• accattonaggio molesto

    Sull’accattonaggio molesto

    Intervento sulla mozione sull’introduzione della contravvenzione amministrativa per accattonaggio molesto nel regolamento di Polizia Urbana del Comune di Ferrara

    In due dei documenti presentati oggi si chiede, a fronte di una supposta emergenza dovuta al racket dell’accattonaggio di introdurre nel regolamento di Polizia Urbana norme atte a reprimere il cosiddetto accattonaggio molesto. Dico supposta perché anche il Questore sulla stampa si è dimostrato piuttosto sorpreso da tale emergenza.

    Mi pare che il nostro ordinamento penale già preveda una serie di fattispecie di reato che ben si adattano ai comportamenti che i documenti presentati vogliono oggi punire con una contravvenzione amministrativa:
    – art 572 maltrattamento di familiare e conviventi (da due a sei anni),
    – Art. 600 CP Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (da 8 a 20 anni),
    – ART 600 octies impiego di minori (fino a 3 anni),
    – Art. 610. Violenza privata (fino a 4 anni).

    Mi pare che il livello delle pene appena elencate sia sufficiente ad esaudire sia il cosiddetto effetto deterrente, che la mera repressione del reato.

    Ora colpire l’eventuale vittima del racket con una ulteriore sanzione amministrativa (piccola od elevata che sia) risulta a mio parere una misura oltre che superflua rispetto alle previsioni di legge citate, anche, meglio, soprattutto assolutamente insensata e priva di effetti pratici se non vessare ulteriormente la presunta vittima di quel racket, che peraltro essendo quasi sempre nullatenente, non potrà mai pagare la sanzione comminata.

    Insomma l’introduzione di una simile previsione nel nostro regolamento di Polizia Urbana risulterebbe solo un aggravio di compiti per i nostri vigili urbani (quelli che non ci sono mai quando servono, come vox populi vuole) che peraltro non sono formati e non hanno gli strumenti per fare quello che chiedete nei documenti, ovvero contrastare i racket.

    Perché per sgominare i racket, in quanto crimine tipicamente di tipo associativo, ha necessità di attività di investigazione per la quale i nostri vigili non hanno  né la formazione né gli strumenti normativi.

    E poi come farebbero: ve lo vedete un mendicante fare il molesto davanti a due divise? Dovremmo introdurre anche la novità dei vigili in borghese? (non so neanche se sia possibile giuridicamente)

    Detto che non condivido neanche molte delle premesse dei due documenti, a partire dalla sentenza della corte costituzionale, richiamata quasi con dispiacere, un dispositivo realmente pragmatico avrebbe chiesto al Sindaco di richiedere all’interno del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza un particolare intervento delle forze dell’ordine per sgominare questi racket, sempre che siano realmente tali.

    Potremmo poi dilungarci sul ruolo delle fonti del diritto, ma ci son troppi avvocati e temo non ne usciremmo più.

    Vorrei però chiudere sul concetto di molestia, con una domanda: molesta di più le vostre coscienze il ragazzo che in posa plastica chiede in ginocchio l’elemosina davanti ad un noto supermercato cittadino, o il padre di famiglia che vi si presenta in un parcheggio di un ipermercato con la sportina della spesa in mano chiedendovi un’offerta, e alla vostra risposta, quasi automatica, “non ho monete” vi controbatte, a mezza voce “non ci sono solo monete”?

    La caritas ha visto aumentare in 5 anni del 25% i pasti distribuiti. La crisi ha colpito pesantemente, a partire dai ceti più poveri. Dopo discuteremo dell’assestamento di bilancio e dell’ASP: dobbiamo fare in modo che il previsto “piano di rientro” vada ad incidere sull’organizzazione con economie ed un miglioramento della gestione e non diminuendo i servizi erogati o riversando i costi sull’utenza.

    Anche per questo ne approfitto per chiedere già da ora che si faccia un approfondimento in commissione (vedano i presidenti di quale) sulla situazione dell’ASP alla luce della crisi e dei problemi strutturali di bilancio.

    Finisco con una citazione:
    “Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che senza indulgere in atteggiamenti di severo moralismo non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a “nascondere” la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli. Quasi in una sorta di recupero della mendicità quale devianza, secondo linee che il movimento codificatorio dei secoli XVIII e XIX stilizzò nelle tavole della legge penale, preoccupandosi nel contempo di adottare forme di prevenzione attraverso la istituzione di stabilimenti di ricovero (o ghetti?) per i mendicanti. Ma la coscienza sociale ha compiuto un ripensamento a fronte di comportamenti un tempo ritenuti pericolo incombente per una ordinata convivenza, e la società civile consapevole dell’insufficienza dell’azione dello Stato ha attivato autonome risposte, come testimoniano le organizzazioni di volontariato che hanno tratto la loro ragion d’essere, e la loro regola, dal valore costituzionale della solidarietà.”
    Dalla sentenza della Corte sull’incostituzionalità del reato di accattonaggio.