• Cittadini ed esperti insieme per rendere più sicure le abitazioni ferraresi

    locandina-prevenzione-sismicaURBAN CENTER – Dal 26 marzo i laboratori partecipati di prevenzione del danno sismico

    Cittadini ed esperti insieme per rendere più sicure le abitazioni ferraresi

    Quali sono i fattori che rendono più vulnerabili al rischio sismico le nostre abitazioni? e come si può agire per neutralizzarli? Sono queste le principali questioni su cui intende richiamare l’attenzione dei ferraresi il progetto sperimentale di prevenzione sismica lanciato dall’Urban Center del Comune di Ferrara.

    Sostenuto da fondi della Regione Emilia Romagna, per la promozione delle politiche di partecipazione dei cittadini, il progetto prevede quattro laboratori, tra il 26 marzo e il 16 maggio prossimi, aperti a tutti gli interessati, nella sala della Musica di via Boccaleone 19. Nel corso degli incontri i cittadini discuteranno, assieme a tecnici, esperti e professionisti di come trovare strumenti e strade per migliorare la sicurezza delle proprie abitazioni.

    In programma anche una visita guidata gratuita all’area medievale della città dal titolo “La città sul fiume: Ferrara dal VII al XII secolo”, prevista per sabato 20 aprile (con ritrovo alle 15.30 in piazzetta Schiatti).

    “Dall’analisi della situazione post-sisma della nostra città – spiegano i promotori del progetto – è emerso che i danni riportati dagli immobili sono stati spesso aggravati, oltre che dalla geomorfologia del sottosuolo ferrarese, anche dalla mancata cura e manutenzione ordinaria degli edifici stessi o da abitudini e comportamenti inappropriati nella cura degli spazi abitativi”. Per questo motivo, l’intento del percorso promosso dall’Urban center è quello di partire da “un’area campione” del centro storico, ossia la zona medievale, per definire un modello potenzialmente replicabile in altre parti della città, grazie al quale ogni cittadino possa orientarsi nella messa in sicurezza del proprio ambiente di vita.

    “Conoscenza, cura, comportamenti: sono questi, infatti, i tre ambiti di riflessione – preannunciano ancora gli organizzatori – all’interno dei quali un gruppo di cittadini ferraresi a confronto con esperti e tecnici, tenterà di definire buone pratiche comportamentali, in caso di emergenza sismica, e di predisporre procedure d’intervento per la corretta manutenzione e gestione delle abitazioni, diminuendone il più possibile la vulnerabilità”.

    Diversi saranno gli attori, locali e non solo, che offriranno il proprio supporto all’attuazione del progetto, mettendo a disposizione le proprie competenze sul tema. Tra questi il centro di Ricerca Enea di Bologna, la Società Naturalisti Ferraresi, l’Università di Ferrara con la sua Facoltà di Architettura e il Master in Comunicazione del rischio, la Protezione civile, l’emittente televisiva Telestense e il Laboratorio giapponese per il coinvolgimento della popolazione sul tema del rischio sismico ‘Shigeru Satoh Laboratory’.

    Ad accompagnare e dar conto delle varie tappe del percorso sarà anche il blog ‘Battiamo il sisma’

    (http://prevenzionesismica.wordpress.com), con link dall’home page del Comune (www.comune.fe.it), sul quale sarà possibile trovare il programma dettagliato degli appuntamenti e gli aggiornamenti sull’andamento del progetto, oltre agli interventi degli esperti.

    Il calendario degli incontri:

    Sala della Musica, via Boccaleone 19, Ferrara
    Orario: 17.30 – 20

    (Per partecipare è necessario segnalare la propria adesione scrivendo a: laboratoriourbano@comune.fe.it o contattando i numeri di telefono 0532 419297 – 0532 419568)

    – 26 marzo

    “Ti racconto la mia esperienza”. Cosa so della mia casa dopo il terremoto

    Incontro guidato da Giovanni Ginocchini, (Architetto, esperto di urbanistica partecipata, Urban Center di Bologna)

    – 9 aprile

    “A confronto con gli esperti”. Come rendere più sicure le nostre case
    Ne parliamo con: Marco Bondesan (Geologo esperto del territorio ferrarese), Vincenzo Mallardo (Ingegnere, Ricercatore Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara), Roberto Fantinati (Protezione civile di Ferrara)

    – 7 maggio

    “Se io potessi…”. Come trovare nuovi strumenti e strade per intervenire
    Incontro guidato da Federica Manzoli (Ricercatrice sociale, esperta di comunicazione)

    – 16 maggio

    “Trasformiamo le idee in azioni”. Nuove soluzioni per la prevenzione del danno sismico attraverso la collaborazione dei cittadini e delle istituzioni
    Partecipa Marco Vanini (Architetto, Ufficio ricostruzione post-sisma del Comune di Ferrara)

    VISITA GUIDATA ALL’AREA MEDIEVALE DELLA CITTÀ

    Sabato 20 aprile, ore 15.30

    “La città sul fiume: Ferrara dal VII al  XII secolo”.
    Ritrovo davanti alla Chiesa di San Paolo (piazzetta Schiatti)
    E’ previsto un massimo di 50 partecipanti.
    Per partecipare è necessaria l’iscrizione da effettuare scrivendo a: laboratoriourbano@comune.fe.it o contattando i numero di telefono 0532 419297 – 0532 419568

  • Cittadini ed esperti insieme per rendere più sicure le abitazioni ferraresi

    locandina-prevenzione-sismicaURBAN CENTER – Dal 26 marzo i laboratori partecipati di prevenzione del danno sismico

    Cittadini ed esperti insieme per rendere più sicure le abitazioni ferraresi

    Quali sono i fattori che rendono più vulnerabili al rischio sismico le nostre abitazioni? e come si può agire per neutralizzarli? Sono queste le principali questioni su cui intende richiamare l’attenzione dei ferraresi il progetto sperimentale di prevenzione sismica lanciato dall’Urban Center del Comune di Ferrara.

    Sostenuto da fondi della Regione Emilia Romagna, per la promozione delle politiche di partecipazione dei cittadini, il progetto prevede quattro laboratori, tra il 26 marzo e il 16 maggio prossimi, aperti a tutti gli interessati, nella sala della Musica di via Boccaleone 19. Nel corso degli incontri i cittadini discuteranno, assieme a tecnici, esperti e professionisti di come trovare strumenti e strade per migliorare la sicurezza delle proprie abitazioni.

    In programma anche una visita guidata gratuita all’area medievale della città dal titolo “La città sul fiume: Ferrara dal VII al XII secolo”, prevista per sabato 20 aprile (con ritrovo alle 15.30 in piazzetta Schiatti).

    “Dall’analisi della situazione post-sisma della nostra città – spiegano i promotori del progetto – è emerso che i danni riportati dagli immobili sono stati spesso aggravati, oltre che dalla geomorfologia del sottosuolo ferrarese, anche dalla mancata cura e manutenzione ordinaria degli edifici stessi o da abitudini e comportamenti inappropriati nella cura degli spazi abitativi”. Per questo motivo, l’intento del percorso promosso dall’Urban center è quello di partire da “un’area campione” del centro storico, ossia la zona medievale, per definire un modello potenzialmente replicabile in altre parti della città, grazie al quale ogni cittadino possa orientarsi nella messa in sicurezza del proprio ambiente di vita.

    “Conoscenza, cura, comportamenti: sono questi, infatti, i tre ambiti di riflessione – preannunciano ancora gli organizzatori – all’interno dei quali un gruppo di cittadini ferraresi a confronto con esperti e tecnici, tenterà di definire buone pratiche comportamentali, in caso di emergenza sismica, e di predisporre procedure d’intervento per la corretta manutenzione e gestione delle abitazioni, diminuendone il più possibile la vulnerabilità”.

    Diversi saranno gli attori, locali e non solo, che offriranno il proprio supporto all’attuazione del progetto, mettendo a disposizione le proprie competenze sul tema. Tra questi il centro di Ricerca Enea di Bologna, la Società Naturalisti Ferraresi, l’Università di Ferrara con la sua Facoltà di Architettura e il Master in Comunicazione del rischio, la Protezione civile, l’emittente televisiva Telestense e il Laboratorio giapponese per il coinvolgimento della popolazione sul tema del rischio sismico ‘Shigeru Satoh Laboratory’.

    Ad accompagnare e dar conto delle varie tappe del percorso sarà anche il blog ‘Battiamo il sisma’

    (http://prevenzionesismica.wordpress.com), con link dall’home page del Comune (www.comune.fe.it), sul quale sarà possibile trovare il programma dettagliato degli appuntamenti e gli aggiornamenti sull’andamento del progetto, oltre agli interventi degli esperti.

    Il calendario degli incontri:

    Sala della Musica, via Boccaleone 19, Ferrara
    Orario: 17.30 – 20

    (Per partecipare è necessario segnalare la propria adesione scrivendo a: laboratoriourbano@comune.fe.it o contattando i numeri di telefono 0532 419297 – 0532 419568)

    – 26 marzo

    “Ti racconto la mia esperienza”. Cosa so della mia casa dopo il terremoto

    Incontro guidato da Giovanni Ginocchini, (Architetto, esperto di urbanistica partecipata, Urban Center di Bologna)

    – 9 aprile

    “A confronto con gli esperti”. Come rendere più sicure le nostre case
    Ne parliamo con: Marco Bondesan (Geologo esperto del territorio ferrarese), Vincenzo Mallardo (Ingegnere, Ricercatore Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara), Roberto Fantinati (Protezione civile di Ferrara)

    – 7 maggio

    “Se io potessi…”. Come trovare nuovi strumenti e strade per intervenire
    Incontro guidato da Federica Manzoli (Ricercatrice sociale, esperta di comunicazione)

    – 16 maggio

    “Trasformiamo le idee in azioni”. Nuove soluzioni per la prevenzione del danno sismico attraverso la collaborazione dei cittadini e delle istituzioni
    Partecipa Marco Vanini (Architetto, Ufficio ricostruzione post-sisma del Comune di Ferrara)

    VISITA GUIDATA ALL’AREA MEDIEVALE DELLA CITTÀ

    Sabato 20 aprile, ore 15.30

    “La città sul fiume: Ferrara dal VII al  XII secolo”.
    Ritrovo davanti alla Chiesa di San Paolo (piazzetta Schiatti)
    E’ previsto un massimo di 50 partecipanti.
    Per partecipare è necessaria l’iscrizione da effettuare scrivendo a: laboratoriourbano@comune.fe.it o contattando i numero di telefono 0532 419297 – 0532 419568

     

  • E ora pure il giochino virale sul terremoto

    C’è qualcuno che si diverte ad annunciare un possibile terremoto dal 13 al 16 luglio. E’ il sedicente Centro Sismologia Indipendente del Settentrione, che ha aperto un blog sulla piattaforma blogger giusto per pubblicare questo annuncio.

    Il centro si dice vittima di un silenzio mediatico che solo Beppe Grillo ha saputo infrangere: peccato che il post linkato sia un fake, che sembra messo lì apposta per pescare un po’ di complottisti distratti nel grande mare della rete (e viene più facile farlo, se lo dice Beppe…). Il tutto condito di un video, commentato da una voce rielaborata al computer, che utilizzando immagini ricavate dalla rete, annuncia un sicuro terremoto, nelle stesse zone dell’emilia già colpite, con magnitudo da 4.5 a 6.1.

    Ma stavolta nè Grillo, nè Casaleggio c’entrano. L’autore del blog è tale virproject, nick che farebbe pensare ad un esperimento di sociologia virale. O semplicemente a uno scherzo.

    Ma la domanda che a questo punto sorge spontanea è questa. Dopo il fracking, i maya, l’haarp e la magnitudo ritoccata, annunciare oggi un prossimo fantomatico terremoto in Emilia, per scherzo o per “accademia”, o anche solo per dimostrare una buona percentuale di grillini abboccano, oltre ad essere cosa passibile di denuncia per procurato allarme, non è semplicemente cosa da stronzi?

    PS: la cosa tragica è che c’è davvero una strana regola che impedisce agli utenti dei social network di usare la ragione. E’ bastato postare il link su fb, con un commento sintesi di quanto detto qui sopra, perchè qualche contatto cominciasse la condivisione al ritmo di ” ?…a ragione o torto…meritano spazio.”

  • Ferrara, il terremoto, la memoria, Red Ronnie e wikipedia

    (questo post ha subito modifiche rispetto alla prima pubblicazione)

    Una premessa. Ricordo il fastidio con cui tecnici (ma anche amministratori e cittadini) presero la notizia quando Ferrara, qualche anno fa, fu inserita fra le zone a (basso) rischio sismico. Questo comportava maggiori obblighi e controlli per le nuove costruzioni, e verifiche e interventi antisismici anche per gli interventi di ristrutturazione. Io stesso, al momento di ristrutturare casa, ho evitato con cura quegli interventi che ci avrebbero obbligato a verifiche antisismiche, troppo costose, e inutili per il sentire popolare sul pericolo di terremoti nella bassa padana.

    Oggi possiamo però dire che quella decisione, presa da qualche ricercatore (probabilmente precario) e considerata al tempo scomoda e costosa, probabilmente ha salvato qualche vita.

    Si è già fatta menzione dell’importanza della memoria storica, anche per cose più futili di in terremoto. Dopo 2 giorni di scosse ininterrotte, la “scoperta” per me e per le generazioni contemporanee dell’esistenza della “dorsale ferrarese” dell’appennino (che non è il montagnone) e dell’arco di Ferrara (nulla a che vedere col Palio), forse vale la pena di cominciare a ricatalogare come leggenda metropolitana la frase “siamo sulla sabbia, il terremoto fa pochi danni” e guardare un po’ al passato di questa terra accomodata placidamente sulle sponde del Po.

    Ho trovato due interessanti fonti on line sul terremoto del 1570, quello che storicamente è ricordato come catastrofico a Ferrara (ma che viene valutato di intensità minore a quello di domenica mattina), che vale la pena di rileggersi, non tanto per l’insano gusto di farsi prendere dal panico, quanto per conoscere un po’ meglio la storia del nostro territorio e magari imparare da questa.

    In primis un’interessante analisi storico politica degli effetti di quel terremoto dalla rivista della Cassa di Risparmio di Ferrara: Terremoti a Ferrara e nel suo territorio: un rischio sottovalutato, di Emanuela Guidoboni e Marco Folin, a cui vi rimando non senza aver prima cura di riprendere almeno l’incipit:

    Quando si perde la memoria di eventi distruttivi del passato, come i terremoti, si perde anche la percezione del rischio a cui si è esposti.

    Un’analisi più “tecnica” e archivistica del terremoto di 500 anni fa l’ho trovata invece nella raccolta dei Danni sismici in località elencate nella Banca Ipermediale delle Vetrate Italiane (BIVI):

    Terremoto del 1570 11 17, intensità locale VIII MCS
    La prima scossa, avvenuta alle ore 9:30 italiane (1:40 GMT ca.), causò il crollo di circa 600 tra merli, terrazzini e comignoli, che cadendo causarono gravi danni alle coperture. Durante la notte e il giorno successivo furono avvertite numerose repliche; le più violente avvennero alle ore 20 italiane (12:10 GMT ca.) e alle ore 24 (16:10 GMT ca.) e causarono lesioni e sconnessioni delle murature. La scossa principale avvenne alle ore 3 della notte (19:10 GMT ca.) e causò danni molto gravi agli edifici, già lesionati e sconnessi dalle scosse precedenti. Un elenco dettagliato dei danni, con sostanziali riscontri incrociati, si trova in diversi autori coevi. Sono ricordati: notevoli danni al Castello Estense, tanto da costringere il Duca a rifugiarsi nei giardini di S.Benedetto; crollo parziale del palazzo della Ragione; apertura della loggia dei Banchieri e dei Callegari prospiciente il Duomo; indebolimento del palazzo dei Contrari, che dovette essere puntellato; parziale demolizione del palazzo Vescovile, vicino al Duomo, in seguito ricostruito; rovine limitate ai palazzi del Cardinale, del Paradiso, Tassoni, del duca Alfonso.
    Numerose le chiese danneggiate: crollarono completamente S.Paolo e S.Giovanni Battista; S.Maria degli Angeli, ancora in costruzione, rimase talmente danneggiata che non venne più terminata; rovine parziali furono riscontrate nel Duomo, dove la facciata si staccò dal muro nella parte verso le “Straccerie”, rovinò la parte verso S.Romano, la cappella del Corpus Domini, la catena di ferro sopra l’altare maggiore, caddero i capitelli di marmo intorno. Danni alle facciate delle chiese di S.Francesco, S.Andrea, S.Maria in Vado, S.Domenico, Certosa, S.Maria della Consolazione. Anche le torri vennero severamente danneggiate, in particolare si ricordano la torre della campana del castello e i coperti delle altre tre torri: torre del palazzo della Ragione, torrione di porta S.Pietro, torre di Castel Tealdo; i coperti dei campanili del Duomo, di S.Silvestro, S.Agostino, S.Giorgio, S.Bartolo. Oltre alla scossa del 17 novembre causarono danni la scossa del 15 dicembre, che secondo Canigiani rovinò palazzo Tassoni, S.Andrea e S.Agostino, e quella del 12 gennaio che danneggiò palazzo Montecuccoli.
    Il numero delle vittime è oscillante a seconda delle fonti: 9 morti in De Robertis, 40 morti in Nubilonio; 70 morti ricordati da Buonaiuto dei Rossi e Guarini; 100 nelle “Memorie”; 130-150 nella lettera dell’ambasciatore fiorentino Canigiani. Meno probabili le cifre di 200 morti ricordati da Yosef Ha-Kohen e di 500 in Olivi.
    Dopo le scosse la popolazione fuggì in luoghi aperti e visse a lungo in ripari di fortuna anche per la paura causata dal ripetersi delle scosse nei mesi successivi. Alcuni cronisti coevi riportano che ben 11.000 persone abbandonarono la città per un certo lasso di tempo. I primi segni di riorganizzazione furono avvertiti solo nel mese di marzo, quando il Duca, rientrato alla fine di gennaio nel Castello, rinforzato nei camerini con numerose chiavi di ferro, ordinò un censimento della popolazione di Ferrara; il 14 agosto fu emanato un decreto in cui si ordinava a tutti i residenti a Ferrara da almeno 15 anni, cioè ai cittadini a pieno titolo, di ritornare in città pena la confisca delle proprietà urbane. Una prima fase dei lavori di ricostruzione e restauro sono documentati nella relazione del cardinale Maremonti pubblicata da Marzola per il Duomo, S.Michele, S.Romano, S.Maria in Vado; Guarini, canonico ferrarese della fine del XVI secolo, e Ferrazi, citano anche S.Rocco, S.Silvestro, S.Stefano, S.Cristoforo, S.Francesco e S.Paolo, rifatta nel 1575 e ricordata nella “Cronica di Ferrara” e in Rodi; la chiesa del Gesù viene menzionata da Leccioli. Riparazioni al baluardo di S.Benedetto sono ricordate in Aleotti e al bastione di S.Giorgio in Sardi ed Equicola. I numerosi lavori di rafforzamento delle case comuni con chiavi di ferro ed erpici, resero necessario ordinare il ferro da fuori città, essendo terminate le scorte a Ferrara.

    E’ infine davvero curioso, ma assolutamente specchio dell’amnesia cronica italiota, che esista una voce di wikipedia “1570 Ferrara earthquake” in inglese ma apparentemente non una versione italiana (prego smentirmi).

    Del resto visto che lo sport nazionale pare sia inseguire i complotti e le profezie anche quando non esistono, non c’è troppo da stupirsi.

  • Un anno fa il terremoto in Giappone

    Domenica 11 Marzo, ricorre il primo anniversario del terremoto e dello tsunami che hanno colpito il Giappone. Anche Ferrara vuole ricordare questa tragica ricorrenza con un’iniziativa di speranza.

    Dalle 10 alle 17 di domenica, davanti alla Libreria Melbook, gli studenti giapponesi residenti in città organizzano un banchetto nel quale doneranno ideogrammi e caricature in cambio di un’offerta per le popolazioni colpite.

    L’idea è venuta a Hyroki Yamada, giovane architetto, in città per frequentare il master Ecopolis in Politiche Ambientali e Territoriali Per la Sostenibilità e Sviluppo Locale della Facoltà di Architettura.

    Durante l’emergenza Hyroki è partito come volontario per prestare soccorso alle zone distrutte.

    A malincuore ha poi lasciato il suo paese, con la volontà di approfondire la sua formazione e successivamente tornare per lavorare alla ricostruzione.

    Le offerte che verranno raccolte domenica, serviranno a finanziare gli incontri di urbanistica partecipata che un team di architetti sta organizzando in Giappone al fine di ripensare assieme ai cittadini un nuovo modo di costruire che scongiuri ulteriori disastri.

    L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’associazione ferrarese Oltre Confine, da anni impegnata per la difesa dei diritti umani.

  • Una risata vi seppellirà…

    Nel senso che se fossi il capo della spedizione di aiuti rumena che sbarca a Tahiti e non ad Haiti, prenderei pala e piccone e mi autoseppellirei dalla vergogna…

    Da ilKuda.

    AGGIORNAMENTO: Si tratta di una bufala diffusa da un sito rumeno, ripreso dalle televisioni russe e rilanciato da quelle colombiane. Peccato, era divertente…

  • Piccolo manuale su Haiti (per giornalisti e operatori umanitari)

    Roberto Codazzi, Presidente di Coloresperanza, mette un po’ in ordine su dati, geografia e storia di Haiti ad uso e consumo di giornalisti e operatori umanitari:

    Preparo queste linee perchè in questi giorni tutti cercano di parlare di Haiti, ma gli errori sono tanti e grossolani, a volte anche tra gli operatori umanitari.

    Il giorno del terremoto un quotidiano on-line parlava di Haiti come stato hawaino sbagliando di circa 8.500 km. Naturalmente Haiti è uno stato caraibico. Ma questo ci può stare, nella fretta di dare la notizia. Nei giorni successivi qualcuno osservava:

    il paradiso incontaminato e selvaggio di Haiti popolato da donne e uomini bellissimi, quel luogo meraviglioso riporatoci anche da Paul Gauguin, è stato raso al suolo.

    Ecco, quel paradiso, quello di Gauguin è rimasto al suo posto, a Tahiti, a 9.300 km di distanza da Haiti. Mentre Gauguin era in polinesia, Haiti respinse il tentativo di invasione USA nella parte nordest del paese (1891), l’attacco di due navi da guerra tedesche (1897) e l’inizio di una guerra civile (1892). Diciamo che non era un posto incontaminato eccetera eccetera.

    Ma il colpo al cuore più grande me l’ha dato Limes, la rivista geopolitica di Repubblica, colei cioè che si propone di dare delle visione approfondite delle dinamiche storiche che portano agli accadimenti moderni. Sorvolando sull’attualità, facilmente suscettibile di opinioni personali, vi propongo l’analisi di questo passaggio:

    Né bisogna dimenticare i 2 milioni di haitiani che vivono nella Repubblica Dominicana, solo 70.000 dei quali legali. Ma con i dominicani la situazione è spesso a rischio di rottura anche per le eredità di un passato difficile. Nell’800 più volte gli haitiani tentarono di annettersi la Repubblica Dominicana: tra 1801 e 1809, tra 1822 e 1844, e nel 1856. E sempre si segnalarono come feroci massacratori. Al contrario nel 1937 fu l’esercito dominicano a massacrare 35.000 clandestini haitiani nella Repubblica Dominicana.

    1. In primo luogo sulle stime di haitini presenti in Repubblica Dominicana ci sono varie scuole di pensiero, le stime vanno da 300.000 a un milione. La cifra citata da Maurizio Stefanini è assolutamente sproporzionata perchè indicherebbe che il 22% della popolazione dominicana sarebbe haitiana. Uno su quattro. Chiunque sia stato in quella terra sa che non è così. Senza citare organizzazioni non governative bastava andare sul sito dell’Organizzazione degli Stati Americani per leggere che le cifre sono 500.000/700.000 persone.
    2. Si legge “più volte gli haitiani tentarono di annettersi la Repubblica Dominicana: tra 1801 e 1809“. Allora, nel 1801 non esistevano né Haiti né la Repubblica Dominicana. Ricostruiamo la storia: Toussaint era un ex schiavo haitiano che dal 1791 al 1794 aveva lottato per la Spagna contro la Francia. Si unì poi alla Francia diventando un generale dell’esercito francese e combattendo contro spagnoli e britannici. Diventando il commissario unico dell’isola nel 1798, ma rimanendo ancora fedele alla Francia. Nel 1801 invade la colonia spagnola di Santo Domingo proclamando l’abolizione della schiavitù e l’annessione alla Francia (cosa che era stata sancita dal Trattato di Basilea del 1795 ma mai applicata). Nel 1802 Napoleone mandò una spedizione militare per contenere le ambizioni di Toussaint che occupò la parte occidentale dell’isola (attuale Repubblica Dominicana) fino al 1808 e reintrodussero la schiavitù. Haiti dichiarò l’indipendenza dalla Francia nel 1804.
    3. L’articolo continua: “sempre si segnalarono come feroci massacratori“. Questo è quello che la propaganda dominicana dice dall’epoca del dittatore Trujillo. Ma le cose sono andate un po’ diversamente. Nel 1822 i dominicani, dominati da una Spagna disinteresata all’isola, non opposero alcuna resistenza all’occupazione haitiana e consegnarono le chiavi della città al presidente Boyer. Questi implementò subito una riforma agraria, portò i Codici Napoleonici che erano la massima espressione legislativa del tempo e saranno presi come base per la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Durante il suo governo si stabilì la divisione politica ed amministrativa in Dipartimenti e Province e venne introdotto il concetto di rappresentazione democratica dei cittadini. Si avviò un’offensiva consistente contro il predominio economico della società latifondista, Codice Agrario aveva come proposito la ripartizione di terreni e portò a colpire i grandi terratenenti e la Chiesa Cattolica.
    4. Continua il nostro “Al contrario nel 1937 fu l’esercito dominicano a massacrare 35.000 clandestini haitiani“. Nel 1937 in Repubblica Dominicana il potere era in mano al dittatore Trujillo da sette anni. Questi era salito al potere dopo un golpe appoggiato dagli USA (che avevano occupato la Repubblica Dominicana dal 1905 al 1924) ma aveva grossi problemi di appoggio nell’opinione pubblica. Così assoldò diversi uomini nei villaggi della zona di frontiera ed ordinò che tra il 28 settembre e l’8 ottobre venissero uccisi quanti più haitiani possibili. L’ordine era chiara doveva essere colpiti all’arma bianca e da persone non militari per poter far passare i fatti come una rivolta del popolo (e non dover render conto al governo haitiano). Le stime più attendibili parlano di 15.000 persone uccise. Fra i morti, la maggior parte erano persone nate in Repubblica Dominicana da genitori neri. Non si parla mai di immigrati clandestini poichè sia Haiti (1934) che la Repubblica Dominicana (1924) era stati fino a pochi anni prima sotto il controllo USA e la frontiera era molto labile e non controllare.

    Come è possibile compiere tanti errori ed imprecisioni storiche in così poche righe?

    Veniamo ora agli aiuti umanitari. Oggi un operatore della Croce Rossa Italiana mostrava ad un TG il campo dove “cuochi italiani cucineranno pasta per i terremotati”. Chiunque sia stato ad Haiti sa che la pasta non viene mangiata. Al mercato binazionale che si tiene a Dajabon due volte alla settimana si trovano i grandi pacchi di pasta di aiuti umanitari che vengono spediti ad Haiti da anni, ancora sigillati e che gli haitiani vengono per comprare il riso e altri alimenti. Ad Haiti la pasta si mangia solo a colazione e quasi cruda. Perchè andare a cucinare pasta a chi non la mangia?sarebbe come se in abruzzo fossero venuti ottimi cuochi cinesi a servire soia e tofu ai terremotati. E poi, perchè cuochi italiani? Haiti è un paese povero ma ci sono persone con capacità e competenza, ci sono, o c’erano, grandi alberghi e cuochi che sono in grado per cucinare per tanta gente. Nello stesso servizio si intervistavano gli haitiani pagati un dollaro al giorno per scaricare i camion degli aiuti, mentre i cuochi che partono dall’Italia hanno stipendi di 4.000 o 5.000 euro al mese, per la trasferta. Ecco allora che la macchina degli aiuti serve per smaltire la nostra sovraproduzione alimentare e per sostenere la nostra economia.

    Questa è la ragione per cui mi sto spendendo per dare risorse a quelle organizzazioni che hanno messo a dirigere i punti di assistenza persone haitiane e che non hanno speso un euro in voli intercontinetali (maggiori notizie qui).

    Infine, un appunto a chi ha dato la notizia dei disordini di oggi in questo modo:

    I Caschi blu dell’Onu hanno sparato colpi d’avvertimento e lanciato gas lacrimogeni per riportare la calma ad Haiti durante una distribuzione di aiuti degenerata in assalto.

    Allora, anche qui proviamo a contestualizzare un po’. Si sta parlando di un tempio mormone della zona residenziale di Petion Ville all’interno del quale sono accolti un 400 senzatetto, per lo più benestanti, in 14 tende. La porta d’ingresso è stata oscurata con un pezzo di plastica per evitare che da fuori si possa vedere la situazione all’interno. Qui vi sono acqua e viveri, mentre le persone accampate intorno non hanno ancora ricevuto aiuti dal giorno del terremoto. I Caschi Blu hanno scelto di rifornire questo campo, facendo passare un convoglio scortato da tre blindati a lato di una mezza dozzina di accampamenti spontanei mai riforniti. Non si conoscono le ragioni della scelte. In questa situazione qualcuno ha alzato la voce reclamando aiuti, poi gli spari e i gas lacrimogeni.

  • Haiti

    Ricevo da ilKuda e volentieri pubblico:

    Durante la straziante giornata di martedì in cui ho provato a raccogliere quante più notizie possibili provenienti da Haiti anche attraverso i canali non ufficiali, come presidente di ColorEsperanza ho attivato anche i contatti con le organizzazioni che da tempo collaborano con noi sull’isola per verificare le loro emergenze. I nostri partner si trovano nell’area di frontiera a nord dei due paesi, in un’area interessata solo marginalmente dal sisma. Non hanno subito danni, ma si aspettano, essendo il sistema ospedaliero di Pout-au-Prince al collasso, l’arrivo di un’ondata di profughi e di persone bisognose di cure mediche. Vicino a Quanamithe c’è un ospedale gestito da medici cubani che sembra non aver subito danni, pertanto molte persone potrebbero essere spostate nella zona. Altre proveranno a chiedere assistenza in Repubblica Dominicana.

    In generale i nostri partner si troveranno a sostenere una serie di spese per garantire l’ospitalità e le cure a molte persone. Pertanto, come associazione, anche se non ci occupiamo normalmente di emergenze, ma di sviluppo, abbiamo deciso che di fronte alla cancellazione di uno stato non possiamo rimanere a guardare. ColorEsperanza ha lanciato una campagna di raccolta fondi per poter sostenere le realtà che accoglieranno le persone in difficoltà.

    Per chi volesse partecipare si può effettuare un bonifico sul conto dell’associazione con causale: “Emergenza terremoto”.

    BCC Cernusco sul Naviglio – filiale piazza Ghezzi
    intestato a Associazione ColorEsperanza
    IT 72 I 08214 32881 000000045411

    I fondi raccolti verranno trasferiti al 100% ai partner in loco, enti piccoli e conosciuti personalmente dai volontari di ColorEsperanza.

    www.coloresperanza.org

  • Spionaggio mediatico

    trovaleMentre Miss Kappa ci racconta il dietro le quinte della sfilata berlusconiana ad Onna e Lorenzo Campani i retroscena dei cappelli e cappellini messi dalla Protezione Civile sulla ricostruzione fatta da altri, Metilparaden è riuscito a prender possesso dell’applicazione usata dallo staff di Silvio Berlusconi per confondere la stampa.

    E l’ha messa a disposizione.

    Del resto, citando Spinoza

    “Ho battuto anche De Gasperi”. Adesso tocca a quello che c’era prima di lui.

  • E comunque col sapone ci si lava, non si fuma…

    Foga di comunicato stampa, profittando del terremoto abruzzese, per l’assessore veneta alla Tutela del Consumatore, risposta da incorniciare dell’assessore Toscano.

    Profumo di cannabis nel bagnoschiuma donato ai terremotati. L’insolita fragranza e’ stata scoperta dall’assessore alla Tutela del consumatore e Sicurezza alimentare della regione Veneto, Elena Donazzan, che nei giorni scorsi si e’ recata in visita alle popolazioni colpite dal sisma. I flaconi alla cannabis farebbero parte degli aiuti donati dalla regione Toscana. ‘In occasione di una mia visita a L’Aquila, come assessore alla Protezione civile -scrive Donazzan in una lettera inviata al collega toscano, Eugenio Baronti- nell’apprezzare la generosita’ delle donazioni degli italiani, ho trovato singolare quanto e’ stato donato alla popolazione duramente colpita dal sisma da un importante sodalizio filantropico della Regione Toscana’.
    Immediata la replica dell’assessore toscano: “Nessun bagno schiuma alla cannabis e’ stato donato dalla Regione. E comunque col sapone ci si lava, non si fuma”.

    Dal Notiziario Aduc, via fuoriluogo.it.