• Un po’ di coraggio politico

    Mercoledì sera ho votato contro il documento degli obiettivi e i 2000 nuovi alloggi del Piano Operativo Comunale  di Ferrara. Oggi faccio una proposta per la riqualificazione della Città urbanizzata.

    Una premessa. Il tempo che ci è stato concesso per analizzare il documento degli obiettivi del Piano Operativo Comunale, nei fatti una settimana, non ha certo permesso un’analisi approfondita. Ci si è dovuto, per il momento, limitare ai “conti della serva”.

    Che sono presto fatti, e non tornano. Il documento prende come riferimento una previsione di crescita della popolazione che richiederebbe circa 1500 nuovi alloggi nei prossimi cinque anni. Circa 700 sono gli alloggi già realizzabili da PUA già approvati ma non ancora attuati, altri 800/900 sono i nuovi alloggi stimati da interventi diretti che non richiedendo Piani attuativi saranno regolati dal RUE. Gli alloggi necessari sarebbero così esauriti ancor prima di aprire il bando del POC. In più la situazione del mercato immobiliare ferrarese è sotto gli occhi di tutti: i 9077 alloggi (stima dataci in Commissione) non utilizzati sono troppi. Per intenderci sono praticamente quelli previsti come crescita della città dall’intero PSC. Anche se fossero la metà sarebbero la prova provata che si è costruito troppo e male negli anni scorsi, come spesso abbiamo denunciato ricordando sempre la strenua opposizione dei Verdi al PRG soffrittiano. Per questo nelle passate due legislature abbiamo fortemente voluto un PSC che ha diminuito di 3 volte la capacità edificatoria residua del PRG del 95 e imporrà tramite il RUE una migliore qualità del costruito.

    Eppure oggi si propongono 2000 nuovi alloggi. Bisogna decidere quale è l’obiettivo di questo POC: se lasciare ad un mercato, che come è evidente non sa regolarsi, la proposta su dove e come costruire, oppure se indicare dove costruire – e in che modo – ciò che serve alla città. Ci vuole coraggio, perché è proprio nei momenti di difficoltà e di crisi economica che il decisore politico deve indirizzare un mercato incapace di funzionare verso una ristrutturazione di se stesso, o meglio – parlando di urbanistica – ad una riqualificazione di se stesso. Non viviamo certo su Marte: sappiamo che il settore edile deve pur “costruirsi” un futuro, ma sappiamo anche che alcune delle aree di riqualificazione individuate (Foro Boario, STU, lo stesso Sant’Anna, la Caserma di Cisterna del Follo) sono di proprietà pubblica e soprattutto rappresentano alcuni dei nodi fondamentali da sciogliere per il futuro di questa città, mentre tante aree di espansione sono oggi campagna.

    Per questo da ecologisti crediamo che il Comune debba fare una scelta forte e compiere un atto politico di netta discontinuità con il passato di questa città. Per fare questo non basta la perequazione che favorisce la riqualificazione: se mai dei nuovi alloggi devono essere realizzati, questi devono essere esclusivamente collocati nelle zone di riqualificazione indicate dal PSC.

    15 anni fa proponemmo un corso di formazione su ristrutturazione e restauro per i dipendenti della Coopcostruttori. Ne avremmo guadagnato tutti, probabilmente anche i soci della cooperativa di Argenta. Oggi proponiamo che si indichi con decisione la strada da intraprendere per un settore, quello dell’edilizia, che ha fortissima necessità di innovarsi e di ritrovare la qualità perduta. Proponiamo che si scriva nel POC, e abbiamo il tempo per farlo, che per i prossimi 5 anni il Comune di Ferrara dirà STOP al consumo del suo territorio, che non si cementificherà ulteriore suolo perché è interesse di tutti che ciò non avvenga, e che invece con le risorse umane ed economiche cittadine si riqualificheranno parti di città in disuso che hanno urgente bisogno di un intervento urbanistico perché hanno perso da tempo le loro funzioni o perchè le perderanno presto. Il Comune deve avere il coraggio di dire che prima di costruire nuovi condomini o nuove villette, nel centro come nel forese è indispensabile ristrutturare e riqualificare quelle esistenti, abitate e poi abbandonate o come spesso è successo in questi anni, mai abitate.

    E’ necessario infine che sul processo di formazione del POC vi sia una più forte partecipazione. Non solo degli operatori del settore, che probabilmente fino ad oggi hanno partecipato anche troppo alla pianificazione urbanistica nel nostro paese, ma dei cittadini e delle forze organizzate nella società.

    Come ecologisti ci impegneremo nei prossimi mesi per tutto questo.

    Concludendo con la partecipazione torniamo alla premessa: troppo poco è il tempo concesso all’iter istituzionale di discussione di questo importante atto di indirizzo, e ci pare scarsissima la discussione preventiva in una città ancora orfana nei fatti dell’Urban Center. Il metodo e la sostanza ci hanno  così spinto, con dispiacere, a esprimere un voto contrario in Consiglio sul Documento degli Obiettivi del POC.

    Leonardo Fiorentini
    Presidente Gruppo Verdi per la Pace Circoscrizione 1

  • POC. Ci vuole più coraggio: il Comune dica stop al consumo del territorio.

    I Verdi votano contro il documento degli obiettivi e i 2000 nuovi alloggi del Piano Operativo Comunale  di Ferrara e fanno una proposta per la riqualificazione della Città urbanizzata.

    Una premessa. Il tempo che ci è stato concesso per analizzare il documento degli obiettivi del Piano Operativo Comunale, nei fatti una settimana, non ha certo permesso un’analisi approfondita. Ci si è dovuto, per il momento, limitare ai “conti della serva”.

    Che sono presto fatti, e non tornano. Il documento prende come riferimento una previsione di crescita della popolazione che richiederebbe circa 1500 nuovi alloggi nei prossimi cinque anni. Circa 700 sono gli alloggi già realizzabili da PUA già approvati ma non ancora attuati, altri 800/900 sono i nuovi alloggi stimati da interventi diretti che non richiedendo Piani attuativi saranno regolati dal RUE. Gli alloggi necessari sarebbero così esauriti ancor prima di aprire il bando del POC. In più la situazione del mercato immobiliare ferrarese è sotto gli occhi di tutti: i 9077 alloggi (stima dataci in Commissione) non utilizzati sono troppi. Per intenderci sono praticamente quelli previsti come crescita della città dall’intero PSC. Anche se fossero la metà sarebbero la prova provata che si è costruito troppo e male negli anni scorsi, come spesso abbiamo denunciato ricordando sempre la strenua opposizione dei Verdi al PRG soffrittiano. Per questo nelle passate due legislature abbiamo fortemente voluto un PSC che ha diminuito di 3 volte la capacità edificatoria residua del PRG del 95 e imporrà tramite il RUE una migliore qualità del costruito.

    Eppure oggi si propongono 2000 nuovi alloggi. Bisogna decidere quale è l’obiettivo di questo POC: se lasciare ad un mercato, che come è evidente non sa regolarsi, la proposta su dove e come costruire, oppure se indicare dove costruire – e in che modo – ciò che serve alla città. Ci vuole coraggio, perché è proprio nei momenti di difficoltà e di crisi economica che il decisore politico deve indirizzare un mercato incapace di funzionare verso una ristrutturazione di se stesso, o meglio – parlando di urbanistica – ad una riqualificazione di se stesso. Non viviamo certo su Marte: sappiamo che il settore edile deve pur “costruirsi” un futuro, ma sappiamo anche che alcune delle aree di riqualificazione individuate (Foro Boario, STU, lo stesso Sant’Anna, la Caserma di Cisterna del Follo) sono di proprietà pubblica e soprattutto rappresentano alcuni dei nodi fondamentali da sciogliere per il futuro di questa città, mentre tante aree di espansione sono oggi campagna.

    Per questo da ecologisti crediamo che il Comune debba fare una scelta forte e compiere un atto politico di netta discontinuità con il passato di questa città. Per fare questo non basta la perequazione che favorisce la riqualificazione: se mai dei nuovi alloggi devono essere realizzati, questi devono essere esclusivamente collocati nelle zone di riqualificazione indicate dal PSC.

    15 anni fa proponemmo un corso di formazione su ristrutturazione e restauro per i dipendenti della Coopcostruttori. Ne avremmo guadagnato tutti, probabilmente anche i soci della cooperativa di Argenta. Oggi proponiamo che si indichi con decisione la strada da intraprendere per un settore, quello dell’edilizia, che ha fortissima necessità di innovarsi e di ritrovare la qualità perduta. Proponiamo che si scriva nel POC, e abbiamo il tempo per farlo, che per i prossimi 5 anni il Comune di Ferrara dirà STOP al consumo del suo territorio, che non si cementificherà ulteriore suolo perché è interesse di tutti che ciò non avvenga, e che invece con le risorse umane ed economiche cittadine si riqualificheranno parti di città in disuso che hanno urgente bisogno di un intervento urbanistico perché hanno perso da tempo le loro funzioni o perchè le perderanno presto. Il Comune deve avere il coraggio di dire che prima di costruire nuovi condomini o nuove villette, nel centro come nel forese è indispensabile ristrutturare e riqualificare quelle esistenti, abitate e poi abbandonate o come spesso è successo in questi anni, mai abitate.

    E’ necessario infine che sul processo di formazione del POC vi sia una più forte partecipazione. Non solo degli operatori del settore, che probabilmente fino ad oggi hanno partecipato anche troppo alla pianificazione urbanistica nel nostro paese, ma dei cittadini e delle forze organizzate nella società.

    Come ecologisti ci impegneremo nei prossimi mesi per tutto questo.

    Concludendo con la partecipazione torniamo alla premessa: troppo poco è il tempo concesso all’iter istituzionale di discussione di questo importante atto di indirizzo, e ci pare scarsissima la discussione preventiva in una città ancora orfana nei fatti dell’Urban Center. Il metodo e la sostanza ci hanno  così spinto, con dispiacere, a esprimere un voto contrario in Consiglio sul Documento degli Obiettivi del POC.

    Leonardo Fiorentini
    Presidente Gruppo Verdi per la Pace Circoscrizione 1

  • Riqualificare le aree demaniali…

    Così l’ex Ministro all’Ambiente, ora alle Infrastrutture Altero Matteoli, dal Corriere della Sera:

    “è prevista la valorizzazione di aree demaniali con la loro riqualificazione urbana”

    Voce Demanio, su wikipedia, mi pare chiara ed esaustiva:

    il demanio è costituito dai seguenti beni: il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia (c.c. 2774, Cod. Nav. 28, 29, 692); le opere destinate alla difesa nazionale.Fanno allo stesso modo parte del demanio pubblico, ma solamente se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi (Cod. Nav. 692 a); gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia; le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico.

    Tali beni possono anche appartenere alle regioni, alle province o ai comuni, costituendo così il demanio regionale, provinciale o comunale, ma sono ugualmente soggetti al regime del demanio dello stato.

    La principale caratteristica dei beni che fanno parte del demanio pubblico è la loro inalienabilità. Essi non possono essere venduti (se non in forza di una specifica nuova legge) e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano (Cod. Nav. 30 e seguenti).

    Sui beni demaniali si esercita l’uso pubblico, cioè la collettività ne può godere i benefici direttamente (come nel caso delle spiagge o dei musei) o indirettamente (nel caso dei porti o degli aeroporti).

    Quindi vecchie caserme e vecchie stazioni sono lì pronte per la speculazione (altrui, visto che non c’è rischio che il vantaggio economico vada allo Stato..), anche in deroga agli strumenti urbanistici se al di fuori di zone tutelate…

    Sempre che non siano in Lombardia, lì si puo’ speculare anche in quelle tutelate.

  • Ecco la ‘nuova’ via Contrari

    Da Cronacacomune:

    Concluso l’intervento di riqualificazione che ne ha rinnovato l’aspetto, via Contrari è stata inaugurata e riaperta ufficialmente al passeggio nella sua nuova veste sabato 6 dicembre dal sindaco Gaetano Sateriale, dall’assessore comunale Mariella Michelini, dal Presidente della Circoscrizione Centro Cittadino Leonardo Fiorentini e dai commercianti della via. Suoni e ritmi sudamericani eseguiti dal vivo hanno fatto da colonna sonora ai festeggiamenti, con tanti brindisi davanti ai negozi.

    LE SCHEDE

    L’intervento
    a cura dell’U.O Interventi Straordinari, Servizio Infrastrutture del Comune di Ferrara (responsabile Angela Ghiglione)

    La riqualificazione del primo tratto di via Contrari si inserisce tra le azioni del Programma Speciale d’Area – azioni per lo sviluppo urbanistico delle aree di eccellenza della città di Ferrara – approvato dal Comune di Ferrara in base all’art.18 della L.R. 20/2000. Grazie a questo strumento regionale per lo sviluppo locale è stato individuato un insieme coerente e condiviso di interventi per la riqualificazione delle aree di eccellenza del centro storico, con l’obiettivo di rivitalizzarlo attraverso il recupero del patrimonio esistente e la valorizzazione delle attività economiche e commerciali nelle aree centrali.
    La via è ricompresa nel Comparto Cattedrale, oggetto da alcuni anni di un importante piano comunale di interventi di risanamento dei sottoservizi e riqualificazione delle pavimentazioni. La porzione di strada interessata dal progetto è quella compresa tra piazza Trento Trieste e via De’ Romei, per una lunghezza di circa 130 metri.
    In continuità con quanto già realizzato nelle strade del Comparto recentemente ripavimentate e in continuità con le tipologie di pavimentazione adottate nelle principali strade del centro storico della città, anche in via Contrari il progetto ha proposto la sostituzione dell’asfalto con pavimentazioni in pietre naturali.
    E’ stata utilizzata la stessa tipologia di pavimentazione già proposta in via Canonica: superficie stradale in lastre di trachite di Montemerlo bocciardata con lista centrale in granito serizzo a contrassegnare il compluvio per la raccolta dell’acqua, marciapiedi in cubetti di porfido profilati da bordi in trachite. I percorsi pedonali sono stati realizzati complanari alla superficie stradale e nell’esecuzione della nuova pavimentazione sono state mantenute il più possibile le attuali quote di accesso ai negozi e alle abitazioni, con adeguamento della sezione stradale.
    Nel punto d’incrocio tra via Contrari, via Canonica e piazza Trento e Trieste, sono stati evidenziati gli angoli degli edifici principali con vecchie lastre di granito, e si è mantenuta la chiusura del perimetro della piazza in vecchie masegne di trachite lasciando però “entrare” la pavimentazione in cubetti di porfido della piazza nell’area irregolare della congiunzione delle due strade.
    Oltre ai lavori di finitura del piano stradale sono stati realizzati interventi di adeguamento e sostituzione dei sottoservizi, la cui consistenza e necessità è stata verificata con le aziende e gli enti gestori degli stessi. Saranno realizzate una nuova rete idrica e fognaria e un nuovo impianto di pubblica illuminazione con linee di alimentazione interrate e risalite in tubi di rame ai nuovi corpi illuminanti
    Il progetto è stato curato dall’Unità Operativa Interventi Straordinari del Servizio Infrastrutture del Comune di Ferrara e finanziato per un importo pari a 412.000 euro.
    I lavori sono stati affidati alla Coop Costruzioni di Bologna e il tempo contrattuale di esecuzione di 100 giorni è stato rispettato.

    NOTIZIE STORICHE
    Via Contrari, una via che sa d’antico
    a cura di Francesco Scafuri, Servizio Beni Monumentali del Comune di Ferrara

    La via Contrari, di origine medievale, sorge con i suoi antichi palazzi nel cuore del centro storico della città, a due passi dalla parallela via Mazzini, che costituiva un tempo la strada principale del Ghetto ebraico.
    La via prende il nome dall’antica famiglia dei Contrari, una delle più importanti, nobili e ricche in ambito cittadino sin dal XII secolo, molto vicina agli Estensi, ai quali fu sempre legata. Tra i personaggi più celebri gli storici ricordano Uguccione I, valoroso condottiero, ministro ed amico del marchese Nicolò III d’Este, che servì fedelmente in ambito militare e politico, ricevendo in dono, tra l’altro, la Rocca ed il feudo di Vignola.
    La strada in questione è caratterizzata da alcuni nobili edifici, come il palazzo Contrari (al n. 5), esistente già nel XIV secolo: rifatto poi nel 1434, era coronato da una merlatura che crollò a seguito del terremoto del 1570 ma, nonostante trasformato nei secoli successivi, il palazzo conserva ancora il suo aspetto monumentale grazie al pregevole portale di marmo a bugne. Proprio in questo immobile dimorò il già citato Uguccione I fin dal 1413, mentre nel secolo successivo il complesso architettonico risulta di proprietà, tra gli altri, del Conte Ercole Contrari, capitano dei Cavalleggeri della guardia ducale; alla morte di quest’ultimo, avvenuta violentemente nel 1575, l’edificio fu ereditato dalla sorella Laura, moglie del marchese Simone Pepoli, alla cui famiglia il palazzo appartenne fino al 1855, per poi passare a diversi proprietari.
    Di particolare interesse è senz’altro il palazzo Montecatino (al n. 27), fatto costruire dall’illustre giureconsulto Gianfrancesco Calcagni di Correggio nel 1514. L’edificio, caratterizzato tra l’altro da un bel cornicione in cotto e da un balconcino marmoreo angolare, è attribuito variamente a grandi architetti come Biagio Rossetti e c’è chi ipotizza anche un intervento successivo di Girolamo da Carpi. Il nobile fabbricato passò ai conti Montecatino verso la fine del Cinquecento e a loro rimase fino al 1808. Di antica e nobile casata toscana, i Montecatino si stabilirono a Ferrara nel XIV secolo ed ebbero illustri esponenti tra cui Antonio Montecatini, che abitò nel palazzo e fu docente di filosofia presso l’Università, segretario e consigliere di Stato di Alfonso II d’Este (duca di Ferrara dal 1559 al 1597).
    Oltre ai due palazzi storici, diverse abitazioni conservano elementi del passato, frutto di espressioni stilistiche architettoniche di origine medievale e rinascimentale. L’edificio ai nn.12 e 14 è caratterizzato, per esempio, da due interessanti canne da camino e da una pregevole cornice di gronda del XV secolo a piccoli modiglioni. Dalla parte opposta le vestigia quattrocentesche si possono ancora osservare nelle due finestre con archivolti in cotto ad arco ribassato ai lati della porta della casa di via Contrari n. 9.
    L’abitazione ai nn. 26-34 viene definita invece da Medri “gotico-rinascimentale”, poiché offre al visitatore fino ad una certa altezza tracce di volti ad arco acuto e finestre ogivali, mentre, nella sopraelevazione operata nella seconda metà del ‘400, si impongono all’attenzione interessanti aperture con archi a tutto sesto in cotto di rara fattura (purtroppo in parte perduti) ed un raffinato cornicione.
    La piccola lapide in via Contrari n. 19 ci ricorda, inoltre, che “Gli austriaci arrestarono in questa casa Giacomo Succi e ne glorificarono il nome col martirio il 16 marzo 1853”.
    Nell’ultimo tratto della strada, oltre al palazzo Montecatino, la casa al n. 48 rivela una certa antichità, anche se oggi rimane soltanto il semplice ma dignitoso archivolto in cotto della porta impostato su pilastrini di marmo. Infine, l’abitazione al n. 52, che secondo alcuni studiosi doveva essere una sorta di casa torre di origine medievale (purtroppo notevolmente trasformata nei secoli), ci riporta ai tempi in cui i ferraresi erano divisi nelle fazioni dei guelfi e ghibellini.