• Un anno di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi sulle droghe

    flyer_21.03_2121 Marzo 2015 – C.S.O.A. Forte Prenestino
    Via Federico Delpino Roma
    Tram 5-19-14 bus 542-544
    www.forteprenestino.net

    ore 18:00 – Un anno di incostituzionalità’ della legge Fini-Giovanardi sulle droghe
    All’indomani della dichiarazione di incostituzionalità della Fini-Giovanardi, entusiasti, annunciavamo l’imminente liberazione di un terzo dei detenuti per reati connessi alle sostanze.
    Un anno dopo, alcune migliaia di persone stanno ancora scontando una pena illegittima.
    Su questo tema e sul futuro delle persone che usano sostanze ci confronteremo in un convegno-dibattito cui parteciperanno:
    – Alessandro “Mefisto” Buccolieri [campagna “Legge illegale”]
    – avv. Elia De Caro [Antigone]
    – avv. Gennaro Santoro [Antigone]
    – Hassan Bassi [Forum Droghe]
    – Stefano Anastasia [Presidente de La Società della Ragione]
    – Cannabis Social Club Aroma Crew

    ore 20:30 – cena evasiva antiproibizionista
    Ricette a base di canapa e dolcezze antiprò

    ore 22:00 – Internazionale trash Ribelle
    Congresso Sezione Centro
    o.d.g. Gran Galà 2015 1 maggio 2015 – Milano – NO EXPO
    interverranno: Rotas – Mirkione – Semir – Moover – Buttamola in Caciara – Pattìno Turbodiesel – Disagio – El Mosto
    ospiti: Sor Braciola – Il Parente – Sebach o’ presidente

  • Droghe e Carcere: libro bianco e pene illegittime

    volantinoMercoledì prossimo in Sala dell’Arengo presentiamo alla stampa (ed hai cittadini che volessero sfidare l’afa agostana ferrarese) il V° libro bianco sulla legge Fini Giovanardi e soprattutto lanciamo la campagna per liberare coloro che sono detenuti per una pena dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. Sono almeno 3000 in Italia che restano in carcere per l’incapacità della politica di trovare una via d’uscita dignitosa dai danni da essa stessa provocati.

    Droghe e Carcere: libro bianco e pene illegittime
    Ferrara, Mercoledì 13 agosto. ore 11, Sala dell’Arengo Palazzo Municipale (P.tta municipale 2)

    Conferenza stampa di presentazione alla stampa del V° Libro Bianco sugli effetti della legge Fini Giovanardi sulle droghe e di lancio anche a Ferrara della campagna contro le sentenze rese illegittime dalla Corte Costituzionale con la pronuncia del febbraio scorso, come recentemente confermato dalla Corte di Cassazione.

    Saranno presenti all’incontro Franco Corleone, Garante dei Detenuti della Regione Toscana, Marcello Marighelli, Garante dei Detenuti di Ferrara, Andrea Pugiotto, prof. di Diritto Costituzionale dell’Università di Ferrara, Irene Costantino, Camera Penale ferrarese e Ilaria Baraldi, consigliera comunale.

    Coordina Leonardo Fiorentini, Società della Ragione ONLUS e consigliere comunale

     

  • Il Travaglio che non ti aspetti

    Marco Travaglio chiede la grazia per Fabrizio CoronaNei giorni scorsi Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano ha lanciato un appello per la grazia a Fabrizio Corona definito come “un pesce rosso in uno stagno di squali”.

    Per chi sostiene da tempo immemore il diritto penale minimo, per chi ritiene che la pena debba essere proporzionata, che la privazione della libertà debba essere riservata ai fatti più gravi e che l’applicazione delle misure alternative sia la chiave di volta per diminuire la recidiva e le presenze in carcere non fa certo particolare scandalo che si apra questo dibattito a partire dalla vicenda di Fabrizio Corona, anche se non gode della mia particolare simpatia.

    Certo un poco sorprende – ma è una felice sorpresa – che improvvisamente per il Condirettore de Il Fatto Quotidiano la certezza della pena non sia più valore assoluto, anzi che la pena stessa, prevista dal codice, sia sproporzionata.

    Lo è, probabilmente, per Fabrizio Corona, ma lo è certamente – e soprattutto – per le migliaia di detenuti che stanno scontando una pena illegittima per la legge Fini-Giovanardi sulle droghe dichiarata incostituzionale nel febbraio scorso.

    Per questi, pronto a ricredermi, dubito che mai Travaglio scriverà editoriali.

    In compenso una rete di associazioni sta lanciando una campagna per il riconoscimento, in incidente di esecuzione, della rideterminazione della pena a seguito della sentenza della Corte. Aiutateci a diffondere l’iniziativa, tutte le info su www.fuoriluogo.it/penaillegittima.

    [Articolo per fuoriluogo.it]

  • Droghe: V° Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi

    Droghe, il Libro Bianco per cambiare

    Stamattina alle 11 a Roma (Sala del Senato Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica 72) il Cartello che ha promosso il Manifesto di Genova, presenta la quinta edizione del Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi. Promosso da La Società della Ragione, Antigone, Cnca, Forum Droghe il rapporto anticipa e nei fatti sostituisce la relazione governativa probabilmente congelata in attesa del nuovo Capo Dipartimento Antidroga, e vorrebbe essere l’ultimo che mette in fila i danni di una legge sulle droghe che ha fatto della propaganda e della repressione la sua bandiera.

    La Fini-Giovanardi, cancellata dalla Corte Costituzionale dopo una battaglia tenacemente condotta dalle associazioni, rimane come un’ombra nera sul nostro sistema giuridico. Lo abbiamo visto con la genesi del decreto Lorenzin che, ipotizzando addirittura la riproposizione delle norme cassate, ha buttato alle ortiche la grande chance riformatrice messa in campo dalle novità politiche internazionali (Uruguay, Colorado e Washington) e dalla sentenza della Corte. Come la muffa sui muri la Fini-Giovanardi è addirittura rispuntata in Gazzetta Ufficiale, con un grottesco refuso riconosciuto dal Governo.

    Il peggio di quella legge però non c’è più. Dopo 8 anni il Libro Bianco ricostruisce il calvario attraverso cui siamo passati. Oltre agli abituali contributi sulla repressione penale e amministrativa dell’uso e della detenzione di sostanze, che confermano ancora una volta come la legge sia stata una fonte di criminalizzazione, di stigmatizzazione e di discriminazione di centinaia di migliaia di giovani e consumatori, vengono proposti approfondimenti sul ruolo dei servizi pubblici e privati, sul consumo giovanile, sui test ai lavoratori e sui controlli alla guida. Non manca in appendice un trittico critico sui principali cavalli di battaglia del braccio destro di Giovanardi al Dipartimento antidroga, dalla composizione delle sostanze alla diffusione dei consumi. In chiusura, in assenza di fonti ufficiali, viene proposta una puntuale ricostruzione della normativa penale vigente del testo unico sulle sostanze stupefacenti.

    E’ bene però ricordare che la strage continua: con la criminalizzazione dei consumatori (solo attenuata da pene più miti per la detenzione di droghe leggere) e con la detenzione scandalosa di condannati a pene illegittime. Alcune migliaia di detenuti, secondo la giurisprudenza della Cassazione, meriterebbero di vedersi rideterminata la pena, ma sono abbandonati a se stessi dal cinismo e dall’inazione di Governo e Parlamento. Basterebbe un decreto o un indulto ad hoc: invece si preferisce intasare gli uffici giudiziari con le singole richieste di ricalcolo delle pene o – peggio – far scontare alle persone pene ingiuste.

    Come detto è cambiato lo scenario entro cui ci muoviamo. Serve allora un radicale mutamento delle politiche sulle droghe nel nostro Paese che distingua nettamente le politiche sociali e sanitarie da quelle penali. Serve una compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo. Serve poi una regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale. Serve il rilancio dei servizi per le dipendenze e delle politiche di “riduzione del danno”. Serve il superamento del fallimentare modello autocratico del Dipartimento Antidroga, con una gestione partecipata che abbia come primo obiettivo la convocazione entro l’anno della Conferenza nazionale prevista dalla legge e cancellata da troppi anni.

    Scarica il V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi: libro_bianco_2014.pdf.

    Leggi le pillole del Libro Bianco

    Leggi il comunicato di presentazione

  • Droghe, il Libro Bianco per cambiare

    Droghe: presentato il V° libro bianco sulla fini-giovanardiStamattina alle 11 a Roma (Sala del Senato Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica 72) il Cartello che ha promosso il Manifesto di Genova, presenta la quinta edizione del Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi. Promosso da La Società della Ragione, Antigone, Cnca, Forum Droghe il rapporto anticipa e nei fatti sostituisce la relazione governativa probabilmente congelata in attesa del nuovo Capo Dipartimento Antidroga, e vorrebbe essere l’ultimo che mette in fila i danni di una legge sulle droghe che ha fatto della propaganda e della repressione la sua bandiera.

    La Fini-Giovanardi, cancellata dalla Corte Costituzionale dopo una battaglia tenacemente condotta dalle associazioni, rimane come un’ombra nera sul nostro sistema giuridico. Lo abbiamo visto con la genesi del decreto Lorenzin che, ipotizzando addirittura la riproposizione delle norme cassate, ha buttato alle ortiche la grande chance riformatrice messa in campo dalle novità politiche internazionali (Uruguay, Colorado e Washington) e dalla sentenza della Corte. Come la muffa sui muri la Fini-Giovanardi è addirittura rispuntata in Gazzetta Ufficiale, con un grottesco refuso riconosciuto dal Governo.

    Il peggio di quella legge però non c’è più. Dopo 8 anni il Libro Bianco ricostruisce il calvario attraverso cui siamo passati. Oltre agli abituali contributi sulla repressione penale e amministrativa dell’uso e della detenzione di sostanze, che confermano ancora una volta come la legge sia stata una fonte di criminalizzazione, di stigmatizzazione e di discriminazione di centinaia di migliaia di giovani e consumatori, vengono proposti approfondimenti sul ruolo dei servizi pubblici e privati, sul consumo giovanile, sui test ai lavoratori e sui controlli alla guida. Non manca in appendice un trittico critico sui principali cavalli di battaglia del braccio destro di Giovanardi al Dipartimento antidroga, dalla composizione delle sostanze alla diffusione dei consumi. In chiusura, in assenza di fonti ufficiali, viene proposta una puntuale ricostruzione della normativa penale vigente del testo unico sulle sostanze stupefacenti.

    E’ bene però ricordare che la strage continua: con la criminalizzazione dei consumatori (solo attenuata da pene più miti per la detenzione di droghe leggere) e con la detenzione scandalosa di condannati a pene illegittime. Alcune migliaia di detenuti, secondo la giurisprudenza della Cassazione, meriterebbero di vedersi rideterminata la pena, ma sono abbandonati a se stessi dal cinismo e dall’inazione di Governo e Parlamento. Basterebbe un decreto o un indulto ad hoc: invece si preferisce intasare gli uffici giudiziari con le singole richieste di ricalcolo delle pene o – peggio – far scontare alle persone pene ingiuste.

    Come detto è cambiato lo scenario entro cui ci muoviamo. Serve allora un radicale mutamento delle politiche sulle droghe nel nostro Paese che distingua nettamente le politiche sociali e sanitarie da quelle penali. Serve una compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo. Serve poi una regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale. Serve il rilancio dei servizi per le dipendenze e delle politiche di “riduzione del danno”. Serve il superamento del fallimentare modello autocratico del Dipartimento Antidroga, con una gestione partecipata che abbia come primo obiettivo la convocazione entro l’anno della Conferenza nazionale prevista dalla legge e cancellata da troppi anni.

    Scarica il V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe: libro_bianco_2014.pdf.

    Leggi le pillole del Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe

    Leggi il comunicato di presentazione del V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe

  • Presentazione del 5° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi

    5° Libro Bianco sulla Fini-GiovanardiUna nuova politica sulle droghe
    Presentazione alla Stampa del 5° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi
    Mercoledì 25 giugno h. 11.00 – Senato della Repubblica – Istituto di Santa Maria in Aquiro – Piazza Capranica 72, Roma

    Il 25 giugno 2014, a Roma presso la sala del Senato Santa Maria in Aquiro – Piazza Capranica 72, dalle ore 11.00 alle 13.00 si terrà la Conferenza stampa per la presentazione del V Libro Bianco sulla Legge Fini-Giovanardi – Illustrazione e commento dei dati sulle conseguenze penali, sulle sanzioni amministrative e l’impatto sul sovraffollamento nelle carceri.

    Verrà presentato da La Società della Ragione Onlus, Forum Droghe, Antigone, CNCA e con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LILA, Magistratura Democratica, Unione delle Camere Penali Italiane.

    Il dossier, curato da Franco Corleone e Stefano Anastasia, riporta interventi di Cecco Bellosi, Giorgio Bignami, Giuseppe Bortone, Elia De Caro, Riccardo De Facci, Leonardo Fiorentini, Carla Rossi, Gennaro Santoro, Alessio Scandurra, Lorenza Splendori e Grazia Zuffa, i quali presenzieranno all’evento.

    Sono stati invitati: Sen. Felice Casson, Sen. Giuseppe De Cristofaro, Sen. Nerina Dirindin, On. Daniele Farina, On. Federico Gelli, Sen. Sergio Lo Giudice, Sen. Luigi Manconi, On. Marisa Nicchi, ed il Sottosegretario Ivan Scalfarotto.

    Per accedere alla sala è obbligatorio accreditarsi scrivendo a info@societadellaragione.it segnalando l’eventuale attrezzatura foto e video al seguito. Per gli uomini è obbligatoria giacca e cravatta.

  • Il manifesto di Genova

    manifesto-geSulle orme di Don Gallo, quattordici anni dopo l’ultima conferenza nazionale sulle droghe degna di memoria, associazioni, gruppi, operatori, movimenti, persone che usano sostanze e rappresentanti istituzionali impegnati nel contrasto degli effetti nocivi dell’abuso di droghe e della criminalizzazione si sono riuniti a Genova il 28 febbraio e il 1 marzo 2014, con il sostegno e il patrocinio del Comune e della Regione Liguria, per confrontare esperienze e delineare un’alternativa praticabile anche in Italia alle fallimentari politiche proibizioniste in via di superamento in molte parti del mondo.

    La Corte costituzionale ha proclamato che la legge Fini-Giovanardi è stato il frutto di un atto illegittimo che ha causato vittime, pene e sofferenze, umane e giuridiche, e che ha contribuito in massima parte al sovraffollamento penitenziario e alla costante violazione dei diritti umani all’interno delle carceri del nostro Paese. Un abuso di potere motivato e sostenuto ideologicamente da una direzione del Dipartimento anti-droga che ha impedito ogni discussione e ogni ripensamento critico delle scelte con essa compiute e ha tentato di soffocare ogni esperienza e ogni pratica alternativa. Per questo, oltre i suoi contenuti tecnico-giuridici, la sentenza della Consulta ha un valore simbolico immenso: ora anche in Italia è possibile riprendere il percorso per una legge più umana e più giusta che contrasti il traffico illecito di sostanze stupefacenti, ma sottragga le persone che usano sostanze alla macchina repressiva e offra loro possibilità di uso consapevole e, quando necessario, di sostegno sociale e sanitario.

    1. Con questo spirito e in questa direzione chiediamo innanzitutto al nuovo Governo misure legislative urgenti volte a sanare eventuali e probabili disparità di trattamento tra coloro che sono stati condannati sulla base della incostituzionale legge Fini-Giovanardi. In quella sede dovrà essere anche adeguato il reato di “lieve entità” alla rinnovata distinzione, nel trattamento sanzionatorio, tra cd. “droghe leggere” e cd. “droghe pesanti”, con conseguente ridefinizione dei relativi limiti di pena.

    2. Con altrettanta urgenza, chiediamo al Governo il superamento dell’attuale e fallimentare modello autocratico del Dipartimento anti-droga, da sostituirsi con una cabina di regia che veda coinvolti tutti gli enti e tutte le istituzioni, nazionali, regionali e locali, competenti per una nuova politica sulle droghe, ivi comprese le associazioni del privato-sociale e quelle rappresentative delle persone che usano sostanze, i cui saperi e le cui esperienze costituiscono risorse collettive che i policy makers e i servizi rivolti alle dipendenze devono riconoscere e valorizzare. Che si affidi una Delega politica con l’obiettivo di attuare con urgenza questo cambiamento.

    Nella prospettiva di un radicale mutamento delle politiche sulle droghe nel nostro Paese, a partire dal riconoscimento della soggettività delle persone che usano sostanze e dei loro diritti, proponiamo:

    1. La completa revisione delle previsioni sanzionatorie, penali e amministrative, stabilite dal Testo unico sulle sostanze stupefacenti. I consumatori devono essere liberati tanto dal rischio di criminalizzazione penale quanto dalla soggezione a un apparato sanzionatorio amministrativo stigmatizzante e invalidante.

    2. La prima modifica in questa direzione non può che essere la compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo, e della coltivazione domestica di piante di marijuana agli stessi fini.

    3. Chiediamo quindi una compiuta regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale.

    4. Nel quadro della definizione del patto per la salute, delle sue risorse e della sua governance, chiediamo il rilancio dei servizi per le dipendenze e di politiche di “riduzione del danno” finalizzate al benessere delle persone che usano sostanze e alla prevenzione dei rischi connessi all’abuso e alla clandestinità del consumo, a partire dall’analisi delle sostanze e dalla predisposizione di forme e luoghi della loro somministrazione controllata.

    5. In questo quadro, particolare attenzione dovrà essere dato alla dimensione della qualità della vita nelle città e all’offerta di servizi e di sostegno ai tossicodipendenti in stato di detenzione. Chiediamo quindi che la morsa del patto di stabilità interno, che sta strangolando gli enti locali, sia derogabile nel perseguimento di politiche finalizzate alla tutela dei diritti fondamentali della persona come sono quelle destinate a sostenere i percorsi sociali di inclusione delle persone che usano sostanze.

    Chiediamo quindi al Premier, che è già stato ospite della Comunità San Benedetto, di venire a Genova entro i prossimi 30 giorni per ascoltare i rappresentanti delle realtà Pubbliche e del Privato sociale e delle persone che usano sostanze. In queste due giornate è stato prodotto confronto, dibattito, e sono state individuate proposte programmatiche e pratiche in gradi di riallinearci alle politiche sui consumi di altri Paesi Europei e Internazionali. Vogliamo illustrarle direttamente al nuovo Presidente del Consiglio.

    I promotori delle due giornate di Genova organizzeranno , a partire dalla MANIFESTO DI GENOVA iniziative di confronto e proposta nei diversi territori del nostro Paese stimolando la modifica di Politiche locali e nazionali e si ritroveranno entro i prossimi 12 mesi per lanciare un nuovo momento Nazionale aperto alla politica e alla Società civile.

    GENOVA, il 01 Marzo 2014
    I partecipanti alle Giornate di Genova 2014
    “Sulle Orme di Don Gallo”

    Niente su di noi, senza di noi! (dalla Carta dei Diritti delle persone che usano sostanze Genova 2014)

    Info: http://genova2014.fuoriluogo.it/

  • Il manifesto di Genova

    Sulle orme di Don Gallo, quattordici anni dopo l’ultima conferenza nazionale sulle droghe degna di memoria, associazioni, gruppi, operatori, movimenti, persone che usano sostanze e rappresentanti istituzionali impegnati nel contrasto degli effetti nocivi dell’abuso di droghe e della criminalizzazione si sono riuniti a Genova il 28 febbraio e il 1 marzo 2014, con il sostegno e il patrocinio del Comune e della Regione Liguria, per confrontare esperienze e delineare un’alternativa praticabile anche in Italia alle fallimentari politiche proibizioniste in via di superamento in molte parti del mondo.

    La Corte costituzionale ha proclamato che la legge Fini-Giovanardi è stato il frutto di un atto illegittimo che ha causato vittime, pene e sofferenze, umane e giuridiche, e che ha contribuito in massima parte al sovraffollamento penitenziario e alla costante violazione dei diritti umani all’interno delle carceri del nostro Paese. Un abuso di potere motivato e sostenuto ideologicamente da una direzione del Dipartimento anti-droga che ha impedito ogni discussione e ogni ripensamento critico delle scelte con essa compiute e ha tentato di soffocare ogni esperienza e ogni pratica alternativa. Per questo, oltre i suoi contenuti tecnico-giuridici, la sentenza della Consulta ha un valore simbolico immenso: ora anche in Italia è possibile riprendere il percorso per una legge più umana e più giusta che contrasti il traffico illecito di sostanze stupefacenti, ma sottragga le persone che usano sostanze alla macchina repressiva e offra loro possibilità di uso consapevole e, quando necessario, di sostegno sociale e sanitario.

    1. Con questo spirito e in questa direzione chiediamo innanzitutto al nuovo Governo misure legislative urgenti volte a sanare eventuali e probabili disparità di trattamento tra coloro che sono stati condannati sulla base della incostituzionale legge Fini-Giovanardi. In quella sede dovrà essere anche adeguato il reato di “lieve entità” alla rinnovata distinzione, nel trattamento sanzionatorio, tra cd. “droghe leggere” e cd. “droghe pesanti”, con conseguente ridefinizione dei relativi limiti di pena.

    2. Con altrettanta urgenza, chiediamo al Governo il superamento dell’attuale e fallimentare modello autocratico del Dipartimento anti-droga, da sostituirsi con una cabina di regia che veda coinvolti tutti gli enti e tutte le istituzioni, nazionali, regionali e locali, competenti per una nuova politica sulle droghe, ivi comprese le associazioni del privato-sociale e quelle rappresentative delle persone che usano sostanze, i cui saperi e le cui esperienze costituiscono risorse collettive che i policy makers e i servizi rivolti alle dipendenze devono riconoscere e valorizzare. Che si affidi una Delega politica con l’obiettivo di attuare con urgenza questo cambiamento.

    Nella prospettiva di un radicale mutamento delle politiche sulle droghe nel nostro Paese, a partire dal riconoscimento della soggettività delle persone che usano sostanze e dei loro diritti, proponiamo:

    1. La completa revisione delle previsioni sanzionatorie, penali e amministrative, stabilite dal Testo unico sulle sostanze stupefacenti. I consumatori devono essere liberati tanto dal rischio di criminalizzazione penale quanto dalla soggezione a un apparato sanzionatorio amministrativo stigmatizzante e invalidante.

    2. La prima modifica in questa direzione non può che essere la compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo, e della coltivazione domestica di piante di marijuana agli stessi fini.

    3. Chiediamo quindi una compiuta regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale.

    4. Nel quadro della definizione del patto per la salute, delle sue risorse e della sua governance, chiediamo il rilancio dei servizi per le dipendenze e di politiche di “riduzione del danno” finalizzate al benessere delle persone che usano sostanze e alla prevenzione dei rischi connessi all’abuso e alla clandestinità del consumo, a partire dall’analisi delle sostanze e dalla predisposizione di forme e luoghi della loro somministrazione controllata.

    5. In questo quadro, particolare attenzione dovrà essere dato alla dimensione della qualità della vita nelle città e all’offerta di servizi e di sostegno ai tossicodipendenti in stato di detenzione. Chiediamo quindi che la morsa del patto di stabilità interno, che sta strangolando gli enti locali, sia derogabile nel perseguimento di politiche finalizzate alla tutela dei diritti fondamentali della persona come sono quelle destinate a sostenere i percorsi sociali di inclusione delle persone che usano sostanze.

    Chiediamo quindi al Premier, che è già stato ospite della Comunità San Benedetto, di venire a Genova entro i prossimi 30 giorni per ascoltare i rappresentanti delle realtà Pubbliche e del Privato sociale e delle persone che usano sostanze. In queste due giornate è stato prodotto confronto, dibattito, e sono state individuate proposte programmatiche e pratiche in gradi di riallinearci alle politiche sui consumi di altri Paesi Europei e Internazionali. Vogliamo illustrarle direttamente al nuovo Presidente del Consiglio.

    I promotori delle due giornate di Genova organizzeranno , a partire dalla MANIFESTO DI GENOVA iniziative di confronto e proposta nei diversi territori del nostro Paese stimolando la modifica di Politiche locali e nazionali e si ritroveranno entro i prossimi 12 mesi per lanciare un nuovo momento Nazionale aperto alla politica e alla Società civile.

    GENOVA, il 01 Marzo 2014
    I partecipanti alle Giornate di Genova 2014
    “Sulle Orme di Don Gallo”

    Niente su di noi, senza di noi! (dalla Carta dei Diritti delle persone che usano sostanze Genova 2014)

    Info: http://genova2014.fuoriluogo.it/

  • Certamente incostituzionale

    certamente300*250Appello di giuristi, garanti e operatori di settore
    CERTAMENTE INCOSTITUZIONALE
    La legge Fini-Giovanardi a giudizio il 12 febbraio davanti alla Corte costituzionale

    1. La legge Fini-Giovanardi davanti alla Corte costituzionale
    Ci sono questioni di legittimità costituzionale particolarmente importanti. Perché, più di tutte, rivelano la correlazione tra separazione dei poteri e tutela dei diritti. Perché, più di altre, testimoniano come l’eccesso di potere del Governo e del Parlamento produca effetti nefasti sul funzionamento della giustizia e sulla condizione delle carceri.
    Questa è la caratura costituzionale della quaestio che, il 12 febbraio, il Giudice delle leggi sarà chiamato a decidere. Attiene alla dubbia costituzionalità delle modifiche introdotte nel 2006 al testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope: la c.d. legge Fini-Giovanardi.

    2. Genealogia di un eccesso di potere
    In principio era l’art. 4 del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 232, norma già eccentrica rispetto ad un provvedimento necessario e urgente perché diretto a fronteggiare le spese e le esigenze di sicurezza delle Olimpiadi invernali di Torino. Tale disposizione – abrogando in corsa uno degli iniqui automatismi normativi appena introdotti dalla legge Cirielli (legge 5 dicembre 2005, n. 251) – prevede un’ipotesi speciale di sospensione dell’esecuzione di pene detentive nei confronti di tossicodipendenti recidivi, mirando così a favorirne il recupero.
    In sede di conversione parlamentare, quello stesso articolo diventa il pretestuoso aggancio normativo per una riforma di sistema di tutt’altro segno. Attraverso la tecnica abusata del maxiemendamento blindato con l’apposizione della questione di fiducia, il Governo ottiene dal Parlamento un’inedita disciplina a regime in materia di stupefacenti: 23 nuovi articoli, punitivi e proibizionisti, introdotti programmaticamente dalla scelta di equiparare sul piano sanzionatorio sostanze stupefacenti “leggere” e “pesanti”, inasprendone l’unitaria cornice edittale (art. 4-bis, legge 21 febbraio 2006, n. 49).
    Così operando, il procedimento di conversione previsto dall’art. 77 della Costituzione «viene utilizzato come escamotage per far approvare un’iniziativa legislativa del tutto nuova, di fatto inemendabile, eludendo le regole ordinarie del procedimento legislativo» (così la Cassazione, sez. III penale, nel suo atto di promovimento).
    Della forzatura compiuta il Governo ha piena contezza, eppure procede egualmente. Come uno schiacciasassi. Ignora il parere contrario del Comitato per la legislazione e i rilievi critici emersi nel dibattito parlamentare. Spiana i limiti all’emendabilità di un decreto-legge posti dai regolamenti parlamentari e dalla legge ordinamentale 23 agosto 1988, n. 400. Mette il Capo dello Stato con le spalle al muro: approvata la legge di conversione pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere e a ridosso dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici, diventava impossibile un eventuale rinvio presidenziale, perché ne avrebbe messo in pericolo il regolare svolgimento in condizioni di sicurezza. Il 21 febbraio 2006, infatti, la legge Fini-Giovanardi viene promulgata.
    Tocca ora alla Corte costituzionale ripristinare il rispetto di regole così prepotentemente compromesse. Meglio tardi che mai.

    3. Quando la forma è sostanza
    Non sempre tutto è possibile, perché a tutto esiste un limite. Anche ai poteri del Governo mediante decretazione d’urgenza e del Parlamento in sede di conversione in legge, come la Corte costituzionale ha stabilito nella sua più recente giurisprudenza.
    Il catalogo rilevante è questo: [1] l’assenza dei presupposti di necessità e urgenza quale vizio formale del decreto-legge e vizio in procedendo della legge di conversione, la cui evidente mancanza è censurabile dalla Corte costituzionale (sentenze nn. 171/2007, 128/2008); [2] l’incostituzionalità di emendamenti «non estranei» al decreto-legge inseriti in sede di conversione, se privi dei requisiti di cui all’art. 77 della Costituzione (sentenza n. 355/2010); [3] l’incostituzionalità degli emendamenti «estranei» al decreto-legge, per violazione del peculiare procedimento normativo stabilito dall’art. 77 della Costituzione (sentenza n. 22/2012); [4] il divieto per il decreto-legge di veicolare riforme ordinamentali, perché incomprimibili nella contingenza dei casi straordinari di necessità e urgenza (sentenza n. 220/2013); [5] l’incostituzionalità di norme introdotte mediante decretazione d’urgenza se prive di immediata operatività (sentenza n. 220/2013).
    Sono picchetti perimetrali il cui travalicamento ha indotto la Corte costituzionale – in tutte le pronunce citate – ad annullare la legge di conversione, di volta in volta oggetto del suo sindacato. Se esiste un obbligo di coerenza giurisprudenziale, lo stesso destino attende la legge Fini-Giovanardi ora all’attenzione dei giudici costituzionali.
    Sono regole procedurali dove forma e sostanza si fondono. Sul loro rispetto è tornata a vigilare anche la Presidenza della Repubblica, da ultimo con la lettera del Presidente Napolitano, inviata il 27 dicembre 2013 ai Presidenti del Senato e della Camera, sulle modalità di svolgimento dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto-legge c.d. “salva Roma” (decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126). Ma già in precedenza, inascoltato, il Quirinale aveva ammonito per iscritto Governo e Parlamento ad esercitare con il massimo rigore e senza esondazioni i rispettivi poteri in sede di decretazione d’urgenza e di conversione in legge (cfr. il messaggio del Presidente Ciampi inviato alle Camere il 29 marzo 2002, e le lettere del Presidente Napolitano ai Presidenti delle Camere e del Consiglio datate 22 febbraio 2011 e 23 febbraio 2012). La Corte costituzionale ha, oggi, l’occasione per dimostrare che i due Custodi della Costituzione fanno sentire, come devono, un’unica voce.

    4. I vizi formali della legge Fini-Giovanardi
    Alla luce della suddetta giurisprudenza costituzionale, l’art. 4-bis della legge Fini-Giovanardi risulta viziato sotto il profilo formale, comunque lo si valuti (eterogeneo oppure omogeneo) rispetto al contenuto del decreto-legge innestato dal maxiemendamento governativo.
    Se ritenuta «estranea», la disposizione impugnata è certamente incostituzionale. Approvandola, le Camere hanno spezzato il nesso funzionale tra decretazione d’urgenza e potere di conversione, alterando così la sequenza procedurale tipica prescritta dall’art. 77 della Costituzione. E ciò non si può fare, rappresentando un uso improprio del potere parlamentare di conversione (cfr. sentenza n. 22/2012).
    Se ritenuta invece «non estranea», la disposizione impugnata è egualmente incostituzionale. Essa andrà valutata dalla Corte costituzionale in termini di necessità e di urgenza, rivelandone l’evidente mancanza (cfr. sentenza n. 355/2010): infatti, la giustificazione costituzionale dell’originario art. 4 del provvedimento governativo (garantire l’efficacia dei programmi terapeutici di recupero di tossicodipendenti recidivi) non è uno scudo dietro il quale possa trovare riparo l’art. 4-bis aggiunto in sede di conversione (che assimila, inasprendolo, il trattamento sanzionatorio per l’uso di sostanze stupefacenti, “leggere” o “pesanti” che siano).
    Tertium non datur, come sapientemente argomentano i giudici remittenti, prospettando quale principale il primo profilo d’incostituzionalità, cui il secondo è logicamente subordinato. Nessuna questione alternativa a rischio d’inammissibilità, dunque.

    5. I vizi sostanziali della legge Fini-Giovanardi
    L’impugnato art. 4-bis della legge di conversione viene censurato anche in ragione del suo contenuto normativo.
    Ad essere violato è, innanzitutto, il principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione) che impone discipline differenziate di situazioni diverse. La disposizione introdotta in sede di conversione, invece, prevedendo un’ identica dosimetria sanzionatoria per tutte le sostanze stupefacenti, finisce per ricondurre ad un’identica disciplina penale fattispecie tra loro non assimilabili.
    Violato, inoltre, è il dovere gravante sul legislatore statale di rispettare gli obblighi internazionali pattizi (art. 117, 1° comma, della Costituzione). Introducendo la tabella unica delle sostanze e quindi la parificazione sanzionatoria per tutte le droghe, “leggere” e “pesanti”, la disposizione impugnata contraddice il principio di proporzionalità delle pene prescritto dalla Carta di Nizza (art. 49, 3° comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE) e positivizzato in ambito europeo da una decisione quadro del Consiglio dell’UE (n. 2004/757/GAI).

    6. Altri vizi formali, oltre a quelli prospettati dai giudici a quibus
    Fin qui le censure d’incostituzionalità prospettate negli atti di promovimento dei giudici a quibus. Alla luce della successiva sentenza n. 220/2013 della Corte costituzionale è possibile evidenziarne di ulteriori.
    Dichiarando l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province approntata mediante decretazione d’urgenza, la sopravvenuta pronuncia ha stabilito il principio della «palese inadeguatezza dello strumento del decreto-legge a realizzare una riforma organica e di sistema», rilevando «come non sia utilizzabile un atto normativo, come il decreto-legge, per introdurre nuovi assetti ordinamentali che superino i limiti di misure strettamente organizzative». E’ quanto, invece, hanno preteso fare Governo e Parlamento con la legge Fini-Giovanardi introducendo – in sede di conversione – una nuova disciplina a regime in materia di sostanze stupefacenti, in sostituzione delle corrispondenti disposizioni del previgente testo unico (d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309).
    E ancora. La sopravvenuta sentenza n. 220/2013 reca importanti affermazioni circa l’operatività delle misure veicolate dal decreto-legge: esse devono «operare immediatamente», perché il provvedimento provvisorio del Governo «entrerebbe in contraddizione con le sue stesse premesse, se contenesse disposizioni destinate ad avere effetti pratici differiti nel tempo». Non è una regola rispettata dall’impugnato art. 4-bis. Esso, infatti, rinvia ad un successivo decreto ministeriale la determinazione della soglia quantitativa di sostanza stupefacente, oltre la quale la sua detenzione può essere punita.
    Anche se non prospettati negli atti di promovimento, si tratta di profili d’incostituzionalità egualmente inclusi nel thema decidendum, formalmente determinato dalla disposizione impugnata (l’art. 4-bis della legge di conversione) e dai parametri invocati (tra i quali l’art. 77 della Costituzione). La Corte costituzionale, dunque, non potrà ignorarli.

    7. Le conseguenze di una sentenza d’accoglimento
    Da qualunque prospettiva la si guardi, dunque, la legge Fini-Giovanardi è certamente incostituzionale.
    Il suo annullamento modificherebbe l’attuale assetto sanzionatorio in materia di stupefacenti, restituendolo al compasso edittale precedente alla riforma del 2006. Come precisa la Cassazione nel suo atto di promovimento, «è invero pacifico che l’accertamento della invalidità di una norma abrogatrice e il suo annullamento da parte della Corte costituzionale, specialmente se per vizi di forma o procedurali, determina la caducazione dell’effetto abrogativo, con conseguente ripristino della norma precedentemente abrogata, come costantemente ritenuto dalla giurisprudenza costituzionale» (cfr., ex plurimis, sentenze nn. 107/1974, 108/1986, 314/2009, 13/2012 e recentissimamente – in modo implicito ma inequivoco – 5/2014).
    Nessun pericoloso vuoto normativo, dunque. Né alcuna invasione della Corte costituzionale nell’ambito della discrezionalità legislativa. Semmai il ritorno ad un quadro punitivo meno repressivo di quello attuale, e politicamente più allineato con il significato di fondo del referendum popolare del 1993, favorevole a una depenalizzazione della detenzione di sostante stupefacenti per uso personale. Un indirizzo politico complessivo che – con un colpo di mano procedimentale – la legge Fini-Giovanardi ha cancellato, riportando indietro le lancette dell’orologio.

    8. Cancellare una legge “carcerogena”
    La reintroduzione – tramite giudicato costituzionale – di una normativa penale più favorevole produrrebbe un’ulteriore conseguenza di sistema: un significativo effetto deflattivo nelle carceri italiane.
    Oggetto di un drammatico messaggio alle Camere inviato l’8 ottobre scorso dal Presidente della Repubblica Napolitano, l’attuale sovraffollamento carcerario è alla base della condanna subita dall’Italia in sede di Consiglio d’Europa pronunciata con sentenza-pilota dalla Corte EDU (Torreggiani e altri c. Italia, 8 gennaio 2013). Condannando lo Stato italiano per violazione del divieto di tortura (art. 3 CEDU), quella sentenza chiama all’azione – ciascuno secondo le proprie competenze – tutti i poteri statali. Corte costituzionale compresa.
    Di tale sovraffollamento «strutturale e sistemico» la legge Fini-Giovanardi è una delle principali cause normative: un detenuto su tre entra in carcere ogni anno per violazione dell’attuale normativa antidroga (art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). La previsione di sanzioni severe (da 6 a 20 anni di carcere) per detenzione illecita di qualsiasi sostanza stupefacente comporta l’incriminazione di molti consumatori, anche per il semplice possesso di una quantità minimamente eccedente la soglia fissata da apposito decreto ministeriale. La scelta a favore di un inasprimento punitivo generalizzato, infine, moltiplica esponenzialmente le denunce e i relativi procedimenti penali, inflazionando oltremisura l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura.
    E’ necessario ripensare l’intera disciplina in una materia a così grande impatto sociale, andando ben oltre la mera riduzione della pena massima per i reati di lieve entità, ora abbassata da 6 a 5 anni (cfr. art. 2, decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146). Spetta alla Corte costituzionale, oggi, reintrodurre un primo, fondamentale elemento di razionalità, mostrandosi fedele alla propria tradizione di “isola della ragione”.

    Promotori dell’appello
    Stefano Anastasia, Presidente de La Società della Ragione
    Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Toscana
    Luigi Saraceni, Avvocato

    Estensore e primo firmatario
    Andrea Pugiotto, Università di Ferrara

    Docenti universitari di discipline giuridiche
    Alessandra Algostino, Università di Torino
    Salvo Andò, Università Kore
    Marta Bargis, Università del Piemonte Orientale
    Francesco Belvisi, Università di Modena e Reggio Emilia
    Francesco Bilancia, Università di Chieti-Pescara
    Giuditta Brunelli, Università di Ferrara
    Daniele Butturini, Università di Verona
    Silvia Buzzelli, Università di Milano-Bicocca
    Michele Carducci, Università del Salento
    Guido Casaroli, Università di Ferrara
    Carlo Casonato, Università di Trento
    Pierluigi Chiassoni, Università di Genova
    Paolo Comanducci, Università di Genova
    Angela Cossiri, Università di Macerata
    Marilisa D’Amico, Università di Milano
    Marco Dani, Università di Trento
    Claudio De Fiores, Seconda Università di Napoli
    Gian Mario Demuro, Università di Cagliari
    Giovanni Di Cosimo, Università di Macerata
    Francesco Di Donato, Università di Napoli Federico II
    Ombretta Di Giovine, Università di Foggia
    Gianluca Famiglietti, Università di Pisa
    Marzia Ferraioli, Università di Roma Tor Vergata
    Luigi Ferrajoli, Università di Roma Tre
    Carlo Fiorio, Università di Perugia
    Davide Galliani, Università di Milano
    Alessandro Gamberini, Università di Bologna
    Silvio Gambino, Università della Calabria
    Riccardo Guastini, Università di Genova
    Andrea Guazzarotti, Università di Ferrara
    Giovanni Guiglia, Università di Verona
    Piero Ignazi, Università di Bologna
    Silvia Larizza, Università di Pavia
    Alberto Lucarelli, Università di Napoli Federico II
    Giulio Luciani, Università Roma tre
    Giuseppe Mosconi, Università di Padova
    Nicola Muffato, Università di Trieste
    Francesco Palermo, Università di Verona
    Sonia Paone, Università di Pisa
    Manfredi Parodi Giusino, Università di Palermo
    Massimo Pavarini, Università di Bologna
    Carmela Pezzimenti, Università di Messina
    Marcello Piazza, Università della Calabria
    Cesare Pinelli, Università di Roma
    Tamar Pitch, Università di Perugia
    Fernando Puzzo, Università della Calabria
    Maria Letteria Quatrocchi, Università di Messina
    Lucia Re, Università di Firenze
    Giorgio Repetto, Università di Perugia
    Eligio Resta, Università di Roma Tre
    Silvio Riondato, Università di Padova
    Stefano Rodotà, Università La Sapienza di Roma
    Carlo Ruga Riva, Università Milano-Bicocca
    Marco Ruotolo, Università Roma Tre
    Carmela Salazar, Università Mediterranea di Reggio Calabria
    Sergio Salvatore, Università del Salento
    Emilio Santoro, Università di Firenze
    Stefania Sartarelli, Università di Perugia
    Antonia Maria Scaravilli, Università Kore
    Persio Tincani, Università di Bergamo
    Paolo Veronesi, Università di Ferrara
    Mauro Volpi, Università di Perugia

    Garanti
    Maurizio Battistutta, Garante dei detenuti di Udine
    Giordano Donato, Garante dei detenuti della Lombardia
    Mario Fappani, già garante dei detenuti di Brescia
    Livio Ferrari, già garante dei detenuti di Rovigo – Centro Francescano di Ascolto di Rovigo
    Margherita Forestan, Garante dei detenuti di Verona
    Elisabetta Laganà, Garante dei detenuti di Bologna – Conferenza nazionale volontariato giustizia
    Marcello Marighelli, Garante detenuti di Ferrara
    Armando Michelizza, Garante dei detenuti di Ivrea
    Alessandra Naldi, Garante detenuti di Milano
    Gianfranco Oppo, Garante dei detenuti di Nuoro
    Rosanna Palci, Garante dei detenuti di Trieste
    Filippo Pegorari, Garante detenuti di Roma
    Francesco Racchetti, Garante detenuti di Sondrio
    Piero Rossi, Garante detenuti della Puglia
    Antonio Sammartino, Garante detenuti di Pistoia
    Marco Solimano, Garante dei detenuti di Livorno
    Sergio Steffenoni, Garante detenuti di Venezia
    Italo Tanoni,  Garante dei detenuti delle Marche
    Adriana Tocco, Garante dei detenuti della Campania
    Associazione l’Altro Diritto, Garante dei detenuti di San Gimignano

    Avvocati e Magistrati
    Rino Battocletti, avvocato penalista
    Paola Bevere, avvocato penalista
    Antonella Calcaterra, Consigliere Unione Camere Penali di Milano
    Andrea Callaioli, avvocato
    Luis Americo Castellucci, praticante avvocato
    Alessandro De Federicis, Responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione Camere Penali
    Roberta De Leo, avvocato penalista
    Angela Ferravante, avvocato
    Ugo Funghi, avvocato
    Sarah Grieco, avvocato
    Donato La Muscatella, avvocato penalista
    Laura Liberto, coordinatrice nazionale Giustizia per i Diritti Cittadinanzattiva Onlus
    Antonio Liguori, giudice di Venezia
    Francesco Maisto, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
    Sandro Margara, già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze
    Cristiano Montagnini, iscritto scuola specializzazione per le professioni legali
    Michele Passione, avvocato penalista
    Gioacchino Romeo, magistrato
    Franco Rossi Galante, avvocato
    Arturo Salerni, avvocato penalista
    Andrea Sandra, avvocato penalista
    Dario Sarigu, avvocato
    Salvatore Senese, già Presidente di sezione, Corte suprema di Cassazione
    Davide Spantaconi, avvocato
    Valerio Spigarelli, presidente Unione Camere Penali
    Salvatore Staiano, avvocato penalista
    Vinicio Vannucci, avvocato penalista
    Carlo Alberto Zaina, avvocato

    Rappresentanti di associazioni, Operatori del settore e altri Sottoscrittori
    Hassan Bassi, Cooperatore sociale, Parma
    Giorgio Bignami, Presidente di Forum Droghe
    Maria Luisa Boccia, filosofa, saggista
    Massimo Brianese, Società della Ragione Onlus
    Riccardo De Facci, Vice Presidente CNCA
    Ornella Favero, Direttrice di Ristretti Orizzonti
    Leonardo Fiorentini, Fuoriluogo.it
    Ettore Gobbato, giornalista, operatore nella cooperazione allo sviluppo
    Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone
    Daniele Mauritano, notaio in Napoli
    Patrizia Meringolo, Università di Firenze
    Ivan Novelli, Presidente di Greenpeace Italia
    Mauro Palma, Vice-presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale
    Eriberto Rosso, Presidente della Camera Penale di Firenze
    Maria Stagnitta, Associazione Insieme Onlus
    Giorgia Trapani, studentessa facoltà di Giurisprudenza
    Luca Zevi, urbanista

    Si può aderire inviando una mail con nome, cognome e qualifica a infoATsocietadellaragione.it

  • No allo stralcio sulle droghe

    montecitorioNei giorni scorsi il Parlamento è stato messo gravemente sotto ricatto dal Ncd di Giovanardi che minaccia di non votare il decreto legge Cancellieri se si tocca la legge carcerogena sulle droghe che porta il suo nome e che è sotto il giudizio della Corte Costituzionale per manifesta illegittimità. Il Parlamento deve decidere se migliorare il decreto secondo le nostre richieste o subire il ricatto di uno dei principali responsabili del sovraffollamento penitenziario. Per far cessare la vergogna dell’intasamento delle prigioni il quinto comma dell’art. 73 della legge antidroga, che colpisce la detenzione di sostanze stupefacenti per fatti di lieve entità, non solo deve restare nel decreto come un reato autonomo e distinto dal traffico di sostanze stupefacenti, ma dovrebbe prevedere una pena più mite (da sei mesi a tre anni) come richiesto dalla stessa Commissione ministeriale presieduta dal prof. Giostra membro del Csm. Attenzione, se la montagna si limiterà a partorire il topolino, sarà concreto il rischio che a fine maggio pioveranno centinaia di condanne della Corte europea sui diritti umani. Il prossimo 23 febbraio scadranno i due mesi entro i quali dovrà essere convertito il decreto legge del Governo diretto a contrastare il sovraffollamento e a garantire una più efficace tutela dei diritti dei detenuti. Le ultime turbolenze parlamentari non lasciano ben sperare. In quel decreto vi è una norma che modifica la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Un piccolo cambiamento, molto piccolo. Nel decreto è stata infatti introdotta la fattispecie autonoma della lieve entità. Non si tratta di un cambiamento epocale. Noi avremmo voluto una ben più ampia depenalizzazione e decriminalizzazione della vita dei consumatori di droghe, il ritorno alla ragionevolezza sanzionatoria e alla differenziazione tra le sostanze. In questo senso è comparso nel dibattito parlamentare anche un emendamento del relatore, il democratico David Ermini. Invece, una maggioranza intimorita dalla voce grossa fatta dal Nuovo Centrodestra di Alfano e Giovanardi rischia di impantanarsi su questo tema. È stato evocato uno stralcio della seppur timida norma che andava a cambiare la legge Fini-Giovanardi che così andrebbe a finire in un binario morto.

    Noi, che con la campagna Tre leggi per la giustizia e i diritti abbiamo raccolto decine di migliaia di firme per l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi, invitiamo tutte le forze presenti in Parlamento sensibili al tema della dignità umana, dei diritti e delle libertà a non farsi condizionare da chi è responsabile di avere approvato e difeso una legge dura, vendicativa, ideologica, illiberale. Ricordiamo che circa il 40% dei detenuti ristretti nelle 205 carceri italiane ha un’accusa o una condanna per avere violato la legge sulle droghe. Ricordiamo anche che quella legge è la prima responsabile del sovraffollamento penitenziario. Se viene lasciata così com’è, l’Italia per rispondere alle sollecitazioni della Corte Europea di Strasburgo, non potrà che affidarsi a un provvedimento di clemenza. Non ci saranno più giustificazioni.

    Nelle prossime settimane la Corte Costituzionale si esprimerà sulla illegittimità della legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Una legge che è stata approvata con l’inganno parlamentare, by-passando i vincoli di costituzionalità sulla necessità e l’urgenza che sono i requisiti indispensabili che deve avere ogni decreto legge. Quel decreto conteneva norme sulla sicurezza per le Olimpiadi di Torino. Durante la discussione alle Camere il Governo introdusse un’intera legge di impianto punitivo e proibizionista sulle sostanze stupefacenti. Per l’appunto commise un inganno, anche nei confronti di chi, Capo dello Stato, aveva invece firmato un decreto che aveva un testo ben diverso.

    E’ ora di cambiare quella legge che tanto male ha fatto ai ragazzi, alle loro famiglie, alla società italiana, al nostro sistema della giustizia e al nostro sistema delle carceri. Non ci si faccia condizionare da Alfano e Giovanardi.

    A Buon Diritto, Antigone, Arci, A Roma Insieme – Leda Colombini,  Associazione Federico Aldrovandi, Associazione Cristiani contro la tortura, Associazione nazionale Giuristi Democratici, Bin Italia ( basic income network italia), Cgil Fp, Cir – Consiglio Italiano per i Rifugiati, Cittadinanzattiva-Giustizia, Cnca, Conferenza Nazionale volontariato Giustizia, Coordinamento Garanti detenuti, Fondazione Franca e Franco Basaglia, Forum Droghe, Il Detenuto Ignoto,  L’Altro Diritto, Lila, Medici contro la tortura, Progetto Diritti, Rete della Conoscenza, Ristretti Orizzonti, Società Italiana Psicologia Penitenziaria, Unione delle Camere Penali Italiane, Vic – Volontari in carcere

  • Certamente incostituzionale

    certamente300*250Appello di giuristi, garanti e operatori di settore
    CERTAMENTE INCOSTITUZIONALE
    La legge Fini-Giovanardi a giudizio il 12 febbraio davanti alla Corte costituzionale

    1. La legge Fini-Giovanardi davanti alla Corte costituzionale
    Ci sono questioni di legittimità costituzionale particolarmente importanti. Perché, più di tutte, rivelano la correlazione tra separazione dei poteri e tutela dei diritti. Perché, più di altre, testimoniano come l’eccesso di potere del Governo e del Parlamento produca effetti nefasti sul funzionamento della giustizia e sulla condizione delle carceri.
    Questa è la caratura costituzionale della quaestio che, il 12 febbraio, il Giudice delle leggi sarà chiamato a decidere. Attiene alla dubbia costituzionalità delle modifiche introdotte nel 2006 al testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope: la c.d. legge Fini-Giovanardi.

    2. Genealogia di un eccesso di potere
    In principio era l’art. 4 del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 232, norma già eccentrica rispetto ad un provvedimento necessario e urgente perché diretto a fronteggiare le spese e le esigenze di sicurezza delle Olimpiadi invernali di Torino. Tale disposizione – abrogando in corsa uno degli iniqui automatismi normativi appena introdotti dalla legge Cirielli (legge 5 dicembre 2005, n. 251) – prevede un’ipotesi speciale di sospensione dell’esecuzione di pene detentive nei confronti di tossicodipendenti recidivi, mirando così a favorirne il recupero.
    In sede di conversione parlamentare, quello stesso articolo diventa il pretestuoso aggancio normativo per una riforma di sistema di tutt’altro segno. Attraverso la tecnica abusata del maxiemendamento blindato con l’apposizione della questione di fiducia, il Governo ottiene dal Parlamento un’inedita disciplina a regime in materia di stupefacenti: 23 nuovi articoli, punitivi e proibizionisti, introdotti programmaticamente dalla scelta di equiparare sul piano sanzionatorio sostanze stupefacenti “leggere” e “pesanti”, inasprendone l’unitaria cornice edittale (art. 4-bis, legge 21 febbraio 2006, n. 49).
    Così operando, il procedimento di conversione previsto dall’art. 77 della Costituzione «viene utilizzato come escamotage per far approvare un’iniziativa legislativa del tutto nuova, di fatto inemendabile, eludendo le regole ordinarie del procedimento legislativo» (così la Cassazione, sez. III penale, nel suo atto di promovimento).
    Della forzatura compiuta il Governo ha piena contezza, eppure procede egualmente. Come uno schiacciasassi. Ignora il parere contrario del Comitato per la legislazione e i rilievi critici emersi nel dibattito parlamentare. Spiana i limiti all’emendabilità di un decreto-legge posti dai regolamenti parlamentari e dalla legge ordinamentale 23 agosto 1988, n. 400. Mette il Capo dello Stato con le spalle al muro: approvata la legge di conversione pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere e a ridosso dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici, diventava impossibile un eventuale rinvio presidenziale, perché ne avrebbe messo in pericolo il regolare svolgimento in condizioni di sicurezza. Il 21 febbraio 2006, infatti, la legge Fini-Giovanardi viene promulgata.
    Tocca ora alla Corte costituzionale ripristinare il rispetto di regole così prepotentemente compromesse. Meglio tardi che mai.

    3. Quando la forma è sostanza
    Non sempre tutto è possibile, perché a tutto esiste un limite. Anche ai poteri del Governo mediante decretazione d’urgenza e del Parlamento in sede di conversione in legge, come la Corte costituzionale ha stabilito nella sua più recente giurisprudenza.
    Il catalogo rilevante è questo: [1] l’assenza dei presupposti di necessità e urgenza quale vizio formale del decreto-legge e vizio in procedendo della legge di conversione, la cui evidente mancanza è censurabile dalla Corte costituzionale (sentenze nn. 171/2007, 128/2008); [2] l’incostituzionalità di emendamenti «non estranei» al decreto-legge inseriti in sede di conversione, se privi dei requisiti di cui all’art. 77 della Costituzione (sentenza n. 355/2010); [3] l’incostituzionalità degli emendamenti «estranei» al decreto-legge, per violazione del peculiare procedimento normativo stabilito dall’art. 77 della Costituzione (sentenza n. 22/2012); [4] il divieto per il decreto-legge di veicolare riforme ordinamentali, perché incomprimibili nella contingenza dei casi straordinari di necessità e urgenza (sentenza n. 220/2013); [5] l’incostituzionalità di norme introdotte mediante decretazione d’urgenza se prive di immediata operatività (sentenza n. 220/2013).
    Sono picchetti perimetrali il cui travalicamento ha indotto la Corte costituzionale – in tutte le pronunce citate – ad annullare la legge di conversione, di volta in volta oggetto del suo sindacato. Se esiste un obbligo di coerenza giurisprudenziale, lo stesso destino attende la legge Fini-Giovanardi ora all’attenzione dei giudici costituzionali.
    Sono regole procedurali dove forma e sostanza si fondono. Sul loro rispetto è tornata a vigilare anche la Presidenza della Repubblica, da ultimo con la lettera del Presidente Napolitano, inviata il 27 dicembre 2013 ai Presidenti del Senato e della Camera, sulle modalità di svolgimento dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto-legge c.d. “salva Roma” (decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126). Ma già in precedenza, inascoltato, il Quirinale aveva ammonito per iscritto Governo e Parlamento ad esercitare con il massimo rigore e senza esondazioni i rispettivi poteri in sede di decretazione d’urgenza e di conversione in legge (cfr. il messaggio del Presidente Ciampi inviato alle Camere il 29 marzo 2002, e le lettere del Presidente Napolitano ai Presidenti delle Camere e del Consiglio datate 22 febbraio 2011 e 23 febbraio 2012). La Corte costituzionale ha, oggi, l’occasione per dimostrare che i due Custodi della Costituzione fanno sentire, come devono, un’unica voce.

    4. I vizi formali della legge Fini-Giovanardi
    Alla luce della suddetta giurisprudenza costituzionale, l’art. 4-bis della legge Fini-Giovanardi risulta viziato sotto il profilo formale, comunque lo si valuti (eterogeneo oppure omogeneo) rispetto al contenuto del decreto-legge innestato dal maxiemendamento governativo.
    Se ritenuta «estranea», la disposizione impugnata è certamente incostituzionale. Approvandola, le Camere hanno spezzato il nesso funzionale tra decretazione d’urgenza e potere di conversione, alterando così la sequenza procedurale tipica prescritta dall’art. 77 della Costituzione. E ciò non si può fare, rappresentando un uso improprio del potere parlamentare di conversione (cfr. sentenza n. 22/2012).
    Se ritenuta invece «non estranea», la disposizione impugnata è egualmente incostituzionale. Essa andrà valutata dalla Corte costituzionale in termini di necessità e di urgenza, rivelandone l’evidente mancanza (cfr. sentenza n. 355/2010): infatti, la giustificazione costituzionale dell’originario art. 4 del provvedimento governativo (garantire l’efficacia dei programmi terapeutici di recupero di tossicodipendenti recidivi) non è uno scudo dietro il quale possa trovare riparo l’art. 4-bis aggiunto in sede di conversione (che assimila, inasprendolo, il trattamento sanzionatorio per l’uso di sostanze stupefacenti, “leggere” o “pesanti” che siano).
    Tertium non datur, come sapientemente argomentano i giudici remittenti, prospettando quale principale il primo profilo d’incostituzionalità, cui il secondo è logicamente subordinato. Nessuna questione alternativa a rischio d’inammissibilità, dunque.

    5. I vizi sostanziali della legge Fini-Giovanardi
    L’impugnato art. 4-bis della legge di conversione viene censurato anche in ragione del suo contenuto normativo.
    Ad essere violato è, innanzitutto, il principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione) che impone discipline differenziate di situazioni diverse. La disposizione introdotta in sede di conversione, invece, prevedendo un’ identica dosimetria sanzionatoria per tutte le sostanze stupefacenti, finisce per ricondurre ad un’identica disciplina penale fattispecie tra loro non assimilabili.
    Violato, inoltre, è il dovere gravante sul legislatore statale di rispettare gli obblighi internazionali pattizi (art. 117, 1° comma, della Costituzione). Introducendo la tabella unica delle sostanze e quindi la parificazione sanzionatoria per tutte le droghe, “leggere” e “pesanti”, la disposizione impugnata contraddice il principio di proporzionalità delle pene prescritto dalla Carta di Nizza (art. 49, 3° comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE) e positivizzato in ambito europeo da una decisione quadro del Consiglio dell’UE (n. 2004/757/GAI).

    6. Altri vizi formali, oltre a quelli prospettati dai giudici a quibus
    Fin qui le censure d’incostituzionalità prospettate negli atti di promovimento dei giudici a quibus. Alla luce della successiva sentenza n. 220/2013 della Corte costituzionale è possibile evidenziarne di ulteriori.
    Dichiarando l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province approntata mediante decretazione d’urgenza, la sopravvenuta pronuncia ha stabilito il principio della «palese inadeguatezza dello strumento del decreto-legge a realizzare una riforma organica e di sistema», rilevando «come non sia utilizzabile un atto normativo, come il decreto-legge, per introdurre nuovi assetti ordinamentali che superino i limiti di misure strettamente organizzative». E’ quanto, invece, hanno preteso fare Governo e Parlamento con la legge Fini-Giovanardi introducendo – in sede di conversione – una nuova disciplina a regime in materia di sostanze stupefacenti, in sostituzione delle corrispondenti disposizioni del previgente testo unico (d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309).
    E ancora. La sopravvenuta sentenza n. 220/2013 reca importanti affermazioni circa l’operatività delle misure veicolate dal decreto-legge: esse devono «operare immediatamente», perché il provvedimento provvisorio del Governo «entrerebbe in contraddizione con le sue stesse premesse, se contenesse disposizioni destinate ad avere effetti pratici differiti nel tempo». Non è una regola rispettata dall’impugnato art. 4-bis. Esso, infatti, rinvia ad un successivo decreto ministeriale la determinazione della soglia quantitativa di sostanza stupefacente, oltre la quale la sua detenzione può essere punita.
    Anche se non prospettati negli atti di promovimento, si tratta di profili d’incostituzionalità egualmente inclusi nel thema decidendum, formalmente determinato dalla disposizione impugnata (l’art. 4-bis della legge di conversione) e dai parametri invocati (tra i quali l’art. 77 della Costituzione). La Corte costituzionale, dunque, non potrà ignorarli.

    7. Le conseguenze di una sentenza d’accoglimento
    Da qualunque prospettiva la si guardi, dunque, la legge Fini-Giovanardi è certamente incostituzionale.
    Il suo annullamento modificherebbe l’attuale assetto sanzionatorio in materia di stupefacenti, restituendolo al compasso edittale precedente alla riforma del 2006. Come precisa la Cassazione nel suo atto di promovimento, «è invero pacifico che l’accertamento della invalidità di una norma abrogatrice e il suo annullamento da parte della Corte costituzionale, specialmente se per vizi di forma o procedurali, determina la caducazione dell’effetto abrogativo, con conseguente ripristino della norma precedentemente abrogata, come costantemente ritenuto dalla giurisprudenza costituzionale» (cfr., ex plurimis, sentenze nn. 107/1974, 108/1986, 314/2009, 13/2012 e recentissimamente – in modo implicito ma inequivoco – 5/2014).
    Nessun pericoloso vuoto normativo, dunque. Né alcuna invasione della Corte costituzionale nell’ambito della discrezionalità legislativa. Semmai il ritorno ad un quadro punitivo meno repressivo di quello attuale, e politicamente più allineato con il significato di fondo del referendum popolare del 1993, favorevole a una depenalizzazione della detenzione di sostante stupefacenti per uso personale. Un indirizzo politico complessivo che – con un colpo di mano procedimentale – la legge Fini-Giovanardi ha cancellato, riportando indietro le lancette dell’orologio.

    8. Cancellare una legge “carcerogena”
    La reintroduzione – tramite giudicato costituzionale – di una normativa penale più favorevole produrrebbe un’ulteriore conseguenza di sistema: un significativo effetto deflattivo nelle carceri italiane.
    Oggetto di un drammatico messaggio alle Camere inviato l’8 ottobre scorso dal Presidente della Repubblica Napolitano, l’attuale sovraffollamento carcerario è alla base della condanna subita dall’Italia in sede di Consiglio d’Europa pronunciata con sentenza-pilota dalla Corte EDU (Torreggiani e altri c. Italia, 8 gennaio 2013). Condannando lo Stato italiano per violazione del divieto di tortura (art. 3 CEDU), quella sentenza chiama all’azione – ciascuno secondo le proprie competenze – tutti i poteri statali. Corte costituzionale compresa.
    Di tale sovraffollamento «strutturale e sistemico» la legge Fini-Giovanardi è una delle principali cause normative: un detenuto su tre entra in carcere ogni anno per violazione dell’attuale normativa antidroga (art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). La previsione di sanzioni severe (da 6 a 20 anni di carcere) per detenzione illecita di qualsiasi sostanza stupefacente comporta l’incriminazione di molti consumatori, anche per il semplice possesso di una quantità minimamente eccedente la soglia fissata da apposito decreto ministeriale. La scelta a favore di un inasprimento punitivo generalizzato, infine, moltiplica esponenzialmente le denunce e i relativi procedimenti penali, inflazionando oltremisura l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura.
    E’ necessario ripensare l’intera disciplina in una materia a così grande impatto sociale, andando ben oltre la mera riduzione della pena massima per i reati di lieve entità, ora abbassata da 6 a 5 anni (cfr. art. 2, decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146). Spetta alla Corte costituzionale, oggi, reintrodurre un primo, fondamentale elemento di razionalità, mostrandosi fedele alla propria tradizione di “isola della ragione”.

    Promotori dell’appello
    Stefano Anastasia, Presidente de La Società della Ragione
    Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Toscana
    Luigi Saraceni, Avvocato

    Estensore e primo firmatario
    Andrea Pugiotto, Università di Ferrara

    Docenti universitari di discipline giuridiche
    Alessandra Algostino, Università di Torino
    Salvo Andò, Università Kore
    Marta Bargis, Università del Piemonte Orientale
    Francesco Belvisi, Università di Modena e Reggio Emilia
    Francesco Bilancia, Università di Chieti-Pescara
    Giuditta Brunelli, Università di Ferrara
    Daniele Butturini, Università di Verona
    Silvia Buzzelli, Università di Milano-Bicocca
    Michele Carducci, Università del Salento
    Guido Casaroli, Università di Ferrara
    Carlo Casonato, Università di Trento
    Pierluigi Chiassoni, Università di Genova
    Paolo Comanducci, Università di Genova
    Angela Cossiri, Università di Macerata
    Marilisa D’Amico, Università di Milano
    Marco Dani, Università di Trento
    Claudio De Fiores, Seconda Università di Napoli
    Gian Mario Demuro, Università di Cagliari
    Giovanni Di Cosimo, Università di Macerata
    Francesco Di Donato, Università di Napoli Federico II
    Ombretta Di Giovine, Università di Foggia
    Gianluca Famiglietti, Università di Pisa
    Marzia Ferraioli, Università di Roma Tor Vergata
    Luigi Ferrajoli, Università di Roma Tre
    Carlo Fiorio, Università di Perugia
    Davide Galliani, Università di Milano
    Alessandro Gamberini, Università di Bologna
    Silvio Gambino, Università della Calabria
    Riccardo Guastini, Università di Genova
    Andrea Guazzarotti, Università di Ferrara
    Giovanni Guiglia, Università di Verona
    Piero Ignazi, Università di Bologna
    Silvia Larizza, Università di Pavia
    Alberto Lucarelli, Università di Napoli Federico II
    Giulio Luciani, Università Roma tre
    Giuseppe Mosconi, Università di Padova
    Nicola Muffato, Università di Trieste
    Francesco Palermo, Università di Verona
    Sonia Paone, Università di Pisa
    Manfredi Parodi Giusino, Università di Palermo
    Massimo Pavarini, Università di Bologna
    Carmela Pezzimenti, Università di Messina
    Marcello Piazza, Università della Calabria
    Cesare Pinelli, Università di Roma
    Tamar Pitch, Università di Perugia
    Fernando Puzzo, Università della Calabria
    Maria Letteria Quatrocchi, Università di Messina
    Lucia Re, Università di Firenze
    Giorgio Repetto, Università di Perugia
    Eligio Resta, Università di Roma Tre
    Silvio Riondato, Università di Padova
    Stefano Rodotà, Università La Sapienza di Roma
    Carlo Ruga Riva, Università Milano-Bicocca
    Marco Ruotolo, Università Roma Tre
    Carmela Salazar, Università Mediterranea di Reggio Calabria
    Sergio Salvatore, Università del Salento
    Emilio Santoro, Università di Firenze
    Stefania Sartarelli, Università di Perugia
    Antonia Maria Scaravilli, Università Kore
    Persio Tincani, Università di Bergamo
    Paolo Veronesi, Università di Ferrara
    Mauro Volpi, Università di Perugia

    Garanti
    Maurizio Battistutta, Garante dei detenuti di Udine
    Giordano Donato, Garante dei detenuti della Lombardia
    Mario Fappani, già garante dei detenuti di Brescia
    Livio Ferrari, già garante dei detenuti di Rovigo – Centro Francescano di Ascolto di Rovigo
    Margherita Forestan, Garante dei detenuti di Verona
    Elisabetta Laganà, Garante dei detenuti di Bologna – Conferenza nazionale volontariato giustizia
    Marcello Marighelli, Garante detenuti di Ferrara
    Armando Michelizza, Garante dei detenuti di Ivrea
    Alessandra Naldi, Garante detenuti di Milano
    Gianfranco Oppo, Garante dei detenuti di Nuoro
    Rosanna Palci, Garante dei detenuti di Trieste
    Filippo Pegorari, Garante detenuti di Roma
    Francesco Racchetti, Garante detenuti di Sondrio
    Piero Rossi, Garante detenuti della Puglia
    Antonio Sammartino, Garante detenuti di Pistoia
    Marco Solimano, Garante dei detenuti di Livorno
    Sergio Steffenoni, Garante detenuti di Venezia
    Italo Tanoni,  Garante dei detenuti delle Marche
    Adriana Tocco, Garante dei detenuti della Campania
    Associazione l’Altro Diritto, Garante dei detenuti di San Gimignano

    Avvocati e Magistrati
    Rino Battocletti, avvocato penalista
    Paola Bevere, avvocato penalista
    Antonella Calcaterra, Consigliere Unione Camere Penali di Milano
    Andrea Callaioli, avvocato
    Luis Americo Castellucci, praticante avvocato
    Alessandro De Federicis, Responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione Camere Penali
    Roberta De Leo, avvocato penalista
    Angela Ferravante, avvocato
    Ugo Funghi, avvocato
    Sarah Grieco, avvocato
    Donato La Muscatella, avvocato penalista
    Laura Liberto, coordinatrice nazionale Giustizia per i Diritti Cittadinanzattiva Onlus
    Antonio Liguori, giudice di Venezia
    Francesco Maisto, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
    Sandro Margara, già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze
    Cristiano Montagnini, iscritto scuola specializzazione per le professioni legali
    Michele Passione, avvocato penalista
    Gioacchino Romeo, magistrato
    Franco Rossi Galante, avvocato
    Arturo Salerni, avvocato penalista
    Andrea Sandra, avvocato penalista
    Dario Sarigu, avvocato
    Salvatore Senese, già Presidente di sezione, Corte suprema di Cassazione
    Davide Spantaconi, avvocato
    Valerio Spigarelli, presidente Unione Camere Penali
    Salvatore Staiano, avvocato penalista
    Vinicio Vannucci, avvocato penalista
    Carlo Alberto Zaina, avvocato

    Rappresentanti di associazioni, Operatori del settore e altri Sottoscrittori
    Hassan Bassi, Cooperatore sociale, Parma
    Giorgio Bignami, Presidente di Forum Droghe
    Maria Luisa Boccia, filosofa, saggista
    Massimo Brianese, Società della Ragione Onlus
    Riccardo De Facci, Vice Presidente CNCA
    Ornella Favero, Direttrice di Ristretti Orizzonti
    Leonardo Fiorentini, Fuoriluogo.it
    Ettore Gobbato, giornalista, operatore nella cooperazione allo sviluppo
    Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone
    Daniele Mauritano, notaio in Napoli
    Patrizia Meringolo, Università di Firenze
    Ivan Novelli, Presidente di Greenpeace Italia
    Mauro Palma, Vice-presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale
    Eriberto Rosso, Presidente della Camera Penale di Firenze
    Maria Stagnitta, Associazione Insieme Onlus
    Giorgia Trapani, studentessa facoltà di Giurisprudenza
    Luca Zevi, urbanista

    Si può aderire inviando una mail con nome, cognome e qualifica a infoATsocietadellaragione.it

  • Fini-Giovanardi a giudizio

    locandina-webContinua la campagna di sensibilizzazione per vedere affermata l’incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi sulle droghe lanciata dalla Società della Ragione nei mesi scorsi.

    La Corte Costituzionale deciderà il 12 febbraio. Dopo sette anni di repressione e di effetti terribili sulla giustizia e sul carcere si potrà voltare pagina.

    Il 21 gennaio 2014 a Roma presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati organizzeremo un seminario di approfondimento giuridico e politico sulla legge sulle droghe. A breve maggiori dettagli ed il programma completo.

    La Società della Ragione ONLUS
    in collaborazione con Antigone, CNCA, Forum Droghe, Magistratura Democratica, Unione Camere Penali Italiane

    Fini-Giovanardi a giudizio

    Seminario sulla legge sulle droghe e sui suoi profili di costituzionalità

    Roma, martedì 21 gennaio 2014, ore 9,30-13,30
    Camera dei deputati, Sala delle colonne, Via Poli 19

    Presiede
    Stefano Anastasia

    Introduce
    Luigi Saraceni

    Interventi programmati:
    Antonella Calcaterra, Giuseppe Cascini, Sandro Gamberini, Michele Passione, Michela Porcile, Andrea Pugiotto, Carlo Renoldi, Marco Ruotolo, Valerio Spigarelli, Fabio Valcanover

    A seguire tavola rotonda
    Quale legge dopo la  Fini-Giovanardi?

    Intervengono:
    Benedetto Della Vedova, Daniele Farina, Donatella Ferranti, Vittorio Ferraresi, Luigi Manconi, Ivan Scalfarotto

    Coordina
    Franco Corleone

    E’ obbligatoria l’iscrizione a info@societadellaragione.it entro il 17 gennaio 2013.
    Gli uomini, per accedere alla sala, devono indossare la giacca.
    Il seminario è in fase di accreditamento per 4 crediti formativi per gli avvocati.

    fascicolo-costituzionalita-fini-giovanardiDossier “Droghe e Carcere: voltiamo pagina”
    Vi ricordiamo che potete scaricare l’ultimo dossier sull’incostituzionalità della legge sulle droghe dal sito de La Società della Ragione, sezione “Ricerche e Studi”
    http://www.societadellaragione.it/2013/12/31/droghe-e-carcere-voltiamo-pagina-2/

  • Fini-Giovanardi a giudizio

    locandina-webContinua la campagna di sensibilizzazione per vedere affermata l’incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi sulle droghe lanciata dalla Società della Ragione nei mesi scorsi.

    La Corte Costituzionale deciderà il 12 febbraio. Dopo sette anni di repressione e di effetti terribili sulla giustizia e sul carcere si potrà voltare pagina.

    Il 21 gennaio 2014 a Roma presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati organizzeremo un seminario di approfondimento giuridico e politico sulla legge sulle droghe. A breve maggiori dettagli ed il programma completo.

    La Società della Ragione ONLUS
    in collaborazione con Antigone, CNCA, Forum Droghe, Magistratura Democratica, Unione Camere Penali Italiane

    Fini-Giovanardi a giudizio

    Seminario sulla legge sulle droghe e sui suoi profili di costituzionalità

    Roma, martedì 21 gennaio 2014, ore 9,30-13,30
    Camera dei deputati, Sala delle colonne, Via Poli 19

    Presiede
    Stefano Anastasia

    Introduce
    Luigi Saraceni

    Interventi programmati:
    Antonella Calcaterra, Giuseppe Cascini, Sandro Gamberini, Michele Passione, Michela Porcile, Andrea Pugiotto, Carlo Renoldi, Marco Ruotolo, Valerio Spigarelli, Fabio Valcanover

    A seguire tavola rotonda
    Quale legge dopo la  Fini-Giovanardi?

    Intervengono:
    Benedetto Della Vedova, Daniele Farina, Donatella Ferranti, Vittorio Ferraresi, Luigi Manconi, Ivan Scalfarotto

    Coordina
    Franco Corleone

    E’ obbligatoria l’iscrizione a info@societadellaragione.it entro il 17 gennaio 2013.
    Gli uomini, per accedere alla sala, devono indossare la giacca.
    Il seminario è in fase di accreditamento per 4 crediti formativi per gli avvocati.

    fascicolo-costituzionalita-fini-giovanardiDossier “Droghe e Carcere: voltiamo pagina”
    Vi ricordiamo che potete scaricare l’ultimo dossier sull’incostituzionalità della legge sulle droghe dal sito de La Società della Ragione, sezione “Ricerche e Studi”
    http://www.societadellaragione.it/2013/12/31/droghe-e-carcere-voltiamo-pagina-2/

  • Il Questore, la Legge e i consumatori di droghe

    crucianelli-questore-martucci-420x315Leggo sulle pagine dei quotidiani le parole del Questore di Ferrara Orazio D’Anna che, facendo un bilancio dell’anno appena trascorso e rilevando una diminuzione generalizzata dei reati, annuncia che il 2014 sarà l’anno del giro di vite sui consumatori di sostanze.

    “In città c’è un consumo abbastanza importante, a cui rivolgeremo la nostra attenzione, visto che è questo a foraggiare tutta la catena. Aumenteremo i controlli sui singoli e sui gruppi: è grazie ai consumatori che il fenomeno esiste e finché queste sostanze saranno illegali noi faremo il nostro mestiere”. (fonte Estense.com)

    E’ opportuno ricordare che, nonostante il Questore D’Anna e nonostante la legge di Giovanardi, il consumo in Italia non è reato. Certo la legge che porta il nome del nuovo puntello del Governo Letta ha fatto di tutto per facilitare la repressione del consumo, in particolare di cannabis. L’automatismo della presunzione di spaccio in presenza di un certo quantitativo di sostanza (poca marijuana, un po’ più cocaina) – principio per fortuna smontato in questi anni dalla giurisprudenza – e l’unificazione di droghe pesanti e leggere ha fatto poi sì che il 40% dei detenuti sia nelle nostre carceri sovraffollate per violazione dell’art. 73 (spaccio): fra questi moltissimi consumatori, che per il solo fatto di detenere magari più di una decina di canne, sono finite nelle maglie della giustizia italiana. E quei consumatori che sono riusciti a sfuggire al sistema penale sono stati intrappolati nella ragnatela delle sanzioni amministrative: 853.004 persone che in questi anni hanno dovuto sottoporsi periodicamente a test, sono state limitate nei propri movimenti e hanno sostenuto ingenti spese e costi sociali altissimi a causa dello stigma nei confronti dei consumatori (vedi Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi). Stigma che il nostro paese, con Giovanardi ancora in carica, si è peraltro impegnato a contrastare su indicazione della 54ma sessione della Commissione Stupefacenti dell’ONU.

    Decidano i lettori se preferiscono che i poliziotti siano intenti a perder tempo a identificare, perquisire e magari arrestare qualche ragazzino che insieme agli amici si è appartato su una panchina in un parchetto per farsi una canna, oppure stiano in giro per il territorio a prevenire uno dei 30 stupri, il migliaio di altri reati contro la persona o i 9500 furti di vario genere perpetrati nella nostra provincia.

    Lo stesso governo Letta, che certo non è noto per il coraggio politico, ha avuto l’ardire di mettere in discussione l’impianto della Fini-Giovanardi modificando il 5° comma dell’art. 73, ovvero introducendo il fatto di lieve entità come reato autonomo (grazie ad un tecnicismo giuridico degno del paese degli azzeccagarbugli). Certo non servirà a molto ma per fortuna la Corte Costituzionale deciderà il prossimo 12 febbraio sulla costituzionalità dell’intera legge sulle droghe approvata – ricorderete – nel 2006 con un colpo di mano a fine legislatura come maxiemendamento di un centinaio di articoli al decreto legge di cinque o sei articoli sulle Olimpiadi di Torino (vedi Dossier de La Società della Ragione).

    Nel frattempo non resta che augurarsi che il Tribunale di Ferrara non sia ingolfato dall’attività mirata di repressione del consumo annunciata dalla Questura di Ferrara, e magari confermi la propria recente linea assolutoria nei confronti dei semplici consumatori, autocoltivatori di cannabis compresi. Autocoltivatori che, val la pena di segnalarlo al Questore di Ferrara, coltivano la marijuana nell’armadio o sul balcone proprio per non “foraggiare tutta la catena”.

    Leonardo Fiorentini
    Consigliere ecologista Circoscrizione 1

  • Il Questore, la Legge e i consumatori di droghe

    crucianelli-questore-martucci-420x315Leggo sulle pagine dei quotidiani le parole del Questore di Ferrara Orazio D’Anna che, facendo un bilancio dell’anno appena trascorso e rilevando una diminuzione generalizzata dei reati, annuncia che il 2014 sarà l’anno del giro di vite sui consumatori di sostanze.

    “In città c’è un consumo abbastanza importante, a cui rivolgeremo la nostra attenzione, visto che è questo a foraggiare tutta la catena. Aumenteremo i controlli sui singoli e sui gruppi: è grazie ai consumatori che il fenomeno esiste e finché queste sostanze saranno illegali noi faremo il nostro mestiere”. (fonte Estense.com)

    E’ opportuno ricordare che, nonostante il Questore D’Anna e nonostante la legge di Giovanardi, il consumo in Italia non è reato. Certo la legge che porta il nome del nuovo puntello del Governo Letta ha fatto di tutto per facilitare la repressione del consumo, in particolare di cannabis. L’automatismo della presunzione di spaccio in presenza di un certo quantitativo di sostanza (poca marijuana, un po’ più cocaina) – principio per fortuna smontato in questi anni dalla giurisprudenza – e l’unificazione di droghe pesanti e leggere ha fatto poi sì che il 40% dei detenuti sia nelle nostre carceri sovraffollate per violazione dell’art. 73 (spaccio): fra questi moltissimi consumatori, che per il solo fatto di detenere magari più di una decina di canne, sono finite nelle maglie della giustizia italiana. E quei consumatori che sono riusciti a sfuggire al sistema penale sono stati intrappolati nella ragnatela delle sanzioni amministrative: 853.004 persone che in questi anni hanno dovuto sottoporsi periodicamente a test, sono state limitate nei propri movimenti e hanno sostenuto ingenti spese e costi sociali altissimi a causa dello stigma nei confronti dei consumatori (vedi Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi). Stigma che il nostro paese, con Giovanardi ancora in carica, si è peraltro impegnato a contrastare su indicazione della 54ma sessione della Commissione Stupefacenti dell’ONU.

    Decidano i lettori se preferiscono che i poliziotti siano intenti a perder tempo a identificare, perquisire e magari arrestare qualche ragazzino che insieme agli amici si è appartato su una panchina in un parchetto per farsi una canna, oppure stiano in giro per il territorio a prevenire uno dei 30 stupri, il migliaio di altri reati contro la persona o i 9500 furti di vario genere perpetrati nella nostra provincia.

    Lo stesso governo Letta, che certo non è noto per il coraggio politico, ha avuto l’ardire di mettere in discussione l’impianto della Fini-Giovanardi modificando il 5° comma dell’art. 73, ovvero introducendo il fatto di lieve entità come reato autonomo (grazie ad un tecnicismo giuridico degno del paese degli azzeccagarbugli). Certo non servirà a molto ma per fortuna la Corte Costituzionale deciderà il prossimo 12 febbraio sulla costituzionalità dell’intera legge sulle droghe approvata – ricorderete – nel 2006 con un colpo di mano a fine legislatura come maxiemendamento di un centinaio di articoli al decreto legge di cinque o sei articoli sulle Olimpiadi di Torino (vedi Dossier de La Società della Ragione).

    Nel frattempo non resta che augurarsi che il Tribunale di Ferrara non sia ingolfato dall’attività mirata di repressione del consumo annunciata dalla Questura di Ferrara, e magari confermi la propria recente linea assolutoria nei confronti dei semplici consumatori, autocoltivatori di cannabis compresi. Autocoltivatori che, val la pena di segnalarlo al Questore di Ferrara, coltivano la marijuana nell’armadio o sul balcone proprio per non “foraggiare tutta la catena”.

    Leonardo Fiorentini
    Consigliere ecologista Circoscrizione 1

  • Illegali le carceri, incostituzionale la legge

    cop-librobianco2013Forum Droghe, La Società della Ragione, Antigone e CNCA
    Con l’adesione di Magistratura Democratica, Unione Camere Penali Italiane

    Conferenza Stampa.
    Illegali le carceri, incostituzionale la legge
    Il 25 giugno a Roma presentazione del 4° Libro Bianco sui danni collaterali della Legge sulle droghe “Fini-Giovanardi”

    Martedì 25 giugno 2013 alle ore 11,30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione) alla vigilia della giornata mondiale dell’Onu sull’abuso di sostanze stupefacenti si terrà la presentazione alla stampa del 4° Libro Bianco sugli effetti della Legge  Fini Giovanardi.

    Saranno illustrati i  dei dati relativi al 2012 sugli ingressi in carcere e sulle presenze in carcere di consumatori di sostanze stupefacenti, sulle misure alternative per i tossicodipendenti, sulle sanzioni amministrative irrogate e sulle operazioni di polizia e i sequestri di sostanze.

    Introducono:
    Franco Corleone, Riccardo De Facci, Alessandro De Federicis, Patrizio Gonnella, Giuseppe Cascini.

    Saranno presenti i Deputati:
    Daniele Farina, Fausto Raciti.

    Parteciperanno i rappresentanti delle associazioni e dei movimenti del Cartello delle tre leggi d’iniziativa popolare su droghe, carcere e diritti umani.

    Il libro bianco sugli effetti della Legge sulle droghe Fini-Giovanardi, giunto alla terza edizione, è a cura di Antigone, CNCA, Forum Droghe e Società della Ragione, con l’adesione di Magistratura Democratica, Unione Camere Penali.

    Per partecipare alla conferenza stampa è necessaria comunicare la presenza tramite e-mail al seguente indirizzo: stampa@fuoriluogo.it.

    Gli uomini devono indossare la giacca.

    Roma, 20 giugno 2013.

    L’Ufficio Stampa

  • Ecco perchè la legge Fini-Giovanardi è incostituzionale!

    cop-costituzionalitaLa legge Fini-Giovanardi è incostituzionale. All’interno di un dossier predisposto da la Società della Ragione, che viene presentato oggi pomeriggio a Udine, è infatti presentata una bozza di “Questione di legittimità costituzionale” che puo’ essere sollevata in sede di giudizio adattandola al caso di specie.

    A seguito di alcune recenti sentenze della suprema corte sulle procedure, e in particolare della 22/2012 (le disposizioni aggiunte in sede di conversione, estranee all’oggetto e alle finalità del testo originario del decreto di urgenza, esorbitano dal potere di conversione attribuito al Parlamento dall’art. 77, comma 2, della Costituzione), la Società della Ragione ha dunque promosso un accurato studio che ha prodotto uno schema di “questione di legittimità costituzionale” che, in occasione della terza Udienza presso il Tribunale di Tolmezzo del processo contro Rototom, gli avvocati di Filippo Giunta hanno sollevato in aula.

    Potete leggere la presentazione di Franco Corleone sul Manifesto di oggi, l’intervento di Luigi Saraceni al convegno di Udine sul caso Rototom del giugno scorso e scaricare il dossier predisposto dalla Società della Ragione.

  • La parola alla corte

    udineIn occasione della terza Udienza presso il Tribunale di Tolmezzo del processo contro Rototom, la Società della Ragione organizza un seminario sulla incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi sulle droghe.

    Mercoledì 23 gennaio – ore 17
    Sala dei Ricevimenti
    Palazzo d’Aronco
    Piazzetta Lionello – Udine

    Luigi Saraceni, già magistrato e parlamentare illustrerà la proposta di ricorso alla Corte Costituzionale
    Partecipano gli avvocati Alessandro Gamberini, Rino Battocletti, Andrea Sandra insieme a Mauro Palma, Presidente onorario di Antigone e Membro del Consiglio europeo per la cooperazione
    penalistica e Grazia Zuffa, direttrice esecutiva di Forum Droghe.

    Conclusioni di Franco Corleone, Presidente Società della Ragione.
    Coordina Massimo Brianese

    www.societadellaragione.it

    Scarica l’invito.

  • Le carceri non sono Grand Hotel

    Le carceri non sono Grand Hotel. Non lo sono mai state: non lo erano ai tempi di Cesare Beccaria, non lo erano ai tempi di Castelli Ministro di Giustizia (sigh!), non lo sono ancor di più oggi, quando il sovraffollamento sta facendo scoppiare le carceri italiane. Non basta un televisore in una cella progettata per due persone che ne ospita 4, 5 o forse 6 ad aumentare le “stelle” della struttura. Soprattutto se sempre più spesso in carcere nel nostro paese ci finiscono gli ultimi, i poveracci, come se la detenzione fosse utilizzata come una sorta di discarica sociale.

    Leggi criminogene, come la Fini-Giovanardi sulle droghe che incarcera anche i semplici consumatori o la Bossi-Fini sull’immigrazione generano decine di migliaia di ingressi ogni anno, senza che vi siano reali offese alla sicurezza dei cittadini. Il carcere in un sistema penale equilibrato dovrebbe essere riservato ai criminali realmente pericolosi per la società: gli altri dovrebbero poter scontare la propria pena con percorsi alternativi alla carcerazione, che peraltro come testimoniano i numeri, sono molto più efficaci nell’abbassare la percentuali di recidività e garantire il pieno recupero nella società. Ma altre leggi nate sotto l'”emergenza securitaria” dell’ultimo decennio, come per quel che riguarda proprio la recidiva, impediscono di attuare con efficacia il principio della risocializzazione del condannato che la nostra Costituzione pone come cardine della pena.

    La soluzione non è certo costruire nuove carceri, o ingrandire gli attuali costruendo nei pochi spazi liberi all’interno del recinto, come si sta facendo per quello di Ferrara. Come scrive il Garante dei Diritti dei Detenuti di Ferrara “l’ampliamento del carcere di Ferrara, così come è stato pensato riduce, non amplia gli spazi utilizzabili”, facendo gravare il raddoppio della capienza “regolamentare” sulla perdita di molti spazi comuni in cui sono concentrate le attività sociali e lavorative dei detenuti (a partire dagli spazi aperti, ad esempio gli orti).

    La strada maestra è nel breve un decreto legge contro il sovraffollamento delle carceri, che cancelli subito le norme della legge sulle droghe che incarcerano per fatti di lieve entità e impediscono l’uscita dei tossicodipendenti. Le altre richieste al Parlamento e all’Amministrazione Penitenziaria sono le seguenti: approvazione della legge sull’introduzione del reato di tortura, approvazione della legge sull’affettività in carcere, approvazione dell’istituzione della figura del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, applicazione integrale del Regolamento del 2000 per assicurare condizioni di vita dignitose.

    Per questo oggi digiuno, aderendo alla mobilitazione nazionale promossa da Franco Corleone che ieri ha lanciato con una lettera aperta un appello al Governo sottoscritto fra gli altri da Don Andrea Gallo, Don Armando Zappolini, Patrizio Gonnella, Giorgio Bignami, Stefano Anastasia, Luigi Manconi, Mauro Palma, Luca Zevi, molti Garanti dei detenuti e numerosi operatori del settore.

    Leonardo Fiorentini
    co-portavoce di Ecologisti e Reti Civiche – Verdi europei di Ferrara

  • Il sovraffollamento non è una calamità naturale

    LETTERA APERTA AL PRESIDENTE MONTI
    E AI MINISTRI SEVERINO E RICCARDI

    Gentile Presidente Monti,
    lunedì 22 ottobre è iniziato un digiuno collettivo che coinvolgerà decine, forse centinaia, di esponenti delle associazioni che si occupano di giustizia e del carcere, del volontariato, di avvocati e di operatori penitenziari, di garanti dei diritti dei detenuti e di esponenti della società civile con una richiesta semplice al Governo: subito un decreto legge per far cessare la vergogna del sovraffollamento nelle carceri italiane che offende il senso di umanità e che viola la Costituzione.
    Il Presidente Napolitano ha di recente rivolto l’ennesimo invito perché siano approvate misure strutturali per superare una condizione carceraria che vanifica l’art. 27 della Costituzione (oltre a umiliare l’Italia in Europa).
    Il sovraffollamento non è una calamità naturale né un mostro invincibile: basta eliminare le leggi criminogene che hanno provocato il disastro. Per questo è urgente un decreto legge per cancellare le norme più vergognose e “affolla-carcere” della legge sulle droghe, alla radice della crescita incontrollata dei detenuti. Solo l’anno scorso sono entrate in prigione per violazione della normativa antidroga 28.000 persone (fra consumatori e piccoli spacciatori), mentre sono oltre 15.000 i tossicodipendenti ristretti su un totale di 67.000: la metà dei detenuti ammassati e stipati nelle patrie galere hanno a che fare con la legge sulle droghe. Il Presidente Napolitano ha parlato di una questione di “prepotente urgenza”: questa affermazione, se non la si vuole far diventare un mero esercizio di retorica, obbliga il Governo a emanare un decreto legge allo scopo di evitare l’arresto agli accusati di fatti di lieve entità riguardo alla detenzione di sostanze stupefacenti e per far uscire i tossicodipendenti e destinarli a programmi alternativi (oggi preclusi da vincoli assurdi e dall’applicazione della legge Cirielli sulla recidiva).
    Chiediamo un provvedimento giusto, costituzionalmente motivato e indispensabile per interrompere uno stato di illegalità, tenendo conto che nel 2006 la modifica della legge sulle droghe fu approvata con lo strumento del decreto legge e il voto di fiducia.
    Gentile Presidente, la richiesta che avanziamo è sostenuta anche dalle valutazioni della commissione di lavoro sul carcere del Consiglio Superiore della Magistratura. Altri provvedimenti sono urgenti e per questo una sessione straordinaria specifica dei due rami del Parlamento sarebbe opportuna per dare un motivo di speranza a chi in carcere ha soltanto un tragico orizzonte di morte.
    Il numero dei suicidi, dei tentati suicidi, degli atti di autolesionismo, degli scioperi della fame è davvero impressionante e non può non interrogare la coscienza di ogni cittadino e in primo luogo di chi governa.
    Noi non intendiamo essere complici, neppure per omissione, di questa strage e abbiamo deciso di far durare questa mobilitazione a oltranza fino allo scioglimento delle Camere, per aiutarLa nella decisione sino all’ultimo minuto politicamente utile. Riteniamo che la ministra della Giustizia e il ministro con la delega alla politica delle droghe condivideranno questa indicazione.
    Riteniamo opportuno segnalare il documento sottoscritto dai Garanti dei diritti dei detenuti e inviato alla Ministra Paola Severino, al Capo del Dap, Giovanni Tamburino e per conoscenza al Presidente della Repubblica, sulle gravi conseguenze che il riesame della spesa dell’Amministrazione Penitenziaria, produrrà nella vita quotidiana in carcere e ancor più nella violazione dell’art. 27 della Costituzione, sul carattere della pena.
    Presidente, come Lei comprende non si tratta di un ricatto ma di un accorato invito al compimento di un dovere d’ufficio.

    Primi Firmatari
    Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze e presidente della Società della Ragione
    Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto
    Armando Zappolini, presidente Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca)
    Patrizio Gonnella, presidente associazione Antigone
    Giorgio Bignami, presidente Forum Droghe
    Stefano Anastasia, università di Perugia
    Luigi Manconi, presidente associazione A Buon diritto
    Mauro Palma, vice presidente del Consiglio Europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale
    Michele Passione, avvocato, Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali

    Rosa A Marca, associazione per l’iniziativa radicale Andrea Tamburi
    Hassan Bassi, cooperatore sociale
    Emanuele Baciocchi, associazione per l’iniziativa radicale Andrea Tamburi
    Beppe Battaglia, associazione Liberarsi
    Cecco Bellosi, comunità Il Gabbiano
    Lucio Bertè, associazione Nessuno tocchi Caino e detenuto ignoto
    Massimo Brianese, associazione La Società della Ragione
    Maurizio Buzzegoli, associazione per l’iniziativa radicale Andrea Tamburi
    Piera Cecconi, associazione per l’iniziativa radicale Andrea Tamburi
    Riccardo De Facci, vice presidente Cnca, responsabile tossicodipendenze
    Stefano Di Puccio, consigliere comunale di Firenze
    Nunzio Di Stefano, volontario
    Leonardo Fiorentini, webmaster del sito fuoriluogo
    Renzo Magosso, giornalista
    Patrizia Meringolo, università di Firenze
    Giuseppe Mosconi, università di Padova
    Marco Perduca, senatore
    Maria Pierattini, associazione per l’iniziativa radicale Andrea Tamburi
    Alessandro Santoro, Comunità Le Piagge – Firenze
    Fabio Scaltritti, responsabile Comunità San Benedetto
    Leonardo Scarcella, architetto
    Sergio Segio, associazione Società e Informazione
    Salvatore Senese, già magistrato e senatore
    Maria Stagnitta, vice presidente Forum Droghe, associazione Insieme onlus
    Luca Zevi, architetto
    Grazia Zuffa, direttore esecutivo di Forum Droghe

    Garanti dei diritti delle persone private della libertà personale:
    Maurizio Battistutta, garante del Comune di Udine
    Giorgio Bertazzini, ex garante della Provincia di Milano
    Andrea Callaioli, garante del Comune di Pisa
    Mario Fappani, ex garante del Comune di Brescia
    Livio Ferrari, garante del Comune di Rovigo
    Margherita Forestan, garante del Comune di Verona
    Elisabetta Laganà, garante del Comune di Bologna
    Alessandro Margara, garante della Regione Toscana
    Marcello Marighelli, garante del Comune di Brescia
    Angiolo Marroni, garante della Regione Lazio
    Gianfranco Oppo, garante del Comune di Nuoro
    Francesco Racchetti, garante del Comune di Sondrio
    Piero Rossi, garante della Regione Puglia
    Antonio Sammartino, garante del Comune di Pistoia
    Cecilia Sechi, garante del Comune di Sassari
    Marco Solimano, garante del Comune di Livorno
    Italo Tanoni, garante della Regione Marche

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