle sostanze stupefacenti. Per l’appunto commise un inganno, anche nei confronti di chi, Capo dello Stato, aveva invece firmato un decreto che aveva un testo ben diverso.

    E’ ora di cambiare quella legge che tanto male ha fatto ai ragazzi, alle loro famiglie, alla società italiana, al nostro sistema della giustizia e al nostro sistema delle carceri. Non ci si faccia condizionare da Alfano e Giovanardi.

    A Buon Diritto, Antigone, Arci, A Roma Insieme – Leda Colombini,  Associazione Federico Aldrovandi, Associazione Cristiani contro la tortura, Associazione nazionale Giuristi Democratici, Bin Italia ( basic income network italia), Cgil Fp, Cir – Consiglio Italiano per i Rifugiati, Cittadinanzattiva-Giustizia, Cnca, Conferenza Nazionale volontariato Giustizia, Coordinamento Garanti detenuti, Fondazione Franca e Franco Basaglia, Forum Droghe, Il Detenuto Ignoto,  L’Altro Diritto, Lila, Medici contro la tortura, Progetto Diritti, Rete della Conoscenza, Ristretti Orizzonti, Società Italiana Psicologia Penitenziaria, Unione delle Camere Penali Italiane, Vic – Volontari in carcere

  • Certamente incostituzionale

    certamente300*250Appello di giuristi, garanti e operatori di settore
    CERTAMENTE INCOSTITUZIONALE
    La legge Fini-Giovanardi a giudizio il 12 febbraio davanti alla Corte costituzionale

    1. La legge Fini-Giovanardi davanti alla Corte costituzionale
    Ci sono questioni di legittimità costituzionale particolarmente importanti. Perché, più di tutte, rivelano la correlazione tra separazione dei poteri e tutela dei diritti. Perché, più di altre, testimoniano come l’eccesso di potere del Governo e del Parlamento produca effetti nefasti sul funzionamento della giustizia e sulla condizione delle carceri.
    Questa è la caratura costituzionale della quaestio che, il 12 febbraio, il Giudice delle leggi sarà chiamato a decidere. Attiene alla dubbia costituzionalità delle modifiche introdotte nel 2006 al testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope: la c.d. legge Fini-Giovanardi.

    2. Genealogia di un eccesso di potere
    In principio era l’art. 4 del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 232, norma già eccentrica rispetto ad un provvedimento necessario e urgente perché diretto a fronteggiare le spese e le esigenze di sicurezza delle Olimpiadi invernali di Torino. Tale disposizione – abrogando in corsa uno degli iniqui automatismi normativi appena introdotti dalla legge Cirielli (legge 5 dicembre 2005, n. 251) – prevede un’ipotesi speciale di sospensione dell’esecuzione di pene detentive nei confronti di tossicodipendenti recidivi, mirando così a favorirne il recupero.
    In sede di conversione parlamentare, quello stesso articolo diventa il pretestuoso aggancio normativo per una riforma di sistema di tutt’altro segno. Attraverso la tecnica abusata del maxiemendamento blindato con l’apposizione della questione di fiducia, il Governo ottiene dal Parlamento un’inedita disciplina a regime in materia di stupefacenti: 23 nuovi articoli, punitivi e proibizionisti, introdotti programmaticamente dalla scelta di equiparare sul piano sanzionatorio sostanze stupefacenti “leggere” e “pesanti”, inasprendone l’unitaria cornice edittale (art. 4-bis, legge 21 febbraio 2006, n. 49).
    Così operando, il procedimento di conversione previsto dall’art. 77 della Costituzione «viene utilizzato come escamotage per far approvare un’iniziativa legislativa del tutto nuova, di fatto inemendabile, eludendo le regole ordinarie del procedimento legislativo» (così la Cassazione, sez. III penale, nel suo atto di promovimento).
    Della forzatura compiuta il Governo ha piena contezza, eppure procede egualmente. Come uno schiacciasassi. Ignora il parere contrario del Comitato per la legislazione e i rilievi critici emersi nel dibattito parlamentare. Spiana i limiti all’emendabilità di un decreto-legge posti dai regolamenti parlamentari e dalla legge ordinamentale 23 agosto 1988, n. 400. Mette il Capo dello Stato con le spalle al muro: approvata la legge di conversione pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere e a ridosso dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici, diventava impossibile un eventuale rinvio presidenziale, perché ne avrebbe messo in pericolo il regolare svolgimento in condizioni di sicurezza. Il 21 febbraio 2006, infatti, la legge Fini-Giovanardi viene promulgata.
    Tocca ora alla Corte costituzionale ripristinare il rispetto di regole così prepotentemente compromesse. Meglio tardi che mai.

    3. Quando la forma è sostanza
    Non sempre tutto è possibile, perché a tutto esiste un limite. Anche ai poteri del Governo mediante decretazione d’urgenza e del Parlamento in sede di conversione in legge, come la Corte costituzionale ha stabilito nella sua più recente giurisprudenza.
    Il catalogo rilevante è questo: [1] l’assenza dei presupposti di necessità e urgenza quale vizio formale del decreto-legge e vizio in procedendo della legge di conversione, la cui evidente mancanza è censurabile dalla Corte costituzionale (sentenze nn. 171/2007, 128/2008); [2] l’incostituzionalità di emendamenti «non estranei» al decreto-legge inseriti in sede di conversione, se privi dei requisiti di cui all’art. 77 della Costituzione (sentenza n. 355/2010); [3] l’incostituzionalità degli emendamenti «estranei» al decreto-legge, per violazione del peculiare procedimento normativo stabilito dall’art. 77 della Costituzione (sentenza n. 22/2012); [4] il divieto per il decreto-legge di veicolare riforme ordinamentali, perché incomprimibili nella contingenza dei casi straordinari di necessità e urgenza (sentenza n. 220/2013); [5] l’incostituzionalità di norme introdotte mediante decretazione d’urgenza se prive di immediata operatività (sentenza n. 220/2013).
    Sono picchetti perimetrali il cui travalicamento ha indotto la Corte costituzionale – in tutte le pronunce citate – ad annullare la legge di conversione, di volta in volta oggetto del suo sindacato. Se esiste un obbligo di coerenza giurisprudenziale, lo stesso destino attende la legge Fini-Giovanardi ora all’attenzione dei giudici costituzionali.
    Sono regole procedurali dove forma e sostanza si fondono. Sul loro rispetto è tornata a vigilare anche la Presidenza della Repubblica, da ultimo con la lettera del Presidente Napolitano, inviata il 27 dicembre 2013 ai Presidenti del Senato e della Camera, sulle modalità di svolgimento dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto-legge c.d. “salva Roma” (decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126). Ma già in precedenza, inascoltato, il Quirinale aveva ammonito per iscritto Governo e Parlamento ad esercitare con il massimo rigore e senza esondazioni i rispettivi poteri in sede di decretazione d’urgenza e di conversione in legge (cfr. il messaggio del Presidente Ciampi inviato alle Camere il 29 marzo 2002, e le lettere del Presidente Napolitano ai Presidenti delle Camere e del Consiglio datate 22 febbraio 2011 e 23 febbraio 2012). La Corte costituzionale ha, oggi, l’occasione per dimostrare che i due Custodi della Costituzione fanno sentire, come devono, un’unica voce.

    4. I vizi formali della legge Fini-Giovanardi
    Alla luce della suddetta giurisprudenza costituzionale, l’art. 4-bis della legge Fini-Giovanardi risulta viziato sotto il profilo formale, comunque lo si valuti (eterogeneo oppure omogeneo) rispetto al contenuto del decreto-legge innestato dal maxiemendamento governativo.
    Se ritenuta «estranea», la disposizione impugnata è certamente incostituzionale. Approvandola, le Camere hanno spezzato il nesso funzionale tra decretazione d’urgenza e potere di conversione, alterando così la sequenza procedurale tipica prescritta dall’art. 77 della Costituzione. E ciò non si può fare, rappresentando un uso improprio del potere parlamentare di conversione (cfr. sentenza n. 22/2012).
    Se ritenuta invece «non estranea», la disposizione impugnata è egualmente incostituzionale. Essa andrà valutata dalla Corte costituzionale in termini di necessità e di urgenza, rivelandone l’evidente mancanza (cfr. sentenza n. 355/2010): infatti, la giustificazione costituzionale dell’originario art. 4 del provvedimento governativo (garantire l’efficacia dei programmi terapeutici di recupero di tossicodipendenti recidivi) non è uno scudo dietro il quale possa trovare riparo l’art. 4-bis aggiunto in sede di conversione (che assimila, inasprendolo, il trattamento sanzionatorio per l’uso di sostanze stupefacenti, “leggere” o “pesanti” che siano).
    Tertium non datur, come sapientemente argomentano i giudici remittenti, prospettando quale principale il primo profilo d’incostituzionalità, cui il secondo è logicamente subordinato. Nessuna questione alternativa a rischio d’inammissibilità, dunque.

    5. I vizi sostanziali della legge Fini-Giovanardi
    L’impugnato art. 4-bis della legge di conversione viene censurato anche in ragione del suo contenuto normativo.
    Ad essere violato è, innanzitutto, il principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione) che impone discipline differenziate di situazioni diverse. La disposizione introdotta in sede di conversione, invece, prevedendo un’ identica dosimetria sanzionatoria per tutte le sostanze stupefacenti, finisce per ricondurre ad un’identica disciplina penale fattispecie tra loro non assimilabili.
    Violato, inoltre, è il dovere gravante sul legislatore statale di rispettare gli obblighi internazionali pattizi (art. 117, 1° comma, della Costituzione). Introducendo la tabella unica delle sostanze e quindi la parificazione sanzionatoria per tutte le droghe, “leggere” e “pesanti”, la disposizione impugnata contraddice il principio di proporzionalità delle pene prescritto dalla Carta di Nizza (art. 49, 3° comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE) e positivizzato in ambito europeo da una decisione quadro del Consiglio dell’UE (n. 2004/757/GAI).

    6. Altri vizi formali, oltre a quelli prospettati dai giudici a quibus
    Fin qui le censure d’incostituzionalità prospettate negli atti di promovimento dei giudici a quibus. Alla luce della successiva sentenza n. 220/2013 della Corte costituzionale è possibile evidenziarne di ulteriori.
    Dichiarando l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province approntata mediante decretazione d’urgenza, la sopravvenuta pronuncia ha stabilito il principio della «palese inadeguatezza dello strumento del decreto-legge a realizzare una riforma organica e di sistema», rilevando «come non sia utilizzabile un atto normativo, come il decreto-legge, per introdurre nuovi assetti ordinamentali che superino i limiti di misure strettamente organizzative». E’ quanto, invece, hanno preteso fare Governo e Parlamento con la legge Fini-Giovanardi introducendo – in sede di conversione – una nuova disciplina a regime in materia di sostanze stupefacenti, in sostituzione delle corrispondenti disposizioni del previgente testo unico (d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309).
    E ancora. La sopravvenuta sentenza n. 220/2013 reca importanti affermazioni circa l’operatività delle misure veicolate dal decreto-legge: esse devono «operare immediatamente», perché il provvedimento provvisorio del Governo «entrerebbe in contraddizione con le sue stesse premesse, se contenesse disposizioni destinate ad avere effetti pratici differiti nel tempo». Non è una regola rispettata dall’impugnato art. 4-bis. Esso, infatti, rinvia ad un successivo decreto ministeriale la determinazione della soglia quantitativa di sostanza stupefacente, oltre la quale la sua detenzione può essere punita.
    Anche se non prospettati negli atti di promovimento, si tratta di profili d’incostituzionalità egualmente inclusi nel thema decidendum, formalmente determinato dalla disposizione impugnata (l’art. 4-bis della legge di conversione) e dai parametri invocati (tra i quali l’art. 77 della Costituzione). La Corte costituzionale, dunque, non potrà ignorarli.

    7. Le conseguenze di una sentenza d’accoglimento
    Da qualunque prospettiva la si guardi, dunque, la legge Fini-Giovanardi è certamente incostituzionale.
    Il suo annullamento modificherebbe l’attuale assetto sanzionatorio in materia di stupefacenti, restituendolo al compasso edittale precedente alla riforma del 2006. Come precisa la Cassazione nel suo atto di promovimento, «è invero pacifico che l’accertamento della invalidità di una norma abrogatrice e il suo annullamento da parte della Corte costituzionale, specialmente se per vizi di forma o procedurali, determina la caducazione dell’effetto abrogativo, con conseguente ripristino della norma precedentemente abrogata, come costantemente ritenuto dalla giurisprudenza costituzionale» (cfr., ex plurimis, sentenze nn. 107/1974, 108/1986, 314/2009, 13/2012 e recentissimamente – in modo implicito ma inequivoco – 5/2014).
    Nessun pericoloso vuoto normativo, dunque. Né alcuna invasione della Corte costituzionale nell’ambito della discrezionalità legislativa. Semmai il ritorno ad un quadro punitivo meno repressivo di quello attuale, e politicamente più allineato con il significato di fondo del referendum popolare del 1993, favorevole a una depenalizzazione della detenzione di sostante stupefacenti per uso personale. Un indirizzo politico complessivo che – con un colpo di mano procedimentale – la legge Fini-Giovanardi ha cancellato, riportando indietro le lancette dell’orologio.

    8. Cancellare una legge “carcerogena”
    La reintroduzione – tramite giudicato costituzionale – di una normativa penale più favorevole produrrebbe un’ulteriore conseguenza di sistema: un significativo effetto deflattivo nelle carceri italiane.
    Oggetto di un drammatico messaggio alle Camere inviato l’8 ottobre scorso dal Presidente della Repubblica Napolitano, l’attuale sovraffollamento carcerario è alla base della condanna subita dall’Italia in sede di Consiglio d’Europa pronunciata con sentenza-pilota dalla Corte EDU (Torreggiani e altri c. Italia, 8 gennaio 2013). Condannando lo Stato italiano per violazione del divieto di tortura (art. 3 CEDU), quella sentenza chiama all’azione – ciascuno secondo le proprie competenze – tutti i poteri statali. Corte costituzionale compresa.
    Di tale sovraffollamento «strutturale e sistemico» la legge Fini-Giovanardi è una delle principali cause normative: un detenuto su tre entra in carcere ogni anno per violazione dell’attuale normativa antidroga (art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). La previsione di sanzioni severe (da 6 a 20 anni di carcere) per detenzione illecita di qualsiasi sostanza stupefacente comporta l’incriminazione di molti consumatori, anche per il semplice possesso di una quantità minimamente eccedente la soglia fissata da apposito decreto ministeriale. La scelta a favore di un inasprimento punitivo generalizzato, infine, moltiplica esponenzialmente le denunce e i relativi procedimenti penali, inflazionando oltremisura l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura.
    E’ necessario ripensare l’intera disciplina in una materia a così grande impatto sociale, andando ben oltre la mera riduzione della pena massima per i reati di lieve entità, ora abbassata da 6 a 5 anni (cfr. art. 2, decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146). Spetta alla Corte costituzionale, oggi, reintrodurre un primo, fondamentale elemento di razionalità, mostrandosi fedele alla propria tradizione di “isola della ragione”.

    Promotori dell’appello
    Stefano Anastasia, Presidente de La Società della Ragione
    Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Toscana
    Luigi Saraceni, Avvocato

    Estensore e primo firmatario
    Andrea Pugiotto, Università di Ferrara

    Docenti universitari di discipline giuridiche
    Alessandra Algostino, Università di Torino
    Salvo Andò, Università Kore
    Marta Bargis, Università del Piemonte Orientale
    Francesco Belvisi, Università di Modena e Reggio Emilia
    Francesco Bilancia, Università di Chieti-Pescara
    Giuditta Brunelli, Università di Ferrara
    Daniele Butturini, Università di Verona
    Silvia Buzzelli, Università di Milano-Bicocca
    Michele Carducci, Università del Salento
    Guido Casaroli, Università di Ferrara
    Carlo Casonato, Università di Trento
    Pierluigi Chiassoni, Università di Genova
    Paolo Comanducci, Università di Genova
    Angela Cossiri, Università di Macerata
    Marilisa D’Amico, Università di Milano
    Marco Dani, Università di Trento
    Claudio De Fiores, Seconda Università di Napoli
    Gian Mario Demuro, Università di Cagliari
    Giovanni Di Cosimo, Università di Macerata
    Francesco Di Donato, Università di Napoli Federico II
    Ombretta Di Giovine, Università di Foggia
    Gianluca Famiglietti, Università di Pisa
    Marzia Ferraioli, Università di Roma Tor Vergata
    Luigi Ferrajoli, Università di Roma Tre
    Carlo Fiorio, Università di Perugia
    Davide Galliani, Università di Milano
    Alessandro Gamberini, Università di Bologna
    Silvio Gambino, Università della Calabria
    Riccardo Guastini, Università di Genova
    Andrea Guazzarotti, Università di Ferrara
    Giovanni Guiglia, Università di Verona
    Piero Ignazi, Università di Bologna
    Silvia Larizza, Università di Pavia
    Alberto Lucarelli, Università di Napoli Federico II
    Giulio Luciani, Università Roma tre
    Giuseppe Mosconi, Università di Padova
    Nicola Muffato, Università di Trieste
    Francesco Palermo, Università di Verona
    Sonia Paone, Università di Pisa
    Manfredi Parodi Giusino, Università di Palermo
    Massimo Pavarini, Università di Bologna
    Carmela Pezzimenti, Università di Messina
    Marcello Piazza, Università della Calabria
    Cesare Pinelli, Università di Roma
    Tamar Pitch, Università di Perugia
    Fernando Puzzo, Università della Calabria
    Maria Letteria Quatrocchi, Università di Messina
    Lucia Re, Università di Firenze
    Giorgio Repetto, Università di Perugia
    Eligio Resta, Università di Roma Tre
    Silvio Riondato, Università di Padova
    Stefano Rodotà, Università La Sapienza di Roma
    Carlo Ruga Riva, Università Milano-Bicocca
    Marco Ruotolo, Università Roma Tre
    Carmela Salazar, Università Mediterranea di Reggio Calabria
    Sergio Salvatore, Università del Salento
    Emilio Santoro, Università di Firenze
    Stefania Sartarelli, Università di Perugia
    Antonia Maria Scaravilli, Università Kore
    Persio Tincani, Università di Bergamo
    Paolo Veronesi, Università di Ferrara
    Mauro Volpi, Università di Perugia

    Garanti
    Maurizio Battistutta, Garante dei detenuti di Udine
    Giordano Donato, Garante dei detenuti della Lombardia
    Mario Fappani, già garante dei detenuti di Brescia
    Livio Ferrari, già garante dei detenuti di Rovigo – Centro Francescano di Ascolto di Rovigo
    Margherita Forestan, Garante dei detenuti di Verona
    Elisabetta Laganà, Garante dei detenuti di Bologna – Conferenza nazionale volontariato giustizia
    Marcello Marighelli, Garante detenuti di Ferrara
    Armando Michelizza, Garante dei detenuti di Ivrea
    Alessandra Naldi, Garante detenuti di Milano
    Gianfranco Oppo, Garante dei detenuti di Nuoro
    Rosanna Palci, Garante dei detenuti di Trieste
    Filippo Pegorari, Garante detenuti di Roma
    Francesco Racchetti, Garante detenuti di Sondrio
    Piero Rossi, Garante detenuti della Puglia
    Antonio Sammartino, Garante detenuti di Pistoia
    Marco Solimano, Garante dei detenuti di Livorno
    Sergio Steffenoni, Garante detenuti di Venezia
    Italo Tanoni,  Garante dei detenuti delle Marche
    Adriana Tocco, Garante dei detenuti della Campania
    Associazione l’Altro Diritto, Garante dei detenuti di San Gimignano

    Avvocati e Magistrati
    Rino Battocletti, avvocato penalista
    Paola Bevere, avvocato penalista
    Antonella Calcaterra, Consigliere Unione Camere Penali di Milano
    Andrea Callaioli, avvocato
    Luis Americo Castellucci, praticante avvocato
    Alessandro De Federicis, Responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione Camere Penali
    Roberta De Leo, avvocato penalista
    Angela Ferravante, avvocato
    Ugo Funghi, avvocato
    Sarah Grieco, avvocato
    Donato La Muscatella, avvocato penalista
    Laura Liberto, coordinatrice nazionale Giustizia per i Diritti Cittadinanzattiva Onlus
    Antonio Liguori, giudice di Venezia
    Francesco Maisto, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
    Sandro Margara, già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze
    Cristiano Montagnini, iscritto scuola specializzazione per le professioni legali
    Michele Passione, avvocato penalista
    Gioacchino Romeo, magistrato
    Franco Rossi Galante, avvocato
    Arturo Salerni, avvocato penalista
    Andrea Sandra, avvocato penalista
    Dario Sarigu, avvocato
    Salvatore Senese, già Presidente di sezione, Corte suprema di Cassazione
    Davide Spantaconi, avvocato
    Valerio Spigarelli, presidente Unione Camere Penali
    Salvatore Staiano, avvocato penalista
    Vinicio Vannucci, avvocato penalista
    Carlo Alberto Zaina, avvocato

    Rappresentanti di associazioni, Operatori del settore e altri Sottoscrittori
    Hassan Bassi, Cooperatore sociale, Parma
    Giorgio Bignami, Presidente di Forum Droghe
    Maria Luisa Boccia, filosofa, saggista
    Massimo Brianese, Società della Ragione Onlus
    Riccardo De Facci, Vice Presidente CNCA
    Ornella Favero, Direttrice di Ristretti Orizzonti
    Leonardo Fiorentini, Fuoriluogo.it
    Ettore Gobbato, giornalista, operatore nella cooperazione allo sviluppo
    Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone
    Daniele Mauritano, notaio in Napoli
    Patrizia Meringolo, Università di Firenze
    Ivan Novelli, Presidente di Greenpeace Italia
    Mauro Palma, Vice-presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale
    Eriberto Rosso, Presidente della Camera Penale di Firenze
    Maria Stagnitta, Associazione Insieme Onlus
    Giorgia Trapani, studentessa facoltà di Giurisprudenza
    Luca Zevi, urbanista

    Si può aderire inviando una mail con nome, cognome e qualifica a infoATsocietadellaragione.it

  • Carcere. Serve una sessione parlamentare straordinaria

    Appello-3leggiE’ stata pubblicata sabato sul settimanale LEFT la lettera aperta delle Associazioni che hanno dato vita al comitato promotore delle #3leggi su Tortura, Carcere e Droghe rivolta al Ministro della Giustizia e ai Parlamentari della Repubblica Italiana.

    Dopo l’attenzione istituzionale e mediatica sul carcere, prima grazie al messaggio del Presidente della Repubblica, e poi per il caso “Ligresti” pare infatti tornato il silenzio sulla drammatica situazione nelle nostre prigioni. Nel testo le associazioni ricordano che entro la primavera del 2014 l’Italia dovrà non solo dar vita ad “un organismo terzo di garanzia nei luoghi di detenzione” ma soprattutto “dare alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che è pronta a condannare per tortura l’Italia e a risarcire migliaia di detenuti per il trattamento subito nelle nostre carceri sovraffollate”.

    Vista l’urgenza umanitaria, sociale e politica determinata dall’inazione di Governi e Parlamenti che si sono succeduti negli anni, sono state depositate alla Camera dei Deputati quattro proposte di legge (PdL Camera 1799/1800/1801/1802 a prima firma Coccia, Migliore, Raciti e Scalfarotto) che riprendono le proposte di iniziativa popolare e contengono “provvedimenti seri ed efficaci” per risolvere in modo duraturo il problema del sovraffollamento carcerario.

    Le Associazioni propongono “un cambio radicale della legislazione sulle sostanze stupefacenti per smettere di reprimere i consumatori e far uscire i tossicodipendenti dal carcere; politiche di decongestionamento delle carceri a partire dall’abrogazione della legge Cirielli sulla recidiva, da un minore uso della custodia cautelare e dalla depenalizzazione di tutto ciò che riguarda l’immigrazione; l’introduzione del delitto di tortura nel codice penale; l’istituzione del Garante nazionale dei diritti dei detenuti”. Per questo propongono di “finirla con gli interventi retorici o le polemiche strumentali” e avviare una sessione parlamentare straordinaria sulle carceri che permetta di incardinare ed approvare in tempi brevi “riforme che durino nel tempo” come quelle contenute nelle #3leggi.

    Sul testo della lettera aperta è stata inoltre avviata in queste ore una raccolta di adesioni on line reperibile all’indirizzo www.3leggi.it/sessioneparlamentare