• …e poi si lamentano se i calciatori non cantano l’inno

    IlKuda sull’annosa* questione del tricolore nei loghi delle protezioni civili regionali:

    Attenzione a quanto leggete qui sotto:

    In tanti si aspettavano uno scatto d’orgoglio, tra le cime di Cortina, che il Pdl alzasse la voce e uscisse dall’ombra ingombrante del governatore onnipresente, Luca Zaia. Non ci sono voluti nemmeno tre minuti. (…) il capogruppo in consiglio regionale Dario Bond e il suo vice Piergiorgio Cortelazzo puntano il dito proprio contro il presidente ed il suo assessore alla Protezione civile, Daniele Stival, leghista pure lui, colpevoli di voler togliere la bandiera italiana dalle divise dei volontari: «E’ un atto di disprezzo nei confronti del Paese e dell’unità nazionale».

    Il tutto avviene il 18 settembre 2010, riportato dal Corriere della Sera.

    Più che giusto, peccato però che Zaia abbia solo imitato il lombardo, pidiellino, Formigoni. Infatti, come si vede nella foto, scattata oggi e che ritrae il cofano di un’auto della protezione civile lombarda, anche in questo simbolo manca il tricolore. Ora mi aspetto che i nostri dileggino anche il loro.

    Ah, sulla questione veneto il Dipartimento della Protezione Civile ha chiarito:

    «Non può esserci, in Italia un’organizzazione di protezione civile, né a livello locale, né tanto meno nazionale, che possa ritenersi componente del sistema, delle sue procedure e responsabilità, senza provare l’orgoglio e la passione di indossare una divisa dove il bianco, il rosso e il verde sono l’unico punto di riferimento e ragione di esistere».

    *in effetti non mi pare l’emergenza nazionale, ma tant’è, questa lega di lotta e di governo ne inventa una al giorno e comunque il comunicato della ProtCiv è fenomenale…

    PS: anche l’Emilia Romagna ignora il tricolore, che sia la volta buona per la secessione?

  • Alla faccia della libertà di circolare…

    coda-passanteLa situazione più critica sulla A4 intorno Venezia, dove si sono registrati rallentamenti e code per 32 chilometri sul passante di Mestre. Poco dopo le 14, con 20 chilometri di auto in coda, il passante è stato chiuso. Il traffico è stato deviato sulla tangenziale.

    Così la Repubblica ieri sull’esodo del 1 agosto. Avete letto bene: hanno costruito il passante di Mestre, inaugurandolo in pompa magna, ed al primo esodo estivo (incredibile, era imprevedibile che in italia il 1 agosto ci fosse traffico) hanno deviato il traffico sulla tangenziale di Mestre.

    Oggi l’annuncio di un’inchiesta sul nuovo passante di Mestre da poco inaugurato dal nostro sinistro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In quell’occasione il Presidente della Regione Veneto Galan era riuscito a dire:

    “è la fine di un incubo quello del tristemente famoso Valico di Mestre dove finiva troppo spesso la libertà di circolare, quella libertà che oggi abbiamo finalmente riconquistato”

    Io ho percorso tante volta la tangenziale di Mestre, come tante volte ho passato il valico appenninico sull’A1, per cui mi rendo conto delle criticità di quei tratti autostradali. Questa vicenda però toglie almeno il mito che costruendo nuove autostrade si risolvono i problemi di mobilità del paese. Purtroppo finchè si continuerà a costruire nuove strade ed autostrade (e non ad esempio nuove ferrovie) la gente continuerà a usare auto, sempre di più e sempre più grandi… Fino a che la scarsità di Petrolio ci impedirà di viaggiare con l’auto privata e lascerà a piedi il 90% della popolazione. Alla faccia della libertà di circolare…

    Chissà se riusciremo a capirlo in tempo…

  • Porto Tolle: ricorriamo alla Corte Costituzionale!

    Con il solito colpo di mano il Governo ha inserito nel decreto incentivi la deroga alle normali procedure per la trasformazione a Carbone della Centrale Termoelettrica di Porto Tolle, in particolare per aggirare la Legge regionale veneta di istituzione del Parco del Delta del Po.

    Dal sito dei Verdi di Ferrara e da Estense.com, condividendo l’appello all’azione da parte degli Enti Locali, riporto l’intervento dell’Assessore provinciale all’Ambiente Sergio Golinelli:

    IL CARBONE A PORTO TOLLE: INTERVENTO DI SERGIO GOLINELLI (VERDI), ASSESSORE ALL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI FERRARA

    Il Governo Berlusconi ieri ha autorizzato la riconversione a carbone della centrale elettrica di Porto Tolle. Lo ha fatto nonostante il giudizio negativo di ben due diverse perizie acquisite dalla Procura di Rovigo, prima tentando di scavalcare la Commissione nazionale di Valutazione Impatto Ambientale, poi introducendo nel Decreto Incentivi una norma che consente di procedere “in deroga alle vigenti disposizioni di legge nazionali e regionali che prevedono limiti di localizzazione territoriali” (…) “per la riconversione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati ad olio combustibile in esercizio alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al fine di consentirne l’alimentazione a carbone o altro combustibile solido”.
    Un provvedimento ad hoc, inserito in un testo nato con finalità totalmente diverse, che ha l’unico scopo di superare la Legge regionale del Veneto, che, per ovvi motivi, vieta l’uso di combustibili più inquinanti del gas naturale negli impianti termoelettrici collocati nei comuni compresi nel Parco Regionale del Delta del Po.
    La scelta del carbone a Porto Tolle è in netta contraddizione infatti sia con la necessità di ridurre le emissioni di CO2, sia con l’impegno a rientrare nei limiti di qualità dell’aria, ampiamente e continuamente superati nella pianura padana, sia con la scelta di  difendere e valorizzare, attraverso l’istituzione dei Parchi, le risorse ambientali del territorio.
    Ci stiamo battendo da anni, insieme alle popolazioni del Delta, contro un progetto insensato che vanificherebbe in un colpo solo gran parte degli sforzi che le nostre comunità stanno compiendo sui fronti cruciali della lotta ai cambiamenti climatici, della riduzione dell’inquinamento atmosferico, della difesa della biodiversità, della promozione economica del territorio attraverso lo sviluppo del turismo, della pesca e dell’agricoltura di qualità.
    Ora occorre da parte degli Enti Locali,  della Regione Emilia Romagna e degli Enti Parco, che in questi anni hanno coerentemente contrastato questo progetto, una azione incisiva per impugnare il Decreto del Governo e gli atti ad esso connessi.  In particolare la Regione Emilia Romagna, che ne ha la facoltà, dovrebbe ricorrere alla Corte Costituzionale, per impugnare una norma chiaramente lesiva delle prerogative che la Costituzione assegna alle Regioni nel campo della pianificazione territoriale.

  • Politiche08: il candidato giusto al posto giusto

    lancio della pannaEh sì, non abbiamo solo in Emilia Romagna problemi con i candidati della Sinistra Arcobaleno.

    Mentre sarà almeno divertente sentire articolare da Roberto Soffritti la proposta, finalmente lanciata da Bertinotti (ce ne è voluto a capire che i radicali erano finiti nel PD…), di legalizzazione della Canapa e di sperimentazione delle Stanze del Consumo, in Veneto ritorna la panna in faccia.

    Nella regione di Luca Casarini, candidare Caruso è proprio la scelta giusta per far avvicinare alla Sinistra istituzionale i Centri Sociali (locali). Eh sì, al di la di quel che si puo’ pensare di Casarini e dei Centri Sociali del Nord Est, le candidature dei paracadutati (non solo della Sinistra Arcobaleno) avvicinano sempre di più l’elettorato ai, forse, eletti… Perchè non l’hanno candidato in Campania? E’ anche questo colpa della legge elettorale?

  • Fateci firmare!!!!!

    Fantastico, geniale, da Wittgenstein. Fateci firmare! 😉

    COMUNICATO STAMPA
    Referendum truffa del 1866 di annessione del Veneto all’Italia: i giovani padani raccolgono firme in tutte le città venete per istituire una commissione regionale d’inchiesta. Gazebo a Verona, in Piazza Bra, dalle ore 15.30 di domani?
    Si è tenuta oggi, in Comune, a Verona, la conferenza stampa del Movimento Giovani Padani Veronesi, sull’iniziativa prevista per sabato 20 Ottobre che si svolgerà in tutte le Città del Veneto.
    Oggetto della manifestazione è il referendum che nel 1866, e precisamente il 21/22 Ottobre, sancì l’annessione del Veneto all’Italia.
    Il Consigliere Comunale, Lorenzo Fontana, vice-coordinatore federale del Movimento Giovani Padani afferma: “…in vista del 141? anniversario dell’annessione del Veneto all’Italia, abbiamo deciso di fare una raccolta firme in tutto il Veneto per chiedere alla Regione di istituire una commissione che faccia chiarezza su questo fatto storico.
    Infatti, dai dati del referendum, risulta che il 99,99% dei cittadini che si recarono a votare dissero ‘SI’’ all’annessione del Veneto all’Italia. In tutto il Veneto, solo 69 persone furono contrarie e a Verona solo 5. Il risultato lascia perplessi, tanto che i dubbi sulla regolarità di questo voto sono fortissime.
    Sembra infatti che si votasse con due schede di colore diverso, una per il ‘sì’ e una per il ‘no’, da inserire in due urne differenti, con pressioni fortissime per il voto favorevole.
    Chiediamo, quindi, che questa commissione, da istituirsi, verifichi puntigliosamente i fatti su una pagina di storia che a scuola ci viene presentata con la classica faziosità pro-risorgimentale”.
    Damiano Buffo, coordinatore provinciale del Movimento Giovani Padani Veronesi, ricorda che: “sabato 20 Ottobre inizierà la raccolta firme anche a Verona dalle 15:30 alle 19:00; saremo in Piazza Bra’ con il nostro gazebo e divulgheremo anche materiale informativo sull’argomento, nella speranza di far riflettere i veronesi ed i Veneti. È importante conoscere il passato, per capire il presente e i problemi attuali”.
    “Di una cosa siamo sicuri”, conclude Lorenzo Fontana: “se il referendum si tenesse oggi, dopo aver conosciuto per 141 anni lo stato italiano, i ‘NO’ sarebbero sicuramente molti di più, probabilmente la maggioranza”!

    Segnalo invece da qui il testo di un’altra petizione, sullo stessa tema, ma ben più radicale

    “Noi, Popolo Veneto, chiediamo che il referendum del 21 ottobre 1866, avente come oggetto l’unione o meno del Veneto all’Italia, venga rifatto, in quanto il medesimo non si è svolto secondo gli accordi internazionali bensì in violazione anche delle più elementari regole democratiche.
    Inoltre, chiediamo che, sotto la supervisione dell’ONU, i Rappresentanti di Francia, Austria, Italia e del Veneto Serenissimo Governo istituiscano un tavolo di trattative per stabilire le modalità e le regole d’indizione del nuovo referendum.”