• Odg trascrizioni: traccia dell’intevento in consiglio comunale

    Grazie Presidente,

    Vedete cari colleghi, noi qui possiamo citare giurisprudenza e dottrina giuridica, possiamo leggere sentenze, interpretare carte costituzionali o codici risalenti al ventennio. Potete provare a convincermi di tutto e del contrario di tutto.

    Poi però quando vedo un genitore tornare a casa con tre cartoni di pizza ed il figlio festeggiare correndo urlante verso la tavola, beh, io lì vedo una famiglia. Non mi importa, e non dovrebbe interessare alla politica e ancor di meno all’amministrazione, se quella coppia, sia essa omo o eterosessuale, sia convenuta in matrimonio oppure no. Se quel bambino sia figlio legittimo, naturale o adottato. Alla politica dovrebbe interessare tutelare quella famiglia, nei diritti e nei doveri dei suoi membri. Diritti e doveri ovviamente misurati al livello di vincolo che la coppia ha deciso per se e la propria prole.

    Troppo spesso facciamo una grande confusione fra la mera trascrizione di matrimoni avvenuti all’estero, il riconoscimento del diritto a contrarre matrimonio per le coppie same sex, e il riconoscimento delle unioni civili (omo o etero sessuali che siano).

    Si fa confusione perché così è più facile confondersi e negare i diritti altrui.

    Abbiamo deciso, con gli altri firmatari del documento, di presentare oggi un emendamento al documento proprio perché non volevamo ridurre questo dibattito in consiglio comunale ad una dissertazione giuridica sull’effetto di una sentenza del consiglio di stato, legittima quanto discutibile, rispetto alla giurisprudenza favorevole alle trascrizioni. Non volevamo trasformare questo consiglio comunale in un’aula di tribunale o nella sede staccata del dipartimento di Giurisprudenza.

    Sulle trascrizioni

    Abbiamo però anche deciso di presentare il testo al consiglio nella sua forma originale unicamente perché restiamo convinti che le trascrizioni dei matrimoni same-sex contratti all’estero vadano fatte, che sia questo un diritto dei nostri concittadine e delle nostre concittadine sposati all’estero ed un dovere di un’amministrazione locale che voglia renderli parte della vita sociale cittadini. Non si tratta di riconoscere in questo modo i matrimoni same-sex, cosa peraltro dal mio punto di vista assolutamente da fare: si tratta solamente di prendere atto e rendere pubblico un fatto giuridico avvenuto all’estero, magari all’interno di quell’Unione Europea di cui a singhiozzo ci sentiamo fieri di far parte. I registri di Stato Civile servono proprio a questo: a rendere pubblico alla società in cui viviamo il nostro stato civile. Pensare che non facendo un appunto su un registro si possa cancellare ciò che è avvenuto in un altro paese è una sciocca e vana ipocrisia. Dirò di più. L’accanimento contro questo piccolissimo atto amministrativo, o contro qualsiasi tentativo di riconoscimento dell’esistenza di famiglie diverse da quella tradizionale (si badi bene, non “naturale”) fondata sul matrimonio è un atto di crudeltà. Di crudeltà nei confronti di chi ha già avuto il ricoscimento dell’esistenza della sua famiglia solo perché ha avuto la fortuna e la capacità economica di potersi sposare altrove mentre noi non vogliamo nemmeno ammettere che sia avvenuto altrove quel matrimonio.

    Per questo nell’emendamento chiediamo che siano a questo punto Governo e Parlamento che risolvano la questione normando espressamente la trascrizione. La stessa previsione di delega al Governo sul tema contenuta nel ddl Cirinnà è tuttaltro che rincuorante, almeno per chi parla, sapendo bene a che Ministero poi potrebbe esserne affidata la definizione legislativa.

    Sia chiaro, per quel che conta: nessuna famiglia deve essere ostaggio di Angelino Alfano. Se Renzi e la sua maggioranza desiderano rimanerlo, facciano pure, ma per cortesia non mettiamoci in mezzo i diritti delle persone.

    Unioni Civili

    La crudeltà non risparmia neanche chi formata una famiglia non si sente o non può contrarre matrimonio. Sono famiglie che spesso hanno la necessità, meglio il diritto, di vedersi riconosciuti alcuni elementari diritti ed altrettanto elementari doveri nei confronti del proprio partner e dei propri figli.

    Non stiamo parlando di concedere alle unioni di fatto pari diritti e doveri rispetto al matrimonio come qualcuno troppo spesso agita come spauracchio. Per intenderci ancora meglio non vogliamo rendere uguali cose che uguali non sono. Sono le stesse coppie che per scelta non si sposano che non vogliono questo. Significa semplicemente permettere alle persone che si vogliono bene e che intendono dare alla propria famiglia una forma più stabile per sé e per i propri cari, di poterlo fare. Stiamo parlando, sempre per intenderci meglio, della reciproca assistenza in materia di salute, della permanenza nella casa in cui si vive in caso di morte del convivente o della successione nel contratto di locazione.

    E, si badi bene, garantire alcuni diritti ad altri non ha mai tolto niente a chi già ne godeva. Anzi, ogni giorno vediamo come sia vero il contrario: non veder garantire i diritti ad alcune persone, siano essi chessò lavoratori nei paesi dell’est europa o migranti venuti in Italia dal resto del mondo, vede via via restringersi i diritti di tutti, come è ormai evidente parlando di mercato del lavoro.

    Stiamo parlando nel nostro Comune, giusto per capirci, di circa 4500 famiglie per un totale di quasi 12000 concittadini coinvolti, rispetto alle circa 26000 famiglie “tradizionali”. Certamente non tutte queste famiglie vogliono avere un riconoscimento giuridico, ma non possiamo metterci i paraocchi e far finta che non si debba dare risposta a qualcosa che rappresenta il 15% del totale delle coppie presenti sul nostro territorio.

    In questi mesi Governo e Parlamento stanno assai faticosamente lavorando, con il DDL Cirinnà sul riconoscimento delle coppie omosessuali (tramite Unioni Civili e Convivenze di Fatto) ed alle coppie etero, tramite le sole convivenze di fatto. Trovo il lavoro fatto sinora piuttosto mediocre, frutto di mediazioni impossibili all’interno della maggioranza che sostiene il governo. Trovo altresì inspiegabile perché non si è voluto allargare la base di consenso all’interno del Parlamento, dove probabilmente si sarebbe trovato sostegno a soluzione ben più avanzate rispetto alle cosiddette “specifiche formazioni sociali”. Perché, siccome spesso le parole sono davvero importanti, e riprendendo in chiusura l’inizio del mio intervento, tale bislacco artifizio “costituzionale” rende evidente il bigottismo e la paura di non voler chiamare con il loro nome le cose: le famiglie sono famiglie, nonostante quello che dice oggi Alfano, che diceva ieri il Vaticano e che continua a dire ogni giorno il Vescovo di Ferrara e la destra ultraconservatrice.

    Nonostante questi dubbi, preso atto del clima politico generale e del livello del dibattito nel nostro paese, mi sento di sostenere l’approvazione di un qualsiasi testo che però non sia frutto di ulteriori mediazioni al ribasso.

    Siccome i miei dubbi non sono solo di merito ma anche sull’effettiva possibilità di approvazione della proposta Cirinnà, visti i già citati equilibri di maggioranza governativa, credo sia necessario che comunque il Comune proceda nel percorso avviato a inizio anno rispetto alla definizione di un regolamento attuativo dell’Elenco delle unioni Civili che possa dare una senso di efficacia alla registrazione nello stesso ed piccola risposta, per quanto possibile dall’amministrazione, ad alcune delle istanze qui citate.