• 1 gennaio 2017. Il Ponte c’è?

    Questo post è stato scritto il 28 giugno 2010.

    Qui sotto, youtube permettendo, dovrebbe esserci l’estratto di una puntata di Report sui fondi FAS nella quale il Ministro Matteoli, glissando sulla presenza di un progetto definitivo del Ponte, asserisce con certezza:

    Il Ponte sarà consegnato ai cittadini il 1 gennaio 2017

    http://www.youtube.com/watch?v=UV2UA0u01BM

    Cari cittadini, il Ponte ve l’hanno consegnato?

  • Unioni Civili: #svegliatitalia sabato 23 i diritti si affermano in Piazza Municipale

    svegliaitaliaIl DDL Cirinnà rappresenta l’ultima mediazione possibile rispetto al riconoscimento delle unioni civili. Abbassare ancora l’asticella, ormai da Guinness dei primati di “Limbo”, significa semplicemente trasformare i diritti delle coppie same sex in “gentili concessioni” di uno Stato incapace di interpretare razionalmente l’evoluzione della società.

    L’attuale articolato non è certamente la migliore legge possibile, ma pare essere al momento l’unica possibilità per permettere alle persone che si amano di vedere riconosciuti i diritti fondamentali dell’essere famiglia. E’ davvero triste constatarlo, ma bisogna prenderne atto e sostenere con forza la sua approvazione, rifiutando ogni possibile ulteriore mediazione al ribasso.

    Le polemiche di questi giorni su adozioni e “costituzionalità” del testo Cirinnà, infondate sia nel merito che dal punto di vista giuridico e costituzionale, rappresentano solo l’estremo tentativo di una parte largamente minoritaria nella società di imporre il proprio punto di vista. Un punto di vista che appare solo frutto di un cieco fondamentalismo reso incapace dalla paura delle diversità di confrontarsi con la società in cui viviamo.

    Per questo sarò anch’io in piazza Municipale a Ferrara il 23 gennaio insieme a tutti coloro che in questi anni hanno lottato per l’affermazione dei diritti di tutte le famiglie, di tutti i padri, di tutte le madri e di tutti i figli.

    Leonardo Fiorentini
    Presidente gruppo consiliare Sinistra Ecologia e Libertà del Comune di Ferrara

  • 10 anni senza Aldro

    Sono passati dieci anni da quel maledetto 25 settembre. Federico aveva 18 anni, come è successo a tutti a quell’età aveva appena passato una serata insieme agli amici in un locale a Bologna. Dopo aver salutato gli amici incontra la Polizia. E muore. Chi volesse ripercorrere la storia di quel giorno, e la vicenda giudiziaria che ne è seguita, può vedersi E’ stato morto un ragazzo, il documentario di Filippo Vendemmiati premiato con il David di Donatello.

    Non conoscevo Federico. Ma ricordo bene quel giorno, o meglio, ricordo bene i giorni che seguirono. Le veline della Questura, il giovane “tossico” morto per malore, il disinteresse della città, il dolore della famiglia. “Beh, sì dai…”, devo confessare che la mia reazione sul momento fu più o meno questa: un altro caso come tanti, pensai, non ne sapremo nulla come nulla abbiamo saputo delle tante morti sospette avvenute nelle strade, nelle caserme e nelle carceri del nostro paese. Non conoscevo la mamma di Federico, pur frequentando spesso il Comune, ma le sue colleghe mi avevano cominciato a raccontare delle stranezze del caso, delle foto e delle indagini fantasma. Poi è stato pubblicato l’appello di Patrizia Moretti sul blog e improvvisamente si è rotto l’incantesimo. Grazie a quelle parole, grazie a quella foto tutti hanno potuto vedere, tutti hanno potuto sapere, tutti hanno potuto farsi domande. Qualcuno ha finalmente dovuto dare risposte.

    Ferrara è una bellissima città: il Po e la sua pianura l’avvolgono nella nebbia, è una città lenta come tutta la provincia italiana e con un tessuto sociale che solo da pochi anni ha saputo aprirsi all’esterno. Ma ha anche anticorpi democratici profondi. Magari pochi, sicuramente lenti ad attivarsi, ma profondi. Un po’ come è successo recentemente per un’altra terribile immagine, grazie alla potenza di quella denuncia, anche in città qualcosa è accaduto. E’ nato il comitato, ci sono stati i primi presidi fatti da poche decine di persone in una piazza fredda e deserta, la stampa ha cominciato a parlarne. Ma larghi strati del tessuto sociale di quella che noi, sempre più a fatica, continuiamo a chiamare sinistra continuavano a pensare “è un tossico che se le è andata a cercare”, e forse lo pensano ancora. Ma il movimento per chiedere giustizia è cresciuto, sino alla grande manifestazione nazionale dell’anno successivo che ha sancito la svolta nella coscienza della città è del paese.

    Prima però, va sottolineato, sono arrivate le Istituzioni, Sindaco di allora in primis, a chiedere conto alla Questura di quello che era successo. Prima ancora del grosso della cosiddetta società civile, e prima di gran parte della stampa: solo grazie a questi interventi c’è stata prima la sostituzione del Questore e poi l’avvio delle indagini, oramai però inquinate da quella “falsa partenza”.

    10 anni senza federico aldrovandiOggi, a 10 anni dalla scomparsa di Federico, dobbiamo ringraziare Patrizia Moretti, Lino e Stefano Aldrovandi, la famiglia e gli amici di Aldro per il loro coraggio, perché hanno saputo condividere con noi il loro dolore e la loro sete di giustizia. Dobbiamo ringraziarli perché senza di loro probabilmente altri casi come quello di Federico sarebbero finiti nel grande cesto dei “Beh, sì dai…”. Li dobbiamo ringraziare, e allo stesso tempo scusarci con loro, perché forse è proprio grazie alla loro incommensurabile perdita se oggi siamo ancora qui a lottare per l’introduzione del reato di tortura, per l’identificazione delle forze dell’ordine durante le manifestazioni, e se ci poniamo il problema della democratizzazione delle forze di polizia.

    E proprio di questo si discuterà a Ferrara nella due giorni organizzata dall’Associazione Federico Aldrovandi in occasione del decennale (programma qui e su Facebook) che culminerà con il concerto per Federico di sabato 26 settembre. Perché finita la vicenda giudiziaria la famiglia e gli amici vogliono che Federico sia ricordato per quello che era: un ragazzo di 18 anni con tanta voglia di vivere.

    Va fatto un ultimo ringraziamento. Alla persona che ha permesso che il caso di Federico giungesse a 4 condanne: Anne Marie Tsegueu, ospite nel nostro paese, ora cittadina onoraria di Ferrara, che ha saputo vincere la paura di un permesso di soggiorno in scadenza per insegnare a tutti noi, testimoniando in tribunale, cosa significa voler vivere in una società giusta.

    (Intervento per il sito nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà)

  • I volti dell’alienazione al Museo di Roma in Trastevere

    I VOLTI DELL'ALIENAZIONE. Disegni di Roberto Sambonet. Roma, Museo di Roma in Trastevere 25 marzo – 3 maggio 2015. Inaugurazione: martedì 24 marzo ore 18.00I VOLTI DELL’ALIENAZIONE

    Disegni di Roberto Sambonet

    Roma, Museo di Roma in Trastevere

    25 marzo – 3 maggio 2015

    Inaugurazione: martedì 24 marzo ore 18.00

    Oggi oltre 700 persone in Italia sono internate negli ospedali psichiatrici giudiziari. La loro definitiva chiusura è stata stabilita da un decreto, convertito in legge il 17 febbraio 2012, con scadenze via via prorogate. L’ultima data fissata è per il 31 marzo 2015 e la mostra I volti dell’alienazione sarà ospitata dal Museo di Roma in Trastevere proprio a cavallo della fatidica data (dal 25 marzo al 3 maggio 2015) per dare il proprio contributo a questa campagna di sensibilizzazione.

    La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, da La Società della Ragione, onlus impegnata sui temi del carcere, della giustizia e dei diritti umani e sociali, con la collaborazione dell’Archivio pittorico Roberto Sambonet e di StopOPG, è a cura di Franco Corleone e Ivan Novelli e raccoglie 40 disegni e 70 studi dell’artista e designer milanese Roberto Sambonet.

    Attraverso i ritratti che l’artista ha realizzato tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Juqueri, a cinquanta chilometri da San Paolo in Brasile, l’esposizione racconta e indaga il complesso fenomeno del disagio mentale.

    Sambonet ha trascorso sei mesi nei reparti dell’ospedale, conducendo una sua personale ricognizione e ha ritratto gli internati in una serie di opere di grande intensità, a china e a matita, ma tutte capaci di andare al di là del volto e mostrare pensieri, emozioni, sentimenti. Una sorta di viaggio di umana partecipazione, uno scavo nelle pieghe della malattia e della sofferenza, che nel 1977 è stato raccolto nel volume Della Pazzia (M’Arte Edizioni, Milano 1977).

    Qui l’artista accosta ai ritratti dei malati di mente testi di autori che nei loro scritti hanno affrontato e raccontato il tema della pazzia, come Allen Ginsberg, Dino Campana, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Edgar Lee Masters, William Shakespeare, Voltaire e altri.

    Roberto Sambonet, nato a Vercelli nel 1924, è stato un importante pittore, designer e grafico. Si è formato all’Accademia di Brera e ha partecipato attivamente alla vita cittadina frequentando l’ambiente delle avanguardie artistiche che avevano come punto di ritrovo il bar Giamaica. Ha partecipato all’avventura del gruppo dei Picassiani con Cassinari, Morlotti e Treccani. Tra il 1948 e il 1953 si è trasferito in Brasile, dove il suo linguaggio artistico ha vissuto una maturazione molto importante che lo ha condotto verso quell’essenzialità della linea che divenne tratto fondamentale della sua opera, nella pittura, nella grafica e nella produzione di celebri oggetti di industrial design.

    La mostra, già ospitata dalla Fabbrica del Vapore di Milano, dal Teatro Chille de la balanza di Firenze e dal Palazzo Municipale di Ferrara, in autunno sarà allestita a Pavia e a Trieste.

    In occasione della mostra è stato pubblicato da Palombi Editori un catalogo illustrato con il contributo della società Cosmec.

    SCHEDA INFO

    Mostra I volti dell’alienazione. Disegni di Roberto Sambonet
    Dove Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio, 1B
    Inaugurazione Date mostra

     

    24 marzo ore 18.0025 marzo – 3 maggio 2015
    Orari Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00;La biglietteria chiude alle ore 19.00;Chiuso lunedì
    Biglietti  Intero € 8,50; Ridotto € 7,50gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente 
    Info  Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

    www.museodiromaintrastevere.it
    www.museiincomune.it
    www.societadellaragione.it

     

    Enti proponenti  Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Turismo -Sovrintendenza Capitolina ai Beni CulturaliLa Società della Ragione

     

    In collaborazione con A cura di

     

    Servizi museali

     

     

    Archivio pittorico Roberto Sambonet e StopOPGFranco Corleone e Ivan Novelli

     

    Zètema Progetto Cultura

     

     

    Con il contributo di  MasterCard Priceless Rome; Vodafone; Cosmec

     

  • Digiuniamo per la chiusura degli OPG

    Si avvicina il 31 marzo 2015, termine ultimo per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, data storica per la civiltà giuridica del nostro paese ma non solo. Perché gli OPG non sono solo un orrore, reso solo recentemente coscienza collettiva dalle visite della commissione d’inchiesta dell’allora senatore Marino e fermamente condannato dal Presidente della Repubblica Napolitano. Sopravissuti alla legge Basaglia gli OPG hanno rappresentato in questi decenni una sorta di enclave, indegna di un paese civile, simbolo della negazione del diritto alla cura delle persone e anzi strumento per l’ulteriore umiliazione delle stesse perché “devianti”.

    La campagna StopOPG, che raccoglie chi si è battuto in questi anni per il superamento del modello dei manicomi criminali ha lanciato un appello perché essi non siano sostituiti da altri (solamente più piccoli), ma perché finalmente si attivino progetti di cura e soluzioni di sicurezza adatte ai singoli internati. Stiamo parlando di meno di 800 persone in tutta Italia, la maggior parte di esse senza necessità reali di custodia bensì di percorsi di cura sinora negati.

    Un appello, reperibile sul sito www.stopopg.it, sottoscritto fra gli altri da Don Luigi Ciotti, Stefano Cecconi e Franco Corleone a cui aderiamo annunciando anche che oggi, Venerdì 6 marzo, parteciperemo al digiuno a staffetta.

    Ilaria Baraldi e Leonardo Fiorentini, consiglieri comunali di Ferrara

  • Il viaggio di Marco Cavallo a Firenze

    Il viaggio di Marco CavalloMARTEDÌ 16 DICEMBRE TORNA A SAN SALVI
    IL VIAGGIO DI MARCO CAVALLO
    IN UN DOCU-FILM SULLA CHIUSURA DEGLI OPG

    Martedì 16 dicembre alle ore 21:15 torna a San Salvi “Il viaggio di Marco Cavallo” in un docu-film per la regia di Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi.

    Esattamente a un anno di distanza, la battaglia di Marco Cavallo insieme a StopOPG che ha attraversato l’Italia in un viaggio di oltre 4.000 km in 16 città italiane per chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dire no ai mini OPG o manicomi regionali e chiedere l’apertura di Centri di Salute Mentale h24, è diventata un film “Il viaggio di Marco Cavallo”.

    Le immagini di quel viaggio e i volti e le storie delle persone incontrate sono diventate un film  Il viaggio di Marco Cavallo, selezionato al Torino Film Festival per la sezione “Diritti e Rovesci” a cura di Paolo Virzì.

    I due registi tornano al 1973, quando nel primo reparto vuoto del manicomio di San Giovanni di Trieste un gruppo di artisti, tra cui Vittorio Basaglia e Giuliano Scabia, costruisce Marco Cavallo. È un grande cavallo realizzato in legno e cartapesta, simbolo dell’abolizione di un orrore risalente al codice penale del 1930, e che contiene idealmente i desideri degli internati. Nel novembre 2013 “Marco Cavallo” è tornato a viaggiare attraverso i 6 OPG italiani, da Barcellona Pozzo di Gotto a Castiglione delle Stiviere, con una medaglia della Presidenza della Repubblica al collo. Partendo da Trieste, ha percorso in 13 giorni oltre 4mila chilometri toccando 16 città, a sostegno della campagna stopOPG, per dire no a “mini OPG” o manicomi regionali e chiedere l’apertura di Centri di Salute Mentale h24. “Il film è un atto di denuncia, un’operazione di sensibilizzazione sulla legge votata a maggio, una speranza concreta per gli uomini e alle donne dimenticati in queste strutture dell’orrore”, afferma la regista Erika Rossi. A tenere le redini del cavallo è Peppe Dell’Acqua, direttore della Collana 180 e membro del Comitato nazionale stopOPG: “Il film continua la campagna avviata lo scorso novembre, soprattutto per vigilare e denunciare le inadempienze che già numerose rischiano di tradire il portato della legge approvata”.

    La pellicola, prodotta dalla casa editrice Edizioni alphabeta Verlang di Merano, già editore della ormai nota Collana 180 –  Archivio critico della salute mentale, vede alla regia Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi, alla fotografia Daniel Mazza e al montaggio Beppe Leonetti.

    Alla presentazione del film saranno presenti Franco Corleone, garante per i diritti dei detenuti della Regione Toscana e Corrado Marcetti della Fondazione Michelucci, che nell’occasione presenterà un progetto di riqualificazione dell’OPG di Montelupo, progetto dal forte inserimento lavorativo.

    Durante la serata sarà possibile visitare la mostra I volti dell’alienazione disegni di Roberto Sambonet, aperta fino al 18 dicembre.

    Ingresso libero. Posti limitati. Prenotazione consigliata

    Per informazioni: www.chille.it o info@chille.it o 055.6236195

  • Esiste un giudice a Berlino. Bisogna solo avere la fortuna di trovarlo.

    archiviazione-coispIl GIP di Ferrara, Dott. Silvia Marini, ha depositato il 7 marzo l’atto di archiviazione definitiva del procedimento avviato dopo la querela nei miei confronti depositata dal sindacato di Polizia COISP per quanto da me scritto il giorno della loro manifestazione in piazza Savonarola, più o meno un anno fa.

    Già il magistrato inquirente, Dott. Ombretta Volta, aveva proposto l’archiviazione (alla quale il COISP si era opposto) in quanto “in nessun passo dell’articolo pubblicato si colgono, per converso, espressioni volgari, paragoni infamanti, insulti gratuiti, ovvero riferimenti personali atti ad intaccare la sfera privata del querelante, così ledendone l’onore e il decoro“.

    Oggi il GIP conferma quanto deciso dal sostituto procuratore e scrive che “Fiorentini, utilizzando nel contesto del suo intervento espressioni e toni forti, ma rispettose del limite della continenza, perchè non volgari, nè gratuiti, nè contenenti attacchi personali abbia esercitato il diritto di critica“.

    Io ero abbastanza tranquillo per ciò che avevo scritto allora e per come lo avevo scritto. Anche per questo la notizia della presentazione della querela mi aveva colto abbastanza di sorpresa. Del resto ricordo benissimo i sentimenti di quelle ore, e ricordo benissimo il grande sforzo di “continenza” nello scrivere quelle poche righe, sforzo che ora viene “premiato” da ben due magistrati.

    Restano, come fastidiosi sassolini nelle scarpe, alcuni passi che mi vengono contestati negli atti depositati dal sindacato per opporsi all’archiviazione, perchè, secondo il sindacato, “mai posti in essere” dal COISP: “verbalmente aggredito il Sindaco di Ferrara; Manifestare per l’impunità dei propri colleghi; proprio sotto le finestre degli uffici in cui lavora la vittima”. Per il sindacato io avrei dunque “falsamente attribuito quei fatti gravi, mai verificatisi“. Ci penserò su. Magari con i miei legali, Fabio Anselmo e Alessandra Pisa che colgo l’occasione per ringraziare per il lavoro che stanno facendo sin dall’apertura del caso di Federico Aldrovandi, e non solo per la mia piccola, breve e inutile vicenda processuale, ma per altri ben più gravi e tragici fatti sparsi per l’Italia. Come un ringraziamento va a tutti coloro che in queste settimane mi hanno espresso la loro vicinanza e solidarietà.

    Il sollievo è comunque grande per la chiusura di una vicenda giudiziaria che non si doveva nemmeno aprire. Ma il caso della vita vuole che oggi sia ben poca cosa, ad esempio, rispetto alle notizie che sono arrivate ieri da Varese dove si è finalmente aperto “coattivamente” il processo per la morte di Giuseppe Uva.

    Perchè esiste un giudice a Berlino. Bisogna solo avere la fortuna di trovarlo.

    La richiesta di archiviazione: richiesta_archiviazione.pdf

    L’atto di archiviazione: archiviazione fiorentini.pdf

  • No allo stralcio sulle droghe

    montecitorioNei giorni scorsi il Parlamento è stato messo gravemente sotto ricatto dal Ncd di Giovanardi che minaccia di non votare il decreto legge Cancellieri se si tocca la legge carcerogena sulle droghe che porta il suo nome e che è sotto il giudizio della Corte Costituzionale per manifesta illegittimità. Il Parlamento deve decidere se migliorare il decreto secondo le nostre richieste o subire il ricatto di uno dei principali responsabili del sovraffollamento penitenziario. Per far cessare la vergogna dell’intasamento delle prigioni il quinto comma dell’art. 73 della legge antidroga, che colpisce la detenzione di sostanze stupefacenti per fatti di lieve entità, non solo deve restare nel decreto come un reato autonomo e distinto dal traffico di sostanze stupefacenti, ma dovrebbe prevedere una pena più mite (da sei mesi a tre anni) come richiesto dalla stessa Commissione ministeriale presieduta dal prof. Giostra membro del Csm. Attenzione, se la montagna si limiterà a partorire il topolino, sarà concreto il rischio che a fine maggio pioveranno centinaia di condanne della Corte europea sui diritti umani. Il prossimo 23 febbraio scadranno i due mesi entro i quali dovrà essere convertito il decreto legge del Governo diretto a contrastare il sovraffollamento e a garantire una più efficace tutela dei diritti dei detenuti. Le ultime turbolenze parlamentari non lasciano ben sperare. In quel decreto vi è una norma che modifica la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Un piccolo cambiamento, molto piccolo. Nel decreto è stata infatti introdotta la fattispecie autonoma della lieve entità. Non si tratta di un cambiamento epocale. Noi avremmo voluto una ben più ampia depenalizzazione e decriminalizzazione della vita dei consumatori di droghe, il ritorno alla ragionevolezza sanzionatoria e alla differenziazione tra le sostanze. In questo senso è comparso nel dibattito parlamentare anche un emendamento del relatore, il democratico David Ermini. Invece, una maggioranza intimorita dalla voce grossa fatta dal Nuovo Centrodestra di Alfano e Giovanardi rischia di impantanarsi su questo tema. È stato evocato uno stralcio della seppur timida norma che andava a cambiare la legge Fini-Giovanardi che così andrebbe a finire in un binario morto.

    Noi, che con la campagna Tre leggi per la giustizia e i diritti abbiamo raccolto decine di migliaia di firme per l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi, invitiamo tutte le forze presenti in Parlamento sensibili al tema della dignità umana, dei diritti e delle libertà a non farsi condizionare da chi è responsabile di avere approvato e difeso una legge dura, vendicativa, ideologica, illiberale. Ricordiamo che circa il 40% dei detenuti ristretti nelle 205 carceri italiane ha un’accusa o una condanna per avere violato la legge sulle droghe. Ricordiamo anche che quella legge è la prima responsabile del sovraffollamento penitenziario. Se viene lasciata così com’è, l’Italia per rispondere alle sollecitazioni della Corte Europea di Strasburgo, non potrà che affidarsi a un provvedimento di clemenza. Non ci saranno più giustificazioni.

    Nelle prossime settimane la Corte Costituzionale si esprimerà sulla illegittimità della legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Una legge che è stata approvata con l’inganno parlamentare, by-passando i vincoli di costituzionalità sulla necessità e l’urgenza che sono i requisiti indispensabili che deve avere ogni decreto legge. Quel decreto conteneva norme sulla sicurezza per le Olimpiadi di Torino. Durante la discussione alle Camere il Governo introdusse un’intera legge di impianto punitivo e proibizionista sulle sostanze stupefacenti. Per l’appunto commise un inganno, anche nei confronti di chi, Capo dello Stato, aveva invece firmato un decreto che aveva un testo ben diverso.

    E’ ora di cambiare quella legge che tanto male ha fatto ai ragazzi, alle loro famiglie, alla società italiana, al nostro sistema della giustizia e al nostro sistema delle carceri. Non ci si faccia condizionare da Alfano e Giovanardi.

    A Buon Diritto, Antigone, Arci, A Roma Insieme – Leda Colombini,  Associazione Federico Aldrovandi, Associazione Cristiani contro la tortura, Associazione nazionale Giuristi Democratici, Bin Italia ( basic income network italia), Cgil Fp, Cir – Consiglio Italiano per i Rifugiati, Cittadinanzattiva-Giustizia, Cnca, Conferenza Nazionale volontariato Giustizia, Coordinamento Garanti detenuti, Fondazione Franca e Franco Basaglia, Forum Droghe, Il Detenuto Ignoto,  L’Altro Diritto, Lila, Medici contro la tortura, Progetto Diritti, Rete della Conoscenza, Ristretti Orizzonti, Società Italiana Psicologia Penitenziaria, Unione delle Camere Penali Italiane, Vic – Volontari in carcere

  • Certamente incostituzionale

    certamente300*250Appello di giuristi, garanti e operatori di settore
    CERTAMENTE INCOSTITUZIONALE
    La legge Fini-Giovanardi a giudizio il 12 febbraio davanti alla Corte costituzionale

    1. La legge Fini-Giovanardi davanti alla Corte costituzionale
    Ci sono questioni di legittimità costituzionale particolarmente importanti. Perché, più di tutte, rivelano la correlazione tra separazione dei poteri e tutela dei diritti. Perché, più di altre, testimoniano come l’eccesso di potere del Governo e del Parlamento produca effetti nefasti sul funzionamento della giustizia e sulla condizione delle carceri.
    Questa è la caratura costituzionale della quaestio che, il 12 febbraio, il Giudice delle leggi sarà chiamato a decidere. Attiene alla dubbia costituzionalità delle modifiche introdotte nel 2006 al testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope: la c.d. legge Fini-Giovanardi.

    2. Genealogia di un eccesso di potere
    In principio era l’art. 4 del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 232, norma già eccentrica rispetto ad un provvedimento necessario e urgente perché diretto a fronteggiare le spese e le esigenze di sicurezza delle Olimpiadi invernali di Torino. Tale disposizione – abrogando in corsa uno degli iniqui automatismi normativi appena introdotti dalla legge Cirielli (legge 5 dicembre 2005, n. 251) – prevede un’ipotesi speciale di sospensione dell’esecuzione di pene detentive nei confronti di tossicodipendenti recidivi, mirando così a favorirne il recupero.
    In sede di conversione parlamentare, quello stesso articolo diventa il pretestuoso aggancio normativo per una riforma di sistema di tutt’altro segno. Attraverso la tecnica abusata del maxiemendamento blindato con l’apposizione della questione di fiducia, il Governo ottiene dal Parlamento un’inedita disciplina a regime in materia di stupefacenti: 23 nuovi articoli, punitivi e proibizionisti, introdotti programmaticamente dalla scelta di equiparare sul piano sanzionatorio sostanze stupefacenti “leggere” e “pesanti”, inasprendone l’unitaria cornice edittale (art. 4-bis, legge 21 febbraio 2006, n. 49).
    Così operando, il procedimento di conversione previsto dall’art. 77 della Costituzione «viene utilizzato come escamotage per far approvare un’iniziativa legislativa del tutto nuova, di fatto inemendabile, eludendo le regole ordinarie del procedimento legislativo» (così la Cassazione, sez. III penale, nel suo atto di promovimento).
    Della forzatura compiuta il Governo ha piena contezza, eppure procede egualmente. Come uno schiacciasassi. Ignora il parere contrario del Comitato per la legislazione e i rilievi critici emersi nel dibattito parlamentare. Spiana i limiti all’emendabilità di un decreto-legge posti dai regolamenti parlamentari e dalla legge ordinamentale 23 agosto 1988, n. 400. Mette il Capo dello Stato con le spalle al muro: approvata la legge di conversione pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere e a ridosso dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici, diventava impossibile un eventuale rinvio presidenziale, perché ne avrebbe messo in pericolo il regolare svolgimento in condizioni di sicurezza. Il 21 febbraio 2006, infatti, la legge Fini-Giovanardi viene promulgata.
    Tocca ora alla Corte costituzionale ripristinare il rispetto di regole così prepotentemente compromesse. Meglio tardi che mai.

    3. Quando la forma è sostanza
    Non sempre tutto è possibile, perché a tutto esiste un limite. Anche ai poteri del Governo mediante decretazione d’urgenza e del Parlamento in sede di conversione in legge, come la Corte costituzionale ha stabilito nella sua più recente giurisprudenza.
    Il catalogo rilevante è questo: [1] l’assenza dei presupposti di necessità e urgenza quale vizio formale del decreto-legge e vizio in procedendo della legge di conversione, la cui evidente mancanza è censurabile dalla Corte costituzionale (sentenze nn. 171/2007, 128/2008); [2] l’incostituzionalità di emendamenti «non estranei» al decreto-legge inseriti in sede di conversione, se privi dei requisiti di cui all’art. 77 della Costituzione (sentenza n. 355/2010); [3] l’incostituzionalità degli emendamenti «estranei» al decreto-legge, per violazione del peculiare procedimento normativo stabilito dall’art. 77 della Costituzione (sentenza n. 22/2012); [4] il divieto per il decreto-legge di veicolare riforme ordinamentali, perché incomprimibili nella contingenza dei casi straordinari di necessità e urgenza (sentenza n. 220/2013); [5] l’incostituzionalità di norme introdotte mediante decretazione d’urgenza se prive di immediata operatività (sentenza n. 220/2013).
    Sono picchetti perimetrali il cui travalicamento ha indotto la Corte costituzionale – in tutte le pronunce citate – ad annullare la legge di conversione, di volta in volta oggetto del suo sindacato. Se esiste un obbligo di coerenza giurisprudenziale, lo stesso destino attende la legge Fini-Giovanardi ora all’attenzione dei giudici costituzionali.
    Sono regole procedurali dove forma e sostanza si fondono. Sul loro rispetto è tornata a vigilare anche la Presidenza della Repubblica, da ultimo con la lettera del Presidente Napolitano, inviata il 27 dicembre 2013 ai Presidenti del Senato e della Camera, sulle modalità di svolgimento dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto-legge c.d. “salva Roma” (decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126). Ma già in precedenza, inascoltato, il Quirinale aveva ammonito per iscritto Governo e Parlamento ad esercitare con il massimo rigore e senza esondazioni i rispettivi poteri in sede di decretazione d’urgenza e di conversione in legge (cfr. il messaggio del Presidente Ciampi inviato alle Camere il 29 marzo 2002, e le lettere del Presidente Napolitano ai Presidenti delle Camere e del Consiglio datate 22 febbraio 2011 e 23 febbraio 2012). La Corte costituzionale ha, oggi, l’occasione per dimostrare che i due Custodi della Costituzione fanno sentire, come devono, un’unica voce.

    4. I vizi formali della legge Fini-Giovanardi
    Alla luce della suddetta giurisprudenza costituzionale, l’art. 4-bis della legge Fini-Giovanardi risulta viziato sotto il profilo formale, comunque lo si valuti (eterogeneo oppure omogeneo) rispetto al contenuto del decreto-legge innestato dal maxiemendamento governativo.
    Se ritenuta «estranea», la disposizione impugnata è certamente incostituzionale. Approvandola, le Camere hanno spezzato il nesso funzionale tra decretazione d’urgenza e potere di conversione, alterando così la sequenza procedurale tipica prescritta dall’art. 77 della Costituzione. E ciò non si può fare, rappresentando un uso improprio del potere parlamentare di conversione (cfr. sentenza n. 22/2012).
    Se ritenuta invece «non estranea», la disposizione impugnata è egualmente incostituzionale. Essa andrà valutata dalla Corte costituzionale in termini di necessità e di urgenza, rivelandone l’evidente mancanza (cfr. sentenza n. 355/2010): infatti, la giustificazione costituzionale dell’originario art. 4 del provvedimento governativo (garantire l’efficacia dei programmi terapeutici di recupero di tossicodipendenti recidivi) non è uno scudo dietro il quale possa trovare riparo l’art. 4-bis aggiunto in sede di conversione (che assimila, inasprendolo, il trattamento sanzionatorio per l’uso di sostanze stupefacenti, “leggere” o “pesanti” che siano).
    Tertium non datur, come sapientemente argomentano i giudici remittenti, prospettando quale principale il primo profilo d’incostituzionalità, cui il secondo è logicamente subordinato. Nessuna questione alternativa a rischio d’inammissibilità, dunque.

    5. I vizi sostanziali della legge Fini-Giovanardi
    L’impugnato art. 4-bis della legge di conversione viene censurato anche in ragione del suo contenuto normativo.
    Ad essere violato è, innanzitutto, il principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione) che impone discipline differenziate di situazioni diverse. La disposizione introdotta in sede di conversione, invece, prevedendo un’ identica dosimetria sanzionatoria per tutte le sostanze stupefacenti, finisce per ricondurre ad un’identica disciplina penale fattispecie tra loro non assimilabili.
    Violato, inoltre, è il dovere gravante sul legislatore statale di rispettare gli obblighi internazionali pattizi (art. 117, 1° comma, della Costituzione). Introducendo la tabella unica delle sostanze e quindi la parificazione sanzionatoria per tutte le droghe, “leggere” e “pesanti”, la disposizione impugnata contraddice il principio di proporzionalità delle pene prescritto dalla Carta di Nizza (art. 49, 3° comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE) e positivizzato in ambito europeo da una decisione quadro del Consiglio dell’UE (n. 2004/757/GAI).

    6. Altri vizi formali, oltre a quelli prospettati dai giudici a quibus
    Fin qui le censure d’incostituzionalità prospettate negli atti di promovimento dei giudici a quibus. Alla luce della successiva sentenza n. 220/2013 della Corte costituzionale è possibile evidenziarne di ulteriori.
    Dichiarando l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province approntata mediante decretazione d’urgenza, la sopravvenuta pronuncia ha stabilito il principio della «palese inadeguatezza dello strumento del decreto-legge a realizzare una riforma organica e di sistema», rilevando «come non sia utilizzabile un atto normativo, come il decreto-legge, per introdurre nuovi assetti ordinamentali che superino i limiti di misure strettamente organizzative». E’ quanto, invece, hanno preteso fare Governo e Parlamento con la legge Fini-Giovanardi introducendo – in sede di conversione – una nuova disciplina a regime in materia di sostanze stupefacenti, in sostituzione delle corrispondenti disposizioni del previgente testo unico (d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309).
    E ancora. La sopravvenuta sentenza n. 220/2013 reca importanti affermazioni circa l’operatività delle misure veicolate dal decreto-legge: esse devono «operare immediatamente», perché il provvedimento provvisorio del Governo «entrerebbe in contraddizione con le sue stesse premesse, se contenesse disposizioni destinate ad avere effetti pratici differiti nel tempo». Non è una regola rispettata dall’impugnato art. 4-bis. Esso, infatti, rinvia ad un successivo decreto ministeriale la determinazione della soglia quantitativa di sostanza stupefacente, oltre la quale la sua detenzione può essere punita.
    Anche se non prospettati negli atti di promovimento, si tratta di profili d’incostituzionalità egualmente inclusi nel thema decidendum, formalmente determinato dalla disposizione impugnata (l’art. 4-bis della legge di conversione) e dai parametri invocati (tra i quali l’art. 77 della Costituzione). La Corte costituzionale, dunque, non potrà ignorarli.

    7. Le conseguenze di una sentenza d’accoglimento
    Da qualunque prospettiva la si guardi, dunque, la legge Fini-Giovanardi è certamente incostituzionale.
    Il suo annullamento modificherebbe l’attuale assetto sanzionatorio in materia di stupefacenti, restituendolo al compasso edittale precedente alla riforma del 2006. Come precisa la Cassazione nel suo atto di promovimento, «è invero pacifico che l’accertamento della invalidità di una norma abrogatrice e il suo annullamento da parte della Corte costituzionale, specialmente se per vizi di forma o procedurali, determina la caducazione dell’effetto abrogativo, con conseguente ripristino della norma precedentemente abrogata, come costantemente ritenuto dalla giurisprudenza costituzionale» (cfr., ex plurimis, sentenze nn. 107/1974, 108/1986, 314/2009, 13/2012 e recentissimamente – in modo implicito ma inequivoco – 5/2014).
    Nessun pericoloso vuoto normativo, dunque. Né alcuna invasione della Corte costituzionale nell’ambito della discrezionalità legislativa. Semmai il ritorno ad un quadro punitivo meno repressivo di quello attuale, e politicamente più allineato con il significato di fondo del referendum popolare del 1993, favorevole a una depenalizzazione della detenzione di sostante stupefacenti per uso personale. Un indirizzo politico complessivo che – con un colpo di mano procedimentale – la legge Fini-Giovanardi ha cancellato, riportando indietro le lancette dell’orologio.

    8. Cancellare una legge “carcerogena”
    La reintroduzione – tramite giudicato costituzionale – di una normativa penale più favorevole produrrebbe un’ulteriore conseguenza di sistema: un significativo effetto deflattivo nelle carceri italiane.
    Oggetto di un drammatico messaggio alle Camere inviato l’8 ottobre scorso dal Presidente della Repubblica Napolitano, l’attuale sovraffollamento carcerario è alla base della condanna subita dall’Italia in sede di Consiglio d’Europa pronunciata con sentenza-pilota dalla Corte EDU (Torreggiani e altri c. Italia, 8 gennaio 2013). Condannando lo Stato italiano per violazione del divieto di tortura (art. 3 CEDU), quella sentenza chiama all’azione – ciascuno secondo le proprie competenze – tutti i poteri statali. Corte costituzionale compresa.
    Di tale sovraffollamento «strutturale e sistemico» la legge Fini-Giovanardi è una delle principali cause normative: un detenuto su tre entra in carcere ogni anno per violazione dell’attuale normativa antidroga (art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). La previsione di sanzioni severe (da 6 a 20 anni di carcere) per detenzione illecita di qualsiasi sostanza stupefacente comporta l’incriminazione di molti consumatori, anche per il semplice possesso di una quantità minimamente eccedente la soglia fissata da apposito decreto ministeriale. La scelta a favore di un inasprimento punitivo generalizzato, infine, moltiplica esponenzialmente le denunce e i relativi procedimenti penali, inflazionando oltremisura l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura.
    E’ necessario ripensare l’intera disciplina in una materia a così grande impatto sociale, andando ben oltre la mera riduzione della pena massima per i reati di lieve entità, ora abbassata da 6 a 5 anni (cfr. art. 2, decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146). Spetta alla Corte costituzionale, oggi, reintrodurre un primo, fondamentale elemento di razionalità, mostrandosi fedele alla propria tradizione di “isola della ragione”.

    Promotori dell’appello
    Stefano Anastasia, Presidente de La Società della Ragione
    Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Toscana
    Luigi Saraceni, Avvocato

    Estensore e primo firmatario
    Andrea Pugiotto, Università di Ferrara

    Docenti universitari di discipline giuridiche
    Alessandra Algostino, Università di Torino
    Salvo Andò, Università Kore
    Marta Bargis, Università del Piemonte Orientale
    Francesco Belvisi, Università di Modena e Reggio Emilia
    Francesco Bilancia, Università di Chieti-Pescara
    Giuditta Brunelli, Università di Ferrara
    Daniele Butturini, Università di Verona
    Silvia Buzzelli, Università di Milano-Bicocca
    Michele Carducci, Università del Salento
    Guido Casaroli, Università di Ferrara
    Carlo Casonato, Università di Trento
    Pierluigi Chiassoni, Università di Genova
    Paolo Comanducci, Università di Genova
    Angela Cossiri, Università di Macerata
    Marilisa D’Amico, Università di Milano
    Marco Dani, Università di Trento
    Claudio De Fiores, Seconda Università di Napoli
    Gian Mario Demuro, Università di Cagliari
    Giovanni Di Cosimo, Università di Macerata
    Francesco Di Donato, Università di Napoli Federico II
    Ombretta Di Giovine, Università di Foggia
    Gianluca Famiglietti, Università di Pisa
    Marzia Ferraioli, Università di Roma Tor Vergata
    Luigi Ferrajoli, Università di Roma Tre
    Carlo Fiorio, Università di Perugia
    Davide Galliani, Università di Milano
    Alessandro Gamberini, Università di Bologna
    Silvio Gambino, Università della Calabria
    Riccardo Guastini, Università di Genova
    Andrea Guazzarotti, Università di Ferrara
    Giovanni Guiglia, Università di Verona
    Piero Ignazi, Università di Bologna
    Silvia Larizza, Università di Pavia
    Alberto Lucarelli, Università di Napoli Federico II
    Giulio Luciani, Università Roma tre
    Giuseppe Mosconi, Università di Padova
    Nicola Muffato, Università di Trieste
    Francesco Palermo, Università di Verona
    Sonia Paone, Università di Pisa
    Manfredi Parodi Giusino, Università di Palermo
    Massimo Pavarini, Università di Bologna
    Carmela Pezzimenti, Università di Messina
    Marcello Piazza, Università della Calabria
    Cesare Pinelli, Università di Roma
    Tamar Pitch, Università di Perugia
    Fernando Puzzo, Università della Calabria
    Maria Letteria Quatrocchi, Università di Messina
    Lucia Re, Università di Firenze
    Giorgio Repetto, Università di Perugia
    Eligio Resta, Università di Roma Tre
    Silvio Riondato, Università di Padova
    Stefano Rodotà, Università La Sapienza di Roma
    Carlo Ruga Riva, Università Milano-Bicocca
    Marco Ruotolo, Università Roma Tre
    Carmela Salazar, Università Mediterranea di Reggio Calabria
    Sergio Salvatore, Università del Salento
    Emilio Santoro, Università di Firenze
    Stefania Sartarelli, Università di Perugia
    Antonia Maria Scaravilli, Università Kore
    Persio Tincani, Università di Bergamo
    Paolo Veronesi, Università di Ferrara
    Mauro Volpi, Università di Perugia

    Garanti
    Maurizio Battistutta, Garante dei detenuti di Udine
    Giordano Donato, Garante dei detenuti della Lombardia
    Mario Fappani, già garante dei detenuti di Brescia
    Livio Ferrari, già garante dei detenuti di Rovigo – Centro Francescano di Ascolto di Rovigo
    Margherita Forestan, Garante dei detenuti di Verona
    Elisabetta Laganà, Garante dei detenuti di Bologna – Conferenza nazionale volontariato giustizia
    Marcello Marighelli, Garante detenuti di Ferrara
    Armando Michelizza, Garante dei detenuti di Ivrea
    Alessandra Naldi, Garante detenuti di Milano
    Gianfranco Oppo, Garante dei detenuti di Nuoro
    Rosanna Palci, Garante dei detenuti di Trieste
    Filippo Pegorari, Garante detenuti di Roma
    Francesco Racchetti, Garante detenuti di Sondrio
    Piero Rossi, Garante detenuti della Puglia
    Antonio Sammartino, Garante detenuti di Pistoia
    Marco Solimano, Garante dei detenuti di Livorno
    Sergio Steffenoni, Garante detenuti di Venezia
    Italo Tanoni,  Garante dei detenuti delle Marche
    Adriana Tocco, Garante dei detenuti della Campania
    Associazione l’Altro Diritto, Garante dei detenuti di San Gimignano

    Avvocati e Magistrati
    Rino Battocletti, avvocato penalista
    Paola Bevere, avvocato penalista
    Antonella Calcaterra, Consigliere Unione Camere Penali di Milano
    Andrea Callaioli, avvocato
    Luis Americo Castellucci, praticante avvocato
    Alessandro De Federicis, Responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione Camere Penali
    Roberta De Leo, avvocato penalista
    Angela Ferravante, avvocato
    Ugo Funghi, avvocato
    Sarah Grieco, avvocato
    Donato La Muscatella, avvocato penalista
    Laura Liberto, coordinatrice nazionale Giustizia per i Diritti Cittadinanzattiva Onlus
    Antonio Liguori, giudice di Venezia
    Francesco Maisto, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
    Sandro Margara, già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze
    Cristiano Montagnini, iscritto scuola specializzazione per le professioni legali
    Michele Passione, avvocato penalista
    Gioacchino Romeo, magistrato
    Franco Rossi Galante, avvocato
    Arturo Salerni, avvocato penalista
    Andrea Sandra, avvocato penalista
    Dario Sarigu, avvocato
    Salvatore Senese, già Presidente di sezione, Corte suprema di Cassazione
    Davide Spantaconi, avvocato
    Valerio Spigarelli, presidente Unione Camere Penali
    Salvatore Staiano, avvocato penalista
    Vinicio Vannucci, avvocato penalista
    Carlo Alberto Zaina, avvocato

    Rappresentanti di associazioni, Operatori del settore e altri Sottoscrittori
    Hassan Bassi, Cooperatore sociale, Parma
    Giorgio Bignami, Presidente di Forum Droghe
    Maria Luisa Boccia, filosofa, saggista
    Massimo Brianese, Società della Ragione Onlus
    Riccardo De Facci, Vice Presidente CNCA
    Ornella Favero, Direttrice di Ristretti Orizzonti
    Leonardo Fiorentini, Fuoriluogo.it
    Ettore Gobbato, giornalista, operatore nella cooperazione allo sviluppo
    Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone
    Daniele Mauritano, notaio in Napoli
    Patrizia Meringolo, Università di Firenze
    Ivan Novelli, Presidente di Greenpeace Italia
    Mauro Palma, Vice-presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale
    Eriberto Rosso, Presidente della Camera Penale di Firenze
    Maria Stagnitta, Associazione Insieme Onlus
    Giorgia Trapani, studentessa facoltà di Giurisprudenza
    Luca Zevi, urbanista

    Si può aderire inviando una mail con nome, cognome e qualifica a infoATsocietadellaragione.it

  • Carcere. Serve una sessione parlamentare straordinaria

    Appello-3leggiE’ stata pubblicata sabato sul settimanale LEFT la lettera aperta delle Associazioni che hanno dato vita al comitato promotore delle #3leggi su Tortura, Carcere e Droghe rivolta al Ministro della Giustizia e ai Parlamentari della Repubblica Italiana.

    Dopo l’attenzione istituzionale e mediatica sul carcere, prima grazie al messaggio del Presidente della Repubblica, e poi per il caso “Ligresti” pare infatti tornato il silenzio sulla drammatica situazione nelle nostre prigioni. Nel testo le associazioni ricordano che entro la primavera del 2014 l’Italia dovrà non solo dar vita ad “un organismo terzo di garanzia nei luoghi di detenzione” ma soprattutto “dare alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che è pronta a condannare per tortura l’Italia e a risarcire migliaia di detenuti per il trattamento subito nelle nostre carceri sovraffollate”.

    Vista l’urgenza umanitaria, sociale e politica determinata dall’inazione di Governi e Parlamenti che si sono succeduti negli anni, sono state depositate alla Camera dei Deputati quattro proposte di legge (PdL Camera 1799/1800/1801/1802 a prima firma Coccia, Migliore, Raciti e Scalfarotto) che riprendono le proposte di iniziativa popolare e contengono “provvedimenti seri ed efficaci” per risolvere in modo duraturo il problema del sovraffollamento carcerario.

    Le Associazioni propongono “un cambio radicale della legislazione sulle sostanze stupefacenti per smettere di reprimere i consumatori e far uscire i tossicodipendenti dal carcere; politiche di decongestionamento delle carceri a partire dall’abrogazione della legge Cirielli sulla recidiva, da un minore uso della custodia cautelare e dalla depenalizzazione di tutto ciò che riguarda l’immigrazione; l’introduzione del delitto di tortura nel codice penale; l’istituzione del Garante nazionale dei diritti dei detenuti”. Per questo propongono di “finirla con gli interventi retorici o le polemiche strumentali” e avviare una sessione parlamentare straordinaria sulle carceri che permetta di incardinare ed approvare in tempi brevi “riforme che durino nel tempo” come quelle contenute nelle #3leggi.

    Sul testo della lettera aperta è stata inoltre avviata in queste ore una raccolta di adesioni on line reperibile all’indirizzo www.3leggi.it/sessioneparlamentare

  • Bolzaneto, promotori #3leggi: introdurre reato di tortura

    BOLZANETO, PROMOTORI #3LEGGI: INTRODURRE REATO DI TORTURA

    IL REGISTA DI “DIAZ” A SOSTEGNO DELLE LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE SU TORTURA, CARCERI, DROGHE
    Schermata 2013-06-14 alle 19.53.31“La conferma in Cassazione della sentenza della Corte d’Appello sui gravissimi fatti di Bolzaneto ribadisce ancora una volta l’urgente necessità di introdurre il reato di tortura nel codice penale italiano, un obbligo al quale l’Italia si sottrae ormai da quasi 25 anni”, lo dichiarano in una nota i promotori delle “#3leggi per la giustizia e i diritti”.
    La campagna sulle tre proposte legge di iniziativa popolare per introdurre il reato di tortura nell’ordinamento italiano, intervenire sulle norme che producono sovraffollamento carcerario e modificare la legge Fini-Giovanardi sulle droghe incassa oggi il sostegno del regista del film “Diaz” Daniele Vicari, protagonista di uno spot-appello nel quale invita a firmare le proposte perché farlo è “una questione di civiltà”.
    A questo link lo spot del regista di Daniele Vicari a sostegno della campagna “#3leggi”: http://www.youtube.com/watch?v=Wn4vxGjSv5c
    La campagna “Tre leggi per la giustizia e i diritti” è promossa da un ampio cartello di associazioni e organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti umani, tra cui: A Buon diritto, Acat Italia, L’Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Consiglio italiano per i rifugiati – Cir, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere.
    Il prossimo 26 giugno, in occasione della concomitanza della Giornata Mondiale contro la Tortura e sulle Droghe, si terrà una manifestazione nazionale e sarà possibille firmare le #3leggi nelle più grandi piazze d’Italia.
    Tutte le informazioni sulla campagna, i punti di raccolta firme e le iniziative in programma sono disponibili al sito: www.3leggi.it.

  • Don Ciotti per le 3 leggi

    Droghe, carcere, Diritti Umani. L’appello di Don Luigi Ciotti presidente del Gruppo Abele e fondatore di Libera! a sostegno delle 3 leggi di iniziativa popolare per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano, per la salvaguardia dei diritti nelle carceri e per la riforma della legislazione sulle droghe

  • Ascanio Celestini a sostegno delle 3 leggi per la Giustizia e i Diritti

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    CARCERI: SPOT DI ASCANIO CELESTINI A SOSTEGNO DELLE 3 LEGGI PER LA GIUSTIZIA E I DIRITTI
    Dall’attore un appello a firmare le leggi di iniziativa popolare per l’introduzione del reato di tortura, le legalità nelle carceri e la modifica della legge sulle droghe

    L’attore Ascanio Celestini si schiera a sostegno delle tre leggi di iniziativa popolare sulla tortura, le carceri e la droga con uno spot lanciato oggi sul sito www.3leggi.it e sui profili facebook e twitter della campagna “Tre leggi per la giustizia e i diritti”.
    Nel suo inconfondibile stile da menestrello, Celestini racconta le drammatiche condizioni di vita nelle nostre carceri sovraffollate, dove i detenuti hanno a disposizione meno spazio di quello previsto dalle normative europee per i maiali negli allevamenti, e dove spesso “non possono scendere contemporaneamente dai loro letti a castello su quattro livelli, perché tutti in piedi non c’entrerebbero”. Dove oltre il 40 per cento dei reclusi è in attesa di giudizio, e quindi “sconta una pena senza aver ricevuto una condanna”, e un terzo è tossicodipendente e quindi continua ad andare in cerca di droga o, in alternativa, di psicoformaci, perché “la finalità di questa tipologia di carcere è tenere buoni i detenuti e stordirli”.
    “Per questo – spiega Celestini – stiamo raccogliendo le firme su tre proposte di legge di iniziativa popolare” per l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano, il rispetto dei diritti e della legalità nelle carceri attraverso misure come il numero chiuso e l’istituzione del Garante nazionale dei detenuti, e per la modifica della legge sulle droghe responsabile di tanta inutile carcerazione.
    “Dateci un mano!”, è l’appello finale di Ascanio Celestini per raggiungere il traguardo delle 50 mila firme.
    La campagna “Tre leggi per la giustizia e i diritti” è promossa da un ampio cartello di associazioni e organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti umani, tra cui: A Buon diritto, Acat Italia, L’Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Consiglio italiano per i rifugiati – Cir, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere.
    Il prossimo 1° giugno il coordinamento nazionale dei garanti dei detenuti organizzerà una raccolta firme dentro e fuori le carceri, mentre l’8 e il 26 giugno sarà possibile firmare le tre proposte di legge in tutte le piazze d’Italia.
    Tutte le informazioni sulla campagna, i punti di raccolta firme e le iniziative in programma sono disponibili al sito: www.3leggi.it.
    Il link allo spot di Ascanio Celestini: http://www.3leggi.it/?p=694

     


    Ecco lo spot:

  • Una firma per il fronte dei diritti

    lecce 4Continua la mobilitazione sulle tre leggi di iniziativa popolare per l’introduzione del reato di Tortura, per la salvaguardia dei diritti umani in Carcere e per una completa riforma della legge Fini Giovanardi sulle droghe. La prima giornata nazionale di raccolta firme del 9 aprile ha visto oltre diecimila persone fare pazientemente la fila ai banchetti davanti ai tribunali; il 9 maggio si replica davanti alle Università italiane.
    I promotori hanno così voluto venire incontro alle migliaia di giovani che con entusiasmo si sono recati a firmare le proposte di legge, a volte facendo chilometri. Come ricordano i promotori, queste leggi “nei fatti costituiscono un vero e proprio programma di governo per ripristinare la legalità nel nostro sistema penale e penitenziario”. Non è solo la riforma della legge sulle droghe, con la completa depenalizzazione del consumo e la non punibilità della coltivazione di cannabis, a mobilitare le nuove generazioni. Le norme sul reato di Tortura detengono sinora il primato delle adesioni con quasi 15.000 firme: segno che il G8 di Genova e i casi Aldrovandi, Cucchi, Uva (e purtroppo tanti altri) sono ferite ancora aperte nella società; e segno che forse i giovani italiani, su cui spesso si scaglia la repressione di Stato, sono più sensibili al tema della salvaguardia dei diritti umani di quanto non lo siano i loro rappresentanti in Parlamento. L’introduzione del reato di tortura è prevista da una convenzione internazionale ratificata dal nostro paese. Tuttavia, l’iniziativa è finora naufragata di fronte a interessi corporativi delle forze dell’ordine e per la pavidità delle forze politiche, succubi della deriva giustizialista degli ultimi vent’anni.
    Il carcere è sempre più un buco nero in cui annegano i principi costituzionali e in cui trionfa l’illegalità. Il neo premier Letta ha denunciato l’insostenibilità della situazione e la ministra Cancellieri ha dichiarato che il sovraffollamento delle carceri è una priorità. Da molto tempo le grida di allarme si sprecano, ma rischiano di ridursi a pura retorica se non si affrontano le cause di fondo che alimentano la bulimia carceraria. Le tre leggi sono l’unica risposta, coerente.
    Ci auguriamo che, sotto l’onda dell’entusiasmo popolare, si crei in Parlamento un nuovo e inedito “fronte dei diritti” che sappia scardinare il processo di autoreferenzialità e di involuzione democratica degli ultimi anni: forse il vasto salto generazionale farà il miracolo.
    D’altronde, nella prima repubblica, pur in presenza di governi con egemonia della Dc furono approvate le leggi sul divorzio e sull’aborto.
    Con questa speranza e con la semplice e rivoluzionaria convinzione di fare la cosa giusta, invito tutti a recarsi oggi a firmare, dalle 9 alle 14, davanti alle università di Bari, Campobasso, Roma, Bologna, Ferrara, Napoli, Milano, Parma, Pescara, Modena, Torino, Trento, Padova, Cassino, Reggio Emilia, Lecce e tante altre città ancora. Le indicazioni per trovare i banchetti presso cui firmare con l’indirizzo dell’ateneo e l’elenco dei comuni nei quali si può firmare, si possono trovare sul sito www.3leggi.it e sulla pagina facebook.com/3leggi.

    Articolo per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 9 maggio 2013.

     

  • Il 9 maggio si firma per la Campagna sulle 3 leggi nelle Università di tutta Italia

    lecce 4Tre leggi per la giustizia e i diritti. Tortura, carceri, droghe
    Il 9 maggio si firma per la Campagna nelle Università di tutta Italia

    Bari, Campobasso, Roma, Bologna, Ferrara, Napoli, Milano, Parma, Pescara, Modena, Torino, Trento, Padova, Cassino, Reggio Emilia, Lecce e tante altre città ancora: il 9 maggio 2013, dalle ore 9 alle ore 14, nelle Università di tutta Italia i promotori della Campagna Tre leggi per la giustizia e i diritti. Tortura, carceri, droghe raccoglieranno le firme per le tre proposte di legge di iniziativa popolare depositate lo scorso gennaio in Cassazione. Proposte che costituiscono un vero e proprio programma di governo per ripristinare la legalità nel nostro sistema penale e penitenziario.

    A Ferrara l’appuntamento è dalle 9 alle 13 di Giovedì 8 maggio presso il banchetto in Corso Martiri, a fianco del Volto del Cavallo, mentre si puo’ firmare in Comune all’Ufficio Protocollo negli orari di apertura (dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00; martedì e giovedì pomeriggio dalle ore 15:00 alle ore 17:00)

    La prima, Introduzione del reato di tortura nel codice penale, vuole sopperire ad una lacuna normativa grave. In Italia manca il crimine di tortura nonostante vi sia un obbligo internazionale in tal senso. Il testo prescelto è quello codificato nella Convenzione delle Nazioni Unite. La proibizione legale della tortura qualifica un sistema politico come democratico.
    La seconda, Per la legalità e il rispetto della Costituzione nelle carceri, vuole intervenire in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario, rafforzando il concetto di misura cautelare intramuraria come extrema ratio, proponendo modifiche alla legge Cirielli sulla recidiva, imponendo l’introduzione di una sorta di “numero chiuso” sugli ingressi in carcere, affinché nessuno vi entri qualora non ci sia posto. Insieme alla richiesta di istituzione di un Garante nazionale per i diritti dei detenuti, viene anche proposta l’abrogazione del reato di clandestinità.
    Infine la terza proposta, Modifiche alla legge sulle droghe: depenalizzazione del consumo e riduzione dell’impatto penale, vuole modificare la legge sulle droghe che tanta carcerazione inutile produce nel nostro Paese. Viene superato il paradigma punitivo della legge Fini-Giovanardi, depenalizzando i consumi, diversificando il destino dei consumatori di droghe leggere da quello di sostanze pesanti, diminuendo le pene, restituendo centralità ai servizi pubblici per le tossicodipendenze.

    Al sito www.3leggi.it la mappa di tutti luoghi dove sarà possibile sottoscrivere le tre proposte, che sono promosse da: A Buon diritto, Acat Italia, L’Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere. (info@3leggi.it)

    Vai all’elenco delle città dove si potrà firmare il 9 maggio:
    www.3leggi.it/evento/3-leggi-il-9-maggio-si-firma-davanti-alle-universita-di-tutta-italia/

    Vai all’elenco dei Comuni dove è possibile firmare negli orari d’apertura degli uffici:
    www.3leggi.it/dove-firmare/

    Vai all’elenco dei banchetti dove è possibile firmare:
    www.3leggi.it/eventi/mese/

  • Campagna per tre leggi di civiltà: Tortura, Carcere, Droghe

    bannerDIGNITÀ E DIRITTI UMANI
    Campagna per tre leggi di civiltà: Tortura, Carcere, Droghe

    Con una sentenza all’inizio dell’anno la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per trattamenti disumani e degradanti, in relazione allo stato delle carceri. L’Italia ha un anno di tempo per ripristinare le condizioni dello stato di diritto e l’osservanza della Costituzione. Il Presidente Napolitano ha definito il sovraffollamento carcerario una questione di “prepotente urgenza” e di recente ha rivolto l’ennesimo invito perché siano approvate misure strutturali per porre fine alle disumane condizioni delle carceri.

    Il sovraffollamento non è una calamità naturale né un mostro invincibile: basta cambiare le leggi criminogene alla radice del fenomeno, prima fra tutte la legge sulla droga. Solo l’anno scorso sono entrate in prigione per violazione della normativa antidroga 28.000 persone (fra consumatori e piccoli spacciatori), mentre sono oltre 15.000 i tossicodipendenti ristretti su un totale di 67.000: la metà dei detenuti ammassati e stipati nelle patrie galere hanno a che fare con la legge sulle droghe. E’ urgente la cancellazione delle norme più deleterie e “affolla-carcere” della legge sulle droghe, al fine di evitare l’arresto agli accusati di detenzione di sostanze stupefacenti per fatti di “lieve entità” e per far uscire i tossicodipendenti e destinarli a programmi alternativi (oggi preclusi da vincoli assurdi e dall’applicazione della legge Cirielli sulla recidiva).

    Occorre dare applicazione alle proposte del Consiglio Superiore della Magistratura, in particolare eliminando le norme di tipo emergenziale, dagli automatismi sulla custodia cautelare alla legge Cirielli sulla recidiva, dal reato di clandestinità alle misure di sicurezza e prevedendo un meccanismo di messa alla prova, di misure alternative e di numero chiuso.

    Su queste linee sono state elaborate tre proposte di legge di iniziativa popolare, sostenute da un vasto Cartello di organizzazioni e associazioni impegnate sul terreno della giustizia, del carcere e delle droghe: la prima propone l’inserimento nel Codice Penale del reato di tortura secondo la definizione data dalla Convenzione delle Nazioni Unite; la seconda interviene in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario. La terza si propone di modificare la legge sulle droghe nei punti più odiosi che provocano tanta carcerazione inutile. Sosteniamo le tre proposte di legge e invitiamo tutti e tutte a sottoscriverle.

    Il 15 marzo si riunirà il nuovo Parlamento e inizia una legislatura certamente difficile. Ci auguriamo che nell’agenda del nuovo governo siano presenti punti precisi e qualificanti. Fra questi, i temi della giustizia, del carcere, della droga dovrebbero entrare nell’agenda delle priorità. Ci appelliamo con forza al Parlamento perché dedichi subito una sessione speciale all’esame di provvedimenti urgenti per il carcere.

    Chiediamo infine la nomina di un ministro della Giustizia capace di rompere le logiche di potere e corporative che hanno fin qui impedito di operare le scelte necessarie e indifferibili. Pretendiamo una netta discontinuità nella responsabilità del Dipartimento delle Politiche Antidroga, che ha perseguito politiche dannose e fallimentari in nome dell’ideologia punitiva e proibizionista.

    Le condizioni inumane delle nostre carceri mettono in gioco la credibilità democratica del nostro paese. Noi non intendiamo essere complici, neppure per omissione, dell’illegalità quotidiana. Invitiamo tutti e tutte a fare altrettanto.

    Sostenete la campagna “Carcere, droghe e diritti umani” aderendo on line e firmando ai banchetti e alle iniziative le tre leggi di iniziativa popolare: www.3leggi.it.

    Associazioni Promotrici: A Buon diritto, Acat Italia, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere

  • Quasi quasi voto Giannino

    Oscar-GianninoOggi ho ricevuto due buone notizie. Una merita ben altro che un post sul blog. L’altra, invece, è una raccomandata dell’Agenzia delle Entrate.

    Alla vista, di fronte alla postina, quella busta proveniente dall’Agenzia delle Entrate mi ha fatto prendere un mezz’infarto. Ma c’è il sole, oggi sono positivo e il cartoncino della ricevuta di ritorno non era verde. Così aperta la busta scopro che avendo “diritto” al rimborso IVA per l’imposta non dovuta della cooperativa chiusa e liquidata, l’agenzia mi chiede di produrre un po’ di documentazione. Valà.

    Non ci ho fatto troppo caso e son tornato su a festeggiare l’altra buona notizia.

    Poi ho letto la lettera.

    L’Agenzia, in forza di chissà quale norma (il riferimento normativo è cancellato con un tratto di penna) per avallare il rimborso di 670 euro di IVA mi chiede di produrre, in copia (la parola originale è cancellata):

    – copia del registro beni ammortizzabili e delle fatture di acquisto dei beni ammortizzabili, per le società copia dei bilanci in cui le operazioni sono state fatte e documentazione sulla destinazione dei cespiti alla cessazione dell’attività.
    – copia fatture di autoconsumo per merci giacenti e beni strumentali
    – bilancio di liquidazione finale per le società regolarmente cessate
    – copia dell’atto di scioglimento

    In più, negli allegati mi chiede di documentare l’esistenza fisica della società (con bollette della luce, contratti di affitto, versamenti inps) e poi copia registri iva e fatture passive anno 2011, l’elenco soci, motivazioni varie, la delega a riscuotere di ciascun socio… etc etc

    In pratica devo scomodare la commercialista, fotocopiare in pratica l’intera documentazione contabile della cooperativa (i beni ammortizzabili, il cui valore totale è ammontato in tutti gli 8 anni di attività in poco più di 18.000 euro, alla chiusura della coop avevano un valore residuo di nemmeno 3000 euro, gran parte di questi per computer rotti o vetusti), autocertificarne l’autenticità, dimostrare che la cooperativa (che è stata oggetto di accertamento per – genetica – non congruità agli studi di settore e mai nessuno allora all’agenzia delle entrate ha avuto dubbi sulla sua esistenza) è realmente esistita. Il tutto per avere indietro 670 euro di IVA non dovuta e versata probabilmente come anticipo su introiti mai avuti.

    Ecco son queste cose che fanno capire che c’è qualcosa che non va nel nostro sistema fiscale. Ci insegnano che chi paga sempre, e tutto (anzi nel nostro caso molto più di quanto dovuto) quasi sempre ci rimette. E che non esistere per il Fisco, di certo, è evitare di perdere un sacco di tempo inutilmente.

    E che Giannino, in fondo, qualche ragione ce l’ha.

    PS: no, tranquilli, non voterò Giannino. Di solito mi serve da riferimento: sono quasi sempre in disaccordo con lui, così mi rassicura di esser nel giusto. Le poche volte che sono d’accordo mi disoriento un po’, ma in fondo è l’eccezione che conferma la regola. Ma la questione fiscale non puo’ essere risolta, a sinistra, con il sequestro preventivo dei beni. Occorre snellire le procedure, semplificare i pagamenti, e spostare imposizione dal lavoro al capitale e al patrimonio. E poi una lotta seria all’evasione. Seria.

  • Ecco perchè la legge Fini-Giovanardi è incostituzionale!

    cop-costituzionalitaLa legge Fini-Giovanardi è incostituzionale. All’interno di un dossier predisposto da la Società della Ragione, che viene presentato oggi pomeriggio a Udine, è infatti presentata una bozza di “Questione di legittimità costituzionale” che puo’ essere sollevata in sede di giudizio adattandola al caso di specie.

    A seguito di alcune recenti sentenze della suprema corte sulle procedure, e in particolare della 22/2012 (le disposizioni aggiunte in sede di conversione, estranee all’oggetto e alle finalità del testo originario del decreto di urgenza, esorbitano dal potere di conversione attribuito al Parlamento dall’art. 77, comma 2, della Costituzione), la Società della Ragione ha dunque promosso un accurato studio che ha prodotto uno schema di “questione di legittimità costituzionale” che, in occasione della terza Udienza presso il Tribunale di Tolmezzo del processo contro Rototom, gli avvocati di Filippo Giunta hanno sollevato in aula.

    Potete leggere la presentazione di Franco Corleone sul Manifesto di oggi, l’intervento di Luigi Saraceni al convegno di Udine sul caso Rototom del giugno scorso e scaricare il dossier predisposto dalla Società della Ragione.

  • Droga, fine del tabù mondiale

    Discutere pubblicamente della fine della war on Drugs e di una politica internazionale sulle droghe alternativa alla repressione è sin dai tempi di Nixon un vero e proprio tabù. Può un documentario di un’ora, fra interviste, dati e immagini, aiutare a romperlo? E’ quanto tenta di fare il video della campagna Breaking the taboo, lanciata dalla Beckley Foundation insieme a molte altre Ong internazionali.

    Le immagini di Baltimora, città simbolo degli effetti della tolleranza zero in Usa, sono meno violente e tragiche di quelle che documentano gli effetti della “guerra alla droga” esportata in America Latina, ma non meno agghiaccianti: in quarant’anni, la popolazione della città natale di Frank Zappa si è quasi dimezzata. Oggi, il 10% dei residenti è tossicodipendente e sono circa 50.000 gli edifici abbandonati; nel solo 2007 sono stati 100.000 gli arresti per droga su una popolazione di 600.000 residenti. In tutti gli Stati Uniti, dal 1970 al 2012, i detenuti sono passati da 330.000 a due milioni e trecentomila, con una progressione che ricorda molto da vicino l’effetto sulle carceri italiane della Fini-Giovanardi. Non siamo i soli a seguire pervicacemente il cattivo esempio. Lo Zar antidroga russo Ivanov annuncia di voler trasportare nell’Asia continentale la strategia armata Usa in America Latina, forse non soddisfatto del milione di sieropositivi causato dal rifiuto di minime pratiche di riduzione del danno in madrepatria.

    Proprio l’America Latina è il terreno privilegiato su cui si gioca il futuro delle politiche mondiali. Da un lato è sotto gli occhi di tutti il fallimento della war on drugs con la conseguente escalation di violenza (che ha portato a cinquantamila morti in Messico negli ultimi 6 anni); dall’altro, molte sono le voci che oggi si alzano per chiedere una svolta politica (cfr. Amira Armenta, il Manifesto 20.6.12). Svolta già intrapresa in Uruguay, con il progetto di legge governativo per la legalizzazione della marijuana che sta contagiando la gran parte dei paesi latinoamericani. Illuminanti le parole del presidente colombiano Santos: “Abbiamo combattuto la droga e i cartelli per quarant’anni, ma il narcotraffico continua come prima. Oggi mi sento come su una bicicletta bloccata: tu ti sforzi, pedali, guardi a destra e sinistra, ma vedi sempre lo stesso luogo. Ci vuole un nuovo approccio: ci sono molte alternative, inclusa la legalizzazione, ma prima dobbiamo rompere il tabù”.

    La campagna Breaking the taboo (col film disponibile su Youtube) rilancia nel dibattito pubblico le conclusioni della Global Commission on Drugs, composta da importanti personalità internazionali fra cui l’ex segretario generale Onu, Kofi Annan. La Global Commission ha chiesto all’Onu di fermare la guerra alla droga. Una lettera aperta all’Onu per rivedere la convenzione unica del 1961 è stata sottoscritta da artisti del calibro di Morgan Freeman (che è anche voce narrante del film), Sting, Kate Winslet, Natalie Imbruglia, Bernardo Bertolucci; ma anche da politici, come alcuni ex presidenti: l’americano Jimmy Carter, il brasiliano Fernando Cardoso, la svizzera Ruth Dreifuss, il colombiano Cesar Gaviria, il messicano Vicente Fox e alcuni “insospettabili“ come Lech Walesa e Javier Solana. Si può aderire on line alla lettera aperta e alla campagna #breakthetaboo.

    Leonardo Fiorentini

    (articolo scritto per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 dicembre 2012)

    Documentario e adesione http://www.breakingthetaboo.info/.

  • Breaking the Taboo, il film è on line