• RIFORMA COSTITUZIONALE. L’esercizio del dubbio

    cartolina2RIFORMA COSTITUZIONALE
    l’esercizio del dubbio

    Giovedì 6 ottobre 2016 ore 21
    Sala della Musica
    Chiostri di San Paolo | Via Boccaleone 19 | Ferrara

    Daniele Lugli
    dialoga con
    Walter Tocci Senatore PD

    Introduce e coordina
    Leonardo Fiorentini consigliere comunale

    “Il dubbio mi scuoteva. Vedevo in esso un’apertura
    alla complessità della vita: dubitare mi sembrava
    l’impulso primo a cercare, aprirsi al molteplice del
    mondo. Sì, vivevo il piacere del dubbio”.
    Pietro Ingrao

    Gruppo Consiliare Sinistra Italiana del Comune di Ferrara
    http://www.leonardofiorentini.it/consiglio

    WALTER TOCCI. Laureato all’Università di Roma La Sapienza, prima in Fisica e poi in Filosofia. Ha iniziato l’esperienza politica nella periferia romana, come presidente dell’allora Quinta Circoscrizione (la Tiburtina). E’ stato vicesindaco di Roma dal 1993 al 2001. Come assessore alla mobilità ho impostato la strategia della “cura del ferro”, avviando il potenziamento del trasporto pubblico nella capitale. Eletto alla Camera dei Deputati e poi al Senato si è occupato di ricerca e università, tornando agli interessi giovanili che aveva maturato come ricercatore nell’industria elettronica. Ha affiancato al lavoro parlamentare un’attività di studio, pubblicando libri e saggi su Roma e sulla scienza. E’ stato Direttore del Centro per la Riforma dello Stato, che si occupa di riforme istituzionali.

  • Referendum costituzionale: l’esercizio del dubbio

    Referendum Costituzionale. L'esercizio del dubbioReferendum costituzionale: l’esercizio del dubbio
    Incontro col Senatore Walter Tocci del Partito Democratico e Daniele Lugli giovedì 6 ottobre alla Sala della Musica.

    Si possono avere dubbi sulla riforma costituzionale senza finire nel novero dei “nemici della patria“? Si può discutere nel merito senza lasciarsi andare a beceri populismi e slogan raffazzonati? Si può esprimere un’opinione libera senza vedersi rinfacciare improbabili personaggi che la pensano in maniera simile? E’ questo il tentativo dell’iniziativa che si terrà giovedì 6 ottobre alle ore 21 presso la Sala della Musica del complesso di San Paolo (ingresso da via Boccaleone 19).

    L’incontro, promosso dal Gruppo consiliare di Sinistra Italiana del Comune di Ferrara ed introdotto dal consigliere Leonardo Fiorentini, vedrà protagonisti Daniele Lugli e Walter Tocci, senatore del Partito Democratico.

    Walter Tocci, Senatore del Partito Democratico, è stato fra i più critici all’interno della maggioranza di governo rispetto all’ipotesi di riforma costituzionale, ed ha promosso una lunga battaglia parlamentare – sempre alla ricerca del dialogo sul merito – volta a modificarne gli aspetti più deletari, giungendo alla fine, inascoltato, ad esprimere voto contrario. E’ anche fra i 10 parlamentari del PD che hanno scelto di lanciare un appello per il NO.

    Tocci nella sua carriera politica e istituzionale, oltre ad essere stato l’assessore della “cura del ferro” per la mobilità romana, è stato anche direttore del Centro per la Riforma dello Stato ed è quindi erede di quella storia politica che ha visto in Pietro Ingrao un riferimento. L’Ingrao del dubbio, ma anche il Pietro Ingrao del monocameralismo e del proporzionale.

    Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/113079632486735/

    Referendum e Riforma: dal sito di Walter Tocci

  • Del Senato e della sua riforma/1

    Dichiarazione di Walter Tocci sulla riforma del SenatoRiporto, perchè la condivido, la dichiarazione di voto al Senato di Walter Tocci sulla revisione costituzionale dell’8 Agosto 2014.

    Credo che sprecare la possibilità di riformare realmente il bicameralismo legandosi mani e piedi a Berlusconi, Alfano e Giovanardi sia uno dei più grandi errori che il nostro Presidente del Consiglio potesse fare.

    Dopo le europee aveva la forza per poter cercare una mediazione alta. Ha scelto di stare al livello di Verdini.

    Speravo di modificare il giudizio negativo espresso nella discussione generale. Invece, sono costretto ad aggravarlo non solo per i contenuti, anche per il metodo. Non partecipo al voto, ma rimango al mio posto per rispetto dell’aula e del mio partito.
    Il governo ha impedito di apportare al testo quei miglioramenti che sarebbero stati ampiamente condivisi. Avevo proposto, nella seduta di una settimana fa, il superamento delle contrapposizioni, chiedendo ai relatori di illustrare in aula i possibili cambiamenti e alle opposizioni di ritirare i tanti emendamenti inutili. Anche la ministra Boschi si era dichiarata disponibile e aveva chiesto due ore per rifletterci. Siamo ancora in attesa di una risposta. In verità il governo ha deciso di chiudere il confronto e di rinviare eventuali modifiche alla Camera, utilizzando ancora una volta i vantaggi del bicameralismo che si vuole eliminare. L’unico cambiamento positivo c’è stato su referendum e leggi di iniziativa popolare anche per rimediare a evidenti errori commessi in Commissione.
    L’Assemblea ha mostrato di non apprezzare la revisione costituzionale. Alcuni senatori di maggioranza sono stati costretti a ritirare gli emendamenti che avevano firmato. Molti colleghi hanno fatto sentire il dissenso solo con il voto segreto. Peccato che non lo abbiano espresso alla luce del sole. D’altro canto, chi ha criticato in modo trasparente e leale non ha ottenuto risposte di merito, ma è stato ricoperto di insulti a livello personale. Quando si tratta della Costituzione, è la qualità del dibattito a decidere in gran parte l’esito.
    Non era mai accaduto nella storia repubblicana che il capo del governo imponesse una sorta di voto di fiducia sul cambiamento della Carta.
    Aveva cominciato con l’intenzione di raccogliere il malessere dell’opinione pubblica verso le prerogative del ceto politico. Ma poi ci ha ripensato, conservando l’immunità per i consiglieri regionali che diventano senatori. Aveva promesso di tagliare i costi della politica, ma ha deciso di non ridurre il numero dei deputati. Questo cedimento ha creato uno squilibrio. La Camera diventa sei volte più grande del Senato e consente a chi vince le elezioni di utilizzare il premio di maggioranza per impossessarsi del Quirinale. Diciamo la verità: se Berlusconi avesse modificato la Costituzione indebolendo l’indipendenza della Presidenza della Repubblica avremmo riempito le piazze.
    Nel ventennio passato, non solo a destra, anche a sinistra si è rafforzato il potere esecutivo a discapito del legislativo. Eppure la Seconda Repubblica non aveva concluso l’opera. Ci voleva un uomo nuovo per attuare il programma della vecchia classe politica.
    La crisi italiana non è istituzionale, è politica, perché dipende dalla mancanza di progetti chiari e distinti. La destra non ha realizzato il liberismo che aveva promesso e la sinistra non ha contrastato le diseguaglianze come le competeva. I due poli poli hanno chiesto più poteri di governo senza sapere cosa farne. Tutto ciò ha prodotto tante leggi, ma nessuna vera riforma. Il vuoto è riempito dalle illusioni mediatiche. La cancellazione del Senato elettivo è un incantesimo per far credere ai cittadini che ora le decisioni saranno più spedite e produrranno di milioni di posti di lavoro. Purtroppo la realtà è ben diversa. Questa legge non porterà alcun beneficio ai cittadini.
    Bisognava spendere la formidabile vittoria elettorale per ottenere la svolta in Europa. Avevamo tanto atteso il semestre a guida italiana, poteva dare un impulso all’iniziativa diplomatica del vecchio continente, proprio mentre si accendevano i fuochi di guerra a Est e nel Mediterraneo. Invece, si è bloccata la nomina del ministro degli esteri europeo. Se il premier avesse candidato Enrico Letta, prima che altri facessero quel nome, avrebbe dato prova di uomo di Stato che mette l’interesse generale prima delle inimicizie personali.
    Torna il rischio di un avvitamento della crisi economica. Erano stati chiesti margini di flessibilità all’Europa, ma sono arrivate risposte negative. Il governo italiano si è rassegnato, passando a occuparsi solo del Senato e oggi raggiunge il suo obiettivo.
    Il nostro ordinamento ne uscirà più confuso, gli elettori non sceglieranno gli eletti e si indeboliranno i contrappesi che rendono forti le democrazie europee.
    Tuttavia, c’è un lato positivo. L’incantesimo non serve più. Da oggi si torna alla realtà. È finito l’alibi ventennale delle riforme istituzionali. I governi dovranno dimostrare di avere le idee e le capacità di governare.