• Naloxone overdose

    Morti da overdose e riduzione del danno

    Al Presidente del Consiglio Comunale di Ferrara

    Oggetto: interpellanza sulle morti da overdose.

    Il sottoscritto consigliere comunale

    PREMESSO

    che purtroppo nel corso degli ultimi anni nella nostra città si sono verificati numerosi casi di overdose da oppioidi, alcuni terminati tragicamente con la morte di alcuni giovani consumatori.

    RILEVATO

    che come dimostrano le relazioni sulle tossicodipendenze il consumo di eroina non è mai scomparso, anche se sono cambiati negli anni modalità e luoghi di assunzione.

    TENUTO CONTO

    • che il nostro paese è per fortuna fra quelli con la minore incidenza di overdose da oppioidi in Europa, grazie soprattutto alle politiche di riduzione del danno implementate a partire dagli anni 90, in particolare grazie alla libera vendita del naloxone come farmaco salvavita nelle farmacie e alla possibilità di distribuirlo direttamente ai consumatori e alle loro famiglie ad opera dei servizi pubblici e degli interventi di riduzione del danno;
    • che il consumo di sostanze inserite nelle tabelle del DPR 309/0 è legale e che la prevenzione e la lotta ai danni e ai rischi correlati al loro uso è questione sanitaria e sociale, e non penale o di ordine pubblico.

    RILEVATO INOLTRE

    • che l’escalation di uso di oppioidi in altri paesi, come gli Stati Uniti, è causata anche dalla diffusione di oppioidi sintetici quali il fentanyl, alcuni particolarmente pericolosi se usati come taglio dell’eroina;
    • che in molti paesi europei le politiche di riduzione del danno hanno ampliato il loro spettro di intervento, prevedendo oltre che il controllo delle sostanze in possesso dei consumatori (drug checking) anche l’apertura di luoghi per il consumo sicuro di sostanze da iniezione, con supervisione medico-infermieristica, che hanno fatto abbassare fortemente il tasso di overdose. Recentemente anche la città di Parigi ha aperto una stanza del consumo, mentre queste sono attive da decenni in Canada, Svizzera, Germania, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca e Olanda. Negli ultimi anni anche negli USA si sta valutando da parte delle municipalità l’apertura di Drug Consumption Room, a seguito del picco di morti da overdose da oppiodi degli ultimi anni.
    • che esiste uno studio sulla città di Baltimora (USA) che dimostra come l’apertura di safe injecting room prevenga non solo le morti da overdose, ma sia una fonte di risparmio per il sistema sanitario;

    INTERPELLA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

    al fine di chiedere:

    • quali siano gli interventi di prevenzione degli abusi e sensibilizzazione sulle problematiche legate all’uso di sostanze illegali e legali nel territorio comunale;
    • se e con quali modalità viene distribuito il naloxone dai servizi per le dipendenze cittadini e se questo è disponibile presso tutte le Farmacie Comunali;
    • quale sia l’attività di bassa soglia anche tramite unità di strada messa in campo dal SerD di Ferrara, con quale frequenza e in quali contesti, e con che modalità venga distribuito il naloxone;
    • se nel corso delle analisi seguite ai ricoveri e alle morti da overdose siano stati riscontrate presenza di oppioidi sintetici o altre sostanze di taglio;
    • se sia intenzione del Comune avviare un confronto con i servizi preposti al fine di valutare la possibilità di implementare gli interventi di prevenzione e sensibilizzazione e sperimentare azioni e politiche di riduzione del danno innovative, quali il drug Checking e le Drug Consumption Room.

    Ferrara, 4 ottobre 2017

    Il consigliere comunale

    Leonardo Fiorentini (SI)

  • Aumenta la produzione di oppio in Afghanistan: +61%

    Nonostante i quasi 10 anni di occupazione NATO in Afghanistan, la produzione di oppio continua a crescere secondo il rapporto 2011 dell’UNODC. Continua così anche il fallimento delle politiche ONU, fatte di repressione, eradicazione e goffi tentativi di sostegno alla riconversione agricola. E nel frattempo nel paese asiatico raddoppiano i consumatori di oppiacei e si parla di epidemia HIV per i consumatori di droghe.

    La coltivazione di oppio in Afghanistan ha raggiunto nel 2011 131.000 ettari, con un incremento del 7% rispetto allo scorso anno. E’ questo il dato che apre il rapporto 2011 sulla situzione dell’oppio in afghanistan, presentato oggi dal direttore dell’UNODC Fedotov.

    Così, nonostante il direttore dell’UNODC rivendichi l’aumento del 65% di coltivazioni eradicate dagli interventi repressivi ONU, la produzione di oppio in Afghanistan aumentera’ del 61 per cento rispetto all’anno precedente. Si passa infatti dalle 3.600 tonnellate prodotte del 2010 alle 5.800 tonnellate nel 2011.

    Non solo: a causa delle situazione del paese, e delle politiche repressive, è previsto un raddoppio del valore delle coltivazioni: il prezzo è infatti cresciuto da 169 a 241 dollari al kg. Lo scorso anno circa 605 milioni di dollari di oppio sono stati prodotti in Afghanistan, mentre quest’anno si stimano guadagni per 1,4 miliardi di dollari, con un incremento del 133%.

    Nel frattempo nel paese asiatico sono quasi raddoppiati i consumatori di oppiacei: se nel 2005 la prevalenza di consumo di oppiacei si fermava all’1,4% oggi si attesta al 2,65%. E si parla di epidemia HIV per i consumatori di droghe.

    Dall’Afghanistan arriva circa l’80% del totale dell’oppio prodotto su scala mondiale. Per il paese la produzione della sostanza contribuisce al 9% del PIL. “I guadagni piu’ alti ricavati dall’oppio, contro i prezzi piu’ bassi del grano, possono aver incoraggiato i coltivatori a riprendere la coltivazione del papavero da oppio”, si legge nel rapporto. Nel passato peraltro, proprio l’inconsistenza del sostegno economico dell’UNODC ai coltivatori coinvolti nella riconversione agricola delle coltivazioni aveva portato al fallimento delle politiche di sostituzione dell’oppio con produzioni food.

    Sono circa 191.500, pari al 5% della popolazione, gli afghani coinvolti oggi nella coltivazione dell’oppio. La pianta e’ coltivata nella meta’ delle 34 province del paese, ma il 95% della produzione arriva da nove province, “nelle zone piu’ instabili del sud e del sud-ovest – si legge ancora – dominate dall’insorgenza e dalle reti del crimine organizzato”. Questo dato, secondo l’UNODC, “conferma il link tra l’insorgenza e la coltivazione di oppio fin dal 2007”. Da annotare infine che le squadre impegnate nell’eradicazione delle coltivazioni di oppio si sono confrontate con incidenti di quattro volte piu’ numerosi rispetto a quelli dello scorso anno.

    “L’Afghan Opium Survey 2011 manda il messaggio forte che non si puo’ restare inerti di fronte a questo problema – ha commentato Yury Fedotov, direttore esecutivo di Unodc – E’ necessario un forte impegno dei partner interni e internazionali”. Un impegno che, nella ormai consolidata linea dell’UNODC, ovviamente non prenderà in considerazione le sollecitazioni, venute da più parti, per promuovere l’utilizzo medico dell’oppio afgano.

    (articolo per fuoriluogo.it)

  • Altre 10 domande. Sulle droghe, stavolta.

    Da Repubblica del 27 Agosto: «I presidi non devono criticare la politica del ministero. E’ una questione di lealtà nei confronti del datore di lavoro». Contemporaneamente scatta il tentativo di imbavagliare la libertà di stampa e la televisione di stato omaggia il datore di lavoro, o padrone, astenendosi dalla critica. Dallo stato liberale allo stato etico e fascista con ripristino immediato della fedeltà di parte, nella pubblica amministrazione, nei confronti del potere politico. A quando la tessera per confermare la fedeltà prima di accedere a pubblici concorsi? Il passo à breve ed in fondo sarebbe semplicemente un atto di coerente armonizzazione con la visone illiberale, autoritaria, proprietaria e personalistica  che caratterizza l’attuale assetto di potere nel nostro paese, con un’opposizione stancamente silente e depressa. Ma quale fedeltà è dovuta al padrone attuale nel campo delle droghe: vi è ancora la libertà di pensiero per quanti agiscono sul piano tecnico e professionale?

    Franco Marcomini, sul blog di Fuoriluogo.it, prende giustamente spunto dall’editto Gelmini e pone 10 domande sulle politiche sulle sostanze alla comunità scientifica italiana. In attesa di una risposta…