• Proposta di mediazione

    f35Andrea Mollica sul blog di Gad Lerner:

    Come rimarca il “Fatto Quotidiano” di oggi, l’acquisto di 90 velivoli sarebbe giudicato economicamente non vantaggioso da Finmeccanica. L’azienda italiana infatti partecipa al progetto costruendo le ali degli F35 e parti delle loro fusoliere, ed avrebbe un ritorno economico solo in caso di un acquisto più corposo. Una posizione confermata dalle parole di Mauro, che ha altresì evidenziato come esista un vantaggio solo in caso di superamento di una certa soglia, anche se questa non è stata indicata con precisione.

    Ma se il problema degli f35 è l’utile di Finmeccanica per la produzione di ali e fusoliere, perchè non darle direttamente gli stessi soldi, senza passare dalla Lockheed Martin e avere, chessò, qualche treno o bus in più?

    Non ci crederete ma fanno anche quelli (bredamenarinibus, ansaldobreda, ansaldosts)…

  • Il ministero delle Finanze italiano ha finanziato Romney

    Molto si spiega con il tipo di business in cui operano le aziende. Quello militare nel caso di Drs Technologies, controllata da Finmeccanica, e di Marinette Marine, azienda del gruppo navale Fincantieri. Il programma di Romney prometteva un aumento della spesa dedicata alle forze armate. Così la prima ha raccolto 348mila dollari e oltre 200mila sono andati a repubblicani. La seconda 19.500, tutti per l’elefantino.

    Solo a me pare fuori da ogni grazia di dio che due aziende controllate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano finanzino tramite loro controllate la campagna elettorale di un candidato presidente di uno stato estero?

  • Proprio in Pakistan dobbiamo esportare?

    banche armateDa unimondo, via Pax Christi ferrarese. Vai al sito della campagna Banche Armate.

    Italia: nuovo record dell’export di armi, Pakistan primo acquirente

    venerdì, 28 marzo, 2008 www.unimondo.org

    Nuovo record per l’esportazione di armamenti italiani che nel 2007 sfiorano i 2,4 miliardi di euro con un incremento del 9,4% rispetto al 2006 grazie soprattutto ad un’autorizzazione per missili contraerei (di tipo Spada-Aspide prodotti dalla MBDA una controllata di Finmeccanica) verso il Pakistan: il regime di Islamabad con 471,6 milioni di euro si attesta come il primo compratore di armi “made in Italy”. Sono i primi dati del Rapporto annuale reso noto oggi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che sono stati presentati dall’Ufficio del Consigliere Militare ad una delegazione della Rete Disarmo.

    “Se è positivo che il Governo abbia mantenuto l’impegno annunciato lo scorso anno aprendo un confronto con le associazioni come le nostre attente al controllo del commercio di armamenti, il trend di crescita dell’export è invece alquanto preoccupante” – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo. Un trend che vede tra l’altro nel 2007 la ripresa di autorizzazioni verso Paesi non appartenenti alla Nato e all’Unione Europea che, con oltre 1,1 miliardi di euro, raggiungono il 46,5% di tutte le esportazione di armi italiane. Si conferma cosi quanto le analisi di Rete Disarmo evidenziano da tempo: nonostante una legge considerata “restrittiva” come la 185, dalla sua entrata in vigore nel 1990 ad oggi più del 40% di armi italiane è stata diretta a nazioni che non appartengono alle principali alleanze economiche e militari del nostro Paese.

    Nel 2007, tra i maggiori acquirenti di armi italiane figurano infatti oltre al già citato Pakistan (471,6 milioni di euro di autorizzazioni), la Turchia (174,6 milioni di euro), la Malaysia (119,3 milioni) e l’Iraq (84 milioni di euro). Proprio il Pakistan e la Turchia sono stati oggetto nei mesi scorsi dell’attenzione di due specifici comunicati di Rete Disarmo che, in considerazione delle tensioni interne e delle politiche militari dei due paesi, aveva esplicitamente chiesto al Governo italiano una sospensione delle esportazioni di armi italiane. Tra le nazioni Nato/Ue che commissionano armi italiane vanno ricordate invece la Finlandia (250,9 milioni di euro), Regno Unito (141,8 milioni), Stati Uniti (137,7 milioni), Austria (119,7 milioni) e Spagna (118,8 milioni).

    Oltre alle autorizzazioni crescono anche le consegne definitive di armamenti che, come riporta l’Agenzia delle Dogane, superano gli 1,23 miliardi di euro a fronte dei 970 milioni del 2006. Forte incremento anche dei “Programmi intergovernativi” che – per l’arrivo a regime di diversi programmi, sfiorano nel 2007 i 1,85 miliardi di euro. “E’ particolarmente urgente che il Governo italiano integri una seria politica di tutela dei diritti umani con le autorizzazioni alle esportazioni di tutti i sistemi di armi in particolare per quanto riguarda l’attuazione della raccomandazione del Comitato Onu sui Diritti dell’Infanzia che richiede di non esportare armi verso Paesi dove sono utilizzati i “bambini soldato” – afferma Daniela Carboni, direttrice dell’Ufficio Campagne e Ricerca di Amnesty International.

    Record anche per le operazioni autorizzate alle banche che salgono ad oltre 1,2 miliardi di euro. “Dai primi succinti dati il gruppo Unicredit con oltre 183 milioni di euro di operazioni si profila come la prima banca d’appoggio al commercio di armi del 2007 nonostante la policy di ‘uscita progressiva dal settore’ annunciata fin dal 2001 dal suo Amministratore delegato” – sottolinea Giorgio Beretta della Campagna ‘banche armate’. “Unicredit lo scorso anno ha acquisito Capitalia ma non ha ancora definito una linea di comportamento per quanto riguarda questo tipo di operazioni: c’è da augurarsi che questi nuovi dati non stiano a significare un ripensamento di quanto finora dichiarato da parte di Unicredit che ormai è un gruppo con operatività internazionale” – aggiunge Beretta.

    Diminuiscono, invece, le operazioni del gruppo IntesaSanPaolo: un primo effetto della nuova policy entrata in vigore solo nel luglio scorso, ma che già sembra presentare risultati positivi, anche se – data la natura delle operazioni – è pensabile che occorrano alcuni anni per non veder più apparire il gruppo nell’elenco del Ministero delle Finanze per operazioni riguardanti i servizi d’appoggio al commercio di armi.

    “Preoccupa invece soprattutto la crecita di operazioni di istituti esteri come Deutsche Bank (173,9 milioni di euro), Citybank (84 milioni), ABC International Bank (58 milioni) e BNP Paribas (48,4 milioni) a cui vanno sommati i valori dell’acquisita BNL (63,8 milioni). Se siamo riusciti a portare diverse banche italiane ad esplicitare una policy precisa e il più possibile restrittiva in questa materia, dobbiamo creare la stessa azione di pressione sia in Italia sia negli altri paesi europei per quanto riguarda le banche estere” – conclude Beretta.

    I dati del Rapporto della Presidenza del Consiglio sull’export 2007 di armi saranno oggetto di ulteriori approfondimenti sul sito di Unimondo e verranno commentati domani, sabato 29 marzo, al Convegno promosso a Roma da Rete Disarmo e Campagna ‘banche armate’ sul tema “Oltre l’insicurezza delle armi: politica, istituzioni, società civile a confronto“. [GB]