• Solidarietà a Patrizia

    Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, è stata di nuovo querelata.

    Stavolta dalla PM che per prima avrebbe dovuto indagare sulla morte di suo figlio e che poi si dimise per motivi famigliari dall’incarico.

    A Patrizia e Lino, che con lucidità e coraggio continuano nella loro battaglia per la verità e la giustizia va la mia solidarietà.

  • Libertà e sicurezza, per chi?

    Il Comitato Verità e Giustizia per Aldo Bianzino, promuove due giorni di confronto e riflessione, su autoritarismo, proibizionismo, carcere e sicurezza il 25 e il 26 giugno 2010 per essere agenti di memoria collettiva, e praticare forme di solidarietà attiva che disinneschino nuove richieste di archiviazione e mettano in luce tutte le contraddizioni e le distorsioni delle “verità” di Stato, per costruire insieme delle buone pratiche di autodifesa da abusi, repressioni e pestaggi, venduti come atti di legalità.

    Fuoriluogo e Forum Droghe hanno aderito all’appuntamento. Sul sito di Fuoriluogo trovata sia il programma provvisorio della giornata che il comunicato stampa di presentazione.

  • L’informazione drogata

    Domani mattina alle 11 sarò a rappresentare fuoriluogo.it al dibattito sull’informazione drogata al Festival Sociale delle Culture Antifasciste a Bologna, presso il Parco di Viale Togliatti. Sul tema, se mai vi venisse voglia di approfondire, vi consiglio di leggere una delle ricerche promosse da Forum Droghe, proprio sull’informazione e le droghe in Emilia Romagna, scaricabile dal sito di fuoriluogo.it.

    Vi segnalo anche l’iniziativa del pomeriggio, che raccoglie le esperienze di familiari e amici di alcuni fra i più recenti “morti di stato”.

    Ecco la presentazione della giornata dal blog di fuoriluogo.it:

    Il Festival Sociale delle Culture Antifasciste e’ un evento autonomo e autogestito, promosso da centri sociali, collettivi, associazioni, singoli che hanno a cuore la difesa dei valori dell’antifascismo. Il festival e’ caratterizzato da una programmazione di eventi culturali, presentazioni di libri e film, spettacoli teatrali e musicali, tavoli di discussioni, e momenti assembleari.

    Vi segnaliamo in particola la progrmmazione del 1 giugno 2010

    ORE 11
    “Il giorno in cui la notte scese due volte”
    Documentario realizzato da Lisa Tormena e Matteo Lolletti,
    Alberto Mercuriali – giovane castrocarese fermato dai Carabinieri in possesso di hashish, quindi finito sulle prime pagine dei giornali locali e suicidatosi il giorno successivo. la comparsa degli articoli -, riflette su libertà e responsabilità di stampa,diritti civili, dignità umana, forze dell’ordine e meccanismi della stampa. www.amicidialberto.org

    a seguire dibattito

    L’informazione drogata

    con il comitato Amici di Alberto, i giornalisti/registi
    riflessioni sulle corresponsabili tà della disinformazione di regime con la Redazione di Polvere, Giornale di strada autoprodotto di Torino e Fuoriluogo, giornale on-line di controinformazione.

    ore 16:00
    presentazione del libro
    La zona del silenzio
    All’alba del 25 settembre del 2005, un diciottenne muore a Ferrara, pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia. La storia di Federico Aldrovandi sarebbe semplicemente questa, se una  madre veramente coraggiosa non avesse aperto un blog per battersi per una giustizia negata.  Zona del silenzio.Un romanzo a fumetti che utilizza questo «normale» episodio di tragica violenza tutto italiano per raccontare una piccola storia di resistenza e di amicizia.

    a seguire dibattito
    vittime della strage proibizionista morte per mano di uomini in divisa al servizio dello stato

    Incontriamo familiari e comitati di
    Federico Aldrovandi
    http://www.veritaperaldro.it
    Aldo Bianzino
    http://veritaperaldo.noblogs.org/
    Stefano Frapporti
    http://frapportistefano.blogspot.com/
    Marcello Lonzi
    http://www.marcellolonzi.noblogs.org
    Giuseppe Uva

    ore 17:30
    L’importanza di esperienze di comunicazione e informazione autogestita
    Presentazione di piccoli manuali di autodifesa riguardo: Ritiro patenti e drug test sui posti di lavoro, a cura di Cobs, (operatori bassa soglia Piemonte) osservatorio antiproibizionista di Pisa sindacati di base.

    Brainstorming tra sportelli autogestiti da Bologna, Pisa, Torino, Genova, Roma

    http://www.2010.fest-antifa.net


    http://lab57.indivia.net/

    http://www.livello57.org/

    IL PROIBIZIONISMO è UN SERIAL KILLER

    Sul sito della manifestazione il programma integrale: www.2010.fest-antifa.net

  • No comment

    Patrizia Moretti, madre di Federico, dovrà rispondere di diffamazione al tribunale di Mantova. I querelanti sono tre dei poliziotti ritenuti responsabili in primo grado della morte di suo figlio.

    Questa mattina sono andato a prendere in posta un atto giudiziario…..
    indirizzato a Patrizia, mia moglie, la mamma di Federico, la madre di mio figlio ucciso il 25 settembre 2005 da 4 individui in divisa, come da sentenza del 6 luglio 2009. Credevo a una violazione magari al codice della strada, è facile sbagliare con il caos della nostra vita.
    Quel documento è invece una fissazione di udienza per il 18 giugno 2010 presso il Tribunale di Mantova dove Patrizia con altre due persone (due responsabili di testate giornalistice quali la Nuova Ferrara e l’ANSA) sono state citate a comparire per rispondere di non so quale reato o reati in quanto sul documento non vengono citati. Presumo io per frasi o parole ritenute diffamatorie o calunniose, chissà, visto che fra i citati ci sono due giornalisti.

    Io di pazienza ne ho avuta tanta, forse troppa, ma quello che mi fa più male è il fatto che il Pubblico Ministero aveva richiesto l’archiviazione per questo fatto specifico, ma Pontani Enzo, Segatto Monica e Pollastri Luca (manca Forlani Paolo) coloro che sono stati ritenuti responsabili della morte di Federico, hanno pensato bene di non accettarla e di avvalersi del rito dell’opposizione. Il particolare che vorrei evidenziare è la data della richiesta di opposizione, 15 marzo 2010, e cioè alla luce di due sentenze chiare e ed inequivocabili, rispettivamente del 6 luglio 2009 e 5 marzo 2010

  • avevano parlato d’infarto…

    Una delle foto diffuse dalla famiglia di Stefano Cucchi

    Una delle foto diffuse dalla famiglia di Stefano Cucchi

    «Lo Stato mi deve spiegare come è morto mio fratello. E come è potuto accadere che né io né i miei genitori siamo riusciti a vederlo per sei giorni. E soprattutto perché ci è stato impedito di sapere per quale motivo era stato portato in ospedale. Quando l´ho visto era irriconoscibile».

    Così la sorella di Stefano Cucchi, morto dopo una settimana di carcere per pochi grammi di fumo. Una vicenda che assomiglia troppo a quella di Federico Aldrovandi. O di Aldo Bianzino. E di tutti gli altri dei quali ci siamo dimenticati, o non ci siamo accorti, magari solo perchè non avevano nessuno che gli volesse bene.

  • 25 settembre

    “Il prossimo 25 settembre sarà la prima commemorazione dopo la sentenza di condanna di chi ti ha strappato la vita.
    Ma non sono riusciti a cancellarti dal mondo come avrebbero voluto. Non hanno potuto cancellare la tua memoria.
    Tu sei un ragazzo come tanti. Cancellare te sarebbe stato come cancellare il futuro per tutti. La voglia di crescere di tutti i nostri ragazzi.”

    federicoVENERDI’ 25 SETTEMBRE 2009
    ORE 21
    IN VIA IPPODROMO
    PRESIDIO PER FEDERICO ALDROVANDI A 4 ANNI DALLA SUA UCCISIONE

    Alle 18.30 ci sarà una messa commemorativa celebrata da don Domenico Bedin presso la Parrocchia di S. Agostino, in v.le Krasnodar.
    Dal blog di Patrizia e Lino.

  • E’ stata ingannata tutta Ferrara

    Omissione di atti d’ufficio, falsa testimonianza, favoreggiamento. Sono le pesanti accuse che chiudono l’inchiesta bis sulla morte di Federico Aldrovandi avvenuto nel settembre 2005.

    Gli imputati rischiano fino a sei anni per le omissioni, le false testimonanzie e le reticenze a favore dei quattro poliziotti condannati in primo grado per la morte del giovane ferrarese: Marco Zavagli su Estense.com.

    La madre di Federico: “Oltre a noi come famiglia, è stata ingannata tutta Ferrara”

  • Zona del silenzio

    zonadelsilenzioL’Associazione “Verità per Aldro” promuove per venerdì 17 luglio 2009 alle 18.30 presso Melbookstore di Ferrara (piazza Trento e Trieste) la presentazione del fumetto sul “caso Aldrovandi” scritto da Checchino Antonini e Alessio Spataro ed edito da MinimumFax.

    Se ne discuterà con gli autori e con la madre e con gli amici di Federico.

    Diffondete e partecipate.

  • Omicidio, colposo

    manif_aldro21

    Condannati a 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo i 4 agenti che il 25 settembre del 2005 fermarono, non si sa ancora perchè, Federico Aldrovandi in via Ippodromo. Ci sono voluti quasi 4 anni, l’allontanamento di un Questore, il cambio di PM, l’intervento di un Sindaco, del Presidente della Camera e vari deputati della scorsa legislatura, ma soprattutto il coraggio di Patrizia e Lino. E con loro la tenacia dei parenti di Federico, degli amici e di tutti coloro che hanno manifestato in questi anni la propria solidarietà alla famiglia e la richiesta di verità e giustizia per la morte di Federico. Fondamentale poi, e va ricordato in questi giorni orribili, il coraggio di una migrante allora in attesa del permesso di soggiorno, Anne Marie Tsegueu unica residente in via Ippodromo a sentire il dovere civico di raccontare ciò che successe quella mattina.

    Di Verità su quanto accadde quel giorno ne stiamo ancora cercando, e la parola Giustizia forse non si accosta a questa sentenza. Che è pure una sentenza di primo grado, che sarà sicuramente appellata dagli imputati. Ma chè una sentenza, e vi assicuro che qui, fra le nebbie padane, in pochi pensavano che sarebbe arrivata.

    Fra le tante testimonianze mi preme riportare quella di un collega degli imputati, un poliziotto della Digos di Ferrara che oggi ha consegnato alla famiglia Aldrovandi una sua lettera, come riporta estense.com:

    L’ispettore Solito: ”Sono solo e certa gente è capace di tutto”

    Lettera di un poliziotto ad Aldro

    “Gente che è arrivata a fare quello che ha fatto è capace di tutto”. Sono le parole di un poliziotto. Un poliziotto che parla di altri poliziotti, suoi colleghi con i quali da quasi quattro anni non riesce ormai a convivere più. Sono le parole che Nicola Solito, ispettore della Digos in forza alla questura di Ferrara, ha scritto in una lettera indirizzata a Federico Aldrovandi.
    Una busta con tre fogli consegnati questa mattina – prima dell’inizio dell’udienza definitiva – a Stefano, il fratello di Federico Aldrovandi, prima di sapere come finirà il processo che vedeva imputati quattro agenti di polizia. Si ricorderà che fu proprio Solito – chiamato dai colleghi per sapere se conosceva il ragazzo deceduto (all’inizio si pensò potesse appartenere ai centri sociali) – a riconoscere il cadavere di Federico in via Ippodromo. E toccò a lui l’ingrato compito di avvisare la famiglia, diverse ore dopo, di quanto era accaduto.
    Da allora “non c’è notte e giorno che non ti penso – scrive l’ispettore -; ho sempre davanti agli occhi quella tremenda immagine del tuo corpo senza vita. Nonostante il lavoro che faccio, non ci si fa mai l’abitudine a certe scene e con te è stato devastante perché ti conoscevo”. Solito ricorda anche la scena straziante che fu costretto a vivere, proprio lui, amico da anni della famiglia: “Ho davanti agli occhi lo strazio di tuo padre che, inginocchiatosi davanti mi stringeva forte le gambe urlando: “Dimmi che non è vero Nicola… dimmi che è uno dei tuoi scherzi…”. Sarebbe stato uno scherzo troppo crudele. Tante volte quella mattina ho pregato Dio di essere ancora nel mio letto, che quello che stavo vivendo era un brutto sogno. Purtroppo era vero. Con i tuoi genitori abbiamo deciso di non vederci e frequentarci più per motivi di opportunità, perché non volevamo che qualcuno, nel vederci insieme, potesse pensare o credere chissà che cosa. È stata una decisione sofferta ma opportuna. Gli amici si vedono nel momento del bisogno e io non ho potuto stargli accanto”.
    La lettera continua con un rimprovero implicito a chi intervenne quella notte. “Il tuo, era e doveva essere il più semplice degli interventi – si legge – che una forza di polizia può affrontare e risolvere. Quella mattina potevi essere chiunque, il figlio di chiunque, la persona più onesta o disonesta di questo mondo. Quando ci si trova di fronte a una persona nelle condizioni in cui ti hanno descritto, la prima cosa da fare è chiamare un’autoambulanza con medico al seguito. Nel frattempo si prova a dialogare con chi ti sta di fronte per cercare di calmarlo, di tranquillizzarlo. Se poi è violento o diventa violento ci si allontana, ci si chiude in macchina chiedendo rinforzi. Una volta arrivato il medico, con questi si concorda su come intervenire. Di solito si immobilizza il soggetto e il medico pratica un’iniezione con del calmante. C’era solo questo da fare e nient’altro”.
    Quello che è invece accaduto “quella mattina e da quella mattina in poi è un incubo – continua Solito -. In tutto quel tempo ho dovuto fare i conti con me stesso e con tutto quello che mi circonda, da una parte l’uomo e dall’altra il poliziotto, perché io ero “l’amico” e per questo ho subito gratuitamente delle minacce, battute e commenti fuori luogo. Quante volte ho dovuto stringere i denti, fare finta di niente, fare finta di non aver sentito”.
    Solito fu chiamato anche in causa come testimone, nell’ipotesi – rivelatasi poi infondata – che potesse aiutare la ricostruzione dibattimentale. “Sono fatti, eventi che ti segnano – continua la lettera -, ti sconvolgono radicalmente la vita, ti sfiancano, specialmente dopo la mia deposizione, quando qualcuno ti manda a dire: “purtroppo l’onestà non paga mai!”, come se nella vita a un certo punto devi essere obbligato o forzato a fare delle scelte o a schierarti, perché non hanno ancora capito che non si tratta di andare contro il “sistema”, di fare il paladino della situazione”.
    Una situazione che ha “fiaccato” umore e sentimenti dell’ispettore, che confessa come “si tratta di essere uomini dalla testa ai piedi, perché io la mattina voglio guardarmi allo specchio e, la sera, quando vado a letto, devo e voglio dormire con la coscienza a posto. Son arrivato al punto di non avere più fiducia in nessuno, a non sapere più di chi fidarmi. Ho scelto di continuare a essere onesto e sincero come lo sono sempre stato, a dire spietatamente sempre quello che penso e assumendomi sempre tutte le mie responsabilità”.

    Assunzione di responsabilità non senza conseguenze, se è vero che “questo mi ha portato ad allontanare inconsciamente e volutamente le persone a cui voglio bene, le persone che amo, per paura che, quanto mi è accaduto e mi sta accadendo, che le mie scelte, possano di riflesso e in qualche modo arrecargli del danno, del male, che possano subire delle rivalse, delle ripicche. Gente che è arrivata a fare quello che ha fatto è capace di tutto”.

    Solito si è portato tutto questo dentro e ha deciso solo la mattina dell’ultima udienza di confessare in un foglio tutto questo: “questa mattina, per la “sentenza”, come quella maledetta mattina del 25 settembre, sono e mi sento solo e da solo ho deciso di essere al fianco di tuo padre Lino, di tua madre Patrizia, di tuo fratello Stefano. La sentenza, non mi interessa, qualunque essa sia. Da oggi in poi, mi interessa solo tornare a stare al fianco dei tuoi genitori e di Stefano, Perché l’amicizia, come l’amore e come altri e veri nobili sentimenti che non accettano condizioni, non possono e non verranno mai scalfiti da qualsiasi strategia, disgrazia, da qualsiasi evento”.

    “I tuoi genitori – conclude Solito – sono affamati di verità e giustizia e spero tanto che trovino delle risposte ai loro perché, che trovino un po’ di pace, di tranquillità, perché perdere un figlio è inumano, è contro-natura e come poliziotto ti chiedo perdono per tutto quello che ti hanno fatto. Niente e nessuno potrà riportarti in vita, mi auguro che quanto successo ci serva a migliorare ancora di più, a cambiare il mondo di tutti i giorni, specialmente le coscienze degli uomini che, qualunque cosa essi facciano o dicano, si comportino con umanità, umiltà, coscienza, dignità, lealtà, onestà, rispetto, onore, perché nessuno possa mai più pensare o possa permettersi di dire: “l’onestà non paga mai!”. Sinceramente non so come saranno per me i prossimi giorni, mi auguro e spero di trovare anch’io un po’ di pace, di serenità, di tranquillità, di ritrovare il mio “senso della vita””.

  • Aldrovandi: la sentenza il 6 luglio.

    Venerdì si è tenuta la requisitoria del PM Proto al processo per la morte di Federico Aldrovandi.

    Dal Blog di Patrizia:

    Stamattina il pm Nicola Proto ha raccolto la sintesi di 4 anni dall’omicidio di Federico in poi. Ha blindato, con una ricostruzione precisa sugli orari delle telefonate, la prova della menzogna nella ricostruzione dei fatti da parte degli imputati e dei loro “complici”.

    Ovviamente il pm non ha usato queste espressioni, ma questo è il senso. Ha spesso sottolineato: “Perchè affannarsi tanto a mentire se avessero agito correttamente come sostengono?”

    Ha percorso ogni capo di imputazione e ha ribadito tutto con le prove dei fatti e delle testimonianze.

    Ha conluso parlando di Federico, di un ragazzo di 18 anni che forse avrà fatto qualche sbaglio, ma che sempre 18 anni aveva e che ora, se non avesse fatto quell’incontro, oggi sarebbe vivo e ne avrebbe 22.

    Infine ha chiesto la condanna per gli imputati, condanna uguale per la loro scelta di non differenziare mai le rispettive azioni: condanna con richiesta di 3 anni e 8 mesi di reclusione.

    In accordo con le parti il Giudice ha concesso ai difensori un tempo maggiore per studiare le requisitorie dell’accusa. Le udienze saranno quindi 23 e 24 giugno per i nostri avvocati, 29 e 30 giugno per i difensori degli imputati, e la sentenza slitta al 6 luglio prossimo.

  • Aldro. Ieri la fiaccolata, domani il concerto

    Aldro, tre anni dopo si grida ancora ”Verità”
    In 400 alla fiaccolata del terzo anniversario della morte

    Sono passati tre anni da quel 25 settembre 2005, quando Federico perse la vita durante una colluttazione con quattro agenti di polizia. Eppure c’è ancora chi vive “nella speranza di vederlo un giorno rientrare in casa da un momento all’altro”. È il ricordo commosso della madre, Patrizia Moretti, nel terzo anniversario della morte del figlio. Accanto a lei, davanti al cancello di via Ippodromo, 400 fiaccole accese.

    È partito da piazza Trento Trieste alle 21.30 il corteo che si è snodato lungo Porta Reno e via Bologna per raggiungere il luogo dove il 18enne morì. Alla manifestazione hanno aderito anche singoli e gruppi giunti da mezz’Italia (Roma, Bologna, Vicenza, Reggio Emilia) che, sulle note di We shall overcome, hanno accompagnato i familiari e gli amici di Federico che, in testa alla processione, reggevano lo striscione simbolo della loro lotta, “Verità grido il tuo nome”.

    Accanto ai cittadini comuni anche i volti di diversi politici locali, tra cui Claudio Piva del Pdci, Luigi Cattani ed Elisa Corridoni di Rifondazione, Leonardo Fiorentini e Stefano Cavallini dei Verdi, Massimo Maisto e Mauro Vecchi del Pd, Mario Zamorani dei Radicali.

    All’arrivo in via Ippodromo, di fronte al cancello vengono attaccati gli striscioni e le famose foto che ritraggono il ragazzo sul lettino dell’obitorio. Intorno vengono posati i cartelli con delle “firme” particolari: “Intervento regolare”, “Ucciso da un malore”, “Morto di infarto”, “Quel ragazzo è morto davanti ai miei agenti ma loro non c’entrano (Elio Graziano)”, “Non è morto per le botte (Severino Messina)”, “Volevamo aiutare quel ragazzo ma non ce l’abbiamo fatta (Gianni Tonelli)”. Poi tocca alla madre, Patrizia Moretti, deporre un mazzo di fiori sotto la lapide che ricorda la tragica scomparsa del figlio. “Abbiamo voluto commentare le foto di Federico con le dichiarazioni della polizia, per dimostrare come siano assurde”. Queste le uniche parole prima del minuto di silenzio che ricopre la via.

    Il momento di raccoglimento termina sulle note di Amazing grace, canzone simbolo dei neri d’America. Poi tocca di nuovo a Patrizia: “Non era mia intenzione intervenire, ma voglio ringraziarvi per essere qui. Lasciamo parlare le immagini che tutti ormai conosciamo. Quelle foto dimostrano come quelle persone hanno ridotto mio figlio e ancora sostengono di aver fatto un intervento regolare e che Federico sarebbe morto da solo. Ora comunque c’è un processo e spero vengano condannati, anche se la sentenza non ci restituirà Federico. Non mi resta che augurarmi che presto possa almeno avere quella giustizia che merita”.

    A margine della manifestazione arriva anche la risposta a Fabio Zaccarini, segretario regionale Fsp–Ugl che in una lettera contestava i “gialli” del caso Aldrovandi. “Siamo rimasti sconcertati – affermano dall’associazione “verità per Aldro” – dalla lettera che con raro tempismo ed inopportunità il sindacalista ha inviato alla stampa e che è stata diffusa proprio nel giorno dell’anniversario, quasi a necrologio parallelo e contrario. Pensiamo che quella lettera e l’insensibilità che ne traspare si commentino da sole. Noi ci sentiamo solo di stringerci alla famiglia ed agli amici e di ringraziare tutti e tutte coloro che hanno dimostrato la loro vicinanza partecipando alla fiaccolata. Perché cose del genere non accadano mai più”.

    Domani, sabato 27 settembre, a partire dalle ore 21.30, si terrà anche un concerto dedicato a Federico presso “l’Officina ex Amga” di viale Alfonso d’Este (zona montagnone – San Giorgio, in prossimità dei Bagni Ducali).

    Sul palco si alterneranno Signor K, Violassenzio e Penelope sulla Luna. Infine dj set degli Estense Crew.

    L’ingresso è libero e riservato ai soci Arci ed Endas.

  • Fiaccolata per Aldro il 25 settembre 2008

    Io purtroppo sarò via, ma segnalo per chi potrà essere a Ferrara:

    Il 25 e 26 settembre in occasione del terzo anniversario della tragica morte di Federico Aldrovandi, l’Associazione Verità per Aldro sta organizzando a Ferrara, due iniziative per ricordarlo.

    Giovedì 25 settembre 2008 ore 21.30
    piazza Trento e Trieste a Ferrara
    FIACCOLATA PER ALDRO
    Venerdì 26 settembre
    CONCERTO

    Per non dimenticare.

    Associazione Verità per Aldro
    per info: +39 347 1340481

  • Udienze

  • Inquietudini…

    Non so se sono io ad essere un cittadino particolarmente sensibile, ma leggere l’ultimo post sul blog dedicato a Federico Aldrovandi mi ha profondamente inquietato. Sinceramente, nonostante ne abbia viste anch’io abbastanza nella mia breve vita, non avevo ancora realizzato che fosse possibile anche solo immaginare che nella nostra città (non mi azzardo a dire “nel nostro paese”) potessero accadere cose di questo tipo, e continuo ad augurarmi che si tratti solo di uno “spiacevole equivoco”.

    Al di là delle tensioni che sapevo esserci state in tribunale il giorno della prima udienza, se confermati, gli episodi raccontati nel blog disegnano un contorno davvero preoccupante, non solo per l’intimidazione in sè ma anche per il senso di impunità che evidenzierebbero. E’ preoccupante, al di là del silenzio assoluto della nostra stampa locale (solitamente prontissima a tirar fuori notizie dai blog…), anche perchè da Questura e Procura non mi risulta che ci sia stata alcuna presa di posizione ne’ ufficiale, ne’ ufficiosa. Se gli episodi fossero falsi mi sarei aspettato una pronta risposta (il post è del 30 ottobre). Se gli episodi fossero invece veri mi sarei aspettato quantomeno un provvedimento nei confronti di un funzionario di polizia che nel suo tempo libero (o in servizio, e non so quale dei due casi sarebbe il peggiore) pedina un testimone ad un processo contro suoi colleghi.

    PS: scusate una digressione. E’ leggendo il post di una madre che ha perso il figlio durante un fermo di polizia e che ora fa nomi e cognomi di funzionari di PS presunti autori di intimidazioni che mi pongo alcuni dubbi sull’attività di Magistrati sotto scorta che lanciano accuse generiche rispetto a intimidazioni delle istituzioni.

  • Due buone (?) notizie… anzi tre.

    federicoDue buone (?) notizie oggi sul fronte dell’inchiesta sulla morte di Federico Aldrovandi. La prima era stamattina sui giornali, e riguarda gli sviluppi dell’incheista “bis”, quella sulle manipolazione delle prove. Sarebbero indagati tre poliziotti della Questura di Ferrara che nei giorni scorsi sono stati interrogati dai magistrati. Qualcosa si muove, in attesa della prima udienza a cui mancano pochi giorni. La seconda è che Amnesty International ha deciso di aprire un fascicolo sul caso del ragazzo morto durante un controllo di polizia. Gli inviati dell’associazione saranno in città lunedì prossimo. Ci informa estense.com. Ben fatto.

    Ma l’unica notizia veramente buona (anche se datata) è la terza, quella che vedete in foto. E’ il pozzo scavato in Mali, nel villaggio di Amany che si trova nei territori Dogon della falesia di Bandjagara. La popolazione è composta da oltre 300 abitanti che ora non dovranno più ricorrere all’acqua delle pozze che normalmente utilizzavano dopo la stagione delle piogge. Il pozzo è dedicato a Federico. Ecco il sito del progetto.

  • 13 giugno: Fiaccolata per Aldro

    Il 20 Giugno si terrà l’udienza preliminare nei confronti dei 4 poliziotti indagati per omicidio colposo. Alla vigilia di questo importante appuntamento, numerosi sono ancora i punti oscuri della vicenda: – il ritrovamento di 9 tamponi contenenti il sangue di Federico conservati fino al Febbraio 2007 in un frigorifero della Questura; – la scoperta di verbali contraffatti da cui risulterebbe che la chiamata dei residenti di via Ippodromo sarebbe giunta dopo il primo intervento della volante; – il tentativo, seguito alla chiusura del Link di Bologna, di associare ancora una volta la morte di Federico alla droga 1 anno e mezzo di lotte e mobilitazioni hanno consentito di non lasciare nel silenzio la morte di Federico Ferrara, mercoledì 13 giugno FIACCOLATA ritrovo in via Ippodromo h. 20.30 arrivo in piazza Trento e Trieste. Ancora una volta VERITA’ E GIUSTIZIA PER ALDRO!

  • VERITA’ E GIUSTIZIA PER FEDERICO ALDROVANDI

    Manifestazione nazionale a Ferrara il 23 settembre 2006

    All’alba del 25 settembre 2005 il diciottenne Federico Aldrovandi muore ammanettato a faccia in giù, in una pozza di sangue durante un controllo di polizia. Federico era solo, disarmato e incensurato. La Questura di Ferrara all’indomani dei fatti fornisce diverse versioni, ambigue e contraddittorie. Federico viene descritto come un tossicodipendente, un autolesionista, un violento. Nessuna delle tre definizioni corrisponde al vero. Dopo alcuni mesi di estenuante attesa, la madre di Federico decide di aprire un blog per trovare le risposte che la Questura non aveva ancora dato. Da quando la vicenda diventa nota, attraverso i giornali ed Internet, in Italia e all’estero, le versioni contrastanti crollano una dopo l’altra. In Parlamento l’ex ministro Giovanardi ammette che due manganelli sono andati rotti durante la colluttazione. Vengono rese pubbliche le foto di Federico dopo la morte che dimostrano inequivocabilmente la violenza da lui subita. Parte finalmente una vera e propria inchiesta e i quattro agenti coinvolti vengono iscritti nel registro degli indagati. Le peggiori ipotesi di pestaggio suscitate dalle fotografie sembrano trovare conferma nei racconti dettagliati di testimoni oculari.

    Ad un anno dalla morte di Federico:
    Per chiedere verità e giustizia
    Perché si arrivi rapidamente ad un giusto processo
    Per difendere la memoria di Federico, a lungo infangata
    Perché non accada mai più un fatto simile nelle città d’Italia
    Perché eventuali abusi di potere non vengano insabbiati e sia fatta chiarezza su altri casi analoghi, verificatisi negli ultimi anni nel nostro paese

    L’Associazione “Verità per Aldro” convoca una manifestazione nazionale a Ferrara
    il 23 settembre 2006 alle ore 15.

    La manifestazione avrà carattere pacifico e nonviolento, rifiutando le generalizzazioni contro le intere forze dell’ordine, da cui ci aspettiamo lo stesso desiderio di trasparenza e di giustizia.

    Per informazioni e adesioni:
    +39.347.1340481
    e-mail: manifestazioneperaldro@gmail.com

    Prime adesioni
    Arci, Prc, Verdi, Fuoriluogo/Forum Droghe e gli onorevoli Paolo Cento e Titti De Simone.