• A Ferrara altri “casi Aldrovandi”?

    A Ferrara ci sono stati altri casi simili a quello che ha portato all’uccisione dei Federico Aldrovandi? E’ questa la domanda che pone Leonardo Fiorentini, consigliere comunale eletto come indipendente nelle liste di SEL, al Sindaco di Ferrara in una interpellanza depositata ieri in Comune a Ferrara.

    Il consigliere partendo dalle parole di un funzionario della Questura estense che avrebbe affermato, durante la presentazione di un suo libro sul caso di Federico Aldrovandi, come riportato da Estense.com che “anche a Ferrara ci sono state altre situazioni molto dubbie risolte in modo abbastanza ‘in carrozza’”.

    “Si tratta di affermazioni molto gravi – commenta Fiorentini – che pongono ulteriori ombre sulla gestione dell’ordine pubblico nella nostra città”. Per questo il consigliere ha interpellato il Sindaco, chiedendo se sia sua intenzione accertare, in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, la veridicità o meno delle dichiarazioni del funzionario di polizia.

    “Questa città non ha certamente bisogno che si alzino altri polveroni mediatici – continua Fiorentini – ha bisogno di due semplici cose: verità e giustizia. La giustizia è arrivata a singhiozzo, anche a causa dei depistaggi accertati dalla magistratura, mentre la verità sembra venir fuori col contagocce, a seconda della convenienza del momento. Va fatta immediatamente chiarezza perchè ne va della fiducia dei cittadini verso le forze dell’ordine e dello Stato”.

    Vai all’interpellanza.

    La risposta del Sindaco.

  • Libertà e sicurezza – Quali tutele per i cittadini fragili?

    Giovedì 4 dicembre, ore 16:00 – 19:00
    Sala delle Feste – Consiglio Regionale della Toscana
    via Cavour, 18 Firenze

    “Libertà e sicurezza – Quali tutele per i cittadini fragili?”

    Organizzazione: Gruppo Misto, Componente Sinistra Ecologia e Libertà

    Introduce: Mauro Romanelli, Consigliere Regionale

    Interventi di:

    Ilaria Cucchi
    Andrea Magherini
    Grazia Serra

    Fabio Anselmo, Avvocato
    Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia
    Lorenzo Guadagnucci, Giornalista

    Luca Benci, Azione Civile Toscana
    Leonardo Fiorentini, Consigliere Comunale di Ferrara
    Tommaso Grassi, Consigliere Comunale di Firenze
    Ornella de Zordo, Laboratorio politico PerUnaltracittà

    Sono invitati i Consiglieri Regionali di tutti i Gruppi Politici

    Info:
    Segreteria Consigliere Mauro Romanelli
    Consiglio Regionale delle Toscana
    Via Cavour, 4 – Firenze
    tel.055/2387506 – 664 – 665

  • Libertà e sicurezza – Quali tutele per i cittadini fragili?

    Convegno a Firenze sulla vicenda Magherini e su quali tutele per i cittadini il 4 dicembre 2014Giovedì 4 dicembre, ore 16:00 – 19:00
    Sala delle Feste – Consiglio Regionale della Toscana
    via Cavour, 18 Firenze

    “Libertà e sicurezza – Quali tutele per i cittadini fragili?”

    Organizzazione: Gruppo Misto, Componente Sinistra Ecologia e Libertà

    Introduce: Mauro Romanelli, Consigliere Regionale

    Interventi di:

    Ilaria Cucchi
    Andrea Magherini
    Grazia Serra

    Fabio Anselmo, Avvocato
    Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia
    Lorenzo Guadagnucci, Giornalista

    Luca Benci, Azione Civile Toscana
    Leonardo Fiorentini, Consigliere Comunale di Ferrara
    Tommaso Grassi, Consigliere Comunale di Firenze
    Ornella de Zordo, Laboratorio politico PerUnaltracittà

    Sono invitati i Consiglieri Regionali di tutti i Gruppi Politici

    Info:
    Segreteria Consigliere Mauro Romanelli
    Consiglio Regionale delle Toscana
    Via Cavour, 4 – Firenze
    tel.055/2387506 – 664 – 665

  • La querela, il COISP e il comic sans

  • «Allontanate gli agenti violenti»

    «Allontanate gli agenti violenti»
    Aldrovandi, prime firme alla petizione contro gli abusi delle forze dell’ordine
    La Nuova Ferrara del 04/07/2012 ed. Nazionale p. 15

    La sentenza sul caso Aldrovandi è definitiva e così la Cassazione ha detto la parola fine sul piano giudiziale. «Resta però oggi una richiesta di giustizia più ampia che risponda alla necessità di dotare anche l’Italia di strumenti di tutela contro gli abusi delle forze dell’ordine» spiegano in una nota i firmatari di una petizione che vede impegnati la famiglia di Federico, il comitato Verità per Aldro, tanti che fin dall’inizio hanno partecipato alla richiesta di verità e giustizia: «una petizione per chiedere che vengano modificate le norme in modo che i condannati in via definitiva, anche a meno di 4 anni vengano automaticamente allontanati dalle forze dell’ordine, a cominciare dai quattro poliziotti riconosciuti colpevoli dell’omicidio di Federico». Una richiesta che si somma a quella di veder rispettata la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e le altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti, ratificata dall’Italia nel 1988, per introdurre in concreto, anche nell’ordinamento italiano, il reato di tortura. Fra le prime adesioni, oltre a quelle dei genitori di Federico, Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, quelle di Haidi e Giuliano Giuliani, Ilaria Cucchi, Lucia Uva, Rudra Bianzino e Domenica Ferulli, Don Andrea Gallo, il presidente nazionale dell’Arci Paolo Beni, il segretario nazionale di Rifondazione Comunista ed ex Ministro Paolo Ferrero e gli ex Sottosegretari alla Giustizia Luigi Manconi e Franco Corleone, il vignettista Vauro, l’attore Valerio Mastrandrea e scrittori come Erri De Luca, i Wu Ming, Valerio Evangelisti e Girolamo De Michele, i giornalisti grazie ai quali la notizia venne portata sulla stampa nazionale (Checchino Antonini di “Liberazione”, Cinzia Gubbini de “Il Manifesto” e Dean Buletti di “Chi l’ha visto?”) e l’autore del documentario “E’ stato morto un ragazzo” Filippo Vendemmiati. Nonché, tra i tanti, esponenti di movimenti contro la repressione come Nicoletta Dosio dei NoTav, Lorenzo Guadagnucci, giornalista che subì le violenze al G8, nella caserma Diaz, Monica Pepe del Comitato “10×100”, Italo di Sabato dell’ “Osservatorio sulla Repressione”. Fra le adesioni locali, la presidente della Provincia Marcella Zappaterra, il segretario prov. Cgil Giuliano Guietti, esponenti Prc Irene Bregola, Elisa Corridoni e Stefano Calderoni, Leonardo Fiorentini di Costituente Ecologista, Pietro Pinna di Arci. Chi volesse aderire potrà farlo sul sito www.giustiziaperaldro.it o via mail a appello@giustiziaperaldro.it

    Scarica l’articolo in formato pdf: nuova_fe_04072012.pdf.

  • Perchè non accada mai più

    Ho firmato quest’appello, perchè ciò che è accaduto a Federico Aldrovandi non possa accadere mai più.

    Aderite anche voi.

    Il 21 giugno 2012 la Cassazione si è espressa in modo definitivo sul caso di Federico Aldrovandi, il diciottenne ucciso durante un controllo di Polizia all’alba del 25 settembre del 2005 a Ferrara. La Corte ha confermato la condanna dei quattro poliziotti per eccesso colposo in omicidio colposo riprendendo così le sentenze di primo e secondo grado.

    Alla luce della sentenza, chiediamo:

    – che i quattro poliziotti, condannati ora in via definitiva, vengano estromessi dalla Polizia di Stato, poiché evidentemente non in possesso dell’equilibrio e della particolare perizia necessari per fare parte di questo corpo;

    – che venga stabilito in maniera inequivocabile che le persone condannate in via definitiva, anche per pene inferiori ai 4 anni, siano allontanate dalle Forze dell’Ordine, modificando ove necessario le leggi e i regolamenti attualmente in vigore;

    – che siano stabilite, per legge, modalità di riconoscimento certe degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, con un numero identificativo sulla divisa e sui caschi o con qualsivoglia altra modalità adeguata allo scopo;

    – che venga riconosciuto anche in Italia il reato di tortura – così come definita universalmente e identificata dalle Nazioni Unite in termini di diritto internazionale – applicando la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e le altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti, ratificata dall’Italia nel 1988.

    Primi firmatari:

    Patrizia Moretti
    Lino Aldrovandi
    Stefano Aldrovandi
    Comitato Verità per Aldro

    Simone Alberti, account
    Stefania Andreotti, giornalista
    Checchino Antonini, giornalista
    Alice Balboni, disoccupata
    Paolo Beni, presidente ARCI
    Rudra Bianzino
    Gianni Biondillo, scrittore
    Andrea Boldrini, operaio
    Irene Bregola, ricercatrice e consigliera comunale Ferrara
    Dean Buletti, giornalista
    Stefano Calderoni, assessore provinciale Ferrara
    Gigi Cattani, pensionato
    Emanuela Cavicchi, insegnante
    Franco Corleone, garante dei detenuti Firenze
    Elisa Corridoni, pubblicitaria
    Ilaria Cucchi
    Erri De Luca, scrittore
    Girolamo De Michele, scrittore
    Barbara Diolaiti, insegnante
    Italo Di Sabato, Osservatorio sulla repressione
    Nicoletta Dosio, movimento No Tav
    Valerio Evangelisti, scrittore
    Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC
    Domenica Ferrulli
    Leonardo Fiorentini, webmaster e consigliere di Circoscrizione Ferrara
    Don Andrea Gallo
    Haidi Giuliani
    Giuliano Giuliani
    Sergio Golinelli, insegnante
    Luca Greco, sindacalista
    Salvatore Greco, impiegato
    Lorenzo Guadagnucci, giornalista
    Claudia Guido, fotografa
    Cinzia Gubbini, giornalista
    Giuliano Guietti, segretario CGIL Ferrara
    Luisa Lampronti, educatrice
    Carla Leni, educatrice
    Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice
    Piero Maestri, portavoce SC
    Giuliana Maggiano, insegnante
    Luigi Manconi, presidente A Buon Diritto
    Valerio Mastandrea, attore
    Matilde Morselli, fotografa
    Alice Orlandi, operaia
    Laura Orteschi, impiegata
    Matteo Parmeggiani, precario
    Monica Pepe, giornalista
    Pietro Pinna, ricercatore
    Stefano Rossi
    Fiamma Schiavi, impiegata
    Vauro Senesi, vignettista
    Lucia Uva
    Filippo Vendemmiati, giornalista
    Wu Ming, scrittori
    Roberto Zanetti, operatore socio-sanitario
    Marcella Zappaterra, presidente Provincia di Ferrara

  • Genova chiama… dieci anni dopo!

    Segnalo questa iniziativa al Centro Sociale di Via Resistenza a Ferrara:

    GENOVA CHIAMA…DIECI ANNI DOPO!

    ore 18.30 aperitivo resistente

    ore 20.00 incontro con Giuliano Giuliani e
    proiezione del filmato “La Trappola”

    ore 22.00 Alessio Lega in concerto

    Durante il G8 di Genova, incontro degli 8 paesi più industrializzati, si formò un grande movimento di donne e di uomini che si opponevano ad una gestione esclusivamente legata al profitto delle multinazionali proponendo una visione che mettesse al centro della discussione i bisogni primari e le esigenze dell’umanità. Come denunciato da Amnesty International in quel giorno ci fu in Italia la più grande sospensione dei diritti civili e del libero pensiero. Centinaia furono le violenze di piazza praticate dalle “forze dell’ordine” nei confronti di manifestanti inermi, che ebbero il culmine nell’assassinio di Carlo Giuliani; ad esse vanno aggiunti i soprusi del carcere di Bolzaneto e le menzogne che portarono alla “macelleria messicana” della scuola Diaz.
    Se in Italia ci fosse il reato di tortura a Genova sarebbe stato applicato.
    A dieci anni di distanza tanti sono ancora i buchi neri attorno al G8 genovese: l’archiviazione del processo per l’omicidio di Carlo; la condanna di 25 manifestanti a pene dai 10 ai 16 anni per devastazione e saccheggio e la contemporanea quasi totale impunità delle forze dell’ordine per i pestaggi in piazza; la chiara volontà politica di evitare la ricostruzione della catena di comando che guidò ed organizzò la repressione.
    Quest’anno Genova tornerà a riempirsi delle persone e dei contenuti che la animarono dieci anni fa: mostre, film, incontri, dibattiti, concerti saranno l’occasione per tornare a riflettere su tutte queste tematiche, attualizzandone i contenuti e le prospettive.
    Per tutto questo anche quest’anno noi torneremo a Genova…

    …tante sono le cose che segnano una vita,
    e tante vite sognano qualcosa che verrà…

    Il ricavato della serata verrà devoluto al Comitato Piazza Carlo Giuliani
    in vista delle iniziative legate al decennale

  • Oggi a Venezia, il 25 settembre a Ferrara

    Era una bella giornata, allegra, ricordo che a pranzo gli passai la mano tra i riccioli. L’ultimo ricordo di mio figlio è la sensazione dei suoi capelli tra le mie dita

    Questo il racconto di Patrizia, nel giorno in cui viene presentato a Venezia il film su Federico Aldrovandi di Filippo Vendemmiati “E’ stato morto un ragazzo”.

    A Ferrara la proiezione sarà il 25 settembre in occasione del quinto anniversario della morte di Federico Aldrovandi, ucciso durante un controllo di polizia da 4 agenti, condannati in primo grado per omicidio colposo.

    Ecco il programma della giornata di mobilitazione, ancora in via di definizione:

    ore 10 –  sala Boldini, Via previati 18 – ferrara
    tavola rotonda con “famiglie delle vittime”: Giuliani, Sandri, Bianzino, Cucchi, Uva, Rasman

    ore 15.30 – sala Boldini, Via previati 18 – ferrara
    iniziativa su forme di divulgazione artistica e new media
    fra gli altri parteciperanno: Tassinari, Canali, Boari, Vendemmiati

    ore 20.30 – sala boldini, via previati 18 – ferrara
    presentazione di E’ stato ucciso un ragazzo, film di Filippo Vendemmiati

    ore 22.30 – piazza trento trieste –  ferrara

    corteo/fiaccolata fino all’ippodromo

    inoltre nelle grotte del boldini sarà possiile visitare una mostra di disegni sul ‘caso aldrovandi’

  • Sono stanco di provare ribrezzo per questo paese

    117. Sono le pagine del file pdf (preso da Repubblica, ma scaricabile anche da qui, non si sa mai: sentenza_diaz.pdf) con le motivazioni della sentenza depositata ieri dalla Corte d’Appello di Genova, presieduta da Salvatore Sinagra.

    Ribaltando la sentenza di primo grado, i giudici avevano condannato il 18 maggio scorso 25 imputati, tra i quali il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri (4 anni), l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (5 anni), Giovanni Luperi (4 anni), Spartaco Mortola (3 anni e 8 mesi) Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi).

    Leggerle da una sensazione strana: di ribrezzo prima, di rabbia poi. A volte anche di soddisfazione per le conferme, che dopo anni arrivano. Soddisfazione che svanisce una volta che tornano alla mente i ricordi: il dolore e la paura di quei giorni, le cariche, le fughe, la morte di Carlo Giuliani.

    Poi repubblica ci ricorda chi sono ora due dei poliziotti condannati, e per cosa sono stati condannati:

    Luperi e Gratteri, dirigente il primo dell’intelligence e il secondo dell’antiterrorismo, due dei più importanti poliziotti italiani: “preso atto del fallimentare esito della perquisizione, si sono attivamente adoperati per nascondere la vergognosa condotta dei poliziotti violenti concorrendo a predisporre una serie di false rappresentazioni della realtà a costo di arrestare e accusare ingiustamente i presenti nella scuola”

    Ed eccola, quella sensazione di ribrezzo che torna ad assalirmi.

    Ribrezzo per il mio paese. Ribrezzo per i suoi cittadini – me compreso – che consentono queste e tante altre cose ancora.

    Ribrezzo per le foto della festa di compleanno di Rotondi, per un Governo che non ha il coraggio di presentarsi a Bologna il 2 agosto, per Bossi e per il figlio di Bossi,

    Non so voi, ma io sono stanco di provare ribrezzo per questo paese (e non voglio provare ribrezzo per il figlio del figlio di Bossi).

  • Così non si trasportano nemmeno le bestie

    Denuncia dei sindacati di polizia iulp, Sap, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Ugl e Coisp, da Estense.com:

    Viaggio al di là dei diritti umani
    Protesta dei sindacati sul servizio di accompagnamento stranieri

    Dove sono finiti i diritti umani? A quanto sembra lontano dalla direttrice Ferrara- Lamezia Terme, quella deputata all’accompagnamento degli stranieri non regolari sul territorio verso i centri di permanenza temporanea.

    Già i Cpt, oggi ribattezzati Cie (Centri di identificazione ed espulsione), non brillano per qualità della permanenza. Ma che il viaggio verso il limbo che preannuncia l’espulsione debba essere costellato da qualcosa che viene definito al di là della “dignità delle persone” fa meditare.

    La denuncia arriva dai sindacati di polizia Siulp, Sap, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Ugl e Coisp, che riferiscono di un recente episodio, l’ultimo di una lunga serie a quanto pare, relativo a uno di questi viaggi lontano dai diritti umani.

    “La modalità di organizzazione dei servizi di accompagnamento stranieri – affermano -dovrebbe mettere in primo piano non tanto il servizio stesso ma la vicenda umana che esso rappresenta nelle sue complesse contraddizioni, tra l’effettuare un servizio obbligatorio e il rispetto dell’uomo”.

    E invece lunedì scorso qualcosa è andato “al di là del comune buon senso”, tanto da “porre dubbi sulla legalità del servizio svolto”.

    Il 5 luglio una persona doveva essere accompagnata al centro di accoglienza di Lamezia Terme, l’unico posto messo a disposizione dal Ministero degli Interni, a oltre 1.000 km di distanza dal capoluogo estense.

    Due poliziotti, che effettuavano il turno con orario 14/20, sono stati incaricati del servizio: accompagnare in auto lo straniero fino a Lamezia. “Sono quindi partiti alle 14,30 circa – ricostruiscono i sindacati – per un viaggio di oltre dodici ore, sotto un sole cocente, dentro una volante in cui lo straniero sedeva dietro, nel posto dei passeggeri, quelli da accompagnare in cella. Quest’uomo ha viaggiato su sedili di gomma, separato dall’abitacolo da un vetro interno di plexiglass, in uno spazio ridottissimo senza possibilità di aprire i vetri e con solo un piccolo bocchettone di areazione”.

    “Così non si trasportano nemmeno le bestie – denunciano i sindacati di polizia -. Senza poter farlo uscire, senza poter uscire loro stessi, senza poter mangiare, bere, riposare. Un viaggio che somiglia a un’odissea, o al ladro di bambini, il film di Gianni Amelio”.

    “Dove sono finiti i diritti umani? La dignità delle persone? Non sono forse gli stessi diritti che noi dovremmo difendere? Qualora fosse accaduto un incidente stradale dovuto alla stanchezza, chi ne avrebbe risposto?” si chiedono le sigle delle forze di polizia, che ritengono il questore “responsabile di aver organizzato un servizio con orari illegittimi. Noi lo accusiamo di aver messo in pericolo l’incolumità dei colleghi e della persona (di persona si tratta), da accompagnare”.

    La segnalazione, oltre che alla stampa, è stata inviata anche alle rispettive segreterie nazionali, per far “pervenire questa nota al Servizio immigrazione e al Capo della Polizia, sempre molto attento alla difesa dei diritti delle persone, affinché simili episodi non accadano più, né a Ferrara né da altre parti”.

    E presto questo viaggio “al di là dei diritti umani”, anticipano gli stessi sindacalisti, potrebbe finire sul tavolo di Amnesty International.

  • Solidarietà a Patrizia

    Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, è stata di nuovo querelata.

    Stavolta dalla PM che per prima avrebbe dovuto indagare sulla morte di suo figlio e che poi si dimise per motivi famigliari dall’incarico.

    A Patrizia e Lino, che con lucidità e coraggio continuano nella loro battaglia per la verità e la giustizia va la mia solidarietà.

  • E chi l’ha mai messo in dubbio?

    Questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’Interno”

    Questo è il commento di oggi del sottosegretario agli Interni Mantovano.

    Giusto per coloro che sono ancora alla ricerca dei mandanti politici delle violenze di Genova…

  • 25 settembre

    “Il prossimo 25 settembre sarà la prima commemorazione dopo la sentenza di condanna di chi ti ha strappato la vita.
    Ma non sono riusciti a cancellarti dal mondo come avrebbero voluto. Non hanno potuto cancellare la tua memoria.
    Tu sei un ragazzo come tanti. Cancellare te sarebbe stato come cancellare il futuro per tutti. La voglia di crescere di tutti i nostri ragazzi.”

    federicoVENERDI’ 25 SETTEMBRE 2009
    ORE 21
    IN VIA IPPODROMO
    PRESIDIO PER FEDERICO ALDROVANDI A 4 ANNI DALLA SUA UCCISIONE

    Alle 18.30 ci sarà una messa commemorativa celebrata da don Domenico Bedin presso la Parrocchia di S. Agostino, in v.le Krasnodar.
    Dal blog di Patrizia e Lino.

  • E’ stata ingannata tutta Ferrara

    Omissione di atti d’ufficio, falsa testimonianza, favoreggiamento. Sono le pesanti accuse che chiudono l’inchiesta bis sulla morte di Federico Aldrovandi avvenuto nel settembre 2005.

    Gli imputati rischiano fino a sei anni per le omissioni, le false testimonanzie e le reticenze a favore dei quattro poliziotti condannati in primo grado per la morte del giovane ferrarese: Marco Zavagli su Estense.com.

    La madre di Federico: “Oltre a noi come famiglia, è stata ingannata tutta Ferrara”

  • 8 anni fa

  • Aldrovandi: la sentenza il 6 luglio.

    Venerdì si è tenuta la requisitoria del PM Proto al processo per la morte di Federico Aldrovandi.

    Dal Blog di Patrizia:

    Stamattina il pm Nicola Proto ha raccolto la sintesi di 4 anni dall’omicidio di Federico in poi. Ha blindato, con una ricostruzione precisa sugli orari delle telefonate, la prova della menzogna nella ricostruzione dei fatti da parte degli imputati e dei loro “complici”.

    Ovviamente il pm non ha usato queste espressioni, ma questo è il senso. Ha spesso sottolineato: “Perchè affannarsi tanto a mentire se avessero agito correttamente come sostengono?”

    Ha percorso ogni capo di imputazione e ha ribadito tutto con le prove dei fatti e delle testimonianze.

    Ha conluso parlando di Federico, di un ragazzo di 18 anni che forse avrà fatto qualche sbaglio, ma che sempre 18 anni aveva e che ora, se non avesse fatto quell’incontro, oggi sarebbe vivo e ne avrebbe 22.

    Infine ha chiesto la condanna per gli imputati, condanna uguale per la loro scelta di non differenziare mai le rispettive azioni: condanna con richiesta di 3 anni e 8 mesi di reclusione.

    In accordo con le parti il Giudice ha concesso ai difensori un tempo maggiore per studiare le requisitorie dell’accusa. Le udienze saranno quindi 23 e 24 giugno per i nostri avvocati, 29 e 30 giugno per i difensori degli imputati, e la sentenza slitta al 6 luglio prossimo.

  • Controlli a campione.

    Da Marcello ho intuito che le Ferrovie Nord milanesi non brillano certo per efficienza.

    Ora scopro che per controllare i biglietti si fanno aiutare dai poliziotti…

    DEL FATTO CHE SIAMO IN UN REGIME MILITARE, E NESSUNO DICE NIENTE
    anche a volersi coprire gli occhi con le fette di salame, fare finta di niente,  dirsi che è tutto normale, non si può negare la realtà: la realtà è che in questa nazione, negli ultimi mesi, si sta sprofondando sempre più in un regime di polizia. tra soldati dell’esercito che passano il tempo a fumare in piazza, ronde padane e non che vigilano sui vostri sonni, poliziotti che non hanno soldi per mettere la benzina nell’alfettone, e medici che volendo possono denunciare stranieri senza permesso di soggiorno che si fanno curare (col risultato che un medico su mille denuncerà, ma uno straniero su due eviterà di farsi curare).
    ieri pomeriggio, treno che passa alle 16.52 da merone, direzione milano cadorna. ferrovie nord milano: un nome, una garanzia. si aprono le porte del vagone, e spuntano due poliziotti. con me, dalla stessa porta, entrano due ragazzi di colore, più un ragazzo, mulatto, con zaino in spalla. i due poliziotti, sulla porta, chiedono ai due ragazzi se hanno il biglietto, loro gli dicono di no, e i poliziotti allora fanno “ma cosa cazzo salite a fare, allora. state giù. dove cazzo volete andare se non avete il biglietto?”. nel frattempo, anche al ragazzo con lo zainetto, dall’altro poliziotto, viene controllato il biglietto, fronte e retro. io, che salgo di fianco a loro, vestito in giacca e cravatta, non vengo controllato. subito dopo, mentre mi siedo, e dico al ragazzo mulatto, mortificato per la scena, “dimmi te dove cazzo viviamo”, i due poliziotti iniziano a passeggiare. avanti e indietro per il vagone, e chiedono i documenti d’identità a due immigrati: parlottano con loro, fanno controlli, chiamano la centrale per le verifiche di rito. e, ad ogni fermata, si avvicinano alla porta, per controllare chi sale, e casualmente, chiedono sempre, solo ed esclusivamente alle persone che all’apparenza sembrano straniere, di mostrare un titolo di viaggio valido.
    io, nonostante abbia il pc acceso, non sto lavorando, ma continuo a fissarli, per capire cosa diavolo sta succedendo. ad ogni fermata, continuano a passeggiare per i vagoni, e chiedono sempre di mostrare il biglietto alle persone straniere, non chiedono solo se ce l’hanno, vogliono vederlo, lo scrutano attentamente, controllano sul retro che sia vidimato.
    quando arriva il controllore, un controllore donna, le chiedo come sia possibile che i poliziotti controllino i biglietti alla gente. lo faccio a voce alta. il controllore mi spiega che è un normale servizio di controllo, sul treno, da parte della polizia di stato, ed io gli obietto che possono tranquillamente fare il loro servizio di controllo, i poliziotti, ma che non è un loro diritto controllare il biglietto, che quello è il suo lavoro, non è il lavoro della polizia, e che se il poliziotto avesse chiesto a me il biglietto, mi sarei rifiutato di mostrarlo. la signorina riprova ad obiettare che è un loro diritto controllare che i passeggeri abbiano il biglietto, ma nel momento in cui le replico “non credo proprio che i poliziotti abbiano il diritto di controllare i biglietti, non è il loro compito”, il controllore, che capisce di non avere proprio tutte le ragioni di questo mondo, mi dice “deve chiederlo a loro, perché controllano i biglietti”, lavandosene le mani.
    “loro”, intanto, avendomi sentito parlare ad alta voce, si affacciano nel vagone, e chiedono se “il signore avesse da lamentarsi di qualcosa”. mi giro verso di loro, e gli dico “mi stavo chiedendo per quale motivo controlliate i biglietti, dato che quello non è il vostro compito, ma è il compito del controllore”, e lui replica che “a seguito di lamentele a proposito di cittadini italiani e stranieri che viaggiano senza biglietto, loro stavano effettuando questo controllo”. il colpo di genio del poliziotto, all’ennesima mia replica sul fatto che loro non avessero nessun diritto per controllare i biglietti del treno, è stato rispondermi che “noi non controlliamo i biglietti. il controllore, controlla i biglietti. noi, li osserviamo. OS SER VA RE. noi li osserviamo e basta. ma se lei ha il biglietto in regola, non ha niente di cui preoccuparsi”. ho riguardato in faccia il controllore, mentre i poliziotti continuavano ad osservarmi, e le ho detto “guardi che loro non possono controllare il biglietto. e lei lo sa bene. e non lo osservavano, ma controllavano fronte e retro. e stanno controllando il biglietto solo a quelli di colore. e infine, ultima cosa, non stanno facendo salire sul treno la gente senza biglietto: se io sono senza biglietto, fino a prova contraria, sulle ferrovie nord, posso fare il biglietto sul treno, con un sovrapprezzo. i due poliziotti non hanno il diritto di fare i buttafuori all’entrata, soprattutto con le persone che individuano loro. ma han fatto così per tutto il viaggio”.
    la cosa più triste, mentre la signorina mi guardava con uno sguardo tra il rassegnato e l’indifferente, i poliziotti tornavano nell’altro vagone per la loro ronda “paga biglietto”, è che, delle altre persone sul treno, nessuno ha detto niente, per appoggiare il mio discorso. solo un ragazzo di colore, alla fine, mi ha sorriso. ma a me non importava, ero incazzato nero, anche perché sapevo che i controllori (e così è stato), le altre volte che han continuato il loro giro (ma hanno smesso di chiedere i biglietti), se non mi han chiesto i documenti, per effettuare un controllo, era solo perché ero su quel treno in giacca e cravatta, e con un pc. se fossi stato vestito in “borghese”, come mi vesto al di là dell’orario lavorativo, sicuramente, in qualche modo, me l’avrebbero fatto pagare, quell’atto di “ribellione”.
    se non altro, ora so che la polizia di stato, per risolvere i problemi dovuti ai tagli dei fondi a loro destinati, si muovono con le ferrovie nord: quindi, se avete bisogno di un poliziotto, vedete di farvi rapinare, o violentare, in un paese dotato di stazione ferroviaria e, trattandosi di ferrovie nord, almeno dieci minuti di ritardo, metteteli in conto.
    adesso, com’è ovvio, anche se so che non serve a niente, questo post, viene spedito alle ferrovie nord, per protestare.

    Via wittgenstein links.

  • Un simbolo del disfacimento sociale e politico di questo paese

    Di Pietro balla con Aida Yespica

    Di Pietro balla con Aida Yespica

    «si può pensare a una commissione di inchiesta parlamentare che accerti le responsabilità politiche» dell’irruzione nell’istituto del capoluogo genovese durante il G8 del 2001. Questa la proposta lanciata dal leader Idv Antonio Di Pietro all’indomani della decisione dei giudici genovesi.

    Dal Corsera.

    Il fatto che quest’uomo possa essere considerato un leader politico, ritengo che sia una delle prove lampanti del disfacimento politico e sociale del nostro paese.

    Che quest’uomo poi possa solo proferire verbo oggi su Genova e sulla commissione d’inchiesta che lui ha impedito nella scorsa legislatura lo trovo semplicemente offensivo.

    Preferisco addirittura stare a sentire quel che ha da dire Manganelli.

    Commenti sulla sentenza su altri blog (via blogbabel).

  • La diaz, le molotov e la giustizia in via di prescrizione

    Ricordo abbastanza bene la notte di sabato 21 luglio. Eravamo appena tornati in pullman a Ferrara, c’era anche una piccola delegazione ad accoglierci, come i reduci dopo la guerra. Difficile andare a dormire, un giro in piazza, una birra, forse due. Poi a casa. Era l’una, forse le due, quando ricevo una chiamata da un amico milanese, rimasto a Genova: “sai che stanno faccendo? stanno massacrando persone alla Diaz”.

    La mia risposta fu quella di chi ad un certo punto della giornata aveva anche valutato di restare a genova (e dormire alla Diaz) ma che era già contento di aver riportato a casa tutti interi i due pullman ferraresi, e che aveva bisogno di qualche ora ancora per decifrare meglio quello che era accaduto nei precedenti quattro giorni genovesi. Di quella risposta mi pentii già il giorno dopo.

    Così altre telefonate: “ma è vero che là dentro c’erano spranghe e moltovov?”, “ma che è successo?”, “siamo sicuri che non ci fosse niente?”. Io che alla Diaz e al Media Center in quei giorni ci avevo passato parecchie ore, fra esercitazioni di pratica nonviolenta e aggiornamenti di siti internet, cadevo dalle nuvole. Per un attimo ho pensato di essere stato troppo ingenuo: mai visto spranghe, nè persone propense ad usarle: i black block apparirono improvvisamente venerdì mattina nelle vie genovesi (più o meno come il blocco studentesco a Piazza Navona) per poi scomparire il sabato dopo pranzo, senza mai averli visti girovagare nei forum e nei luoghi d’accoglienza. Figuriamoci poi le molotov.

    Poi si scopre degli attrezzi del cantiere a fianco “rubati” all’impresa, gli assorbenti esibiti come arma, la storia della molotov. Poi le foto della palestra insanguinata, le immagini dell’irruzione, i filmati di tutti i pestaggi gratuiti di quei giorni.

    E tutto comincia a delinearsi meglio. Come la coscienza di essere stato testimone della più grande violazione sistematica dei diritti umani avvenuta in europa dal secondo dopoguerra.

    Oggi, forse, il primo passo verso una giustizia impossibile da ottenere, causa prescrizione.

  • a futura memoria

    Prima che qualcuno irrompa anche negli archivi della rai…