• Porto Tolle, chiudete quella centrale…

    Sulla riconversione (a Carbone) della Centrale a Gasolio di Porto Tolle la battaglia dei Verdi parte da lontano, ancora da quando si lasciavano i margini per una riconversione almeno a gas metano, per ridurne l’impatto sul Parco del Delta del Po. Poi la proposta dell’Orimulsion, la susseguente battaglia portata avanti nelle Istituzioni insieme ai comitati del basso ferrarese e alle associazioni ambientaliste (anche con le azioni di Greenpeace). Ora l’ipotesi, discussa nel Consiglio dei Ministri, del passaggio a carbone, irricevibile da parte di un territorio “Patrimonio dell’Umanità” per l’UNESCO.

    Ci sono ora due processi in corso sulla vicenda: uno presso la magistratura civile legato ai danni provocati dalla Centrale al territorio limitrofo, ora in fase di appello, e che vede grazie ai Verdi la presenza delle Istituzioni locali ferraresi costituite parte civile contro l’Enel. L’altro è invece un processo amministrativo, con il procedimento di VIA che il Governo vorrebbe chiudere in fretta, nonostante il parere dei tecnici del Minstero (dal Sole 24 ore):

    Non è per problemi procedurali, o per ritardi nell’esame tecnico, che la Commissione Via non ha ancora emanato il parere sulla compatibilità ambientale della centrale Enel di Porto Tolle (Rovigo), il maxiprogetto da due miliardi di euro per la riconversione dell’attuale centrale termoelettrica che attende l’autorizzazione dal ministero dell’Ambiente dalla metà del 2005.1 nodi sono di merito, di impatto sulle emissioni di polveri sottili e di Co2, tali da far prevedere una relazione tecnica degli uffici del Ministero negativa o fortemente prescrittiva sul progetto dell’Enel. A quel punto, allora, la decisione del Governo sarà squisitamente politica, si dovrà cioè decidere di dare il via libera alla riconversione della centrale perché i benefici in termini di volume di investimento e di apporto all’autosufficienza energetica del Paese sono ritenuti superiori all’impatto ambientale, seppure quest’ultimo sia comunque rilevante. Venerdì il Consiglio dei ministri ha invitato il ministero dell’Ambiente, guidato da Stefania Prestigiacomo, ad esprimere la propria valutazione entro 20 giorni, decorsi i quali sarà lo stesso Consiglio dei ministri a prendere una decisione. La procedura è quella dell’articolo 6 comma 5 della legge 349/1986: «Ove il ministro competente alla realizzazione dell’opera non ritenga di uniformarsi alla valutazione del ministero dell’Ambiente, la questione è rimessa al Consiglio dei ministri». Il Governo, dunque, per sbloccare l’iter ha prima bisogno di una pronuncia da parte dell’Ambiente. La procedura Via è partita nell’estate 2005, ma si è interrotta nell’agosto 2007 con un parere interlocutorio negativo, cioè la richiesta a Enel di integrare pesantemente una documentazione ritenuta carente. Le nuove carte so no arrivate a dicembre 2007, l’iter è ripartito il 6 febbraio 2008, poi rallentato dall’avvio della nuova commissione e poi dal cambio di Governo. Ma nonostante la Commissione Prestigiacomo, nominata nel luglio scorso, abbia prodotto 78 pareri Via in cinque mesi (istruttoria e verifica di esclusione), un record di 15,6 pareri al mese, tre volte le medie precedenti, la procedura su Porto Tolle non è arrivata al dunque. Nei mesi scorsi, fra l’altro, alla Commissione Via è arrivata una perizia preparata dalla Procura della Repubblica di Rovigo, che ritiene «ampiamente superiori rispetto alle previsioni dell’Enel» le emissioni di polveri fini e ultrafìni, e di altri fumi tossici, della nuova centrale. Questo parere non ha alcuna incidenza sostanziale sulla procedura Via, ma anche i tecnici del ministero dell’Ambiente, a cui spetterà ora curare una veloce istruttoria tecnica per il ministro Prestigiacomo, da portare in Consiglio dei ministri, ritengono che la nuova centrale a carbone produrrà un forte aumento di emissioni di azoto e polveri sottili, oltreché di anidride carbonica, rispetto alla centrale esistente. Per lo sforamento dei limiti sulle polveri sottili l’Italia è già in procedura di infrazione UE, e il via libera alla centrale a carbone potrebbe creare secondo l’Ambiente una sonora bocciatura europea. Diffìcile anche l’aumento di Co2, in contrasto con l’accordo europeo per la riduzione del 20% delle emissioni in atmosfera. Insomma, il ministero dell’Ambiente vorrebbe che emergesse in Consiglio dei ministri la consapevolezza che il progetto ha un elevato impatto ambientale, e che dunque da una parte sia chiaro che la decisione è politica, ma dall’altra che, a fronte anche dei risparmi che avrà Enel, questo possa giustificare la richiesta all’azienda di compensazioni ambientali “forti” tali da ridurre in altro mndn le maggiori emissioni che l’impianto crea. Ad esempio con un fondo che finanzi il risparmio energetico negli edifici. L’Enel non nega che con l’energia a carbone costi meno («il 30-40% di risparmio – spiegano all’ufficio stampa – per produrre ogni kilowattore, rispetto al gas»), né che la riconversione della centrale di Porto Tolle comporterà maggiori emissioni di Co2; «Non ci saranno invece – aggiungono – maggiori emissioni, rispetto a oggi, di polveri sottili e altri inquinanti locali». (Il Sole 24 Ore)

    La battaglia continua..

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