• cannabis terapeutica ultimo atto

    Cannabis terapeutica, ultimo atto al Senato

    cannabis terapeutica ultimo attoLa Camera ha recentemente approvato una, pur timida, messa a regime della regolamentazione nazionale sulla cannabis terapeutica. Le associazioni che da anni sono impegnate perché si cessi l’ostracismo antiscientifico contro la pianta, si faccia ricerca sulle proprietà terapeutica della cannabis e si riconosca il diritto a curarsi con essa organizzano una iniziativa di sensibilizzazione dei senatori con l’obbiettivo che il Senato approvi le norme in questo scorcio di legislatura.

    Partecipano insieme alle associazioni promotrici pazienti, medici e farmacisti.

    Cannabis terapeutica, ultimo atto #lacannabiscura
    Giovedì 30 novembre 2017
    ore 10-11
    Sala Caduti di Nassirya
    Senato della Repubblica

    Hanno assicurato la loro partecipazione:
    Denise Amerini, Hassan Bassi, Elisabetta Biavati, Giuseppe Bortone, Valentina Calderone, Franco Corleone, Leonardo Fiorentini, Alessandro Metz, Carlo Monaco, Andrea Oleandri, Marco Perduca, Paolo Poli, Marco Ternelli, Andrea Trisciuoglio

    Promouovono
    A Buon Diritto, Antigone, Associazione Cannabis Terapeutica, Associazione Luca Coscioni, CanapaCafè, CGIL, CILD, Forum Droghe, FP CGIL, LaPiantiamoCSC, la Società della Ragione, Legalizziamo.it, Legacoopsociali, LILA, SIRCA

    E’ obbligatorio accreditarsi scrivendo a info@societadellaragione.it entro il 28 novembre 2017. Per gli uomini è obbligatoria giacca e cravatta.

  • Del Senato e della sua Riforma/2

    Dichiarazione di voto Elena Cattaneo contro la riforma del Senato di RenziRiporto, ancora sul Senato, la dichiarazione di voto della Senatrice a vita Elena Cattaneo.

    «Signor Presidente, colleghi, ho partecipato alla discussione su questa auspicata riforma senza una posizione precostituita e con un interesse per i contenuti e per il metodo. Ho compreso l’impegno dei relatori e dei senatori. Ma sono rimasta delusa nel vedere che valutazioni e idee ineccepibili, in quanto a logica e pertinenza politica e civile, non abbiano trovato ascolto. Le risorse umane, professionali ed intellettuali per fare meglio c’erano tutte, qui dentro e nel Paese. Ma non ho visto il coraggio di volare alto, spiegando ai cittadini e al Governo ciò che serve per riqualificare le componenti e le funzioni delle Camere nel quadro di un ordinamento nuovo e ben coordinato.

    La verità la conoscete meglio di me. Non è questa la riforma costituzionale che serve al Paese. E il mio voto sul testo di oggi è dettato da questo disagio e da tre considerazioni.

    La prima riguarda il contesto generale in cui si sono svolti i lavori: di scarso ascolto e di linguaggio inadatto a un momento tanto importante. Si è parlato di “allucinazioni” e “professoroni”, con un sentimento “di sufficienza verso accademici ed esperti politicamente impegnati”. Il linguaggio deriva dal pensiero e gli illustri studiosi di storia politica presenti in quest’Aula mi insegnano che l’anti-intellettualismo è un indicatore di crisi culturale e civile per un sistema liberaldemocratico.

    La seconda considerazione è sul metodo utilizzato, troppo condizionato da strategie di Governo e da discipline di partito con cui si sono dettati contenuti, paletti e tempi, decisi fuori da quest’Aula. È un metodo sbagliato perché non si può condurre un esperimento che presuppone libera condivisione democratica senza la disponibilità a esaminare davvero e analiticamente i risultati che questo esperimento è destinato a produrre. Se si sbaglia il metodo nel fare un esperimento, i risultati saranno inutilizzabili. Se va bene.

    La terza considerazione riguarda il progetto. Gli interventi da più parti e i miei colloqui con i colleghi di tutto l’emiciclo mi fanno concludere che si tratta di un progetto tecnicamente pasticciato e frettoloso, attualmente decontestualizzato rispetto ad altre riforme. È un progetto che non è in grado ora di indicare l’esito, l’assetto, l’equilibrio, la visione del nuovo assetto costituzionale che stiamo costruendo.

    Non mi convincono le motivazioni a sostegno di un Senato non elettivo, le scelte sulle funzioni assegnate a questa Camera, la mancata riduzione del numero dei parlamentari dell’altra Camera, l’incertezza circa le garanzie di bilanciamento dei poteri e circa l’effettività del pluralismo della futura rappresentanza parlamentare.

    Non mi convince come è stata affrontata la questione dell’elezione dei Presidente della Repubblica e la mancata ricerca di un metodo per acquisire al nuovo Senato “personalità abituate a disegnare le frontiere del mondo”, che sarebbero utilissime in queste contingenze economiche.

    Per questo, e concludo, il mio voto sarà di astensione (che so equivalere ad un voto contrario in quest’Aula), che vuole essere, nel suo piccolo, un segnale per i cittadini e per i colleghi dell’altro ramo del Parlamento, affinché i loro lavori possano essere più sereni ed in tutta indipendenza positivi e attenti».

  • Del Senato e della sua riforma/1

    Dichiarazione di Walter Tocci sulla riforma del SenatoRiporto, perchè la condivido, la dichiarazione di voto al Senato di Walter Tocci sulla revisione costituzionale dell’8 Agosto 2014.

    Credo che sprecare la possibilità di riformare realmente il bicameralismo legandosi mani e piedi a Berlusconi, Alfano e Giovanardi sia uno dei più grandi errori che il nostro Presidente del Consiglio potesse fare.

    Dopo le europee aveva la forza per poter cercare una mediazione alta. Ha scelto di stare al livello di Verdini.

    Speravo di modificare il giudizio negativo espresso nella discussione generale. Invece, sono costretto ad aggravarlo non solo per i contenuti, anche per il metodo. Non partecipo al voto, ma rimango al mio posto per rispetto dell’aula e del mio partito.
    Il governo ha impedito di apportare al testo quei miglioramenti che sarebbero stati ampiamente condivisi. Avevo proposto, nella seduta di una settimana fa, il superamento delle contrapposizioni, chiedendo ai relatori di illustrare in aula i possibili cambiamenti e alle opposizioni di ritirare i tanti emendamenti inutili. Anche la ministra Boschi si era dichiarata disponibile e aveva chiesto due ore per rifletterci. Siamo ancora in attesa di una risposta. In verità il governo ha deciso di chiudere il confronto e di rinviare eventuali modifiche alla Camera, utilizzando ancora una volta i vantaggi del bicameralismo che si vuole eliminare. L’unico cambiamento positivo c’è stato su referendum e leggi di iniziativa popolare anche per rimediare a evidenti errori commessi in Commissione.
    L’Assemblea ha mostrato di non apprezzare la revisione costituzionale. Alcuni senatori di maggioranza sono stati costretti a ritirare gli emendamenti che avevano firmato. Molti colleghi hanno fatto sentire il dissenso solo con il voto segreto. Peccato che non lo abbiano espresso alla luce del sole. D’altro canto, chi ha criticato in modo trasparente e leale non ha ottenuto risposte di merito, ma è stato ricoperto di insulti a livello personale. Quando si tratta della Costituzione, è la qualità del dibattito a decidere in gran parte l’esito.
    Non era mai accaduto nella storia repubblicana che il capo del governo imponesse una sorta di voto di fiducia sul cambiamento della Carta.
    Aveva cominciato con l’intenzione di raccogliere il malessere dell’opinione pubblica verso le prerogative del ceto politico. Ma poi ci ha ripensato, conservando l’immunità per i consiglieri regionali che diventano senatori. Aveva promesso di tagliare i costi della politica, ma ha deciso di non ridurre il numero dei deputati. Questo cedimento ha creato uno squilibrio. La Camera diventa sei volte più grande del Senato e consente a chi vince le elezioni di utilizzare il premio di maggioranza per impossessarsi del Quirinale. Diciamo la verità: se Berlusconi avesse modificato la Costituzione indebolendo l’indipendenza della Presidenza della Repubblica avremmo riempito le piazze.
    Nel ventennio passato, non solo a destra, anche a sinistra si è rafforzato il potere esecutivo a discapito del legislativo. Eppure la Seconda Repubblica non aveva concluso l’opera. Ci voleva un uomo nuovo per attuare il programma della vecchia classe politica.
    La crisi italiana non è istituzionale, è politica, perché dipende dalla mancanza di progetti chiari e distinti. La destra non ha realizzato il liberismo che aveva promesso e la sinistra non ha contrastato le diseguaglianze come le competeva. I due poli poli hanno chiesto più poteri di governo senza sapere cosa farne. Tutto ciò ha prodotto tante leggi, ma nessuna vera riforma. Il vuoto è riempito dalle illusioni mediatiche. La cancellazione del Senato elettivo è un incantesimo per far credere ai cittadini che ora le decisioni saranno più spedite e produrranno di milioni di posti di lavoro. Purtroppo la realtà è ben diversa. Questa legge non porterà alcun beneficio ai cittadini.
    Bisognava spendere la formidabile vittoria elettorale per ottenere la svolta in Europa. Avevamo tanto atteso il semestre a guida italiana, poteva dare un impulso all’iniziativa diplomatica del vecchio continente, proprio mentre si accendevano i fuochi di guerra a Est e nel Mediterraneo. Invece, si è bloccata la nomina del ministro degli esteri europeo. Se il premier avesse candidato Enrico Letta, prima che altri facessero quel nome, avrebbe dato prova di uomo di Stato che mette l’interesse generale prima delle inimicizie personali.
    Torna il rischio di un avvitamento della crisi economica. Erano stati chiesti margini di flessibilità all’Europa, ma sono arrivate risposte negative. Il governo italiano si è rassegnato, passando a occuparsi solo del Senato e oggi raggiunge il suo obiettivo.
    Il nostro ordinamento ne uscirà più confuso, gli elettori non sceglieranno gli eletti e si indeboliranno i contrappesi che rendono forti le democrazie europee.
    Tuttavia, c’è un lato positivo. L’incantesimo non serve più. Da oggi si torna alla realtà. È finito l’alibi ventennale delle riforme istituzionali. I governi dovranno dimostrare di avere le idee e le capacità di governare.

     

  • Negazionismo

    Succede anche questo in quest’Italia disastrata:

    Italia, la mozione anti-europea che snobba la green economy
    L’ha presentata la maggioranza al Senato e di fatto chiede all’Europa di abbandonare la linea che ha trasformato la Germania in uno dei leader mondiali nel settore efficienza e delle rinnovabili. E mette in discussione i dati forniti dall’IPCC: “Sono tesi catastrofiste”

  • Sia messo agli atti..

    …che mentre governi di destra e di sinistra tagliano il decentramento comunale (colpendo quei fannulloni dei consiglieri e presidenti circoscrizionali) o diminuiscono le “favolose” indennità degli amministratori locali (quelli che lavorano per la collettività dal lunedì al venerdì e molto spesso anche il sabato e la domenica, a differenza di chi vorrebbe passare dalla settimana corta alla settimana di vacanza) il Senato continua ad aumentare i suoi costi e i parlamentari continuano a non toccarsi l’indennità come non la toccano ai consiglieri regionali…

    Questa è la risposta della politica ai costi della politica: indebolire la rappresentanza del territorio, colpire le istituzioni più vicine al cittadino, salvaguardare i privilegi di chi può legiferare sugli altri.

    Eh, come sarebbe divertente se fossero le Circoscrizioni a definire l’indennità parlamentare…

  • Candidati

    La Sinistra Arcobaleno candida Soffritti capolista alla Camera e Rita Borsellino al Senato (in Emilia Romagna). Sarà ma i quattro leader hanno avuto per lo meno fantasia, un colpo al ferro ed uno alla botte. Il vero problema è se poi dalla botte esce aceto.

    Non sarà quindi un caso che la tendenza al voto “utile” stia favorendo il PD, che ora si attribuirà anche la vittoria di Zapatero, dopo che il PD i Socialisti li ha trattati a pesci in faccia (nonostante fassino), e la sconfitta di Sarkozy (dal quale WV si è molto ispirato ultimamente). E poi candidano questo!

    Ma non disperatevi anche di là no si scherza: si candidano Ciarrapico, quel genio fisico della Carlucci, la vicerè di Nassyria Contini,  quell’amante del pesce fresco di Speciale, l’attore reietto Barbareschi e, dulcis in fundo, Reanto “betulla” Farina. Sì proprio lui.

  • Al voto, al voto…

    centoSe mai vi siete chiesti in questi giorni che fine farà il nostro paese, beh qualche anticipazione arriva da Cento, dove nei giorni passati solo l’intervento del Capo (in questo caso Balboni) ha limitato la rincorsa a destra per arginare la fuga di Storace. Invece a Roma tutto come previsto, Marini lascia il cerino, lasciatogli dalla fine strategia del PD, e ce lo rifila a noi, costretti ad andare a votare con una legge che fa schifo, con dei candidati che non saranno molto meglio e con l’unica speranza di ritrovarci con un Senato a parti invertite. Sempre che il PD non vada da solo

  • Bagnasco, l’aborto e Ferrara (Giuliano).

    ferraraFerrara (Giuliano) da qualche settimana è la testa di ponte del cattolicesimo integralista nella società italiana. Non solo per la richiesta di moratoria dell’aborto, che però è più gettonata rispetto alla ripresa del creazionismo. Oggi Bagnasco e Ruini vanno a rimorchio, con due interventi capaci di sobillare una Binetti qualsiasi e di mettere in crisi quel poco di sensatezza che ancora esiste nel parlamento italiano. E Formigoni, che non si lascia scappare un’occasione, subito rilancia annunciando modifiche (restrittive) a livello regionale. Tutto ciò nonostante sia chiaro che l’interruzione di gravidanza legale abbia fatto diminuire aborti e morti nel nostro paese, e che una recente ricerca pubblicata dal Lancet (e ripresa da Partecipasalute.it) dimostri come non ci siano “differenze tra l’Europa , dove è legale a eccezione della Polonia e dell’Irlanda, e l’Africa, dove è clandestino praticamente in tutte le nazioni: qui nel 2003 gli aborti sono stati 29 per 1.000 donne incinte, contro i 28 delle europee. Ma se non c’è differenza nei numeri, il discorso cambia del tutto quando si vanno a vedere le conseguenze in termini di rischi per la salute e mortalità“. Insomma, andiamo al sodo: per la Chiesa Cattolica il problema non è tanto che si pratichi o meno l’aborto, ma che esso sia o meno legale. In fondo basta che non si sappia in giro, come per il tradimento, l’omosessualità, e qualche altro vizietto privato: poi ci si puo’ sempre confessare…

    Ne parlano anche Reattivamente, Casperize 6.0, Locanda riformista, Lampi di pensiero, Negroski, Appunti italiani, Yeah! Please flush…, Ma i miei ubriachi non cambiano…,Sotto l’ombra degli olmi.

  • A garanzia delle mani libere

    schedaLa proposta Bianco di nuova legge elettorale fa un po’ cagare. Scusate il termine forte, ma scrivendone da un bagno ne apprezzo almeno le capacità stimolanti. Tempo fa si diceva che non si possono fare leggi elettorali pensando al proprio tornaconto. Ma sappiamo che la coerenza in politica è cosa rara. Vorrei capire, se lo chiedono anche altri, perchè una formazione che prende il 6%, superando ampiamente uno sbarramento che non è una bazzeccola nel nostro paese, dovrebbe poi essere penalizzata nella distribuzione dei seggi. Poi è poco comprensibile come lo sbarramento del 7% sia a livello circoscrizionale e non di singolo collegio uninominale, come mi pare che sia in Germania. Le leggi elettorali dovrebbero tenere conto della tradizione politica di un paese (e l’Italia è frammentata non solo in politica) e garantire due cose: la rappresentanza e la governabilità. La prima subisce una prima mazzata dallo sbarramento (ma sono sempre stato favorevole al modello tedesco per cui lo accetto), una seconda da un riparto che favorisce in modo tecnicistico (e non trasparente) le formazioni più forti. Eppoi, quando stanno tutti a gridare della necessità di un maggior legame fra candidato e elettore e di una maggior possibilità di scelta di quest’ultimo, il 50% dei seggi è assegnato in collegi uninominali (con il nome già stampato sulla scheda) e l’altro 50% su liste bloccate: ma fatemi il piacere! La garanzia di governabilità è invece inesistente: nessun vincolo di coalizione, nessuna indicazione del premier. L’unica garanzia e quella delle mani libere. Del PD e di Berlusconi.

    Ne scrive anche Alessandro Ronchi, del quale condivido l’analisi tecnica e le considerazioni politiche. Anche l’apprezzamento per il sistema usato per le elezioni comunali, con qualche nota pero’: non è un caso che ci si dica spesso che il nuovo TUEL e la nuova legge elettorale abbiano svuotato di significato il consiglio comunale, e temo un po’ se penso allo stesso ordinamento portato sul parlamento nazionale… Ma è importante parlarne.

  • Di Pietro, il Ponte sullo stretto e le spiegazioni che non convincono…

    ponteInsomma, chiariamoci un poco. Ha ragione Saponaro (dal Messico, beato lui) a chiedere spiegazioni al Ministro. Di Pietro ha votato contro lo scioglimento della Società del ponte sullo Stretto di Messina per le penali come dicono i suoi o per evitare “una fantomatica agenzia di nuova istituzione, l’ennesimo ente inutile, buono per coltivare clientele e sprecare risorse ” come sostiene sul suo Blog?

    Detto che sulle penali mi pare chiarisca bene la senatrice Donati sul resto rimango dubbioso, soprattutto sulle ragioni per le quali dovrebbe rimanere il Dott. Ciucci (colui che da Amministratore delegato ha gestito curiose assunzioni a Ponte già bocciato e determinato un aumento del 200% della voce “emolumenti e gettoni di presenza amministratori” a bilancio della società: dai 526.000 euro del 2002 al 1.616.000 euro del 2006) ad occuparsi della mobilità intorno allo stretto, in quanto Presidente anche di quell’ANAS che manco riesce a chiudere i lavori per la tangenziale di Ferrara…

    Per approfondimenti sui costi della società suggerisco di leggersi questa interrogazione parlamentare dei senatori BRUTTI Paolo , DONATI , VILLONE , ADRAGNA , CASSON , MELE , PALERMO , PISA , SODANO. Anche perchè il sito della società è in fase di aggiornamento (speriamo non con gli stessi costi di Italia.it).

    PS: Franca Rame ha avuto il buon senso di porsi il problema, alcuni suoi lettori no, come si nota nei commenti sul suo blog..

  • Chi ruberà la marmellata?

    Ieri, grazie a Di Pietro giornata pesante al Senato, oggi Dini preannuncia mani libere sulla finanziaria. Insomma, proviamoci almeno con la scaramanzia di un inutile sondaggio. Chi farà cadere il Governo? Nel frattempo io tocco ferro…

    {democracy:3}
  • la chiesa, l’8 per mille e il senato della repubblica

    Simpatico (?) siparietto oggi al senato. Proprio il giorno in cui il cardinal Bertone se la prende con Repubblica per l’inchiesta di Maltese sui costi della chiesa cattolica non si è potuto discutere al Senato, perchè dichiarato inammissibile dalla presidenza (in quel momento Calderoli) un emendamento al collegato alla finanziaria che prevedeva il non riparto della quota di 8 per mille degli italiani che non compiono alcuna scelta in dichiarazione dei redditi. Un giochino questo che permette alla Chiesa Cattolica di passare da circa il 40% del riparto che sarebbe determinato dalle sole scelte espresse ad addirittura al 90% dell’intero ammontare dell’8 per mille. Ma la cosa “curiosa” è che sull’emendamento, già dichiarato inammissibile, hanno parlato praticamente tutti (nel merito, nonostante gli “inviti” di Calderoli) ed ovviamente a difesa dell’importante ruolo della Chiesa nel nostro paese (e chi ha mai pensato di metterlo in dubbio??!?!), ma quando la povera senatrice Boccia ha provato a motivare le ragioni per cui l’emendamento stesso andava ammesso il Presidente le ha semplicemente tolto la parola. Unico caso probabilmente in tutta la seduta fiume… La motivazione della non ammissione è che si tratterebbe di una modifica di una norma attuativa del Concordato, e quindi modificabile solo previo accordo delle parti o con legge Costituzionale. Volendo è anche una motivazione che ha un suo senso, pare ci siano precedenti, ma la rudezza della Presidenza, preceduta dal teatrino a salvaguardia della Chiesa Cattolica vittima del complotto, vista dalla tv è stata davvero sconcertante…

    ps: le sparate di Bertone fanno pure paura ai Presidi. A Trento, per “paura” di violare un regio decreto del 1924, un Preside ha ordinato 70 nuovi crocifissi.

  • La logica ineccepibile del senatore Schifani

    senatoIeri voto sulla mozione di sfiducia a Visco in Senato. Per un voto il centrosinistra boccia il documento. E il senator Schifani accende il disco, con la solita storia dei senatori a vita che senza mandato sostengono il governo. Peccato dimentichi che, tolti i voti di Colombo e Montalcini, il voto di astensione di Andreotti (senatore che di mandati ne ha tanti) avrebbe determinato la caduta del governo. In quel caso, il lato b del disco del nostro imperturbabile senatore avrebbe suonato così: “finalmente la saggezza del paese mette il governo di fronte alla sua debolezza”. O qualcosa del genere.