• Emergenza nutrie, al vaglio una convenzione con la Provincia

    “Se chiedessimo alla nutria dove vuole andare in vacanza, ci risponderebbe: in provincia di Ferrara”. Claudio Castagnoli, comandante della Polizia provinciale, sintetizza in modo efficace il perché dell’emergenza nutrie nel nostro territorio.

    “Prediligono gli ambienti umidi, sono erbivori, non hanno predatori naturali se non il puma e il caimano, nemmeno la volpe si azzarda a cacciarle”, spiega durante la commissione consiliare convocata per discutere della proposta di convenzione tra Comuni e Provincia per il contenimento dei castorini. Innegabili i danni agli argini – dove vengono costruite le tane – e alle coltivazioni, per le quali, peraltro, gli agricoltori non potranno più beneficiare dei rimborsi statali.

    Una proposta – presentata dall’assessore all’Ambiente Caterina Ferri – che cerca di mettere una toppa al buco che si è creato dall’agosto scorso, quando il Parlamento ha depennato la nutria dall’elenco degli animali selvatici, affidandone la responsabilità della gestione e del contenimento ai Comuni. Ferrara, come altre città, ha adottato un’ordinanza contingibile e urgente per il contenimento ma andrà a scadere il 30 aprile: la convenzione con la Provincia – che costerà 30mila euro complessivamente, 7.400 per il Comune estense – si prefigge proprio di mettere un ulteriore rattoppo fino a tutto il 2015, questa volta attingendo dal baglio di esperienza maturato dalla Provincia negli anni.

    Che la situazione allo stato dei fatti e delle normative sia instabile lo testimonia il fatto che altri Comuni, come Jolanda e Bondeno, che hanno adottato le medesime misure, hanno perfino visto le proprie ordinanze impugnate da un’associazione animalista davanti al Tar (le sentenze sono attese a breve, Bondeno ha presentato anche opposizione).

    nutriaI numeri parlano chiaro: “Dal 1998 al 2014 sono state abbattute circa 200mila nutrie, 12mila solo nel 2014?, spiega Castagnoli, che ricorda l’origine del problema nel nostro territorio con la liberazione di qualche centinaio di esemplari nel 1989. Le gabbie attualmente in uso sono 1.300, 120 a Ferrara. I coadiutori in media uccidono 3-4 capi a uscita e possono seppellirli solo a 20 metri dai corsi d’acqua e ad almeno 50 centimetri di profondità “in modo che le volpi non sentano l’odore e si mettano a scavare”. All’aumento esponenziale della popolazione di roditori hanno poi contribuito anche gli ultimi inverni piuttosto caldi: “Le nutrie soffrono le temperature rigide che ne bloccano la proliferazione”.

    Anche l’aneddotica aiuta a capire la dimensione del problema: “Ci stanno arrivando tante segnalazioni nell’ultimo periodo – fa sapere la Ferri -, forse per via dell’attenzione mediatica ma anche per via della situazione normativa che si è venuta a creare: qualche giorno fa una signora mi ha segnalato la presenza di 20 nutrie al confine con il suo giardino”.

    Attualmente il sistema di contenimento si basa sulla cattura in gabbie da 2,5 metri (di cui sono responsabili in genere gli agricoltori, anche quando hanno “ospiti”) e sulla soppressione con arma da fuoco. Quest’ultimo passaggio può essere effettuato solo dai coadiutori “formati dalla provincia, che girano con un giubbotto ben visibile, accreditati e con un tesserino sul petto”. Le province limitrofe adottano altri metodi: chi solo la cattura in gabbia (Modena) e chi solo la fucilata (Ravenna).

    Il sistema proposto nella convenzione prevede che, come già accadeva con la gestione provinciale, chiunque utilizzi un’arma da fuoco per sopprimere le nutrie si debba accreditare – anche per via telefonica – e poi un sistema di monitoraggio diffuso: qualsiasi cittadino può infatti scattare una foto delle nutrie e delle tane con il proprio cellulare ed inviarla, tramite un app (che verrà presentata il 19 marzo), alla polizia provinciale che creerà così una sorta di mappatura pubblica. “Sapere dove sono le tane, soprattutto negli argini – spiega Castagnoli – permette anche di sapere dove potranno verificarsi fontanazzi, infiltrazioni o cedimenti in caso di piene dei corsi d’acqua, può far la differenza tra un allagamento o meno del territorio”.

    Il sistema che coinvolge i cittadini, avverte Castagnoli, può essere utile anche per far sentire loro che le istituzioni stanno facendo qualcosa per risolvere i problemi: “È capitato nel mezzano che alcune persone abbiano deciso di fare di testa loro, mettendo il veleno nel mais che però rischia di colpire anche altri animali, e questa non è una soluzione al problema”

    Analizzate, in breve, anche le proposte alternative avanzate da alcune associazioni animaliste: “C’è chi ha proposto un piano di sterilizzazioni – spiega il comandante della polizia provinciale – ma i costi sono elevati: le nutrie vanno catturate, sedate e gli va iniettato un siero per sterilizzarle, operazione che può compiere solo un veterinario. C’è poi il problema di marchiare in qualche modo gli esemplari già trattati: è una soluzione ma molto costosa e non mi pare al momento ci siano tanti soldi da spendere”. L’altra soluzione è quella proposta da un’azienda che effettua il monitoraggio tramite droni, ma anche qui i costi di intervento sarebbero elevatissimi.

    Il consigliere Leonardo Fiorentini (Sel) ha proposto di rinaturalizzare gli argini, almeno per limitare il problema tane, ma Renato Finco (Pd) ha spiegato che l’esperienza pregressa ha mostrato che la misura sia inutile, mentre è ancora una volta troppo costosa quella di interrare delle reti elettrosaldate per impedire che i castorini scavino.

    C’è infine chi, come Vittorio Anselmi (Fi), propone di lanciare un messaggio chiaro ai cittadini, almeno in tempo di emergenza, ovvero quello di dare libertà di uccidere con il fucile le nutrie senza incorrere in sanzioni di tipo giudiziario o amministrativo.

    Se ne riparlerà lunedì prossimo in consiglio comunale, quando verrà discussa e votata la delibera.

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