• L’impatto ambientale dello switch off

    ENTI LOCALI. A Ferrara i Verdi propongono iniziative positive per ridurre l’impatto del passaggio al digitale terrestre.

    Quale è l’impatto ambientale legato al passaggio al digitale terrestre, il famoso switch off? Quanti televisori, in questa occasione, finiscono tra i rifiuti? E le amministrazioni locali possono fare qualcosa per ridurre i danni? Se lo è chiesto Leonardo Fiorentini, consigliere ecologista nella Circoscrizione 1 di Ferrara che ha presentato una mozione in tal senso.

    Il documento prende spunto da esperienze positive come quella ferrarese del riutilizzo del materiale informatico da parte di TiRicicloPC o quella del Comune di Bressanone che in occasione del passaggio dal segnale analogico al digitale ha attivato un servizio per la popolazione più anziana curato dagli studenti di due scuole professionali, i quali si sono recati a domicilio dei richiedenti per l’installazione, la sintonizzazione e la comprensione dei nuovi decoder e dei nuovi telecomandi.

    Così i Verdi hanno chiesto alla Circoscrizione e all’amministrazione comunale di mettere in campo azioni volte a limitare al massimo i danni ambientali e sociali dovuti al cambio di tecnologia di trasmissione.

    «Nonostante i regolamenti sui rifiuti elettronici prevedano già il ritiro gratuito della tv – spiega il presidente del gruppo consiliare dei Verdi in Circoscrizione 1 – nelle regioni dove il passaggio al digitale è già avvenuto gli abbandoni di televisori in modo non corretto, ad esempio di fianco ai cassonetti o peggio a fianco delle strade, si sono moltiplicati. E spesso i televisori gettati, anche in modo corretto, potrebbero essere ancora utilizzabili come postazioni di videoproiezione, ad esempio nelle scuole del territorio. L’altra questione – conclude il consigliere ecologista – è quella riguardante le antenne, che spesso hanno bisogno di un intervento di orientamento o di adeguamento. Potrebbe essere l’occasione giusta per promuovere un sistema di tariffe agevolate per coloro che, ad esempio accorpandole, decidono di diminuire l’impatto visivo delle antenne sui tetti del centro storico».

    Michele Scotti su Terra del 28 maggio 2010.

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