• Dl stupefacenti, è Carlo Giovanardi il relatore al Senato della legge

    Polemiche

    Dl stupefacenti, è Carlo Giovanardi il relatore al Senato della legge

    Il padre dell’omonima norma sulle droghe, di recente bocciata dalla Corte Costituzionale, avrà un ruolo chiave nel passaggio del decreto a palazzo Madama. Protestano le associazioni: “Come mettere Dracula all’Avis”

    di Luca Sappino

    Carlo Giovanardi. Proprio lui, il padre della legge Fini-Giovardi sulle droghe leggere, bocciata dalla Corte Costituzionale. E’ Giovanardi, alfaniano, insieme al democratico Amedeo Bianco, il relatore del decreto sugli stupefacenti, approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato.E proprio davanti alla commissione affari sociali e giustizia, riunite, ha detto la sua: «E’ un decreto legge in scadenza, quindi i tempi devono essere rapidi. Ritengo si possa approvare così com’è». All’Espresso l’ex ministro spiega però che una correzione la vorrebbe: «un ordine del giorno che chieda al Ministero della Salute di correggere il punto critico riguardo la cannabis naturale arricchita».Per il resto Giovanardi è contento: «La Camera» dice «ha resuscitato, di fatto, la legge Giovanardi, confermandone i principi cardine, in primis la concezione del tossicodipendente come malato da curare». Resta solo un problema con le tabelle, «resta solo il problema della marijuana: quella che si usava 20 anni fa poteva esser messa in una tabella a parte, ma quella che si usa oggi, sia naturale che sintetica, è arricchita e presenta un Thc altissimo». Quella, quindi, come hanno già provato a fare gli alfaniani alla Camera, per Giovanardi «andrebbe inserita nella tabella delle droghe sintetiche, perché è ben più pericolosa».

    «Non è vero che è come la Fini-Giovanardi» spiega però all’Espresso il deputato Daniele Farina, di Sel. «Sel ha votato contro il decreto perché il testo non è né carne né pesce», premette Farina, «ma dopo la sentenza, avendo ripristinato la legge precedente, la Iervolino-Vassalli, il risultato è certamente diverso».

    Proprio sulle tabelle c’è il passo avanti più significativo. Il ministro Lorenzin avrebbe in realtà voluto recuperare quelle della legge di Giovanardi, che sono solo due, con le droghe considerate tutte ugualmente pericolose, «ma la manovra non è riuscita». Le tabelle, infatti, sono cinque e la cannabis è nella seconda, separata dalle droghe sintetiche. «Giovanardi sbaglia ad esser contento» dunque, ma la legge non va bene lo stesso, almeno per Sel: «si poteva fare di più» continua Farina, «concentrandosi meno sulla marijuana e più sulle altre 500 sostanze che dovevano essere nuovamente tabellate», «risolvendo il problema di chi è stato condannato in via definitiva con una legge incostituzionale, e che spesso non sa di poter chiedere una revisione della pena», ma soprattutto «facendo una legge più moderna, senza arrivare a vendere la marijuana in tabaccheria, ma almeno alla coltivazione per uso personale sì».

    Giovanardi è però comunque contento e dice che le associazioni fanno male a preoccuparsi della sua nomina. «Non capisco la polemica» dice Giovanardi, «perché io non chiederò di cambiare nulla». «Mettere Carlo Giovanardi quale relatore del decreto sulle droghe alla Camera dei Deputati è come mettere Dracula all’Avis» dice comunque Patrizio Gonnella, di Antigone. «Solo tre mesi fa» prosegue Gonnella «avevamo salutato con gioia e sollievo la decisione della Consulta di abrogare la Fini-Giovanardi, legge figlia di una cultura liberticida e repressiva che solo guasti ha portato al nostro paese in termini di mancata prevenzione e di sovraffollamento delle carceri, considerando che quasi il 40% dei detenuti è privato della libertà per aver violato la legge sulle droghe».

    Per Leonardo Fiorentini, direttore di Fuoriluogo, poi, annunciando un digiuno di protesta a staffetta organizzato da Forum Droghe, la nomina di Giovanardi «rappresenta un insulto in primis alla ragione, poi alla Corte Costituzionale e, in ultimo, alla dignità stessa del Senato». «E’ una decisione», insomma, «che va respinta con forza: torna in campo, con un ruolo di primo piano, il mandante e l’esecutore di uno stupro istituzionale quale fu quello che portò all’approvazione all’interno del decreto sulle Olimpiadi invernali di Torino della legge che ha portato in galera decine di migliaia di persone». I toni sono sconcertati: «Pare che in Italia possa accadere che l’autore di una legge dichiarata incostituzionale da poco più di due mesi diventi il relatore di un decreto che deve rimediare ai guasti da lui provocati».

    Da l’Espresso.

  • Green economy, che fa Romani?

    Green economy, che fa Romani?

    di Mauro Munafò

    A fine anno scadono le detrazioni fiscali per chi rende ecologico il proprio immobile: pannelli solari, isolamenti termici etc. Una norma che ha creato occupazione e diminuito l’impatto di molti edifici. Parte una campagna perché il nuovo ministro non le lasci scadere

    (L’espresso – 08 ottobre 2010)

    C’è una normativa che in tre anni ha creato occupazione, permesso alle imprese di superare la crisi e, cosa più importante, contribuito al risparmio energetico nazionale. Tra poco più di due mesi però, se il governo non si dà una mossa, le detrazioni fiscali sugli interventi di risparmio energetico scompariranno, provocando danni all’ambiente, all’industria e persino alle casse dello Stato.Nonostante le sollecitazioni arrivate da più parti per un intervento del governo in materia, le agevolazioni fiscali per chi fa interventi per il risparmio di energia sul suo immobile scadranno il 31 dicembre. Si tratta di una norma introdotta dall’allora ministro Bersani (e poi riproposta nelle ultime finanziarie), che permette di detrarre dalla dichiarazione dei redditi il 55% dei costi sostenuti per questo tipo di lavori: pannelli solari, pompe di calore, isolamenti e molto altro ancora.

    Adesso che anche l’Italia ha un ministro dello Sviluppo, dopo i 150 giorni di interim di Berlusconi, la pressione di società civile e associazioni per la normativa si rafforza. A spingere perché il governo rinnovi le detrazioni c’è anche un gruppo di blogger, già impegnato in passato in campagne a difesa di questi incentivi.

    Sul sito cinquantacinquepercento.it si può leggere e aderire alla richiesta partita dal blogger Kuda” (Roberto Codazzi) e già sottoscritta da utenti, esponenti del Pd lombardo dei Verdi e di Sinistra Ecologia e Libertà. Nel 2008, sempre da Kuda, partì una catena di blogger (oltre un centinaio) per chiedere la semplificazione delle procedure burocratiche per accedere alle detrazioni fiscali. Il successo di quella iniziativa ha spronato i blogger a riprovarci anche questa volta.

    “Le detrazioni sono ancora più importanti del Conto Energia (già rinnovato ndr), perché invece di creare altra energia ne promuovono il risparmio», spiega a a L’espresso Roberto Codazzi, promotore dell’iniziativa. “Parliamo poi di uno strumento efficace che in questi anni ha fatto anche emergere il lavoro sommerso nel settore dell’edilizia e promosso una mappatura della situazione energetica italiana».

    A rendere ancora più paradossale la situazione ci pensano gli interventi dei sottosegretari del ministero che, in più di un’occasione, hanno ribadito l’importanza delle detrazioni e assicurato l’impegno del governo per prorogarle. Parole a cui non sono fino ad ora seguiti i fatti.
    La mobilitazione che parte dai blogger non è poi solitaria. Negli ultimi mesi la lista di istituzioni, associazioni industriali e gruppi che hanno chiesto al Governo di prolungare la durata delle detrazioni si è molto allungata. Solo per citare i nomi più importanti, si sono pronunciate a favore delle detrazioni: la Commissione Ambiente e la Commissione Trasporti della Camera, l’Associazione Comuni della Valle Padana, le associazioni dei produttori di infissi, i produttori di impianti termici e le associazioni dei costruttori.

    Il mancato rinnovo delle detrazioni non si può giustificare neppure con motivazioni economiche. Secondo i dati dell’Enea, in tre anni sono stati investiti 11 miliardi di euro che corrispondono a un mancato gettito fiscale di circa 6 miliardi di euro. Dall’altra parte però, in otto anni, si risparmiano 3 miliardi di euro in bollette energetiche, il patrimonio immobiliare accresce il suo valore di 4 miliardi e lo stato ottiene un gettito aggiuntivo di 3 miliardi attraverso le imprese e l’Iva. A questo si devono poi aggiungere i benefici ambientali, l’occupazione giovanile e la nascita di startup nel settore. Senza contare le oltre 350mila tonnellate di Co2 non emessa ogni anno e gli oltre 1.700 GWh l’anno di energia risparmiata (nel 2008 sono stati quasi duemila.

    “Non è la prima volta che a pochi mesi dalla scadenza si ridiscute del rinnovo – continua Codazzi – Questo però impedisce alle imprese di pianificare i lavori l’anno successivo. Mentre il mondo va in una direzione, qui le energie rinnovabili sono state messe da parte. A quanto pare è meglio promuovere il ritorno al nucleare”.

  • O mia bella cocaina

    Il sindaco Moratti chiede il carcere per i ragazzi che fumano spinelli e non dice una parola sulla coca. Eppure anche il “suo” comandante dei vigili tirava

    Dal servizio su cocaina e sesso a Milano di Paola Biondani su l’Espresso.

  • Il giorno dell’Italia drogata

    Alessandro Capriccioli su l’Espresso immagina che cosa succederebbe se un bel mattino gli italiani che consumano stupefacenti si autodenunciassero tutti insieme.
    Leggi sul sito de L’espresso.

  • Istruzioni per la presentazione delle candidature

  • Quando glielo spieghi poi capiscono

    E’ durato solo poche ore l’oscuramento di Facebook nella sede del Partito Democratico, al largo del Nazareno. Stamane era stata disposta la chiusura del social network perché troppi dipendenti lo usavano invece di lavorare. Per decisione del nuovo tesoriere, il bersaniano Antonio Misiani, era stato negato l’accesso: con un filtro al server – un po’ come in Cina – nessun pc della sede poteva più collegarsi  a Facebook.

    All’ora di pranzo c’è stato però un ripensamento, come si è appreso attraverso l’ufficio stampa: “la chiusura è stata una scelta fatta dal Partito in senso troppo aziendale perché non si è tenuto conto che Facebook è anche uno strumento di lavoro per i politici e per tutta la struttura“.

    Da l’Espresso.

  • Cose normali

    Emilio Fede scende dall'aereo presidenziale e passa in rivista i militari che lo attendono (con i loro book fotografici?).

    Emilio Fede scende dall'aereo presidenziale e passa in rivista i militari che lo attendono (con i loro book fotografici?).

    Dall’Espresso, via Giglioli e Sofri.

  • L’utilizzatore finale e la crisi dei culi al vento

    immagine-61Pare che il nostro sinistro Presidente del Consiglio sia un po’ in difficoltà.

    L’ennesima crisi dei culi al vento pare abbia fatto vacillare anche Ghedini che poi si è dovuto scusare con oltre metà dell’elettorato.

    Certo non aiutano le riviste lasciate in giro per casa, e di sicuro anche i culi al vento sulla scortati dalla pilotina dei Carabinieri scovati da Marco Lillo e Peter Gomez per l’Espresso non danno una bell’immagine dello statista. Ora lo voglio vedere pero’ un Ministro che ammette di esser salito  su quel motoscafo…

    Figuriamoci poi le vicende dell’altra villa.