• Blitz di Forza Nuova: “Atto codardo e fascista”

    Da Estense.com

    Solidarietà a Tagliani da più parti. Le associazioni lgbt indicono un sit-in in piazza

    “Sono ignoranti in diritto quanto lo sono nella topografia della città, perché quella non è neanche casa mia. Chiedo scusa al vicinato per il disagio notturno creato da queste persone”. Minimizza e usa il sarcasmo Tiziano Tagliani per chiudere il “caso” dello striscione di Forza Nuova contro le adozioni gay, affisso di notte nei pressi della abitazione del sindaco ma sbagliando, evidentemente, bersaglio.

    Ma nonostante la volontà di Tagliani di non dare risalto alla vicenda, il blitz notturno di estrema destra ha sollevato un coro di sdegno proveniente da più parti. Si parte dalla “piena solidarietà al sindaco e ai suoi famigliari” che arriva dalla segreteria comunale del Partito Democratico di Ferrara, secondo cui “a compiere un gesto vigliacco e fastidioso non è stato un gruppuscolo di “retrogradi” come si definiscono da soli, bensì di frustrati che la società e la contemporaneità hanno ampiamente superato da tempo. Siamo orgogliosi della decisione del nostro sindaco di dare piena cittadinanza a una famiglia ferrarese, alla quale auguriamo il meglio”.

    Per Articolo Uno – Mdp di Ferrara si tratta di “un atto di intimidazione sconvolgente”, sia per le “modalità simil fasciste” sia per le ragioni “che ancora una volta ispirano questi gesti, ovvero indisponibilità a riconoscere diritti civili irrinunciabili, garantire i quali andrebbe nel senso della costruzione di una società più equa, laica e giusta. Il dilagare di comportamenti squadristi e violenti a sostegno di posizioni discriminatorie, quando non dichiaratamente razziste, è sintomatico di quanto anche la nostra realtà abbisogni di una difesa democratica unitaria e risoluta”.

    Per Articolo Uno – Mdp di Ferrara “il riconoscimento di una famiglia arcobaleno non è un illecito, è un atto dovuto, mentre l’esistenza di organizzazioni neofasciste è incostituzionale. Esse andrebbero perseguite e dovrebbe esserne imposto l’immediato scioglimento. L’unica perversione, vorremmo ricordarlo, è la disumanità che si va diffondendo”.

    Piena solidarietà arriva anche da +Europa, con il coordinatore Mario Zamorani che plaude Tagliani “per avere riconosciuto una bellissima famiglia arcobaleno con due bellissime gemelle. Una delle due mamme in passato è anche stata candidata con i Radicali alle elezioni regionali”.

    Per Rifondazione comunista si tratta di una “intimidazione da Ventennio”, “un ignobile atto, a sfregio dell’intera collettività ferrarese e contraria ad ogni forma di democrazia e di legittimità costituzionale”. Rifondazione Comunista reputa “follia tutto ciò che alimenta odio ed intolleranza nei confronti di ciò che si considera “diverso” e nella retorica della “famiglia tradizionale”, il fascismo è generalmente riconoscibile in tutto ciò che non riconosce i diritti altrui”.

    La segretaria della Federazione Prc di Ferrara Stefania Soriani ritiene “inaccettabili le manifestazioni di omofobia e sosteniamo i provvedimenti messi in atto dal sindaco, relativamente al riconoscimento dei diritti delle coppie omogenitoriali e ricordiamo la necessità di far rispettare il reato di apologia del fascismo con lo scioglimento delle organizzazioni di matrice fascista, così come previsto nella nostra Costituzione”.

    Solidarietà a Tagliani arriva anche da Bologna, con il consigliere regionale di Sinistra Italiana Igor Taruffi che “esprime piena e totale solidarietà per l’intimidazione subita la scorsa notte. È allarmante che nel 2019 un partito che si definisce neofascista continui, indisturbato, a utilizzare metodi che oltrepassano i limiti e intaccano la vita privata. Recarsi a volto coperto presso l’abitazione del Sindaco è un atto vile oltre che grave. Tagliani non è solo nella battaglia per i diritti civili”.

    Sempre da Sinistra Italiana arriva la presa di posizione del consigliere comunale indipendente Leonardo Fiorentini, che parla di “un atto vile perchè si sono aggirati di notte per le vie del centro medievale della città, un po’ come fanno i topi (che però a differenza loro non si incappucciano). E’ un atto intimidatorio perchè non hanno esposto questo striscione in piazza, su un ponte o sotto lo scalone municipale: hanno deciso, e non è la prima volta che compiono atti simili, di colpire la residenza privata del sindaco, ricordando così metodi che non si usano in questa città da circa 74 anni”.

    “Ragazzata? Bravata? Gesto di poco peso?” si chiede il segretario generale della Cgil di Ferrara Cristiano Zagatti, che si risponde da solo: “No, un atto vile, vigliacco, ignobile come da migliore tradizione fascista. Gesto di chi a volto coperto sputa sulla democrazia, calpesta il confronto e infesta di puzzo acre, maleodorante, di fogna la società. Codardi che a viso coperto vogliono soffocare il confronto civile.
    Il cambiamento che qualcuno vuole per questa città”.

    Il blitz poi è “un attacco gravissimo” per il Gad – Gruppo Anti Discriminazioni, secondo il quale “Tagliani, che sicuramente non è digiuno di diritto, trascrivendo l’adozione di due gemelle nate da una coppia di lesbiche, ha solo fatto il suo dovere. La nostra piena solidarietà va a questa famiglia e a tutte le famiglie arcobaleno. Noi siamo dalla loro parte che è la nostra parte. E lo siamo a volto scoperto, perché, a differenza di qualcun altro, non dobbiamo vergognarci delle nostre idee”.

    Un atto infine “il cui “contenuto” non è degno di nessuna replica nel merito – commenta Famiglie Arcobaleno -, compiuto da un gruppo neofascista locale. Ancora una volta una intimidazione nei confronti di un rappresentante delle istituzioni che, nel pieno rispetto delle sue prerogative, è impegnato per allargare le tutele e i diritti a ogni tipo di famiglia presente sul territorio.

    In risposta al blitz di Forza Nuova, le associazioni lgbt ferraresi, insieme a numerose altre sigle, ha lanciato un appello, invitando tutta la cittadinanza a partecipare ad un sit-in domenica 20 gennaio alle ore 11 in Piazza del Municipio “per manifestare contro ogni espressione di odio e per la libertà, il riconoscimento e l’applicazione dei diritti fondamentali”.

  • Auto ibride ed elettriche in zona pedonale e in Ztl.

    E’ stato questo il tema al centro del Question Time, in consiglio comunale. “A rischio c’è la mobilità dolce se non si interviene sull’emendamento del governo, in legge di bilancio, che ha introdotto il comma 103 che prevede questa possibilità” spiega il consigliere comunale, Leonardo Fiorentini di Sinistra Italiana.

    Da Telestense

    “Una norma che ha bypassato i regolamenti comunali e che, se non verrà stralciata al più presto, darà la possibilità alle automobili ibride, che a Ferrara nel 2017 erano già seicento, ed a quelle elettriche di circolare liberamente, ad esempio, in Piazza Municipale” continua Fiorentini che ha presentato una interrogazionein consiglio comunale.

    L’amministrazione comunale, per voce dell’assessore alla mobilità, Aldo Modonesi, si è impegnata a non modificare il regolamento: il divieto di accesso rimane per tutte le auto tranne che per quelle già autorizzate per la ztl ma, spiega Fiorentini, rimane il problema politico della modifica della norma.

  • Leonardo Fiorentini sfata il tabù: “La politica parli della cannabis”

    Leonardo Fiorentini sfata il tabù: “La politica parli della cannabis”

    Ilaria Baraldi: “La politica non ne parla in modo laico perché non sufficientemente informata”

    di Simone Pesci

    La cannabis torna a far parlare di sé. O, meglio, a far parlare di cannabis ci pensano, in un incontro tenutosi presso la libreria “Ibs + Libraccio”, Ilaria Baraldi, la Società della ragione e consigliera comunale del Pd, Luca Marola, ideatore Easyjoint, Franco Corleone, sottosegretario alla Giustizia fra il 1996 e il 2001 e Leonardo Fiorentini, consigliere comunale di Si e, soprattutto, curatore dei testi del libro “La cannabis fa bene alla politica”.

    Un titolo che è quasi una provocazione, nel senso che, come spiega Ilaria Baraldi, la politica “non riesce a parlare dell’argomento in modo laico perché non è sufficientemente informata”. Difatti, sottolinea Luca Marola, “in campagna elettorale ha parlato di cannabis, che fa meno male rispetto agli argomenti di repressione, solamente la lista radicale +Europa”.

    Che se ne sia parlato poco non stupisce più di tanto Franco Corleone. “Viviamo – afferma – un dibattito politico che rimuove gli argomenti definiti divisivi. Ovvero quelli che aumentano i livelli di intelligenza e che incrementano gli scambi in un dibattito. Su questo piano mi sento di dire che la crisi politica è dovuta a una crisi della cultura”.

    Corleone spende anche qualche parola sul volume “La cannabis fa bene alla politica”, definito da lui stesso un “manuale di informazione”, che aiuta a rompere i miti: “Quando si verifica che la canapa è terapeutica si sfata il mito che faccia male: anche l’aspirina fa morti, più della canapa, però la si prende”.

    Fiorentini illustra quello che è il volume, ovvero una serie di dati e di storie che raccontano come è cambiata, a livello globale, la visione della cannabis, che vede in America i suoi maggiori movimenti. “In Usa, che è un po’ una contraddizione perché è il primo paese al mondo per carcerazioni in larghissima parte dovute alle droghe, la cannabis è stata legalizzata in 8 stati per un referendum e in 1, il Vermont, per vie legislative”.

    Gli Stati Uniti, dunque, sono “il Paese più avanzato sulla legalizzazione”, ma non sono comunque gli unici, perché “l’Uruguay ha legalizzato la cannabis con una normativa rigida e statocentrica”, in Canada “se ne sta parlando” e in Nuova Zelanda “i Verdi, dopo aver sollevato la questione, hanno imposto un referendum al presidente”.

    Tutti questi paesi, comunque, hanno una cosa in comune, come rivela Fiorentini: “In Uruguay ha rivinto le elezioni il partito che ha legalizzato la cannabis, in Canada hanno vinto quelli che ne avevano parlato in campagna elettorale e in Nuova Zelanda i Verdi hanno avuto un boom”. La morale, è una sola: “La politica abbia il coraggio di parlare di questi argomenti, perché non è detto che faccia perdere voti”.

  • cannabis estense.com

    All’Ibs “La cannabis fa bene alla politica”

    All’Ibs “La cannabis fa bene alla politica”

    Con Leonardo Fiorentini si parlerà delle esperienze positive di regolamentazione

    Da Estense.com del 27 febbraio 2018

    Esperienze ormai consolidate e nuovi approcci sulla regolamentazione della cannabis, oltre il proibizionismo. Si parlerà di questo oggi, martedì 27 febbraio, alle 17.30, alla libreria Ibs+Libraccio, per la presentazione del libro “La cannabis fa bene alla politica”, con Leonardo Fiorentini, autore di alcuni testi. Con lui ci saranno il curatore Franco Corleone, Luca Marola ed Elisabetta Biavanti del comitato Pazienti Cannabis Medica. Presenta Ilaria Baraldi.

    Le politiche sulla cannabis sono in evoluzione in tutto il mondo. L’Uruguay e 9 Stati Usa hanno legalizzato quella ricreativa; il Canada si appresta a farlo, mentre le esperienze di Olanda e Portogallo sono note. In questo contesto internazionale appare evidente che la questione cannabis non sia più argomento tabù per la politica.

    Questo volume presenta una rassegna degli ultimi progressi legislativi, politici, parlamentari e di ricerca relativi alla cannabis in Italia. Allo stesso tempo, perché il proibizionismo è un “male” globale, presenta anche una panoramica di cosa si muove sul versante riformatore, principalmente nelle Americhe, con la speranza che le positive esperienze di legalizzazione sia dal punto di vista dei consumi, dei riflessi sociali ed economici, aiutino un processo di presa di coscienza che già attraversa tutte le generazioni.

  • cannabis nuova ferrara

    Cannabis, un libro per riaprire il dibattito politico in Italia

    cannabis nuova ferraraCannabis, un libro per riaprire il dibattito politico in Italia
    Fiorentini ha raccolto in un volume gli studi e le leggi nei Paesi dove è libera. «I dati sono inequivocabili: in calo i giovani che ne fanno uso e i reati violenti»
    Davide Bonesi da la Nuova Ferrara del 27 febbraio 2018
    Il dibattito sulla cannabis è molto lontano dall’essersi placato e c’è chi fa di tutto per tenere alta l’attenzione sull’argomento. Fra questi da anni è impegnato Leonardo Fiorentini (consigliere comunale di Sel), che ha raccolto dati e leggi relativi alla situazione in tutto il mondo sull’uso della cannabis, pubblicati nel volume La cannabis fa bene alla politica (Reality Book), presentato per la prima volta oggi pomeriggio a Ferrara.In Europa sono noti i casi di Olanda e Portogallo, negli Usa sono sempre più numerosi gli Stati che stanno modificando le proprie leggi, poi ci sono l’Uruguay, da poco il Canada ed a breve la Nuova Zelanda. Insomma, non propriamente il terzo mondo. Ma sono i dati che emergono in questi Paesi a rafforzare la teoria di Fiorentini: «Laddove la cannabis è stata legalizzata – spiega -, per uso terapeutico in primo luogo ma anche per l’uso creativo, i risultati complessivi sono migliori rispetto ai Paesi dove vige un divieto. D’altronde, proprio dove è vietata si sa che reperirla è molto semplice, ma innesca problemi legati allo spaccio e alla violenza. L’esempio più importante arriva dagli Stati Uniti: studi effettuati nelle nazioni dove è stata legalizzata dimostrano che negli adolescenti – ovvero la categoria dove ci possono essere maggiori rischi di effetti negativi legati all’abuso – l’utilizzo è diminuito. Inoltre, negli Stati americani dove è legalizzata i reati violenti sono in calo del 15%, mentre proprio in California la chiusura dei dispensari (dov’era facile reperire cannabis per usi che non erano terapeutici) ha visto aumentare i reati». Negli Usa proprio in California c’è stata la prima legalizzazione per uso terapeutico ormai nel lontano 1996, da allora allargato in totale a 30 Stati. Colorado e Oregon i primi a legalizzare la vendita commerciale, nel 2014, numero salito attualmente a quota 9. Ma l’esempio più vicino a noi resta ovviamente l’Olanda, dove il dibattito è sempre aperto: «Dagli anni ’70 la cannabis è disponibile nei coffee shop, ma nel complesso è tollerata, non legalizzata. Negli anni ci sono stati tentativi dei governi che si sono alternati di restringere le aree per i turisti, fermo restando le distanze minime da scuole e altri luoghi sensibili. Questo è poi il principio valido in tutti i Paesi dov’è legalizzata ed anche in Italia tutte le proposte partono da questo presupposto necessario». Altro aspetto presente nel volume da Fiorentini è quello legato al dato in calo relativo alle morti per overdose nei Paesi dove è stato legalizzato l’uso creativo, «perché dove non si trovano gli oppiacei è facile che chi ha problemi di droga ne vada a cercare di più pesanti, tipo l’eroina».L’obiettivo del libro è facile da immaginare: «Premesso che questa presentazione nulla ha a che vedere con la campagna elettorale – risponde Fiorentini -, quello che conta per me è che di questo argomento si possa parlare liberamente nell’attuale dibattito pubblico. In fondo, in Canada la legalizzazione della cannabis è servita a Justin Trudeau per diventare primo ministro, mentre in Nuova Zelanda la fresca neo primo ministro, Jacinda Ardern, ha accettato di aprire alla legalizzazione. Insomma, è un tema che può valere tanto…». (d.b.)
  • Le priorità di Irene Bregola: «Abroghiamo la Bossi-Fini Stop alle discriminazioni»

    Le priorità di Irene Bregola: «Abroghiamo la Bossi-Fini Stop alle discriminazioni»

  • La Patata Bollente. Intervista a Leonardo Fiorentini su Radio Dolce Vita

  • Sì ferrarese allo Ius soli tra “tifoserie” e polemiche

    Sì ferrarese allo Ius soli tra “tifoserie” e polemiche

    La Nuova Ferrara   p. 15

  • affitti

    Affitti sold out, appello al Comune

    Affitti sold out, appello al Comune

  • Intervista a telestense sul carcere

    Fiorentini (SI): “Carcere Ferrara sovraffollato. Situazione pericolosa”

    Il carcere di Ferrara è al limite del sovraffollamento.

    Inoltre servono più educatori e più ricorso della messa in prova, nei casi meno gravi, come misura alternativa alla pena detentiva.

    E’ l’appello di Leonardo Fiorentini, consigliere comunale a Ferrara di Sinistra Italiana e componente della Società della Ragione, associazione on lus in prima linea su temi quali diritti, carcere e giustizia. “A Ferrara, nella struttura in Via dell’Arginone ci sono 375 detenuti ma la capienza tollerata è di 250. Una situazione che sta diventando ‘pericolosa’ spiega il consigliere comunale”

    carcereNel 2013 il livello della carcerazione in Italia era ritornato a livelli accettabili: nelle carceri italiane trattamenti inumani e degradanti aveva sottolineato una sentenza della Corte Europea. “il reati peraltro sono calati, questo per sfatare anche il luogo comune” sottolinea Fiorentini che ribadisce come il “carcere oggi non garantisca il reinserimento nella società. “Chi esce dopo aver scontato la pena detentiva ha il 70% delle possibilità di ripetere il reato, mentre chi ricorre a misure alternative (come la messa in prova) si ferma al 20%.

    Ma il carcere di Ferrara lamenta anche un’altra grave carenza: “rispetto alla pianta organica ci sarebbe la metà degli educatori, figure importanti che interagiscono con i detenuti per avviare processi di scolarizzazione e di reinserimento nella società” conclude Fiorentini
    [Fonte Telestense]

  • Cannabis. Le legalizzazioni nordamericane

    Promosso nell’ambito della 5ª Edizione di IndicaSativa Trade in programma nei giorni 12, 13 e 14 maggio 2017.

    Registrazione video del dibattito dal titolo “Le legalizzazioni nordamericane. Canada ed USA: le forme più avanzate di regolamentazione della cannabis”, registrato a Bologna venerdì 12 maggio 2017 alle ore 17:23.

    Sono intervenuti: Luca Marola (titolare del negozio Canapaio Ducale di Parma), Richard Elliot (componente del Canadian HIV/AIDS Legal Network), Davide Fortin (componente del Marijuana Policy Group), Leonardo Fiorentini (direttore di Fuoriluogo.it e consigliere del Comune di Ferrara), Marco Perduca (coordinatore della campagna Legalizziamo.it).

    Da Radioradicale.

  • carife carlino

    Carife, lunedì in Consiglio si torna a discutere della cessione

    Carife, lunedì in Consiglio si torna a discutere della cessione
  • Cariparma, Paglia invita alla cautela «No alla cessione senza condizioni»

    Cariparma, Paglia invita alla cautela «No alla cessione senza condizioni»
    DECRETO SALVABANCHE Per la Cassa di Ferrara è stato un provvedimento improvvido. Non ha risolto i guai e ha aperto il dramma dei risparmiatori Il deputato Sel dopo un incontro con i sindacati: «Va preteso un piano»

    Il Resto del Carlino   ed. Ferrara –

  • Carife, Sel: “Attenti al progetto Cariparma”

    Carife, Sel: “Attenti al progetto Cariparma”

    Attenzione a Cariparma-Cedit Agricole: è Giovanni Paglia, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà piuttosto esperto di questioni bancarie, mettere in guardia nei confronti di quello che oggi è considerato il più probabile futuro acquirente della Nuova Carife.

    Stefano Ravaioli per Telestense

    “Cedere la Cassa di Risparmio di Ferrara a Cariparma – spiega il deputato ravennate – significherebbe cederla a un gruppo straniero; ma non è chiaro quale sarebbe il piano industriale del gruppo, e se verranno adeguatamente tutelati lavoratori e clienti.”

    Intanto, SEL sta conducendo una battaglia in favore di una categoria di obbligazionisti subordinati che rischiano di rimanere ingiustamente esclusi dagli indennizzi forfettari previsti dalla legge: si tratta di coloro che, per accordi con parenti o famigliari sono passati, solo formalmente, per il mercato secondario dei titoli. La commissione finanze della camere dei deputati ha accolto una risoluzione di Giovanni Pasglia per modificare l norme vigenti, ma il relativo emendamento non ha ancora trovato spazio per essere convertito in norma.

    Vai all’intervista: http://www.telestense.it/carife-sel-attenti-al-progetto-cariparma-intervista-20161129.html

  • Bondisti esclusi, tempi stretti per cambiare la legge

    CARIFE: troppe incognite sulla Banca

    Bondisti esclusi, tempi stretti per cambiare la legge

    L’appello del deputato di Sel Giovanni Paglia: «Sbarrati gli emendamenti, occorre far pressione sul Milleproroghe. Cariparma? Si rischia il salto nel buio»

    A poco più di un mese dalla scadenza per le domande di accesso al rimborso automatico, per i bondisti “indiretti” Carife la strada resta sbarrata. I tentativi di trovare una soluzione politica per modificare la normativa – segnala il deputato di Sel Giovanni Paglia, capogruppo in Commissione Finanze – finora si sono puntualmente frantumati sulla barriera dell’inamissibilità. Ieri, accanto al consigliere comunale di Sinistra Italiana Leonardo Fiorentini, il parlamentare ha ribadito l’importanza di esercitare una forte pressione, a tutti i livelli, per ottenere l’inclusione dei bondisti co-intestatari (un migliaio a Ferrara) rimasti fuori perché considerati, di fatto, speculatori. «Il diritto al rimborso – spiega Paglia – è stato negato a quei bondisti che, pur rientrando nei parametri previsti, hanno acquistato titoli sul mercato secondario. Sulla carta ciò viene considerata una pratica tipica di investitori esperti, di fatto in questa tipologia rientra anche chi ha semplicemente cointestato un’obbligazione con un parente». Improvvido, da parte del Parlamento, riconosce Paglia, non averci pensato. Per porvi rimedio «ho presentato una risoluzione in Commissione Finanze per obbligare il Governo a modificare in tempo utile la legge parificando la situazione dei parenti degli obbligazionistu in vita con quella degli eredi». La risoluzione è stata approvata un mese fa all’unanimità. Il Governo, a quel punto, poteva prendere due treni: quello del Decreto Fiscale e quello della Legge di Bilancio ma in entrambi i casi l’emendamento presentato da Paglia è stato respinto con la stessa ragione: estraneità alla materia. Prima del 3 gennaio, data di scadenza per l’accesso al rimborso automatico, resta il Milleproroghe, ma i tempi sono strettissimi e le possibilità si assottigliano. Da qui il rinnovato appello, alle istituzioni come alle associazioni di risparmiatori o di consumatori, per riammettere ai rimborsi gli obbligazionisti che sono rimasti fuori: «Non sarebbe troppo oneroso, vista l’esiguità dei numeri, e senza l’impiego di denaro pubblico». Non meno preoccupante, avverte Paglia, lo scenario di un eventuale acquisizione di Carife da parte di Cariparma «che suona italiano, ma vuol dire Credit Agricole. Bisogna fare molta attenzione perché il rischio è che venga costruita una via d’uscita che consenta al Fondo di risoluzione di sfilarsi dando carta bianca a Cariparma, a cominciare dalla soluzione degli incagli. Il contraccolpo, anche solo sul fronte del recupero dei crediti, sarebbe molto pesante in un territorio che paga ancora gli effetti della crisi. Per questo va preteso un piano industriale prima che il Fondo di risoluzione si sfili», conclude il parlamentare rimandando la questione a un incontro con le organizzazioni sindacali. In ogni caso, a un anno dalla «improvvida risoluzione di Carife», il bilancio degli effetti del Salvabanche, «è disastroso. Il governo era convinto di aver trovato la soluzione ideale, senza essere consapevole delle conseguenze per i risparmiatori. Il paradosso è che ad apprezzare il decreto è stata soprattutto Bankitalia, perché si otteneva il salvataggio delle banche. Sì, ma a prezzo di innescare una sfiducia nel sistema bancario mai vista prima in Italia». Una lezione che ora andrebbe ricordata per gli otto istituti considerati a rischio crac: «Se si lasciano bruciare otto alberelli, andrà a fuoco tutta la foresta». (a.m.)
    Da La Nuova Ferrara del 30 novembre 2016
  • Carife sacrificata sull’altare della Tasi

    Carife sacrificata sull’altare della Tasi

    Giovanni Paglia ricostruisce le responsabilità politiche dietro al fallimento del Salvabanche: “Da dimissioni del ministro dell’economia”

    Ruggero Veronese per Estense.com

    IMG-20161019-WA0002Obbligazionisti delle banche ricapitalizzate ‘sacrificati’ sull’altare del libero mercato, per consentire al governo Renzi l’abolizione della Tasi sulla prima casa e meno vincoli di bilancio dall’Unione Europea.

    E’ una ricostruzione che non può passare inosservata quella del deputato Giovanni Paglia (Sinistra Italiana), a Ferrara insieme al consigliere comunale Leonardo Fiorentini per incontrare i sindacati dei bancari e fare il punto della situazione sulla vicenda Carife.

    Nel descrivere un incerto futuro per l’istituto di credito ferrarese – unica delle tre banche ricapitalizzate un anno fa a non rientrare nei piani di acquisizione del gruppo Ubi – il parlamentare non nasconde infatti le proprie convinzioni (“confermate in ogni sede”, sottolinea) sulle “responsabilità politiche” che, prima ancora degli aspetti tecnici, nel novembre scorso avrebbero impedito l’intervento del Fondo Interbancario (Fidt) nel salvataggio di Carife.

    Lo scenario descritto da Paglia è quello di una doppia trattativa tra Roma e Bruxelles: in un tavolo si discuteva del salvataggio pubblico delle quattro piccole banche italiane – ostacolato dalle norme sul bail-in -; dall’altra parte dell’alleggerimento delle imposte sulla prima casa, che richiedeva una minore austerity. “Ma L’Italia – spiega Paglia – non è nelle condizioni di poter trattare su due tavoli contemporaneamente. E infatti Renzi ha raggiunto il suo obiettivo sulla Tasi, che riguardava milioni di abitanti, rinunciando all’intervento del Fondo Interbancario per i salvataggi dei piccoli istituti, che avrebbe coinvolto solo qualche migliaio di cittadini”.

    Una “scelta molto cinica” che oggi secondo Paglia rischia di avere ripercussioni a valanga su tutta la politica nazionale e di portare l’esecutivo a una fine prematura. “Credo sia stato questo – continua il deputato – il vero grande errore del governo Renzi, che da quel momento è andato incontro a una crisi di fiducia da cui non si è più ripreso. Dando troppa importanza ai numeri in ballo, il governo non ha considerato che la grande paura degli italiani è quella di perdere i propri risparmi, come poi è successo. E infatti ha cercato di porre rimedio con il fondo di ristoro, ma troppo tardi”.

    Secondo Paglia infatti la questione dei rimborsi agli obbligazionisti subordinati fu drammaticamente sottovalutata dallo stesso primo ministro: “Renzi non ha competenze finanziarie e credo che con il decreto fosse davvero convinto di aver fatto bingo e di poter andare in tv a raccontare di aver salvato le banche. Ma prima di agire, il governo avrebbe dovuto chiedere alle banche a chi erano in mano le loro obbligazioni subordinate”.

    Da questa “improvvida risoluzione” derivano e deriveranno, secondo Paglia, migliaia di casi di mancati rimborsi. Il nodo della questione riguarda infatti i titoli comprati sul ‘mercato secondario’, per i quali non è previsto rimborso. Si tratta di quelle obbligazioni provenienti non dall’emittente originario (Carife nel caso dei propri titoli) ma da qualunque altro investitore. “Renzi era convinto che il mercato secondario fosse  una prerogativa dei grandi investitori, mentre è quello a cui tutti noi ci rivolgiamo quando compriamo titoli in banca”. Un equivoco particolarmente preoccupante proprio tra i clienti della banca ferrarese, che più di ogni altra ha proposto l’acquisto congiunto di titoli finanziari (tra coniugi, parenti, soci, etc). Un piccolo dettaglio tecnico porta infatti a conseguenze catastrofiche: quando una delle parti decide di vendere la propria quota, è necessario un rapidissimo passaggio dell’intera obbligazione nel ‘mercato secondario’ (un’operazione informatica di pochi istanti) per perfezionare l’operazione. Di conseguenza, tutte le obbligazioni Carife andate incontro a una singola o anche solo parziale operazione di compravendita non sono oggi rimborsabili.

    unnamed (9)E’ questo l’argomento su cui fa pressione il deputato di Sinistra italiana, che cercherà per la terza volta in pochi mesi di inserire un emendamento alla legge di bilancio per includere i risparmiatori esclusi nel circuito dei rimborsi. “E’ un impegno che il governo ha preso, ma su cui continua a tacere. Invito anche gli amministratori locali a fare pressione su questo tema, il governo deve inserire almeno una proroga prima della scadenza dei termini, il 3 gennaio”.

    Ma che dire, in conclusione, delle sorti di Carife? “Cariparma – afferma Paglia – è stata implorata di farsi carico di queste banche, che le verranno letteralmente regalate, visto che Ubi non è interessata a Carife. Il problema è che Cariparma, nonostante il nome, è francese, di proprietà del Credit Agricole. E finchè non presenterà un vero piano industriale le nostre preoccupazioni per il territorio rimangono immutate”. L’altro problema, ovviamente, sta in quella ingombrante parola pronunciata dal deputato: ‘regalate’. “Ubi e Cariparma – continua Paglia – hanno posto come condizione quella di non pagare neanche un euro. Se così sarà scatterà la clausola di salvaguardia verso Intesa SanPaolo, Unicredit e Ubi, che un anno fa hanno speso 1,6 miliardi per ricapitalizzare le banche puntando a una plusvalenza dopo la vendita degli asset. A ripagare l’intero investimento sarà la Cassa Depositi e Prestiti, cioè i capitali pubblici, per quanto c’è chi si ostini a dire che si tratta di un ente privato. Come epilogo è come minimo da dimissioni del ministro dell’economia”.

  • consegna cannabis radioradicale

    Cannabis: i Radicali consegnano alla Camera dei Deputati le firme sulla legge popolare LEGALIZZIAMO!

    Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni, promotori di Legalizziamo!, insieme alle altre organizzazioni che sostengono la campagna, consegnano alla Camera dei deputati le 60 mila firme raccolte in sei mesi sulla legge popolare per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell’uso personale di tutte le sostanze.

    Alle ore 11, dirigenti radicali, militanti e volontari si muoveranno in fila indiana, con gli scatoloni pieni di firme, dalla sede radicale di via di Torre Argentina 76 in direzione Montecitorio, dove alle 12 si tiene un comizio/conferenza stampa prima del deposito presso gli uffici della Camera.

    Sono presenti, tra gli altri, Riccardo Magi (segretario di Radicali Italiani), Marco Cappato (tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni), Marco Perduca (coordinatore della campagna Legalizziamo), Filomena Gallo (segretario dell’Associazione Luca Coscioni), Antonella Soldo (presidente di Radicali Italiani), Michele Capano (tesoriere di Radicali Italiani), Hassan Bassi (Forum Droghe), Leonardo Fiorentini (FuoriLuogo e Società della Ragione), Andrea Trisciuoglio (La PiantiAmo), Cristina Marino e Luca Marola (coordinamento nazionale e portavoce growshop italiani), Andrea Oleandri (Cild), rappresentanti delle associazioni Antigone e A Buon Diritto, e parlamentari dell’intergruppo cannabis legale.

  • «Il governo deve difendere quest’azienda»

    «Il governo deve difendere quest’azienda»
    Pure Fiorentini (Si) contro Marattin. Anselmi (FI) paventa distruzioni. Fabbri (Lega): basta ping-pong
    Tutti contro Marattin e il Pd. Le dichiarazioni del consigliere economico di Palazzo Chigi sui dipendenti Carife hanno scatenato il centro-destra, ma anche Leonardo Fiorentini (Si), che sta in maggioranza nel consiglio comunale: «In effetti il governo Renzi ha già dato prova di riuscire a perdere un bel po’ di voti in pochi mesi, per cui non mi stupisco troppo che un suo consigliere economico pensi che sia un male difendere posti di lavoro – ha scritto Fiorentini – Solidarietà ai dipendenti Carife, che nel crac pilotato da Banca d’Italia e governo della banca ferrarese hanno spesso perso anche loro i risparmi di una vita, e una forte richiesta al governo di tener fede non solo agli impegni presi con i risparmiatori, ma anche all’impegno di difendere una delle più importanti aziende della nostra provincia. Un’azienda – conclude Fiorentini – portata al disastro da un management disastroso e da un governo nazionale incapace allora di percorrere la strada di una soluzione già pronta, incapace oggi di porre rimedio ai propri marchiani errori». Articolata la presa di posizione di Vittorio Anselmi, capogruppo di Forza Italia. I sacrifici fatti dai dipendenti («circa 400 in meno da inizio commissariamento a tutto il 2016»), secondo Marattin «non basteranno, per rendere appetibile sul mercato la banca occorrerà ridurre ulteriormente il numero dei dipendenti. Quindi, se la voce di Marattin è quella del governo – incalza Anselmi – ne dobbiamo dedurre che non è bastato deliberare l’intervento del Fitd poi bruscamente annullato, non è bastato svalutare i crediti e azzerare le obbligazioni subordinate, non è bastato cancellare con una spugna gli azionisti. La Carife evidentemente per il governo va letteralmente distrutta, e purtroppo ci stanno riuscendo perfettamente. Perché ciò che resterà alla fine di quella che una volta era una banca importante e solida del territorio, saranno solo “sportelli” e numeri di conto; ciò che accadrà ai dipendenti non è dato sapere, ma il tono infastidito usato da Marattin per commentare il numero di dipendenti della Cassa e il motivo per cui siano così “numerosi” non ci lascia per nulla tranquilli sulle sue idee in proposito». Anselmi chiama poi in causa il Pd, «Marattin è venuto a Ferrara per dirci che il governo ha fatto ciò che era giusto: ma a parte il sindaco che molto onestamente ha sempre fatto sentire la sua voce, nel Pd nessuno si vergogna di fronte a queste affermazioni? Non si vergognano quelli che (tutto l’apparato al completo) nell’incontro svoltosi al Teatro Comunale, si sono seduti in prima fila come al Politburo, per applaudire a scena aperta chi prima aveva definito “speculatori” gli azionisti e obbligazionisti, e poi hanno osannato Morando per il suo francamente inaccettabile discorso?». Parla di «imbarazzanti ping-pong all’interno del Pd» Alan Fabbri, capogruppo regionale Lega Nord, con riferimento al rovente scambio su Fb tra Marattin e il vicesindaco Massimo Maisto: «Roba da prima elementare, il Pd deve fare sapere cosa intende fare per i risparmiatori, in modo chiaro, senza schermaglie inutili sui social network». Fabbri ce l’ha anche con il Pd nazionale, «Carife è stata nel più totale silenzio, il banco di prova per far ricadere su risparmiatori, azionisti e obbligazionisti gli errori nella gestione della banca del territorio».
  • Carrello della spesa troppo caro? Colpa della Coppia ferrarese

    Carrello della spesa troppo caro? Colpa della Coppia ferrarese

    Il pane a Ferrara costa quasi il doppio rispetto ad altre città di riferimento

    Daniele Oppo per Estense.com

    Coppia-Ferrarese-IGPIl carrello della spesa a Ferrara è troppo caro? Colpa principalmente del pane che in città costa quasi il doppio rispetto ad altri capoluoghi di confronto come Parma, Ancona, Novara a Vicenza.

    A rivelarlo sono i dati che l’ufficio Statistica del Comune ha consegnato e spiegato alla commissione consiliare richiesta dal consigliere Leonardo Fiorentini (Si) dopo che il confronto sui carrelli della spesa delle diverse città italiane eseguito dal Sole 24 Ore mostrava Ferrara in seconda posizione per il caro prezzi.

    Un confronto utile per dare un’indicazione di massima, anche se lo stesso report dell’ufficio comunale ricorda che sia da prendere con le pinze perché usa dati raccolti per finalità che non sono quelle del confronto tra città. “La finalità della rilevazione Istat sui prezzi al consumo – spiegano i tecnici del Comune – è quella di misurare le variazioni temporali dei prezzi (inflazione), per esempio le differenze percentuali da un mese all’altro o da un anno all’altro, e non è costruita per misurare il livello dei prezzi di una città, né tanto meno le differenze da una città all’altra. Infatti per queste ragioni il Ministero stesso (in nota all’Osservatorio dei prezzi che pubblica) sconsiglia l’utilizzo dei dati sui livelli dei prezzi per confronti territoriali e intertemporali”. Le rilevazioni, inoltre, vengono eseguite sui prodotti più venduti nei punti vendita mese per mese e “questo comporta che vengano rilevati prodotti con caratteristiche (marca, varietà, confezione) diverse da una città all’altra e che quindi che i prezzi medi facciano riferimento a prodotti di diversa qualità/marca”.

    Prendendo comunque per buona la rilevazione del quotidiano di Confindustria, “si osserva come la spesa media totale di Ferrara – spiega l’ufficio Statistica – sia principalmente determinata dalla spesa per la carne, per il pane e, a seguire, per il prosciutto cotto e il parmigiano. Confrontando la spesa di Ferrara con quella di altre città di simili dimensioni, considerate dal Sole 24ore, notiamo come le maggiori differenze di spesa si verifichino proprio per i prodotti maggiormente acquistati a Ferrara e cioè carne e, soprattutto, pane”.

    Già, il pane. Il prezzo medio rilevato a giugno 2016 per un kg di pane è stato di 5,89 euro a Ferrara, 3,12 a Parma, 3,51 ad Ancona, 3,32 a Novara e 2,98 a Vicenza. Uno scostamento molto ampio, di qualche euro anziché di poche decine di centesimi.

    Tradotto in consumi, a Ferrara si spende praticamente il doppio per comprare il pane: stimando un consumo medio di 178 kg per famiglia, i ferraresi spendono 1.048 euro all’anno, contro i 555 di Parma, i 624 Ancona, i 590 di Novara e i 530 di Vicenza.

    Anche gli altri beni più acquistati (carne, prosciutto cotto e Parmigiano Reggiano) costano in generale un pochino di più rispetto alle città di riferimento, seppure con maggiore variabilità e percentuali decisamente inferiori rispetto al pane, e questo fa sì che effettivamente Ferrara risulti più cara. “Si evidenzia che effettivamente la presenza per Ferrara di alti valori medi dei prezzi rilevati per questi beni (carne, pane, prosciutto cotto e parmigiano reggiano), superiori a quelli di altre città, determina il posizionamento di Ferrara ai vertici della graduatoria del Sole 24ore – spiega l’ufficio Statistica -. In particolare il pane a Vicenza costa la metà. Ad esempio se a Ferrara costasse come a Vicenza ci posizioneremmo al 23esimo posto della classifica del Sole 24ore”.

    Ma perché questa enorme differenza? Prova a darne un’interpretazione Fiorentini – che, pur ribadendo la necessità di non dare troppo peso alla classifica de Il Sole 24 Ore per i suoi limiti metodologici – osserva come “l’analisi del nostro ufficio statistica dimostra che anche prendendo per buono paniere e prezzi, vi è in particolare un elemento che fa aumentare notevolmente la spesa locale, e questo è il pane come anch’io avevo supposto vedendo per la prima volta l’inchiesta del quotidiano economico di Confindustria. Visto che peraltro viene acquisito il prezzo del prodotto più venduto in ogni negozio, è evidente che tradizionalmente nella nostra città questo è la coppia ferrarese. Un tipo di pane che ha un prezzo decisamente più alto della media nazionale nella nostra città, ma che ha un prezzo giustificato da un processo artigianale che ha pochi eguali nel nostro paese. Che costa in effetti molto, ma che magari non raggiunge i 178 kg di consumo medio annuo e che certamente non può essere tolto dal paniere del ferrarese”.

    Fiorentini tocca infine anche un altro punto: “L’altra questione che poteva influire sui prezzi è una scarsa efficienza del mercato locale: ma – pur aperto ad un confronto sul merito – è un tema che visto quanto detto prima mi convince sempre meno. Sicuramente molto poco per quanto riguarda la costruzione di ‘cartelli’ locali (vista l’ampia presenza di marchi della grande distribuzione in città). Forse un poco di più su quanto la fidelizzazione dei clienti possa influire sull’efficienza del mercato”.

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