• Droga, una diffida al Governo. Ora basta

    Antigone, Forum Droghe, Lila, l’Associazione Luca Coscioni e la Società della Ragione hanno inviato lo scorso 31 luglio una diffida al Governo per contestare la violazione della norma fondamentale dell’articolo 1 della legge Iervolino-Vassalli sulla convocazione della Conferenza nazionale sulle droghe.

    Il Testo unico sulle droghe (Dpr 309/90) prevede infatti che “ogni tre anni, il Presidente del Consiglio dei Ministri convochi una conferenza nazionale sui problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope, alla quale invita soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza. Le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa”.

    La diffida ricorda che l’ultima conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti si è tenuta a Trieste dal 12 al 14 marzo 2009; da 8 anni manca quindi un momento di condivisione dei dati e di riflessione sugli effetti della legislazione sulle droghe rispetto alla salute e i diritti umani e civili dei consumatori, alla sicurezza sociale e alla giustizia e questo a fronte di ripetute sollecitazioni nonché e incontri istituzionali promossi dalle associazioni che hanno presentato la diffida.

    Va ricordato che quell’appuntamento organizzato dalla coppia Giovanardi-Serpelloni si caratterizzò per la netta chiusura al confronto con le organizzazioni che contestavano la scelta proibizionista e punitiva della legge 49 del 2006 approvata con un colpo di mano e finalmente bocciata dalla Corte Costituzionale nel febbraio del 2014.

    I firmatari della diffida sottolineano di fronte ai cambiamenti legislativi parziali e non coerenti e rispetto agli sviluppi internazionali che comprendono forme diffuse di legalizzazione della cannabis e al dibattito che si è sviluppato all’Assemblea generale dell’Onu a New York nell’aprile 2016, sia sempre più necessario convocare con urgenza una nuova conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope per porre fine alla inadempienza all’obbligo di legge che dura da troppi anni.

    La conclusione è chiara con la comunicazione che, ”decorso inutilmente il termine di cui all’art. 3 comma 1 D.Lgs n. 198/2009, si procederà alla tutela dei diritti e degli interessi dei propri associati dinanzi alle competenti autorità giudiziarie”.

    A febbraio di quest’anno molte Associazioni avevano lanciato un appello al Governo con precise richieste, dalla nomina di un responsabile politico per dare un indirizzo alla politica delle droghe alla convocazione della Conferenza nazionale sulle droghe, dalla riorganizzazione dei Servizi pubblici nella prospettiva del rilancio della riduzione del danno prevista dai LEA con la previsione di interventi per la prevenzione dei rischi connessi all’abuso e alla clandestinità dei consumi, alla analisi delle sostanze e verso la sperimentazione delle stanze del consumo e dei trattamenti con eroina, alla convocazione di un seminario per discutere il documento conclusivo di Ungass.

    Il silenzio è stato la eloquente risposta.

    il 26 giugno, assieme agli altri gruppi che compongono il Cartello di Genova, è stato presentato l’ottavo libro bianco sulle droghe che ha confermato i gravi effetti collaterali della legislazione antidroga sulla giustizia e sul carcere.

    Il rispetto della legge è un principio che non può essere violato dalle istituzioni. La diffida ha un valore formale, ma la contestazione al Governo è tutta politica. Ora la parola è al Presidente Gentiloni.

  • Caro Renzi, sulle droghe ora bisogna decidere

    matteo-renzi_adessoRoma, 26 giugno 2014

    Il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), insieme a Antigone, Forum Droghe e La Società della ragione, ha inviato oggi una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi in occasione della Giornata mondiale sulle droghe.

    Nella lettera vengono poste al governo alcune questioni rilevanti e urgenti:

    – non è più possibile continuare a non avere un organismo di coordinamento delle politiche antidroga in Italia. Il Dipartimento nazionale politiche antidroga non ha più un direttore. I firmatari della lettera – che hanno più volte denunciato la gestione monocratica, ideologica e tutt’altro che proficua esercitata dall’ultimo direttore del Dipartimento – ritengono che questa funzione di coordinamento possa essere esercitata assai più efficacemente attraverso l’istituzione, presso la presidenza del Consiglio, di un organismo a cui partecipino i principali rappresentanti dei servizi pubblici e del terzo settore in un rapporto continuo con i ministeri competenti e le Regioni. Questo passaggio è ancora più urgente per il fatto che l’Italia assumerà, a giorni, la presidenza dell’Unione europea e, dunque, acquisirà un ruolo guida che dovrebbe esercitare anche in questo settore;

    – vanno congelati tutti i fondi assegnati dal Dipartimento nazionale politiche antidroga a fine 2013, circa 15 milioni di euro, al momento sotto esame presso la Corte dei Conti, finché non verrà ridefinita la sede di coordinamento delle politiche antidroga, come richiamato nel punto precedente. Questo per evitare che vadano dispersi o sprecati fondi che dovrebbero essere messi a disposizione della ridefinizione del sistema di intervento sulla base di criteri nuovi e condivisi;

    – a tal proposito, si chiede la soppressione di un progetto finanziato dal Dipartimento nazionale politiche antidroga proprio con i fondi residui del 2013, con il quale si vorrebbero sostituire, illegittimamente, le conferenze nazionali sulle droghe, aperte a tutti gli operatori e che il governo dovrebbe organizzare per legge ogni tre anni, con la creazione di una piattaforma on line. L’11 luglio prossimo è previsto il primo incontro aperto – un audit – di tale iniziativa. Se questo appuntamento non verrà annullato, il CNCA e altri soggetti del settore solleciteranno un’iscrizione in massa dei propri operatori a tale evento per farlo fallire.

    Per queste e altre questioni relative a una vera e propria ricostruzione del sistema di intervento, i firmatari chiedono al presidente Renzi un incontro nei tempi più brevi possibili.

  • Sprigioniamo le droghe

    Lunedì 25 giugno alle ore 12,00 presso la Sala Stampa del Senato (Corso Rinascimento) alla vigilia della giornata mondiale dell’Onu sull’abuso di sostanze stupefacenti si terrà la presentazione alla stampa del terzo Libro Bianco sugli effetti della Legge Fini Giovanardi.

    Saranno illustrati i  dei dati relativi al 2011 sugli ingressi in carcere e sulle presenze in carcere di consumatori di sostanze stupefacenti, sulle misure alternative per i tossicodipendenti, sulle sanzioni amministrative irrogate e sulle operazioni di polizia e i sequestri di sostanze.

    Introducono:
    Franco Corleone, Stefano Anastasia, Riccardo De Facci.

    Saranno presenti i Senatori:
    Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Roberto Di Giovan Paolo, Marco Perduca
    e l’onorevole Mario Cavallaro.

    Il libro bianco sugli effetti della Legge sulle droghe Fini-Giovanardi, giunto alla terza edizione, è a cura di Antigone, CNCA, Forum Droghe e Società della Ragione., con l’adesione di Magistratura Democratica, Unione Camere Penali.

    Per partecipare alla conferenza stampa, è necessaria comunicare la presenza tramite e-mail al seguente indirizzo: stampa@fuoriluogo.it

    Gli uomini devono indossare giacca e cravatta.

    (via fuoriluogo.it)

  • Chiamiamola tortura

    Nei giorni scorsi ho aderito anche a nome di fuoriluogo.it a quest’appello che, dopo aver aderito, vi invito a diffondere.

    Chiamiamola tortura: per l’introduzione del reato nel codice penale italiano
    In Italia la tortura non è reato. In assenza del crimine di tortura non resta che l’impunità.
    La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti.
    Sono venticinque anni che l’Italia è inadempiente rispetto a quanto richiesto dalla Convezione contro la tortura delle Nazioni Unite, che il nostro Paese ha ratificato: prevedere il crimine di tortura all’interno degli ordinamenti dei singoli Paesi.
    Quanto accaduto nel 2001 alla scuola Diaz ha ricordato a tutti che la tortura non riguarda solo luoghi lontani ma anche le nostre grandi democrazie. Il caso di Stefano Cucchi, la recente sentenza di un giudice di Asti e tanti altri episodi dimostrano che riguarda anche l’Italia.
    Per questo chiediamo al Parlamento di approvare subito una legge che introduca il crimine di tortura nel nostro codice penale, riproducendo la stessa definizione presente nel Trattato Onu. Una sola norma già scritta in un atto internazionale. Per approvarla ci vuole molto poco.

    FIRMA LA PETIZIONE

    PRIMI FIRMATARI
    Andrea Camilleri
    Massimo Carlotto
    Ascanio Celestini
    Cristina Comencini
    Erri De Luca
    Luigi Ferrajoli
    Davide Ferrario
    Rita Levi Montalcini
    Elena Paciotti
    Mauro Palma
    Stefano Rodotà
    Rossana Rossanda
    Daniele Vicari
    Vladimiro Zagrebelsky

    DAL MONDO DELLA GIUSTIZIA E DEI DIRITTI UMANI
    Vittorio Agnoletto (Flare)
    Stefano Anastasia (Antigone)
    Don Luigi Ciotti (Libera, Gruppo Abele)
    Franco Corleone (coord. Garanti territoriali)
    Massimo Corti (Acat Italia)
    Daniela De Robert (Usigrai, Vic – Caritas)
    Roberto Di Giovan Paolo (Forum salute in carcere)
    Ornella Favero (Ristretti Orizzonti)
    Patrizio Gonnella (Antigone)
    Elisabetta Laganà (CNVG)
    Luigi Manconi (A buon diritto)
    Antonio Marchesi (Amnesty International)
    Alessandro Margara (ex capo Dap)
    Carlo Renoldi (Magistratura Democratica)
    Marco Solimano (Arci)
    Valerio Spigarelli (Ucpi)
    Irene Testa (Il detenuto Ignoto)
    Christine Weise (Amnesty International)

    DAL MONDO DELLA POLITICA
    Fabio Alberti (segretario PRC Roma), Anna Finocchiaro (capogruppo del PD al Senato) Silvia Godelli (Assessore al Mediterraneo, Regione Puglia), Luigi Nieri (capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà al Consiglio Regionale del Lazio), Giovanni Russo Spena (responsabile Giustizia PRC )

    DALLA SOCIETA’ CIVILE
    Paolo Flores D’Arcais (Micromega), Ennio Di Francesco (ex Commissario di Polizia), Carlo Galli (docente universitario), Roberto Escobar (magistrato), Sergio Mattone (ex magistrato e componente del Csm), Franco Maisto (presidente del tribunale di sorveglianza di Bologna), Elisabetta Palermo (docente universitario), Salvatore Palidda (docente universitario), Adriana Tocco (garante detenuti regione Campania), Michele Passione (Osservatorio Carcere UCPI), Maurizio Zilioli (Educatore di comunità), Fabrizia Secchi, Roberto Montanari, Luigi Bonomini, Scarani Edilio, Mariangela Sfolcini, Giovanni Montecchi, Mino Massimei (ARCI), Paolo Pinocchi (Ancona), Annamaria D’Alessandro, Don Angelo Pioli (Parroco), Paolo C. Motta (ricercatore universitario Brescia), Ugo Beiso (metalmeccanico, Genova), Peppino Coscione (Comunità cristiana di base Oregina di Genova), Sergio Agostinelli (Verona), Giovanna De Fagiani, Angela Rigoli (medico in pensione, Padova), Fernanda La Camera (Genova), Dora Marucco (Università di Torino), Laura Donatini (Bedizzole, Bs), Massimo Dalla Giovanna (Genova), Mauro Meneghelli (Bologna), Arianna Dissoni, Elisa Russo, Giovanni Bernardini (Università di Siena), Chiara Mozzanti (Aquilea – Lu), Cristiano De Boni, Daniela Bregamo, Elisabetta Serra (avvocato – Cesena), Luciano Giuseppe (Sperone – AV), Donatella Conte, Gianpiero Bonvicino (Zogno – BG), Pietrovito Moschetti, Raffaella Durano (ex dirigente Amministrazione Penitenziaria), Alfredo Moretti, Antonello Cervo (Università degli studi di Perugia e “Law clinic”, Università di Roma3), Enrico Muratore, Giuseppe Lifonso (membro del Direttivo provinciale FLC CGIL del Trentino), Silvia Buzzelli (Università di Milano), Alberto Carone (avvocato – Bari), Enrico Muratore, Leonardo Fiorentini (fuoriluogo.it), Silvia Conti (avvocato), Fernando D’Aniello (dottore di ricerca Università di Pisa), Fabiana Gubitoso (avvocato – Osservatorio carcere camera penale L’Aquila), Paola Ubaldeschi, Maura Mei, Nicolò Urban, Stefania Carnevale (Università di Ferrara), Patrizi Rosa (Nettuno), Giovanna Mozzarella, Chiara Plumari, Luca Colaiacomo (avvocato – Bari), Alessio Olivieri (dottorando di ricerca in scienze politiche, Università di Genova), Lisa Sole (criminologa), Filippo Maltese, Della Passarelli, Enrica Beringheli, Silvio Messinetti (avvocato), Nicoletta Staccioli (Roma), Serena La Manna (ufficio stampa), Paolo Romeo (Associazione Ariaperta di Cuneo), Eugenio Palmieri, Francesco Romeo (avvocato – Roma), Sara Ciarpaglini (Firenze), Marco Mele (giornalista), Lino Frascella (Trieste), Lino Frascella, Maurizio Domenico Disoteo (insegnante e musicologo), Alba Portoghese, Giuseppe Curti (Reggio Emilia), Fabio Dessì, Costanza Frattin, Stefano Moretti (Roma), Pilar Castel, Giuliana Priolo, Gabriella Sacchetti, Gisella Bottoli (Brescia), Gianluca Petrosillo, Luciana Scarcia (A Roma insieme), Cosima Minardi (Roma), Antonio Versari (Roma), Piero Caroleo (Antigone Calabria), Francesca D’Elia, Maria Immacolata Macioti (Università La Sapienza di Roma), Fiorentina Barbieri (Associazione Antigone), Cristiania Panseri (criminologa), Rosanna Pastore, Maria Antonietta Danieli (Treviso), Marcello Gidoni (Ancona), Denis Costalunga, Maria Cristina Bandinelli (Roma), Carmelo Ristagno, Mirko Mazzali (avvocato – Milano), Ernesto De Cristofaro (Catania), Luciano Fontana, Michele Costanzo, Guido Vitiello, Andrea Papini, Carla Papolo, Elvira Vallero, Nicole Tirabassi, Marcello Cicirello, Giovanni Savegnago, Chiara Ciccolella, Giada Giovanile, Patrizia Ciardello, Silvia Cortesi (Milano), Francesco Casali, Luigi Colaianni (Ph.D assistente sociale specialista sociologo, Milano), Norma Bertullacelli (Genova), Giacomo Gabbuti (studente universitario), Valeria Rasi,

    (via Franco Corleone)

  • Ecco (quasi) tutti i danni della legge sulle droghe

    Dopo 5 anni di applicazione della legge 49/2006 Antigone, CNCA, Forum Droghe e La Società della Ragione hanno pubblicato il SECONDO LIBRO BIANCO SULLA LEGGE FINI-GIOVANARDI che contiene l’illustrazione e il commento dei dati sulle conseguenze penali e sulle sanzioni amministrative e i riflessi sull’amministrazione della giustizia e sul carcere delle politiche proibizioniste italiane sulle sostanze.

    Scarica il Dossier dal sito di Fuoriluogo.it: Secondo Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi. (formato pdf, 1,1 mb)

    (dal blog di fuoriluogo.it)

  • Vent’anni di Antigone

    Segnalo anche questi due incontri in occasione del ventennale dell’associazione Antigone

    Giovedì 19 maggio
    ore 14.30 – 19
    Università di Roma Tre
    Facoltà di Giurisprudenza
    Aula 2 – piano terra
    Via Ostiense 161 – Roma

    ESECUZIONE DELLA PENA, TITOLARITÀ DEI DIRITTI E STRUMENTI DI TUTELA

    Saluti di Massimiliano Smeriglio Assessore Provincia di Roma

    Presiede Patrizio Gonnella

    RELAZIONI
    Stefano Anastasia: Difesa civica, prevenzione e tutela non giurisdizionale
    Mauro Palma: Limiti sovranazionali alle forme della punizione legale
    Marco Ruotolo: I residui di libertà dei detenuti nella giurisprudenza costituzionale

    ESPERIENZE
    Fiorentina Barbieri: Lo sportello a Rebibbia
    Franco Corleone: I Garanti locali nella tutela dei diritti dei detenuti
    Susanna Marietti e Gianni Torrente: L’esperienza dell’Osservatorio di Antigone
    Angiolo Marroni: I Garanti regionali nella tutela dei diritti dei detenuti
    Emilio Santoro: L’esperienza de L’altro diritto
    Simona Filippi: L’esperienza del Difensore civico di Antigone

    INTERVENTI PROGRAMMATI
    Giuseppe Mosconi, Carmelo Cantone, Francesco Cascini, Alessandro De Federicis, Giovanni Tamburino

    Conclusioni Luigi Ferrajoli


    Venerdì 20 maggio
    ore 09.00
    Camera dei Deputati, Palazzo S. Macuto
    Sala del Refettorio
    Via del Seminario 76 – RomaGIUSTIZIA, SICUREZZA, CARCERI
    GLI ULTIMI VENT’ANNI ITALIANI

    Vent’anni di politiche della sicurezza

    Introduce e coordina Patrizio Gonnella

    Loïc Wacquant The Return of the Prison and how to Stop it
    Ne discutono Massimo Pavarini, Tamar Pitch, Claudio Sarzotti

    Interviene Franco Ionta

    Vent’anni di politiche della giustizia
    Introduce e coordina Stefano Anastasia
    Dialogo tra Beppe Cascini, Eligio Resta, Valerio Spigarelli

    Conclude Mauro Palma

    Per partecipare è necessario comunicare il proprio nominativo entro il 18 maggio a:
    segreteria@associazioneantigone.it, tel. 0644363191, 3395889039
    I giornalisti possono accreditarsi personalmente allo 0667602125
    Per gli uomini è richiesta la giacca

    (via fuoriluogo.it)

  • La pena e lo spazio

    Società della Ragione
    Antigone
    Fondazione Michelucci
    Forum Droghe

    Architettura versus Edilizia
    QUALI SPAZI PER LA PENA SECONDO LA COSTITUZIONE?

    “Il carcere, magari nuove carceri, che eufemisticamente verranno chiamate in altro modo, si delinea come risposta prevalente ai problemi della nostra società. Non so se il carcere faccia più paura come oggetto o come concetto. Io li rifiuto in tutte e due le forme, come risposta sbagliata persino ai ‘terrori’ dell’opinione pubblica più sprovveduta che chiede ordine e tranquillità. Non ci potrà essere né ordine né tranquillità nei nuovi contenitori, magari rivestiti in marmo, che cominciano a farsi notare nelle nostre periferie, come non ci sarà mai sicurezza sufficiente per chi ha perduto qualsiasi rapporto con il proprio territorio”
    Giovanni Michelucci

    Roma, 2 e 3 dicembre 2010
    Senato della Repubblica – Sala ex Hotel Bologna

    Il Seminario intende concentrarsi sul senso della pena e i principi della Costituzione attraverso una analisi della corrispondenza tra forma e funzione.
    La struttura architettonica, la qualità edilizia e la collocazione urbanistica del penitenziario hanno una stretta relazione col modo di interpretare la pena privativa della libertà in diversi contesti culturali sociali ed economici. Chi si propone di riformare la pena non può rinunciare a ripensare la forma penitenziaria, almeno fino a quando il carcere resterà dominante nelle nostre culture e nelle nostre pratiche punitive. La tendenza dominante è “più carceri” rispetto all’ipotesi “meno carcere”. Così la rinnovata emergenza del sovraffollamento penitenziario ha spinto il Governo ad assumere la questione edilizia come strumento principe per farvi fronte, attraverso la predisposizione di un “Piano Carceri” finalizzato all’ampliamento della capacità ricettiva. La Società della Ragione che ha già organizzato l’anno scorso un incontro su
    questi temi, propone invece la necessità di una grande riforma del carcere, proprio a partire dalla situazione di crisi individuando nuovi modelli di struttura, di vita e di inserimento sociale.
    Troppo spesso il carcere si trasforma in un deposito di corpi con un conseguente trattamento inumano e degradante che sfiora la tortura: occorre far rivivere i principi della Riforma del 1975 e attuare il Regolamento del 2000.

    Partecipano
    Stefano Anastasia
    Garante dei detenuti di Antigone e Ricercatore Università di Perugia
    Sebastiano Ardita
    Direttore generale Ufficio detenuti e trattamento DAP
    Vittorio Borraccetti
    già Procuratore della Repubblica di Venezia, membro del CSM
    Cesare Burdese
    Architetto
    Guido Calvi
    Avvocato, membro del Consiglio Superiore della Magistratura
    Lucia Castellano
    Direttore della Casa Circondariale di Milano Bollate
    Franco Corleone
    Presidente Società della Ragione, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze
    Anna Finocchiaro
    Presidente del Gruppo parlamentare del Partito Democratico al Senato
    Patrizio Gonnella
    Presidente dell’Associazione Antigone
    Corrado Marcetti
    Architetto, Direttore della Fondazione Michelucci
    Sandro Margara
    Presidente della Fondazione Michelucci
    Francesco Maisto
    Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
    Mauro Palma
    Presidente del Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio d’Europa
    Sonia Paone
    Sociologa urbana, Università di Pisa
    Eligio Resta
    Professore di Filosofia e Diritto Università Roma 3
    Leonardo Scarcella
    Architetto, Responsabile Tecnico del Ministero della Giustizia
    Adriano Sofri
    Scrittore
    Maria Stagnitta
    Associazione Insieme, Vice Presidente di Forum Droghe
    Luca Zevi
    Architetto
    Grazia Zuffa
    Psicologa, direttrice di Fuoriluogo

    Scarica l’invito in formato pdf dal sito de La Società della Ragione, via fuoriluogo.it.

  • Presentato il rapporto sui diritti globali 2010

  • Appello per il rispetto del regolamento penitenziario

    Ho aderito a quest’appello lanciato da Antigone, A buon diritto, Carta per dare il via a una vera e propria vertenza nei confronti delle istituzioni affinché siano rispettati i diritti delle persone detenute. Vai all’appello sul sito di Carta.

    In carcere non si rispettano le leggi. Chi non le rispetta fuori, viene messo dentro; chi mette dentro, le istituzioni democratiche, non le rispetta e basta. Quasi niente, nelle carceri, è come dovrebbe essere, funziona come dovrebbe funzionare, rispetta il dettato delle norme che dovrebbero regolare la vita penitenziaria. È trascorso quasi un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani che ha condannato l’Italia per aver detenuto persone in meno di tre metri quadri. Una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, un’ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante. Oggi la situazione è peggiore di allora.

    Il prossimo 20 settembre saranno dieci anni dall’entrata in vigore del Regolamento penitenziario, che guardava verso condizioni più dignitose di detenzione. In cinque anni era fissato il termine per adeguare le carceri ad alcuni parametri strutturali. Che ci fosse l’acqua calda, per fare solo un esempio. Ne sono passati dieci, di anni, e quasi ovunque gli edifici sono ancora fuori legge. Noi ci riteniamo da oggi in vertenza contro le istituzioni. Utilizzeremo ogni strumento legale a disposizione per far sì che lo Stato paghi il prezzo della propria illegalità.

  • Regolamento penitenziario

    In carcere non si rispettano le leggi. Chi non le rispetta fuori, viene messo dentro; chi mette dentro, le istituzioni democratiche, non le rispetta e basta. Quasi niente, nelle carceri, è come dovrebbe essere, funziona come dovrebbe funzionare, rispetta il dettato delle norme che dovrebbero regolare la vita penitenziaria. È trascorso quasi un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani che ha condannato l’Italia per aver detenuto persone in meno di tre metri quadri. Una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, un’ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante. Oggi la situazione è peggiore di allora.

    Il prossimo 20 settembre saranno dieci anni dall’entrata in vigore del Regolamento penitenziario, che guardava verso condizioni più dignitose di detenzione. In cinque anni era fissato il termine per adeguare le carceri ad alcuni parametri strutturali. Che ci fosse l’acqua calda, per fare solo un esempio. Ne sono passati dieci, di anni, e quasi ovunque gli edifici sono ancora fuori legge. Noi ci riteniamo da oggi in vertenza contro le istituzioni. Utilizzeremo ogni strumento legale a disposizione per far sì che lo Stato paghi il prezzo della propria illegalità.

    Ho aderito a quest’appello lanciato da Antigone, A buon diritto, Carta per dare il via a una vera e propria vertenza nei confronti delle istituzioni affinché siano rispettati i diritti delle persone detenute. Vai all’appello sul sito di Carta.

  • Carceri aperte ai giornalisti

    Ho aderito anch’io a questo appello lanciato dal Manifesto e da Antigone. Qualche effetto (l’appello, non certo la mia adesione) l’ha avuto come possiamo leggere oggi sul sito del Manifesto. Aderite anche voi.

    L’opinione pubblica ha diritto di conoscere quanto accade nei penitenziari italiani. Non esiste alcuna norma che vieti espressamente alla stampa di visitare gli istituti carcerari. Ma, negli ultimi anni, l’amministrazione penitenziaria ha ristretto sempre più le possibilità di accesso.
    Il diritto all’informazione libera deve poter comprendere la visita dei luoghi di detenzione, nel rispetto della sicurezza pubblica. Al ministro della Giustizia, che denuncia l’emergenza carceri, segnaliamo che esiste anche “un’emergenza informazione”, per questo chiediamo di cambiare regole e prassi autorizzando l’accesso ai giornalisti nelle sezioni delle carceri al fine di raccontare la quotidianità della vita reclusa, non solo gli eventi tragici o eccezionali.

    Primi firmatari:
    Rita Levi Montalcini, Stefano Rodotà, Valerio Onida, Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer, Rosaria Capacchione, Gian Antonio Stella

  • Ricorso alla Corte europea per i Diritti dell’Uomo per denunciare le condizioni di sovraffollamento

    Il Difensore civico dei diritti delle persone private della libertà dell’Associazione Antigone, Stefano Anastasia invita chi è interessato a presentare ricorso alla Corte europea per i Diritti dell’Uomo, per denunciare le condizioni di sovraffollamento in cui è costretto a vivere (o ha vissuto) in Carcere, a compilare la scheda scaricabile qui.
    Il Difensore civico valuterà se il caso rientra nei presupposti per poterlo presentar alla Corte europea. In caso positivo, si metterà a disposizione per seguire il ricorso. La scheda dovrà essere inviata al seguente indirizzo: Difensore civico – Associazione Antigone, Via Principe Eugenio 31, 00185 Roma.

    Dal blog di Fuoriluogo.it.