• La grande contraddizione di Giovanardi&co

    Antonio Crispino, sull’edizione romana del Corriere della Sera, dimostra ciò che tutti noi sappiamo ma che spesso non vogliamo ammettere: la droga è già libera, la si trova ovunque e chiunque la puo’ comprare.

    E’ questa forse la più grande contraddizione dietro cui si nascondono i vari Giovanardi e Serpelloni, fieri alfieri del proibizionismo. Accusano gli antiproibizionisti (anzi, meglio quei pochi giapponesi sull’isola, secondo il nostro sottosegretario preferito) di voler “liberalizzare” la droga, e quindi la morte. Ma non è così: gli antiproibizionisti vogliono invece regolamentare un mercato, quello delle sostanze, che è già libero e accessibile, pericoloso e in mano alla criminalità. Legalizzare, significa infatti togliere il mercato dalle grinfie delle narcomafie e costruire per ogni sostanza un impianto regolamentare che sia parametrato alla sua pericolosità. Come dimostrato nel volume Dopo la guerra alla droga. Un piano per la regolamentazione legale delle droghe, di cui Forum Droghe ha curato l’edizione italiana, legalizzare significa- oltre che limitare i danni “collaterali” della war on drugs – anche poter esercitare un controllo sulle sostanze, un controllo sui produttori e sui consumatori. Un controllo che oggi, nonostante Giovanardi&co, è impossibile.

    Perchè uno dei fallimenti più grandi del proibizionismo è l’ipocrisia in cui ci costringe a vivere.

    Vai all’articolo e al video sul Corriere della Sera

    Vai alla scheda del volume: Dopo la guerra alla droga. Un piano per la regolamentazione legale delle droghe

    (articolo per la nota a margine di fuoriluogo.it)

  • Chi ha assassinato chi?

    Quiz con ripasso di storia contemporanea.
    Assenge rilascia un’intervista al Guardian in cui dichiara di temere di essere ucciso negli usa. Più precisamente teme di “being killed “Jack Ruby-style” in the US prison system”.
    I due più importanti quotidiani italiani – Repubblica e Corriere – traducono l’intervista, ma ne traggono due conclusioni diverse.
    LA DOMANDA E’: Secondo voi Assnge teme di fare la fine di Jack Ruby o di Lee Harvey Oswald?
    Corriere della Sera:

    Repubblica:

    La risposta corretta la potete (forse) intuire da soli, sfogliando le pagine di Jack Ruby e di Lee Harvey Oswald su Wikipedia.
    Attenzione, perchè potrebbe essere una domanda a trabocchetto!

  • Perchè poi uno si preoccupa

    Da alcune settimane ho la netta sensazione di condividere molti dei contenuti dei corsivi sul Corriere della Sera.

    Sono io, o è il paese ad essere andato in vacca?

    Una banca vale più degli elettori?

    Non è facile capire la logica che ha spinto Denis Verdini a dimettersi da presidente della Banca del Credito Cooperativo Fiorentino, e a non lasciare la carica di coordinatore del Pdl. È come se si sentisse più responsabile nei confronti degli azionisti che degli elettori; o comunque ritenesse i primi più severi e temibili dei secondi. Ma la sua scelta non può non lasciare interdetti. Se ritiene che la magistratura lo abbia indagato ingiustamente, è comprensibile la resistenza alle richieste dell’opposizione e della minoranza di Fini.
    Nel momento però in cui getta la spugna come banchiere, non si comprende perché ritenga di poterla tenere in mano da dirigente politico. Si tratta di un cortocircuito fra sfera pubblica e privata che finisce per privilegiare la seconda; e per offrire agli elettori del centrodestra un’immagine sghemba di un loro rappresentante. Non si tratta di accreditare un suo coinvolgimento nei fatti dei quali viene sospettato; né di assecondare sentenze preventive; né, ancora, di sottovalutare gli aspetti strumentali degli attacchi di cui è destinatario: sono anche pezzi della faida nel Pdl in atto da mesi.
    Ma nello stesso tempo è difficile liquidare la questione sostenendo semplicemente di credere a Verdini, alle sue assicurazioni di non avere commesso nulla di illegale. Questa tesi, esposta ieri ad esempio dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa per puntellare il «no» alle dimissioni dall’incarico nel Pdl, è un segno di amicizia e di solidarietà fra coordinatori. Eppure rischia di apparire anche la dimostrazione di un’incomprensione, e di una involontaria mancanza di rispetto per l’elettorato: soprattutto dopo la decisione di Verdini di lasciare la banca per motivi di opportunità. A questo punto, la stessa preoccupazione dovrebbe suggerire un passo indietro dal vertice del partito. Certo non è facile, in un momento in cui la rissa fra berlusconiani e finiani ha imboccato un tornante pericoloso e probabilmente senza ritorno. L’esigenza di tenere unite le forze nel conflitto dentro il Pdl fa apparire anche la scelta più ragionevole come un gesto di debolezza, di cedimento alle ragioni nemiche. Il risultato è un irrigidimento, quasi un arroccamento su posizioni che a prima vista sono obbligate; ma alla lunga potrebbero rivelarsi imprudenti. Anche perché in politica le contraddizioni hanno un prezzo. E più a lungo vengono eluse, più si prendono una rivincita rapidissima nelle sue conseguenze. Un elettore non chiede o suggerisce, come un consiglio di amministrazione, di uscire di scena in attesa magari di tempi migliori. È più indifeso, e forse disposto a dare credito alla persona ed allo schieramento che ha votato e contribuito a portare in Parlamento. Proprio per questo merita una considerazione se non superiore, uguale a quella verso una banca.

    Massimo Franco

  • Il duro mestiere del giornalista addetto alle gallerie di un quotidiano online (2)

    C’è qualcuno, al Corriere, che crede veramente che la Luna diventi blu come un puffo ogni diciannove anni. E c’è un altro qualcuno, sempre al Corriere, che permette che una scemenza simile venga pubblicata. E infine c’è un terzo qualcuno o qualcosa, Emmevi (presumo sia un’agenzia fotografica), che rifila al Corriere una luna tinta di blu col computer spacciandola per un fenomeno autentico

    Per la serie sul duro mestiere del giornalista addetto alle gallerie di un quotidiano online oggi Paolo Attivissimo commenta la Luna Blu nella colonna destra del sito del Corriere della Sera.

  • Demagogia, paura e carcerazione preventiva

    Posso anche capire la tentazione del Partito Democratico: rendere pan per focaccia alla destra che prima e più spregiudicatamente di Veltroni cavalcò la paura amplificata dai mass media. Purtroppo le prime reazioni vanno in questo senso, con i giornali pronti a saltarci nuovamente in groppa tanto per mettere sotto pressione la giunta Alemanno e il ministro Maroni. Voglio dire agli esponenti del Pd che subiscono tale riflesso automatico, e di nuovo s’illudono di poter cavalcare gli umori di un popolo disorientato, che commetteno un errore politico, oltre che morale. Perchè non è inseguendo la destra nell’irrazionalità che troveranno la loro rivincita. La destra li sconfiggerà sempre, escogitando un “di più” demagogico nella politicizzazione delle ansie che non trovano mai risposta.

    Gad Lerner commenta così le reazioni d’istinto ai recenti stupri romani da parte del PD.

    Non poteva dirlo meglio. Come si dovrebbe avere il coraggio di dire, anche se impopolare, che se non sussitono le motivazioni della custodia preventiva non vi è alcuna ragione per cui una persona, anche reo-confessa, ma non ancora giudicata, debba stare in carcere.

    Lo dice, ancora una volta meglio di me, Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, via wittgenstein:

    È crudele che la politica inganni l’opinione pubblica alimentando nei cittadini l’equivoco alla base delle polemiche sugli arresti domiciliari chiesti dalla Procura di Roma per il violentatore di una ragazza a Capodanno, come se costui l’avesse fatta franca per il solo fatto di essere oggi agli arresti a casa invece che in carcere.

    Nell’ordinamento vigente, infatti, la custodia cautelare non è affatto l’anticipazione del futuro «castigo» che il «colpevole » meriterà per il delitto commesso, non è un antipasto della punizione, non è il modo di risarcire la parte lesa per il male patito e la collettività per l’infrazione alle regole. La punizione per il dolore arrecato alla vittima, la pena equa per il delitto commesso, la sanzione che potrà disattendere le giustificazioni «buoniste» abbozzate dall’indagato (ero drogato, non ero in me, sono pentito), vanno chieste alla sentenza del processo, non adesso, alla carcerazione del giovane. La custodia cautelare in carcere, invece, è solo uno strumento utilizzabile dai magistrati, per un limitato periodo di tempo e se ve ne sia motivo ricavato da specifici elementi, per tutelare la genuinità delle indagini dal pericolo di inquinamento delle prove, per neutralizzare il pericolo che l’indagato fugga, per contenere il rischio che ricommetta il reato.

    Tre esigenze cautelari che, nel caso dell’indagato romano (reo confesso, incensurato, facilmente controllabile nell’abitazione dei genitori) il pm ha valutato soddisfatte già dagli arresti in casa in attesa del processo. Soluzione che, ad esempio, potrebbe invece non essere percorribile per un italiano con precedenti penali specifici; o per lo straniero sospettato di uno stupro, che potrebbe restare in carcere a motivo non di un discrimine etnico, ma dell’assenza di un domicilio certo che lascerebbe permanere il pericolo di irreperibilità e quindi di reiterazione del reato. Tutto ciò la politica sa benissimo, ma si guarda bene dallo spiegarlo ai cittadini. Anzi continua a smarrirli e disorientarli, per esempio alimentando l’illusione per cui, se «è la legge sbagliata», allora «la si cambierà» in modo che per reati gravi come lo stupro la carcerazione prima del processo «sia obbligatoria»: è una presa in giro, giacché chi la propone sa bene che la Consulta ha più volte rimarcato che contrasterebbe con i principi costituzionali qualunque norma che stabilisse per alcuni reati l’automatica applicazione della custodia cautelare in carcere, ribadendo invece che in base a quei principi deve essere sempre lasciato al giudice uno spazio di valutazione dell’indagato-concreto nel caso-concreto. Ma l’assurdità e al tempo stesso la contraddizione più clamorose arrivano da quella politica che, negli arresti domiciliari all’indagato per stupro, censura l’assenza di «pene esemplari senza pietà » (come da destra il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna), o si duole che «così passi un messaggio di non gravità dello stupro» (come da sinistra la sua collega del Pd, il ministro-ombra Vittoria Franco).

    Assurdo, perché il compito dei magistrati non è lanciare «messaggi» sui «fenomeni», e nemmeno produrre «esemplarità», ma giudicare singole persone in casi concreti. E contraddittorio, perché una magistratura che lanciasse «messaggi», o producesse «esempi», farebbe non il proprio lavoro ma supplenza della politica o della sociologia: cioè proprio quello che la politica critica, e a ragione, quando è la politica a subire quella «messaggistica» o quegli aneliti di «esemplarità» che talvolta affiorano nelle pieghe di provvedimenti giudiziari confusi, sovrabbondanti, sproporzionati. Più utile forse del rituale invio di ispettori ministeriali alla Procura di turno, forse sarebbe dare concretezza ai tante volte annunciati, e altrettante volte rimandati o tenuti a bagnomaria, interventi pratici per velocizzare la celebrazione dei processi. Anche nel caso dello stupro romano, infatti, è su questo terreno che si giudicherà davvero la capacità dello Stato di dare una reale risposta alla ragazza violentata: non sulla manciata in più o in meno di giorni in carcere preventivo per il suo violentatore adesso, ma sulla rapidità di approdare al dibattimento, di celebrarne con le ordinarie garanzie il giudizio, e di assicurare l’effettività della pena definitiva.

    Altri commenti da blogbabel: Blog senza qualità, Stampa rassegnataLeibniz, Federica Sgaggio, Quadernino, Patchwork, Far finta di essere sani.

  • Cambio di difesa…

    “Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai…”.

    Il sempre più sinistro Silvio Berlusconi svela il suo vero obbiettivo.

    Finalmente abbiamo capito, altro che esercito del male: un semplice passaggio dalla marcatura a zona a quella a uomo…

    Berlusconi: “30 mila soldati nelle strade un esercito contro l’esercito del male”

    OLBIA – Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi interviene sull’emergenza sicurezza nelle grandi città dopo gli ultimi episodi di violenza a Roma e Guidonia. “C’è una proposta del ministro Maroni condivisa dal ministro La Russa per aumentare di 10 volte il numero dei militari che, invece di essere un esercito che fa la guardia nei confronti del deserto dei Tartari, sarà utilizzato per combattere l’esercito del male cioè la criminalità diffusa”.Parlando ad Arzachena, il premier ha sostenuto che sarà aumentato il numero dei tre mila militari in aiuto alle forze dell’ordine, “una trovata – ricorda – che è del presidente del Consiglio e adesso si svilupperà con ottimi risultati”.
  • Fermo o spalo!

    Pensavo che fosse uno scherzo, ero stanco ieri sera e credevo di essermelo quasi sognato.

    Poi no, leggendo stamattina quotidianità del libertario – dal quale prendo a prestito il geniale titolo – ho avuto conferma dell’ultima geniale trovata della Sindaca Moratti, l’esercito antineve:

    Dopo aver fatto la guardia ai cestini, ora dovrebbero sgombrare le strade dalla neve.

    A me si è rotto lo scarico del cesso. Che faccio, do uno squillo ai lagunari?

    Il mio scarico è a posto, ma il Comune di Ferrara credo che abbia dovuto spendere più di 100.000 euro per l’ultima nevicata. Che facciamo scarichiamo anche noi i costi sul contribuente italiano o il fatto che intorno al Po d’inverno possa nevicare la consideriamo un’eventualità che un’amministrazione, e i suoi cittadini, devono prevedere?

    Sì anche i cittadini. Perchè sono d’accordo con chi dice che una nevicata a Milano o Torino (o Ferrara) non è niente di drammatico: ci si bagna i piedi e si sta attenti a non scivolare. Il problema è che abbiamo perso il rapporto con il vivere su un Pianeta che ha i suoi climi per ogni stagioni (sempre più vari…), e che ogni clima ha i suoi tempi. Con la neve bisogna sapere che è difficile circolare, qualsiasi sia la quantità di sale sparsa per le strade, che ci si metterà più tempo a spostarsi ed è possibile che non si riesca a fare tutto quello che ci si era prefissi di fare. Magari si chiudono anche le Scuole.

    Ma noi ormai abbiamo rimosso tutto questo, fra telefonini che ci trovano ovunque e SUV che vanno dappertutto (soprattutto sui marciapiedi), così telefoniamo alla direttaTV per l’emergenza neve….

  • E se lo dice lui…

    Il Papa a Cagliari: «Serve una nuova generazione di politici cattolici»
    Benedetto XVI: «C’è bisogno di rigore morale e competenza». Berlusconi in prima fila

    Appunto, Berlusconi in prima fila. Chissà se ha preso la comunione

    Vai all’articolo del Corriere della Sera.

  • l’agenda di un uomo stanco…

    Finalmente abbiamo un presidente del Consiglio che lavora. Mica come quei fannulloni dei dipendenti pubblici, o quei ruba indennità degli amministratori locali.

    Ce lo dice il Corriere della sera che pubblica in home page la foto dell’agenda del sinistro Silvio Berlusconi sventolata in piena conferenza stampa mercoledì scorso.

    Vediamo un po’ gli appuntamenti di mercoledì 31 luglio del nostro indaffarratissimo:

    • Alle 9,40, ma non si legge benissimo presumibile appuntamento uscita da casa
    • Alle 10 doveva partire verso Civitavecchia e l’inaugurazione della centrale Enel. Ma, come ben sappiamo, ci ha mandato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola.
    • alle 13 c’è il segretario generale Mauro Masi. E ci sta.
    • alle 13,30 la «colazione» al Senato per gli 80 anni di Cossiga, addirittura disertata dal festeggiato «per non trovarmi in imbarazzo e non creare imbarazzo».
    • Poi incontra il suo avvocato Niccolò Ghedini, e anche Gianni Letta. Fa una telefonata a Bossi (è pur sempre ministro).
    • Poi incontra/telefona un ex detenuto ora ai servizi sociali: Cesare Previti.
    • Poi pero’, e sono solo le 17 circa (immaginiamo) l’agenda si fa abbastanza privata: «Manna» e «Troise», una di seguito all’altra. Saranno l’attrice Antonella Troise oppure Evelina Manna? Telefonata, incontro, chissà. E dubbio ancor più importante se erano appuntamenti: si saranno incontate in sala d’attesa?
    • Poi verso le 19 fine della pausa e un ritorno alle trame: telefonata a Marco Staderini, il consigliere d’amministrazione Rai di area Udc.
    • Poi si legge «Di Girolamo», una delle deputate PDL che ricevettero il famoso bigliettino «…vi autorizzo ad andarvene! Molti baci a tutte e due!!!».
    • Infine, quasi, un appuntamento familiare: «Sardegna per compleanno Barbara», la figlia, anche di Veronica Lario.

    L’analisi del bigliettino non finisce qui. In chiusura un appunto sul Milan (incontro con Galliani e Ancelotti?), ma soprattutto due righe che non lasciano più dubbi «Al presidente n?1. Al presidente più vittorioso nella storia del calcio. N?1 nella storia del calcio…».

    E’ vero quest’uomo è affaticato…

    Anche su TLUCblog, Blogfriends, Nondiremaivideo.

  • Le notizie di una settimana drogata

    papaveriAlla fine siamo arrivati alla fine della settimana in cui si celebra la giornata mondiale antidroga. E ne abbiamo sentite di tutti i colori, a dimostrazione che le sostanze stupefacenti circolano, eccome, anche a Fini-Giovanardi in vigore.

    In ordine sparso le notizie di questa settimana drogata.

    Tranquilli, c’è Giovanardi.
    Giovanardi ha detto che la situazione in Italia è grave ma non drammatica (giuro). Sì quello che fino a ieri si scagliava contro quest’Italia drogata. Insomma, adesso c’è lui e siamo in una botte di ferro, pure in parlamento.

    La terza guerra mondiale
    Antonio Costa, che è un altro che non si risparmia di certo, ha detto prima che l’onu non ha mai parlato di un mondo senza droghe in 10 anni (10 anni fa), e poi che è ora di iniziare la Terza Guerra Mondiale: quella alle droghe. Insomma prima era solo furbescamente smemorato, adesso diventa pure pericoloso.

    Il consorte della Regina delle Birre governerà il mondo?
    Intanto in America McCain, quello che vorrebbe prendere in mano il cerino della War on Drugs dalla famiglia Bush, non si lascia mancare nulla neanche lui: l’azienda della moglie, distributrice della Budweiser (sì quella che ha “fregato” il marchio alla budweiser ceca) si oppone addirittura all’iniziativa rivoluzionaria delle «Madri Contro la Guida in Stato di Ubriachezza»  che vorrebbe imporre per legge di indicare anche su bottiglie e lattine di birra e vino il contenuto alcolico. Giuro (fonte Corriere della Sera). Pare che il tema sia così delicato “che John McCain da anni si astiene dal votare o intervenire su qualsiasi cosa che riguardi l’alcol.” Ma se fosse eletto alla Casa Bianca? “Nessuno si aspetta che dallo Studio Ovale, McCain conceda favori speciali alle aziende che producono o distribuiscono alcolici. Ma il conflitto di interessi potrebbe frenarlo dall’agire energicamente su temi come l’alcolismo giovanile. La sua campagna dice che «nessuna decisione sarà presa» fino a dopo le elezioni.” Complimentoni.

    Non ne bastava una?
    Forse anche il caldo ha influito sull’iniziativa di alcuni parlamentari del PDL, non sazi della scorpacciata di ipocrisia del 26 giugno, che chiedono con una proposta di legge l’istituzione di una giornata nazionale di lotta alla droga. Sì un’altra. L’ennesimo prova che il concetto del limite è purtroppo patrimonio di pochi.

    L’ho visto su youtube!
    Chicca finale il video che farà scandalo e che chiude in bellezza questa settimana. Alcuni ragazzini si rollano (male) una canna in classe e mandano il filmato su youtube. Sul blog di fuoriluogo.it si accetto scommesse su chi sarà il primo ad intervenire sulla grave crisi del sistema morale e scolastico del nostro paese.

  • La bicicletta, il ladro, il bazooka.

    ladri di bicicletteRubare una bicicletta in Sudan. Dal Corriere della Sera, via ciclistica.it:

    Non ha potuto appellarsi al concetto di legittima difesa il padrone di una bicicletta che, in Sudan, ha pensato bene di sventare il furto del suo mezzo utilizzando un bazooka. La vicenda è stata raccontata dal sito internet della tv saudita al Arabiya. Tutto è avvenuto nell’elegante quartiere residenziale di al Riad, nella capitale sudanese. Il ladro, a dir poco sfortunato, è saltato su una bici, come nel famoso film di Vittorio De Sica, ma ha trovato ben vigile il proprietario e, tra l’altro, in possesso di un’arma non proprio delle più comuni: un lanciatore di granate a razzo Rpg. A quanto racconta al Arabiya si sarebbe trattato di una vera e propria esecuzione. Quando l’irascibile ciclista ha premuto il grilletto, infatti, il ladro era ormai stato messo in fuga dai passanti. Il tutto è accaduto in pieno giorno. L’emittente riferisce che il giudice della prima sezione del Tribunale penale di Khartoum «ha ritenuto l’imputato colpevole di omicidio volontario» e non ha concesso l’attenuante della legittima difesa, in quanto «l’imputato era troppo distante dalla vittima al momento dello sparo». Il giudice, inoltre, non ha inteso concedere attenuanti neanche rispetto agli articoli di legge sulla difesa delle proprietà personali: «Il ladro aveva ormai abbandonato la refurtiva», quando è stato centrato in pieno e ucciso dal razzo, ha detto il magistrato. Il processo, che ha avuto luogo lunedì, è stato aggiornato «per permettere alla parte lesa di esporre le sue richieste dei danni, prima di emettere la sentenza»